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martedì, novembre 03, 2015

Leggera-mente

Solo chi ha conosciuto l'inferno riconosce il diavolo. Foss'anche in paradiso.

Non ti ci ritrovi anche tu in questa frase?
Tu, che per sbarcare il lunario, ti alzi alle 5 tutte le mattine?
Tu, che hai preso un mutuo trentennale a 50 anni?
Tu, che ti svegli tutte le mattine accanto ad una donna che vorresti fosse un'altra?
Tu, che hai firmato delle carte di cui poi ti sei pentito?
Tu, che porti un anello al dito, l'anello del diavolo, che brucia come fuoco?
Ti ci riconosci in queste parole?

Volevo scrivere di leggerezza, ché mi fa bene.
Ma ho questa frase impressa nel cuore, che leggera non è.
Forse un po' di sana pesantezza ci può rendere più consapevoli delle nostre potenzialità.
In fondo riconoscere il diavolo ci può rendere immuni al suo fascino.

Ho appena scritto una cazzata.
E' che ho ascoltato Afterhours tutta la mattina.
Shame on me.

venerdì, ottobre 02, 2015

Ho un vitello nel freezer

Manco da molto. Sono mancata anche a me stessa. Mi sono mancate un sacco di persone.

Ebbene, ho pensato, in questo lungo periodo. Ho pensato alle tracce che si lasciano in una vita. Forse ne racchiudono il senso. Ho iniziato un percorso di psicanalisi, cosa che la Meringa aveva sempre rifuggito, probabilmente a causa dei suoi studi, che le hanno insegnato a porsi sempre al di fuori, per analizzare e interpretare le dinamiche sociali. Tutta questa interpretazione ha fatto sì che la Meringa non sapesse più vedere dentro di sé. A volte le sembrava di intravedere qualcosa, ma di fatto non focalizzava su niente di preciso.

La psicanalista mi ha detto che ho un vitello nel freezer. E lo tengo lì, senza coraggio/voglia/forza di scongelarlo. Potrei eventualmente decidere di buttarlo nel secchio, visto da quanto tempo si trova lì.

E allora il vitello impersonificherebbe una cosa bellissima, gustosa, che ti dà l'acquolina; rappresenta il meglio del meglio che hai avuto nella vita. E sta lì nel freezer. Per poterne di nuovo approfittare appieno, o lo scongeli e lo mangi, o lo getti nella spazzatura e investi su qualcos'altro che ti possa dare la stessa gioia, gusto, acquolina.

Quindi sono alcuni mesi che ho questo vitello in testa e devo decidere cosa farci.

E' una bestia pesante. Forse proprio perché leggera di dolci ricordi e teneri rimpianti, grandi soddisfazioni ed esperienze importanti. Pesante di leggerezza, di investimenti emotivi, di realizzazione di obiettivi, di amici vissuti, di amori amati, di una personalità forte e decisa, di vita piena e soddisfacente.

E' una bestia densa. Perché lascia poco spazio all'incomprensione. C'è tanta roba giusta dentro, tanto vissuto percepito come fecondo, fertile. Un seminato particolarmente rigoglioso. Che rende lo spazio denso, pregno.

E' una bestia leggiadra, simboleggia l'affacciarsi alla vita, le speranze, i progetti, gli investimenti dell'animo.

E' insomma tante bestie insieme.

Ora sono allo stadio che comincio ad accettare di avere un vitello nel freezer, ché prima non lo sapevo nemmeno e ci vuole un po' di tempo a comprendere una metafora del genere. Sto costruendo un rapporto con lui, sto cercando di penetrare dentro il suo cervello, per capire esattamente cos'è che mi affascina in lui, che me lo fa tenere in una teca, congelato. Lo devo avvicinare meglio. Un vitello, lo sai come è fatto. Ma questo è congelato, non lo puoi azzannare e assaporarne la carne, pur avendone il ricordo.

Il cervello mi ribolle di robe strane.
Questo vitello mi ha aperto un mondo.


mercoledì, aprile 29, 2015

Choke

Diversi livelli di vita. Quello in cui vivi, la banalità dei giorni che passano, uno dietro l'altro, fatti di appigli impossibili da agguantare, ore che rotolano via, minuscole missioni da compiere, piccoli gesti che vorresti fossero consolatori per coloro che incroci sul cammino, enormi responsabilità da soddisfare attraverso una monotona routine, che contiene tutte le possibili contraddizioni e tutte le anima. E soffocare. Quello in cui guardi tutto questo, ti guardi vivere, guardi le scene susseguirsi, impossibili da distinguersi, ogni momento uguale a quello successivo, lo stesso colore ovunque, capisci che nulla si distingue, che nel livello in cui vivi tutti sono indispensabili, mentre in quello da cui guardi nessuno è necessario. E soffocare.

mercoledì, maggio 14, 2014

Taglio netto. E preciso.

