mercoledì, dicembre 29, 2010

Sull'orlo del 2010

E' che questo mestiere di genitori ti prosciuga l'anima. Per me che già ne ho poca è proprio una rarefazione dell'io profondo.
Vacanze scolastiche fino al 10 gennaio non si può.
Capisco che gli insegnanti abbiano bisogno di riposo, ma noi genitori non abbiamo mai il diritto di staccare un po'? Vabbè che a noi nessuno ci paga, però...
Ma poi uno cosa dovrebbe fare per tenere i figli se lavora? Spendere un patrimonio in baby sitter? Chi non ha i nonni a disposizione e figli sufficientemente poco grandi da necessitare di un occhio vigile costante che fa???
E le separazioni, i matrimoni sfasciati grazie a queste prove della vita che sono venti giorni a casa con i propri figli???
Li ho voluti, certo, ma questo non significa soccombere.
Cioè, io penso di essere una donna normale, a parte i miei deliri da wonder woman, il mio raffreddore, il mio ciclo, la mia sessualità, la mia fame atavica e le mie fisime sulla pulizia. Certo fisicamente sono possente, ma questo mica mi toglie i piaceri della vita. I figli, invece, certe volte mi tolgono il lume dagli occhi, come si suol dire. Sono esasperata, esausta, ho voglia di scappare, andare ad ubriacarmi fino al mattino, perdere la cognizione del tempo e dello spazio, non ricordare più cosa sono le lancette di un orologio, anzi proprio l'orologio, diventare sorda a qualsiasi vocabolo-sillaba-verso provenga da bocca di terrestre minore di anni 18, anzi visto che ci siamo minore di anni 30, pigiare l'acceleratore a tavoletta e trovarmi in terra straniera circondata da mare da cui incidentalmente non si può più tornare indietro.
Ecco, questo sono io oggi.
Alla fine di questo bizzarro 2010, che si conclude in sordina, mentre poi alcune cose belle sono addirittura successe, mi sento come una sardina oleosa e maleodorante che cerca disperatamente qualcuno che richiuda il bordo della scatoletta.
Giusto per non farsi inglobare da stomaco altrui.

mercoledì, dicembre 22, 2010

Wonder Woman

La faccia allibita di mio marito non ha prezzo (vorrei dire di merda, ma poi dopo sembra che parlo sempre male di lui, quando, poverino, in fondo non ha fatto nulla di male, non è mica colpa sua se è sposato con una wonder woman!).
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!

mercoledì, dicembre 15, 2010

To the big

Ho ritrovato l'ispirazione.

Giornata di merda.

Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.

E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia

oggi che avevo una formazione

e ci ho messo due ore per arrivare

ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta

carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo

quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo

e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.

Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.

Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.

sabato, novembre 13, 2010

Vado al massimo

Mi sembra come se nella vita corriamo tutti uno verso l'altra con un anelito unico ed irripetibile.

E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.

giovedì, novembre 04, 2010

Che dio la benedica

In questa rutilante vita politica italiana, tutti si conoscono casualmente al ristorante o sui cubi della discoteca. Le femmine sono tutte strafighe pagatissime e possibilmente giovanissime (massima goduria per una minorenne) e i maschi tutti vecchi impotenti e ricchissimi. Ed è evidente chi paga in questo do ut des estremamente proficuo da ambo le parti.
Ma io non potrei mai fare l'intrattenitrice d'altobordo.
Ho un cervello troppo pesante anche se posizionato nelle nuvole del mio metro e ottantatre, difetto ritenuto
altamente sconcio e oltremodo sconveniente.....
Ciò non toglie che con i miei nuovi stivali neri alla coscia e una minigonna faccio ancora la mia porca figura, sul cubo del salotto mio.

lunedì, novembre 01, 2010

I've got engaged

Interno giorno prestigioso ambiente lavorativo.
Personaggi: prestigiosi lavoratori, anche se, come spesso succede, non sono sempre tutti baciati dalla dea bendata.

Si discute di casi di lavoro, in maniera molto approfondita, ognuno dice la sua, espone il frutto del proprio lavoro. Alla fine il capo, quasi per cortesia dice: "C'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere?".
A quel punto si alza in piedi lo sfigato di turno, quello tutto ciccia e brufoli, quello cui andresti solo a chiedere una consulenza professionale e anche con un moto di repulsione, quello con i capelli forforosi e con un abbigliamento lontano mille miglia da qualsiasi attributo che possa anche solo vagamente avvicinarsi alla parola "classe", quello che non è in grado di mettere due parole insieme che non siano riassunto di casi trattati, che non distingue un colore dall'altro, quello insomma da cui non ti aspetteresti mai un'uscita dal binario. Quello lì alza il ditino della sua mano sudata e dice le seguenti parole che lasciano la platea basita più che altro dal completo menefreghismo per l'evento: "I've got engaged!". Un mito. Io e l'amica che me l'ha raccontato abbiamo già in testa l'inizio e la fine di un film.
Il film inizia così. Poi nel suo corso succedono un sacco di cose alla protagonista che aveva assistito all'exploit dello sfigato. E alla fine lei stessa si alza in piedi alla riunione fotocopia di quella iniziale, dicendo: "I'm engaged, too". Fa molto Bridget Jones. Accettasi contenuto di copione. No perditempo.

giovedì, ottobre 21, 2010

Mi chiamo Wolf

Sono vagamente assente.
Anche con me stessa.
Non c'è da avere paura quando l'assenza porta riflessione.
Infatti io non ho paura.
In fondo l'immagine che vedo oggi riflessa nello specchio mi piace.
Ed ho soltanto quarant'anni.
Mi sembra tutto facile. Tutto raggiungibile.
Anche quando mia figlia fa scoppiare la busta delle patatine nel negozio mentre io parlo al telefono con il mio capo che mi intima di mettermi al più presto davanti ad un pc.
Altresì è stato bellissimo rendermi conto che nelle patatine c'era come sorpresa un anello contenente lucidalabbra, finito su tutta la giacca della pupa.
Tutto questo si risolve con una lavatrice.
E non è poco. Come soluzione.

giovedì, settembre 30, 2010

Post-operatorio

Se me l'avessero detto non ci avrei creduto.
Mia figlia, 3 anni e mezzo, sul lettino d'ospedale in preda ad una folle ilarità dopo aver ingollato le goccette sedative pre-intervento.
E allora ridevamo tutti.
Ché, sarete d'accordo con me, in certe situazioni è nettamente meglio ridere che piangere.
E poi se ne è andata giù per l'ascensore con il simpatico portantino e la sua bambola. Pensavo di piangere come una fontana, mentre invece mi sono sentita corretta, all'altezza della situazione che richiedeva da me calma e sangue freddo.
Ho tentennato un po' quando ho incontrato l'anestesista per le scale mentre lo pensavo in sala operatoria con mia figlia. Ma lui ci ha rassicurato: "Vostra figlia si è addormentata, tutto procede per il meglio". Ci ho voluto credere. Anche perché io stavo andando a mangiare un paio di paninetti ché la levataccia e la tensione mi avevano aperto una voragine nello stomaco. Non potevo pensare che mia figlia fosse già uscita da sotto i ferri, senza che io avessi abbastanza energie per affrontarla. E mai lungimiranza fu tale, perché al suo rientro ci siamo trovati davanti una belva, che urlava con una violenza inaudita: "VOOOGLIO ANDAAAAREEE AAAA CAAAASAAAAAAAAA!". E' stata dura arginarla, ma ce l'abbiamo fatta. Ed ora ci troviamo una bimba tutta nuova nuova, che è convinta nel profondo di essere stata brava e non avere pianto mai. E son soddisfazioni!

domenica, settembre 26, 2010

Gruppi sovversivi

Ho conosciuto la super dieta del gruppo sanguigno. Io m'ero sempre detta che nessuno aveva carpito adeguatamente i segreti del mio fisico e che c'era ancora molta strada da fare e che soprattutto c'erano dei cibi che mi facevano invacchire - ovviamente i più buoni e goduriosi -, mentre ve n'erano degli altri che mi avrebbero reso un amabile grissino.
E così sta avvenendo. Attualmente ancora solo a livello della mia psiche, ma prestissimo tradurrò questo impulso salvifico in azione.
Praticamente tutto dipende dal gruppo sanguigno.
Io, che sono 0 negativo, il gruppo per eccellenza, quello che era dei cacciatori-raccoglitori antenati dell'umana stirpe, io ho la strada praticamente lastricata di bistecche e di pesce.
Diciamo che mi sarebbe piaciuto avere sotto i piedi un pavimento di dolci sbriciolate di millefoglie meringato come quello che ho mangiato ieri sera alla festa della mia amica D., ma insomma non si può avere tutto. Con tanta lattuga e sale iodato potrei risolvere molti dei miei problemi.
La dieta però non parla di quelli mentali.
Ma
signori miei, io che non sono certo mai stata una pecorella, ho deciso che seguirò il mio gruppo.

martedì, settembre 21, 2010

Parto con pianto

Vorrei parlare dei parti cesarei, ma mi pare una cosa così assurda che non so da dove cominciare.
Da quando una donna decide che il figlio è troppo grosso e quindi deve fare un cesareo? Forse mi sono distratta un attimo.
Sicuramente se non fosse esistito il cesareo molti di noi non sarebbero qui.
Le mie figlie per prime.
Ma partorire è l'esperienza più naturale che una donna possa fare.
L'esperienza della vita antica come il mondo.
Perché volersene privare senza averci nemmeno provato, a prescindere?
Io ho sofferto quando ho dovuto fare un cesareo d'urgenza, dopo due giorni di perdita delle acque e nessuna contrazione, mi sono messa a piangere, perché volevo partorire mia figlia in maniera naturale con mio marito accanto e credo che vedere la propria figlia dopo tutti gli altri, e sotto gli effetti dell'anestesia, non sia il massimo. Mi sono anche messa a piangere perché avevo una fottutissima paura dell'anestesia generale. Dissi all'anestesista che se succedeva qualcosa avrebbe dovuto salvare me. Egli mi guardò assai strano, dicendo che nell'eventualità avrebbe fatto in modo di salvare entrambe. Ma mi sembrava una cosa assurda questo parto incosciente. E poi però mia figlia era viva e l'ho potuta stringere tra le mie braccia.
Ma questa cosa che una donna, per paura che il parto sia troppo doloroso, deve chiedere di partorire con il cesareo proprio non riesco a capirla.

