martedì, settembre 06, 2011
Tanto per puntualizzare.
Ritorno Meringa che si interroga su concetti base della umana specie tipo che se amiamo troppo rischiamo di bruciarci. Io penso che se cerchiamo a tutti i costi di non deludere la persona amata non saremo mai soddisfatti né noi, né la persona amata. Questo amare troppo, che sembra essere la chiave di un sacco di interpretazioni dell'umano disagio e che a me ha sempre lasciato perplessa perché francamente di "troppo" amore ne vedo pochissimo in questa società, questo amare troppo - dicevo - non sarà un po' una scusa? Cioè allora io che non mi dichiaro quasi mai, che prima di dire ti amo agli uomini cui l'ho detto ho impiegato un discreto tempo e ancora di più per sentirlo veramente vero come sentimento, che quando voglio veramente bene a qualcuno preferisco "esserci" piuttosto che sbandierare le mie intenzioni ai quattro venti, che niente mi sembra dovuto e che quello che ho avuto me lo sono conquistato, che mi prendo le mie responsabilità, che mi viene da piangere se il mio amico piange e da ridere subito dopo per sdrammatizzare, io che credo nell'amicizia sopra ogni altra cosa pur con tutte le inculate prese, io che adoro stare da sola ma non so fare a meno degli altri, io che mi odio per non aver fatto certe scelte e me ne prendo però le responsabilità, io che ho odiato altri per le loro scelte, io che mi sbatto mi penso mi attanaglio mi sfruguglio l'anima ogni giorno, mi scoccio assai a sentire che ci sono persone che danno sempre la colpa a qualcun altro se le cose non vanno, se non riescono, se non funzionano. Ognuno è responsabile di se stesso. Ci si assume la responsabilità dei figli, eventualmente, ma non di altri adulti. Così, tanto per mettere un punto.
venerdì, settembre 02, 2011
Filù filà
Immaginate una canzone, no, una canzone che vi frulla in testa, una canzone che conoscete a memoria, anche troppo, ma che per un motivo x continua a frullarvi nella capoccia da stamattina non si può impedire ad un motivo di entrarti nella pelle, a scorrerti nel sangue ed arrivare fino al cuore se non fosse che oggi mia madre ha usato questo esempio per spiegare a mia figlia, che si aggirava in giardino con un ago, cosa sarebbe successo se si fosse punta il sederino con quell'ago e cioè l'ago sarebbe entrato nel suo culetto e poi nelle sue venuzze e sarebbe salito su su fino al cuore e poi l'avrebbe punto e lei sarebbe morta alla faccia della truculenza io un altro po' stramazzavo al suolo comunque per riprendere l'esempio della canzone mi premeva ribadire un concetto e cioè che la canzone quella che ti si piazza nella pelle e tutto il giorno sale su fino al cuore - quella proprio quella! - è da bandire assolutamente dalla circolazione da estrarre dal cd non appena si presenta la mattina da eiettare dallo stereo della macchina non appena radio cippa lippa la trasmette quella canzone lì non si può e non si deve ascoltare perché fa male al cuore e il male al cuore fa notoriamente male soprattutto se ti punge come farebbe l'ago con il quale si trastullava mia figlia oggi pomeriggio ma io vaneggio perché sono molto stanca oggi stavo quasi per addormentarmi mentre guidavo una station wagon con mia madre e le mie due figlie dentro non un minuto di silenzio non un secondo di pausa per me per ascoltarmi a tutto volume la canzone che mi si trastullava nella mente da stamattina e avrei voluto scappare dai discorsi di circostanza che ti fanno riempire quattro ore di macchina due all'andata e due al ritorno per fare appena 160 km in tutto ed attraversare due volte tutta Roma io quella canzone me la sarei voluta ascoltare incerottando le bocche delle mie compagne di viaggio quella maledetta canzone che mi ronza in testa da stamattina e ora mi sta facendo male perché ora è l'ora che è arrivata al cuore.
martedì, agosto 23, 2011
I cavoli sono più buoni a merenda che sulla spiaggia
Ambientazione 1: mare esterno giorno, acqua bassa, dopo un'ora di bagno con madre e figli.
Madre della MerINCHIA (come i cavoli a merenda, assolutamente off topic rispetto alle discussioni fatte fino a quel momento) dice alla MerINCHIA: "Ti piacerebbe giocare a pallamano?"
MerINCHIA: "A me della pallamano non me ne frega niente".
Madre della MerINCHIA: "Ah già, dimenticavo, tu col mare non c'hai mai fatto molto". (che tradotto significa: a te il mare non è mai piaciuto).
Ambientazione 2: MerINCHIA come una sirena stesa sul materassino in acqua. Marito in piedi accanto a lei, deciso a fare un tuffo per saltarla. Salto della MerINCHIA.
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Lo fa. E si schianta miseramente sulla schiena della MerINCHIA.
Madre della MerINCHIA (come i cavoli a merenda, assolutamente off topic rispetto alle discussioni fatte fino a quel momento) dice alla MerINCHIA: "Ti piacerebbe giocare a pallamano?"
MerINCHIA: "A me della pallamano non me ne frega niente".
Madre della MerINCHIA: "Ah già, dimenticavo, tu col mare non c'hai mai fatto molto". (che tradotto significa: a te il mare non è mai piaciuto).
Ambientazione 2: MerINCHIA come una sirena stesa sul materassino in acqua. Marito in piedi accanto a lei, deciso a fare un tuffo per saltarla. Salto della MerINCHIA.
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Lo fa. E si schianta miseramente sulla schiena della MerINCHIA.
mercoledì, agosto 17, 2011
Sfasciabidet
Doveva succedere. E' successo. Sono diventata lo zimbello di tutta la famiglia e - perché no - di tutto il circondario. Ero semplicemente appena sveglia, ancora con le caccole negli angoli degli occhi, intenta a farmi il bidet, operazione che svariati milioni di mortali compiono la mattina. E mentre ero lì, tutta insaponata, scrac, un rumore sinistro viene prodotto dal bidet, che si stacca dal suolo. Io, per non saper che fare continuo a sciacquettarmi, quando vedo uscire da sotto un rivolo d'acqua che in breve allaga tutto il bagno. Vi passo i dettagli dell'asciugatura. Insomma, questo simpatico episodio è presto salito sulla bocca di tutti, in primis di quella brava donna di mia sorella che ha illico immantinente creato anche una canzoncina, sulla zia sfasciabidet. Ometto in questa sede il testo perché poco consono a questo luogo di personcine a modo. Posso solo dire che le mie figlie e i miei nipoti si aggirano per la ridente località marittima canticchiando la canzoncina in questione. Ed io, probabilmente, verrò ricordata ai posteri solo per questo ameno evento, che, precisiamolo, poteva anche avvenire ad opera di qualsiasi altra augusta chiappa, visto lo stato in cui versava la struttura.
mercoledì, agosto 10, 2011
Solitarie passioni
Dopo l'infiammazione al tallone per colpa del footing, ora mi sono beccata un fastidiosissimo dolore intercostale scapolare perché stanotte ho sognato che mio marito cadeva dal quinto piano nel vano tentativo di interpretare superman per difendermi dai pericoli del mondo. Siccome lui NON è superman, io mi becco il dolore intercostale. E son quelle cose bloccanti che ti impediscono financo di respirare. Mentre il cagarone con vomito tipo poltergeist sta battezzando ad uno ad uno tutti i familiari presenti in questa ridente comune marittima, io sono letteralmente piegata in due. Versione lazzaretto.
lunedì, agosto 08, 2011
Narcisismi
Qui c'è talmente tanta tranquillità che vedo il fondo della mia anima.
E ho paura.
E ho paura.
venerdì, agosto 05, 2011
Specchio riflesso a chi???
Oggi a casa della MerINCHIA grandi discussioni. Dove ognuno ha detto la sua. Fulcro era la necessità - oggi sempre più manifesta - di andare tutti dallo psicologo (non me ne vogliano eventuali lettori adusi e dipendenti da tale pratica): bimbi, adolescenti, adulti, vecchi, tutti a confessarsi visto che nessuno più è religioso o comunque la tendenza è quella di demandare le soluzioni a qualcun altro.
Allora anch'io dico la mia al gineceo di ascoltatrici postprandiali, mentre mio cognato lava i piatti, perché quello è il momento unico e insindacabile di grandi voli pindarici e accese discussioni a tema. Io dico la mia: io, care mie, la psicologa ce l'ho già, ho fatto tutto quello che c'era da fare e sono apposto con la mia coscenza e oltretutto sana come un pesce! "E chi è di grazia?" - fa mia sorella incredula. "Ma sono io! La mia psicologa sono io! Io mi parlo, io mi ascolto, io mi confesso, io mi suggerisco, io mi perdono, io mi consiglio! Sono del tutto autonoma e soprattutto sono efficace! Vedete come sto bene, che pelle liscia, che testa pimpante, che pensieri unici e originali!"
Mia sorella si trattiene, si mette la mano davanti alla bocca, diventa tutta rossa, sta per scoppiare, scoppia in una risata fragorosa....
"Tu stai beeeeneeee???" E giù a sganasciarsi come una matta. "Guarda ti concedo giusto che ti guardi allo specchio, ti sputi, vedi che non ritorna indietro e sai di avere ragione!"
Non ho voluto piangere per non rovinare il pranzo, ma qualcosa dentro di me si è rotto per sempre, al pensero di tutte quelle serate passate a guardarmi negli occhi, senza che nessuno mi ricambiasse.
Allora anch'io dico la mia al gineceo di ascoltatrici postprandiali, mentre mio cognato lava i piatti, perché quello è il momento unico e insindacabile di grandi voli pindarici e accese discussioni a tema. Io dico la mia: io, care mie, la psicologa ce l'ho già, ho fatto tutto quello che c'era da fare e sono apposto con la mia coscenza e oltretutto sana come un pesce! "E chi è di grazia?" - fa mia sorella incredula. "Ma sono io! La mia psicologa sono io! Io mi parlo, io mi ascolto, io mi confesso, io mi suggerisco, io mi perdono, io mi consiglio! Sono del tutto autonoma e soprattutto sono efficace! Vedete come sto bene, che pelle liscia, che testa pimpante, che pensieri unici e originali!"
Mia sorella si trattiene, si mette la mano davanti alla bocca, diventa tutta rossa, sta per scoppiare, scoppia in una risata fragorosa....
"Tu stai beeeeneeee???" E giù a sganasciarsi come una matta. "Guarda ti concedo giusto che ti guardi allo specchio, ti sputi, vedi che non ritorna indietro e sai di avere ragione!"
Non ho voluto piangere per non rovinare il pranzo, ma qualcosa dentro di me si è rotto per sempre, al pensero di tutte quelle serate passate a guardarmi negli occhi, senza che nessuno mi ricambiasse.
giovedì, agosto 04, 2011
S'è scassata la MerINCHIA
Ecco sì, avete presente quella sensazione che si procura in voi quando sapete esattamente cosa succederà in ogni attimo della giornata che state per vivere e non avete modo né opportunità si sottrarvi anzi ne siete ingranaggio fondamentale? Ecco questo succede a me quando sono al mare con la mia deliziosa famiglia, anche se per rispetto a mio marito non dovrei chiamarla così perché la "mia" famiglia dovrebbe essere quella che ho contrattualmente costituito con lui e le nostre figlie, ma io ho sempre avuto un senso allargato del concetto, la mia casa di provenienza è sempre stata aperta ai più ameni personaggi per i più svariati motivi e nelle festività più comandate. Sicché l'intimità familiare la lego anche molto a questo marittimo luogo di villeggiatura concepito come casa aperta in cui ci rechiamo amorevolmente dai lontani inizi degli anni '70, quando io non ero altro che un microbo puzzolente e incolto e intorno c'erano solo calcinacci. Nel corso degli anni codesto luogo è stato albergo e ricovero per amici (molti!) e parenti (pochi! - per fortuna). E' un luogo che ha un nonsocché di miracoloso, un luogo che ti trasmette per endovena la tranquillità post prandiale. Un luogo in cui tu pranzi o ceni e immediatamente dopo crolli nelle braccia di morfeo anche se non hai mai schiacciato un pisolino in vita tua. Un luogo in cui l'aria è più pura, in cui l'invasione degli Eucalipti si è fatta verbo 'respirare' in bocca alla mia ascendente più prossima, che ne venera l'effluvio. Un luogo in cui le cicale scandiscono l'evolversi della giornata e le rane quello della notte. Un luogo in cui l'unico rumore che può disturbare è il tagliaerba del vicino che taglia un'erba che però non sarà mai bella quanto quella del nostro giardino. Un luogo in cui un albero del pepe può diventare alto e fluente come un salice laddove un pesco non prese mai. Un luogo che nel corso degli anni ha risanato il corpo e lo spirito di molte persone, che saranno eternamente grate alla nostra famiglia di una salute ricostituita. Un luogo dalle virtù taumaturgiche. E come posso io, di grazia, non pensare di essere estremamente fortunata a passarvi le vacanze con le mie adorate figlie che mi riempiono di soddisfazioni, la mia cara madre e l'altrettanto amata famiglia di mia sorella, mentre il mio povero marito è a Roma a lavorare come un mulo, giorno e notte senza sosta, al caldo, senza aria condizionata e soprattutto senza nessuno che si prenda cura di lui? Senza una giornata scandita nei minimi dettagli: alle 7.30 mio nipote suona la trombetta e ci sveglia a tutti, da quando poi mia madre ha messo in testa ai bamini di rifare i loro e i nostri letti io sono praticamente buttata giù da quattro bambini urlanti che entrano come indiani nella mia stanza tirando su le lenzuola e dichiarando il loro compito assolto. E poi si cerca di far consumare le varie colazioni dai pargoli, si va al mare, si trattengono a forza dal tuffarsi in acqua fino a digestione avvenuta e poi si gonfiano braccioli si prendono schizzi prima di tuffarsi si danno corsi di nuoto si fa a fidarsi che i propri figli non affoghino sempre buttando un occhio a quelli degli altri, si costruiscono mirabolanti castelli e si scavano lunghissimi tunnel, poi si fa merenda, si fa la doccia, si torna a casa si mangia e si inizia quell'improbabile opera di convinzione alla nanna che è il pisolino pomeridiano (solo per i bambini, perché io già dormo alla fine del pasto) e poi è tutto un rutilante pomeriggio di attività, di parchetti per i bimbi dove ieri mia figlia ha pensato bene sull'altalena di stringersi la coda lasciandosi e rischiando di spaccarsi la testa cadendo all'indietro, o altre amene attività tipo gelato, merende varie, passeggiate a tema, e poi apparecchia cucina e cena e poi nanna e poi....
Vi siete annoiati? Rotti le palle a leggere? Tagliati le vene? Avete cambiato blog prima della fine della lettura? Beh ecco.....ANCH'IO! Ho cercato solo di rendere l'idea!
Con un pensiero a mio marito.
Vi siete annoiati? Rotti le palle a leggere? Tagliati le vene? Avete cambiato blog prima della fine della lettura? Beh ecco.....ANCH'IO! Ho cercato solo di rendere l'idea!
Con un pensiero a mio marito.
mercoledì, agosto 03, 2011
La ragione è di chi se la prende
La MerINCHIA si trova oggi di fronte ad un interrogativo inquietante postole dalla sua genitrice, anzi posto - per l'esattezza - all'onniscente cognato nonché genero della di cui sopra, come se fosse - diciamo così - la scoperta del sacro graal, o dell'acqua calda, se vogliamo buttarla sul prosaico come io - ma anche voi dopo aver saputo di che si tratta - avrei tendenza a fare. La genitrice si interrogava su quanto fosse più consistente, più voluminoso e soprattutto più pesante un chilo di fagiolini comprato dalla contadina di fiducia piuttosto che un chilo di fagiolini comprato da chiunque altro. PAUSA. Potete ridere a volontà.
Ora, la faccia di mio cognato era simile a quella di mia figlia di 7 anni quando la settimana scorsa ha visto per la prima volta la torre di Pisa. Cioè un misto di stupore e incredulità per lo sfidare la gravità di quel solido cilindrico sbieco, e nel caso dei fagiolini ancor di più - quindi immaginate la faccia di mio cognato! La discussione insensatamente portata avanti si è snodata su considerazioni relative a peculiari proprietà della bilancia della contadina di venderci più fagiolini allo stesso prezzo (ma per quale motivo di grazia?), ma anche su vagolanti proprietà dei fagiolini della contadina di essere più leggeri e quindi in numero maggiore per fare un chilo di quelli che Giggetto il mercataro vende sul suo banco, per esempio. Ci siamo infognati nel cercare di capire se un fagiolino più leggero è più buono, noi che possediamo capacità organolettiche evolute rispetto a quelle dei comuni mortali (bah!).
Infine mio cognato ha pronunciato le sole uniche parole dotate di senso in quella delirante discussione, liquidandola per la MerINCHIATA che era: "Signora, parliamoci chiaro: è impossibile che il chilo di fagiolini della contadina sia di più di quelli di Giggetto. Al massimo so' più bbboni."
Ora, la faccia di mio cognato era simile a quella di mia figlia di 7 anni quando la settimana scorsa ha visto per la prima volta la torre di Pisa. Cioè un misto di stupore e incredulità per lo sfidare la gravità di quel solido cilindrico sbieco, e nel caso dei fagiolini ancor di più - quindi immaginate la faccia di mio cognato! La discussione insensatamente portata avanti si è snodata su considerazioni relative a peculiari proprietà della bilancia della contadina di venderci più fagiolini allo stesso prezzo (ma per quale motivo di grazia?), ma anche su vagolanti proprietà dei fagiolini della contadina di essere più leggeri e quindi in numero maggiore per fare un chilo di quelli che Giggetto il mercataro vende sul suo banco, per esempio. Ci siamo infognati nel cercare di capire se un fagiolino più leggero è più buono, noi che possediamo capacità organolettiche evolute rispetto a quelle dei comuni mortali (bah!).
