lunedì, febbraio 03, 2014

Democrazia à la carte

Pensavo, no, a cosa direbbero i Padri della Patria, della nostra Patria martoriata e offesa da ingiurie,  incontenibili esternazioni di cultura pressapochista che insulta le donne, i vecchi, la storia e la cultura. In tutte le culture degli umani la vecchiaia significa esperienza. Da noi è diventato sinonimo di approfittarsi delle situazioni e di sopruso. Quindi un vecchio nella sua vita ha solo sfruttato, goduto di privilegi, scroccato. Non è un coacervo di esperienza vissuta, di errori, di saggezze, di incontri, di libri letti e cultura macinata, no. Una donna è un buco da scopare, da fottere, da ingroppare e anche uccidere se capita. Un essere immondo che assurge a simbolo di tutte le perversioni degli umani perché perversa lei per prima che si fa fottere provando magari piacere. Quindi il massimo dell'offesa è che non sia scopabile, visto che a lei piace tanto. Anni di cultura e storia della parità dei diritti buttati al cesso (e non è un eufemismo) perché nel momento di crisi sociale, politica ed economica si distruggono i simboli di una cultura per rinascere a nuova (?) vita. Questa distruzione dei simboli io la conosco storicamente. Non è nuova a molte rivoluzioni contro le tirannie. Quel che è nuovo, secondo me, è la rivoluzione contro la democrazia. La democrazia per definizione si combatte dal suo interno, è fatta di contrasti, di dialogo, di opposizione, ma dà per scontato l'accordo su quello che decide la maggioranza. Se non si è d'accordo con la maggioranza si è sconfitti. Punto. Sconfitti e scontenti. Ma si deve accettare. Sappiamo tutti che il mondo è pieno di stronzi. Basta una democratica riunione di condominio per capirlo. E se non si è d'accordo con quello che decide la maggioranza che si fa? Si tagliano i fili della corrente degli altri condomini? E la democrazia si fa con leggi condivise, con prassi attestata, anche con cavilli, perché sono procedure che il consesso sociale si è dato quando ha adottato questa forma di governo. Ché poi ci sono morte parecchie persone per ottenerla. Ma solo i vecchi hanno studiato la storia, perdendo un sacco di tempo, gente che proprio non ha fatto mai niente in vita sua. Siamo al punto che uno che dedica la sua vita allo studio ha perso tempo. Ciò che sa, che conosce, che ha elaborato, non conta nulla. Qui siamo al punto che l'unica verità e l'unica informazione sono quelle veicolate dalla rete, spesso senza fonti certe. Mi piacerebbe sapere quanta gente conosce i regolamenti parlamentari. Credo pochi. I più si fidano dell'informazione che viene diffusa sul fatto che un certo strumento viene utilizzato solo al Senato e non alla Camera, per prendere un esempio recente. Senza andare oltre, senza conoscere le regole di un consesso democratico, che sia il parlamento, la riunione di condominio o la cooperativa. Questo pressappochismo della conoscenza fa paura e porta a distorsioni terribili che sfociano nel populismo di protesta fine a se stesso. Gli italiani, si sa, hanno bisogno del leader. Quando al governo non c'è una carismatica figura lederistica, lo sfortunato di turno viene trattato come uno con le palle mosce, come un mortadella e non oso immaginare se fosse una donna (abbiamo del resto visto la culona inchiavabile della Merkel). Allora beccatevi un Renzi, un Grillo o addirittura ancora un Berlusconi, se siete veramente sfigati. Io mi tengo la mia indignazione per i roghi di libri, per gli insulti sessisti e per la negazione della saggezza della vecchiaia e il mio amore per la cultura. E mi oriento sempre più in maniera significativa - seppur con dolore - verso il non voto.

3 commenti:

Maurice ha detto...

Non posso che sottoscrivere dalla prima parola all'ultimo punto.
Pensavamo che con l'implosione della Lega fosse finita anche l'era della barbarie ma, purtroppo, il peggio non è mai venuto.

Daniele Mattioli ha detto...

Sono in forte smarrimento.
Ci dovrò bere su parecchio.

Annachiara ha detto...

@maurice: l'era della barbarie mi piace!
@dasniele: c'è poco da pensare...purtroppo. O meglio io ho pensato talmente abbastanza che non ce n'è più...