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mercoledì, luglio 04, 2012

Ciance su un addio

Bando alle ciance, riprendiamo argomenti fatui, ché cosa non si fa per andare avanti. E questo film merita la Palma d'oro del fatuo. Produzione Bollywood*, ricca, sicuramente, piena di giovani e belli attori indiani. Ambientazione indiani trapiantati in America, quindi assai lontano dalla tradizionale India, questo film parla di tradimento. Quel tradimento extraconiugale che non rimane una scappatella, ma si trasforma in amore e come tale fonte di guai. L'amore, come dice la voce fuori campo durante i titoli di coda (sono rapida, passo già al finale), è passione, rispetto e condivisione
Se manca tutto questo, la coppia si scoppia.
Il problema fondamentale è che nella vita di tutti i giorni siamo sommersi da talmente tante urgenze che queste tre cose rischiano di non andare di pari passo, magari una è predominante rispetto alle altre, oppure tutte e tre si attenuano in nome di un quieto  vivere.
Io credo che al di là della storia smielata sullo sfondo - la protagonista non smette di piangere un secondo dall'inizio del film, il senso di colpa la trafigge - il contenuto ha molto senso. Il rapporto di coppia rischia di diventare abitudinario e sterile senza la giusta alchimia dei tre elementi indicati. E due persone rimangono rinchiuse in un recinto che hanno creato, ognuno con le sue illusioni. Quando uno dei due incappa in un altro/a, che lo riporta a quei tre elementi in pari quantità, l'illusione scoppia. Si frantuma alla luce del sentimento, che da un lato non c'è più e dall'altro cresce inesorabilmente.
Che dire. Ognuno avrà sperimentato tradimenti più o meno sostanziali. Più o meno turbativi del rapporto di coppia "ufficiale". Ma è un'evidenza che la scappatella per chi tradisce non ha senso (lasciamo perdere la visione del tradito centro del mondo che prende tutto sul serio, non ho nessuna intenzione di compatirlo). Quello che invece ha senso - e tanto - è il tradimento che innesca l'innamoramento. E allora son guai. E non c'è santo che tenga. Ti conviene "Non dire mai addio".

*“Non Dire Mai Addio” di Karan Johar

domenica, settembre 11, 2011

La rivoluzione dell'evoluzione: la coppia in tre stati oppure staticamente trina.

