"Forse alla fine sono semplicemente un CODARDO", ha detto e quanti ce ne sono e che cosa significa essere un codardo? questa è la domanda che mi si insinua nel cervello probabilmente ha a che fare con una questione di coda, che un cane tiene bassa se ha paura boh io non me ne intendo di animali il dizionario Treccani lo definisce così un codardo: "di persona che, per viltà, evita di affrontare rischi o pericoli" e di per sé non ci sarebbe niente di male nell'evitare di affrontare rischi e pericoli, tenere il culo o la coda al caldo è sicuramente una decisione propizia in certi frangenti quindi mi domando dov'è che si trasformi in accezione negativa perché la parola "codardo" ha sicuramente un'accezione negativa, tanto più se uno se la dice da solo quasi in segno di resa all'impossibilità di agire nello sprezzo del pericolo o alla paura delle conseguenze, ma riflettendoci bene chi agisce nello sprezzo del pericolo è un EROE e non è cosa per tutti essere un eroe quindi tutto sommato darsi del codardo non è poi così grave in un ottica universalistica, certo io son codardo ma quanti altri lo sono! quindi non è un'attitudine così spregevole, siamo in tanti, in tanti che non riusciamo a prendere in mano le nostre vite e io perché dovrei essere peggio di un altro? in questo caso darsi del codardo significa giustificarsi platealmente - hai visto quanti siamo? - rendere meno penosa l'evidenza di quello che sentiamo all'interno di noi stessi perché ci hanno sempre insegnato che essere/fare l'eroe della storia è la parte più prestigiosa, più ricca di contenuti, di colpi di scena, di climax avventurosi, e questo cozza con la codardia, ma di fatto se codardi siamo in tanti e uno solo è l'eroe, tant pis, tanto peggio come dicono i francesi, non è che casca il mondo anzi ci sono più chance di cavarsela di rimanere a galla di non farsi prendere da una freccia in pieno petto visto che - se siamo codardi e non eroi - non saremo mai in prima fila e questo è un grande ALIBI altrimenti come lo vogliamo chiamare come comportamento? mi viene in mente solo alibi, una "motivazione che giustifica o discolpa" (Treccani) e quindi alla fine si torna all'inizio e cioè che la codardia è una automotivazione che giustifica o discolpa da un gesto che non siamo stati capaci di fare, da una decisione che non siamo stati capaci di prendere, da uno strappo che non siamo stati in grado di ricucire: "sono semplicemente un codardo" è una frase che ci fa sentire meglio, che paradossalmente ci dà ancora la forza di guardarci allo specchio che non si spaccherà nemmeno nel rifletterci perché se non siamo eroi, non siamo nemmeno in grado di sopportare sette anni di sfiga.
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martedì, ottobre 07, 2014
lunedì, ottobre 28, 2013
Come un negroni sbagliato
Perché a volte servirebbe annullare la mente i ricordi quei pochi neuroni che ancora ti girano in testa perché se pensi di sapere chi sei ti guardi nello specchio e non ti riconosci a me capita spesso di vedere una che non mi è familiare una che guarda nel vuoto con gli occhi tristi io me la ricordavo sorridente piena di vita quella lì quella che ora si sente come un negroni sbagliato - e qualcuno dirà ma è buono il negroni sbagliato! - è una roba buonissima ma definita attraverso una negazione forse proprio come quell'immagine che rimanda quei begli occhietti spenti perché non so se lo sapete ma ci sono le variabili che cambiano tutto, i progetti le idee i sogni, si mettono di traverso e ti bloccano o ti facilitano incredibilmente le cose le decisioni le casualità, le variabili sono tutto in mezzo alle costanti, le costanti sono la routine quella che ti entra dentro e non ti accorgi nemmeno che è entrata talmente in fondo che non te ne accorgi, e semmai te ne accorgessi sarebbe talmente in fondo che ne riusciresti a distinguere solo uno spicchio
le variabili sono quelle che sparigliano finanche lo spicchio in fondo in fondo sono la vita quella come l'hai sempre sognata sono quello che non riesci a governare quello che sfugge a qualsiasi classificazione o parametro quello che scantona le costrizioni e passa dietro le costanti quatto quatto senza farsi vedere mi hanno detto devi scrivere scrivi mentre io avrei sicuramente bisogno di un buon terapeuta tanto bisogno di capire come riaccendere quei begli occhietti spenti ma come fai quando hai bisogno di qualcosa che non riesci nemmeno a quantificare e niente è come quel negroni sbagliato che non puoi far diventare giusto anche se sai cosa ci vuole per farlo, perché separare liquidi è impossibile dopo che li hai messi insieme.
L'unica cosa che puoi fare è bere tutto d'un fiato.