Infine mio cognato ha pronunciato le sole uniche parole dotate di senso in quella delirante discussione, liquidandola per la MerINCHIATA che era: "Signora, parliamoci chiaro: è impossibile che il chilo di fagiolini della contadina sia di più di quelli di Giggetto. Al massimo so' più bbboni."
martedì, agosto 02, 2011
L'amore e le sue doppie consonanti
Inizia ufficialmento oggi a partire proprio dal meriggio serotino odierno, il nuovo corso estivo della Meringa. In onore della mia personal trainer, esso sarà soprannominato la MerINCHIA.
Il titolo mi pare parlante così come me, senza freni sotto il caldo sole estivo.
Comincio col dissertare di definizioni. Desidero porre alla vostra attenzione la prima e più pulsante definizione che mi preme focalizzare in vista dell'aumento estivale della produzione ormonale del mio corpicione.
La definizione di AMORE.
Codesto sentimento pressorio che ci contraddistingue dai senza cuore.
Io c'ho un cuore grande così.
Gonfio di pressione.
Epperò non è sicuro - in realtà - che io provi amore per alcun chi.
Anzi mi è stato più volte fatto notare come io sia incapace di amare altri che me stessa.
Allordunque cos'è l'AMORE, anzi l'AMMORE con due emme come mi piace dire?
L'ammore è quel friccichìo che ti fa tremare le gambe quando vedi la persona amata.
Per i primi secondi.
Poi scatta tutta un'altra serie di sensazioni e sentimenti che chiamerei "di annullamento del friccichìo", e che ne vanificano il pur forte slancio.
Ergo, per infallibile sillogismo, l'amore soccombe sotto un'onda d'urto.
Poco poco e per poco tempo.
Per il resto, è tutto un guardarsi le spalle.
Il titolo mi pare parlante così come me, senza freni sotto il caldo sole estivo.
Comincio col dissertare di definizioni. Desidero porre alla vostra attenzione la prima e più pulsante definizione che mi preme focalizzare in vista dell'aumento estivale della produzione ormonale del mio corpicione.
La definizione di AMORE.
Codesto sentimento pressorio che ci contraddistingue dai senza cuore.
Io c'ho un cuore grande così.
Gonfio di pressione.
Epperò non è sicuro - in realtà - che io provi amore per alcun chi.
Anzi mi è stato più volte fatto notare come io sia incapace di amare altri che me stessa.
Allordunque cos'è l'AMORE, anzi l'AMMORE con due emme come mi piace dire?
L'ammore è quel friccichìo che ti fa tremare le gambe quando vedi la persona amata.
Per i primi secondi.
Poi scatta tutta un'altra serie di sensazioni e sentimenti che chiamerei "di annullamento del friccichìo", e che ne vanificano il pur forte slancio.
Ergo, per infallibile sillogismo, l'amore soccombe sotto un'onda d'urto.
Poco poco e per poco tempo.
Per il resto, è tutto un guardarsi le spalle.
domenica, luglio 17, 2011
Brandelli d'Italia
Ho come la sensazione che il centro e il sud dell'Italia saranno presto staccati dal nord, da un terremoto un po' più forte degli altri.
Potrebbe essere la soluzione all'annosa questione meridionale.
Sono sicura che 'sta storia dei terremoti se l'è inventata T. per accontentare la Lega.
Comunque se da Oltralpe tornerò a casa e la troverò ancora, sarà stato solo un brutto presagio.
Per dire che vado in vacanza. Vado.
Potrebbe essere la soluzione all'annosa questione meridionale.
Sono sicura che 'sta storia dei terremoti se l'è inventata T. per accontentare la Lega.
Comunque se da Oltralpe tornerò a casa e la troverò ancora, sarà stato solo un brutto presagio.
Per dire che vado in vacanza. Vado.
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venerdì, luglio 08, 2011
Alla fine
Alla fine nessuno arretra dalle sue posizioni
nessuno cede di un millimetro
nessuno ammette che la discussione può costruire invece di distruggere
nemmeno chi ti conosce, nemmeno chi .....
Alla fine nessuno conosce veramente l'altro
nessuno capisce le parole che contano veramente
nessuno usa le parole come dovrebbero essere usate
nessuno ti accarezza gratis
Alla fine rimaniamo soli
pieni di conflitti
pieni di nemici
mentre vorremmo solo una carezza
un gesto d'affetto
che va oltre le parole,
oltre la tristezza
oltre il dolore dell'incomunicabilità.
Vorremmo un gesto gratuito che passi sopra a tutto
il detto e il non detto
vorremmo un fiore
un sorriso
una carezza.
Questo ci fa umani.
Oltre ogni limite.
nessuno cede di un millimetro
nessuno ammette che la discussione può costruire invece di distruggere
nemmeno chi ti conosce, nemmeno chi .....
Alla fine nessuno conosce veramente l'altro
nessuno capisce le parole che contano veramente
nessuno usa le parole come dovrebbero essere usate
nessuno ti accarezza gratis
Alla fine rimaniamo soli
pieni di conflitti
pieni di nemici
mentre vorremmo solo una carezza
un gesto d'affetto
che va oltre le parole,
oltre la tristezza
oltre il dolore dell'incomunicabilità.
Vorremmo un gesto gratuito che passi sopra a tutto
il detto e il non detto
vorremmo un fiore
un sorriso
una carezza.
Questo ci fa umani.
Oltre ogni limite.
martedì, luglio 05, 2011
I miei maschi
I maschi, no, per i quali una parola è poca e due sono troppe,
i maschi che tengono sempre i piedi in due staffe e non si sbilanciano mai,
i maschi che quando dicono no significa no
ma che non è vero perché ho scoperto che potrebbe anche voler dire vorrei ma non posso
i maschi che si si le metto a posto e le seggiole sono lì da due mesi
i maschi che è sempre colpa di qualcun altro
i maschi che si ricordano di una telefonata minatoria senza sapere se è realmente avvenuta
i maschi che ti hanno voluto bene e ora vogliono solo scopare
i maschi fedeli e quelli che no
i maschi poetici che scrivono lettere d'amore e quelli che non hanno mai detto ti amo
i maschi che non prendono posizione per principio però sanno sempre più e meglio dell'allenatore della loro squadra del cuore
i maschi umarelli che si fermano quando c'è un incidente per dire la loro o anche solo per guardare altri maschi che guardano altri maschi dire la loro su altri maschi che litigano per decidere di chi è la colpa
i maschi che ti cedono il passo per toccarti il culo
i maschi che ti stuprano con uno sguardo e si professano liberali
i maschi che ho conosciuto non sono tutti così
non pretendo di aver fatto una lista esaustiva.
Come quella della spesa, solo dopo essere tornata a casa ti ricordi di esserti dimenticata di un sacco di cose.
i maschi che tengono sempre i piedi in due staffe e non si sbilanciano mai,
i maschi che quando dicono no significa no
ma che non è vero perché ho scoperto che potrebbe anche voler dire vorrei ma non posso
i maschi che si si le metto a posto e le seggiole sono lì da due mesi
i maschi che è sempre colpa di qualcun altro
i maschi che si ricordano di una telefonata minatoria senza sapere se è realmente avvenuta
i maschi che ti hanno voluto bene e ora vogliono solo scopare
i maschi fedeli e quelli che no
i maschi poetici che scrivono lettere d'amore e quelli che non hanno mai detto ti amo
i maschi che non prendono posizione per principio però sanno sempre più e meglio dell'allenatore della loro squadra del cuore
i maschi umarelli che si fermano quando c'è un incidente per dire la loro o anche solo per guardare altri maschi che guardano altri maschi dire la loro su altri maschi che litigano per decidere di chi è la colpa
i maschi che ti cedono il passo per toccarti il culo
i maschi che ti stuprano con uno sguardo e si professano liberali
i maschi che ho conosciuto non sono tutti così
non pretendo di aver fatto una lista esaustiva.
Come quella della spesa, solo dopo essere tornata a casa ti ricordi di esserti dimenticata di un sacco di cose.
domenica, giugno 26, 2011
Delle mie ultime due settimane
E così mi sono guadagnata la pagnotta, queste ultime due settimane, il tour de force si avvia alla fine, le vacanze si avvicinano, il caldo ormai si è impadronito delle mie ghiandole sudorifere, nemmeno il fantastico olio per il corpo a forma di saponetta al cioccolato bianco che mi sono comprata riesce a palliare alle conseguenze, è inutile dire che il mio corpicione sente come non mai il richiamo della vacanza, ho superato indenne la conferenza organizzata dal mio ufficio la settimana scorsa, oltre che la due giorni unplugged con i colleghi in una ridente località tiberina, con i quali abbiamo fatto un po' di autoanalisi di gruppo e con l'occasione ho scoperto di avere almeno due psicoterapeuti nel mucchio, peccato che io sia una personcina di suo alquanto equilibrata perché altrimenti mi sarei fiondata a chiedere qualche seduta a gratis, ho subìto le intemperante di uomini ormai al di fuori di ogni ragionevole età lavorativa che necessitano ancora essere al centro dell'attenzione ma mi domando perché qualcuno che ha avuto già dalla sua professione le più alte soddisfazioni non si decida a lasciare le scene con dignità invece di pensare di essere sempre al centro del mondo - largo ai giovani di grazia! -, ora che a quarant'anni siamo tutti in ottima forma giovani nel corpo e supergiovani nell'anima, visto che dovremo arrivare a 70 ed essere ancora sulla cresta dell'onda in fondo abbiamo appena superato la metà, un po' come quando inizi il terzo liceo, tutto sommato anche l'anno più bello dello scientifico, pieno di challenge e di nuove scoperte, tutto questo per dire che questo week end ho avuto la consapevolezza di essere una persona sana, anche dopo una sonora ubriacatura, e questo perché io racconto i fatti miei per informare, per rendere noto e non per farmi compiangere e questo - penso -, mi fa vedere gli eventi serenamente e vorrei anche aggiungere in maniera equilibrata se non temessi che qualcuno, tipo una familiare stretta sangue del mio sangue, potrebbe eventualmente smentirmi, ma insomma almeno posso assicurare senza tema di smentita che il fatto di aver superato i settanta non attribuisce d'ufficio quel giudizio che tutti ci aspetteremmo e poi, per concludere, io non ho mai sopportato chi sbraita cercando di commuovere persone sulla propria sorte infelice.
Io sono una donna d'azione, tutto sommato le parole mi piacciono, ma preferisco i fatti.
Io sono una donna d'azione, tutto sommato le parole mi piacciono, ma preferisco i fatti.
lunedì, giugno 06, 2011
La vera verità sulla me più me.
Si parlava d'amore. Di quello che ti fa dire e che ti trattiene.
La testa è sempre troppo lontano dal cuore e il cuore sembra sempre troppo piccolo.
E il risultato, quello che esce fuori dalla bocca, sempre inadeguato, sempre troppo opaco rispetto alla lucentezza del pensiero.
Ecco, il senso è un po' questo: il pensiero è vivido, la mia testa vede chiaro, limpido, lineare.
Quello che esce dalla bocca, però è sempre sfasato, sempre in controtempo, sempre ruvido e ottuso.
La mia professoressa delle medie me lo diceva: pensa sempre almeno tre volte prima di parlare!
Io invece penso una sola unica volta ed ho sempre una necessità impellente di comunicarlo al mondo.
E allora non sempre la comunicazione passa nel modo giusto. Anzi a volte non passa per niente. Nonostante questa discrasia, però, io mi comporto come un libro aperto. Me lo diceva anche il titolare della sala giochi dove andavo a rimorchiare al liceo: "Tu sei come un libro aperto"! Chi mi conosce sa che dico sempre quello che penso anche se penso spesso male. Chi mi conosce sa anche che - a dispetto di una corazza presuntuosa e saccente - ho un cuore puro, che sono buona e generosa, generalmente animata da buone e oneste intenzioni. E poi c'è qualcuno che pensa che io sia insensibile, solitaria, triste e anche un po' stronza.
Ecco, io vorrei dire a questa persona, che peraltro è collocata tra coloro che dovrebbero conoscermi bene, che è vero. Io sono ANCHE tutto questo. E' questo che fa la me più me. E' così o ciccia. Prendere o lasciare. O mangi sta minestra o salti dalla finestra. Però ti conviene sperare che ci sia un materasso sotto.
La testa è sempre troppo lontano dal cuore e il cuore sembra sempre troppo piccolo.
E il risultato, quello che esce fuori dalla bocca, sempre inadeguato, sempre troppo opaco rispetto alla lucentezza del pensiero.
Ecco, il senso è un po' questo: il pensiero è vivido, la mia testa vede chiaro, limpido, lineare.
Quello che esce dalla bocca, però è sempre sfasato, sempre in controtempo, sempre ruvido e ottuso.
La mia professoressa delle medie me lo diceva: pensa sempre almeno tre volte prima di parlare!
Io invece penso una sola unica volta ed ho sempre una necessità impellente di comunicarlo al mondo.
E allora non sempre la comunicazione passa nel modo giusto. Anzi a volte non passa per niente. Nonostante questa discrasia, però, io mi comporto come un libro aperto. Me lo diceva anche il titolare della sala giochi dove andavo a rimorchiare al liceo: "Tu sei come un libro aperto"! Chi mi conosce sa che dico sempre quello che penso anche se penso spesso male. Chi mi conosce sa anche che - a dispetto di una corazza presuntuosa e saccente - ho un cuore puro, che sono buona e generosa, generalmente animata da buone e oneste intenzioni. E poi c'è qualcuno che pensa che io sia insensibile, solitaria, triste e anche un po' stronza.
Ecco, io vorrei dire a questa persona, che peraltro è collocata tra coloro che dovrebbero conoscermi bene, che è vero. Io sono ANCHE tutto questo. E' questo che fa la me più me. E' così o ciccia. Prendere o lasciare. O mangi sta minestra o salti dalla finestra. Però ti conviene sperare che ci sia un materasso sotto.
domenica, giugno 05, 2011
Casse di vino
Il discorso è che ci si dimentica sempre perché si sta così bene in compagnia. Non so, dev'essere un meccanismo di autodifesa per non aver scelto di vivere in una comune. Passiamo del tempo in famiglia, e quando poi ci troviamo a passare del tempo in famiglia con gli amici ci rendiamo conto che è molto più figo, molto più utile, molto più arricchente e siccome però non può essere così tutti i giorni, facciamo si che sia di rado per non soffrire troppo spesso del distacco. E io ho incontrato dopo tanto tempo due persone che ho visto l'ultima volta in un momento felicissimo della loro vita e ritrovo dopo un momento molto difficile. La volontà è sempre incredibile insieme ad una formidabile voglia di fare progetti. Ci siamo commossi abbracciati lacrimati e questo ci ha resi ancora più vicini. Se ritrovarsi dopo tanto tempo fa passare momenti così intensamente felici, appuntamento tra dieci anni!
Ma io vi voglio rivedere presto e mi accontento anche di una cosetta media. Obbligatorie ovviamente tre casse di vino e tutto sommato anche la presenza del panzone sardo mentre metterei ai voti quella del corista megalomane. Sempre simpaticamente eh!
Ma io vi voglio rivedere presto e mi accontento anche di una cosetta media. Obbligatorie ovviamente tre casse di vino e tutto sommato anche la presenza del panzone sardo mentre metterei ai voti quella del corista megalomane. Sempre simpaticamente eh!
giovedì, giugno 02, 2011
Quando sarà tempo di raccolto, io sarò lì.
Rifletto. Quante cose succedono in dieci anni. Quante volte ci svegliamo, ci scopriamo di nuovo o per la prima volta, quanta fatica portare due figli per nove mesi e soprattutto per il resto, quanto lavoro per mandare avanti una casa una famiglia una coppia ogni giorno ogni notte ogni istante della vita che passa quanta fatica a dimenticare e poi basta un attimo che ti riporta alla mente tutto e quel tutto è più di tanto e ti riempie il cuore e ti fa piangere senza ritegno.
E allora capisci che il raccolto dipende da come uno ha seminato.
E allora capisci che il raccolto dipende da come uno ha seminato.
venerdì, maggio 20, 2011
L'essenza
Come fare a spiegare ad un bambino l'ineluttabilità della morte e al tempo stesso l'importanza del ricordo dei nostri morti per tenere vivo in noi ciò che ci hanno trasmesso?
Uno rimanda rimanda, ma poi l'occasione si presenta improvvisa e tutte le energie e le idee innovative di una madre incosciente devono convogliarsi in quella risposta. E poi non lo sai che si può presentare sotto forme anche anodine. Il mio caso è stato un profumo. Mia figlia usciva dalla doccia e l'ho asciugata con un asciugamano un po' consumato, con un disegno anni settanta di quelli che tutti abbiamo avuto nelle case dei nostri genitori. L'avevamo preso di recente dalla casa della nonna paterna che non c'è più da poco e che tutti facciamo fatica a credere che sia stato così all'improvviso. Ma la memoria di un bambino è di fatto labile nel suo essere a tratti elefantiaca. E mentre la asciugavo, mia figlia dice: "Ma qui c'è il profumo di nonna!". Da quell'asciugamano è nato lo spunto. Lo spunto per parlare del fatto che i ricordi delle persone che amiamo rimangono sopiti dentro di noi e possono uscire così all'improvviso anche solo con un odore, con un sapore che ci riporta alla mente, agli occhi, al cuore un fiume di emozioni. Non è facile spiegare. Ma credo non sia facile nemmeno capire. Ieri ho cercato di avvicinare mia figlia all'essenza della vita, che la morte costeggia e che della morte si serve per continuare a vivere. Non so se ci sono riuscita da quel profumo. Ma alla vita, in quel momento, io mi sono sentita più vicina.
