lunedì, febbraio 25, 2008

Scende lieve lieve

Sono arrivata alla tenera età di trentotto anni perché vedesse la luce la mia prima settimana bianca.

Saluti a tutti e arrisentirci.

P.S. Ovviamente non sono diventata ricca tutto d'un tratto. Ho solo sfruttato bene le mie conoscenze....non ho mai messo i piedi sulla neve prima d'ora e non comincerò certo a lanciarmi sulle piste nere, ma nemmeno sulle piste in genere. Diciamo che anelo a stare un po' al sole in panciolle, sperando che mia figlia non si sfracelli sul bob.

giovedì, febbraio 21, 2008

Brigitte

L'inizio è duro, perché ci sono tante cose da fare, soprattutto tante da delegare. Pare che un manager, per essere un buon manager, debba saper delegare. C'è chi dice che in primo luogo deve saper dare l'esempio, chi ancora che deve saper fare il lavoro dei suoi collaboratori.

Nei corsi di formazione manageriale si parla di bisogni piramidali, laddove il piu' infimo e basico da soddisfare è il bisogno alimentare e quello piu' nobile è la realizzazione personale nella professione, passando per il bisogno di sicurezza e di considerazione. Questo significa, in poche parole, che finché i bisogni alimentari non sono soddisfatti, il collaboratore non potrà dare di piu'. Sarà sempre impegnato a pensare a cosa potrà comprare per cena, a cosa dovrà rinunciare. Una volta sicuro da questo punto di vista, dovrà trovare un alloggio dove ospitare lui e la sua famiglia, la possibilità di un contratto a durata indeterminata, vacanze dignitose. E via cosi, laddove l'essenza stessa del lavoro, quella che sembrerebbe delinearsi attraverso i corsi manageriali, verrà sempre piu' a coincidere non tanto con i beni da esso prodotti ma piuttosto con il grado di realizzazione della persona che lo produce. In poche parole, piu' si sale nella scala gerarchica e meno materiali saranno i bisogni. Al Top non c'è spazio per i crampi di fame allo stomaco.

Altro dettagli importantissimo che appare (non si capisce bene da dove: statistiche, inchieste di soddisfazione o altri sistemi inquisitori?) ben chiaro è che i soldi non sono un fattore di motivazione per i dipendenti. Piu' si ha e piu' si desidera. Detto in soldoni, si parte dal principio che non si è comunque mai soddisfatti del proprio stipendio. Per cui, voi, ô Managers, non pensate di cedere a richieste di aumento di salario, ché - tanto - non migliora la produttività dell'impresa.

Interessanti i seminari di management. Si esce pensando di essere persino fortunati a fare un lavoro di soddisfazione ed essere pagati una miseria.


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Davanti ad Annachiara c'era una donna un po' austera, caschetto biondo, giovane e di poche parole.

Brigitte sa delegare, questa è la sua nomèa, di quel tipo di delega che non implica il controllo sul lavoro fatto. Ha sempre la soluzione, che Annachiara applicherà, e sempre la risposta giustamente acida, che Annachiara ingoierà.

Diciamo che il rapporto tra le due è buono. Annachiara lavora tanto, forse all'inizio non sempre benissimo, vista la sua inesperienza, ma cerca di palliare a cio' con tanta, tanta buona volontà. Potremmo parlare qui di zelo. Non eccessivo, perché rimane sempre vigile la capacità critica, ma senza dubbio la nostra eroina si abnega niente male nel lavoro. Il problema è, pero', che Annachiara lavora troppo. Troppe sono le domande che fa. Troppe volte richiede l'intervento della sua capa, per risolvere problemi. E questo è mal visto. Bisognerebbe piuttosto fare finta di niente. Far finta che va tutto bene. Il problema è pero' che nella Società tutto funziona gerarchicamente. Si rompe una lampadina, il tuo capo domanderà al suo capo che domanderà al suo capo e cosi via. Una volta, l'amministratore delegato ispeziono' le toilettes per verificare se veramente non ci fosse la carta igienica (il personale si era lamentato di non avere da parecchio tempo di che servirsi). Dopo questa visita, l'amministratore delegato in persona informo' Annachiara, interessatasi del fastidioso affare, che il contratto con la ditta di manutenzione era, da tanti anni, per soli 40 rotoli al mese, e che, sebbene l'organico della Società fosse ultimamente aumentato, nessuno aveva mai pensato ad aumentare la quantità prevista. La prosperità beffata dal bisogno primordiale.