Il mio cervello attualmente è impegnato in una serie di riflessioni sul virtuale. Quello stesso virtuale che si interseca con il reale. Con la vita di tutti i giorni. Quel virtuale che, grazie alla presenza di un pollice opponibile, ti consente di essere in collegamento con centinaia di persone che non vedi, non vedresti e non vedrai nella tua realtà di tutti i giorni. Con quelle informazioni mordi e fuggi che contraddicono in toto la tua passione per gli studi, per l'approfondimento, per le migliaia di libri che hai letto. Quelle informazioni che remano contro i cinque libri che hai sul comodino. Quelli che hai iniziato e da un po' di tempo non riesci più a terminare. Quel mordi e fuggi che provoca gelosia per un like sul post di qualcuno. Che ti fa sentire più o meno importante a seconda della popolarità che hai. E questo lo dico pur essendo io una persona "popular" nella vita reale. Una che ama stare al centro dell'attenzione. Una che sa sempre cosa dire quando è in mezzo alla gente, pur amando follemente il silenzio. Questa schizofrenia della presenza, questo sapere tutto di tutto/tutti, perché con un click googli chiunque, diventa sempre più assenza di vita. Nella mia testa almeno. Non conta più quello che sei, quello che vuoi, quello che sogni. Ma è tutto trasposto in una vita parallela. Dove raggiungi qualsiasi cosa e diventi sicuro di essa in cinque secondi. Quando per studiare Platone io ci ho messo tre anni, il primo che arriva ne sa immediatamente più di me; mentre quando fai un commento articolato senza citare siti, ma scrivendo solo parole che derivano dai tuoi studi, dalle tue conoscenze, che hai elaborato nel corso degli anni e fatto tue e sono diventate parte del tuo modo di pensare, di guardare il mondo, di analizzare e affrontare gli eventi, quel commento articolato viene immediatamente riportato al livello di saccenteria, del che cazzo ne sai tu su wikipedia c'è scritto altro. Nella vita reale una persona così io non la guardo più nemmeno. Nel virtuale queste persone si possono ignorare, si possono defolloware, si possono bannare. Ma rimane un senso di impotenza, una mancanza di riconoscimento, una ferita (virtuale anch'essa?) che rende questa schizofrenia dei rapporti portatrice di infelicità e inadeguatezza. Parlo per me ovviamente, e per il momento storico che sto vivendo. E' come se questo livellamento di conoscenze rendesse inutile tutto il percorso che ho fatto finora. 
Forse, per risolvere la questione, dovrei tagliarmi il pollice opponibile. 

mercoledì, febbraio 05, 2014

All you can eat is happyness, papparapapa.

Passerò ad argomenti più futili sempre con uno sguardo al sociale, tipo la crisi che in questo momento ci sega i portafogli, e mi soffermo volentieri sulla nuova espressione utilizzata da un caro amico colto e viveur che con non-chalance ieri sera a telefono mentre mi aspettava a Piazza Bologna ché io ero sotto il fuoco nemico del tappo automobilistico ad anta chilometri lontano da lui mentre avrei dovuto invece essere a farmi coccolare tra le sue braccione, il mio amico viveur - dicevo - a telefono, per accelerare il mio arrivo, ha snocciolato quattro paroline magiche che mi hanno aperto un mondo e fatto realizzare in un batter baleno che ciò che io avevo sempre pensato essere un low cost del cibo era invece molto più trendymente la moda attuale della magnata, dello scofanamento assoluto, il paradiso per noi insaziabili editori umani e mi ha portato altresì a tutta una serie di considerazioni culi-socio-psico-narie che hanno fatto di me una donna più ricca intellettualmente, più erudita, più consapevole e soprattutto più grassa nello spazio di due ore; più grassa di così si muore e no! se posso enunciare il principio primo dell'eat all you can - queste sono le quattro paroline magiche delle quali io conoscevo il principio pur non avendo mai sentito questo termine così ben descrittivo - è esattamente quello per cui mangiando tutto quello che ti entra nella pancia senza che possa penetrarvi più nemmeno uno spillo pagando sempre la stessa cifra (relativamente poco e comunque sempre immensamente di meno che pagare una per una tutte le portate ingerite), quel principio è che con lo EAYC non si muore, siore e siori sono ancora qui per dimostrarvelo infatti stamattina direi che dopo non aver fatto colazione ho addirittura un leggero gorgoglìo di stomaco al quale sto cercando di non pensare ma che persiste nonostante ieri sera io abbia fagocitato l'equivalente di una cena per dieci commensali ed altrettanto ha fatto il mio amico il quale peraltro alla fine aveva come un senso di spossatezza leggera, mentre io qualche altra cosetta avrei sicuramente ingollato; il secondo principio è che all'udire che si può ordinare qualsiasi cosa, la parola tutto diventa la nostra bibbia, la nostra nuova religione che per un ateo equivale ad un redde rationem immediato sul campo ebbene da ieri io ho una nuova religione quella del mangio tutto; il terzo principio è quello che le possibilità umane sono e restano completamente sconosciute fino al giorno in cui ti siedi all'EAYC della tua tipologia di ristorante preferito (per me il giapponese), e mentre sei lì raggiungi parecchi gradi di felicità inversamente proporzionale al prezzo pagato per averla, il che traduce il nostro principio con all'EAYC puoi acquistare a due lire la felicità perché non traslocare lì dentro per sempre? tutti sarebbero più rilassati, il tempo non passerebbe più così velocemente, saremmo tutti più sorridenti complici anche due bottiglie di birra da 75cl, diciamo che la filosofia di questo EAYC mi sembra un po' la metafora di quello che tutti desidereremmo dalla nostra società, pagare il giusto per avere tantissimo, quel tantissimo giusto che ci faccia dire oh come sono felice, infatti l'amico mio mi diceva: "ma io pensavo che stessi una chiavica - lui pur essendo di formazione aulica parla così - e invece sei in gran forma" e certo che sono in gran forma sono nel mio ristorante preferito e posso mangiare tutto quello che mi passa per lo- schiribizzo-del-cervello-e-oltre, sono in gran forma, sì in gran forma rotonda!