Uno rimanda rimanda, ma poi l'occasione si presenta improvvisa e tutte le energie e le idee innovative di una madre incosciente devono convogliarsi in quella risposta. E poi non lo sai che si può presentare sotto forme anche anodine. Il mio caso è stato un profumo. Mia figlia usciva dalla doccia e l'ho asciugata con un asciugamano un po' consumato, con un disegno anni settanta di quelli che tutti abbiamo avuto nelle case dei nostri genitori. L'avevamo preso di recente dalla casa della nonna paterna che non c'è più da poco e che tutti facciamo fatica a credere che sia stato così all'improvviso. Ma la memoria di un bambino è di fatto labile nel suo essere a tratti elefantiaca. E mentre la asciugavo, mia figlia dice: "Ma qui c'è il profumo di nonna!". Da quell'asciugamano è nato lo spunto. Lo spunto per parlare del fatto che i ricordi delle persone che amiamo rimangono sopiti dentro di noi e possono uscire così all'improvviso anche solo con un odore, con un sapore che ci riporta alla mente, agli occhi, al cuore un fiume di emozioni. Non è facile spiegare. Ma credo non sia facile nemmeno capire. Ieri ho cercato di avvicinare mia figlia all'essenza della vita, che la morte costeggia e che della morte si serve per continuare a vivere. Non so se ci sono riuscita da quel profumo. Ma alla vita, in quel momento, io mi sono sentita più vicina.
martedì, maggio 17, 2011
Passa di qua la solidarietà elettorale.
A Roma non abbiamo votato.
Ma siamo lo stesso vincitori!
Giusto una questione: quanto ci si metterà a spazzare via anche Piercasinando?
No perché la quantità di espressioni prive di senso e luoghi comuni che ha infilato stasera a Ballarò uno dietro l'altro superano ogni immaginazione!
Ma siamo lo stesso vincitori!
Giusto una questione: quanto ci si metterà a spazzare via anche Piercasinando?
No perché la quantità di espressioni prive di senso e luoghi comuni che ha infilato stasera a Ballarò uno dietro l'altro superano ogni immaginazione!
venerdì, maggio 13, 2011
Sul trarre rapide conclusioni
Blogger m'ha cancellato il mio ultimo post, con tutti i commenti. E poi è ritornato il post senza commenti. Parlavo della scuola. Male. Quella stessa scuola che oggi pomeriggio mi ha fatto divertire con le mamme a cucire stoffe puzzolenti per la recita dei nostri figli. Quella stessa scuola che mi ha fatto incontrare di nuovo la maestra illuminata che sapeva che le recite a natale si possono fare anche solo facendo suonare la zampogna allo zampognaro di fiducia, che attira bambini come un mago. La maestra illuminata ha detto che mia figlia è un'attrice nata. La frase che deve recitare è la seguente: "Cola, Cola, ccche tttu pppossa dddiventare un pppesce!" E lei la dice proprio così, con tutte le occlusive e le dentali al posto giusto, urlando come una disperata. Mamma io devo urlare, mi fa. E non sarò certo io ad arginarla! Mia figlia ha la battuta clou, quella da cui deriva tutto il movimento della storia. Mica sono cose da tutti i giorni! E non è nemmeno spropositatamente alta tipo me che stagliavo su tutti e a scuola mi davano sempre e solo parti da maschio. Lei ha la possibilità di essere la Giulietta che io non ho potuto. Non riesco a trattenermi dallo sperare. Ce la puoi fare piccola. La tua mamma ti starà vicino.
Oddio. Ho veramente scritto queste parole. Sdolcinata madre comune e senza progetti originali che non sono altro. E questo per dimostrare che anche noi mostri senza cuore abbiamo un muscolo nel petto. Gelatinoso magari, ma comunqe vivo!
Oddio. Ho veramente scritto queste parole. Sdolcinata madre comune e senza progetti originali che non sono altro. E questo per dimostrare che anche noi mostri senza cuore abbiamo un muscolo nel petto. Gelatinoso magari, ma comunqe vivo!
mercoledì, maggio 11, 2011
Vietato vietare
Fuori dalla grazia di dio, sono. Questa storia mi logora. Alla materna di mia figlia è vietato portare i figli durante le riunioni dei genitori. Allora io vorrei sapere dove le piazzo le mie figlie. Non è che per andare ad una riunione io posso pagare due ore di baby sitter, cioè voglio dire eventualmente le pago quando ho un'urgenza, ma non per una riunione dove già so che non si dirà niente di rilevante. Io vorrei solo vedere i lavoretti di mia figlia, capire se fa dei miglioramenti, se a scuola è diversa da come mi sembra a casa. Invece alla riunione non mi hanno fatto entrare. Perché mi portavo appresso le mie figlie. Ed i bambini non possono stare nella scuola fuori orario. Manco fossimo al catasto, dove obiettivamente non ci sono infrastrutture per infanti e gli impiegati sarebbero più giustificati eventualmente ad avere i paraocchi. No, siamo in una scuola materna, dove è pieno di giochi, di fogli e pennarelli, di cessetti piccoli piccoli come quelli dei settenani, di bicchieri piccoli piccoli, di posate piccole piccole, di seggiole piccole piccole. Il mondo va al rovescio. Noi adulti, durante le riunioni dobbiamo stare seduti su seggioline con banchetti minuscoli, e i nostri figli devono stare a casa, possibilmente con una baby sitter - perchè a lasciarli da soli tra l'altro si configurerebbe come 'abbandono di minore'-, perché noi possiamo sentire parlare di loro in quella scomodissima posizione (oltretutto, il mio metro e ottantatre con 7 centimetri di tacco fa sì che, seduta sulla seggiolina, le mie ginocchia entrino prepotentemente negli occhi). Ma io ho deciso. Domani faccio un esposto alla preside per l'assurda circolare che vieta di far entrare i bambini a scuola fuori dall'orario scolastico e conseguentemente vieta l'ingresso a madri (o padri) con figli al seguito. Siamo al paradosso che, durante queste riunioni, è meglio che siano presenti pochi genitori senza figli piuttosto che tutti i genitori, qualcuno eventualmente con figli. Un percorso ad ostacoli quando la soluzione è a portata di mano. Ma questa scuola pubblica (volevo scrivere "questa cazzo di scuola pubblica", ma mi sono trattenuta) è di tutti o no??? E allora perché a me, che pago regolarmente le tasse di questo ridente comune dell'agro romano - visto che la scuola è comunale -, perché a me non mi fanno entrare???
lunedì, aprile 18, 2011
Umani uomini
Lui ha una certa età, forse sui sessanta, si aggira silenzioso per il campo dove mi alleno, i suoi capelli bianchi sono lunghi e arrotolati su un collo un po' torto e di carnagione scura, indiano forse, non parla bene l'italiano, tiene in ordine il campo, tiene tutto sott'occhio, ogni tanto beve una birra e raccoglie le bottiglie vuote dal campo, ci tiene lontani dalla parte in cui le giovani promesse si allenano, ci guarda, forse non ci vede veramente, sembra un cane da guardia, commovente per la sua fedeltà ad un padrone a volte ingrato.
Lui ha quarant'anni, imbolsito rispetto alla giovane bellezza che era, affaticato e sofferente nello sguardo e nel cuore, crede ancora nel suo amore ma non lo può più avere, crede ancora nella vita anche se gli sfugge tra le dita, avrebbe mille cose da dire ma non gli esce niente di più sensato, avrebbe mille cose di cui scusarsi anche se ora è troppo tardi, avrebbe tanto amore da dare anche se adesso non si vede, è triste come i suoi occhi, incurvato nella sua giacca troppo pesante e nel suo mondo crollato.
Lui è bello anche se non sa di esserlo, lavora sempre troppo, fa fioretti perché crede nei miracoli, è delicato come un fiore raro, è semplice e lineare come un pensiero, è chiuso in un mondo scelto forse senza troppo valutare le conseguenze, aggrappato ad un pensiero lontano, che oggi fa sembrare tutto più bello.
Lui è felice, sa che l'avrà per sempre, sa che lei è l'unica la sola l'imprescindibile donna della sua vita, sa che dall'attimo esatto in cui le loro labbra si sono fuse in un umido bacio non avrebbe mai più desiderato nient'altro, è certo del suo amore e che niente potrà ostacolarlo perché così è scritto nel libro della vita e del suo cuore.
Lui non sa fare altro che annegare, nell'alcol tutte le sere, con gli occhi vacui e pieni di dolore annegato anch'esso per sempre in quel liquido amarognolo, il cuore scoppia di questa fatica di vivere scoppia di non riuscire ad aggrapparsi a niente scoppia e nessuno se ne accorge fino ad un freddo mattino d'inverno in cui crolla inesorabile sotto il peso dell'acqua.
Lui è più che bello è un adone un fotomodello uno degli uomini più belli ch'io abbia mai visto e il suo cuore è gonfio di rimpianti è gonfio di se di perché di obiezioni e di paure, è un uomo che sa che capisce che pesa le parole che al limite non le dice ma parla lo stesso sono i suoi occhi che parlano che dicono di quel dolore antico che porta il suo cuore di quando la sorella gli è morta accanto e lui bambino ha gridato perché non io e perché non io ha continuato a gridare fino a quella notte in cui è stato più lieve ingollare pasticche una dietro l'altra e lasciarsi morire sul divano di casa di fronte ad una madre assente troppo impegnata a rispettare le convenienze per chiamare ancora una volta un'ambulanza che forse lo avrebbe tenuto ancora qui e un altro libro un altro amore un'altra casa lo avrebbero magari ancora affascinato. Ancora. Qui. Ancora un po'.
"Io e quelli come me aspettiamo miracoli" (Ivano Fossati)
Lui ha quarant'anni, imbolsito rispetto alla giovane bellezza che era, affaticato e sofferente nello sguardo e nel cuore, crede ancora nel suo amore ma non lo può più avere, crede ancora nella vita anche se gli sfugge tra le dita, avrebbe mille cose da dire ma non gli esce niente di più sensato, avrebbe mille cose di cui scusarsi anche se ora è troppo tardi, avrebbe tanto amore da dare anche se adesso non si vede, è triste come i suoi occhi, incurvato nella sua giacca troppo pesante e nel suo mondo crollato.
Lui è bello anche se non sa di esserlo, lavora sempre troppo, fa fioretti perché crede nei miracoli, è delicato come un fiore raro, è semplice e lineare come un pensiero, è chiuso in un mondo scelto forse senza troppo valutare le conseguenze, aggrappato ad un pensiero lontano, che oggi fa sembrare tutto più bello.
Lui è felice, sa che l'avrà per sempre, sa che lei è l'unica la sola l'imprescindibile donna della sua vita, sa che dall'attimo esatto in cui le loro labbra si sono fuse in un umido bacio non avrebbe mai più desiderato nient'altro, è certo del suo amore e che niente potrà ostacolarlo perché così è scritto nel libro della vita e del suo cuore.
Lui non sa fare altro che annegare, nell'alcol tutte le sere, con gli occhi vacui e pieni di dolore annegato anch'esso per sempre in quel liquido amarognolo, il cuore scoppia di questa fatica di vivere scoppia di non riuscire ad aggrapparsi a niente scoppia e nessuno se ne accorge fino ad un freddo mattino d'inverno in cui crolla inesorabile sotto il peso dell'acqua.
Lui è più che bello è un adone un fotomodello uno degli uomini più belli ch'io abbia mai visto e il suo cuore è gonfio di rimpianti è gonfio di se di perché di obiezioni e di paure, è un uomo che sa che capisce che pesa le parole che al limite non le dice ma parla lo stesso sono i suoi occhi che parlano che dicono di quel dolore antico che porta il suo cuore di quando la sorella gli è morta accanto e lui bambino ha gridato perché non io e perché non io ha continuato a gridare fino a quella notte in cui è stato più lieve ingollare pasticche una dietro l'altra e lasciarsi morire sul divano di casa di fronte ad una madre assente troppo impegnata a rispettare le convenienze per chiamare ancora una volta un'ambulanza che forse lo avrebbe tenuto ancora qui e un altro libro un altro amore un'altra casa lo avrebbero magari ancora affascinato. Ancora. Qui. Ancora un po'.
"Io e quelli come me aspettiamo miracoli" (Ivano Fossati)
domenica, aprile 10, 2011
Simpaticamente glamour
La mia amica D. fa sempre cose molto glamour l'ultima in ordine di tempo è stata stasera che sono andata con lei a casa di un'amica obiettivo baratto di vestiti con altre donne si presupponeva più o meno della stessa stazza che io e la mia amica D. più o meno condividiamo dico più o meno perché io comunque batto tutte e allora mi aspettavo di avere davanti un tappeto di vestiti ma non vestiti qualunque vestiti molto glamour perché la mia amica D. è sempre molto glamour stasera aveva una camicia verde pistacchio di Bronte e un paio di ballerine senza calze che le mettevano in rilievo una graziosissima caviglia allora arrivo leggermente in ritardo dopo aver passato la domenica pomeriggio a scofanarmi di pasticcini e golosità varie alla solita festa di bambini quindi diciamo ancora più rotonda del solito se possibile e mi ritrovo in un consesso in cui il totale del volume delle donne presenti era uguale se non minore alla somma del mio, di quello della mia amica D. e della sua amica M. erano tutte magre esponevano vestiti magri cose che nemmeno se avessi trattenuto il fiato all'infinito mi sarebbero entrate anche solo su una coscia io che ero andata lì piena di belle speranze di potermi rifare il guardaroba e avevo preso due o tre cosette dal mio armadio le prime che mi erano capitate sottomano per la precisione un boa di struzzo rosa, una camicia da notte di seta rossa completa di vestaglia rossa da tenutaria di bordello, un reggicalze ghepardato e un grazioso paio di mutandine che mi salcicciavano i fianchi in maniera orrenda beh queste cosette hanno avuto un successone sono andate a ruba l'amica M. si è anche fatta fotografare in posa discinta per pochi intimi essendo lei supremamente dotata in paraurti anteriori con vestaglia da tenutaria e boa insomma però io nel baratto mi son beccata vestito golf e camicia invernali e però niente spazio per microgonne e micropull che la padrona di casa provava e barattava a tutto andare eh certo che lei non ha pancia fa palestra hanno detto tutti alla mia obiezione che le stava bene tutto e pure io faccio palestra e corro tre volte a settimana cazzo ho urlato eppure non fa lo stesso effetto allora si sono girati tutti verso di me e ho avuto la certezza che la simpatia ti ripaga di tutte le sofferenze di tutti i centimetri non persi di tutti i pasticcini ingollati in un pomeriggio di quasi estate.
lunedì, aprile 04, 2011
Sempre più io
Inizio di canzone di Ligabue: Ci sono giorni come questi, in cui non va bene un cazzo, in cui comincia male, si svolge male e finisce pure male. Ci sono giorni in cui correre per quattro chilometri ti stronca e ti fa vedere tutto nero, perché di certo avresti avuto meno fiatone cominciando a fare sport a vent'anni invece che a quaranta. Ci sono giorni in cui il pianto di un bambino è insopportabile. In cui chiunque ti si avvicina è insopportabile.
Ci sono giorni in cui vorresti stare da sola a leccarti le ferite, ché il sangue potrebbe avere un sapore meno amaro della tua giornata. Ci sono giorni in cui nessuno ti capisce e nemmeno tu.
Certo che potresti almeno fare uno sforzo.
Ci sono giorni in cui vorresti stare da sola a leccarti le ferite, ché il sangue potrebbe avere un sapore meno amaro della tua giornata. Ci sono giorni in cui nessuno ti capisce e nemmeno tu.
Certo che potresti almeno fare uno sforzo.
giovedì, marzo 24, 2011
L'innominato
Chi mi conosce sa che sono una donna di poche pretese, nonostante quello che possa sembrare.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
mercoledì, marzo 23, 2011
Quello che conta
Allora è arrivato col suo zaino, il mio amico francese. Con il suo sacco a pelo militare, ché all'inizio mi dispiaceva pure non dargli lenzuola e trapunta, poi alla fine ho capito che per lui era come una casa, coi suoi occhiali sulla fronte a reggere capelli troppo lunghi, con le sue scarpe da trekking, le sue sigarette roulées e il suo PC sempre acceso e insomma abbiamo passato 9 giorni in simpatia, lui prevalentemente chiuso in casa, io girando come una trottola tra famiglia lavoro casa cucina e meno male che mio marito, nelle pause di consulenza informatica al cittadino oltralpino, andava a fare qualche spesuccia culinaria a riempire il frigo altrimenti non so cosa avrei fatto, e il francese ha boicottato Roma, la città più bella del mondo, preferendo variegate escursioni montane nella campagna laziale, ma insomma chissene frega, abbiamo mangiato, bevuto, parlato, concluso in bellezza con tre bicchieri di gin e mi ha fatto riflettere sull'amicizia, sul fatto che si può rinunciare a tante cose ma all'amicizia no, l'amicizia ti serve, l'amicizia ti tempra, l'amicizia ti soccorre, ti confida, si confida, l'amicizia ti bastona, ti prende e ti porta per mano, l'amicizia ti rigenera, ti comprende, ti giustifica e ti attacca, l'amicizia è forte è unica, è umana. Il pezzo forte della vita.
martedì, marzo 08, 2011
Disambiguare
Mamma perché non c'è anche la festa degli uomini??
Perché loro festeggiano, tesoro, tutti i giorni.
Perché loro festeggiano, tesoro, tutti i giorni.
venerdì, marzo 04, 2011
Settimana contro il razzismo
Parlo poco del mio lavoro.