Diciamo che questi interventi di Annachiara, oltre a perorare cause perse, tipo abbassare il livello di riscaldamento in estate, erano indirizzati spesso a questioni di fondo, come la formazione sul servizio reclami per persone prive di esperienza che si trovavano a trattare reclami telefonici, il corretto direzionamento delle chiamate entranti, il problema spinoso dell'assenteismo. Tutte questioncine che si risolvono da sole se ignorate completamente.

Ma che dire del rapporto tra le due? Brigitte teme la sagacia della nostra eroina, tenta di fermarla, soprattutto quando riceve dall'alto rimproveri del tipo che ognuno deve fare il suo lavoro. Allora si scatenano tempeste: tu devi rimandare il Cliente verso di me e non trattarlo tu, non devi prendere decisioni, non devi fare il mio lavoro. Ecco lo sbaglio: l'assenza di Brigitte nella produzione, provoca pericolose ingerenze. Che ognuno si occupi del suo lavoro. Se sa.

Il principio che regge l'impegno della nostra eroina è che le cose devono essere fatte, ad ogni costo. Ma l'eterno dilemma è se chi deve fare le cose non c'è, o non è capace, o non sa di doverle fare, a chi tocca? Certo, se si parte dal principio che la capacità principale del manager è quella di saper delegare, tocca sempre a qualcun altro. Per Brigitte, delegare significa delegare non solo i compiti, ma anche le responsabilità. Per cui tutto diventa responsabilità di qualcun altro. E questo principio funziona di fronte a qualsiasi interlocutore, che sia la contabilità, il dipartimento di qualità, il Cliente (!), i collaboratori. Molto spesso, tutto diventa responsabilità di Annachiara. Onori e gloria, polvere e umiliazione.

Ma Brigitte sa essere una capa giusta. Dà a Cesare quel che è di Cesare e ad Annachiara quel che si merita. Piu' volte le propone anticipati avanzamenti di carriera, succulente proposte di posti che si libereranno o che, con un po' di fortuna, non saranno soppressi, o che prevedono persino un distaccamento nella ridente periferia parigina. Annachiara a volte declina la preziosa offerta (per ovvi motivi), a volte si trova in altri modi beffata.

L'ultimo dialogo con la sua capa - e tralasciamo qui i complimenti ricevuti nel corso degli anni, i numerosi colloqui di valutazione personale superati con ottimi risultati, le speranze di carriera alimentate a torto o a ragione - data di ieri. La capa desidera sapere quali sono le sue intenzioni, visto che non esiste attualmente nulla di possibile per un'evoluzione di carriera.

Quali vuoi che siano, B., le mie intenzioni. Cosa vuoi che faccia? Che deponga sul tuo tavolo la mia purulenta lettera di dimissioni? Che la riempia di tutti i piu' orribili insulti e esempi di incapacità che si possano immaginare? Oppure preferisci che tutto avvenga in maniera indolore. Che io scivoli via senza dare fastidio? Sciolta come una meringa bagnata di saliva?

mercoledì, febbraio 20, 2008

Sdentata

Parigi. Interno notte.
Una pipì scappa a tutti la notte.
A me scappa la pipì col botto.
Nel senso che stramazzo a terra facendo il botto sul parquet.
Il botto con l'incisivo destro.
Il dente più bello. Più prezioso.
Spezzettato sul parquet.
Io una vecchia di ottant'anni. Tutto d'un colpo.
Arranco fino allo specchio.
Non una goccia di sangue.
Solo l'irrimediabile danno al frutto dei miei sette anni di apparecchio.
Tre giorni di vergogna in ufficio.
Io, sempre loquace, ridotta ad una mummia silente.
Poi, un dentista fa il miracolo.
Riattacca il moncone che però si ristacca, ovviamente, dopo qualche giorno.
Allora comincia la trafila della ricerca del miglior dentista all'uopo.
Compreso uno che mi ficca le mani in bocca senza nemmeno i guanti dopo avermi stretto calorosamente la mano che veniva da almeno tre cambi di metro parigino.
Quisquilie.
Sappiate che questa donna sdentata ha conosciuto il suo attuale marito in quelle condizioni di menomazione, ché nessuno si sarebbe nemmeno fermato a rimirarla. Il resto, quindi, non deve essere tanto male!
Ed ora, a distanza di sei anni, dopo diverse protesi e rappezzamenti vari, sta per arrivare il dentone definitivo, quello che non si staccherà mai più. Quello che mi porterò fino alla tomba.
Vi prometto un accurato primo piano della parte ad attaccamento avvenuto.