Ho sempre invidiato quelle mamme che ritornavano dalla sala parto sulle loro gambe, col figlio in braccio. E' un'esperienza esaltante di vita e di continuità cui nessuna donna dovrebbe rinunciare se non ce n'è motivo.
A me rimarrà sempre questa sensazione di stordimento inadatta all'accoglienza di una nuova vita. Un velo di tristezza, di incompiutezza....

lunedì, settembre 13, 2010

Very Popular People

Insomma oggi era un giorno un po' speciale per la mia famigliola sempre controcorrente. Entrambe le bambine iniziavano un nuovo ciclo di scuola. Una le elementari e una la materna.
Allora, tanto per soddisfare i pettegolezzi: io non ho pianto.
O meglio, siccome forse sono un'isterica repressa, sono scoppiata a piangere quando hanno fatto l'appello e uno dei compagni di mia figlia non è stato messo nella sua stessa classe. Piangevo perché mi dispiaceva che quel bambino più fragile degli altri non avesse avuto la possibilità di continuare con i suoi compagni il ciclo delle elementari. Mi sono anche un po' vergognata di non piangere per mia figlia visto che tutti i genitori versavano qualche lacrimuccia. Ma mia figlia è una tosta. Ha salito le scale senza mai voltarsi indietro e si è piazzata al primo banco nel posto più vicino alla maestra. La mia presenza era del tutto superflua.
Mentre invece, andando a prendere la piccola, abbiamo scoperto che si era profusa in lacrime perché tutti avevano la merendina mentre lei aveva il panino (che io avevo arraffato alla festa di ieri).
Non posso cedere a questo ricatto.
Abbasso le merendine ed evviva i panini fatti dalle mamme alle feste di compleanno.
Per fortuna le mie figlie sono popolari e le invitano immancabilmente.

lunedì, settembre 06, 2010

Quel che resta

Mi manda in bestia mia figlia che ogni volta che apre bocca sfodera un tono lamentoso che in confronto le prefiche di don Abbondio erano delle novelline e poi invece quando sta in mezzo agli altri diventa tutta picci picci bau bau con la sua mamma tanto amore e io che tutto sommato resto una persona abbastanza equilibrata (ho detto "abbastanza" e non venitemi a crocefiggere perché non ho usato un avverbio più netto magari a livellare verso il basso le mie qualità di mediazione) non riesco a giustificare razionalmente questi cambiamenti repentini e allora la minaccio che ci penseranno le nuove maestre a rimetterla in riga e in punizione quando serve ché ogni tanto è legittimo fare un po' di scaricabarile perché la lagna io proprio non la sopporto preferisco il pianto dirotto dopo la rottura di una rotula ma la lagna per chiedermi se può giocare con le bambole quella proprio mi manda su tutte le furie e ora ci si è messa anche la piccola con una notevole capacità mimetica ad inserirsi in questo cieco sistema di do ut des schiaffones e mi solleticano entrambe i più bassi istinti omicidi e pensare che quest'estate nel pieno del fulgore della mia abbronzatura una tizia mi ferma sulla spiaggia e mi dice: ma tu sei quella di "mammenellarete"? Eh sì, faccio io. Fichissimo, continua lei, quella era proprio una filosofia di vita. Eh beh, ammetto, effettivamente...Ti adoravo, continua lei, con le tue pillole di saggezza, ed io sono rimasta lì, basita, di aver lasciato un segno a distanza di quasi tre anni su donne sconosciute alle quali le mie pillole hanno aperto un orizzonte di ribellione alla quotidianità stressante della maternità... ed ecco, quello che mi resta di quell'esperienza rivoluzionaria: due figlie lagnose e mammone ed io che conto le ore da qui all'inizio della scuola.....

E questo tanto per ricordare i bei tempi che furono!

lunedì, agosto 30, 2010

Let's dance

Mia figlia ha compiuto 6 anni.
Ha perso il suo primo dente.
Ha ricevuto in regalo la sua prima macchina fotografica.
Ha anche cambiato idea sul lavoro che vuole fare: da veterinaria vuole diventare fotografa, fotografa di animali. Peccato che la tartaruga piombata inopinatamente nel nostro giardino un giorno d'agosto sia stata altrettanto improvvisamente schiacciata da una macchina in transito, mentre qualche giorno dopo il suo arrivo tentava la fuga da quattro bambini urlanti ed una con una macchinetta fotografica sempre in mano che si adopravano per abbreviarle la vita.
Io sono sopravvissuta ai miei travestimenti estivi.
Torno un po' più acciaccata (basteranno uno stiramento al ginocchio, un raffreddore, e un orzaiolo a farvi avere pena di me?). Ma insolitamente felice.
Perché da settembre mi rimetto in pista.
Mi ripitto, mi restylo, mi riquadro.

E riprendo le danze.
Foss'anche con un ginocchio fuori uso!

martedì, agosto 17, 2010

Io e la spiaggia: be glamour

Il perfetto look da vacanza, quello che sfida ogni legge di gravità, di decenza e di dignità è sicuramente il mio.
Due pezzi in foggia di tenda mare; copricostume fiorato tendente al rosso ma di fatto rosa a fiorelloni con alcuni strass qua e là; cerchietto a forma di occhiali da bambina (perché è da bambina) e per giunta immancabilmente rosa; borsa mare arancione a strisce gialle; infradito di plastica grigie; smalto rosso dior; e, a completare il tutto, occhiali a specchio in foggia starsky and hutch.

Mi sono guardata allo specchio stamane.
Ed ho avuto paura.

domenica, agosto 01, 2010

Liberazioni

Mia sorella, qualche tempo fa, mi narrò un simpatico aneddoto che ancora serbo con simpatia: si trovava in vacanza negli States, in compagnia di suo marito e altre persone, tra cui una distintissima signora italo-tedesca, con modi e abbigliamento assai affettati.
Si parlava di viaggi, di relax vacanziero e quant'altro fosse legato alle sacre ferie, e la signora italo tedesca se ne uscì così: "Perché vacanza e vacanza!
" (in italiano, ma pronunciato con la "z" alla tedesca), mollando contestualmente un liberatorio peto.
E son cose che rimangono e ti danno la forza di andare avanti in questo mondo grigio e privo di stimoli!

sabato, luglio 17, 2010

Leggere (qualsiasi cosa) è sano.

La mia cara amica R., coinvolgendo mia sorella, vuole scrivere un libro:
"Le fantastiche avventure di MerINCHIA."
Io trovo invece che il titolo "MeRINGHIA" sarebbe stato più appropriato. Ma insomma per un po' di celebrity si può fare anche questo.
Dedicato ovviamente alla mia mirabolante personalità.
Si accettano suggerimenti e aneddoti mentre io mi godrò una decina di giorni di mare.

lunedì, luglio 12, 2010

La logica non alberga più qui

Ho sempre pensato di essere una lettrice d'élite, privilegiando alcuni generi rispetto ad altri che ho sempre giudicato "bassi" e conseguentemente ignorato.
In questo momento della mia vita in cui tornano a galla reminiscenze del passato come pezzi di un puzzle impazzito messo insieme da un cieco, io mi sto appassionando al genere poliziesco spy story.
Ho fatto una rapida analisi del perché accada proprio ora.
Ed ho persino trovato la risposta.
Ho smesso - forse temporaneamente, ma non è detto - di pensare.
Non voglio più arrovellarmi sul bene e sul male, sul morale e sull'immorale.
E paradossalmente è l'effetto che ottengo leggendo codesta letteratura, ché pure divide spesso il mondo e le sue smagliature in maniera squisitamente manichea.
E' come se fosse una specie di contrappasso per una che ha sempre visto il mondo o bianco o nero, ma un contrappasso piacevole e gustoso, il che, come potrete immaginare è scevro da ogni logica, per il semplice fatto che non c'è una mente superiore ad architettarne il percorso.
E oggi
io adòro
l'illogica
essenza
della vita.

martedì, luglio 06, 2010

Ogni cosa al suo posto

Luogo: Treno in movimento per turistica località italiana.
Personaggi: Mia madre, mia sorella, il figlio di mia sorella, 5 anni e mezzo (ovviamente mio nipote e quindi anche un po' sangue del mio sangue, nel senso che sicuramente da me ha ripreso quell'amore ossessivo maniacale per la precisione e per l'ordine, nonché per la conoscenza di cose nuove e stimolanti, quel tanto che basta per completare la sua personale tassonomia dell'universo).

Scambio di messaggi tra me e mia sorella.
Io: "Allora come è andato il viaggio? Tuo figlio?".
Lei: "Era come drogato. E' andato al cesso 20 volte per vedere la pipì finire sulle traversine... sembrava un vecchio incontinente."
E son cose che ti riportano il buonumore.

venerdì, luglio 02, 2010

La fine è brilla

Brilla (nel senso di alticcia). Vagamente ho messo insieme due parole. Me le sentivo proprio dentro.
Siamo alla cena finale della scuola materna di mia figlia.
Finale nel senso che sancisce la fine di un ciclo.
E io questo ciclo me lo sono fatto con passione.
Ho conosciuto donne, soprattutto donne, che mi hanno fatto ridere e stare bene.
Ho conosciuto mamme con idee molto simili alle mie.
Ho conosciuto amiche. Vere e sicuramente durature.
E' tanto assurdo pensare di voler continuare a crescere con loro?
Perché io ho quarant'anni, crescere fisicamente ho già fatto del mio meglio, mentalmente uno è quel che è, ma io sono stata proprio bene con le mie amiche.
E penso che, se senti qualcosa, la senti da sobrio e da ubriaco. E se la senti deve essere comunicata.
E allora ieri sera ho fatto la classica scena da matta, urlando queste quattro cazzate a tutti che mi guardavano come fossi - appunto - alticcia e anche un po' fuori di testa.

martedì, giugno 29, 2010

Assolutamente dovuto

In questa vita ognuno si arrabatta con la sua verità, con i suoi limiti, con le sue difficoltà, con le sue incertezze, indecisioni, errori e chi più ne ha più ne metta. Però, ecco, diventare genitori, in un'epoca come questa, dove si studia una quantità infinita di anni ed un'altra infinità di tempo ci si mette per trovare un lavoro degno di tale nome, per non parlare di un compagno degno di tale nome (visto che cominciamo a sperimentare nella prima adolescenza per arrivare a convivere in età in cui i nostri nonni erano già nonni), diventare genitori - dicevo - in un'epoca come questa è sicuramente frutto di riflessione, non è una decisione tanto scontata in una coppia. E' una decisione responsabile, dove si sa a che cosa si va incontro, dove ci sono moltissimi modi per informarsi sulle implicazioni, sulle conseguenze e sul peso di questa responsabilità. Ci sono siti su siti, libri, conferenze sulla genitorialità e comportamenti responsabili ad essa connessi. Non si può non sapere.
Non si può non sapere che i figli avranno bisogno di noi genitori per un tempo che tende all'infinito, che la personalità di un bambino si forgia su e grazie a quella del genitore, che i figli hanno bisogno di affetto, coccole, ma anche di fermezza e autorevolezza, di stabilità e sicurezza. E soprattutto hanno bisogno di contatto fisico, di essere rassicurati, compresi, indirizzati, guidati, ma anche stimati ed apprezzati. Tutto questo (e anche molto altro che sta alla sensibilità di ogni individuo) non può essere demandato.
Ogni genitore consapevole deve sapere che tutto questo fa parte dei suoi doveri e dei suoi diritti, ma anche di quelli di suo figlio.
Non credo di essere moralista se dico che il genitore ha il dovere di adeguarsi alla responsabilità che ha preso nell'istante in cui ha deciso di mettere al mondo un figlio. Decidere di allattare un figlio e di farlo nel miglior modo e per il maggior tempo possibile (e io so che allattare, per quanto se ne dica, è un impegno totalizzante per una donna) secondo me è equivalente a decidere di non mettere a rischio la propria incolumità per continure a stare vicino ai propri figli. Nessuno ha diritto di dire che un genitore è migliore di un altro. Men che meno io che spesso mi comporto in maniera istericamente posseduta con le mie figlie. Ma penso sia importante focalizzare l'attenzione che essere genitore comporta ed implica delle responsabilità verso persone deboli od in situazione di debolezza e dipendenza da noi. Questo concetto è fondamentale e secondo me prescinde dall'ego e dalle soddisfazioni personali. Anche se altrettanto vale il concetto che per essere un bravo genitore ("bravo" nel senso che ho cercato di enucleare sopra) non si può prescindere dalla propria realizzazione come persona, uomo o donna, perché i figli risentono delle frustrazioni che i genitori veicolano. Questo concetto è per me fondamentale.
Rimane il fatto che un figlio è un pezzo di te ed ha un fottuto bisogno di te. E da questo non si può prescindere.
Ieri sera quando mia figlia era una maschera di sangue e non riuscivamo a capire cosa avesse, mentre entravo in un vortice di follia per una stupidaggine (quale si è poi rivelata), ho pensato che bisogna avere il pudore di accudire la propria vita, insieme a quella dei nostri figli. E che questo è il dovere assoluto di un genitore.