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venerdì, maggio 03, 2013
Sconnessa-mente
La mente sconnessa dalla realtà ti porta a fare un sacco di cose che tu veramente non pensavi a pensare cose che non avresti pensato o voluto pensare mai un vortice di pensieri che ti perseguita in ogni momento anche quando pensi di avere un attimo di tregua ché te lo sei guadagnato che hai lavorato a quel fine tutto il giorno anche in quell'unico momento succede qualcosa che ti riporta nel vortice le righe non sono più dritte come dovrebbero ma tutto è ondulato niente ha una direzione precisa è tutto storto e cerchi il bandolo perché sei stat* educat* a questo ritrovare sempre il bandolo della matassa perché la vita è un matassone e chi c'ha pazienza riesce piano piano a dipanare svariati gomitoli li mette in ordine in una teca e ogni tanto se li guarda e si dice Oh che bei gomitoli che ho! hanno due gambe due braccia due occhi e tanti capelli sono proprio fier* dei miei gomitoli ma ora non voglio perdere troppo tempo ho altri gomitoli da dipanare e da stipare ché poi li devo guardare ammirare controllare che sia tutto a posto ma chi non c'ha pazienza chi non vede la linearità del filo ma solo il gran casino del matassone lo sfalda taglia pezzetti che si impicciano mozzica coi denti nodi complessi si rompe le unghie per cercare di trovare una fine ma la conclusione più evidente e logica è che la fine non c'è è tutto un gran casino niente ha un posto niente si ferma niente e nessuno aspetta e così si viene risucchiati nel vortice dell'inconsistenza dell'impossibilità dell'inutilità in un vortice che ha un miliardo di spire che non potranno mai essere infilate in una teca perché spirano e rinascono in un circolo vizioso ed irrefrenabile e allora il mio pensiero oggi va a tutti coloro che non hanno la loro teca il loro spazio da coltivare il loro momento per stare il loro desiderio da sognare il loro futuro da plasmare e voglio pensare che ci vuole tanta forza e tanto coraggio ad essere così molto più che ad arrotolare un gomitolo e stiparlo in una teca e guardarlo stare.
giovedì, marzo 24, 2011
L'innominato
Chi mi conosce sa che sono una donna di poche pretese, nonostante quello che possa sembrare.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
sabato, novembre 13, 2010
Vado al massimo
Mi sembra come se nella vita corriamo tutti uno verso l'altra con un anelito unico ed irripetibile.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
martedì, settembre 21, 2010
Parto con pianto
Vorrei parlare dei parti cesarei, ma mi pare una cosa così assurda che non so da dove cominciare.
Da quando una donna decide che il figlio è troppo grosso e quindi deve fare un cesareo? Forse mi sono distratta un attimo.
Sicuramente se non fosse esistito il cesareo molti di noi non sarebbero qui.
Le mie figlie per prime.
Ma partorire è l'esperienza più naturale che una donna possa fare.
L'esperienza della vita antica come il mondo.
Perché volersene privare senza averci nemmeno provato, a prescindere?
Io ho sofferto quando ho dovuto fare un cesareo d'urgenza, dopo due giorni di perdita delle acque e nessuna contrazione, mi sono messa a piangere, perché volevo partorire mia figlia in maniera naturale con mio marito accanto e credo che vedere la propria figlia dopo tutti gli altri, e sotto gli effetti dell'anestesia, non sia il massimo. Mi sono anche messa a piangere perché avevo una fottutissima paura dell'anestesia generale. Dissi all'anestesista che se succedeva qualcosa avrebbe dovuto salvare me. Egli mi guardò assai strano, dicendo che nell'eventualità avrebbe fatto in modo di salvare entrambe. Ma mi sembrava una cosa assurda questo parto incosciente. E poi però mia figlia era viva e l'ho potuta stringere tra le mie braccia.
Ma questa cosa che una donna, per paura che il parto sia troppo doloroso, deve chiedere di partorire con il cesareo proprio non riesco a capirla.
Ho sempre invidiato quelle mamme che ritornavano dalla sala parto sulle loro gambe, col figlio in braccio. E' un'esperienza esaltante di vita e di continuità cui nessuna donna dovrebbe rinunciare se non ce n'è motivo.
A me rimarrà sempre questa sensazione di stordimento inadatta all'accoglienza di una nuova vita. Un velo di tristezza, di incompiutezza....
Da quando una donna decide che il figlio è troppo grosso e quindi deve fare un cesareo? Forse mi sono distratta un attimo.
Sicuramente se non fosse esistito il cesareo molti di noi non sarebbero qui.
Le mie figlie per prime.
Ma partorire è l'esperienza più naturale che una donna possa fare.
L'esperienza della vita antica come il mondo.
Perché volersene privare senza averci nemmeno provato, a prescindere?
