In love
venerdì, febbraio 05, 2010
"...o forse si stava avvicinando a quella condizione di vulnerabilità del cuore in cui anche i dettagli più minuti e banali assumono un carattere luminoso, trasfigurante." [Jonathan Coe, La casa del sonno]

Questa frase riassume appieno il fragile eppur così fondamentale percorso dell'innamoramento. Quell'attimo che abbiamo conosciuto mille volte (io un milione, continuo ancora adesso che sono sposata ad innamorarmi delle persone, uomini e donne, poco importa). La "vulnerabilità del cuore", che tante altre volte teniamo chiuso in una teca, gelosamente custodito per non farlo vedere a nessuno, nel caso dell'innamoramento si spalanca al mondo, alla persona che abbiamo di fronte rendendoci nudi all'altro e in fondo indifesi.
Ed è poi quella cosa che tutto sommato scompare in una relazione lunga, perché si tirano su tanti muri, pareti più o meno solide a delimitare il territorio. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è tuo. E non ci lasciamo più andare all'osservazione stupita di quelle banalità che prima costituivano l'essenza pura del nostro avvicinamento all'altro.
La scoperta dell'altro, di un altro che ci attira, amico o amore.
Perché, secondo me, il meccanismo dell'amicizia è lo stesso: passa per la meraviglia, per lo stupore della novità della differenza, del particolare insignificante che però ci fa diversi l'uno dall'altra e ci fa piacere quella cosa che noi non abbiamo.
Io me li ricordo così, tutti i miei innamoramenti.
Ché poi l'amore è un'altra cosa.
E' più di viscere e meno di cuore. E' più fatica che leggerezza. E' più costruzione che osservazione.

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posted by Annachiara at 11:49 | Permalink 7 comments
Panic rum
giovedì, febbraio 04, 2010

Il panico.
Si sta scatenando nella stanza delle bambine.
In questo preciso momento.
Lui sta urlando. Fuori dai gangheri.
Loro strillano e strepitano.
Piangono anche.
E' l'effetto del nuovo letto senza sbarre.
Dell'ipotetica caduta che stanotte ci potrebbe far alzare.
Mio marito cerca di spaventare la piccola perché si spiaccichi addosso al muro e non si muova punto.
Io sto valutando che forse abbiamo fatto una stupidaggine a comprare un letto alto più di un metro perché potesse contenere un altro letto sotto.
Pensa il volo.
Quanto può fare male.

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posted by Annachiara at 21:43 | Permalink 5 comments
Rivangare
lunedì, febbraio 01, 2010
Ieri, in uno di quei pomeriggi deliranti passati a casa di mia sorella, abbiamo rivangato il giorno in cui mio padre è morto. Ma quelle cose che si fanno nei dettagli. Meticolosamente. Il classico lavoro certosino.
C'è da premettere che quel giorno io non c'ero. Ero a Parigi ed ero reduce da una serata di follie, a riprendermi dalla sbornia. Una di quelle serate di cui ogni attimo ti rimane fissato nella memoria per sempre e lì per lì non capisci perché.
Nell'ordine: alla festa di fine anno della mia società un mio dipendente mi aveva massaggiato i piedi, avevo dimenato le mie chiappe sulla pista come una matta, avevo cantato dal palco, con occhio di bue puntato, "Nessuno mi può giudicare" della Caselli, puntando il dito sulla mia capa (non sulla mia testa, ma sulla persona della mia diretta responsabile, verso la quale all'epoca avevo molte recriminazioni), e bevuto di conseguenza. Ricordo ancora che la mia società aveva affittato una sala nel ristorante "La Coupole" uno dei più noti di Parigi. Alle tre di notte ed ogni ora a seguire, poi, mi aveva chiamato la moglie del mio collega scapestrato, per sapere se avevo sue notizie visto che non tornato a casa né rispondeva al cellulare. La mattina dopo io avevo il giorno libero. Il mio collega non si presenta in ufficio e la moglie continua a bersagliarmi di telefonate. Poi ho scoperto che era andato a dormire da un'altra collega e aveva deciso di lasciare la moglie. Diciamo quindi una serata coi fiocchi.
Quel giorno, quindi, ero piuttosto malconcia. Per non dire assolutamente ko.
E quando mia sorella mi ha chiamato per dirmi che mio padre aveva avuto un infarto, forse né lei, né tantomeno io, avevamo realizzato la gravità della situazione.
Poi, ieri, come altre ducento volte nel corso di questi 9 anni, ho fatto ripetere a mia sorella per filo e per segno cosa ha fatto quel giorno, cosa diceva papà, cosa diceva mamma, cosa dicevano i medici. Ma tanto so che la prossima volta le chiederò la stessa identica cosa. Perché ogni volta sembra chiaro, ma sempre incomprensibile. E ogni volta si aggiunge un piccolo dettaglio. Questa volta era l'autocritica di mia sorella. Che non si è accorta che la situazione era grave e quindi non mi ha detto di prendere subito l'aereo. Ha detto che faceva autocritica. Io l'ho fatta anche un po' sentire in colpa: eh certo se tu mi avessi detto chiaramente come stavano le cose io avrei preso il primo aereo e forse sarei arrivata a Roma in tempo almeno per dirgli addio.
Tanto so che non ce l'avrei fatta. Papà è morto velocemente, per non essere di peso a nessuno. Imprevedibile come mai lo era stato nella sua vita.
Allora - dicevo - noi siamo una famiglia di rivangatori. Noi rivanghiamo e rivanghiamo il passato nelle sue mille sfaccettature. Ci piace rimestare, farci un piantarello, ridere tra le lacrime.
Ma, dico io, non è molto più sano ed efficace questo di una psicanalisi?