mercoledì, giugno 23, 2010

Stira e ammira, che ti passa

C'ho un ammiratore segreto.
Ho una quantità giornaliera di accessi dall'amena località di Anguillara Sabazia, dove praticamente non conosco nessuno.
Un tizio mi scrive su Facebook, chiedendomi se le foto che una mia omonima gli ha mandato su MSN sono mie. Foto osé, intende lui. E che se fossero mie gliene potrei mandare delle altre.
No, ma ci rendiamo conto???
Io, una tranquilla madre di famiglia, dal passato burrascoso, d'accordo, ma attualmente irreprensibile.
Se non fossi immersa dalla testa ai piedi in varicelle, postumi, prodromi e altre amenità mediche mi lascerei trasportare dai sogni a pensare a chi può essere interessato a un tale scassone.
Restando invece più terra terra, mi vien da pensare che l'uso delle dita, per certe persone, dovrebbe ritornare a passatempi più ancestrali della tastiera.

lunedì, giugno 21, 2010

Niente di grave

Niente. Tutto quello che io possa scrivere sarebbe smielato, sdolcinato, da mamma nutellosa di pubblicità. Sicché non mi voglio avventurare nella retorica del dolore, della sofferenza, della compassione che si può avere per un figlio che hai portato nella pancia per nove mesi, allattato, nutrito, coccolato, svezzato, accudito come carne della tua carne. Non mi voglio addentrare perché qualsiasi cosa non renderebbe l'idea di come sto adesso. Adesso che la vita ci mette alla prova. Io so che la vita è bella. E che nulla è irreparabile. E che a questa cosa c'è rimedio. E senza conseguenze. Ma c'ho una paura fottuta lo stesso.

giovedì, giugno 17, 2010

La luce che illumina l'anima è la stessa lampadina dello specchio della toilette


Ci sono momenti in cui guardi tutto sotto una luce diversa, momenti in cui ti dici che è stato bello, che hai fatto le scelte giuste, che non hai niente da recriminare, che il tuo pettine ha denti troppo larghi per trattenere anche un solo nodo, momenti in cui guardi tua figlia e dici cazzo questa l'ho fatta io stava in pancia a me e solo a me, in cui ritrovi sul tuo corpo cicatrici che ti riportano indietro col tempo (a quando alle elementari hai sfondato con la mano il vetro della sala delle feste perché i compagni malvagi non ti facevano entrare), nel tuo cuore cicatrici che non si sono chiuse come quelle del corpo e nei tuoi capelli, minchia !, a guardare bene bene... in fondo in fondo... nei tuoi capelli non c'hai manco un capello bianco!

lunedì, giugno 14, 2010

Umana grandiosa architettura

Allora io non è che vorrei ricominciare con la storia della madre degenere.
Ma le bolle pustolose che mia figlia ha in ogni dove del suo corpicino e del suo visino mi fanno impressione, nonché anche vagamente schifo e sicuramente me ne farebbero anche di più se non fosse mia figlia.
Detto questo, il pensiero che presto toccherà anche all'altra mi dà un certo conato allo stomaco che volevo condividere con voi.
Diciamolo qui e ora e per sempre: il corpo umano secerne una quantità di schifezze inenarrabili.
E però osserverei che in fondo noi siamo fatti per sopportarle.

Ooops devo andare.

mercoledì, giugno 09, 2010

Proposta di lavoro

Io, a questi, je offrirei un posto da casalinga a tempo pieno con un bilancio di 100 euri a settimana, da non sforare per nessuna ragione al mondo (e senza stipendio, ovviamente).
Poi vediamo come imparano a fare andare avanti un paese senza sprechi.

lunedì, giugno 07, 2010

Vecchio outsider

C'è una cosa che emerge dal secondo episodio cinematografico di Sex and the City:
vecchia/vecchio è bello.
Tralascerò qualsiasi altro commento sul film per concentrarmi su questa incredibile scoperta.
La vita, nonostante quanto tu possa essere stato trendy e glamour prima, comincia dopo i 40 anni.
Prendere ormoni per la menopausa sarà, dopo questo film, il must di ogni cinquantenne che cerchi anche solo vagamente un essere sessuato da trombare. Senza ormoni si tromberà solo col divano di casa.
Per il resto, se durante la visione avete avuto la nausea di borsette, scarpette, vestiti, orologi tutti firmatissimi, sappiate che polvere siamo e polvere diventeremo.
E in certi momenti della giornata è una gran consolazione.
Nonché assoluta certezza dopo la fine del film.

sabato, giugno 05, 2010

Questioni da cimitero

Io, a mia madre, uscendo dal cimitero (scena che sarebbe di per sé già abbastanza strappacore, se non fosse che noi avevamo mia figlia piccola al seguito e non c'era proprio troppo tempo per versare lacrime perché ella avrebbe altrimenti distrutto tutti i fiori dei vasi al piano zero), con espressione abbastanza compresa nel ruolo di figlia che vagamente pensa che un giorno le toccherà venire a portare fiori proprio a quell'essere che cammina accanto a lei, le chiedo, non senza un po' di timore: "Mamma, hai paura della vecchiaia?"
Lei, continuando a camminare lesta, per nulla infastidita dalla mia domanda, mi risponde con calma serafica e pur'anche con una velatamente ostentata sicurezza: "Ma io sono già vecchia!"

Questo io lo chiamo ottimismo, signore e signori.

lunedì, maggio 31, 2010

La zavorra

Hai mai sentito, no, quella del maschio che si definisce stronzo, però non subito subito quando la combina grossa, quando ti molla come una merda secca, senza una spiegazione, senza un saluto, senza un vaffanculo perché ci starebbe eventualmente tutto, senza darti la possibilità di inficcarglielo te quel vaffanculo che tanto ti farebbe sentire bene, che tanto depurerebbe le tue interiora intorcinate, le tue budella fumanti, perché le ragioni ci sono tutte, cornuta, corna facente e mazziata pure direi che hai fatto bingo se disgraziatamente ti trovi in una situazione del genere ma tante ci stanno !!! che proprio l'altro giorno una ne ho sentita di una tizia che si è vista ricomparire dopo una quindicina d'anni il vaffanculo in questione, o maschio stronzo che dir si voglia, che si autoflagellava del tipo uh quanto sono stato stronzo mi sono accorto sai ma stavo troppo male ero lancinato dal dolore di quanto ero stronzo che non mi è sembrato giusto infiliggerti la mia presenza in quel frangente ma io ci ho sempre pensato a te eh distante nascosto appartato ma sempre una preghierina l'ho fatta acciocché tu potessi sempre rimanere consapevole della mia stronzaggine ed eventualmente desiderare in un angoletto remoto del tuo cuore di avere ancora uno spazio per me.
Ve lo giuro che l'ho sentita questa e mi è stato detto che il tizio in questione era tutto fiero della sua ricomparsa a corpo morto nella vita della sua di molto ex fiamma, perché la vita si è fermata per lui in quel momento in cui ha fatto la cazzata della vita sua e non riesce ancora a rassegnarsi che la vita della sua ex fiamma sia invece ricominciata e continuata a veleggiare di molto a largo, senza la zavorra dello stronzo, che quella pesa e infetta anche parecchio.

venerdì, maggio 28, 2010

Errare humanum est

Stamattina la mia attenzione si è soffermata sull'inalienabile principio per cui solo chi fa può fare male.
E io sono una che prende iniziativa, una che fa, decisionista, insomma.

E quindi faccio un sacco di cazzate.
Ma meglio questo che l'inedia.

giovedì, maggio 27, 2010

Panze come militari nei ranghi

Allora ieri toccava mettersi in tiro per la prima festicciola del mese di maggio, prolusione a tutte quelle che verranno insieme al caldo torrido, ma io non ho ancora fatto il cambio di stagione - fino a due giorni fa diluviava - e rimanda che ti rimanda ancora non sono riuscita a concludere e poi ieri comincio a provarmi i pantaloni che l'anno scorso mi stavano come un figurino ma niente ce ne fosse stato uno che si chiudeva ho dovuto chiedere a mio marito che mi salisse sopra per farmi chiudere i pantaloni - che squallore ricorrere a questi mezzucci per rimediare un po' di sesso - ma insomma fatto sta che nessuno di questi pantaloni si chiudeva nonostante l'impegno e alla fine l'unico che entrava con agio era di color beige lucido (un pugno nell'occhio) ma almeno mi faceva sembrare quasi normale però ovviamente non è di per nulla l'abbigliamento giusto per una festa con bimbi in giardino che infatti ognuno che mi si avvicinava mi minacciava con dita invase da cioccolata, da erba, da zozzo in generale e sul pantalone beige tutto questo risalta assai, mica come sui pantaloni delle altre mamme previdenti (o magre) che tutte si erano messe in gins e si scofanavano bicchierini di semifreddo al caffè ripetendo ossessivamente a me: "perché non mangi?" epperché non mi entra manco un paio di pantaloni e devo dimagrire di almeno una taglia per la settimana prossima che ci sarà il secondo happening, accompagnare mia figlia al pulmino della gita scolastica mica mi posso presentare con gli stessi pantaloni beige lucido della festa quindi da qui alla settimana prossima devo perdere quattro chili l'equivalente come diceva la mia dietologa di una taglia (secondo me mentiva che su di me una taglia saranno un dieci chili abbondanti) ma tant'è mi tocca solo bere, bere e mangiucchiare poco, nella speranza che questa volta mio marito, salendomi sopra, riesca a far rientrare tutto nei ranghi.

mercoledì, maggio 26, 2010

Success in the network

Definiamo il successo in questa nostra multimediale società.
Cos'è che decreta e misura dunque il successo?
Mi preme, in realtà, focalizzarmi sui social network che sono una misura di successo molto vicina a noi comuni mortali.
Tipo io scrivo una cosetta su Facebook e c'ho una trentina di commenti, alcuni anche prolissi, tutti abbastanza pertinenti.
Scrivo una cosetta su Friend Feed e ricevo più di cento commenti, spesso segni di assenso, ma altrettanto spesso manifeste e anche insultanti disapprovazioni.
Scrivo una cosetta sul blog e si arriva a malapena ad una ventina di commenti, anche parecchio articolati e nella loro maggior parte di approvazione per il contenuto.
Ergo, ne deduco, che essere popolari sulla rete non significa esattamente essere approvati. Se la popolarità si misura con i numeri, allora l'approvazione, la comprensione del concetto espresso, la condivisione del principio, se così possiamo dire, non conta un accidente.
Ciò che conta è chi urla più forte.
Chi si sbraccia di più indipendentemente da quello che dice.
L'impressione che ho della popolarità in rete è un immenso reciproco insulto, come mi è piaciuto evidenziare in un misero 3d (si dice così e nessuno osi chiedermi cosa significa, ignoranti!) su FF (misero perché ha superato e solo di poco i 50 commenti):

"Per noi, no, che siamo nuovi di FF, vedere come la gente qui si manda a cagare è fuori da ogni immaginazione. E' come se tu incontri uno per strada, ti rivolge la parola e tu gli dici: Vaccagare."