Io ho sofferto quando ho dovuto fare un cesareo d'urgenza, dopo due giorni di perdita delle acque e nessuna contrazione, mi sono messa a piangere, perché volevo partorire mia figlia in maniera naturale con mio marito accanto e credo che vedere la propria figlia dopo tutti gli altri, e sotto gli effetti dell'anestesia, non sia il massimo. Mi sono anche messa a piangere perché avevo una fottutissima paura dell'anestesia generale. Dissi all'anestesista che se succedeva qualcosa avrebbe dovuto salvare me. Egli mi guardò assai strano, dicendo che nell'eventualità avrebbe fatto in modo di salvare entrambe. Ma mi sembrava una cosa assurda questo parto incosciente. E poi però mia figlia era viva e l'ho potuta stringere tra le mie braccia.
Ma questa cosa che una donna, per paura che il parto sia troppo doloroso, deve chiedere di partorire con il cesareo proprio non riesco a capirla.
Ho sempre invidiato quelle mamme che ritornavano dalla sala parto sulle loro gambe, col figlio in braccio. E' un'esperienza esaltante di vita e di continuità cui nessuna donna dovrebbe rinunciare se non ce n'è motivo.
A me rimarrà sempre questa sensazione di stordimento inadatta all'accoglienza di una nuova vita. Un velo di tristezza, di incompiutezza....
lunedì, luglio 12, 2010
La logica non alberga più qui
Ho sempre pensato di essere una lettrice d'élite, privilegiando alcuni generi rispetto ad altri che ho sempre giudicato "bassi" e conseguentemente ignorato.
In questo momento della mia vita in cui tornano a galla reminiscenze del passato come pezzi di un puzzle impazzito messo insieme da un cieco, io mi sto appassionando al genere poliziesco spy story.
Ho fatto una rapida analisi del perché accada proprio ora.
Ed ho persino trovato la risposta.
Ho smesso - forse temporaneamente, ma non è detto - di pensare.
Non voglio più arrovellarmi sul bene e sul male, sul morale e sull'immorale.
E paradossalmente è l'effetto che ottengo leggendo codesta letteratura, ché pure divide spesso il mondo e le sue smagliature in maniera squisitamente manichea.
E' come se fosse una specie di contrappasso per una che ha sempre visto il mondo o bianco o nero, ma un contrappasso piacevole e gustoso, il che, come potrete immaginare è scevro da ogni logica, per il semplice fatto che non c'è una mente superiore ad architettarne il percorso.
E oggi
io adòro
l'illogica
essenza
della vita.
In questo momento della mia vita in cui tornano a galla reminiscenze del passato come pezzi di un puzzle impazzito messo insieme da un cieco, io mi sto appassionando al genere poliziesco spy story.
Ho fatto una rapida analisi del perché accada proprio ora.
Ed ho persino trovato la risposta.
Ho smesso - forse temporaneamente, ma non è detto - di pensare.
Non voglio più arrovellarmi sul bene e sul male, sul morale e sull'immorale.
E paradossalmente è l'effetto che ottengo leggendo codesta letteratura, ché pure divide spesso il mondo e le sue smagliature in maniera squisitamente manichea.
E' come se fosse una specie di contrappasso per una che ha sempre visto il mondo o bianco o nero, ma un contrappasso piacevole e gustoso, il che, come potrete immaginare è scevro da ogni logica, per il semplice fatto che non c'è una mente superiore ad architettarne il percorso.
E oggi
io adòro
l'illogica
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della vita.
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giovedì, maggio 13, 2010
L'invasione degli ultracorpicioni
Ci ho un problema.
Ancora più grande del disordine di mia figlia in salone e nella sua stanza.
Ancora più grande di cosa fare per cena, ché queste due non mangiano niente ed il frigo è imbarazzantemente vuoto.
Ancora più grande di questa pioggia che non smette mai.
Ancora più grande del tempo che passa inesorabile sulle mie occhiaie, sulle mie mani, sui miei neuroni.
Ed è la prova costume.
Nel senso che non so come il costume potrà contenere il mio sederone.
Che si era di parecchio smagrito l'anno scorso, ma che attualmente ha riacquistato molta della sua ciccia. Sederone scomposto che rischia di farmi sfigurare sulla spiaggia, io sirenona incompresa dell'etere.
E poi, quando c'hai due bambine che scorrazzano sulla sabbia non puoi mica perdere tempo a sistemare la tua chiappa che sfugge alla disciplina. E chiappa su chiappa, ci sarà l'invasione degli alieni se non corro ai ripari.
E qui la buona notizia: la materia prima non manca.
Piove ininterrottamente da 24 ore.
Tutta quest'acqua raccolta in appositi contenitori potrà fare l'affare da qui al 1 luglio, quando sul litorale laziale eviterò l'invasione degli ultracorpicioni.
Mi ciberò solo di questo puro nettare per tornare silfidica come (non sono mai stata)!
Ancora più grande del disordine di mia figlia in salone e nella sua stanza.
Ancora più grande di cosa fare per cena, ché queste due non mangiano niente ed il frigo è imbarazzantemente vuoto.
Ancora più grande di questa pioggia che non smette mai.