lunedì, febbraio 18, 2008

Come nessun'altra. Mai.

Prima di morire, ha chiamato una persona alla quale voleva chiedere scusa.
Un medico che le aveva predetto che si stava sbagliando.
Lei non volle seguire i suoi consigli.
E ora stava morendo.

Io amavo molto questa donna speciale.
Era la mia a volte prima mamma.
E' grazie a lei se io sono come sono.
Grazie a lei se ho letto tutto quello che ho letto, se ho conosciuto il cinema, le manifestazioni, la politica, la razionalità e il sentimento, la rabbia per le ingiustizie, l'amore per l'arte e per la scrittura.
Grazie a lei se ho sempre voluto fare tutto di testa mia.

Non è nessuna ricorrenza oggi.
E' solo che febbraio è il suo mese.
Il mese della donna che ho amato più smisuratamente nella mia vita.
Che mi ha lasciato orfana senza essere mia madre.
Che mi ha amato come una figlia senza avermi partorito.
Che mi ha insegnato tanto senza averlo preteso.
Retta, solare, incrollabile, solitaria, cocciuta, amara, triste, acida e ironica come nessun'altra mai.

mercoledì, febbraio 13, 2008

La viretica della meringa

Da oggi questo blog vira pesantemente verso il femminismo,

ma quello fuori dai luoghi comuni, quello costruito nelle piccole cose, quello della semplicità che fa grandezza, quello dell'ironia che fa vita, quello della valorizzazione per se stesse piuttosto che il disprezzo degli altri, quello del coraggio della diversità, quello della partecipazione come arma, quello della condivisione suprema: la vita.

Chi non avesse capito niente, continuerà a non farlo, quindi è inutile che legga il seguito [ho fatto una battuta].

Sono stata accusata di essere troppo ironica e che, per troppa ironia, quando si parla sul serio si rischia di non essere creduti.

Bene. Io sono fiera di questo e vorrei servirmene per mostrare che la realtà può e deve sempre essere demistificata. E ognuno ha la sua arma per farlo.

La mia è l'ironia.
Ma nessuno mi chieda di farla sul serio.

martedì, febbraio 12, 2008

Diffidate gente

Ve lo dico io che ci ho fatto sopra la tesi di laurea:

il Matriarcato non è mai esistito.

In nessuna delle società al mondo.

Diffidate delle imitazioni.

lunedì, febbraio 11, 2008

Patemi d'animo

Io c'ho il modo mio di capire le cose.
Non scombussolatemi l'ordine mentale, ecco.
Ché poi è peggio.

venerdì, febbraio 08, 2008

L'ultimo bacio

Ieri sera abbiamo sentito un sospiro,
proveniente dalla cucina.
Non gli abbiamo dato peso.
A torto.
Era il frigo.
Era il suo modo di dirci addio.

L'Araba Fenice

Io faccio parte degli elettori indecisi.
Di quelli da convincere, insomma.
Di quelli di cui i politici hanno paura.
Di quelli che i sondaggi li fanno campare.

Non è che io sia indecisa per vocazione. Tutt'altro.
Sono indecisa perché delusa, annoiata e senza prospettive.
Diciamo, quindi, che alla mia indecisione c'è rimedio.

Ora io non mi aspetto di pranzare con Veltroni, come invece vuole fare mio cugino, ché Veltroni gli ha pure risposto "vedremo, perché no!" anche se mi sembra che tutto dipenda da quanta gente c'è e soprattutto da chi cucina.
Non mi da' nemmeno particolare affidamento lui, come persona.
Ma il politico deve scindersi dalla persona, mi rendo conto.