Ma questa volta è importante.
Inizia la settimana contro il razzismo con una ricca conferenza internazionale di cui trovate il programma qui!
Ma questa volta è importante.
Inizia la settimana contro il razzismo con una ricca conferenza internazionale di cui trovate il programma qui!
giovedì, febbraio 24, 2011
M'è cascato l'occhio
M'è cascato l'occhio sul calendario.
Domani sono 5 anni che ho iniziato a scrivere il mio blog.
Un lustro.
E non mi viene niente di originale da dire, se non che, rileggendo i primi post, in cinque anni non sono cambiata di una virgola. Caratterialmente. Sul resto stendiamo un velo pietoso. E poi non è nemmeno del tutto vero.
Stamattina un camionista mi ha strombazzato per la strada.
Domani sono 5 anni che ho iniziato a scrivere il mio blog.
Un lustro.
E non mi viene niente di originale da dire, se non che, rileggendo i primi post, in cinque anni non sono cambiata di una virgola. Caratterialmente. Sul resto stendiamo un velo pietoso. E poi non è nemmeno del tutto vero.
Stamattina un camionista mi ha strombazzato per la strada.
mercoledì, febbraio 23, 2011
Migliore
Ma che mondo è quello in cui, invece di deplorare la violenza, si inneggia al nuovo vento di libertà, invece di interrogarsi sull'enorme carico di esseri umani martoriati dalla dittatura di cui l'occidente dovrà occuparsi e che presto invaderanno i nostri mari, si grida al pericolo del fondamentalismo; ma che mondo è quello in cui il TG1, invece di scandalizzarsi dell'amicizia tra il premier italiano e il dittatore libico, manda in onda una vecchia intervista di Minoli a Gheddafi, in cui si racconta della sua amicizia con Prodi e poi, già che c'è, manda in onda il leader della Lega - con tanto di sigaro tra i denti - che batte il cinque ad un giornalista biascicando parole incomprensibili; che diavolo di mondo è questo che finirà quando il Medioriente non consegnerà più il suo petrolio all'Occidente, quel mondo in cui gli Stati Uniti hanno perso controllo e potere causando il reflusso di questa ribellione - incontrollata e incontrollabile - alle dittature, invece di agire in maniera diplomatica; quel mondo che non ha energie alternative da offrire ai suoi abitanti; quel mondo che si prepara alla dittatura del danaro ribellandosi a quella del potere; quel mondo che potrebbe ucciderci come uno stillicidio, togliendoci a poco a poco tutte le sue deperibili risorse; quel mondo che non ci prepara un futuro migliore, ma prospetta solo violenza e povertà per miliardi dei suoi abitanti.
Che mondo è questo in cui io vorrei con tutte le mie forze continuare a vivere e a far vivere i miei figli?
Che mondo è questo in cui io vorrei con tutte le mie forze continuare a vivere e a far vivere i miei figli?
martedì, febbraio 15, 2011
Io me lo riprendo
In questa giornata che lascia presagire che la parola libertà tornerà presto a riprendersi il suo senso, in cui prendiamo coscienza che se la rivoluzione si fa strada - e IN strada - in Iran forse il suo vento può spirare fino a qui, in questa giornata in cui raccogliamo i frutti di una domenica in piazza, in cui noi donne italiane - e i nostri uomini - siamo scese in piazza per riprenderci quello che ci hanno tolto, qualcosa che non si compra che non si paga che non si vende ma che solo si ruba, in questa giornata in cui tre donne giudicheranno il rappresentante della decandenza dei costumi italiani, il detentore della pompetta più potente del mondo, per reati legati allo sfruttamento del genere femminile (chiamatelo come volete, ma questo è), spettacolare nemesi, contrappasso sadico e rigenerante, in questa giornata che segna il passo ad un domani incerto ma sicuramente nuovo, ecco, io mi addormento felice. Felice di essere donna, felice di essere qui e ora, insieme a tutte/i voi, pronta a tutto per riprendermi il senso.
venerdì, febbraio 11, 2011
Uomini che amano le donne
Oggi che parliamo di donne, io vorrei parlare di uomini.
Vorrei parlare di quegli uomini, come mio marito, che amano le donne.
Quegli uomini che mettono al primo posto la donna, il suo piacere, il suo sguardo, i suoi desideri, le sue aspirazioni.
Quegli uomini che tornano a casa la sera col sorriso.
Quegli uomini che si dispiacciono di lasciarci sole, anche solo raramente.
Quegli uomini che amano i loro figli, che li considerano, li stimano, li spronano, li appoggiano.
Quegli uomini che dividono e condividono, che patiscono e compatiscono.
Quegli uomini che non mentono, che ti guardano negli occhi, che capiscono la stanchezza.
Quegli uomini che amano le donne.
Che le amano davvero.
La manifestazione di domenica 13 febbraio è anche per voi.
Vorrei parlare di quegli uomini, come mio marito, che amano le donne.
Quegli uomini che mettono al primo posto la donna, il suo piacere, il suo sguardo, i suoi desideri, le sue aspirazioni.
Quegli uomini che tornano a casa la sera col sorriso.
Quegli uomini che si dispiacciono di lasciarci sole, anche solo raramente.
Quegli uomini che amano i loro figli, che li considerano, li stimano, li spronano, li appoggiano.
Quegli uomini che dividono e condividono, che patiscono e compatiscono.
Quegli uomini che non mentono, che ti guardano negli occhi, che capiscono la stanchezza.
Quegli uomini che amano le donne.
Che le amano davvero.
La manifestazione di domenica 13 febbraio è anche per voi.
lunedì, gennaio 24, 2011
Alcuni li vedo così.
Sono affaticata dagli uomini ingordi di potere.
Sui luoghi di lavoro se ne trovano a non finire.
Sono affaticata dall'uomo che non deve chiedere mai anche quando non sa.
Sono affaticata dall'uomo presuntuoso, dall'uomo narciso, dall'uomo uomo.
Sono affaticata dall'uomo che ti cede il passo per metterti una mano sul culo.
Sono affaticata dall'uomo che si giustifica
Dall'uomo che si insospettisce, che si vendica, che si struscia, che fa finta di niente, che sta in piedi e ti guarda fare, che pretende che tu sappia fare tutto e ti disprezza se sbagli, che non fa, che non parla, che non apprezza, che non ammira, che non venera.
L'uomo che urla, l'uomo che vuole avere sempre ragione, l'uomo che se non se le tromba tutte si sente un po' meno uomo, l'uomo che ama le trasparenze, che si eccita solo col pizzo (oltre ad una mezza pasticca di viagra), l'uomo che ti guarda le tette e dopo che sei passata il culo, quello stesso uomo che con la moglie non gli si rizza e che però il vincolo del matrimonio è sacro, l'uomo che tace perplesso, l'uomo che pontifica su tutto, umarello insoddisfatto e guardone di una vita per procura.
Sui luoghi di lavoro se ne trovano a non finire.
Sono affaticata dall'uomo che non deve chiedere mai anche quando non sa.
Sono affaticata dall'uomo presuntuoso, dall'uomo narciso, dall'uomo uomo.
Sono affaticata dall'uomo che ti cede il passo per metterti una mano sul culo.
Sono affaticata dall'uomo che si giustifica
Dall'uomo che si insospettisce, che si vendica, che si struscia, che fa finta di niente, che sta in piedi e ti guarda fare, che pretende che tu sappia fare tutto e ti disprezza se sbagli, che non fa, che non parla, che non apprezza, che non ammira, che non venera.
L'uomo che urla, l'uomo che vuole avere sempre ragione, l'uomo che se non se le tromba tutte si sente un po' meno uomo, l'uomo che ama le trasparenze, che si eccita solo col pizzo (oltre ad una mezza pasticca di viagra), l'uomo che ti guarda le tette e dopo che sei passata il culo, quello stesso uomo che con la moglie non gli si rizza e che però il vincolo del matrimonio è sacro, l'uomo che tace perplesso, l'uomo che pontifica su tutto, umarello insoddisfatto e guardone di una vita per procura.
venerdì, gennaio 14, 2011
Friendship
L'uscita con le amiche è sempre un'incognita gigante.
Non sai mai se riuscirai a sistemare bimbi e marito prima d'uscire, se la macchina non ti morirà all'accensione, se avrai abbastanza fegato da finire gli antipasti, se la pizza con l'aglio divisa in quattro parti alla fine riuscirai a digerirla, se avrai l'occasione di raccontare dell'ultimo gingillo di tuo marito, una roba che evoca l'hula hop, se pur di chiacchierare riuscirai a fumare solo una sigaretta, se alla fine saremo tutte uguali, tutte sorridenti, tutte felici di godere di quell'attimo di libertà.
Non lo sai mai questo. Prima.
Ma sai che se torni a casa e ti fanno male le gote, la serata è stata sicuramente da morire. Dal ridere.
E ognuna è tornata a casa più felice, più rilassata, più bendisposta verso l'argomento di conversazione preferito: il maschio con cui abbiamo deciso di dividere la vita.
Ignaro lui. Ma certo meno solo di ieri.
Non sai mai se riuscirai a sistemare bimbi e marito prima d'uscire, se la macchina non ti morirà all'accensione, se avrai abbastanza fegato da finire gli antipasti, se la pizza con l'aglio divisa in quattro parti alla fine riuscirai a digerirla, se avrai l'occasione di raccontare dell'ultimo gingillo di tuo marito, una roba che evoca l'hula hop, se pur di chiacchierare riuscirai a fumare solo una sigaretta, se alla fine saremo tutte uguali, tutte sorridenti, tutte felici di godere di quell'attimo di libertà.
Non lo sai mai questo. Prima.
Ma sai che se torni a casa e ti fanno male le gote, la serata è stata sicuramente da morire. Dal ridere.
E ognuna è tornata a casa più felice, più rilassata, più bendisposta verso l'argomento di conversazione preferito: il maschio con cui abbiamo deciso di dividere la vita.
Ignaro lui. Ma certo meno solo di ieri.
mercoledì, dicembre 29, 2010
Sull'orlo del 2010
E' che questo mestiere di genitori ti prosciuga l'anima. Per me che già ne ho poca è proprio una rarefazione dell'io profondo.
Vacanze scolastiche fino al 10 gennaio non si può.
Capisco che gli insegnanti abbiano bisogno di riposo, ma noi genitori non abbiamo mai il diritto di staccare un po'? Vabbè che a noi nessuno ci paga, però...
Ma poi uno cosa dovrebbe fare per tenere i figli se lavora? Spendere un patrimonio in baby sitter? Chi non ha i nonni a disposizione e figli sufficientemente poco grandi da necessitare di un occhio vigile costante che fa???
E le separazioni, i matrimoni sfasciati grazie a queste prove della vita che sono venti giorni a casa con i propri figli???
Li ho voluti, certo, ma questo non significa soccombere.
Cioè, io penso di essere una donna normale, a parte i miei deliri da wonder woman, il mio raffreddore, il mio ciclo, la mia sessualità, la mia fame atavica e le mie fisime sulla pulizia. Certo fisicamente sono possente, ma questo mica mi toglie i piaceri della vita. I figli, invece, certe volte mi tolgono il lume dagli occhi, come si suol dire. Sono esasperata, esausta, ho voglia di scappare, andare ad ubriacarmi fino al mattino, perdere la cognizione del tempo e dello spazio, non ricordare più cosa sono le lancette di un orologio, anzi proprio l'orologio, diventare sorda a qualsiasi vocabolo-sillaba-verso provenga da bocca di terrestre minore di anni 18, anzi visto che ci siamo minore di anni 30, pigiare l'acceleratore a tavoletta e trovarmi in terra straniera circondata da mare da cui incidentalmente non si può più tornare indietro.
Ecco, questo sono io oggi.
Alla fine di questo bizzarro 2010, che si conclude in sordina, mentre poi alcune cose belle sono addirittura successe, mi sento come una sardina oleosa e maleodorante che cerca disperatamente qualcuno che richiuda il bordo della scatoletta.
Giusto per non farsi inglobare da stomaco altrui.
Vacanze scolastiche fino al 10 gennaio non si può.
Capisco che gli insegnanti abbiano bisogno di riposo, ma noi genitori non abbiamo mai il diritto di staccare un po'? Vabbè che a noi nessuno ci paga, però...
Ma poi uno cosa dovrebbe fare per tenere i figli se lavora? Spendere un patrimonio in baby sitter? Chi non ha i nonni a disposizione e figli sufficientemente poco grandi da necessitare di un occhio vigile costante che fa???
E le separazioni, i matrimoni sfasciati grazie a queste prove della vita che sono venti giorni a casa con i propri figli???
Li ho voluti, certo, ma questo non significa soccombere.
Cioè, io penso di essere una donna normale, a parte i miei deliri da wonder woman, il mio raffreddore, il mio ciclo, la mia sessualità, la mia fame atavica e le mie fisime sulla pulizia. Certo fisicamente sono possente, ma questo mica mi toglie i piaceri della vita. I figli, invece, certe volte mi tolgono il lume dagli occhi, come si suol dire. Sono esasperata, esausta, ho voglia di scappare, andare ad ubriacarmi fino al mattino, perdere la cognizione del tempo e dello spazio, non ricordare più cosa sono le lancette di un orologio, anzi proprio l'orologio, diventare sorda a qualsiasi vocabolo-sillaba-verso provenga da bocca di terrestre minore di anni 18, anzi visto che ci siamo minore di anni 30, pigiare l'acceleratore a tavoletta e trovarmi in terra straniera circondata da mare da cui incidentalmente non si può più tornare indietro.
Ecco, questo sono io oggi.
Alla fine di questo bizzarro 2010, che si conclude in sordina, mentre poi alcune cose belle sono addirittura successe, mi sento come una sardina oleosa e maleodorante che cerca disperatamente qualcuno che richiuda il bordo della scatoletta.
Giusto per non farsi inglobare da stomaco altrui.
mercoledì, dicembre 22, 2010
Wonder Woman
La faccia allibita di mio marito non ha prezzo (vorrei dire di merda, ma poi dopo sembra che parlo sempre male di lui, quando, poverino, in fondo non ha fatto nulla di male, non è mica colpa sua se è sposato con una wonder woman!).
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
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mercoledì, dicembre 15, 2010
To the big
Ho ritrovato l'ispirazione.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
sabato, novembre 13, 2010
Vado al massimo
Mi sembra come se nella vita corriamo tutti uno verso l'altra con un anelito unico ed irripetibile.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
giovedì, novembre 04, 2010
Che dio la benedica
In questa rutilante vita politica italiana, tutti si conoscono casualmente al ristorante o sui cubi della discoteca. Le femmine sono tutte strafighe pagatissime e possibilmente giovanissime (massima goduria per una minorenne) e i maschi tutti vecchi impotenti e ricchissimi. Ed è evidente chi paga in questo do ut des estremamente proficuo da ambo le parti.
Ma io non potrei mai fare l'intrattenitrice d'altobordo.
Ho un cervello troppo pesante anche se posizionato nelle nuvole del mio metro e ottantatre, difetto ritenuto altamente sconcio e oltremodo sconveniente.....
Ciò non toglie che con i miei nuovi stivali neri alla coscia e una minigonna faccio ancora la mia porca figura, sul cubo del salotto mio.
Ma io non potrei mai fare l'intrattenitrice d'altobordo.
Ho un cervello troppo pesante anche se posizionato nelle nuvole del mio metro e ottantatre, difetto ritenuto altamente sconcio e oltremodo sconveniente.....
Ciò non toglie che con i miei nuovi stivali neri alla coscia e una minigonna faccio ancora la mia porca figura, sul cubo del salotto mio.
lunedì, novembre 01, 2010
I've got engaged
Interno giorno prestigioso ambiente lavorativo.
Personaggi: prestigiosi lavoratori, anche se, come spesso succede, non sono sempre tutti baciati dalla dea bendata.
Si discute di casi di lavoro, in maniera molto approfondita, ognuno dice la sua, espone il frutto del proprio lavoro. Alla fine il capo, quasi per cortesia dice: "C'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere?".
A quel punto si alza in piedi lo sfigato di turno, quello tutto ciccia e brufoli, quello cui andresti solo a chiedere una consulenza professionale e anche con un moto di repulsione, quello con i capelli forforosi e con un abbigliamento lontano mille miglia da qualsiasi attributo che possa anche solo vagamente avvicinarsi alla parola "classe", quello che non è in grado di mettere due parole insieme che non siano riassunto di casi trattati, che non distingue un colore dall'altro, quello insomma da cui non ti aspetteresti mai un'uscita dal binario. Quello lì alza il ditino della sua mano sudata e dice le seguenti parole che lasciano la platea basita più che altro dal completo menefreghismo per l'evento: "I've got engaged!". Un mito. Io e l'amica che me l'ha raccontato abbiamo già in testa l'inizio e la fine di un film.
Il film inizia così. Poi nel suo corso succedono un sacco di cose alla protagonista che aveva assistito all'exploit dello sfigato. E alla fine lei stessa si alza in piedi alla riunione fotocopia di quella iniziale, dicendo: "I'm engaged, too". Fa molto Bridget Jones. Accettasi contenuto di copione. No perditempo.
Personaggi: prestigiosi lavoratori, anche se, come spesso succede, non sono sempre tutti baciati dalla dea bendata.
Si discute di casi di lavoro, in maniera molto approfondita, ognuno dice la sua, espone il frutto del proprio lavoro. Alla fine il capo, quasi per cortesia dice: "C'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere?".