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posted by Annachiara at 14:15 | Permalink 17 comments
Throw it away
martedì, gennaio 26, 2010
La mia questione di oggi è questa: come fa un medico (che si presume persona competente in materia delle cure di prossimità ad un neonato, e se non lui, chi?) a consigliare ad una puerpera, che ha partorito da quattro giorni - solo perché ha la febbre, i capezzoli doloranti, il seno gonfio ed è sotto antibiotici (dati da lui, ovviamente) - di tirarsi il latte e buttarlo? Oltre, ovviamente, a cominciare a dare alla figlia latte artificiale.
Il latte materno è preziosissimo! Con quale coscienza e fedeltà al giuramento d'Ippocrate si può scientemente invitare una donna a buttarlo?
E comincio a pensare che sia un complotto che inizia dall'ospedale. Nessuno ti insegna ad allattare o a cambiare un pannolino o a non far scambiare al bimbo il giorno con la notte (e ci sono le puericultrici all'uopo in ogni ospedale, in grado di dare consigli che spesso per pigrizia, per mancanza di tempo o di strutture adatte, non vengono dati). E allora, finché sei in ospedale, se hai la fortuna di aver scelto il rooming in, puoi sperare che tuo/a figlio/a si attacchi al seno come meglio crede e nella maniera giusta, prendendoti tutto il tempo per sperimentare, senza che il neonato sia nutrito nella nursery a glucosio o latte in polvere. Poi, quando torni a casa e vai dal pediatra, spesso, alla prima difficoltà (e di difficoltà ce ne sono, questo è certo: perdita di peso, inappetenza soprattutto) ti viene suggerita l'aggiunta di latte in polvere. E poi, dopo l'aggiunta di latte, ti viene consigliato di smettere e cominciare lo svezzamento a tre mesi. E se una madre si oppone, è durissimo andare avanti. Allora devi avere delle certezze incrollabili. Una grossa fiducia in te stessa e nella tua missione in quel momento. Perché - poche storie! - allattare un figlio è una missione, spesso accidentata. Diventa una cosa piacevole dopo che tutto è rientrato nella norma, si sono creati dei ritmi e fisicamente ci si è riprese dal parto. Ma per i ritmi c'è bisogno di tempo e pazienza. Tantissime sono le cose da imparare quando nasce un figlio. Ma poche sono le persone disposte ad insegnare, pur avendone tutte le qualifiche. E allora, in questo limbo che è il primo periodo di vita di un bimbo, le scelte di una madre e dell'ambiente circostante che la supporta sono importantissime per il benessere del bambino. Non dimentichiamolo. Uno scatto di palle si può avere di fronte ad un medico che ci chiede di smettere di allattare perché prendiamo antibiotici. E soprattutto ci consiglia di buttarlo, quel latte.

