giovedì, febbraio 21, 2008

Brigitte

L'inizio è duro, perché ci sono tante cose da fare, soprattutto tante da delegare. Pare che un manager, per essere un buon manager, debba saper delegare. C'è chi dice che in primo luogo deve saper dare l'esempio, chi ancora che deve saper fare il lavoro dei suoi collaboratori.

Nei corsi di formazione manageriale si parla di bisogni piramidali, laddove il piu' infimo e basico da soddisfare è il bisogno alimentare e quello piu' nobile è la realizzazione personale nella professione, passando per il bisogno di sicurezza e di considerazione. Questo significa, in poche parole, che finché i bisogni alimentari non sono soddisfatti, il collaboratore non potrà dare di piu'. Sarà sempre impegnato a pensare a cosa potrà comprare per cena, a cosa dovrà rinunciare. Una volta sicuro da questo punto di vista, dovrà trovare un alloggio dove ospitare lui e la sua famiglia, la possibilità di un contratto a durata indeterminata, vacanze dignitose. E via cosi, laddove l'essenza stessa del lavoro, quella che sembrerebbe delinearsi attraverso i corsi manageriali, verrà sempre piu' a coincidere non tanto con i beni da esso prodotti ma piuttosto con il grado di realizzazione della persona che lo produce. In poche parole, piu' si sale nella scala gerarchica e meno materiali saranno i bisogni. Al Top non c'è spazio per i crampi di fame allo stomaco.

Altro dettagli importantissimo che appare (non si capisce bene da dove: statistiche, inchieste di soddisfazione o altri sistemi inquisitori?) ben chiaro è che i soldi non sono un fattore di motivazione per i dipendenti. Piu' si ha e piu' si desidera. Detto in soldoni, si parte dal principio che non si è comunque mai soddisfatti del proprio stipendio. Per cui, voi, ô Managers, non pensate di cedere a richieste di aumento di salario, ché - tanto - non migliora la produttività dell'impresa.

Interessanti i seminari di management. Si esce pensando di essere persino fortunati a fare un lavoro di soddisfazione ed essere pagati una miseria.


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Davanti ad Annachiara c'era una donna un po' austera, caschetto biondo, giovane e di poche parole.

Brigitte sa delegare, questa è la sua nomèa, di quel tipo di delega che non implica il controllo sul lavoro fatto. Ha sempre la soluzione, che Annachiara applicherà, e sempre la risposta giustamente acida, che Annachiara ingoierà.

Diciamo che il rapporto tra le due è buono. Annachiara lavora tanto, forse all'inizio non sempre benissimo, vista la sua inesperienza, ma cerca di palliare a cio' con tanta, tanta buona volontà. Potremmo parlare qui di zelo. Non eccessivo, perché rimane sempre vigile la capacità critica, ma senza dubbio la nostra eroina si abnega niente male nel lavoro. Il problema è, pero', che Annachiara lavora troppo. Troppe sono le domande che fa. Troppe volte richiede l'intervento della sua capa, per risolvere problemi. E questo è mal visto. Bisognerebbe piuttosto fare finta di niente. Far finta che va tutto bene. Il problema è pero' che nella Società tutto funziona gerarchicamente. Si rompe una lampadina, il tuo capo domanderà al suo capo che domanderà al suo capo e cosi via. Una volta, l'amministratore delegato ispeziono' le toilettes per verificare se veramente non ci fosse la carta igienica (il personale si era lamentato di non avere da parecchio tempo di che servirsi). Dopo questa visita, l'amministratore delegato in persona informo' Annachiara, interessatasi del fastidioso affare, che il contratto con la ditta di manutenzione era, da tanti anni, per soli 40 rotoli al mese, e che, sebbene l'organico della Società fosse ultimamente aumentato, nessuno aveva mai pensato ad aumentare la quantità prevista. La prosperità beffata dal bisogno primordiale.