*nda: i neologismi creati in questo post sono di proprietà assoluta di me medesima. Qualora voleste appropriarvene dovrete commisurare l'equivalente di almeno un EAYC a me stessa medesima. Grazie.

venerdì, maggio 03, 2013

Sconnessa-mente

La mente sconnessa dalla realtà ti porta a fare un sacco di cose che tu veramente non pensavi a pensare cose che non avresti pensato o voluto pensare mai un vortice di pensieri che ti perseguita in ogni momento anche quando pensi di avere un attimo di tregua ché te lo sei guadagnato che hai lavorato a quel fine tutto il giorno anche in quell'unico momento succede qualcosa che ti riporta nel vortice le righe non sono più dritte come dovrebbero ma tutto è ondulato niente ha una direzione precisa è tutto storto e cerchi il bandolo perché sei stat* educat* a questo ritrovare sempre il bandolo della matassa perché la vita è un matassone e chi c'ha pazienza riesce piano piano a dipanare svariati gomitoli li mette in ordine in una teca e ogni tanto se li guarda e si dice Oh che bei gomitoli che ho!  hanno due gambe due braccia due occhi e tanti capelli sono proprio fier* dei miei gomitoli ma ora non voglio perdere troppo tempo ho altri gomitoli da dipanare e da stipare ché poi li devo guardare ammirare controllare che sia tutto a posto ma chi non c'ha pazienza chi non vede la linearità del filo ma solo il gran casino del matassone lo sfalda taglia pezzetti che si impicciano mozzica coi denti nodi complessi si rompe le unghie per cercare di trovare una fine ma la conclusione più evidente e logica è che la fine non c'è è tutto un gran casino niente ha un posto niente si ferma niente e nessuno aspetta e così si viene risucchiati nel vortice dell'inconsistenza dell'impossibilità dell'inutilità in un vortice che ha un miliardo di spire che non potranno mai essere infilate in una teca perché spirano e rinascono in un circolo vizioso ed irrefrenabile e allora il mio pensiero oggi va a tutti coloro che non hanno la loro teca il loro spazio da coltivare il loro momento per stare il loro desiderio da sognare il loro futuro da plasmare e voglio pensare che ci vuole tanta forza e tanto coraggio ad essere così molto più che ad arrotolare un gomitolo e stiparlo in una teca e guardarlo stare.