Un amico mi consiglia caldamente la lettura di un rivoluzionario saggio di psicologia*, rivoluzionario per il single e la coppia, che si presenta come un vademecum per sprovveduti. Io me lo compro, per la modica cifra di 6€90 e me lo leggo nello spazio di un dopo pranzo.
Quella che segue ne è la sintesi, che mi piacerebbe condividere con i miei lettori più attenti e curiosi, sintesi stile meringa, ovviamente. Astenersi deboli di cuore.
Allora, il comportamento di noi comuni mortali evolverebbe secondo un rigido e trino schema che dallo stato di bambino passa allo stato di adulto fino ad arrivare allo stato di genitore, laddove il bambino si caratterizza per non essere autosufficiente ed avere quindi bisogno di qualcuno che si occupi costantemente di lui; l'adulto invece brilla per menefreghismo e nombrilismo, non ha bisogno di nessuno, prende quello che gli pare e non dà niente a nessuno a meno che non gli torni utile; l'evoluzione allo stato di genitore implica una sicurezza di sé, attenzione e cura dell'altro.
Il bello è che tutte queste tre personalità possono riscontrarsi in ognuno di quelli che convenzionalmente chiamiamo adulti, grazie alla capacità di adattamento dell'individuo alle diverse situazioni della vita. Oppure grazie a quelle che non ha, e in questo caso abbiamo un nevrotivo che dispone solo di una delle suddette tre personalità. Tipo che se la carta di credito non funziona dal benzinaio e io mi metto a piangere, mi comporto in maniera infantile invece di gestire da adulto questa situazione; oppure bussa alla porta il mio migliore amico che ha un problema con la fidanzata e vuole parlare, mentre io mi metto ad elencare tutti i miei malanni. Questi sono esempi di comportamenti nevrotici, secondo il nostro autore, cioè che non sono in grado di far fronte alla situazione e adattarsi alle sue conseguenze. E in buona sostanza, chi dovesse manifestare sempre una sola delle tre personalità descritte è definitively un/una nevrotico/a, anche se non ha avuto nessun trauma da bambino. Una questione di carattere, insomma. Poi c'è il gioco delle coppie: quali sono quelle che si assortiscono meglio. Dove la meringa si butta a pesce. Ovviamente la coppia perfetta è quella in cui entrambi sono alternativamente bambino/adulto/genitore, in cui i due si adattano e cambiano comportamento a seconda della situazione. Sono quelli sempre on topic, insomma. Poi, se sei particolarmente disgraziato appartieni alle altre tipologie, e quella in assoluto peggiore è la coppia bambino/bambino. Immaginate la catastrofe: nessuno dei due che sa prendere una decisione, nessuno che sa fare un passo in avanti, ma nemmeno indietro, bisogno di rassicurazione/impossibilità ad averla a go-go. Pare che finisca male. Generalmente con uno dei due che schiatta. La cosa strana di questa pubblicazione è che fa finire con la morte di uno dei due praticamente tutte le coppie tranne quella bambino-adulto-genitore....infatti è quello che succede anche nella coppia bambino-adulto, dove pare che di solito l'adulto finisca con l'ammazzare il bambino; o come in quella bambino-genitore, in cui generalmente il genitore si stufa di accudire il bambino e il bambino entra in una sindrome dell'abbandono che gli fa odiare a tal punto il genitore da volergli rovinare la vita per sempre; o la coppia adulto-adulto, che funziona finché ognuno si fa i fatti suoi, ma quando uno dei due finisce per limitare la libertà dell'altro il tutto pare possa finire sul modello della guerra dei Roses [per chi non sapesse di cosa si tratta, è la storia di una coppia che si sfrantuma tutti i suoi averi pur di non cedere un millimetro l'uno all'altro finché entrambi (SPOILER!!!) si sfracassano l'osso del collo cadendo da un lampadario. E muoiono.]; un po' meglio per la coppia adulto-genitore, in cui entrambi si illudono di lasciare libero l'altro, questo tipo di coppia finisce generalmente senza troppi danni; la coppia genitore-genitore, dove ognuno è una star ed entrambi si mettono sempre in scena e finché hanno pubblico la storia funziona, dopo si passa all'eliminazione fisica dell'altro che ci ruba la scena. Quello che viene sottolineato nel libro è che a seguito di questa suddivisione di stampo evoluzionistico del comportamento umano si possono spiegare tutta una serie di nevrosi o comportamenti nevrotici non riconducibili ad un trauma. Cioè sei nevrotico perché ti comporti da bambino in una situazione che richiede un comportamento da adulto o da genitore. Chiedi senza dare insomma, oppure ti prendi troppo sul serio e non sai tirare fuori la parte di bambino che c'è in te.
E dopo questa lettura, bando alle ciance, mi sono messa ad esaminare il mio rapporto di coppia per capire quanto ancora durerà! E vi esorto tutti a fare la stessa cosa!
Come avrete capito, come professionista delle scienze sociali, mi esimo dal dare un giudizio scientifico sull'opera. E questo solo perché è fine estate e tempo di bilanci.


*Alla ricerca delle coccole perdute di Giulio Cesare Giacobbe, ed. Ponte alle Grazie, 2004

lunedì, maggio 24, 2010

Cose da uomini

Tizio a me: "Beh, ma scusa, visto che fai la casalinga, potresti far fare a tua figlia il tempo ridotto. Io, quando vado ogni tanto a mangiare a casa e mia figlia non c'è e dopo mi faccio una pennica sul letto davanti alla televisione, poi mi sento in colpa, perché lei a scuola la fanno dormire con un cuscino sul banco. Come vorrei che fosse con me. Io la lascio a scuola perché sono obbligato, ma tu potresti prenderla all'una!" [e tenertela a pranzo, poi tutto il pomeriggio e fare con lei (e con l'altra, perché io ne ho anche un'altra) un sacco di attività ricreative, molto meglio che a scuola].

Cazzo. In una botta sola mi sono beccata della "casalinga" e della "mamma sconsiderata".
E invece di saltargli al collo, io mi sono pure giustificata, seppure in tono scocciato: "Ma io veramente sono pure laureata. Vorrei riprendere a lavorare prima o poi e se le bimbe non fanno il tempo pieno non è possibile".

Epperò, nel caso in cui il mio interlocutore sia mio marito, non gliene faccio passare una.
Ieri la discussione verteva sul fatto che io me la prendo, secondo lui, per delle stupidaggini. Per cose di poca importanza, che non necessitano un tale rodimento. E che, insomma, non vale la pena stare male per così poco. Ho cercato di fargli capire che è proprio lasciando correre certe "stupidaggini" - che lo sono, ci mancherebbe, lo sono -, le madri tirano su maschi assolutamente distratti da tutto ciò che è casalingo e che costituisce comunque inevitabilmente la base della vita di ogni famiglia. E i mariti (maschi) sono distratti perché le loro madri hanno lasciato correre sul fatto che i loro figli non prestassero attenzione a dove buttavano i vestiti, a smollicare per terra profusamente, a non sgrullarsi le mani nel lavandino dopo essersele lavate. Tutte cose di poca importanza. Concordo. Così come un mattone, di fronte all'intero palazzo, è di poca importanza. Ma mattone su mattone si costruisce il palazzo. E stupidaggine dopo stupidaggine si costruisce il carattere di una persona. Che incidentalmente poi io mi trovo per marito.
Quello che volevo cercare di far capire a mio marito è che io me la prendo così per delle stupidaggini perché è un ingiusto privilegio quello di avere una persona che ti pulisce e mette a posto tutto quello che lasci dietro di te di sporco e disordinato. Ed è un privilegio che non è giusto che lui abbia, perché questo carico di quotidianità (e non intendo qui il macroscopico, tipo lavare i piatti, per terra, i bagni etc.), di "stupida" quotidianità, di "invisibile" quotidianità, che può diventare però faticosissima -
e non è che perché io sono donna e incidentalmente casalinga che mi diverta a farlo -, se invece viene diviso in due può essere più piacevole, più giusto e più vivibile.