Diciamo che questi interventi di Annachiara, oltre a perorare cause perse, tipo abbassare il livello di riscaldamento in estate, erano indirizzati spesso a questioni di fondo, come la formazione sul servizio reclami per persone prive di esperienza che si trovavano a trattare reclami telefonici, il corretto direzionamento delle chiamate entranti, il problema spinoso dell'assenteismo. Tutte questioncine che si risolvono da sole se ignorate completamente.

Ma che dire del rapporto tra le due? Brigitte teme la sagacia della nostra eroina, tenta di fermarla, soprattutto quando riceve dall'alto rimproveri del tipo che ognuno deve fare il suo lavoro. Allora si scatenano tempeste: tu devi rimandare il Cliente verso di me e non trattarlo tu, non devi prendere decisioni, non devi fare il mio lavoro. Ecco lo sbaglio: l'assenza di Brigitte nella produzione, provoca pericolose ingerenze. Che ognuno si occupi del suo lavoro. Se sa.

Il principio che regge l'impegno della nostra eroina è che le cose devono essere fatte, ad ogni costo. Ma l'eterno dilemma è se chi deve fare le cose non c'è, o non è capace, o non sa di doverle fare, a chi tocca? Certo, se si parte dal principio che la capacità principale del manager è quella di saper delegare, tocca sempre a qualcun altro. Per Brigitte, delegare significa delegare non solo i compiti, ma anche le responsabilità. Per cui tutto diventa responsabilità di qualcun altro. E questo principio funziona di fronte a qualsiasi interlocutore, che sia la contabilità, il dipartimento di qualità, il Cliente (!), i collaboratori. Molto spesso, tutto diventa responsabilità di Annachiara. Onori e gloria, polvere e umiliazione.

Ma Brigitte sa essere una capa giusta. Dà a Cesare quel che è di Cesare e ad Annachiara quel che si merita. Piu' volte le propone anticipati avanzamenti di carriera, succulente proposte di posti che si libereranno o che, con un po' di fortuna, non saranno soppressi, o che prevedono persino un distaccamento nella ridente periferia parigina. Annachiara a volte declina la preziosa offerta (per ovvi motivi), a volte si trova in altri modi beffata.

L'ultimo dialogo con la sua capa - e tralasciamo qui i complimenti ricevuti nel corso degli anni, i numerosi colloqui di valutazione personale superati con ottimi risultati, le speranze di carriera alimentate a torto o a ragione - data di ieri. La capa desidera sapere quali sono le sue intenzioni, visto che non esiste attualmente nulla di possibile per un'evoluzione di carriera.

Quali vuoi che siano, B., le mie intenzioni. Cosa vuoi che faccia? Che deponga sul tuo tavolo la mia purulenta lettera di dimissioni? Che la riempia di tutti i piu' orribili insulti e esempi di incapacità che si possano immaginare? Oppure preferisci che tutto avvenga in maniera indolore. Che io scivoli via senza dare fastidio? Sciolta come una meringa bagnata di saliva?

16 commenti:

smoke ha detto...

no comment. Dovrei parlare per ore, e allora sto zitto

livia ha detto...

Innanzi tutto potevi essere più stringata. Nel leggere la tua filippica mi sono fatta fuori 4 tronchetti di sedano, 3 carote, 4 finocchi di grandezza rilevante e 5 pezzetti di forma rettangolare di grana. Fortunatamente prima di intaccare la mela è finita la filippica. Ma hai vaga nostalgia del passato che fu? perchè ricicci fuori (tanto per cambiare Parigi)questi tuoi ricordi strappacuore di lavoratrice indefessa (forse meno inde e più fessa)? ti prego, fammi sapere; possibilmente per l'ora di pranzo così mi metto davanti ad un piatto di pasta fumante che allieterà la mia lettura!

pOpale ha detto...