Ancora più grande del tempo che passa inesorabile sulle mie occhiaie, sulle mie mani, sui miei neuroni.
Ed è la prova costume.
Nel senso che non so come il costume potrà contenere il mio sederone.
Che si era di parecchio smagrito l'anno scorso, ma che attualmente ha riacquistato molta della sua ciccia. Sederone scomposto che rischia di farmi sfigurare sulla spiaggia, io sirenona incompresa dell'etere.
E poi, quando c'hai due bambine che scorrazzano sulla sabbia non puoi mica perdere tempo a sistemare la tua chiappa che sfugge alla disciplina. E chiappa su chiappa, ci sarà l'invasione degli alieni se non corro ai ripari.
E qui la buona notizia: la materia prima non manca.
Piove ininterrottamente da 24 ore.
Tutta quest'acqua raccolta in appositi contenitori potrà fare l'affare da qui al 1 luglio, quando sul litorale laziale eviterò l'invasione degli ultracorpicioni.
Mi ciberò solo di questo puro nettare per tornare silfidica come (non sono mai stata)!
lunedì, febbraio 22, 2010
La molla fasulla
La mia teoria è: tutti abbiamo una pappamolla dentro.
Tutti abbiamo un desiderio di nullafacenza, di stanchezza interiore, di non essere ligi al nostro dovere, di scappare dalle nostre responsabilità.
Io, quando ero giovane, mi chiudevo nella mia cameretta e leggevo, leggevo, leggevo, finché (s)finivo il libro. Mentre mia madre mi commissionava molteplici lavoretti casalinghi, che io disattendevo adducendo pretesti di studio.
Oggi la mia pappamolla si manifesta facendomi perdere in lunghissime telefonate serali con le amiche, mentre tutto intorno esplode: le mie figlie devastano casa, tirano fuori per l'ennesima volta tutti i colori e tutti i fogli, mentre la testa di mio marito scoppia ed egli mi guarda con un misto di odio e di supplica. Ma la mia pappamolla non si fa intimidire. E' cento volte meglio mangiarsi una mela mentre si è al telefono a spettegolare piuttosto che nettare le terga di un pargolo.
Ne converrete con me.
Poi, certo, quotidianamente questa pappamolla viene surrettiziamente rimpiazzata da un assurdo senso del dovere che infardella tutte i momenti della giornata.
Anche se io so che lei è lì.
Immarcescibile amica.
Tutti abbiamo un desiderio di nullafacenza, di stanchezza interiore, di non essere ligi al nostro dovere, di scappare dalle nostre responsabilità.
Io, quando ero giovane, mi chiudevo nella mia cameretta e leggevo, leggevo, leggevo, finché (s)finivo il libro. Mentre mia madre mi commissionava molteplici lavoretti casalinghi, che io disattendevo adducendo pretesti di studio.
Oggi la mia pappamolla si manifesta facendomi perdere in lunghissime telefonate serali con le amiche, mentre tutto intorno esplode: le mie figlie devastano casa, tirano fuori per l'ennesima volta tutti i colori e tutti i fogli, mentre la testa di mio marito scoppia ed egli mi guarda con un misto di odio e di supplica. Ma la mia pappamolla non si fa intimidire. E' cento volte meglio mangiarsi una mela mentre si è al telefono a spettegolare piuttosto che nettare le terga di un pargolo.
Ne converrete con me.
Poi, certo, quotidianamente questa pappamolla viene surrettiziamente rimpiazzata da un assurdo senso del dovere che infardella tutte i momenti della giornata.
Anche se io so che lei è lì.
Immarcescibile amica.
venerdì, gennaio 22, 2010
Sbriciolamenti
L'implosione della mia casa ha rimestato nel torbido delle mie pulsioni omicide.
In questo periodo le mie figlie fanno lo sciopero della colazione. Cioè possono stare anche un'ora e mezza con la tazza di latte davanti, traccheggiare (come dicono a Roma) non bevendo nemmeno un goccino e quando sono fortunata non rovesciandola, ma sbriciolando sistematicamente qualsiasi cosa edibile alla portata delle loro dolci manine: corn flakes, fette biscottate, pane, biscotti.
Quando tutti e tre, la grande, la piccola e il loro papà, escono da quella porta io mi ritrovo sola con un tappeto di briciole.
Ecco, questa storia delle briciole proprio non si riesce a risolvere. Non si riesce a sensibilizzare la prole su questo punto. A loro scivola (appunto!) addosso. A me invece la briciola mi rimesta il sangue. Farà parte di quella stupida fobia che avevo da piccola, riguardo le cose piccolissime simili ad insettini (che magari erano solo acari giganti oppure io ero già cecata ed era semplicemente il mondo intorno a me), ma queste briciole dovunque mi stressano assai.
Ma il peggio sapete qual è? E' che mia madre, l'altro giorno, osservando col suo occhio critico la situazione, lei che non si ricorda nulla di quando eravamo piccole per una sorta di rimozione cosmica, proprio lei sentenziava: "Anche tu eri così. E c'hai beccato un sacco di botte!".