Sono indecisa.
Ma una cosa l'ho ben chiara: vorrei che il boomerang del proporzionale tornasse al collo di chi l'ha voluto. Che tranciasse partitini che aspirano solo al compromesso e alla rissa. Che fosse rispettato il volere degli italiani che approvarono il maggioritario anni orsono sebbene una vil legge dannata l'abbia rubato.

E Veltroni sembra reagire a questa impasse.
Sono d'accordo che non è il meglio che ci poteva capitare.
Ma sarebbe veramente la vittoria fenomenale, il riscatto di quella parte di sinistra riformista che si è dovuta attaccare alle promesse prodiane senza purtroppo cavarne un ragno dal buco a causa del vociare indistinto, ma contro, durante tutte le sedute di Camera e Senato.
Persino Caronte avrebbe dovuto cambiar mestiere, in quelle condizioni.

E lui ha avuto l'idea geniale, quella che tutti noi avevamo sulla punta della lingua.
L'ha espressa. E adesso sembra tutto più possibile.
Chissà che attaccandoci alle ceneri dell'Araba Fenice non riusciamo a risorgere per sempre...

mercoledì, febbraio 06, 2008

Il piatto è sempre caldo

Sono due giorni che mia figlia più grande non mangia.
Nel senso che proprio non mangia.
Io ho deciso che non mi ci arrabbierò.
E che, se vuole, il piatto è caldo in tavola.
Altrimenti mi viene l'ulcera e siccome ho già le vene varicose, sarebbe troppo.

martedì, febbraio 05, 2008

Carnevale


Signori, a carnevale ogni scherzo vale!
E questa cinesina è per tutti voi!

P.S.: per chi pensasse, che palle! ancora un altro blog della mamma che pubblica le foto dei suoi figli per impietosire la blogosfera, sappiate che avete toppato in pieno.
Questa è la foto del capolavoro di maschera che io ho fatto a mia figlia. Tenetevelo per detto!

lunedì, febbraio 04, 2008

Cose da supermercato

Interno giorno, supermercato. Rigorosamente nella sequenza riportata qui sotto.

Il matto: "Ma quanto mi diverto a giocare al computer tutto il pomeriggio! A lei non piace?".

Io: "Sa, io il pomeriggio sono parecchio impegnata, con due bambine...".

Il matto, parlando con la mia neonata: "E tu, come ti chiami?"

Io: "Sofia".

Il matto, con una strana luce negli occi: "Che bel nome!".

Io, sorriso di circostanza.

Il matto: "E poi, ad un certo punto, dai videogiochi saltano fuori le donnine nude, e bingo!"

Io: [...]

Il matto: "Ma a lei non piace proprio giocare al computer? Io non lo conoscevo, me l'hanno regalato a Natale e ora ci passo tutti i pomeriggi. Come fa lei a non passare tutti i pomeriggi al computer?".

E intanto mi frega il turno alla bilancia pesatrice.

venerdì, febbraio 01, 2008

Caramel


Ogni donna ama a modo suo.
E ci sono incredibilmente tante donne per dimostrarlo.
Tra tradimenti, speranze deluse, amori agognati si svolge una delizia di film che ti avvolge nell'atmosfera mediorientale della sconquassata città di Beirut.
Volti di una bellezza abbagliante su corpi tonici e vogliosi.
Quella bellezza curata da antichi rimedi, che nella società orientale sono coltivati e mantenuti con talento e grazia innati.
Quella bellezza pura che noi, con i nostri orpelli, abbiamo dimenticato.
E poi, il calore dell'amicizia e della famiglia chiudono la cornice, in cui situazioni al limite del grottesco, ma forse per questo assolutamente possibili, ritmano la danza dell'amore.
La bellezza mi ha invaso. Quella che è tale agli occhi di chi la guarda.
E che fa miracoli perché non sa che è tale.

mercoledì, gennaio 30, 2008

Perché ndringhete ndringhete ndrà


Ieri, in televisione, una madre isterica gridava ossessivamente al figlio che faceva sciocchezze, bischerate, piccole cazzate insomma, gridava ossessivamente - dicevo -: "Perché?".