Per questo non diventerò mai un manager afferamto ... non mi piace nutrirmi con il "miglio per gli uccellini" a pranzo e dei contratti dei dipendenti ... e credo di guadagnarci in Karma positvo ;)

betta ha detto...

i manager , la carriera difficile?!? anche in caos calmo che ho visto ieri sera i manager anche grandi, i megapresidenti vanno a chiedere aiuto a un povero uomo che ha già le sue cose da superare e vive accampato su una panchina...figurati come siamo messi!!

redazione mammenellarete
bt

thecatisonthetable ha detto...

Grrrrr...........

Annachiara ha detto...

@ smoke: ma come è solo roba di fantasia! ;-)

@ livia: queste filippiche da parte di una che con tutto quello che mangia potrebbe far sprofondare non solo la sua sedia, ma anche l'intero palazzo, beh, anche questa è pura fantascienza!

@ popale: il lavoro sporco, però, qualcuno lo deve fare! ;-)

@ betta: nel sogno americano chiunque può avere l'idea geniale...

@ catisonthetable: ecco sì, mettiamoci anche un po' di sana rabbia! ;-)

MyP ha detto...

Fiuuuuuuuuuu ... meno male che io sono solo una semplice impiegata!!!
:-)

Chiara ha detto...

La tua storia mi riporta indietro di 7 anni, quando avevo un capo incapace di fare il capo e mi sono letta tutti i libri sull'argomento per capire se ero io ad avere problemi con l'autorità o proprio lui ad essere inabile al comando. Adesso lavora da solo, come freelance.
E io, anni più tardi, per 4 bellissimi mesi, ho avuto la Capa Ideale: una persona capace di insegnarti il tuo lavoro e poi lasciarti camminare con le tue gambe, rispettando le tue scelte ma correggendoti all'occorrenza.
Da allora vivo nel rimpianto: una capa così non mi capiterà mai più, soprattutto adesso che sono nello Stato.

gigio ha detto...

Chiara, sei proprio in cattivo... Stato.- Ah! Ah! Ah!

gigio ha detto...

Devo dare ragione ancora una volta a Livia: hai smaronato con il mito di questa Parigi inarrivabile! Sembra che racconti una storia di ieri. Son passati una caterva d'anni!!! Ora sei una casalinga rampante nella sacrofanese metropoli tentacolare. Fattene una ragione, eziandio!!!

Nenelinda ha detto...

Ho capito che hai inizato un nuovo lavoro con tutte le difficoltà che ci sono per gli ultimi arrivati, te la caverai benissimo questo lo sappiamo, anch'io ho iniziato un nuovo lavoro nella gdo tutto un mondo da scoprire ahhh ma non come manager.In bocca al lupo. Nenelinda.

Annachiara ha detto...

@Myp: la semplicità è una virtù!

@ chiara: mai dire mai, nella vita. Ho imparato anche questo!

@ gigio: che c'entra? E perché sono una casalinga rampante non posso riportare in prosa storie vere?

@ nenelinda: purtroppo no, cara. E' storia vecchia. Mi serve per tenermi in allenamento!

flo ha detto...

Simpatica 'sta Brigitte, come lo zucchero appiccicoso fra le lenzuola :P

lemoni ha detto...

Mi sono bevuta d'un fiato come una tequila bum bum i tuoi ultimi 3 post...e riconfermo quello che pensai penso e penserò:
Annachià, tu sì nu' piezze 'e femminone esagerato!

baci a profusione

gra

giuliana ha detto...

come smoke, dovrei parlare per ore. però ti risparmio e ti faccio solo una piccola, stupida domandina: ma invece di rompere i maroni con la storia della carta igienica, non potevi portartela da casa e pace e amen?

Annachiara ha detto...

@ flo: doce doce comm'o zucchero...

@ lemoni: ma sei tu che sei esagerata!!!

@ giuliana: ecco, lo sapevo, ti sei fissata sulla cosa più terra terra invece di dissertare sulla filosofia della meringa!