domenica, marzo 17, 2013

Senza rete

Qualcuno mi ha detto che sono come donna Letizia perché ravanando ravanando faccio uscire cose e però anche se non credo sia così penso che un fondo di verità ci sia perché qualcuno mi ha confidato i suoi segreti fidandosi di me non sapendo che c'ho veramente un fondo di donna Letizia nel fondo di me e quindi li andrò spiattellando al mondo così come mi riesce - lo ammetto - proprio bene e questo qualcuno che sta molto più nella merda di me che pure nella merda ci navigo a stretto giro da parecchio mi ha aperto il suo cuore parlandomi di errori di scelte sbagliate di porte erroneamente chiuse e certo che non è facile sbandolare una simile matassa se poi quando ti ritrovi da solo lotti per impedire a lacrimoni giganteschi di fuoriuscire dalle tue navigate pupille perché la stanchezza è traditrice tira colpi bassi quando meno te lo aspetti e ti fa pensare che i problemi siano irrisolvibili anche a ravanare profondamente nel fondo di te stesso la stanchezza - dicevo - è paradossalmente foriera di verità sotto di essa scopri cose che pensavi fossero - appunto - nascoste per non dire addirittura cancellate la stanchezza ci parla di noi ci dice cose che non avremmo mai o più voluto sentirci dire ci dice che le porte sbattute se sono sbattute troppo forte a volte il meccanismo funziona male e si riaprono lasciando uno spiraglio che basta un po' di correntella a spalancare di nuovo e che è più ricco e facile a volte scegliere il viaggio più pericoloso perché è quello che ci fa sentire veramente salvi dalla pericolosità del raschiare il barile io questa missione di donna Letizia in fondo l'ho sempre sentita mia e a questo qualcuno che mi ha aperto il suo cuore così come si può fare solo a chi ci ispira profonda fiducia - forse purtroppo malriposta nel mio caso ma vi assicuro che sento fortemente la responsabilità della dispensazione dei miei consigli - a questo qualcuno che si è trovato spalancata una porta che aveva chiuso con forza e veemenza mi sento di dire guarda cosa c'è dietro guarda cosa hai lasciato dietro quella porta e valuta se non sia stato l'impeto del momento oppure veramente la scelta giusta questo si può fare mantenendo il distacco che invece si perde varcando di nuovo la soglia ma se varchi la soglia poi sceglierai il viaggio più pericoloso quello che - e la mia esperienza di donna Letizia me lo dice - hai evitato sbattendo la porta. 
Perché scegliere veramente è il viaggio più pericoloso*.

*liberamente ispirato dai Marta sui Tubi, Senza rete.

domenica, febbraio 24, 2013

In-folla

Io non sono certo perfetta ma in questo particolare periodo della mia vita sto facendo un bagno di folla non scelto in un certo senso quasi obbligato un po' la stessa differenza che c'è tra un coniuge e la famiglia del coniuge lui te lo scegli e la famiglia che ti porta in dote te la cucchi ecco io mi sto cuccando una quantità di varia umanità che farebbe invidia all'ex alto prelato vaticano e faccio delle sedute di osservazione partecipante che fanno invidia agli psicologi delle dive o anche solo ai gggiornalisti di "Casta e donna" la gggente perde il lume della ragione così facilmente che mantenere la calma è diventato molto più della virtù dei forti diventa uno stile di vita farsi scivolare addosso la follia mantenere quel grano di sanità mentale che si è insinuato chissà come in te al momento del concepimento e che si accanisce a sopravvivere nonostante tutto e tutti remino contro ecco io posso dire di essere molto soddisfatta della mia personale sanità mentale in un momento in cui i punti di riferimento mi difettano in un momento in cui avrei bisogno di una stampella e invece sono stampella credo che ci sia un momento nella vita in cui non sei più solamente figlio ma diventi in un certo senso genitore del tuo genitore è una strana nemesi per chi come me ha sempre avuto conflitti chiamiamoli generazionali o semplicemente adolescenziali procrastinati fino ai 43 anni e mi auguro ancora tanto oltre una nemesi che sto vivendo assai dignitosamente lo so che non dovrei dirmelo da sola ma chissene in fondo questo posto è mio e ci comando io una nemesi che mi causa questo flusso continuo di pensieri tra il se e il ma tra l'inizio e la fine tra il buio e la luce e si vede chiaramente che c'è qualcosa in mezzo qualcosa di tanto grande quanto sfuggente qualcosa che chiamano vita inarrivabile e straordinaria vita dove le sorprese sono all'ordine del giorno come le mazzate dove nonostante la preparazione non si capisce un cazzo lo stesso dove tutto quello che ami può svanire in un secondo ma può durare per sempre. Vita in balìa oggi va così.

mercoledì, febbraio 20, 2013

In-flusso

In questi giorni mi interrogo parecchio sul benefico effetto della morfina che dà euforia quando ne abbiamo bisogno, fa vedere un mondo allucinato pieno di esagerazioni, fa venire a galla i nostri peggiori incubi, ma anche esalta le nostre passioni più recondite datemene un pochetto ne ho bisogno per affrontare i giorni a venire perché la mente umana segue percorsi astrusi ma che assecondano sempre una certa logica e la mia in questo momento ha un sacco di desideri che sembrano strampalati e slegati gli uni dagli altri ma non è affatto così hanno un minimo comune denominatore e vorrei che almeno l'illusione della loro realizzazione avesse un effetto amplificato esplodente e dirompende in questo posto che chiamano vita e nel flusso di questa mia coscienza irremovibile.