A quel punto si alza in piedi lo sfigato di turno, quello tutto ciccia e brufoli, quello cui andresti solo a chiedere una consulenza professionale e anche con un moto di repulsione, quello con i capelli forforosi e con un abbigliamento lontano mille miglia da qualsiasi attributo che possa anche solo vagamente avvicinarsi alla parola "classe", quello che non è in grado di mettere due parole insieme che non siano riassunto di casi trattati, che non distingue un colore dall'altro, quello insomma da cui non ti aspetteresti mai un'uscita dal binario. Quello lì alza il ditino della sua mano sudata e dice le seguenti parole che lasciano la platea basita più che altro dal completo menefreghismo per l'evento: "I've got engaged!". Un mito. Io e l'amica che me l'ha raccontato abbiamo già in testa l'inizio e la fine di un film.
Il film inizia così. Poi nel suo corso succedono un sacco di cose alla protagonista che aveva assistito all'exploit dello sfigato. E alla fine lei stessa si alza in piedi alla riunione fotocopia di quella iniziale, dicendo: "I'm engaged, too". Fa molto Bridget Jones. Accettasi contenuto di copione. No perditempo.
giovedì, ottobre 21, 2010
Mi chiamo Wolf
Sono vagamente assente.
Anche con me stessa.
Non c'è da avere paura quando l'assenza porta riflessione.
Infatti io non ho paura.
In fondo l'immagine che vedo oggi riflessa nello specchio mi piace.
Ed ho soltanto quarant'anni.
Mi sembra tutto facile. Tutto raggiungibile.
Anche quando mia figlia fa scoppiare la busta delle patatine nel negozio mentre io parlo al telefono con il mio capo che mi intima di mettermi al più presto davanti ad un pc.
Altresì è stato bellissimo rendermi conto che nelle patatine c'era come sorpresa un anello contenente lucidalabbra, finito su tutta la giacca della pupa.
Tutto questo si risolve con una lavatrice.
E non è poco. Come soluzione.
Anche con me stessa.
Non c'è da avere paura quando l'assenza porta riflessione.
Infatti io non ho paura.
In fondo l'immagine che vedo oggi riflessa nello specchio mi piace.
Ed ho soltanto quarant'anni.
Mi sembra tutto facile. Tutto raggiungibile.
Anche quando mia figlia fa scoppiare la busta delle patatine nel negozio mentre io parlo al telefono con il mio capo che mi intima di mettermi al più presto davanti ad un pc.
Altresì è stato bellissimo rendermi conto che nelle patatine c'era come sorpresa un anello contenente lucidalabbra, finito su tutta la giacca della pupa.
Tutto questo si risolve con una lavatrice.
E non è poco. Come soluzione.
giovedì, settembre 30, 2010
Post-operatorio
Se me l'avessero detto non ci avrei creduto.
Mia figlia, 3 anni e mezzo, sul lettino d'ospedale in preda ad una folle ilarità dopo aver ingollato le goccette sedative pre-intervento.
E allora ridevamo tutti.
Ché, sarete d'accordo con me, in certe situazioni è nettamente meglio ridere che piangere.
E poi se ne è andata giù per l'ascensore con il simpatico portantino e la sua bambola. Pensavo di piangere come una fontana, mentre invece mi sono sentita corretta, all'altezza della situazione che richiedeva da me calma e sangue freddo.
Ho tentennato un po' quando ho incontrato l'anestesista per le scale mentre lo pensavo in sala operatoria con mia figlia. Ma lui ci ha rassicurato: "Vostra figlia si è addormentata, tutto procede per il meglio". Ci ho voluto credere. Anche perché io stavo andando a mangiare un paio di paninetti ché la levataccia e la tensione mi avevano aperto una voragine nello stomaco. Non potevo pensare che mia figlia fosse già uscita da sotto i ferri, senza che io avessi abbastanza energie per affrontarla. E mai lungimiranza fu tale, perché al suo rientro ci siamo trovati davanti una belva, che urlava con una violenza inaudita: "VOOOGLIO ANDAAAAREEE AAAA CAAAASAAAAAAAAA!". E' stata dura arginarla, ma ce l'abbiamo fatta. Ed ora ci troviamo una bimba tutta nuova nuova, che è convinta nel profondo di essere stata brava e non avere pianto mai. E son soddisfazioni!
Mia figlia, 3 anni e mezzo, sul lettino d'ospedale in preda ad una folle ilarità dopo aver ingollato le goccette sedative pre-intervento.
E allora ridevamo tutti.
Ché, sarete d'accordo con me, in certe situazioni è nettamente meglio ridere che piangere.
E poi se ne è andata giù per l'ascensore con il simpatico portantino e la sua bambola. Pensavo di piangere come una fontana, mentre invece mi sono sentita corretta, all'altezza della situazione che richiedeva da me calma e sangue freddo.
Ho tentennato un po' quando ho incontrato l'anestesista per le scale mentre lo pensavo in sala operatoria con mia figlia. Ma lui ci ha rassicurato: "Vostra figlia si è addormentata, tutto procede per il meglio". Ci ho voluto credere. Anche perché io stavo andando a mangiare un paio di paninetti ché la levataccia e la tensione mi avevano aperto una voragine nello stomaco. Non potevo pensare che mia figlia fosse già uscita da sotto i ferri, senza che io avessi abbastanza energie per affrontarla. E mai lungimiranza fu tale, perché al suo rientro ci siamo trovati davanti una belva, che urlava con una violenza inaudita: "VOOOGLIO ANDAAAAREEE AAAA CAAAASAAAAAAAAA!". E' stata dura arginarla, ma ce l'abbiamo fatta. Ed ora ci troviamo una bimba tutta nuova nuova, che è convinta nel profondo di essere stata brava e non avere pianto mai. E son soddisfazioni!
domenica, settembre 26, 2010
Gruppi sovversivi
Ho conosciuto la super dieta del gruppo sanguigno. Io m'ero sempre detta che nessuno aveva carpito adeguatamente i segreti del mio fisico e che c'era ancora molta strada da fare e che soprattutto c'erano dei cibi che mi facevano invacchire - ovviamente i più buoni e goduriosi -, mentre ve n'erano degli altri che mi avrebbero reso un amabile grissino.
E così sta avvenendo. Attualmente ancora solo a livello della mia psiche, ma prestissimo tradurrò questo impulso salvifico in azione.
Praticamente tutto dipende dal gruppo sanguigno.
Io, che sono 0 negativo, il gruppo per eccellenza, quello che era dei cacciatori-raccoglitori antenati dell'umana stirpe, io ho la strada praticamente lastricata di bistecche e di pesce.
Diciamo che mi sarebbe piaciuto avere sotto i piedi un pavimento di dolci sbriciolate di millefoglie meringato come quello che ho mangiato ieri sera alla festa della mia amica D., ma insomma non si può avere tutto. Con tanta lattuga e sale iodato potrei risolvere molti dei miei problemi.
La dieta però non parla di quelli mentali.
Ma signori miei, io che non sono certo mai stata una pecorella, ho deciso che seguirò il mio gruppo.
E così sta avvenendo. Attualmente ancora solo a livello della mia psiche, ma prestissimo tradurrò questo impulso salvifico in azione.
Praticamente tutto dipende dal gruppo sanguigno.
Io, che sono 0 negativo, il gruppo per eccellenza, quello che era dei cacciatori-raccoglitori antenati dell'umana stirpe, io ho la strada praticamente lastricata di bistecche e di pesce.
Diciamo che mi sarebbe piaciuto avere sotto i piedi un pavimento di dolci sbriciolate di millefoglie meringato come quello che ho mangiato ieri sera alla festa della mia amica D., ma insomma non si può avere tutto. Con tanta lattuga e sale iodato potrei risolvere molti dei miei problemi.
La dieta però non parla di quelli mentali.
Ma signori miei, io che non sono certo mai stata una pecorella, ho deciso che seguirò il mio gruppo.
martedì, settembre 21, 2010
Parto con pianto
Vorrei parlare dei parti cesarei, ma mi pare una cosa così assurda che non so da dove cominciare.
Da quando una donna decide che il figlio è troppo grosso e quindi deve fare un cesareo? Forse mi sono distratta un attimo.
Sicuramente se non fosse esistito il cesareo molti di noi non sarebbero qui.
Le mie figlie per prime.
Ma partorire è l'esperienza più naturale che una donna possa fare.
L'esperienza della vita antica come il mondo.
Perché volersene privare senza averci nemmeno provato, a prescindere?
Io ho sofferto quando ho dovuto fare un cesareo d'urgenza, dopo due giorni di perdita delle acque e nessuna contrazione, mi sono messa a piangere, perché volevo partorire mia figlia in maniera naturale con mio marito accanto e credo che vedere la propria figlia dopo tutti gli altri, e sotto gli effetti dell'anestesia, non sia il massimo. Mi sono anche messa a piangere perché avevo una fottutissima paura dell'anestesia generale. Dissi all'anestesista che se succedeva qualcosa avrebbe dovuto salvare me. Egli mi guardò assai strano, dicendo che nell'eventualità avrebbe fatto in modo di salvare entrambe. Ma mi sembrava una cosa assurda questo parto incosciente. E poi però mia figlia era viva e l'ho potuta stringere tra le mie braccia.
Ma questa cosa che una donna, per paura che il parto sia troppo doloroso, deve chiedere di partorire con il cesareo proprio non riesco a capirla.
Ho sempre invidiato quelle mamme che ritornavano dalla sala parto sulle loro gambe, col figlio in braccio. E' un'esperienza esaltante di vita e di continuità cui nessuna donna dovrebbe rinunciare se non ce n'è motivo.
A me rimarrà sempre questa sensazione di stordimento inadatta all'accoglienza di una nuova vita. Un velo di tristezza, di incompiutezza....
Da quando una donna decide che il figlio è troppo grosso e quindi deve fare un cesareo? Forse mi sono distratta un attimo.
Sicuramente se non fosse esistito il cesareo molti di noi non sarebbero qui.
Le mie figlie per prime.
Ma partorire è l'esperienza più naturale che una donna possa fare.
L'esperienza della vita antica come il mondo.
Perché volersene privare senza averci nemmeno provato, a prescindere?
Io ho sofferto quando ho dovuto fare un cesareo d'urgenza, dopo due giorni di perdita delle acque e nessuna contrazione, mi sono messa a piangere, perché volevo partorire mia figlia in maniera naturale con mio marito accanto e credo che vedere la propria figlia dopo tutti gli altri, e sotto gli effetti dell'anestesia, non sia il massimo. Mi sono anche messa a piangere perché avevo una fottutissima paura dell'anestesia generale. Dissi all'anestesista che se succedeva qualcosa avrebbe dovuto salvare me. Egli mi guardò assai strano, dicendo che nell'eventualità avrebbe fatto in modo di salvare entrambe. Ma mi sembrava una cosa assurda questo parto incosciente. E poi però mia figlia era viva e l'ho potuta stringere tra le mie braccia.
Ma questa cosa che una donna, per paura che il parto sia troppo doloroso, deve chiedere di partorire con il cesareo proprio non riesco a capirla.
Ho sempre invidiato quelle mamme che ritornavano dalla sala parto sulle loro gambe, col figlio in braccio. E' un'esperienza esaltante di vita e di continuità cui nessuna donna dovrebbe rinunciare se non ce n'è motivo.
A me rimarrà sempre questa sensazione di stordimento inadatta all'accoglienza di una nuova vita. Un velo di tristezza, di incompiutezza....
lunedì, settembre 13, 2010
Very Popular People
Insomma oggi era un giorno un po' speciale per la mia famigliola sempre controcorrente. Entrambe le bambine iniziavano un nuovo ciclo di scuola. Una le elementari e una la materna.
Allora, tanto per soddisfare i pettegolezzi: io non ho pianto.
O meglio, siccome forse sono un'isterica repressa, sono scoppiata a piangere quando hanno fatto l'appello e uno dei compagni di mia figlia non è stato messo nella sua stessa classe. Piangevo perché mi dispiaceva che quel bambino più fragile degli altri non avesse avuto la possibilità di continuare con i suoi compagni il ciclo delle elementari. Mi sono anche un po' vergognata di non piangere per mia figlia visto che tutti i genitori versavano qualche lacrimuccia. Ma mia figlia è una tosta. Ha salito le scale senza mai voltarsi indietro e si è piazzata al primo banco nel posto più vicino alla maestra. La mia presenza era del tutto superflua.
Mentre invece, andando a prendere la piccola, abbiamo scoperto che si era profusa in lacrime perché tutti avevano la merendina mentre lei aveva il panino (che io avevo arraffato alla festa di ieri).
Non posso cedere a questo ricatto.
Abbasso le merendine ed evviva i panini fatti dalle mamme alle feste di compleanno.
Per fortuna le mie figlie sono popolari e le invitano immancabilmente.
Allora, tanto per soddisfare i pettegolezzi: io non ho pianto.
O meglio, siccome forse sono un'isterica repressa, sono scoppiata a piangere quando hanno fatto l'appello e uno dei compagni di mia figlia non è stato messo nella sua stessa classe. Piangevo perché mi dispiaceva che quel bambino più fragile degli altri non avesse avuto la possibilità di continuare con i suoi compagni il ciclo delle elementari. Mi sono anche un po' vergognata di non piangere per mia figlia visto che tutti i genitori versavano qualche lacrimuccia. Ma mia figlia è una tosta. Ha salito le scale senza mai voltarsi indietro e si è piazzata al primo banco nel posto più vicino alla maestra. La mia presenza era del tutto superflua.
Mentre invece, andando a prendere la piccola, abbiamo scoperto che si era profusa in lacrime perché tutti avevano la merendina mentre lei aveva il panino (che io avevo arraffato alla festa di ieri).
Non posso cedere a questo ricatto.
Abbasso le merendine ed evviva i panini fatti dalle mamme alle feste di compleanno.
Per fortuna le mie figlie sono popolari e le invitano immancabilmente.
lunedì, settembre 06, 2010
Quel che resta
Mi manda in bestia mia figlia che ogni volta che apre bocca sfodera un tono lamentoso che in confronto le prefiche di don Abbondio erano delle novelline e poi invece quando sta in mezzo agli altri diventa tutta picci picci bau bau con la sua mamma tanto amore e io che tutto sommato resto una persona abbastanza equilibrata (ho detto "abbastanza" e non venitemi a crocefiggere perché non ho usato un avverbio più netto magari a livellare verso il basso le mie qualità di mediazione) non riesco a giustificare razionalmente questi cambiamenti repentini e allora la minaccio che ci penseranno le nuove maestre a rimetterla in riga e in punizione quando serve ché ogni tanto è legittimo fare un po' di scaricabarile perché la lagna io proprio non la sopporto preferisco il pianto dirotto dopo la rottura di una rotula ma la lagna per chiedermi se può giocare con le bambole quella proprio mi manda su tutte le furie e ora ci si è messa anche la piccola con una notevole capacità mimetica ad inserirsi in questo cieco sistema di do ut des schiaffones e mi solleticano entrambe i più bassi istinti omicidi e pensare che quest'estate nel pieno del fulgore della mia abbronzatura una tizia mi ferma sulla spiaggia e mi dice: ma tu sei quella di "mammenellarete"? Eh sì, faccio io. Fichissimo, continua lei, quella era proprio una filosofia di vita. Eh beh, ammetto, effettivamente...Ti adoravo, continua lei, con le tue pillole di saggezza, ed io sono rimasta lì, basita, di aver lasciato un segno a distanza di quasi tre anni su donne sconosciute alle quali le mie pillole hanno aperto un orizzonte di ribellione alla quotidianità stressante della maternità... ed ecco, quello che mi resta di quell'esperienza rivoluzionaria: due figlie lagnose e mammone ed io che conto le ore da qui all'inizio della scuola.....
E questo tanto per ricordare i bei tempi che furono!
E questo tanto per ricordare i bei tempi che furono!
lunedì, agosto 30, 2010
Let's dance
Mia figlia ha compiuto 6 anni.
Ha perso il suo primo dente.
Ha ricevuto in regalo la sua prima macchina fotografica.
Ha anche cambiato idea sul lavoro che vuole fare: da veterinaria vuole diventare fotografa, fotografa di animali. Peccato che la tartaruga piombata inopinatamente nel nostro giardino un giorno d'agosto sia stata altrettanto improvvisamente schiacciata da una macchina in transito, mentre qualche giorno dopo il suo arrivo tentava la fuga da quattro bambini urlanti ed una con una macchinetta fotografica sempre in mano che si adopravano per abbreviarle la vita.
Io sono sopravvissuta ai miei travestimenti estivi.
Torno un po' più acciaccata (basteranno uno stiramento al ginocchio, un raffreddore, e un orzaiolo a farvi avere pena di me?). Ma insolitamente felice.
Perché da settembre mi rimetto in pista.
Mi ripitto, mi restylo, mi riquadro.
E riprendo le danze.
Foss'anche con un ginocchio fuori uso!
Ha perso il suo primo dente.
Ha ricevuto in regalo la sua prima macchina fotografica.
Ha anche cambiato idea sul lavoro che vuole fare: da veterinaria vuole diventare fotografa, fotografa di animali. Peccato che la tartaruga piombata inopinatamente nel nostro giardino un giorno d'agosto sia stata altrettanto improvvisamente schiacciata da una macchina in transito, mentre qualche giorno dopo il suo arrivo tentava la fuga da quattro bambini urlanti ed una con una macchinetta fotografica sempre in mano che si adopravano per abbreviarle la vita.
Io sono sopravvissuta ai miei travestimenti estivi.
Torno un po' più acciaccata (basteranno uno stiramento al ginocchio, un raffreddore, e un orzaiolo a farvi avere pena di me?). Ma insolitamente felice.
Perché da settembre mi rimetto in pista.
Mi ripitto, mi restylo, mi riquadro.
E riprendo le danze.