In questo periodo le mie figlie fanno lo sciopero della colazione. Cioè possono stare anche un'ora e mezza con la tazza di latte davanti, traccheggiare (come dicono a Roma) non bevendo nemmeno un goccino e quando sono fortunata non rovesciandola, ma sbriciolando sistematicamente qualsiasi cosa edibile alla portata delle loro dolci manine: corn flakes, fette biscottate, pane, biscotti.
Quando tutti e tre, la grande, la piccola e il loro papà, escono da quella porta io mi ritrovo sola con un tappeto di briciole.
Ecco, questa storia delle briciole proprio non si riesce a risolvere. Non si riesce a sensibilizzare la prole su questo punto. A loro scivola (appunto!) addosso. A me invece la briciola mi rimesta il sangue. Farà parte di quella stupida fobia che avevo da piccola, riguardo le cose piccolissime simili ad insettini (che magari erano solo acari giganti oppure io ero già cecata ed era semplicemente il mondo intorno a me), ma queste briciole dovunque mi stressano assai.
Ma il peggio sapete qual è? E' che mia madre, l'altro giorno, osservando col suo occhio critico la situazione, lei che non si ricorda nulla di quando eravamo piccole per una sorta di rimozione cosmica, proprio lei sentenziava: "Anche tu eri così. E c'hai beccato un sacco di botte!".
giovedì, gennaio 07, 2010
Couples
Lei è bella, perfetta in tutto e per tutto, adorabile e adorata dai suoi figli, cucina divinamente, si veste ancora meglio; lui è belloccio, sempre superimpegnato sul lavoro, dedica alla moglie e i figli i giorni comandati.
Lei è una donna burrosa, capelli rossi, lineamenti antichi, restauratrice, spiritosa e autoironica quanto basta per non soccombere a lui, uomo maturo, navigato, onniscente ed anche un po' sfuggente, con un non so che di solitario che non guasta.
Lei è atletica ma non eccessivamente magra, simpatica, ironica, presa dai suoi tre figli il giusto e non troppo, vagamente ossessionata dai soldi nel senso che cerca in tutti i modi di risparmiare ma sempre con l'idea positiva del riciclo; lui è un compositore, svagato quel tanto che basta per mantenere un'aria chic-trasandata, ma più perché si è veramente dimenticato di pettinarsi che non per questione di look.
Lei è simpatica, iperattiva, ha sempre una soluzione per tutto, lei è la problem solving per eccellenza, autorevole donna in carriera ma con un solido interesse per la famiglia che segue e comanda a bacchetta, anche a distanza; lui è schivo, orso, ascolta molto la radio, meglio se parlano gli altri, ma quando apre bocca son cavoli, pregno di senso, una parola è poca due son troppe, ha le mani d'oro, è il bricoleur per eccellenza, il re mida del fai da te, trasforma in gioiello anche la merda di vacca, e con estrema modestia.
Lei è ironica, a volte troppo, mantiene sempre una sorta di distacco super partes, adora però essere al centro dell'attenzione, avere l'ultima parola su tutto, manifesta spesso e volentieri desiderio di evasione; lui adora la musica, più psichedelica è meglio è, è molto preso dal suo lavoro ma è anche molto coinvolto dalla vita familiare, adorato dai bambini piace molto anche alle mamme.
Lei è intraprendente, solare, salutista e salutare, fa sempre molti progetti; lui è il classico uomo affidabile, spalle grosse, idee produttive, porta sempre a termine ciò che inizia.
Queste sono le coppie che mi circondano.
Ci sono anch'io là in mezzo. Questa varietà mi piace. Mi solletica l'immaginazione.
Lei è una donna burrosa, capelli rossi, lineamenti antichi, restauratrice, spiritosa e autoironica quanto basta per non soccombere a lui, uomo maturo, navigato, onniscente ed anche un po' sfuggente, con un non so che di solitario che non guasta.
Lei è atletica ma non eccessivamente magra, simpatica, ironica, presa dai suoi tre figli il giusto e non troppo, vagamente ossessionata dai soldi nel senso che cerca in tutti i modi di risparmiare ma sempre con l'idea positiva del riciclo; lui è un compositore, svagato quel tanto che basta per mantenere un'aria chic-trasandata, ma più perché si è veramente dimenticato di pettinarsi che non per questione di look.
Lei è simpatica, iperattiva, ha sempre una soluzione per tutto, lei è la problem solving per eccellenza, autorevole donna in carriera ma con un solido interesse per la famiglia che segue e comanda a bacchetta, anche a distanza; lui è schivo, orso, ascolta molto la radio, meglio se parlano gli altri, ma quando apre bocca son cavoli, pregno di senso, una parola è poca due son troppe, ha le mani d'oro, è il bricoleur per eccellenza, il re mida del fai da te, trasforma in gioiello anche la merda di vacca, e con estrema modestia.