lunedì, febbraio 18, 2013

Tutto in una parola

La comunicazione è tutto nella vita ci sono persone che devono comunicare cose orrende e lo fanno con grazia generosa e persone che per dire una stupidaggine tirano giù tutti i santi del paradiso ecco io sono tra quelle che dovrebbe pensare dieci volte prima di parlare prima di esprimere anche il concetto più semplice perché come del resto mi sembra chiaro dal flusso dei pensieri che mi escono dalle dita un certo scollegamento tra pensieri e azioni mi è peculiare però di fronte a qualcuno che usa le parole in maniera appropriata e consona al momento all'evento alla situazione rimango basita atterrita dalla potenza dell'intelligenza umana che chiaramente non mi è propria ma proprio per questo penso che ho sempre da imparare dalle meraviglie della psiche umana dalla sua naturale lucidità e potenza e che non devo abbandonare la speranza di arrivare ad esprimere un concetto paradisiaco con parole sante invece che grufolare nei rifiuti per tutto il tempo che mi do' da vivere.

giovedì, febbraio 07, 2013

Lèggere speculazioni sulla gerontofilia imperante.

Sono attualmente sotto lo shock di aver appena sentito l'intervista audio ad una giovane tizia che si candida per un anonimo partito del sud una roba da accaponare la pelle e i giornalisti (?) che tentano di parlare razionalmente con gente che di raziocinante non ha nemmeno una fastidiosa verruca sotto la pianta dei piedi a tutte queste aspiranti parlamentari chiedono se vogliono diventare le nuove fidanzate di bip e tutte a fare a gara a chi la dà via più facilmente e tutte che sono sincere e leggere e evanescenti quando con fare da santarelline affermano che certo che farebbe loro piacere essere le fidanzate o le amanti di bip e quindi mi dico che ormai il valore della sincerità viene equiparato al meretricio perché tutto assurge a pari merito a degno e utile e indispensabile di essere detto non appena compare una telecamera o il microfono di una radio e io mi domando come un giornalista possa ritenere certe persone degne di essere intervistate ma è proprio vero che chiunque è candidabile in Parlamento? no perché io me lo domando e mi dico che prima si dovrebbe fare un test per vedere se il QI di codesti eventuali rappresentanti del popolo italiano si attesti almeno alla sufficienza ma mi rendo conto di star parlando su roba ridicola perché in un paese normale, in periodo di campagna elettorale, non si discuterebbe mai del desiderio di giovani pulzelle - candidate in Parlamento - di trombare con un 76enne decrepito perché in un paese normale si candiderebbe in parlamento gente - magari a vario titolo - ma cui un giornalista non chiederebbe mai se sono gerontofile animate da desiderio di coitare con uno dei leader delle coalizioni in lizza per il governo del paese, semplicemente perché - magari - in un paese normale ci sarebbe qualcosa di importante di cui discutere in campagna elettorale invece che stare a fare l'elenco delle performance sessuali (!) di un 76enne in calore e io ho pure studiato antropologia e credo che sia importante il patrimonio che nelle società porta la saggezza della vecchiaia, l'esperienza e il giudizio di chi ha fatto un lungo cammino di vita e può tramandare raccontare e far rivivere alle nuove generazioni i fasti le avventure le conquiste importanti del passato ma in questo momento storico preciso desidererei non aver mai studiato antropologia né avere nozioni di psico-socio-storio quel che pare a voi e poter dire liberamente che sebbene si tenti di rialzare all'inverosimile l'età pensionabile, io non vorrei più vedere vecchi ciancianti che parlano di futuro fintanto che un solo giovane ma anche un solo quarantenne ma anche un solo cinquantenne avrà nient'altro da guardare che la propria sbiadita immagine nello specchio.  
Shame on me.

lunedì, maggio 14, 2012

Sullo sradicamento

Certo il titolo può ingannare, magari penserete a roba forte sulla depauperizzazione dell'individuo oppure sulla perdita delle radici nella fretta del mondo moderno. E invece è tutto molto più terra terra. Dicevo nel post precedente che avevo desiderio e urgenza di esternare un certo numero di riflessioni. La prima e più urgente di tutte è quella sul potere taumaturgico della depilazione. Sradicare da sé estroflessioni pungiformi. Ecco. Mi pare un buon punto di partenza.  Ecco, io da un po' di tempo mi sto accanendo contro tali difformita della umana cute, in maniera sicuramente più accurata e proterva del solito. E mi sono interrogata chiaramente su cosa potesse significare a livello del mio subconscio più profondo, perché nulla, delle azioni che fuoriescono dal nostro essere, può essere lasciato al caso. La mia conclusione, dopo molti e approfonditi ragionamenti, è che l'appianamento del bulbo pilifero è necessario alla fuoriuscita dell'identità femminea e in particolare, evidentemente, della mia. Quanto più è sterminata la distruzione della foresta, tanto più emerge la femminona che è in me. Mi sembra un'ottima proporzione. Certo poco ecologica, messa così, ma senza dubbio rappresentativa del mio stato attuale. Non do tregua al pelo che mi insegue.