Foss'anche con un ginocchio fuori uso!
martedì, agosto 17, 2010
Io e la spiaggia: be glamour
Il perfetto look da vacanza, quello che sfida ogni legge di gravità, di decenza e di dignità è sicuramente il mio.
Due pezzi in foggia di tenda mare; copricostume fiorato tendente al rosso ma di fatto rosa a fiorelloni con alcuni strass qua e là; cerchietto a forma di occhiali da bambina (perché è da bambina) e per giunta immancabilmente rosa; borsa mare arancione a strisce gialle; infradito di plastica grigie; smalto rosso dior; e, a completare il tutto, occhiali a specchio in foggia starsky and hutch.
Mi sono guardata allo specchio stamane.
Ed ho avuto paura.
Due pezzi in foggia di tenda mare; copricostume fiorato tendente al rosso ma di fatto rosa a fiorelloni con alcuni strass qua e là; cerchietto a forma di occhiali da bambina (perché è da bambina) e per giunta immancabilmente rosa; borsa mare arancione a strisce gialle; infradito di plastica grigie; smalto rosso dior; e, a completare il tutto, occhiali a specchio in foggia starsky and hutch.
Mi sono guardata allo specchio stamane.
Ed ho avuto paura.
domenica, agosto 01, 2010
Liberazioni
Mia sorella, qualche tempo fa, mi narrò un simpatico aneddoto che ancora serbo con simpatia: si trovava in vacanza negli States, in compagnia di suo marito e altre persone, tra cui una distintissima signora italo-tedesca, con modi e abbigliamento assai affettati.
Si parlava di viaggi, di relax vacanziero e quant'altro fosse legato alle sacre ferie, e la signora italo tedesca se ne uscì così: "Perché vacanza e vacanza!" (in italiano, ma pronunciato con la "z" alla tedesca), mollando contestualmente un liberatorio peto.
E son cose che rimangono e ti danno la forza di andare avanti in questo mondo grigio e privo di stimoli!
Si parlava di viaggi, di relax vacanziero e quant'altro fosse legato alle sacre ferie, e la signora italo tedesca se ne uscì così: "Perché vacanza e vacanza!" (in italiano, ma pronunciato con la "z" alla tedesca), mollando contestualmente un liberatorio peto.
E son cose che rimangono e ti danno la forza di andare avanti in questo mondo grigio e privo di stimoli!
sabato, luglio 17, 2010
Leggere (qualsiasi cosa) è sano.
La mia cara amica R., coinvolgendo mia sorella, vuole scrivere un libro:
"Le fantastiche avventure di MerINCHIA."
Io trovo invece che il titolo "MeRINGHIA" sarebbe stato più appropriato. Ma insomma per un po' di celebrity si può fare anche questo.
Dedicato ovviamente alla mia mirabolante personalità.
Si accettano suggerimenti e aneddoti mentre io mi godrò una decina di giorni di mare.
"Le fantastiche avventure di MerINCHIA."
Io trovo invece che il titolo "MeRINGHIA" sarebbe stato più appropriato. Ma insomma per un po' di celebrity si può fare anche questo.
Dedicato ovviamente alla mia mirabolante personalità.
Si accettano suggerimenti e aneddoti mentre io mi godrò una decina di giorni di mare.
lunedì, luglio 12, 2010
La logica non alberga più qui
Ho sempre pensato di essere una lettrice d'élite, privilegiando alcuni generi rispetto ad altri che ho sempre giudicato "bassi" e conseguentemente ignorato.
In questo momento della mia vita in cui tornano a galla reminiscenze del passato come pezzi di un puzzle impazzito messo insieme da un cieco, io mi sto appassionando al genere poliziesco spy story.
Ho fatto una rapida analisi del perché accada proprio ora.
Ed ho persino trovato la risposta.
Ho smesso - forse temporaneamente, ma non è detto - di pensare.
Non voglio più arrovellarmi sul bene e sul male, sul morale e sull'immorale.
E paradossalmente è l'effetto che ottengo leggendo codesta letteratura, ché pure divide spesso il mondo e le sue smagliature in maniera squisitamente manichea.
E' come se fosse una specie di contrappasso per una che ha sempre visto il mondo o bianco o nero, ma un contrappasso piacevole e gustoso, il che, come potrete immaginare è scevro da ogni logica, per il semplice fatto che non c'è una mente superiore ad architettarne il percorso.
E oggi
io adòro
l'illogica
essenza
della vita.
In questo momento della mia vita in cui tornano a galla reminiscenze del passato come pezzi di un puzzle impazzito messo insieme da un cieco, io mi sto appassionando al genere poliziesco spy story.
Ho fatto una rapida analisi del perché accada proprio ora.
Ed ho persino trovato la risposta.
Ho smesso - forse temporaneamente, ma non è detto - di pensare.
Non voglio più arrovellarmi sul bene e sul male, sul morale e sull'immorale.
E paradossalmente è l'effetto che ottengo leggendo codesta letteratura, ché pure divide spesso il mondo e le sue smagliature in maniera squisitamente manichea.
E' come se fosse una specie di contrappasso per una che ha sempre visto il mondo o bianco o nero, ma un contrappasso piacevole e gustoso, il che, come potrete immaginare è scevro da ogni logica, per il semplice fatto che non c'è una mente superiore ad architettarne il percorso.
E oggi
io adòro
l'illogica
essenza
della vita.
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martedì, luglio 06, 2010
Ogni cosa al suo posto
Luogo: Treno in movimento per turistica località italiana.
Personaggi: Mia madre, mia sorella, il figlio di mia sorella, 5 anni e mezzo (ovviamente mio nipote e quindi anche un po' sangue del mio sangue, nel senso che sicuramente da me ha ripreso quell'amore ossessivo maniacale per la precisione e per l'ordine, nonché per la conoscenza di cose nuove e stimolanti, quel tanto che basta per completare la sua personale tassonomia dell'universo).
Scambio di messaggi tra me e mia sorella.
Io: "Allora come è andato il viaggio? Tuo figlio?".
Lei: "Era come drogato. E' andato al cesso 20 volte per vedere la pipì finire sulle traversine... sembrava un vecchio incontinente."
E son cose che ti riportano il buonumore.
Personaggi: Mia madre, mia sorella, il figlio di mia sorella, 5 anni e mezzo (ovviamente mio nipote e quindi anche un po' sangue del mio sangue, nel senso che sicuramente da me ha ripreso quell'amore ossessivo maniacale per la precisione e per l'ordine, nonché per la conoscenza di cose nuove e stimolanti, quel tanto che basta per completare la sua personale tassonomia dell'universo).
Scambio di messaggi tra me e mia sorella.
Io: "Allora come è andato il viaggio? Tuo figlio?".
Lei: "Era come drogato. E' andato al cesso 20 volte per vedere la pipì finire sulle traversine... sembrava un vecchio incontinente."
E son cose che ti riportano il buonumore.
venerdì, luglio 02, 2010
La fine è brilla
Brilla (nel senso di alticcia). Vagamente ho messo insieme due parole. Me le sentivo proprio dentro.
Siamo alla cena finale della scuola materna di mia figlia.
Finale nel senso che sancisce la fine di un ciclo.
E io questo ciclo me lo sono fatto con passione.
Ho conosciuto donne, soprattutto donne, che mi hanno fatto ridere e stare bene.
Ho conosciuto mamme con idee molto simili alle mie.
Ho conosciuto amiche. Vere e sicuramente durature.
E' tanto assurdo pensare di voler continuare a crescere con loro?
Perché io ho quarant'anni, crescere fisicamente ho già fatto del mio meglio, mentalmente uno è quel che è, ma io sono stata proprio bene con le mie amiche.
E penso che, se senti qualcosa, la senti da sobrio e da ubriaco. E se la senti deve essere comunicata.
E allora ieri sera ho fatto la classica scena da matta, urlando queste quattro cazzate a tutti che mi guardavano come fossi - appunto - alticcia e anche un po' fuori di testa.
Siamo alla cena finale della scuola materna di mia figlia.
Finale nel senso che sancisce la fine di un ciclo.
E io questo ciclo me lo sono fatto con passione.
Ho conosciuto donne, soprattutto donne, che mi hanno fatto ridere e stare bene.
Ho conosciuto mamme con idee molto simili alle mie.
Ho conosciuto amiche. Vere e sicuramente durature.
E' tanto assurdo pensare di voler continuare a crescere con loro?
Perché io ho quarant'anni, crescere fisicamente ho già fatto del mio meglio, mentalmente uno è quel che è, ma io sono stata proprio bene con le mie amiche.
E penso che, se senti qualcosa, la senti da sobrio e da ubriaco. E se la senti deve essere comunicata.
E allora ieri sera ho fatto la classica scena da matta, urlando queste quattro cazzate a tutti che mi guardavano come fossi - appunto - alticcia e anche un po' fuori di testa.
martedì, giugno 29, 2010
Assolutamente dovuto
In questa vita ognuno si arrabatta con la sua verità, con i suoi limiti, con le sue difficoltà, con le sue incertezze, indecisioni, errori e chi più ne ha più ne metta. Però, ecco, diventare genitori, in un'epoca come questa, dove si studia una quantità infinita di anni ed un'altra infinità di tempo ci si mette per trovare un lavoro degno di tale nome, per non parlare di un compagno degno di tale nome (visto che cominciamo a sperimentare nella prima adolescenza per arrivare a convivere in età in cui i nostri nonni erano già nonni), diventare genitori - dicevo - in un'epoca come questa è sicuramente frutto di riflessione, non è una decisione tanto scontata in una coppia. E' una decisione responsabile, dove si sa a che cosa si va incontro, dove ci sono moltissimi modi per informarsi sulle implicazioni, sulle conseguenze e sul peso di questa responsabilità. Ci sono siti su siti, libri, conferenze sulla genitorialità e comportamenti responsabili ad essa connessi. Non si può non sapere.
Non si può non sapere che i figli avranno bisogno di noi genitori per un tempo che tende all'infinito, che la personalità di un bambino si forgia su e grazie a quella del genitore, che i figli hanno bisogno di affetto, coccole, ma anche di fermezza e autorevolezza, di stabilità e sicurezza. E soprattutto hanno bisogno di contatto fisico, di essere rassicurati, compresi, indirizzati, guidati, ma anche stimati ed apprezzati. Tutto questo (e anche molto altro che sta alla sensibilità di ogni individuo) non può essere demandato. Ogni genitore consapevole deve sapere che tutto questo fa parte dei suoi doveri e dei suoi diritti, ma anche di quelli di suo figlio.
Non credo di essere moralista se dico che il genitore ha il dovere di adeguarsi alla responsabilità che ha preso nell'istante in cui ha deciso di mettere al mondo un figlio. Decidere di allattare un figlio e di farlo nel miglior modo e per il maggior tempo possibile (e io so che allattare, per quanto se ne dica, è un impegno totalizzante per una donna) secondo me è equivalente a decidere di non mettere a rischio la propria incolumità per continure a stare vicino ai propri figli. Nessuno ha diritto di dire che un genitore è migliore di un altro. Men che meno io che spesso mi comporto in maniera istericamente posseduta con le mie figlie. Ma penso sia importante focalizzare l'attenzione che essere genitore comporta ed implica delle responsabilità verso persone deboli od in situazione di debolezza e dipendenza da noi. Questo concetto è fondamentale e secondo me prescinde dall'ego e dalle soddisfazioni personali. Anche se altrettanto vale il concetto che per essere un bravo genitore ("bravo" nel senso che ho cercato di enucleare sopra) non si può prescindere dalla propria realizzazione come persona, uomo o donna, perché i figli risentono delle frustrazioni che i genitori veicolano. Questo concetto è per me fondamentale.
Rimane il fatto che un figlio è un pezzo di te ed ha un fottuto bisogno di te. E da questo non si può prescindere.
Ieri sera quando mia figlia era una maschera di sangue e non riuscivamo a capire cosa avesse, mentre entravo in un vortice di follia per una stupidaggine (quale si è poi rivelata), ho pensato che bisogna avere il pudore di accudire la propria vita, insieme a quella dei nostri figli. E che questo è il dovere assoluto di un genitore.
Non si può non sapere che i figli avranno bisogno di noi genitori per un tempo che tende all'infinito, che la personalità di un bambino si forgia su e grazie a quella del genitore, che i figli hanno bisogno di affetto, coccole, ma anche di fermezza e autorevolezza, di stabilità e sicurezza. E soprattutto hanno bisogno di contatto fisico, di essere rassicurati, compresi, indirizzati, guidati, ma anche stimati ed apprezzati. Tutto questo (e anche molto altro che sta alla sensibilità di ogni individuo) non può essere demandato. Ogni genitore consapevole deve sapere che tutto questo fa parte dei suoi doveri e dei suoi diritti, ma anche di quelli di suo figlio.
Non credo di essere moralista se dico che il genitore ha il dovere di adeguarsi alla responsabilità che ha preso nell'istante in cui ha deciso di mettere al mondo un figlio. Decidere di allattare un figlio e di farlo nel miglior modo e per il maggior tempo possibile (e io so che allattare, per quanto se ne dica, è un impegno totalizzante per una donna) secondo me è equivalente a decidere di non mettere a rischio la propria incolumità per continure a stare vicino ai propri figli. Nessuno ha diritto di dire che un genitore è migliore di un altro. Men che meno io che spesso mi comporto in maniera istericamente posseduta con le mie figlie. Ma penso sia importante focalizzare l'attenzione che essere genitore comporta ed implica delle responsabilità verso persone deboli od in situazione di debolezza e dipendenza da noi. Questo concetto è fondamentale e secondo me prescinde dall'ego e dalle soddisfazioni personali. Anche se altrettanto vale il concetto che per essere un bravo genitore ("bravo" nel senso che ho cercato di enucleare sopra) non si può prescindere dalla propria realizzazione come persona, uomo o donna, perché i figli risentono delle frustrazioni che i genitori veicolano. Questo concetto è per me fondamentale.
Rimane il fatto che un figlio è un pezzo di te ed ha un fottuto bisogno di te. E da questo non si può prescindere.
Ieri sera quando mia figlia era una maschera di sangue e non riuscivamo a capire cosa avesse, mentre entravo in un vortice di follia per una stupidaggine (quale si è poi rivelata), ho pensato che bisogna avere il pudore di accudire la propria vita, insieme a quella dei nostri figli. E che questo è il dovere assoluto di un genitore.
mercoledì, giugno 23, 2010
Stira e ammira, che ti passa
C'ho un ammiratore segreto.
Ho una quantità giornaliera di accessi dall'amena località di Anguillara Sabazia, dove praticamente non conosco nessuno.
Un tizio mi scrive su Facebook, chiedendomi se le foto che una mia omonima gli ha mandato su MSN sono mie. Foto osé, intende lui. E che se fossero mie gliene potrei mandare delle altre.
No, ma ci rendiamo conto???
Io, una tranquilla madre di famiglia, dal passato burrascoso, d'accordo, ma attualmente irreprensibile.
Se non fossi immersa dalla testa ai piedi in varicelle, postumi, prodromi e altre amenità mediche mi lascerei trasportare dai sogni a pensare a chi può essere interessato a un tale scassone.
Restando invece più terra terra, mi vien da pensare che l'uso delle dita, per certe persone, dovrebbe ritornare a passatempi più ancestrali della tastiera.
Ho una quantità giornaliera di accessi dall'amena località di Anguillara Sabazia, dove praticamente non conosco nessuno.
Un tizio mi scrive su Facebook, chiedendomi se le foto che una mia omonima gli ha mandato su MSN sono mie. Foto osé, intende lui. E che se fossero mie gliene potrei mandare delle altre.
No, ma ci rendiamo conto???
Io, una tranquilla madre di famiglia, dal passato burrascoso, d'accordo, ma attualmente irreprensibile.
Se non fossi immersa dalla testa ai piedi in varicelle, postumi, prodromi e altre amenità mediche mi lascerei trasportare dai sogni a pensare a chi può essere interessato a un tale scassone.
Restando invece più terra terra, mi vien da pensare che l'uso delle dita, per certe persone, dovrebbe ritornare a passatempi più ancestrali della tastiera.
lunedì, giugno 21, 2010
Niente di grave
Niente. Tutto quello che io possa scrivere sarebbe smielato, sdolcinato, da mamma nutellosa di pubblicità. Sicché non mi voglio avventurare nella retorica del dolore, della sofferenza, della compassione che si può avere per un figlio che hai portato nella pancia per nove mesi, allattato, nutrito, coccolato, svezzato, accudito come carne della tua carne. Non mi voglio addentrare perché qualsiasi cosa non renderebbe l'idea di come sto adesso. Adesso che la vita ci mette alla prova. Io so che la vita è bella. E che nulla è irreparabile. E che a questa cosa c'è rimedio. E senza conseguenze. Ma c'ho una paura fottuta lo stesso.
giovedì, giugno 17, 2010
La luce che illumina l'anima è la stessa lampadina dello specchio della toilette
Ci sono momenti in cui guardi tutto sotto una luce diversa, momenti in cui ti dici che è stato bello, che hai fatto le scelte giuste, che non hai niente da recriminare, che il tuo pettine ha denti troppo larghi per trattenere anche un solo nodo, momenti in cui guardi tua figlia e dici cazzo questa l'ho fatta io stava in pancia a me e solo a me, in cui ritrovi sul tuo corpo cicatrici che ti riportano indietro col tempo (a quando alle elementari hai sfondato con la mano il vetro della sala delle feste perché i compagni malvagi non ti facevano entrare), nel tuo cuore cicatrici che non si sono chiuse come quelle del corpo e nei tuoi capelli, minchia !, a guardare bene bene... in fondo in fondo... nei tuoi capelli non c'hai manco un capello bianco!
lunedì, giugno 14, 2010
Umana grandiosa architettura
Allora io non è che vorrei ricominciare con la storia della madre degenere.