Lei è ironica, a volte troppo, mantiene sempre una sorta di distacco super partes, adora però essere al centro dell'attenzione, avere l'ultima parola su tutto, manifesta spesso e volentieri desiderio di evasione; lui adora la musica, più psichedelica è meglio è, è molto preso dal suo lavoro ma è anche molto coinvolto dalla vita familiare, adorato dai bambini piace molto anche alle mamme.
Lei è intraprendente, solare, salutista e salutare, fa sempre molti progetti; lui è il classico uomo affidabile, spalle grosse, idee produttive, porta sempre a termine ciò che inizia.
Queste sono le coppie che mi circondano.
Ci sono anch'io là in mezzo. Questa varietà mi piace. Mi solletica l'immaginazione.
giovedì, dicembre 10, 2009
Qui babbo natale, rispondete terra.
Sono indubitabilmente presa da mille cosette natalizie. Nonostante la mia idiosincrasia per codesta festa.
Ma con due figlie non scampi.
Alle 2 recite.
Al mercatino di natale.
Alle letterine per babbo natale.
Al panico di inadeguatezza a far fronte a tutte le richieste che possono venire da una testolina di bimba.
Cioè secondo loro babbo natale porta tutto.
E l'altro danno che il digitale ha fatto è stato presentare al popolo infantile il mondo della pubblicità. Dal quale ero riuscita finora a tenere lontane le mie figlie e che ora, sotto strenne natalizie, esce fuori in tutta la sua virulenza.
E' vero che i bambini hanno sicuramente più neuroni di noi e tutta la vita davanti. Ma perché sprecarli a ricordare tutti i testi delle pubblicità?
E' solo colpa TUA, direte voi.
In parte sarà sicuramente così.
Ma credo che il processo di (AN)alfabetizzazione pubblicitaria sia, nel mondo contemporaneo, praticamente inarrestabile.
Io mi posso pure opporrre a tante cose, come all'uso del computer, come all'esposizione eccessiva alla televisione, ma presto io stessa (come pure le mie figlie) sarò sommersa da quintali di materiali "tossici" per cui la mia lotta attuale non sarà servita a nulla. E andare a vendere giochi usati nella piazza del paese in cui vivo sarà ritenuto un lavoro da vecchi babbioni. Se esisterà ancora il mercato. Semplicemente i giocattoli usati saranno risucchiati da un tubo nero o non ci saranno proprio più giocattoli, ma solo la loro idea. E non "platonicamente" parlando.
Mi sono riletta.
Non si capisce una mazza. Ne convengo.
Ma con due figlie non scampi.
Alle 2 recite.
Al mercatino di natale.
Alle letterine per babbo natale.
Al panico di inadeguatezza a far fronte a tutte le richieste che possono venire da una testolina di bimba.
Cioè secondo loro babbo natale porta tutto.
E l'altro danno che il digitale ha fatto è stato presentare al popolo infantile il mondo della pubblicità. Dal quale ero riuscita finora a tenere lontane le mie figlie e che ora, sotto strenne natalizie, esce fuori in tutta la sua virulenza.
E' vero che i bambini hanno sicuramente più neuroni di noi e tutta la vita davanti. Ma perché sprecarli a ricordare tutti i testi delle pubblicità?
E' solo colpa TUA, direte voi.
In parte sarà sicuramente così.
Ma credo che il processo di (AN)alfabetizzazione pubblicitaria sia, nel mondo contemporaneo, praticamente inarrestabile.
Io mi posso pure opporrre a tante cose, come all'uso del computer, come all'esposizione eccessiva alla televisione, ma presto io stessa (come pure le mie figlie) sarò sommersa da quintali di materiali "tossici" per cui la mia lotta attuale non sarà servita a nulla. E andare a vendere giochi usati nella piazza del paese in cui vivo sarà ritenuto un lavoro da vecchi babbioni. Se esisterà ancora il mercato. Semplicemente i giocattoli usati saranno risucchiati da un tubo nero o non ci saranno proprio più giocattoli, ma solo la loro idea. E non "platonicamente" parlando.
Mi sono riletta.
Non si capisce una mazza. Ne convengo.