domenica, maggio 13, 2012

Volevo dirtelo

Io ci avrei tutta una serie di riflessioni sulla depilazione, sulla maternità, sul tradimento, sul maschio medio italiano, sugli arti rotti, sulle malattie esantematiche, sulle persone che organizzano la vita degli altri senza che gli altri ne abbiano manifestato desiderio, sulle medicine omeopatiche e sull'ipocondria, ma soprattutto sulla necessità di mangiare almeno due verdure a pasto. E' tutta una questione di capire da quale punto di vista guardare. Devo urgentemente scrivere un libro. Vietato autofinanziarsi. Ne va dell'ego ipertrofico. Parola d'ordine: creare aspettative.

domenica, marzo 04, 2012

Distorsionismi

Il problema sempre e comunque è la mancanza di informazione, quando non - addirittura - la distorsione delle informazioni da parte di chi avrebbe il dovere invece di trasmetterle correttamente. Ed è un problema enorme che coinvolge qualsiasi aspetto della nostra vita sociale e politica e financo elettronica. Siamo bersagliati da centinaia di informazioni che spesso ad un controllo si mostrano inesatte, parzialmente ma anche totalmente. Ha detto tizio che ha detto caio. Oppure, come nel caso lampante dei No-TAV, vengono chiaramente manipolate, facendo apparire i manifestanti come dei mentecatti che si buttano da un traliccio dell'alta tensione perché non hanno niente di meglio da fare, e non perché - magari - con l'esproprio la loro vita va in frantumi, visto che fanno i contadini. Per non parlare di tutta la storia dell'amianto, ma no cosa vuoi che sia qualche mesotelioma in più. Non è bastato quello che è successo in Piemonte, con tanto di condanna. Per non parlare di quello che ci viene fatto passare come l'incredibile miracolo europeo di raggiungere Lione da Torino in soli cinquanta minuti invece che in un'ora e mezza. Sempre troppo, rispetto alla velocità dei neuroni - aggiungo io. Non si parla invece di chi va a guadagnere con questa mega - opera. Di chi ha interesse a potenziare i trasporti su ferro, anche a costo di distruggere un ecosistema ma anche un'economia. Noi non impariamo mai niente. La realtà distorta ci appare sempre vera. Come se la lente che i giornalisti (a onor del vero "certi" giornalisti) o i politici applicano, non fosse deformante. Io credo che oggi, più che mai, il cittadino abbia il dovere morale di informarsi da solo. Ma chi fa questo lavoro per mestiere dovrebbe rendersi conto maggiormente dell'influenza che la sua lente ha sugli eventi e pesarne le conseguenze. Ecco perché non bisogna accontentarsi delle informazioni che riceviamo, ma andare a scavare a fondo, almeno per quanto ci interessa. 
E il fondo sarà sempre meno oscuro della superficie, perché molto sarà venuto a galla.

*fondamentale contributo a questo sproloquio è stata una discussione con Marco, di quelle fruttuose.

lunedì, febbraio 13, 2012

Errore fatale

Mi sento pallosa quarantenne in bilico tra un pulsante passato e un futuro anteriore tutto da decidere.
Vorrei ricominciare a mettermi le lenti a contatto. Occhi neri.
Perché i miei occhi non si vedano attraverso spesse lenti da secchiona.
Anche perché - e sfatiamo pure questo mito - io secchiona non sono mai stata. Ho solo vissuto di rendita. Il fatto di aver passato i compiti in classe ad un numero incalcolabile di compagni non fa di me la prima della classe. E il mio metro e ottantatre non mi ha fatto mai sedere al primo banco.
Oggi ho avuto tanta nostalgia del mio amico francese, con il quale passeggiavo per negozi e locali trendy di Parigi, millantandomi la modaiola che non ero, che non sono mai stata e che probabilmente non sarò mai.
Mentre mi scapicollavo con le mie galosce da neve attraverso la principale arteria commerciale della capitale, negozio dopo negozio, oggi pomeriggio ho visto la luce: IO SONO QUI PER SBAGLIO. 
Dovevo nascere su Vogosphere.

