

Vorrei far soffermare

Tralascio in questa sede il discorso sui giocattoli (non) prodotti a norma che si conclude in un nulla di fatto, almeno per quanto riguarda la grande distribuzione.
Quello che mi interessa è focalizzarmi sulla quantità di batterie utilizzate nei giocattoli per neonati e bambini. Senza le quali, spesso, il giocattolo non funziona correttamente e la sua presenza in casa si riduce all'utilità di un soprammobile. Dette batterie si trovano spesso nella pancia del giocattolo in numero di tre o più, che il genitore deve avere in casa o comprare alla bisogna. Quel che è più sconcertante è che ormai la quasi totalità delle bambole, addirittura, sono munite di pancia batterica. Perché esse piangono, fanno la cacca o la pipì, sbavicciano lacrime e saliva, ma questo solo se munite di batterie. Altrimenti questi poveri bimbi si ritrovano con una pupa panzona di difficile trasporto e somigliante sempre più ad un automa per tratti somatici inquietanti.
Ma questi banali discorsi sono nulla in confronto alla difficoltà oggettiva di smaltimento di detti giocattoli. Di per sé, con le pile interne sono un rifiuto urbano pericoloso. E spesso coloro che li gettano nei rifiuti nemmeno lo sospettano o comunque non pensano ad estrarre le pile. Per non parlare del costo di tutte queste batterie. Se ogni gioco a pile ne possiede in media tre, e mettiamo che in Italia almeno un bambino su due abbia ricevuto almeno un gioco a pile, il conto diventa disastroso in termini di pericolosità e di costi di smaltimento.
Se l'Unione Europea intende conformarsi ad un'idea - anche vaga - di sviluppo sostenibile, certo oltre che agire sulle modalità di smaltimento dei rifiuti pericolosi dovrebbe agire presso le case che fabbricano i giocattoli in maniera da ridurre la pericolosità degli stessi. Ma qui si apre un altro, lunghissimo, discorso.