lunedì, giugno 29, 2009
Mutuo scambio di tenerezze
Più di tre anni fa quando iniziavo a scrivere questo blog ero a uno stadio di dieta perenne c'avevo tutta ciccia e brufoli c'avevo una figlia marmocchia appiccicata al sedere un lavoro più che dignitoso per il re del web un futuro radioso e tutto sommato quattro soldi di più che non fanno mai male e che poi voglio dire pensare ad un secondo figlio ti sembra una cosa normale quando raggiungi una certa stabilità economica hai un tetto sopra la testa e le cose sembrano andare per il verso giusto poi invece guardandomi indietro in questi tre anni mi ritrovo senza lavoro con una figlia in più e tanti soldi di meno ma non è che di per sé sia un dramma avere un figlio in più anzi a me questa cosa tutto sommato piace ché le pupe crescono insieme si fanno i dispetti si strappano anche i capelli quando non si spaccano giochi in testa sono così dolci nella quotidianità fatta di amore tesoro salsiccia e pomodoro però ecco tutto questo per dire che il blog m'è servito come sfogo uno psicanalista di fiducia a costo zero e m'ha fatto anche parzialmente trovare lavoro anche se è durato poco ma soprattutto m'ha fatto conoscere un sacco di persone sentire voci diverse il mio amico supplì mi accusa di avere tutti lettori pecore che concordano sempre con tutto quello che dico ma non è vero per nulla si sbaglia di grosso e poi se anche fosse vorrà dire che io dico sempre cose giuste e questo i miei lettori lo sanno ed è per questo che continuano a seguirmi così numerosi perché sanno che io dico cose vere magari in malo modo ma sempre con quel fondo di rettitudine e moralità che contraddistingue la meringa come filosofia di vita come resistenza all'umana deriva e di questo il supplì me ne deve rendere atto perché lui che mi conosce anche fisicamente da più di un ventennio e ha tastato più volte la ciccia del mio corpicione e mi ha anche fatto da testimone di nozze tingendosi per l'occasione i capelli di giallo paglierino per non dire color piscia di gatto ma va bè tanto guardavano più lui che me e per fortuna che mi ero vestita di rosso se no passavo totalmente inosservata per colpa di quel megalomane platinato proprio lui insomma dovrebbe capire quanto sia bello avere un posto dove scaricare le proprie frustrazioni i propri patemi d'animo le proprie angosce senza sborsare una lira e sapere che c'è comunque sempre qualcuno che dall'altra parte prenderà la palla al balzo per raccontarti le sue e questo scambio fa crescere la meringa e tutta la sua chiara.
giovedì, gennaio 22, 2009
Ricerca ossessiva di una ragione
Mentre mio marito ascolta beato nelle sue cuffie "Three of a perfect pair" convinto che io non senta nulla e invece mi fa due palle così che non capisco che ci trova ad ascoltare ossessivamente sempre la stessa canzone, penso alla giornata che sta finendo: si è spaccata la zampa della testiera del letto, nel senso che in un ossessivo desiderio di pulizia dei battiscopa, ho tirato il letto ed essa ha fatto stock; poi la colf mi ha rubato 70 € dal portafoglio che mi ha anche restituito su mio esplicito suggerimento (tralascio i dettagli sulla scena da film melodrammatico); ho fatto un rapido inventario dei gioielli tanto per stare tranquilla: mancherebbe un bracciale all'appello, quello che mia madre mi ha regalato quando mi sono sposata, ora però non sono del tutto sicura che l'abbia preso la colf (rubato? qualcuno mi darà della razzista se la chiamo ladra?), nel senso che sono sicura al 99% che stesse insieme alle altre cose, ma un 1% di possibilità che io l'abbia messo altrove mi farà desistere - già lo so - dal richiederglielo indietro; la torta rustica che ho fatto per cena con patate e piselli faceva schifo, ma mio marito che è un signore ha detto che era buonissima, a me continua a tornare su ora che saranno tre ore che abbiamo finito di mangiare. La giornata è quasi finita. Io sono rimasta senza colf e devo ancora andare a testare la mia nuova testata. Un bel telo africano, molto decorativo. Spero che non mi soffochi stanotte.
Non trovate che sarebbe una degna conclusione?
Non trovate che sarebbe una degna conclusione?
lunedì, gennaio 19, 2009
Pedate
Anonimo corrispondente su Facebook, indirizzato a me medesima: "Wow hai dei piedoni incredibili quanto mi piacerebbe farmi calpestare da te".
Me medesima: "Ho già calpestato tutto ciò che era possibile e ora ho trovato il mio prato.
Ritenta e sarai più fortunato."
Me medesima: "Ho già calpestato tutto ciò che era possibile e ora ho trovato il mio prato.
Ritenta e sarai più fortunato."
giovedì, dicembre 18, 2008
Un culo enorme invaderà il vostro spazio vitale ed in parole povere vi seppellirà
Basta parlare di cose serie che fanno pensare quando non c'è assolutamente nulla che valga la pena di essere pensato.
Diamoci alla pazza gioia.
Stanno per arrivare le feste di natale.
Quelle dove ognuno di voi - culoni! - alle prese con una tastiera dieci ore al giorno ingrasserà di almeno tre chili tre in un giorno, che per scomparire avranno bisogno di mesi e mesi di duro allenamento.
Dai, parliamo delle feste.
Parliamo
delle
feste.
Bene. Fatto.
Per quest'anno mi sono tolta il pensiero.
Diamoci alla pazza gioia.
Stanno per arrivare le feste di natale.