martedì, novembre 15, 2011

L'insostenibile fascino del fare

Il fatto è che io ci avrei un sacco di cose da dire sul mondo che ci circonda sulle persone che si trovano del tutto casualmente in situazioni che le oltrepassano e non saranno mai in grado di fare fronte alla massa di informazioni che cadono loro addosso avrei molte cose da dire su giovani che non fanno altro che dire "sono così stanco" anche solo dopo aver digitato una password su schermo di pc questi giovani che non sanno cosa significa guadagnarsi il pane farsi il culo per avere uno stipendio alla fine del mese che spesso è impegnato ancora prima di essere incassato questi giovani che hanno problemi di identità e si vede da come NON ti guardano negli occhi quando entrano in una stanza, questi giovani che sono capaci di dire cose tipo: "quando sarò in grado di farla, questa cosa, la saprò fare perfettamente" gente che non sa fare niente ma niente che è niente e quando dico niente intendo proprio niente tipo zero carbonella approssimato allo zero assoluto per difetto e perché sono generosa, gente che si riempie la bocca di "sbaglia solo chi fa" ma anche chi non sa fare, aggiungo io, sbaglia soprattutto chi non sa fare un emerito zero e sono tanti ma talmente tanti che pervadono l'aria che respiriamo ci sbafano l'ossigeno nostro, ci rubano lo stipendio, ci impediscono di vedere il sole che sta fuori dalla finestra, ci otturano le orecchie con le loro sparate insignificanti che pretendono significative dio solo sa come fa una persona a non vergognarsi a dire davanti ad altri che è stanca di essere stata seduta su una sedia a fissare nevroticamente uno schermo per un totale di mezz'ora al massimo schiccherandosi via dalle spalle quei quattro grani di forfora prodotti nel mentre, come fa una persona a sbagliare a fare somme su excel, come fa una persona così a pensare che io abbia piacere a che mi rivolga la parola? Io sono una persona nobile d'animo che raramente perdo le staffe e no, non mi sta crescendo il naso perché chi mi conosce sa anche che non sono per nulla bugiarda e in ambito lavorativo oltreché nella vita privata sono estremamente disponibile verso chi mi mostra rispetto e verso chi rispetto ma essere presa in giro provoca in me un'onda d'urto che col mio metro e ottantatre ti seppellirà. E non riuscirai a nasconderti da nessuna parte.
Perché se solo colui che fa sbaglia, chi fa bene non sbaglia un colpo.

martedì, novembre 01, 2011

Splatter

Olivia incarna l'ideale di bellezza con cui siamo cresciute noi nate alla fine degli anni sessanta. Sandy era la brava ragazza che si innamorava del bullo che tutte abbiamo guardato almeno una volta con la bava alla bocca. Ed il fatto che fosse così a modino, così ingenua, non ci consentiva di odiarla, ma anzi creava un (assurdo, sì, adesso che sono passate diverse decadi riesco anche a vederlo con distacco!) sentimento di immedesimazione. Ma quell'ideale di bellezza, molto americano, molto barbie e molto acqua e sapone, siccome non è sempiterno deve essere in qualche modo mantenuto. E allora nasce la chirurgia estetica (perdonatemi la sintesi, se taglio tutta la parte delle modelle anoressiche, ma oggi mi interessa focalizzare l'attenzione su altro). La chirurgia estetica serve per garantirsi l'eternità della bellezza. Io pago qualcuno che mi apre le porte del paradiso, che mi mette sotto formalina per sempre. Con il vantaggio che rimango viva.
Forte no?
Mi domando però come tutto questo gonfiore resisterà alla naturale decomposizione post mortem. Effetto ago su palloncino?

martedì, settembre 20, 2011

E sempre di fuffa si tratta

Sono fuori di me dall'indignazione. A me questi surrettizi articoli su repubblica.it, mascherati da studi scientifici, per asserire concetti che ribadiscono il disprezzo e la pretesa inferiorità del genere femminile mi fanno venire il sangue al cervello. La donna diventa madre e questo non glielo può togliere nessuno. E siccome, per quanti sforzi vengano fatti per sminuire l'importanza fondamentale dell'atto "maternità", per svilirlo, per svuotarlo di senso, questo atto continua e continuerà a ripetersi in maniera assolutamente identica ed immutabile nei secoli dei secoli, allora tiriamo fuori il corpo dei papà che si modifica dopo il parto (il parto della madre, no ma il solo pensiero di questo concetto aberrante è assurdo) perché l'istinto di paternità è diventato innato. E questo perché qualsiasi ricerca, anche assolutamente priva di credenziali, assurge a referenza sull'argomento. Siamo al punto che bestialità tipo che l'orgasmo della donna sarebbe di per sé "un fenomeno"inutile", un sottoprodotto accidentale dell'evoluzione maschile", si possono trovare in un articolo piazzato in bella vista nella categoria "Scienze" di Repubblica. Perché chiunque blatera di qualsiasi cosa su un media assurge a guru sull'argomento. E quel che fa più effetto è che questo meccanismo si mette in moto dovunque, su qualsiasi mezzo, di destra di sinistra, illuminato o meno. Allora io mi chiedo: ma la colpa è del giornalista che enfatizza la di per sé insignificante questione creando un caso pruriginoso; è del ricercatore che perde il suo tempo su minchiate colossali a causa di finanziamenti impazziti che vanno in direzioni assurde; oppure la colpa è della società/opinione pubblica/politica che innesca questi meccanismi per rassicurare il genere maschile che ha ancora una qualche utilità, ancora un qualche senso oltre a quello spermatozoo pur (e forse non per sempre) indispensabile? Siamo in un paese che discute tutto il santo giorno di fuffa, inteso come organo sessuale femminile. Mascherata dietro elucubrazioni moralistiche sulla condotta di un presidio governativo che semplicemente rispecchia l'andamento e la decadenza sociale e culturale del nostro paese. Fuffa per tutti sembra dire la prima pagina di repubblica.it. Fuffa per tutti i maschi che non sembrano avere molto altro per divertirsi. E fuffa anche per tutte le donne che la guardano con cupidigia, questa fuffa. Impazienti che qualcuno guardi presto anche la loro. Magari in eurovisione.