Ecco, questa è la popolarità. Oggi.

lunedì, maggio 24, 2010

Cose da uomini

Tizio a me: "Beh, ma scusa, visto che fai la casalinga, potresti far fare a tua figlia il tempo ridotto. Io, quando vado ogni tanto a mangiare a casa e mia figlia non c'è e dopo mi faccio una pennica sul letto davanti alla televisione, poi mi sento in colpa, perché lei a scuola la fanno dormire con un cuscino sul banco. Come vorrei che fosse con me. Io la lascio a scuola perché sono obbligato, ma tu potresti prenderla all'una!" [e tenertela a pranzo, poi tutto il pomeriggio e fare con lei (e con l'altra, perché io ne ho anche un'altra) un sacco di attività ricreative, molto meglio che a scuola].

Cazzo. In una botta sola mi sono beccata della "casalinga" e della "mamma sconsiderata".
E invece di saltargli al collo, io mi sono pure giustificata, seppure in tono scocciato: "Ma io veramente sono pure laureata. Vorrei riprendere a lavorare prima o poi e se le bimbe non fanno il tempo pieno non è possibile".

Epperò, nel caso in cui il mio interlocutore sia mio marito, non gliene faccio passare una.
Ieri la discussione verteva sul fatto che io me la prendo, secondo lui, per delle stupidaggini. Per cose di poca importanza, che non necessitano un tale rodimento. E che, insomma, non vale la pena stare male per così poco. Ho cercato di fargli capire che è proprio lasciando correre certe "stupidaggini" - che lo sono, ci mancherebbe, lo sono -, le madri tirano su maschi assolutamente distratti da tutto ciò che è casalingo e che costituisce comunque inevitabilmente la base della vita di ogni famiglia. E i mariti (maschi) sono distratti perché le loro madri hanno lasciato correre sul fatto che i loro figli non prestassero attenzione a dove buttavano i vestiti, a smollicare per terra profusamente, a non sgrullarsi le mani nel lavandino dopo essersele lavate. Tutte cose di poca importanza. Concordo. Così come un mattone, di fronte all'intero palazzo, è di poca importanza. Ma mattone su mattone si costruisce il palazzo. E stupidaggine dopo stupidaggine si costruisce il carattere di una persona. Che incidentalmente poi io mi trovo per marito.
Quello che volevo cercare di far capire a mio marito è che io me la prendo così per delle stupidaggini perché è un ingiusto privilegio quello di avere una persona che ti pulisce e mette a posto tutto quello che lasci dietro di te di sporco e disordinato. Ed è un privilegio che non è giusto che lui abbia, perché questo carico di quotidianità (e non intendo qui il macroscopico, tipo lavare i piatti, per terra, i bagni etc.), di "stupida" quotidianità, di "invisibile" quotidianità, che può diventare però faticosissima -
e non è che perché io sono donna e incidentalmente casalinga che mi diverta a farlo -, se invece viene diviso in due può essere più piacevole, più giusto e più vivibile.

Nell'attesa di poter schiavizzare le nostre figlie, ovviamente.

venerdì, maggio 21, 2010

Se si svegliavano prima, magari....

Ma dove stava la Busi quando i giornalisti veramente avrebbero potuto fare qualcosa per arginare questo sconcio?
E dov'erano tutti gli altri, che adesso vogliono andarsene, quando avrebbero potuto fare qualcosa??
Non avremmo avuto 15 anni di egemonia politica e televisiva se più giornalisti non avessero avuto paura per la loro poltrona e soprattutto di avere delle opinioni.
A me questa domanda mi ronzava in testa da anni: ma dove stanno i giornalisti? possibile che siano tutti prezzolati, che abbiano tutti paura? Ecco, adesso cominciano ad uscire fuori.
Ma non è troppo tardi?
Avrebbero potuto fare qualcosa per la società civile, avrebbero potuto dare esempio di integrità molto prima, e non influenzare l'opinione pubblica avallando servizi faziosi e senza notizie.
Adesso, secondo me, è un gesto abbastanza privo di significato.

mercoledì, maggio 19, 2010

Rosicare humanum est

Il rosicone è un personaggio dalle molteplici sfaccettature.
Per chi non fosse romano, rosicare significa sbatasciare i propri denti su superfici di estrema durezza e ruvidità per sfogare i propri istinti omicidi irrealizzabili nei confronti di persona ampiamente più capace/fortunata/bella/intelligente di noi.
Questo perpetuo movimento conduce, ovviamente, a continui malvagi ed ossessivi nonché perversi pensieri.
Il rosicone viaggia su due lunghezze: quella della realtà (sua) estremamente insoddisfacente e quella della (splendida) realtà (altrui) oltremodo fantastica e sprizzante felicità. Che codesta felicità sia vera oppure del tutto inventata non ha peso alcuno sul nostro personaggio. Ciò che gli interessa non è l'agire altrui, ma le sue conseguenze. Che egli non riesce in alcun modo a riprodurre in seno alla sua esistenza, nonostante il suo agire infinitamente migliore (secondo lui).
Aggiungiamo, inoltre, che codesto viaggio parallelo si traduce in una perdita secca di senso. Senso della realtà ovviamente.
Evento che porta inevitabilmente a manie di persecuzione, ossessioni compulsive farneticanti, mitomania in generale.
Che, come ho più volte evidenziato nell'articolato percorso del mio blog, è la piaga del XXI secolo.

sabato, maggio 15, 2010

Io adòro questa donna perché ottiene sempre quello che vuole!

Tenete presente che tutto questo racconto dovevo farlo (esclusivamente per voi) in video. Non ho avuto tempo stamattina e sono troppo scarmigliata. E poi, la mia amica e il suo best friend non avrebbero mai perdonato la mia sciattezza.
Ma veniamo al dunque.

Come è andata l'operazione, tesoro?
C'ho del materiale per il tuo blog, preparati! Non sai cosa ho fatto!
No dimmi sono tutta orecchi.

Stamattina in sala operatoria ho minacciato l'anestesista.
E di cosa, di grazia!
Voleva costringermi a togliermi lo smalto, ma tu ti reeendii conto? Avevo passato tutta la serata di ieri a metterlo perché se il mio best friend gay mi vede senza smalto quando mi viene a trovare in clinica dopo l'operazione mi dice che mi trascuro. Tu capisci che ho dovuto insistere con quelli della sala operatoria perché me lo lasciassero lo smalto. Non ho sentito ragioni. Ma anche loro hanno insistito parecchio...alla fine sono riuscita a farmi togliere solo quello dell'unghia del mignolo del piede! Un miiiito!

Ommioddio - faccio io, sconvolta, eh
ma scusa come sei riuscita a convincerli?

Cara mia, la classe non è acqua. Mi volevano togliere pure le mutande ma io col cavolo che me le sono lasciate sfilare. Ho vinto su tutta la linea in quella sala operatoria! Adesso lo sto aspettando il mio best friend gay, non vedo l'ora che arrivi. Anzi, guarda, ora ti lascio che mi vado a rimettere lo smalto al mignolo! Se no lui mi dice che mi lascio andare!


P.S. Amica mia, questo post, come penso tu possa immaginare, scatenerà sicuramente commenti contrastanti, a volte anche di un certo spessore e qualità. Ti prego di non prendertela però. Col succulento materiale che mi hai concesso non potevo certo esimermi!

giovedì, maggio 13, 2010

L'invasione degli ultracorpicioni

Ci ho un problema.
Ancora più grande del disordine di mia figlia in salone e nella sua stanza.
Ancora più grande di cosa fare per cena, ché queste due non mangiano niente ed il frigo è imbarazzantemente vuoto.
Ancora più grande di questa pioggia che non smette mai.
Ancora più grande del tempo che passa inesorabile sulle mie occhiaie, sulle mie mani, sui miei neuroni.

Ed è la prova costume.
Nel senso che non so come il costume potrà contenere il mio sederone.
Che si era di parecchio smagrito l'anno scorso, ma che attualmente ha riacquistato molta della sua ciccia. Sederone scomposto che rischia di farmi sfigurare sulla spiaggia, io sirenona incompresa dell'etere.
E poi, quando c'hai due bambine che scorrazzano sulla sabbia non puoi mica perdere tempo a sistemare la tua chiappa che sfugge alla disciplina. E chiappa su chiappa, ci sarà l'invasione degli alieni se non corro ai ripari.

E qui la buona notizia: la materia prima non manca.
Piove ininterrottamente da 24 ore.
Tutta quest'acqua raccolta in appositi contenitori potrà fare l'affare da qui al 1 luglio, quando sul litorale laziale eviterò l'invasione degli ultracorpicioni.
Mi ciberò solo di questo puro nettare per tornare silfidica come (non sono mai stata)!

martedì, maggio 11, 2010

La malattia di un bambino

Fare i genitori è una cosa molto difficile.
Seguire una nuova vita implica moltissime decisioni. Già è difficile decidere per se stessi, figuriamoci per qualcun altro. Il confronto, poi, è importantissimo. Con altri genitori, con altri contesti sociali, con la scuola, con altri bambini. Fa crescere, come in qualsiasi altro campo.
Poi, ci sono dei momenti di disperazione, di scoramento, di non saper che fare.

Nei giorni scorsi sono venuta in contatto con una realtà a me sconosciuta: la sindrome di Costello.
La malattia di un bambino.
Ma una di quelle malattie che colpiscono un bambino su 24.000.000.
Una di quelle malattie croniche e con complicazioni spesso mortali.
Una di quelle che dici non potrà mai capitare a qualcuno che conosci.
E allora mi sono documentata. Ho letto, visto video e foto.

E mi sono detta che questi sono genitori che veramente meritano di essere genitori. Perché di fronte alla sofferenza e alla malattia non si disarmano, non abbassano le braccia, non abbassano la guardia. Mai.
E tutti noi genitori di figli "normali" dovremmo imparare da loro come si fa a non arrendersi mai.
Grazie Anahita, grazie Sergio perché avete la forza di affrontare ogni giorno questa vita sospesa con la stessa gioia che avreste se vostro figlio fosse "normale". E così facendo insegnate a tutti noi cosa significa vivere su questa terra in maniera da non dover rimpiangere nemmeno un attimo.

mercoledì, maggio 05, 2010

In medio stat virtus

Il nostro è un paese veramente strano.
Si commuove davanti ad un bambino caduto in un pozzo e lascia, per tramite delle persone più importanti per la crescita delle nuove generazioni, i maestri e - perché no - anche i bidelli, un bambino di 3 anni sporco di cacca fuori dalla porta della classe in punizione.
E questo è l'emblema del funzionamento di molte istituzioni in Italia.
Se ci sono le persone dietro a farle funzionare, a raddrizzare un'eccessiva rigidità della legge, ad ammorbidire la poca elasticità di talune discipline, allora la regola sarà una sana normalità, che nulla toglie alla dignità degli attori.
Ma se le "persone" interpretano le norme troppo alla lettera, o comunque non mettono l'anima in quello che fanno - e non faccio un discorso classista di dignità di mestieri, perché anche il netturbino che fa la raccolta a porta a porta a casa mia, se non ha un minimo di elasticità non dovrebbe raccogliere nulla di quello che non è rigidamente posizionato nel mastello perché tutti i mestieri, secondo me hanno pari dignità - allora si crea l'eccezione molesta, come questa di Napoli, in cui per la poca elasticità (perché di questo si sarà trattato) di due o tre persone, ci rimette tutta l'istituzione, nonché la dignità di un povero bambino.
Io dico: smettiamo di versare lacrime per situazioni che non possiamo risolvere e che comunque non nobilitano la nostra italica identità e buttiamoci invece sull'attenzione all'altro, meno mediata da contesti mediatici e più produttiva di autentica solidarietà.

sabato, maggio 01, 2010

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi....