Cioè lei pensava, in buona fede, forse - penso io, per darle una minima giustificazione -, che il figlio avesse intenzione di mettersi a dissertare con lei dei massimi sistemi in un momento in cui il fratello gli aveva appena morso il polpaccio e ficcato un dito in un occhio, oppure sputato sulla sua mano.

C'è un solo motivo per cui un bimbo di due anni e mezzo, che pure ha il torto di essere gemello e quindi magari la madre ripete ossessivamente perché proprio perché è convinta di farlo con due persone diverse (che - giusto per inciso - non troveranno mai la loro identità se lei continua così), dovrebbe saper rispondere ad una simile domanda?

martedì, gennaio 29, 2008

Tradimenti cybernetici

Mio marito ha scritto un post.
E di per sé questo è già un evento.

Io ho aggiornato poco questi giorni perché ero di lato lì a piangere.
Un po' per il rovinoso sfracellamento del paese.
Un po' perché mio marito vuole tradirmi.

E lo scopro dal post.

Gli scatenerò contro tutta la blogosfera.
Così i suoi bollenti spiriti si placheranno.

Fate quello che potete, oh miei prodi....ops....

lunedì, gennaio 28, 2008

Utopie

Vorrei dire qualcosa di sinistra.

Sì, lo so, lo so che non ci riesce nessuno.

Ma si nega a qualcuno una possibilità in questo paese?

mercoledì, gennaio 23, 2008

Strategicamente



La mia nuova strategia è non far dormire il pomeriggio la figlia più grande.

Alle 8 di sera non ho più fiato.

Forse alla fine divento veramente come il mago Sam e faccio sparire tutto.

lunedì, gennaio 21, 2008

Notizie a saldo

Sono un po' affannata.
Però ho fatto i saldi, con le bambine al seguito. Io e loro.
Lascio a voi immaginare i risultati.
La piccolina s'attaccava a tutti gli stand tirandosi dietro pile di vestiti.
La grande scappava a destra e a manca.
Ad un certo punto ho dovuto tirar fuori le maniere forti.
L'ho minacciata che se non stava attaccata al passeggino della sorella qualcuno l'avrebbe presa e portata via e lei non avrebbe più visto la sua buonissima (!) mamma.
Ha funzionato.
Certo, però, si è anche permessa di rifiutare graziose cosine che avevo intenzione di comprarle perché non erano di suo gusto.
Ma per cinque euro mi sono impossessata di una maschera di carnevale che farà di noi la perfetta famiglia globalizzata: un vestito da cinesina, al quale dovrò abbinare, fabbricandolo con le mie manine, un grazioso copricapo.
Per il resto, la scuola materna ha organizzato la venuta di un mago carnascialesco per la modica cifra di 3 euro a bambino io costerei meno e di magie ne so fare parecchie ma nessuno mi ha consultato però potrei sempre organizzare uno spettacolino per i genitori all'entrata della scuola.
Con un po' di fortuna tiro su qualche spiccio!

giovedì, gennaio 17, 2008

Il friccico dell'eleganza


Premetto che è il primo libro* che ho letto nel 2008 e nel frattempo ne ho letti altri due, sicché è bello stazzonato nella memoria.
Premetto che ho vissuto cinque anni a Parigi, di cui uno proprio nel 15ème arrondissement di cui si parla nel libro - io vivevo nella parte povera, s'intende - e conosco perfettamente la via in questione.
Premetto che il titolo, sebbene tradotto in italiano, mi ha evocato piaceri remoti della mia seconda lingua.
Premetto che ho studiato nell'università francese e ho la prova che il francese medio-alto-acculturato non ne sa quanto l'italiano liceale.

Detto tutto ciò, a me lo sfoggio di cultura non piace. Non ve lo vengo mica a dire che ho letto quasi tutta la letteratura russa, che sono perfettamente padrona della letteratura francese, che io e la madeleine di Proust siamo un tutt'uno.
Credo fermamente che la cultura, intesa come cumulo di nozioni, si vada ad iscrivere nel DNA e lì operi a costruzione di personalità. Certo, la mia affermazione non è supportata da nessuna prova certa, si può addirittura sostenere senza tema di smentita che non sia punto scientifica.
Credo anche che l'abito non faccia il monaco. Nel caso mio diventa addirittura il postulato base, visto che, vedendomi adesso, non si immagina nemmeno lontanamente il mio glorioso passato.