Nell'attesa di poter schiavizzare le nostre figlie, ovviamente.

venerdì, febbraio 05, 2010

In love

"...o forse si stava avvicinando a quella condizione di vulnerabilità del cuore in cui anche i dettagli più minuti e banali assumono un carattere luminoso, trasfigurante." [Jonathan Coe, La casa del sonno]

Questa frase riassume appieno il fragile eppur così fondamentale percorso dell'innamoramento. Quell'attimo che abbiamo conosciuto mille volte (io un milione, continuo ancora adesso che sono sposata ad innamorarmi delle persone, uomini e donne, poco importa). La "vulnerabilità del cuore", che tante altre volte teniamo chiuso in una teca, gelosamente custodito per non farlo vedere a nessuno, nel caso dell'innamoramento si spalanca al mondo, alla persona che abbiamo di fronte rendendoci nudi all'altro e in fondo indifesi.
Ed è poi quella cosa che tutto sommato scompare in una relazione lunga, perché si tirano su tanti muri, pareti più o meno solide a delimitare il territorio. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è tuo. E non ci lasciamo più andare all'osservazione stupita di quelle banalità che prima costituivano l'essenza pura del nostro avvicinamento all'altro.
La scoperta dell'altro, di un altro che ci attira, amico o amore.
Perché, secondo me, il meccanismo dell'amicizia è lo stesso: passa per la meraviglia, per lo stupore della novità della differenza, del particolare insignificante che però ci fa diversi l'uno dall'altra e ci fa piacere quella cosa che noi non abbiamo.
Io me li ricordo così, tutti i miei innamoramenti.
Ché poi l'amore è un'altra cosa.
E' più di viscere e meno di cuore. E' più fatica che leggerezza. E' più costruzione che osservazione.

giovedì, gennaio 07, 2010

Couples

Lei è bella, perfetta in tutto e per tutto, adorabile e adorata dai suoi figli, cucina divinamente, si veste ancora meglio; lui è belloccio, sempre superimpegnato sul lavoro, dedica alla moglie e i figli i giorni comandati.
Lei è una donna burrosa, capelli rossi, lineamenti antichi, restauratrice, spiritosa e autoironica quanto basta per non soccombere a lui, uomo maturo, navigato, onniscente ed anche un po' sfuggente, con un non so che di solitario che non guasta.
Lei è atletica ma non eccessivamente magra, simpatica, ironica, presa dai suoi tre figli il giusto e non troppo, vagamente ossessionata dai soldi nel senso che cerca in tutti i modi di risparmiare ma sempre con l'idea positiva del riciclo; lui è un compositore, svagato quel tanto che basta per mantenere un'aria chic-trasandata, ma più perché si è veramente dimenticato di pettinarsi che non per questione di look.
Lei è simpatica, iperattiva, ha sempre una soluzione per tutto, lei è la problem solving per eccellenza, autorevole donna in carriera ma con un solido interesse per la famiglia che segue e comanda a bacchetta, anche a distanza; lui è schivo, orso, ascolta molto la radio, meglio se parlano gli altri, ma quando apre bocca son cavoli, pregno di senso, una parola è poca due son troppe, ha le mani d'oro, è il bricoleur per eccellenza, il re mida del fai da te, trasforma in gioiello anche la merda di vacca, e con estrema modestia.
Lei è ironica, a volte troppo, mantiene sempre una sorta di distacco super partes, adora però essere al centro dell'attenzione, avere l'ultima parola su tutto, manifesta spesso e volentieri desiderio di evasione; lui adora la musica, più psichedelica è meglio è, è molto preso dal suo lavoro ma è anche molto coinvolto dalla vita familiare, adorato dai bambini piace molto anche alle mamme.
Lei è intraprendente, solare, salutista e salutare, fa sempre molti progetti; lui è il classico uomo affidabile, spalle grosse, idee produttive, porta sempre a termine ciò che inizia.

Queste sono le coppie che mi circondano.
Ci sono anch'io là in mezzo
. Questa varietà mi piace. Mi solletica l'immaginazione.