Era d'uopo andare a vedere le circonvoluziooni amorose di quel bel pezzo del Favino.
Però, ecco, al di là dei patinati ambienti soldiniani, ché lui in questo è un maestro, per cui niente da dire, ho dei seri dubbi sulla credibilità della storia in sé.
Che messaggio vuole dare questo film? Parlare di tradimento? Parlare di sentimenti? Parlare di difficoltà economiche? Ne avevo sentite di tutti i colori prima di andare e sinceramente io non ho trovato nulla di ciò che era stato pomposamente annunciato: esplorazione dei sentimenti, dicevano molte recensioni.
Io ho visto molta esplorazione, anche fugace, di corpi, molti intensi primi piani, ma non ho"sentito" niente.
Quello che mi scoccia di più, in una serie di luoghi comuni inquietanti, è che per una volta il compagno orsacchiotto non è veramente un soggetto. E' un uomo che non ha la fortuna di essere attraente, ma che ha tantissime qualità come essere umano e soprattutto per far funzionare un rapporto. E ovviamente uno così va tradito.
Ma tradiamo uno che ci ignora, che non ci dà nemmeno un bacio la mattina, non uno che ci lascia la colazione pronta quando esce! Cazzo. E, soprattutto, una carina e friccicarella come la protagonista aveva tutte le possibilità di trovarsi un compagno della vita figo come Favino. Invece di vivere con un orsacchiotto peloso e tenerone, nonché bruttarello, per poi tradirlo col figo sposato e padre squattrinato.
Tutti abbiamo bisogno di evadere dalla nostra grigia routine. Tutti.
Ma molto spesso dimentichiamo che basta poco per ravvivarla.
Che, in una coppia, la guardia non deve essere abbassata mai.

giovedì, aprile 29, 2010

L'età di tutti i mali

Allora oggi stavo al telefono con la mia amica V. quella tutta perfetta che sembra sempre appena uscita dall'estetista sempre fresca di trucco e parrucco che a fine marzo ha già tirato fuori il sandalo e messo lo smalto alle unghie dei piedi che però ogni tanto ti gela con frasi storiche degne di nota e di riflessioni che tu dici perché diavolo non sono venute in mente a me - sintomo che non è perché una è bella e tonica le manca il cervello, oppure che una stravaccata e trasandata ce ne ha molto! - e dunque mentre dissertavamo dei nostri rispettivi mali, io infarcita di dolori intercostali mal di gola mal di testa, lei appena uscita dal dottore, con quell'arietta da santarellina mi fa: "senti ma che cosa significa che noi parliamo ormai solo dei nostri mali?" come a dire che ormai abbiamo un'età e non siamo in grado di proferire altro verbo, ma io mica mi sono fatta cogliere in castagna ed ho risposto con la saggezza dell'età: e di che cosa vuoi che parliamo tesoro? io c'ho un uomo fisso tu più o meno pure, vogliamo parlare delle stravolgenti posizioni amorose adottate a quarant'anni? mi sa che ci restano pochi argomenti e tra questi i malanni dell'età mi pare uno buono, ci consente di patire in compagnia!
Dai V. non arrendiamoci. Io sabato scorso ero a conversare amabilmente con una mia amica in preda alle pene per il maschio deresponsabilizzato.
Non è meglio parlare di malanni dell'età?

lunedì, aprile 26, 2010

Il mastello friccicarello

La questione del riciclo mi sta molto a cuore.
E' venuto il giorno in cui il paesello della ridente campagna romana dove vivo si arrende all'ottemperanza della legislazione europea che entro il 2012 ci vuole tutti muniti di appositi mastelli per la raccolta della spazzatura differenziata porta a porta.

Se non finirà il mondo, dal 2012 saremo tutti più ecologici.

Noi tutto sommato ci portiamo avanti col lavoro.
Visto che l'abrivio non sembra dei più facili.
Nonostante l'informazione ai cittadini (una riunione per ogni zona), l'abitudine è cosa difficile da cambiare così da un giorno all'altro.
Il paesaggio anch'esso cambierà.
Non abbiamo più cassonetti per le strade, ma presto avremo solo mucchi di spazzatura gettata alla rinfusa da passanti di altri paesi.
In cambio possediamo 5 graziosi mastelli di conferimento (così li chiamano) per ogni casa, che ci vengono ritirati da apposito camioncino a giorni prestabiliti.
Tutto questo è molto hi-tech.
I mastelli stessi sono molto hi-tech.
Sono fatti per far fronte alle incursioni degli animali, con un bel maniglione di chiusura.
Peccato però che non siano antipioggia, e soprattutto anti-marito.
Infatti l'uomo tecnologico non ha ancora capito come funziona il maniglione (nonostante la lettura di depliants su depliants e le debite istruzioni della sottoscritta) ed ha depositato il mastello dell'umido non correttamente chiuso. Sicché stanotte animali di ogni genere, cani, cinghiali, gatti e stamattina anche un gabbiano, ci si sono avventati contro. Ed io ho dovuto raccogliere tutti gli avanzi dell'abbuffata. Credo che il cibo più gradito sia stato la sfoglia di pasta avariata che era nel frigo da mesi. Non ce n'era più nemmeno una briciola.
Ed oggi, primo giorno di raccolta, il netturbino è venuto alle 12h00, con tutta calma. Mica la mattina dalle 6 alle 8 come ci avevano annunciato.
E col cavolo che rimetto fuori i mastelli di notte.
Infatti, hic stantibus rebus, quello che rischia di più è mio marito.

mercoledì, aprile 21, 2010

Uguali differenze

Chi mi conosce sa che la questione mi ronzava in testa da parecchio.
Ed evidentemente non sono la sola donna che ha problemi con l'attuale condizione femminile.
Mi sofferemerei su due articoli.
La cosa in comune sembra essere sempre la stessa, l'unica, l'immarcescibile: lo sfruttamento della donna, e nei tempi contemporanei, anche della sua immagine, rimanda sempre e comunque un'immagine spregiativa, diminutiva, inane e inattiva rispetto alla realtà che la circonda, anche se nella realtà, e questo lo vediamo tutte/tutti ogni giorno, la donna è parte attiva e motrice del mondo.
La conclusione di Susanna Tamaro è: "Siamo in mille, ma siamo sole".
La conclusione di Cristina Comencini è che l'errore del femminismo è stato non andare fino in fondo, non aver "trasformato le grandi scoperte di quegli anni in diritti acquisiti e sorvegliati".
Io penso che l'idea della Comencini sia abbastanza realistica. Aver studiato a fondo il femminismo degli anni '70 e '80, mi dà strumenti sufficienti per poter dire che gli argomenti sono stati sviscerati abbondantemente all'epoca e in maniera assolutamente strutturata. Ma oggi, nella pratica quotidiana, nella vita così come viene vissuta dalla maggior parte delle donne (o almeno di quelle che io conosco) e dalle immagini delle donne che mi rimanda la società, io vedo poca acquisizione di quei diritti e men che meno sorveglianza.
L'idea di uguaglianza tra i sessi, motore del femminismo degli anni '70, è rivoluzionaria nella sua portata. Ma non è definitiva. Non possiamo essere uguali perché siamo troppo diversi, a partire dalla nostra fisicità. Così l'uguaglianza ha un senso se diventa condizione necessaria alla differenza. Non possiamo scoprire la ricchezza della differenza se non partiamo da una base (sociale, civile, civica e giuridica) di uguaglianza. Questo, secondo me, è l'insegnamento di vent'anni di femminismo, di cui si parla ormai raramente.
Differenza come ricchezza, come crescita, come peculiarità speciale dell'altro/a, che necessariamente diventa chiunque altro. Il discorso del femminismo degli anni '80 (uno su tutti quello di Luce Irigaray), che comunque senza il "femminismo dell'uguaglianza" non sarebbe mai intervenuto, è fondamentale per comprendere la costruzione dell'identità femminile. Di un'identità specifica e non dipendente o fondata su valori maschili o rappresentativi dell'universo maschile.
E però nel mondo di oggi, in questo mondo fatto di bit (o bot) più che di diritti, c'è chi ancora crede che le cose possano cambiare. Che la donna non debba essere rappresentata dalle sue tette perché un giorno ha deciso di bruciare in piazza il reggiseno, o dal suo culo perché un giorno tutti gli uomini sono stati i benvenuti nel suo letto.
I due articoli che ho citato rappresentano due visioni opposte: la Tamaro è inattiva, critica semplicemente la situazione senza proporre soluzioni (lecito, ma poco interessante), la Comencini si interroga onestamente sul perché il mondo non sia cambiato nella direzione verso cui le donne lo stavano spingendo a tutta birra. E la sua risposta è che non è stato fatto abbastanza.
Vale a dire facciamo di più.
Facciamo ancora.
Facciamoci sentire ancora.
Ritornare in piazza è la mia conclusione.
Come da tempo si sarebbe dovuto fare.
Perché la nostra classe politica maschile e (fatemelo dire) assolutamente fallocentrica è talmente occupata a guardarsi ombelichi e sistemarsi parrucchini che solo un intervento cruento può attirare l'attenzione, un'attenzione interrotta ma dovuta, un'attenzione necessaria per portare a termine un'operazione di civiltà e diritto incompleta.

martedì, aprile 20, 2010

Integrazione: quale futuro?

Il libro della scrittrice turca Necla Kelek Himmelreise (Ascensione) prosegue e approfondisce un discorso che per lei non è nuovo, e che prende le mosse dalle sue origini e dalla sua storia personale di immigrata in Germania, turca di religione islamica, per andare a studiare le difficoltà del processo di integrazione in una comunità straniera. Difficoltà acuite oltremodo dall'appartenenza religiosa all'Islam e dall'appartenenza al genere femminile. La questione è semplice e al tempo stesso profondamente difficile da risolvere: l'integrazione deve passare attraverso l'abbandono di certi estremismi religiosi?
Per restare all'esempio della Germania e dell'immigrazione turca, la possibilità di vivere in un paese rigorosamente laico e con usi e costumi fondamentalmente diversi richiede un adattamento profondo fino alla modifica radicale dei propri usi e costumi anche religiosi o, in alternativa, si finisce per vivere in uno spazio-tempo delimitato dal non-abbandono delle proprie origini, di vita parallela senza possibilità di reale integrazione, di fatto un limbo. Kelek si è occupata anche molto di matrimoni combinati, di spose "importate" dal paese d'origine per mantenere quella sorta di status quo che garantisce un mantenimento (nella reiterazione) delle tradizioni di provenienza, ma sintomo dell'impossibilità dell'integrazione insita, se non in tutte, almeno in molte tipologie di immigrazione.
Chiaramente un libro del genere sovverte gli schemi. Sovverte quel politically correct che deve essere mantenuto per non turbare gli equilibri, gli animi, le sensibilità molteplici in questione.
Infatti in Germania ha provocato anche un certo dibattito.
Quel dibattito sempre salutare che ci dovrebbe costringere a guardare in faccia i limiti delle attuali politiche di integrazione (europee, italiane, ma anche tedesche), soprattutto sui grandi numeri, che invece sarebbero assolutamente necessarie in questo mondo sempre più meticciato.

venerdì, aprile 16, 2010

La morte fa paura

Oggi mi è capitato di leggere un post di Gilioli sul suo blog "Piovono Rane". Riguarda la morte di Vianello. E mi è sembrato particolarmente impietoso e accanito.