Ma le bolle pustolose che mia figlia ha in ogni dove del suo corpicino e del suo visino mi fanno impressione, nonché anche vagamente schifo e sicuramente me ne farebbero anche di più se non fosse mia figlia.
Detto questo, il pensiero che presto toccherà anche all'altra mi dà un certo conato allo stomaco che volevo condividere con voi.
Diciamolo qui e ora e per sempre: il corpo umano secerne una quantità di schifezze inenarrabili.
E però osserverei che in fondo noi siamo fatti per sopportarle.
Ooops devo andare.
Ma le bolle pustolose che mia figlia ha in ogni dove del suo corpicino e del suo visino mi fanno impressione, nonché anche vagamente schifo e sicuramente me ne farebbero anche di più se non fosse mia figlia.
Detto questo, il pensiero che presto toccherà anche all'altra mi dà un certo conato allo stomaco che volevo condividere con voi.
Diciamolo qui e ora e per sempre: il corpo umano secerne una quantità di schifezze inenarrabili.
E però osserverei che in fondo noi siamo fatti per sopportarle.
Ooops devo andare.
mercoledì, giugno 09, 2010
Proposta di lavoro
Io, a questi, je offrirei un posto da casalinga a tempo pieno con un bilancio di 100 euri a settimana, da non sforare per nessuna ragione al mondo (e senza stipendio, ovviamente).
Poi vediamo come imparano a fare andare avanti un paese senza sprechi.
Poi vediamo come imparano a fare andare avanti un paese senza sprechi.
lunedì, giugno 07, 2010
Vecchio outsider
C'è una cosa che emerge dal secondo episodio cinematografico di Sex and the City:
vecchia/vecchio è bello.
Tralascerò qualsiasi altro commento sul film per concentrarmi su questa incredibile scoperta.
La vita, nonostante quanto tu possa essere stato trendy e glamour prima, comincia dopo i 40 anni.
Prendere ormoni per la menopausa sarà, dopo questo film, il must di ogni cinquantenne che cerchi anche solo vagamente un essere sessuato da trombare. Senza ormoni si tromberà solo col divano di casa.
Per il resto, se durante la visione avete avuto la nausea di borsette, scarpette, vestiti, orologi tutti firmatissimi, sappiate che polvere siamo e polvere diventeremo.
E in certi momenti della giornata è una gran consolazione.
Nonché assoluta certezza dopo la fine del film.
vecchia/vecchio è bello.
Tralascerò qualsiasi altro commento sul film per concentrarmi su questa incredibile scoperta.
La vita, nonostante quanto tu possa essere stato trendy e glamour prima, comincia dopo i 40 anni.
Prendere ormoni per la menopausa sarà, dopo questo film, il must di ogni cinquantenne che cerchi anche solo vagamente un essere sessuato da trombare. Senza ormoni si tromberà solo col divano di casa.
Per il resto, se durante la visione avete avuto la nausea di borsette, scarpette, vestiti, orologi tutti firmatissimi, sappiate che polvere siamo e polvere diventeremo.
E in certi momenti della giornata è una gran consolazione.
Nonché assoluta certezza dopo la fine del film.
sabato, giugno 05, 2010
Questioni da cimitero
Io, a mia madre, uscendo dal cimitero (scena che sarebbe di per sé già abbastanza strappacore, se non fosse che noi avevamo mia figlia piccola al seguito e non c'era proprio troppo tempo per versare lacrime perché ella avrebbe altrimenti distrutto tutti i fiori dei vasi al piano zero), con espressione abbastanza compresa nel ruolo di figlia che vagamente pensa che un giorno le toccherà venire a portare fiori proprio a quell'essere che cammina accanto a lei, le chiedo, non senza un po' di timore: "Mamma, hai paura della vecchiaia?"
Lei, continuando a camminare lesta, per nulla infastidita dalla mia domanda, mi risponde con calma serafica e pur'anche con una velatamente ostentata sicurezza: "Ma io sono già vecchia!"
Questo io lo chiamo ottimismo, signore e signori.
Lei, continuando a camminare lesta, per nulla infastidita dalla mia domanda, mi risponde con calma serafica e pur'anche con una velatamente ostentata sicurezza: "Ma io sono già vecchia!"
Questo io lo chiamo ottimismo, signore e signori.
lunedì, maggio 31, 2010
La zavorra
Hai mai sentito, no, quella del maschio che si definisce stronzo, però non subito subito quando la combina grossa, quando ti molla come una merda secca, senza una spiegazione, senza un saluto, senza un vaffanculo perché ci starebbe eventualmente tutto, senza darti la possibilità di inficcarglielo te quel vaffanculo che tanto ti farebbe sentire bene, che tanto depurerebbe le tue interiora intorcinate, le tue budella fumanti, perché le ragioni ci sono tutte, cornuta, corna facente e mazziata pure direi che hai fatto bingo se disgraziatamente ti trovi in una situazione del genere ma tante ci stanno !!! che proprio l'altro giorno una ne ho sentita di una tizia che si è vista ricomparire dopo una quindicina d'anni il vaffanculo in questione, o maschio stronzo che dir si voglia, che si autoflagellava del tipo uh quanto sono stato stronzo mi sono accorto sai ma stavo troppo male ero lancinato dal dolore di quanto ero stronzo che non mi è sembrato giusto infiliggerti la mia presenza in quel frangente ma io ci ho sempre pensato a te eh distante nascosto appartato ma sempre una preghierina l'ho fatta acciocché tu potessi sempre rimanere consapevole della mia stronzaggine ed eventualmente desiderare in un angoletto remoto del tuo cuore di avere ancora uno spazio per me.
Ve lo giuro che l'ho sentita questa e mi è stato detto che il tizio in questione era tutto fiero della sua ricomparsa a corpo morto nella vita della sua di molto ex fiamma, perché la vita si è fermata per lui in quel momento in cui ha fatto la cazzata della vita sua e non riesce ancora a rassegnarsi che la vita della sua ex fiamma sia invece ricominciata e continuata a veleggiare di molto a largo, senza la zavorra dello stronzo, che quella pesa e infetta anche parecchio.
Ve lo giuro che l'ho sentita questa e mi è stato detto che il tizio in questione era tutto fiero della sua ricomparsa a corpo morto nella vita della sua di molto ex fiamma, perché la vita si è fermata per lui in quel momento in cui ha fatto la cazzata della vita sua e non riesce ancora a rassegnarsi che la vita della sua ex fiamma sia invece ricominciata e continuata a veleggiare di molto a largo, senza la zavorra dello stronzo, che quella pesa e infetta anche parecchio.
venerdì, maggio 28, 2010
Errare humanum est
Stamattina la mia attenzione si è soffermata sull'inalienabile principio per cui solo chi fa può fare male.
E io sono una che prende iniziativa, una che fa, decisionista, insomma.
E quindi faccio un sacco di cazzate.
Ma meglio questo che l'inedia.
E io sono una che prende iniziativa, una che fa, decisionista, insomma.
E quindi faccio un sacco di cazzate.
Ma meglio questo che l'inedia.
giovedì, maggio 27, 2010
Panze come militari nei ranghi
Allora ieri toccava mettersi in tiro per la prima festicciola del mese di maggio, prolusione a tutte quelle che verranno insieme al caldo torrido, ma io non ho ancora fatto il cambio di stagione - fino a due giorni fa diluviava - e rimanda che ti rimanda ancora non sono riuscita a concludere e poi ieri comincio a provarmi i pantaloni che l'anno scorso mi stavano come un figurino ma niente ce ne fosse stato uno che si chiudeva ho dovuto chiedere a mio marito che mi salisse sopra per farmi chiudere i pantaloni - che squallore ricorrere a questi mezzucci per rimediare un po' di sesso - ma insomma fatto sta che nessuno di questi pantaloni si chiudeva nonostante l'impegno e alla fine l'unico che entrava con agio era di color beige lucido (un pugno nell'occhio) ma almeno mi faceva sembrare quasi normale però ovviamente non è di per nulla l'abbigliamento giusto per una festa con bimbi in giardino che infatti ognuno che mi si avvicinava mi minacciava con dita invase da cioccolata, da erba, da zozzo in generale e sul pantalone beige tutto questo risalta assai, mica come sui pantaloni delle altre mamme previdenti (o magre) che tutte si erano messe in gins e si scofanavano bicchierini di semifreddo al caffè ripetendo ossessivamente a me: "perché non mangi?" epperché non mi entra manco un paio di pantaloni e devo dimagrire di almeno una taglia per la settimana prossima che ci sarà il secondo happening, accompagnare mia figlia al pulmino della gita scolastica mica mi posso presentare con gli stessi pantaloni beige lucido della festa quindi da qui alla settimana prossima devo perdere quattro chili l'equivalente come diceva la mia dietologa di una taglia (secondo me mentiva che su di me una taglia saranno un dieci chili abbondanti) ma tant'è mi tocca solo bere, bere e mangiucchiare poco, nella speranza che questa volta mio marito, salendomi sopra, riesca a far rientrare tutto nei ranghi.
mercoledì, maggio 26, 2010
Success in the network
Definiamo il successo in questa nostra multimediale società.
Cos'è che decreta e misura dunque il successo?
Mi preme, in realtà, focalizzarmi sui social network che sono una misura di successo molto vicina a noi comuni mortali.
Tipo io scrivo una cosetta su Facebook e c'ho una trentina di commenti, alcuni anche prolissi, tutti abbastanza pertinenti.
Scrivo una cosetta su Friend Feed e ricevo più di cento commenti, spesso segni di assenso, ma altrettanto spesso manifeste e anche insultanti disapprovazioni.
Scrivo una cosetta sul blog e si arriva a malapena ad una ventina di commenti, anche parecchio articolati e nella loro maggior parte di approvazione per il contenuto.
Ergo, ne deduco, che essere popolari sulla rete non significa esattamente essere approvati. Se la popolarità si misura con i numeri, allora l'approvazione, la comprensione del concetto espresso, la condivisione del principio, se così possiamo dire, non conta un accidente.
Ciò che conta è chi urla più forte.
Chi si sbraccia di più indipendentemente da quello che dice.
L'impressione che ho della popolarità in rete è un immenso reciproco insulto, come mi è piaciuto evidenziare in un misero 3d (si dice così e nessuno osi chiedermi cosa significa, ignoranti!) su FF (misero perché ha superato e solo di poco i 50 commenti):
"Per noi, no, che siamo nuovi di FF, vedere come la gente qui si manda a cagare è fuori da ogni immaginazione. E' come se tu incontri uno per strada, ti rivolge la parola e tu gli dici: Vaccagare."
Ecco, questa è la popolarità. Oggi.
Cos'è che decreta e misura dunque il successo?
Mi preme, in realtà, focalizzarmi sui social network che sono una misura di successo molto vicina a noi comuni mortali.
Tipo io scrivo una cosetta su Facebook e c'ho una trentina di commenti, alcuni anche prolissi, tutti abbastanza pertinenti.
Scrivo una cosetta su Friend Feed e ricevo più di cento commenti, spesso segni di assenso, ma altrettanto spesso manifeste e anche insultanti disapprovazioni.
Scrivo una cosetta sul blog e si arriva a malapena ad una ventina di commenti, anche parecchio articolati e nella loro maggior parte di approvazione per il contenuto.
Ergo, ne deduco, che essere popolari sulla rete non significa esattamente essere approvati. Se la popolarità si misura con i numeri, allora l'approvazione, la comprensione del concetto espresso, la condivisione del principio, se così possiamo dire, non conta un accidente.
Ciò che conta è chi urla più forte.
Chi si sbraccia di più indipendentemente da quello che dice.
L'impressione che ho della popolarità in rete è un immenso reciproco insulto, come mi è piaciuto evidenziare in un misero 3d (si dice così e nessuno osi chiedermi cosa significa, ignoranti!) su FF (misero perché ha superato e solo di poco i 50 commenti):
"Per noi, no, che siamo nuovi di FF, vedere come la gente qui si manda a cagare è fuori da ogni immaginazione. E' come se tu incontri uno per strada, ti rivolge la parola e tu gli dici: Vaccagare."
Ecco, questa è la popolarità. Oggi.
lunedì, maggio 24, 2010
Cose da uomini
Tizio a me: "Beh, ma scusa, visto che fai la casalinga, potresti far fare a tua figlia il tempo ridotto. Io, quando vado ogni tanto a mangiare a casa e mia figlia non c'è e dopo mi faccio una pennica sul letto davanti alla televisione, poi mi sento in colpa, perché lei a scuola la fanno dormire con un cuscino sul banco. Come vorrei che fosse con me. Io la lascio a scuola perché sono obbligato, ma tu potresti prenderla all'una!" [e tenertela a pranzo, poi tutto il pomeriggio e fare con lei (e con l'altra, perché io ne ho anche un'altra) un sacco di attività ricreative, molto meglio che a scuola].
Cazzo. In una botta sola mi sono beccata della "casalinga" e della "mamma sconsiderata".
E invece di saltargli al collo, io mi sono pure giustificata, seppure in tono scocciato: "Ma io veramente sono pure laureata. Vorrei riprendere a lavorare prima o poi e se le bimbe non fanno il tempo pieno non è possibile".
Epperò, nel caso in cui il mio interlocutore sia mio marito, non gliene faccio passare una.
Ieri la discussione verteva sul fatto che io me la prendo, secondo lui, per delle stupidaggini. Per cose di poca importanza, che non necessitano un tale rodimento. E che, insomma, non vale la pena stare male per così poco. Ho cercato di fargli capire che è proprio lasciando correre certe "stupidaggini" - che lo sono, ci mancherebbe, lo sono -, le madri tirano su maschi assolutamente distratti da tutto ciò che è casalingo e che costituisce comunque inevitabilmente la base della vita di ogni famiglia. E i mariti (maschi) sono distratti perché le loro madri hanno lasciato correre sul fatto che i loro figli non prestassero attenzione a dove buttavano i vestiti, a smollicare per terra profusamente, a non sgrullarsi le mani nel lavandino dopo essersele lavate. Tutte cose di poca importanza. Concordo. Così come un mattone, di fronte all'intero palazzo, è di poca importanza. Ma mattone su mattone si costruisce il palazzo. E stupidaggine dopo stupidaggine si costruisce il carattere di una persona. Che incidentalmente poi io mi trovo per marito.
Quello che volevo cercare di far capire a mio marito è che io me la prendo così per delle stupidaggini perché è un ingiusto privilegio quello di avere una persona che ti pulisce e mette a posto tutto quello che lasci dietro di te di sporco e disordinato. Ed è un privilegio che non è giusto che lui abbia, perché questo carico di quotidianità (e non intendo qui il macroscopico, tipo lavare i piatti, per terra, i bagni etc.), di "stupida" quotidianità, di "invisibile" quotidianità, che può diventare però faticosissima - e non è che perché io sono donna e incidentalmente casalinga che mi diverta a farlo -, se invece viene diviso in due può essere più piacevole, più giusto e più vivibile.
Nell'attesa di poter schiavizzare le nostre figlie, ovviamente.
Cazzo. In una botta sola mi sono beccata della "casalinga" e della "mamma sconsiderata".
E invece di saltargli al collo, io mi sono pure giustificata, seppure in tono scocciato: "Ma io veramente sono pure laureata. Vorrei riprendere a lavorare prima o poi e se le bimbe non fanno il tempo pieno non è possibile".
Epperò, nel caso in cui il mio interlocutore sia mio marito, non gliene faccio passare una.
Ieri la discussione verteva sul fatto che io me la prendo, secondo lui, per delle stupidaggini. Per cose di poca importanza, che non necessitano un tale rodimento. E che, insomma, non vale la pena stare male per così poco. Ho cercato di fargli capire che è proprio lasciando correre certe "stupidaggini" - che lo sono, ci mancherebbe, lo sono -, le madri tirano su maschi assolutamente distratti da tutto ciò che è casalingo e che costituisce comunque inevitabilmente la base della vita di ogni famiglia. E i mariti (maschi) sono distratti perché le loro madri hanno lasciato correre sul fatto che i loro figli non prestassero attenzione a dove buttavano i vestiti, a smollicare per terra profusamente, a non sgrullarsi le mani nel lavandino dopo essersele lavate. Tutte cose di poca importanza. Concordo. Così come un mattone, di fronte all'intero palazzo, è di poca importanza. Ma mattone su mattone si costruisce il palazzo. E stupidaggine dopo stupidaggine si costruisce il carattere di una persona. Che incidentalmente poi io mi trovo per marito.
Quello che volevo cercare di far capire a mio marito è che io me la prendo così per delle stupidaggini perché è un ingiusto privilegio quello di avere una persona che ti pulisce e mette a posto tutto quello che lasci dietro di te di sporco e disordinato. Ed è un privilegio che non è giusto che lui abbia, perché questo carico di quotidianità (e non intendo qui il macroscopico, tipo lavare i piatti, per terra, i bagni etc.), di "stupida" quotidianità, di "invisibile" quotidianità, che può diventare però faticosissima - e non è che perché io sono donna e incidentalmente casalinga che mi diverta a farlo -, se invece viene diviso in due può essere più piacevole, più giusto e più vivibile.
Nell'attesa di poter schiavizzare le nostre figlie, ovviamente.
venerdì, maggio 21, 2010
Se si svegliavano prima, magari....
Ma dove stava la Busi quando i giornalisti veramente avrebbero potuto fare qualcosa per arginare questo sconcio?
E dov'erano tutti gli altri, che adesso vogliono andarsene, quando avrebbero potuto fare qualcosa??