Quelle dove ognuno di voi - culoni! - alle prese con una tastiera dieci ore al giorno ingrasserà di almeno tre chili tre in un giorno, che per scomparire avranno bisogno di mesi e mesi di duro allenamento.
Dai, parliamo delle feste.
Parliamo
delle
feste.
Bene. Fatto.
Per quest'anno mi sono tolta il pensiero.
giovedì, novembre 20, 2008
Insostenibile
Oggi mi sento una fogna, pensavo.
Mia sorella si è accorta del mio repentino cambio d'umore e mi ha chiesto a cosa stessi pensando.
Che ho uno schifo di vita e uno schifo di casa, ho risposto.
In realtà, come potrete immaginare, non è esattamente così.
Ma poco importa.
Quando entri in una casa con una cucina splendida con il lavello più grande del mondo, il termocamino che riscalda tutti gli ambienti senza muovere nulla se non un ciocco di legno, quando fuori a perdita d'occhio si vedono ulivi, viti, orti, quando il salone è grande come tutta casa tua e forse anche qualche metro quadrato in più e la padrona di casa, nonché (come te!) madre di due bimbi, è semplicemente perfetta nel corpo, nell'anima e nella dolcezza di porsi al mondo quella dolcezza che la mia ruvida capoccia non ha mai conosciuto né mai conoscerà, quando tutto questo irrompe nella tua esistenza, un attimo di sconforto è consentito, o no?
Mia sorella si è accorta del mio repentino cambio d'umore e mi ha chiesto a cosa stessi pensando.
Che ho uno schifo di vita e uno schifo di casa, ho risposto.
In realtà, come potrete immaginare, non è esattamente così.
Ma poco importa.
Quando entri in una casa con una cucina splendida con il lavello più grande del mondo, il termocamino che riscalda tutti gli ambienti senza muovere nulla se non un ciocco di legno, quando fuori a perdita d'occhio si vedono ulivi, viti, orti, quando il salone è grande come tutta casa tua e forse anche qualche metro quadrato in più e la padrona di casa, nonché (come te!) madre di due bimbi, è semplicemente perfetta nel corpo, nell'anima e nella dolcezza di porsi al mondo quella dolcezza che la mia ruvida capoccia non ha mai conosciuto né mai conoscerà, quando tutto questo irrompe nella tua esistenza, un attimo di sconforto è consentito, o no?
martedì, ottobre 14, 2008
Anni hot-tanta voglia
Mi fischietta in capoccia un motivetto vecchio come il cucco: "Cooosa resterààààààààà, di questi aaaaaaaaaanni ottaaaaaaaaanta..."
Mi scappa il passato dalle mani. E non posso farci niente.
Uomini e donne del passato spuntano da ogni dove come fantasmi, con le tecnologie tipo facebook o semplicemente per strada o con un motivetto alla radio.
Non possono essere i quarant'anni, perché manca più di un anno.
E allora com'è che tutto d'un tratto svariate epoche/persone della mia vita si stanno materializzando dal limbo in cui erano state ricacciate?
E' difficile poi spiegare a mio marito che molto sia - casualmente, è ovvio - materiale maschile.
Adesso sto lavorando perché si materializzino tutti gli ex fidanzati/amanti/amici di una notte.
Perché ai quaranta ci voglio arrivare snella e tonica come un fuscello! ;-)
Mi scappa il passato dalle mani. E non posso farci niente.
Uomini e donne del passato spuntano da ogni dove come fantasmi, con le tecnologie tipo facebook o semplicemente per strada o con un motivetto alla radio.
Non possono essere i quarant'anni, perché manca più di un anno.
E allora com'è che tutto d'un tratto svariate epoche/persone della mia vita si stanno materializzando dal limbo in cui erano state ricacciate?
E' difficile poi spiegare a mio marito che molto sia - casualmente, è ovvio - materiale maschile.
Adesso sto lavorando perché si materializzino tutti gli ex fidanzati/amanti/amici di una notte.
Perché ai quaranta ci voglio arrivare snella e tonica come un fuscello! ;-)
mercoledì, gennaio 30, 2008
Perché ndringhete ndringhete ndrà
Ieri, in televisione, una madre isterica gridava ossessivamente al figlio che faceva sciocchezze, bischerate, piccole cazzate insomma, gridava ossessivamente - dicevo -: "Perché?".
Cioè lei pensava, in buona fede, forse - penso io, per darle una minima giustificazione -, che il figlio avesse intenzione di mettersi a dissertare con lei dei massimi sistemi in un momento in cui il fratello gli aveva appena morso il polpaccio e ficcato un dito in un occhio, oppure sputato sulla sua mano.
C'è un solo motivo per cui un bimbo di due anni e mezzo, che pure ha il torto di essere gemello e quindi magari la madre ripete ossessivamente perché proprio perché è convinta di farlo con due persone diverse (che - giusto per inciso - non troveranno mai la loro identità se lei continua così), dovrebbe saper rispondere ad una simile domanda?
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