Riporto qui il mio commento:

"Non capisco, Gilioli, cosa c’entri il tabù della morte. E cosa poi ci sia di male a parlare rispettosamente della morte. Non lo facciamo forse (noi che ci diciamo di sinistra) nei confronti dei morti afghani e del lavoro che, per esempio, Emergency compie tutti i giorni? La morte è morte.
E non mi pare che lei abbia fatto della satira, con questo post, come magari ha fatto Staino dopo l’incidente aereo che ha coinvolto gran parte della gerarchia polacca.
Lei si ostina a rispondere che ci si “scaglia” qui contro un monumento mediatico eretto post mortem. Ma perché? Se fosse morto – mettiamo – Berlinguer oggi, lei non avrebbe tentato un post di lodi post mortem? E sicuramente, essendo stata molto mediatizzata la sua morte all’epoca, lo sarebbe stata ancora di più oggi.
E’ come se, il giorno della sua morte, Gilioli, qualcuno scrivesse un post del tipo: quest’uomo non merita compassione perché in morte di Raimondo Vianello ha scritto un post privo di compassione e anche pervaso di inutile disprezzo.
Lei pensa che il senso di una vita si riduca a questo?
La morte è il senso di una vita, che lo vogliamo o no.
Ed il senso di una vita è quello che lasciamo.
E io credo che Vianello abbia fatto sorridere e ridere molti di noi.

Secondo me lei farebbe cosa buona e giusta a fare un passo indietro.
Perché, a volte, ci si fa più bella figura."

mercoledì, aprile 14, 2010

Voulez-vous devenir citoyen français?

La Francia tira fuori finalmente la sua anima laica, che ovviamente noi in Italia ci sognamo.
Perché nessun rappresentante dello stato laico in questo paese ha coraggio di rispondere al vaticano, nella persona di Bertone, se non l'Arcigay (che non è nemmeno un rappresentante dello stato laico).
Perché questo paese non riesce ancora a risolvere problemi e quesiti etici in maniera indipendente dalla chiesa cattolica.
Una chiesa peccatrice che si erge a fustigatrice di costumi.
Una chiesa che ha un'enorme trave nel suo occhio e guarda la pagliuzza in quella di normali cittadini, che tra l'altro non sarebbero nemmeno sottoposti alla sua giurisdizione.
Una chiesa che non capisce quando è il momento di fare mea culpa.
Una chiesa che maschera a stento, in questi frangenti di interregno morale (SUO), il suo razzismo, e il suo profondo disprezzo per la libertà di pensiero e di coscienza.
Una chiesa che trasuda l'orrore della decadenza e si aggira con un pugnale in mano mollando fendenti a destra e a manca.

Noi abbiamo rappresentanti dello stato laico che lasciano marcire in prigione onesti cittadini che operano in un paese straniero nel rispetto della vita e nel rifiuto della guerra.
Abbiamo rappresentanti che blaterano su riforme che non faranno mai e di una costituzione che probabilmente nemmeno hanno mai letto per intero.
Abbiamo rappresentanti che, se l'ambasciatore della Cina avesse detto che in Cina lo stato paga le mense dei bambini, lo avrebbero come minimo sanzionato.
Abbiamo rappresentanti che rappresentano il loro diritto. Punto.

Ognuno ha quello che si merita.

lunedì, aprile 12, 2010

In vino veritas


La serata si preannunciava un po' tristanzuola.
Pensavo di rimanere chiusa in cucina con la mia fantastica amica D., mentre maschi scelti degustavano in salone dell'ottimo vino da intenditori, in una atmosfera da real happening, la cui conditio essenziale era l'assoluto silenzio. Ero stata estromessa dall'happening perché l'amico L., l'organizzatore dell'esperimento di arte sommeliera, aveva giudicato che io non sarei mai riuscita a rimanere due ore in religioso silenzio degustativo.

E non hai torto, amico caro, non hai torto.

Ma continuerò a volerti bene, perché la serata di sabato mi ha dato la prova inconfutabile della superiorità della femmina sul maschio, dell'adattabilità estrema dell'animale femmina che vi sopravviverà senza ombra di dubbio, persino chiusa in una cucina con tre bottiglie di vino. Perché noi siamo capaci di adattarci alle situazioni più impervie, costruendoci godimento da cose impensabili. Quando ci troviamo in quattro/cinque intorno ad una bottiglia, foss'anche di vino con le bollicine, noi non siamo capaci di stare zitte a guardare il nostro bicchiere svuotarsi in religioso silenzio. E probabilmente non saremmo in grado di farlo nemmeno sotto tortura. Nemmeno in nome della nobile arte dell'assaggio. Noi godiamo della reciproca compagnia e anche se non ci conosciamo, anche se non sappiamo niente l'una dell'altra finiremo la serata come amiche di sempre. Siamo proiettate all'ascolto dell'altro, più che in direzione del nostro ombelico.
E' per questo che viviamo di più.
Noi pensiamo in grande. Pensiamo a tutto tondo. E questo ci rende invincibili.
Anche se ci è sfuggito il pass per la degustazione più glamourous dell'anno!

mercoledì, aprile 07, 2010

Chiesa 2.0

Io sono atea. Vent'anni fa, dopo un'educazione super cattolica, parecchio osservante, anche convinta, ho avuto la folgorazione sulla via di Damasco. All'incontrario. Sarà stata l'antropologia all'università, sarà stato il sesso, sarà semplicemente che ho fatto due più due e non faceva quattro. Ho scelto di trascorrere il resto della mia vita fuori dalla chiesa cattolica e da ogni chiesa in genere, ma anche da ogni credo religioso.
Però io la chiesa cattolica e la sua dottrina le conosco molto bene. Per cui penso di essere ben piazzata per dire due cosette in proposito.
Due o tre principi a me continuano a piacere, tipo se giudichi un altro, guarda che te sei sicuramente peggio; oppure tu ami me se mi amo anch'io.
Quello che non sopporto assolutamente e che proprio in questi giorni si sta rivelando un boomerang - in quest'era di media 2.0 - è la capacità/volontà/ostinazione della chiesa cattolica di ergersi a giudice dei costumi e delle abitudini sessuali/sociali/culturali del mondo intero.
Senza guardare/vedere/ammettere l'impossibilità di mantenere coeso un enorme numero di persone intorno a principi così facilmente disattendibili.
Il sesso ce l'abbiamo per utilizzarlo. Reprimere questa necessità ha creato, crea e continuerà a creare solo abominio. Quell'abominio tanto vituperato dalla stessa chiesa cattolica.
Che ora sta uscendo da tutte le parti.
Straripando da quegli angusti percorsi, contorti, celati, oscuri in cui era stato rilegato.
E qui, nel mondo 2.0, nulla straripa senza effetti devastanti.

martedì, aprile 06, 2010

Tana libera tutti

Nonostante i miei amici bolognesi non distinguessero un abbacchio da un pesce (salvo poi, una volta cotto, sbranarselo), tutto si è svolto nel migliore dei modi in questa vacanza pasquale!
La Panzallaria non è come ella stessa si dipinge sul blog o anche altrove. Ma mooolto mooolto peggio.
Mia figlia si ostina a dire a tutti che lei non ha visto la torre storta degli Asinelli. Io, comunque, non ho ancora capito perché non si vive in una comune invece che ognuno nella sua casetta. I figli crescerebbero veramente liberi e non ossessionati da una madre compulsiva come me che, appena tornati a casa, li bersaglia con assurde richieste di ordine.
Francesca ho deciso: torniamo tutti. Domani!

giovedì, aprile 01, 2010

Esortazione

Cercherò di essere breve e sintetica, sebbene madre natura non sia stata così generosa da darmi, oltre a tutte le cose favolose di cui mi ha dotata, anche del dono della sintesi.

Il PD m'ha rotto i maroni e infatti questa volta non ho votato per lui.

Ma certo che una bella smossa se la potrebbe dare. Deve partire dalla base il rinnovamento, Travaglio c'ha ragione (e io la pensavo così anche in tempi non sospetti). E il mio amico G., che è la base, cominci pure a smuovere qualche acqua, che noi ci siamo, anche se non siamo tesserati.
Il TG1 è allo sbando e finalmente qualcuno ha rialzato la testa.
Mi ero sempre chiesta perché i giornalisti, anche quelli di un certo calibro e spessore, prestassero il fianco alla disinformazione dell'azienda di stato. Ed effettivamente il vaso era abbastanza stracolmo. E "palla da biliardo" (detto anche "il boccia" o "lecca sta boccia") non ha lo spessore dei suoi predecessori per mettere a tacere le sue epurazioni.
Molto sinteticamente vorrei concludere che c'abbiamo ancora tre anni di passione (non s'intende di sesso sfrenato, ma di andata verso il patibolo...) e poi la rivoluzione si farà. Che tu lo voglia o no ("tu" generico, non ti sentire preso di mira chiunque sia tu che leggi, voleva essere un esortativo totale globale). Essa parte dal basso. Con tutti gli arnesi del caso. Tientelo per detto.

lunedì, marzo 29, 2010

Mine extra-vaganti

Attenzione: può contenere spoiler e poi non mi dite che ho raccontato tutta la trama*.

Ieri sera mi sono persa tra le sapienti immagini di Ozpeteck.
Mi sono persa nel senso che sono stata inghiottita da questo racconto di rara bellezza, dove oggetti normali si fanno straordinari, dove la vecchiaia è solo uno stato mentale e la follia un'opinione ottusa. Dove visi di una bellezza extra-ordinaria reggevano primi piani chirurgiamente invasivi. Io l'avrei voluta una nonna mina vagante come quella, un'intensissima e bellissima Ilaria Occhini. Le mine vaganti sono dove nessuno vorrebbe che fossero. La nonna mi ha ricordato il mio caro Florentino Ariza, che non era certo una mina vagante, ma il cui amore per Fermina è durato per sempre. Con incrollabile certezza. Gli amori impossibili sono quelli che durano per sempre. Di per sé sarebbe una cosa triste, ma la nonna ci convive tutta la vita. Ed alla fine il suo sguardo è sereno. E poi vuoi mettere come decide di mettere fine ai suoi giorni? Ingurgitando chili e chili di meravigliosi e gustosissimi pasticcini.
Vorrebbe essere un film sulla difficoltà di comunicare la propria identità sessuale in una tradizionale famiglia pugliese. Invece, secondo me, è un film sulle facce dell'impossibilità di avere l'essere amato. Sul dolore dell'assenza, che diventa insopportabile almeno quanto i ricordi.
Ed è per questo che ci riguarda tutti, in un modo o nell'altro.

Mine Vaganti di Ferzan Ozpeteck

venerdì, marzo 26, 2010

Prove tecniche di cittadinanza

"Odiare mascalzoni è cosa nobile.
E a ben vedere significa onorare gli onesti."

(Quintiliano, citato da Luttazzi a Raiperunanotte).

Trovo che questa frase esprima in maniera molto semplice ed efficace il comportamento delle persone rette.

Questo senso di integrità, di giustizia, di probità, di fiducia che molti dei nostri padri ci hanno trasmesso e che molti figli purtroppo non sono riusciti ad accogliere.

Qualcosa che fa la differenza fra le persone oneste e i mascalzoni.
In qualsiasi città, paese o continente ci si trovi.