Ma veniamo al dunque.
Ed il dunque è che, in questo libro, una portinaia ha una sovrumana cultura nozionistica da lei anche ben elaborata - assurgendo così al ruolo di Cultura con la C maiuscola -, ma nessuno lo deve sapere nel circondario, e questo perché ella deve recitare il ruolo della portinaia tipo - grassa, rozza, teledipendente - nel palazzo borghese tipo del quartiere più borghese della città borghese per eccellenza: Parigi.

Come scusa mi sembra un po' pochina.

Poi abbiamo la bimba secchiona per eccellenza.
Quella che sa tutto di tutto. E con la sua sapienza si eleva a giudice del comportamento altrui, decidendo di farla finita con la sua giovane vita per punire persone (genitori, sorella) che ha giudicato futili e inutili, annientandole col suo gesto. Per poi, però, scoprire i piaceri della vita e che il mondo non si riduce a quello scolastico o domestico. Con inevitabili conseguenze sulle sue decisioni.

Come scusa mi puzza proprio.

Sicché, insomma assistiamo a scambi di botte di super-nozioni, amori che nascono grazie ad una citazione (che nemmeno l'autore avrebbe capito, ma questa è un'altra storia), scampoli di vita condominiale raccontati anche con singolare maestria, ma che non giustificano, a mio parere, la storia.

I francesi, però, hanno adoré.
E quindi per me è diventato un must leggerlo.
Giusto per continuare le mie ricerche antropologiche.


* L'eleganza del riccio di Muriel Barbery

lunedì, gennaio 14, 2008

Sfacelus

Mia figlia, la grande, quella che dovrebbe saper già parlare, fare pipì e cacca nel water, vestirsi da sola, mangiare con forchetta e coltello e - perché no - cominciare a pensare ad un fidanzatino, e quindi - diciamo un po' grossolanamente - farsi gli affari suoi, è invece pericolosamente concentrata sulla mia persona.
Si accorge di ogni dettaglio, di ogni piccolo cambiamento (e vi assicuro che co' sti chiari di luna son veramente pochi). Mi squadra, mi commenta persino gli anelli, le collane, per non parlare della pettinatura e del rossetto. Un'imbarazzante lente riducente che mi accompagna tutta la giornata.
Bene, questa zelante pulzella, l'altro giorno, guardando una foto di più o meno tre anni fa, dove io ero stranamente in forma, con gli indomiti capelli allisciati e anche piuttosto in tiro perché trattavasi di ricorrenza familiare, l'altro giorno - dicevo - guarda la foto e dice: "Questa è Dora?".

Si, amica D., è proprio così, mia figlia mi ha scambiato per te e non oso pensare come abbia fatto e forse è proprio il caso che la porti da un oculista.


Non che mi dispiaccia il paragone, anzi. L'amica D. è una donna piacente piena di sorprese, ma non credo che abbiamo nulla in comune fisicamente, se non il fatto che andiamo dalla stessa dietologa... certo sicuramente qualche affinità intellettuale nonché spettegolativa, ma proprio non riesco a capire che cosa abbia fatto propendere mia figlia per cotanta comparazione. E ciò mi induce ad essere pericolosamente gelosa... Cioè questo significa che mia figlia la vede più figa e coi capelli più belli? Ricordatemi che devo rompere un'amicizia. Io non vorrei, ma mi ci vedo costretta....

Per il resto, l'altra pupetta fa bolle col naso. Sì, come nei fumetti.
Non credevo esistessero davvero.
Sono ingestibili.
Nel senso che io passo più tempo a dire: oddio poveretta, ma guarda! invece che pensare a pulirla. Sono una madre snaturata e farò lo sfacelo di queste nuove generazioni.
Soprattutto se continuo a dedicarmi con questo zelo alla ricerca del riciclatore misterioso....