martedì, settembre 06, 2011

Tanto per puntualizzare.

Ritorno Meringa che si interroga su concetti base della umana specie tipo che se amiamo troppo rischiamo di bruciarci. Io penso che se cerchiamo a tutti i costi di non deludere la persona amata non saremo mai soddisfatti né noi, né la persona amata. Questo amare troppo, che sembra essere la chiave di un sacco di interpretazioni dell'umano disagio e che a me ha sempre lasciato perplessa perché francamente di "troppo" amore ne vedo pochissimo in questa società, questo amare troppo - dicevo - non sarà un po' una scusa? Cioè allora io che non mi dichiaro quasi mai, che prima di dire ti amo agli uomini cui l'ho detto ho impiegato un discreto tempo e ancora di più per sentirlo veramente vero come sentimento, che quando voglio veramente bene a qualcuno preferisco "esserci" piuttosto che sbandierare le mie intenzioni ai quattro venti, che niente mi sembra dovuto e che quello che ho avuto me lo sono conquistato, che mi prendo le mie responsabilità, che mi viene da piangere se il mio amico piange e da ridere subito dopo per sdrammatizzare, io che credo nell'amicizia sopra ogni altra cosa pur con tutte le inculate prese, io che adoro stare da sola ma non so fare a meno degli altri, io che mi odio per non aver fatto certe scelte e me ne prendo però le responsabilità, io che ho odiato altri per le loro scelte, io che mi sbatto mi penso mi attanaglio mi sfruguglio l'anima ogni giorno, mi scoccio assai a sentire che ci sono persone che danno sempre la colpa a qualcun altro se le cose non vanno, se non riescono, se non funzionano. Ognuno è responsabile di se stesso. Ci si assume la responsabilità dei figli, eventualmente, ma non di altri adulti. Così, tanto per mettere un punto.

venerdì, agosto 05, 2011

Specchio riflesso a chi???

Oggi a casa della MerINCHIA grandi discussioni. Dove ognuno ha detto la sua. Fulcro era la necessità - oggi sempre più manifesta - di andare tutti dallo psicologo (non me ne vogliano eventuali lettori adusi e dipendenti da tale pratica): bimbi, adolescenti, adulti, vecchi, tutti a confessarsi visto che nessuno più è religioso o comunque la tendenza è quella di demandare le soluzioni a qualcun altro.
Allora anch'io dico la mia al gineceo di ascoltatrici postprandiali, mentre mio cognato lava i piatti, perché quello è il momento unico e insindacabile di grandi voli pindarici e accese discussioni a tema. Io dico la mia: io, care mie, la psicologa ce l'ho già, ho fatto tutto quello che c'era da fare e sono apposto con la mia coscenza e oltretutto sana come un pesce! "E chi è di grazia?" - fa mia sorella incredula. "Ma sono io! La mia psicologa sono io! Io mi parlo, io mi ascolto, io mi confesso, io mi suggerisco, io mi perdono, io mi consiglio! Sono del tutto autonoma e soprattutto sono efficace! Vedete come sto bene, che pelle liscia, che testa pimpante, che pensieri unici e originali!"
Mia sorella si trattiene, si mette la mano davanti alla bocca, diventa tutta rossa, sta per scoppiare, scoppia in una risata fragorosa....
"Tu stai beeeeneeee???" E giù a sganasciarsi come una matta. "Guarda ti concedo giusto che ti guardi allo specchio, ti sputi, vedi che non ritorna indietro e sai di avere ragione!"
Non ho voluto piangere per non rovinare il pranzo, ma qualcosa dentro di me si è rotto per sempre, al pensero di tutte quelle serate passate a guardarmi negli occhi, senza che nessuno mi ricambiasse.