Infatti prossimamente toglieranno letteratura latina al liceo.

raiperunanotte al femminile

Raiperunanotte è stato un episodio catartico per il popolo abbandonato della/dalla sinistra.
Catartico quasi quanto una manifestazione.
Ci siamo contati, ci siamo ascoltati, ci siamo amati, ci siamo applauditi. Praticamente un tripudio.
L'unica cosa che secondo me stonava un po', ma anche il mondo del giornalismo è parecchio maschilista, è che, a parte due giornaliste, le persone che erano presenti in studio o nei servizi a rappresentare il tracollo dell'economia lavorativa erano donne di una certa età, intervistate da una giovane donna in carriera: donne licenziate, in cassa integrazione, senza un soldo, senza una prospettiva, disgraziate, immagine di una novella pietas, figure prostrate anche se non rassegnate. Mi sarebbe piaciuto che si intervistassero un maggior numero di donne pubbliche, perché sono convinta che nei momenti di decadenza, la rivoluzione debba partire anche dal pensiero femminile.

Raiperunanotte in chat

Grazie a tutti, di cuore, per aver voluto condividere in chat questa serata così importante per la nostra libertà di parola.
E' stato bello sentirsi in tanti!

giovedì, marzo 25, 2010

Raiperunanotte

SUL BLOG LA MERINGA
QUESTA SERA, ALLE ORE 21H00,
DIRETTA IN STREAMING DI

RAIPERUNANOTTE

CON MICHELE SANTORO.

LIBERA LA TUA PAROLA SULLA CHAT.

mercoledì, marzo 24, 2010

Prendiamoci meno sul serio

Già sono fuori dalla grazia di dio perché ieri sera alla riunione del mio non-condominio stavo per sbroccare in faccia ad uno e m'hanno praticamente dovuto trattenere quelli più diplomatici...in più attualmente sto facendo una ricerca di mercato, il mio mercato, quello dove dovrei comprare frutta uova verdura e mi viene una tristezza inside che manco ce la fo' a descriverla. Avete presenti quelli che si presentano nel proprio blog con due parole: "solo due paroline eh!" e raccontano tutta la vita, i drammi esistenziali, le pippe mentali, quando hanno trombato per l'ultima volta o come vorrebbero che fosse la prima, insomma diciamo tutte cosette che al lettore casuale non gliene frega di per nulla, ma fanno tanto pensatore del web, fanno tanto cesta di frutta offerta all'avventore, tieni ciuccia 'sta banana che ora ci penso io a fartela digerire! Come si nota dal mio stile sconnesso e senza senso, i pochi neuroni si sono sparsi nell'etere a causa di un tale dispendio d'energie. Ed è una palla leggere di pannolini di pappette di paroline dolci di abbracci parti difficili parti facili spesa doglie mariti insulsi mariti stupendi mamme piene d'amiche al parco mamme piene di nemiche al parco mamme che sono meglio delle altre. Ma dico io, ma nella vita normale vi siete mai confrontate con altre mamme? E soprattutto con altre donne? Non so. Io ho cominciato a scrivere questo blog perché stavo diverse ore al giorno davanti al computer, da sola senza parlare con nessuno e mi deprimeva l'idea. Quindi ho cominciato a cercare di comunicare il mio enorme ego on line. Ma le cose, a distanza di quattro anni sono assolutamente modificate. Migliaia di mamme hanno deciso di fare la stessa cosa. Siamo circondati da blog in cui mamme petulanti esprimono i loro insegnamenti dubbi certezze consigli sulla maternità e su ogni forma vivente ad essa collegata ma anche no. E tutte hanno da insegnare qualcosa senza voler apprendere nulla, tutte sono prodighe di consigli, di ricette, salvo poi fare finta di essere macerate dall'incertezza, dal dubbio, dall'inadeguatezza. "Oh vi prego commentatemi voi, che magari avete più esperienza, o magari avete qualche episodio carino on topic da raccontare, scrivete il vostro inderogabile parere!". E infatti nella maggior parte di questi blog (non dico tutti) fioccano commenti tipo: "Bello!", "Che esperienza incredibile", "Quanto sei fortunata", "I primi passi, la prima polpetta, il primo vomito rancido, che gioia!", insomma tutta una serie di empatie insipide che lasciano il tempo che trovano nell'etere e servono solo a lusingare l'ego dello scrivente. Ma a nulla più. A nulla più per l'umanità. E chiedo venia se anch'io, soprattutto in passato mi sono lasciata andare a momenti di simile debolezza, seppur venati da sottile ironia. Rinnego tutto. Non voglio fare mommyblogging. Voglio fare un blog di una persona donna che parla delle cose che le succedono nella vita con distacco, ironia e autoironia, rosicamento, incazzatura, depressione, felicità, abbattimento, gioia, politica, ciccio formaggio e qualsiasi cosa vi venga in mente.
Con la stessa consistenza di una meringa.

lunedì, marzo 22, 2010

Blogging on the web

Riflettiamo su questo fantastico mezzo di comunicazione che è il blogging.
E' lecito commentare un post di qualcuno? In qualsiasi modo si voglia riferendosi ai contenuti del post, intendo?
Questo qualcuno non penserà - magari - che il commentatore sia offensivo, qualora utilizzi termini particolarmente accesi?
Ecco, questo vorrei sapere. Non ci si espone forse alle critiche scrivendo pubblicamente e consentendo ai lettori che non siano d'accordo di commentare liberamente?
Io penso di sì.
Se non si è in grado di assumerne le conseguenze ed eventualmente reagire dialetticamente a commenti avversi, allora, è meglio non pubblicare.
Questo penso io.

venerdì, marzo 19, 2010

Tanta tutta

Ieri guardavo la fantastica giacchetta di mia figlia. Tutto pelo viola chiaro, smanicata con cappuccio altrettanto di pelo. Graziosissima, sebbene vagamente eccentrica.
E mi sono ricordata di quando andavo in giro vestita come un lampione, nel senso che non mi si poteva non notare. Già metti il metro e ottantatre. Poi minigonna di colore sgargiante, calze nere, stivali col tacco, giacca di pelle, a volte anche un boa, anelli enormi, trucco evidente. Avevo deciso che se ero fatta così era meglio evidenziare che far finta di niente. Non ero sicura del mio aspetto. Ero una donna sui generis, una "donna sull'altra" come sono anche stata soprannominata. Tutta troppa. E devo dire che questa sovraesposizione mi è servita parecchio. Ho imparato a convivere con la mia differenza e ad accettarla, accentuandola. Così ho imparato ad accettarmi, ad amarmi. E non ho avuto più bisogno di vestiti sgargianti per affermare la mia fisicità.
Io sono una donnona. Laddove, per "ona", oggi intendo una cosa positiva!
Tutto questo per dire che posso evitare di mettermi in competizione con mia figlia tirando fuori dal soppalco la mia fantastica giacca di pelle rosa!

giovedì, marzo 18, 2010

Ma il colera finirà

"E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?" gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatre anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
"Per tutta la vita" disse.
[G.G. Marquez, L'amore ai tempi del colera]
A me gli incipit non mi sono mai piaciuti tanto.
Preferisco come una storia va a finire.

lunedì, marzo 15, 2010

I maschi della domenica

Tu c'hai presente il maschio medio italiano?
Quello che a tavola non riesce a fare a meno di guardare la tv, e se per caso si è tanti a tavola - come può capitare la domenica - si ritira in cucina per la sua trasmissione preferita, facendo capolino ogni tanto per consumare qualche brandello di lauto pasto, insieme alle variegate medicine che per diversi problemi di salute ingurgita in quantità industriali ogni giorno?
Di chi è la colpa di questa assenza?
Ieri ho avuto l'illuminazione.
La colpa è di certe mogli compiacenti.
Io, a mio marito, se se ne andava durante un pranzo di quindici persone a vedere la televisione in cucina (sarà per questo che non ho la televisione in cucina?) gli facevo una sonora piazzata davanti a tutti. Altro che fare finta di niente.
Colpa delle donne (di un certo tipo di donna, intendiamoci, mica tutte!) è questa tacita autorizzazione alla nullafacenza e al menefreghismo verso ciò che avviene nella comunità casalinga. E' come se un certo tipo di donna godesse nell'attribuire al suo uomo il potere e l'autorizzazione a fregarsene del gruppo - e proprio in un momento in cui sarebbe invece significativa la sua presenza - e di occuparsi solo delle sue passioni domenicali.
Peccato grave è il lasciar correre. Perché i nostri figli introiettano questi modelli casalinghi, e li ripeteranno nelle loro future famiglie. E se vogliamo un cambiamento della nostra società dobbiamo cominciare dal nostro piccolo mondo quotidiano.

E dopo la mia illuminazione ne ho la certezza.

venerdì, marzo 12, 2010

Sana

Sono sana come un pesce. Non ho praticamente niente se non una discreta anemia.
Ho speso una quantità di soldi e di ansia non indifferente, ma alla fine il risultato è il migliore che si potesse sperare.
Certo noi femmine dobbiamo attrezzarci dopo i quaranta a fare tutta una serie di analisi che ci decretino il buon funzionamento delle nostre protuberanze interne ed esterne, ma questa è poca cosa di fronte alla mia soddisfazione alle parole del mio ginecologo:
"Ecco, guarda, hai un utero perfetto"!

mercoledì, marzo 10, 2010

Donne



Donne. Donne. E ancora donne.
Questo ho visto a Firenze.
Un tripudio di idee, di emozioni, di volontà di fare e di comunicare.
C'era la donna che ci vuole tutte stese sui libri, a dimostrare che non siamo solamente macchine da sesso.
C'era la donna che non ha ritenuto giusto nei propri confronti interrompere la sua carriera a causa della maternità e dopo molti sensi di colpa (ché tanto quelli non ce li toglie nessuno) ha ripreso a lottare, vincendo! - in un pesante mondo di maschi.
C'era la donna che diceva che non avrebbe avuto voce, per l'emozione o per l'asma, ed è stata invece la nostra voce, il nostro collante.
C'era la donna che in dieci minuti ha dipinto con limpidezza assoluta l'idea secondo me fondamentale e fondante la dignità femminile e materna: uscire dal privato.
C'era la donna che era di una calma serafica, seduta in pizzo ad un trespolo, che crede profondamente nella creatività e nell'espressività delle madri.
C'era la donna che aveva il suo progetto in cui credeva profondamente e ce ne ha parlato col cuore in mano.
C'era la donna che la prendeva a ridere, per non piangere, ma il riso a volte fa meglio di mille lacrime.
C'era persino un uomo, coraggiosa mosca bianca, molto meno presuntuoso di altri uomini che cercano di dialogare con le donne.
C'erano tante donne, nel pubblico, con gli occhi puntati sulla novità di vedere ed ascoltare donne che parlano di maternità, con disincanto, gioia, sofferenza e speranza.
Ed oggi, più che mai, mi piace fare mia la frase di Graucho Marx che la mia vicina Cristina non ha smesso di ripetere: "Gli uomini sono donne che non ce l'hanno fatta"!