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posted by Annachiara at 21:46 | Permalink 20 comments
Sbriciolamenti
venerdì, gennaio 22, 2010
L'implosione della mia casa ha rimestato nel torbido delle mie pulsioni omicide.
In questo periodo le mie figlie fanno lo sciopero della colazione. Cioè possono stare anche un'ora e mezza con la tazza di latte davanti, traccheggiare (come dicono a Roma) non bevendo nemmeno un goccino e quando sono fortunata non rovesciandola, ma sbriciolando sistematicamente qualsiasi cosa edibile alla portata delle loro dolci manine: corn flakes, fette biscottate, pane, biscotti.
Quando tutti e tre, la grande, la piccola e il loro papà, escono da quella porta io mi ritrovo sola con un tappeto di briciole.
Ecco, questa storia delle briciole proprio non si riesce a risolvere. Non si riesce a sensibilizzare la prole su questo punto. A loro scivola (appunto!) addosso. A me invece la briciola mi rimesta il sangue. Farà parte di quella stupida fobia che avevo da piccola, riguardo le cose piccolissime simili ad insettini (che magari erano solo acari giganti oppure io ero già cecata ed era semplicemente il mondo intorno a me), ma queste briciole dovunque mi stressano assai.
Ma il peggio sapete qual è? E' che mia madre, l'altro giorno, osservando col suo occhio critico la situazione, lei che non si ricorda nulla di quando eravamo piccole per una sorta di rimozione cosmica, proprio lei sentenziava: "Anche tu eri così. E c'hai beccato un sacco di botte!".

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posted by Annachiara at 11:04 | Permalink 14 comments
Inibitorio
martedì, gennaio 19, 2010
Sono una donna fortunata.
Ieri sono stata la prima ad entrare in sala operatoria, il che ha i suoi vantaggi.
Primo: i medici sono freschi e non hanno mani tremolanti, sono simpatici, hanno appena fatto colazione e rimane loro dentro quel cucchiaino di zucchero di cui noi pazienti affidati alle loro cure abbiamo tanto bisogno.
Secondo: il personale paramedico ha appena attaccato il turno, tutti hanno delle cuffiette che rischiano di farli passare per medici e ciò li riempie di felicità e dà un senso più alto al loro lavoro. Essere scambiati per anestesista è comunque lusinghiero. Foss'anche da una mezza cecata come me che senza occhiali non vede (ovviamente!) ma non capisce neanche nulla degli eventi che si dipanano intorno a lei.
Terzo: devi essere operata tu perché abbiano inizio le danze. E questa, signori miei resta una verità incontrovertibile.
Però può anche capitare che l'anestesista sia malato e che tutto l'ospedale si attivi a cercarne uno disponibile. Può anche capitare che il chirurgo debba aspettare l'anestesista e per non saper che fare ti legga tutte le clausole della privacy discutendole amabilmente, così, tanto per passare il tempo.
E poi, dopo tutto ciò, è chiaro che tu ti risvegli dall'anestesia urlando che il medico è bellissimo e cantando tutto il repertorio di Baglioni tipo: "E' domenica mattiiina si è svegliaaato già il mercatooo!".
Se rinasco faccio l'anestesista.
La questione della caduta dei freni inibitori mi attira un sacco.