Non avremmo avuto 15 anni di egemonia politica e televisiva se più giornalisti non avessero avuto paura per la loro poltrona e soprattutto di avere delle opinioni.
A me questa domanda mi ronzava in testa da anni: ma dove stanno i giornalisti? possibile che siano tutti prezzolati, che abbiano tutti paura? Ecco, adesso cominciano ad uscire fuori.
Ma non è troppo tardi?
Avrebbero potuto fare qualcosa per la società civile, avrebbero potuto dare esempio di integrità molto prima, e non influenzare l'opinione pubblica avallando servizi faziosi e senza notizie.
Adesso, secondo me, è un gesto abbastanza privo di significato.
E dov'erano tutti gli altri, che adesso vogliono andarsene, quando avrebbero potuto fare qualcosa??
Non avremmo avuto 15 anni di egemonia politica e televisiva se più giornalisti non avessero avuto paura per la loro poltrona e soprattutto di avere delle opinioni.
A me questa domanda mi ronzava in testa da anni: ma dove stanno i giornalisti? possibile che siano tutti prezzolati, che abbiano tutti paura? Ecco, adesso cominciano ad uscire fuori.
Ma non è troppo tardi?
Avrebbero potuto fare qualcosa per la società civile, avrebbero potuto dare esempio di integrità molto prima, e non influenzare l'opinione pubblica avallando servizi faziosi e senza notizie.
Adesso, secondo me, è un gesto abbastanza privo di significato.
mercoledì, maggio 19, 2010
Rosicare humanum est
Il rosicone è un personaggio dalle molteplici sfaccettature.
Per chi non fosse romano, rosicare significa sbatasciare i propri denti su superfici di estrema durezza e ruvidità per sfogare i propri istinti omicidi irrealizzabili nei confronti di persona ampiamente più capace/fortunata/bella/intelligente di noi.
Questo perpetuo movimento conduce, ovviamente, a continui malvagi ed ossessivi nonché perversi pensieri.
Il rosicone viaggia su due lunghezze: quella della realtà (sua) estremamente insoddisfacente e quella della (splendida) realtà (altrui) oltremodo fantastica e sprizzante felicità. Che codesta felicità sia vera oppure del tutto inventata non ha peso alcuno sul nostro personaggio. Ciò che gli interessa non è l'agire altrui, ma le sue conseguenze. Che egli non riesce in alcun modo a riprodurre in seno alla sua esistenza, nonostante il suo agire infinitamente migliore (secondo lui).
Aggiungiamo, inoltre, che codesto viaggio parallelo si traduce in una perdita secca di senso. Senso della realtà ovviamente.
Evento che porta inevitabilmente a manie di persecuzione, ossessioni compulsive farneticanti, mitomania in generale.
Che, come ho più volte evidenziato nell'articolato percorso del mio blog, è la piaga del XXI secolo.
Per chi non fosse romano, rosicare significa sbatasciare i propri denti su superfici di estrema durezza e ruvidità per sfogare i propri istinti omicidi irrealizzabili nei confronti di persona ampiamente più capace/fortunata/bella/intelligente di noi.
Questo perpetuo movimento conduce, ovviamente, a continui malvagi ed ossessivi nonché perversi pensieri.
Il rosicone viaggia su due lunghezze: quella della realtà (sua) estremamente insoddisfacente e quella della (splendida) realtà (altrui) oltremodo fantastica e sprizzante felicità. Che codesta felicità sia vera oppure del tutto inventata non ha peso alcuno sul nostro personaggio. Ciò che gli interessa non è l'agire altrui, ma le sue conseguenze. Che egli non riesce in alcun modo a riprodurre in seno alla sua esistenza, nonostante il suo agire infinitamente migliore (secondo lui).
Aggiungiamo, inoltre, che codesto viaggio parallelo si traduce in una perdita secca di senso. Senso della realtà ovviamente.
Evento che porta inevitabilmente a manie di persecuzione, ossessioni compulsive farneticanti, mitomania in generale.
Che, come ho più volte evidenziato nell'articolato percorso del mio blog, è la piaga del XXI secolo.
sabato, maggio 15, 2010
Io adòro questa donna perché ottiene sempre quello che vuole!
Tenete presente che tutto questo racconto dovevo farlo (esclusivamente per voi) in video. Non ho avuto tempo stamattina e sono troppo scarmigliata. E poi, la mia amica e il suo best friend non avrebbero mai perdonato la mia sciattezza.
Ma veniamo al dunque.
Come è andata l'operazione, tesoro?
C'ho del materiale per il tuo blog, preparati! Non sai cosa ho fatto!
No dimmi sono tutta orecchi.
Stamattina in sala operatoria ho minacciato l'anestesista.
E di cosa, di grazia!
Voleva costringermi a togliermi lo smalto, ma tu ti reeendii conto? Avevo passato tutta la serata di ieri a metterlo perché se il mio best friend gay mi vede senza smalto quando mi viene a trovare in clinica dopo l'operazione mi dice che mi trascuro. Tu capisci che ho dovuto insistere con quelli della sala operatoria perché me lo lasciassero lo smalto. Non ho sentito ragioni. Ma anche loro hanno insistito parecchio...alla fine sono riuscita a farmi togliere solo quello dell'unghia del mignolo del piede! Un miiiito!
Ommioddio - faccio io, sconvolta, eh ma scusa come sei riuscita a convincerli?
Cara mia, la classe non è acqua. Mi volevano togliere pure le mutande ma io col cavolo che me le sono lasciate sfilare. Ho vinto su tutta la linea in quella sala operatoria! Adesso lo sto aspettando il mio best friend gay, non vedo l'ora che arrivi. Anzi, guarda, ora ti lascio che mi vado a rimettere lo smalto al mignolo! Se no lui mi dice che mi lascio andare!
P.S. Amica mia, questo post, come penso tu possa immaginare, scatenerà sicuramente commenti contrastanti, a volte anche di un certo spessore e qualità. Ti prego di non prendertela però. Col succulento materiale che mi hai concesso non potevo certo esimermi!
Ma veniamo al dunque.
Come è andata l'operazione, tesoro?
C'ho del materiale per il tuo blog, preparati! Non sai cosa ho fatto!
No dimmi sono tutta orecchi.
Stamattina in sala operatoria ho minacciato l'anestesista.
E di cosa, di grazia!
Voleva costringermi a togliermi lo smalto, ma tu ti reeendii conto? Avevo passato tutta la serata di ieri a metterlo perché se il mio best friend gay mi vede senza smalto quando mi viene a trovare in clinica dopo l'operazione mi dice che mi trascuro. Tu capisci che ho dovuto insistere con quelli della sala operatoria perché me lo lasciassero lo smalto. Non ho sentito ragioni. Ma anche loro hanno insistito parecchio...alla fine sono riuscita a farmi togliere solo quello dell'unghia del mignolo del piede! Un miiiito!
Ommioddio - faccio io, sconvolta, eh ma scusa come sei riuscita a convincerli?
Cara mia, la classe non è acqua. Mi volevano togliere pure le mutande ma io col cavolo che me le sono lasciate sfilare. Ho vinto su tutta la linea in quella sala operatoria! Adesso lo sto aspettando il mio best friend gay, non vedo l'ora che arrivi. Anzi, guarda, ora ti lascio che mi vado a rimettere lo smalto al mignolo! Se no lui mi dice che mi lascio andare!
P.S. Amica mia, questo post, come penso tu possa immaginare, scatenerà sicuramente commenti contrastanti, a volte anche di un certo spessore e qualità. Ti prego di non prendertela però. Col succulento materiale che mi hai concesso non potevo certo esimermi!
giovedì, maggio 13, 2010
L'invasione degli ultracorpicioni
Ci ho un problema.
Ancora più grande del disordine di mia figlia in salone e nella sua stanza.
Ancora più grande di cosa fare per cena, ché queste due non mangiano niente ed il frigo è imbarazzantemente vuoto.
Ancora più grande di questa pioggia che non smette mai.
Ancora più grande del tempo che passa inesorabile sulle mie occhiaie, sulle mie mani, sui miei neuroni.
Ed è la prova costume.
Nel senso che non so come il costume potrà contenere il mio sederone.
Che si era di parecchio smagrito l'anno scorso, ma che attualmente ha riacquistato molta della sua ciccia. Sederone scomposto che rischia di farmi sfigurare sulla spiaggia, io sirenona incompresa dell'etere.
E poi, quando c'hai due bambine che scorrazzano sulla sabbia non puoi mica perdere tempo a sistemare la tua chiappa che sfugge alla disciplina. E chiappa su chiappa, ci sarà l'invasione degli alieni se non corro ai ripari.
E qui la buona notizia: la materia prima non manca.
Piove ininterrottamente da 24 ore.
Tutta quest'acqua raccolta in appositi contenitori potrà fare l'affare da qui al 1 luglio, quando sul litorale laziale eviterò l'invasione degli ultracorpicioni.
Mi ciberò solo di questo puro nettare per tornare silfidica come (non sono mai stata)!
Ancora più grande del disordine di mia figlia in salone e nella sua stanza.
Ancora più grande di cosa fare per cena, ché queste due non mangiano niente ed il frigo è imbarazzantemente vuoto.
Ancora più grande di questa pioggia che non smette mai.
Ancora più grande del tempo che passa inesorabile sulle mie occhiaie, sulle mie mani, sui miei neuroni.
Ed è la prova costume.
Nel senso che non so come il costume potrà contenere il mio sederone.
Che si era di parecchio smagrito l'anno scorso, ma che attualmente ha riacquistato molta della sua ciccia. Sederone scomposto che rischia di farmi sfigurare sulla spiaggia, io sirenona incompresa dell'etere.
E poi, quando c'hai due bambine che scorrazzano sulla sabbia non puoi mica perdere tempo a sistemare la tua chiappa che sfugge alla disciplina. E chiappa su chiappa, ci sarà l'invasione degli alieni se non corro ai ripari.
E qui la buona notizia: la materia prima non manca.
Piove ininterrottamente da 24 ore.
Tutta quest'acqua raccolta in appositi contenitori potrà fare l'affare da qui al 1 luglio, quando sul litorale laziale eviterò l'invasione degli ultracorpicioni.
Mi ciberò solo di questo puro nettare per tornare silfidica come (non sono mai stata)!
martedì, maggio 11, 2010
La malattia di un bambino
Fare i genitori è una cosa molto difficile.
Seguire una nuova vita implica moltissime decisioni. Già è difficile decidere per se stessi, figuriamoci per qualcun altro. Il confronto, poi, è importantissimo. Con altri genitori, con altri contesti sociali, con la scuola, con altri bambini. Fa crescere, come in qualsiasi altro campo.
Poi, ci sono dei momenti di disperazione, di scoramento, di non saper che fare.
Nei giorni scorsi sono venuta in contatto con una realtà a me sconosciuta: la sindrome di Costello.
La malattia di un bambino.
Ma una di quelle malattie che colpiscono un bambino su 24.000.000.
Una di quelle malattie croniche e con complicazioni spesso mortali.
Una di quelle che dici non potrà mai capitare a qualcuno che conosci.
E allora mi sono documentata. Ho letto, visto video e foto.
E mi sono detta che questi sono genitori che veramente meritano di essere genitori. Perché di fronte alla sofferenza e alla malattia non si disarmano, non abbassano le braccia, non abbassano la guardia. Mai.
E tutti noi genitori di figli "normali" dovremmo imparare da loro come si fa a non arrendersi mai.
Grazie Anahita, grazie Sergio perché avete la forza di affrontare ogni giorno questa vita sospesa con la stessa gioia che avreste se vostro figlio fosse "normale". E così facendo insegnate a tutti noi cosa significa vivere su questa terra in maniera da non dover rimpiangere nemmeno un attimo.
Seguire una nuova vita implica moltissime decisioni. Già è difficile decidere per se stessi, figuriamoci per qualcun altro. Il confronto, poi, è importantissimo. Con altri genitori, con altri contesti sociali, con la scuola, con altri bambini. Fa crescere, come in qualsiasi altro campo.
Poi, ci sono dei momenti di disperazione, di scoramento, di non saper che fare.
Nei giorni scorsi sono venuta in contatto con una realtà a me sconosciuta: la sindrome di Costello.
La malattia di un bambino.
Ma una di quelle malattie che colpiscono un bambino su 24.000.000.
Una di quelle malattie croniche e con complicazioni spesso mortali.
Una di quelle che dici non potrà mai capitare a qualcuno che conosci.
E allora mi sono documentata. Ho letto, visto video e foto.
E mi sono detta che questi sono genitori che veramente meritano di essere genitori. Perché di fronte alla sofferenza e alla malattia non si disarmano, non abbassano le braccia, non abbassano la guardia. Mai.
E tutti noi genitori di figli "normali" dovremmo imparare da loro come si fa a non arrendersi mai.
Grazie Anahita, grazie Sergio perché avete la forza di affrontare ogni giorno questa vita sospesa con la stessa gioia che avreste se vostro figlio fosse "normale". E così facendo insegnate a tutti noi cosa significa vivere su questa terra in maniera da non dover rimpiangere nemmeno un attimo.
mercoledì, maggio 05, 2010
In medio stat virtus
Il nostro è un paese veramente strano.
Si commuove davanti ad un bambino caduto in un pozzo e lascia, per tramite delle persone più importanti per la crescita delle nuove generazioni, i maestri e - perché no - anche i bidelli, un bambino di 3 anni sporco di cacca fuori dalla porta della classe in punizione.
E questo è l'emblema del funzionamento di molte istituzioni in Italia.
Se ci sono le persone dietro a farle funzionare, a raddrizzare un'eccessiva rigidità della legge, ad ammorbidire la poca elasticità di talune discipline, allora la regola sarà una sana normalità, che nulla toglie alla dignità degli attori.
Ma se le "persone" interpretano le norme troppo alla lettera, o comunque non mettono l'anima in quello che fanno - e non faccio un discorso classista di dignità di mestieri, perché anche il netturbino che fa la raccolta a porta a porta a casa mia, se non ha un minimo di elasticità non dovrebbe raccogliere nulla di quello che non è rigidamente posizionato nel mastello perché tutti i mestieri, secondo me hanno pari dignità - allora si crea l'eccezione molesta, come questa di Napoli, in cui per la poca elasticità (perché di questo si sarà trattato) di due o tre persone, ci rimette tutta l'istituzione, nonché la dignità di un povero bambino.
Io dico: smettiamo di versare lacrime per situazioni che non possiamo risolvere e che comunque non nobilitano la nostra italica identità e buttiamoci invece sull'attenzione all'altro, meno mediata da contesti mediatici e più produttiva di autentica solidarietà.
Si commuove davanti ad un bambino caduto in un pozzo e lascia, per tramite delle persone più importanti per la crescita delle nuove generazioni, i maestri e - perché no - anche i bidelli, un bambino di 3 anni sporco di cacca fuori dalla porta della classe in punizione.
E questo è l'emblema del funzionamento di molte istituzioni in Italia.
Se ci sono le persone dietro a farle funzionare, a raddrizzare un'eccessiva rigidità della legge, ad ammorbidire la poca elasticità di talune discipline, allora la regola sarà una sana normalità, che nulla toglie alla dignità degli attori.
Ma se le "persone" interpretano le norme troppo alla lettera, o comunque non mettono l'anima in quello che fanno - e non faccio un discorso classista di dignità di mestieri, perché anche il netturbino che fa la raccolta a porta a porta a casa mia, se non ha un minimo di elasticità non dovrebbe raccogliere nulla di quello che non è rigidamente posizionato nel mastello perché tutti i mestieri, secondo me hanno pari dignità - allora si crea l'eccezione molesta, come questa di Napoli, in cui per la poca elasticità (perché di questo si sarà trattato) di due o tre persone, ci rimette tutta l'istituzione, nonché la dignità di un povero bambino.
Io dico: smettiamo di versare lacrime per situazioni che non possiamo risolvere e che comunque non nobilitano la nostra italica identità e buttiamoci invece sull'attenzione all'altro, meno mediata da contesti mediatici e più produttiva di autentica solidarietà.
sabato, maggio 01, 2010
Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi....
Era d'uopo andare a vedere le circonvoluziooni amorose di quel bel pezzo del Favino.
Però, ecco, al di là dei patinati ambienti soldiniani, ché lui in questo è un maestro, per cui niente da dire, ho dei seri dubbi sulla credibilità della storia in sé.
Che messaggio vuole dare questo film? Parlare di tradimento? Parlare di sentimenti? Parlare di difficoltà economiche? Ne avevo sentite di tutti i colori prima di andare e sinceramente io non ho trovato nulla di ciò che era stato pomposamente annunciato: esplorazione dei sentimenti, dicevano molte recensioni.
Io ho visto molta esplorazione, anche fugace, di corpi, molti intensi primi piani, ma non ho"sentito" niente.
Quello che mi scoccia di più, in una serie di luoghi comuni inquietanti, è che per una volta il compagno orsacchiotto non è veramente un soggetto. E' un uomo che non ha la fortuna di essere attraente, ma che ha tantissime qualità come essere umano e soprattutto per far funzionare un rapporto. E ovviamente uno così va tradito.
Ma tradiamo uno che ci ignora, che non ci dà nemmeno un bacio la mattina, non uno che ci lascia la colazione pronta quando esce! Cazzo. E, soprattutto, una carina e friccicarella come la protagonista aveva tutte le possibilità di trovarsi un compagno della vita figo come Favino. Invece di vivere con un orsacchiotto peloso e tenerone, nonché bruttarello, per poi tradirlo col figo sposato e padre squattrinato.
Tutti abbiamo bisogno di evadere dalla nostra grigia routine. Tutti.
Ma molto spesso dimentichiamo che basta poco per ravvivarla.
Che, in una coppia, la guardia non deve essere abbassata mai.
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