E parafrasando Lidia Castellani: grazie "donne senza paracadute"!

giovedì, marzo 04, 2010

Mommyblogging a Firenze

L'8 marzo sarò a Firenze, invitata dalla mia amica Panzallaria, ad un fantastico reading e presentazione del libro "Mamma senza paracadute" di Lidia Castellani, cui parteciperò io stessa medesima con alcuni brani del mio blog. E con tutto il mio prorompente corpicione. Da non mancare assolutamente, per chi è a Firenze e dintorni!

venerdì, febbraio 26, 2010

Sala d'aspetto

Nella solita sala d'aspetto del solito medico di base dove aspetti per ore il tuo turno, disciplinatamente come ti hanno insegnato i tuoi genitori e non come tutti quelli che tendono a passarti avanti per il solo fatto che magari stanno per morire oppure sono rappresentanti del farmaco oppure ancora stanno per perdere l'autobus, disciplinatamente aspetti il tuo turno - dicevo - ed in quel mentre ti casca l'occhio sulla dodicenne di fronte tutta ciccia brufoli e apparecchio ai denti che con sorriso bovino si diverte - evidentemente in maniera assai sadica - a spiegazzare e poi riallisciare le pagine del suo libro di scienze e non sei solo tu a sobbalzare accorgendotene, ma anche un congruo numero di persone e una volta tanto non c'è discussione c'è solo quell'unanimità cui tutti sospiriamo durante le pallose e lunghissime riunioni di condominio, l'unanimità della condanna per l'oscenità di quel gesto, di quel disprezzo per un oggetto - e l'idea che c'è dietro di esso - che sicuramente con gli anni aumenterà trasferendosi - perché no - sulle persone, ma che tutto sommato è già disprezzo per le persone, è veicolo di disprezzo, è messaggio lanciato al mondo; e a lei, che interrogata risponde che la maestra di scienze le ha già detto di non fare quel lavoro in classe e quindi lei per sfregio lo fa fuori, sembra invece totalmente normale una simile operazione; a quel punto io mi vorrei alzare e dire a questa presuntuosetta devastatrice ma dove diavolo sono i tuoi genitori? ma tua madre e tuo padre l'hanno visto il libro di scienze ridotto così? E non ti hanno detto niente oppure chessò dato quattro sonore bussolate in volto tanto per schiarirti le idee o per trasmetterti l'importanza di qualche - e dico almeno qualche - valoretto nella vita che non sia il tuo stramaledetto cellulare e quel ridicolo apparecchio che porti ai denti? (io l'ho portato l'apparecchio ai denti all'età sua e mai e poi mai mio padre che mi accompagnava tutte le settimane dal dentista mi avrebbe permesso un comportamento simile); io ovviamente non ho avuto coraggio di fare una simile scenata davanti a tutti; però appena la dodicenne è entrata dal dentista l'unanimità è stata raggiunta di nuovo: nonostante la sua faccia da schiaffi - la colpa era inequivocabilmente dei genitori (e non so cosa mi abbia trattenuto dal tirare in ballo ancora una volta il nome del nostro esimio Pres.Cons, che comunque c'entra sempre anche lui).

giovedì, febbraio 25, 2010

Ce l'ho, mi manca

Il mio medico: "Lo vede quello zerbino?"
"Si", rispondo io.
Il mio medico: "Bene, con i risultati delle sue analisi lei dovrebbe essere come quello lì. Sono un po' preoccupata".

A voi ve l'hanno mai detta una cosa del genere?
E' vero che i valori del mio emocromo erano più sballati di Morgan, però cavolo sentirsi dire che è stupefacente vedermi in piedi, mi pare un po' forte come affermazione.
E ovviamente, appena uscita da lì mi sono sentita tutti i sintomi di tutte le più impronunciabili anemie.
Ma io sono forte. Sono in piedi, dopotutto. Nella mia vita sono sopravvissuta a 5000 piastrine, praticamente alla disintegrazione del corpo umano. Col mio metro e ottantatre troverò anche stavolta il bandolo della matassa.
Alla grande. Sì sì, alla grande.
Non sono per nulla tesa.
Per nulla.

lunedì, febbraio 22, 2010

La molla fasulla

La mia teoria è: tutti abbiamo una pappamolla dentro.
Tutti abbiamo un desiderio di nullafacenza, di stanchezza interiore, di non essere ligi al nostro dovere, di scappare dalle nostre responsabilità.
Io, quando ero giovane, mi chiudevo nella mia cameretta e leggevo, leggevo, leggevo, finché (s)finivo il libro. Mentre mia madre mi commissionava molteplici lavoretti casalinghi, che io disattendevo adducendo pretesti di studio.
Oggi la mia pappamolla si manifesta facendomi perdere in lunghissime telefonate serali con le amiche, mentre tutto intorno esplode: le mie figlie devastano casa, tirano fuori per l'ennesima volta tutti i colori e tutti i fogli, mentre la testa di mio marito scoppia ed egli mi guarda con un misto di odio e di supplica. Ma la mia pappamolla non si fa intimidire. E' cento volte meglio mangiarsi una mela mentre si è al telefono a spettegolare piuttosto che nettare le terga di un pargolo.
Ne converrete con me.
Poi, certo, quotidianamente questa pappamolla viene surrettiziamente rimpiazzata da un assurdo senso del dovere che infardella tutte i momenti della giornata.
Anche se io so che lei è lì.
Immarcescibile amica.

mercoledì, febbraio 17, 2010

Mitopoiesi familiare

Comincerò col dire che mia sorella si è beccata una trave in testa nella sala d'attesa di un ospedale mentre accompagnava mia madre a fare una visita. Possiamo dire che ha avuto la via preferenziale per il pronto soccorso e siamo ancora qui a raccontarlo.
Ma in realtà oggi vorrei parlare di Mia Madre (che fregerò, per rispetto, della maiuscola). Ella attira i medici come il miele un orso. I medici l'adorano, ella è calda, burrosa, materna. Ispira fiducia. Cosa che invece dovrebbero fare loro.
E in tutto il bailamme che è succeduto alla trave in testa della peccatrice, Mia Madre era vezzeggiata e coccolata dal fior fiore dei professoroni che la circondavano. Mentre a quella poveraccia di mia sorella l'operaio, colpevole di incuria, non ha nemmeno chiesto scusa.
Mia Madre, leggermente ipocondriaca - ma che non esca da questa sede per carità!- possiede l'innata capacità di farseli amici, i medici. Anche quelli che incontra per la prima volta. Tutti si profondono in inchini innaturali, in lodi sperticate: insomma io sono arrivata alla conclusione che Lei sia il paziente perfetto. Quello con la giusta dose di bisogno di essere rassicurato, quello che segue alla lettera le istruzioni, quello che precede a volte addirittura la diagnosi per quanto osserva se stessa e si conosce, quello che mi-sa-che-quella-correntella-che-ho-preso-ieri-mi-ha- indotto-questa-brutta-tosse ma adesso ci pensi tu a darmi le medicine giuste anche se io intanto ho preso questo, questo e quest'altro.
Mia Madre è mitopoietica. Nel senso che il mito si fonda con Lei. Lei conosce (bene!, in amicizia, intendo) tutte i pasticceri del quartiere, esce a cena con (quasi) tutti i medici che la curano, storia di mantenere i rapporti, e a quelli con cui non esce a cena regala favolose scatole di marrons glacés o pandori ripieni a Natale ed in generale in tutte le feste comandate. Mia Madre sa bene cosa sia la riconoscenza e come questo sentimento si coltivi. Mia Madre non ha paura di stare male. Per Lei è quasi un sollievo passare da un appuntamento all'altro. Lei non è come noi comuni mortali che smadonniamo ogni qual volta dobbiamo cacciare di tasca il centone per la visita o peggio quando telefoniamo alla Sanità per prendere un appuntamento che ci danno tra vent'anni. Lei vive una placida malattia intervallata da sanità. Io la adoro. Adoro la sua capacità di farti partecipe dei suoi mali. La adoravo un po' meno quando mi costringeva, da adolescente, a farle massaggi sulla schiena dolorante dandomi tutte le istruzioni perché ciò le recasse il massimo del sollievo (con il massimo della mia fatica). Ma tutto questo è ormai entrato nel mito. Forse anche la mia stessa esistenza è mito. Infatti non credo di avere mai scritto questo post.

lunedì, febbraio 15, 2010

Presumo, dunque sono

Io sono una donna presuntuosa.
E potrei fermarmi qui.
Ma ho alcune cosette da rivendicare in proposito.
Se significa smazzarsi dalla mattina alla sera, prevedere i bisogni di tutta la famiglia, avere delle idee in continuazione - castrate da chi magari è meno sognatore -, pensare che tutto quello che si fa ha un senso per il semplice fatto che siamo qui ed ora, prevedere il futuro - sì, avete letto bene -, prevedere il futuro con i dati alla mano, sognare - cazzo! - sognare, permettersi un'alzata di testa ogni tanto e far fuoriuscire dall'orifizio buccale motti di sfottò o di ironica presa in giro, pensare di avere le idee chiare su alcune cosette, mentre intorno è tutto un fluttuare di incertezze, avere la certezza che tutti i nodi prima o poi verranno al pettine perché il proprio comportamento è retto ed onesto e non potrebbe essere altrimenti, lasciarsi indietro le persone che ci hanno fatto soffrire ingiustamente con rimpianto per gli affetti perduti ma con la sicurezza di essere nel giusto, cercare di tendere al meglio, amare le cose belle, odiare l'ipocrisia e i non detti. Se questo significa essere presuntuosa, ebbene sì, lo sono e lo rivendico.
E ti dirò di più: non ne trovi un'altra così.
Tientelo per detto.

giovedì, febbraio 11, 2010

Progettualità

Dai, si, andiamo alla riunione di classe, con tutti i genitori a sentire cosa c'è di nuovo per questi pupi che l'anno prossimo affronteranno il primo anno di elementari.
Ora i bambini di 5 anni fanno, pre-lettura, pre-scrittura, pre-calcolo, pre-tutto.
Sanno disegnare insiemi maggiori, minori, equivalenti o equipotenti. Mentre io sono talmente vecchia che gli insiemi non li avevano ancora scoperti.
Hanno una perfetta consapevolezza della loro identità, del loro posto nel mondo, nella famiglia, nella scuola. Sono miniature di ominidi perfettamente funzionanti. Si baciano anche sulla bocca.
Allora insomma ci troviamo con tutti questi genitori, tutti grossomodo ansiosi nei confronti della nuova scuola che i figli si troveranno ad affrontare, tutti ugualmente protesi verso le maestre nel tentativo di carpire qualche segreto sulla futura composizione delle classi. Ma il momento clou si raggiunge durante l'esposizione del cosiddetto "progetto di continuità", che sarebbe un progetto comune alla materna, alla primaria e alle medie dello stesso plesso scolastico. Ora, di per sé non ci sarebbe nulla di strano. Codesto progetto dura due anni. Uno era l'anno scorso: favole del mondo. Quest'anno tocca ai giochi del mondo. Il libro che i nostri pupi si troveranno ad analizzare è il rinomato "Libro della giungla" noto ai più come un testo in cui si esplica il gioco in tutte le sue molteplici sfaccettature, nevvero? Ma tutto questo solo dopo aver esaminato il gioco in tutti i continenti. Epperò, siccome l'è dura fare un gioco per ogni continente, ne prenderemo uno italiano (o guarda caso!) e i bambini lo costruiranno con le loro manine. Molto casualmente lo scheletro di codesto gioco (un elefante alla cui proboscide si infilano anelli colorati) è già stato fatto dal volenteroso marito di una delle insegnanti. Sicché i nostri bimbi, oltre ad imparare tutti i segreti della giungla, avranno solo da colorare l'elefante e la sua protrusione, esprimendo al meglio il loro talento creativo. A me, sinceramente, come progetto, pare un po' tirato per i capelli. Cioè mi dà più l'aria di un progetto cui servirebbero cinque anni per essere sviscerato e correttamente realizzato...ma insomma, visto che abbiamo di fronte ominidi quasi perfetti...