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posted by Annachiara at 13:05 | Permalink 8 comments
Hospital in a winter day.
giovedì, gennaio 14, 2010
Allora oggi, per non saper che fare, mi sono recata in ospedale a fare tutta una serie di esami propedeutici per un'operazioncina da nulla che lunedì la mia gamba sinistra sosterrà in "day surgery" come chiamano adesso gli interventi ambulatoriali. Allora rispetto all'anno scorso che avevo fatto la gamba destra la location è cambiata non poco poiché l'ospedalozzo si è rinfrescato i connotati i dirigenti hanno voluto fare manifestamente gli sboroni costruendo un C.U.P. nuovo di zecca che funziona che non bisogna più aspettare ore per pagare (cioè ma vi rendete conto della distorsione? aspettare ore per pagare soldi ad un ente pubblico?) che c'ha dei posaceneri nel cortile grossi come il leone di pelouche di mia figlia o che comunque ne occupano sicuramente la stessa cubatura che c'ha luci sgargianti e che anche il nome del reparto di day hospital hanno cambiato che assona molto col "sor pampurio" d'infantile mia memoria e che sembra bello e divertente poi però ti rendi conto che il sor pampurio ti lascia aspettare ore di fronte alla porta d'uscita sul freddo gelido che si apre ogni 5 secondi e che non è una di quelle porte scorrevoli che si aprono a peso ed ho scoperto che vanno a peso perché una volta la mia povera figliola è rimasta chiusa nello spazio tra le due porte scorrevoli dell'uscita perché era troppo leggera per fare aprire la seconda e io non sapevo cosa fare per attirare l'attenzione di qualche addetto del negozio perché incidentalmente l'avevo preceduta e mi trovavo fuori del negozio peraltro sotto un diluvio universale senza ombrello e senza tettoia sbracciandomi all'indirizzo della cassiera tutta intenta al suo lavoro e non potevo nemmeno entrare nel negozio con la paura che poi qualcuno uscisse e mi portasse via la mia figlioletta insomma una situazione da incubo che mi ha fatto scoprire che le porte scorrevoli funzionano a peso (e non è bene accetta la battuta che coi miei chili si apre per forza) dicevo insomma che al sor pampurio la porta è quella dell'uscita di emergenza con maniglione antipanico utilizzata come accesso principale al C.U.P. con un viavai di gente incredibile e peraltro ho visto in quattro ore una varietà di umanità indescrivibile brutti bellissimi vecchi stravecchi mamme con neonati e padri isterici con in testa un cappello con la piuma e un bambino in una carrozzina imbacuccato che peggio di un eschimese fuori dalla porta del suo igloo zoppi ingessati bambini con arti rotti e stampelle fare quattro volte lo stesso percorso gente che usciva a fumare utilizzando il posacenere grande come l'orso di mia figlia che poi mi sono sempre chiesta come fanno a svuotarli quei posaceneri con tutta la sabbia dentro ci sta forse una paletta speciale? e poi oggi l'ho scoperto: fanno il vaso profondissimo e portano via sabbia e sigarette poco per volta svuotando e poi riempiendo di nuovo senza soluzione di continuità e oggi era al livello più basso per cui mi sono dovuta abbassare praticamente a 135 gradi per riuscire a spegnere la sigaretta ho poi parlato con un'infinità di persone ho riempito moduli con le malattie pregresse ad almeno quattro vecchi perché il day hospital è un po' come il fai da te ti danno dei moduli da riempire e se non hai penna e occhiali e magari hai qualche annetto di troppo come è il caso della maggior parte delle persone a chirurgia vascolare allora sei proprio fregato e come fai se non c'è la martello che ti riempie il modulo tipo ce l'ha mai avuta la gotta? l'ipertensione? l'arteriosclerosi? dorme bene? tachicardia? si sveglia con l'affanno? quanti cuscini usa per dormire? usa i preservativi oppure ogino? (quest'ultima era una battuta ma il livello era veramente personalissimo e imbarazzante a trattare con emeriti estranei) tanto che un tizio dopo la mezz'ora che ci abbiamo impiegato a riempire la sua cartella mi voleva pure offrire un caffè, nella fattispecie lui (presumo ultrasessantenne) mi aveva appena risposto a delle domande riguardanti l'intimità di suo fratello ottantenne insomma praticamente il delirio ma io ho vissuto anche il mio momento di gloria durante il colloquio con l'anestesista che mi ha accolto stringendomi la mano (cosa assolutamente singolare) e dicendomi che la mia personale cartella era stata da me riempita superbene, in maniera assolutamente accurata e che forse potevasi dare il caso che ero una collega medico no mi spiace caro sono solo una con un'intelligenza media anche per certi versi sotto la media che ha risposto accuratamente a tutte le domande e che si trova a ricordare il nome esatto dei tre interventi da lei subiti (tra cui 2 cesarei) sicché voglio dire non è che sia proprio un merito straordinario....ma tant'è, mi becco i complimenti e per lunedì mi devo presentare con le pudenda depilate, integralmente mi raccomando! - mi ha detto l'infermiera. Topa al vento, come si suol dire.

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posted by Annachiara at 22:23 | Permalink 10 comments