Chi mi conosce sa che sono una donna di poche pretese, nonostante quello che possa sembrare.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
Visualizzazione post con etichetta Mio marito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mio marito. Mostra tutti i post
giovedì, marzo 24, 2011
mercoledì, dicembre 22, 2010
Wonder Woman
La faccia allibita di mio marito non ha prezzo (vorrei dire di merda, ma poi dopo sembra che parlo sempre male di lui, quando, poverino, in fondo non ha fatto nulla di male, non è mica colpa sua se è sposato con una wonder woman!).
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
Etichette:
ho visto cose,
io,
Mio marito,
perfezione,
rosicare
mercoledì, dicembre 15, 2010
To the big
Ho ritrovato l'ispirazione.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
giovedì, maggio 27, 2010
Panze come militari nei ranghi
Allora ieri toccava mettersi in tiro per la prima festicciola del mese di maggio, prolusione a tutte quelle che verranno insieme al caldo torrido, ma io non ho ancora fatto il cambio di stagione - fino a due giorni fa diluviava - e rimanda che ti rimanda ancora non sono riuscita a concludere e poi ieri comincio a provarmi i pantaloni che l'anno scorso mi stavano come un figurino ma niente ce ne fosse stato uno che si chiudeva ho dovuto chiedere a mio marito che mi salisse sopra per farmi chiudere i pantaloni - che squallore ricorrere a questi mezzucci per rimediare un po' di sesso - ma insomma fatto sta che nessuno di questi pantaloni si chiudeva nonostante l'impegno e alla fine l'unico che entrava con agio era di color beige lucido (un pugno nell'occhio) ma almeno mi faceva sembrare quasi normale però ovviamente non è di per nulla l'abbigliamento giusto per una festa con bimbi in giardino che infatti ognuno che mi si avvicinava mi minacciava con dita invase da cioccolata, da erba, da zozzo in generale e sul pantalone beige tutto questo risalta assai, mica come sui pantaloni delle altre mamme previdenti (o magre) che tutte si erano messe in gins e si scofanavano bicchierini di semifreddo al caffè ripetendo ossessivamente a me: "perché non mangi?" epperché non mi entra manco un paio di pantaloni e devo dimagrire di almeno una taglia per la settimana prossima che ci sarà il secondo happening, accompagnare mia figlia al pulmino della gita scolastica mica mi posso presentare con gli stessi pantaloni beige lucido della festa quindi da qui alla settimana prossima devo perdere quattro chili l'equivalente come diceva la mia dietologa di una taglia (secondo me mentiva che su di me una taglia saranno un dieci chili abbondanti) ma tant'è mi tocca solo bere, bere e mangiucchiare poco, nella speranza che questa volta mio marito, salendomi sopra, riesca a far rientrare tutto nei ranghi.
lunedì, maggio 18, 2009
Di alta tecnologia e sue conseguenze
LUI: il vero homo tecnologicus, quello che non deve chiedere mai niente a nessuno perché la sua mente conosce già di suo i perversi meccanismi della tecnologia e guai a contraddirlo.
LEI: costretta a sopportare le sue angherie tecnologiche, tenta di sopravvivere con quel poco di accessibile che le è rimasto a portata di mano.
Ora, quest'uomo le ha tolto anche il suo bene primario, quello più caro e coccolato: il telefono.
In vena di grandi cambiamenti, a costo zero, ovviamente, LUI annuncia che da oggi abbiamo una nuova linea telefonica con un operatore che si chiama come una medicina omeopatica (ma non sia mai io gli renda servigio facendogli pubblicità). Ma che in realtà questa nuova linea telefonica è solo ed esclusivamente per motivi di lavoro (suoi, di LUI).
Allora le (alla nuova linea telefonica) riserva l'amato (e unico) apparecchio fisso. Per chiamare e ricevere. Passa un'ora a fare test e alla domanda di LEI se tutto funziona risponde, da buon tecnologicus: "Mmh, non riesco a chiamare i cellulari, mi dice carta non abilitata". "Mmh - pensa LEI - mi sembrava fondamentale che funzionasse coi cellulari, visto che è una roba di lavoro!"
All'uso domestico rimane un misero cordless. L'homo tecnologicus si pone il problema della corrente, da bravo professionista. Se va via la corrente non funziona più il telefono di casa. Eccellente osservazione.
Ma questo può succedere una volta ogni tanto, non tutti i giorni.
Cosa invece può succedere tutti i giorni di fortemente invalidante per un cordless che non abbia un rimpiazzo col filo?
TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC.
Esatto.
Il cordless si scarica.
E quando si scarica non si può più utilizzare, perché il cordless, o mio homo tecnologicus, non è come un cellulare che ci puoi parlare anche attaccato al caricatore.
E allora via! L'homo tecnologicus, sopraffatto da una zaffata di realismo, stacca il fisso dalla presa lavorativa e con scatto oserei dire felino l'attacca alla presa di casa. E finalmente si potrà stare al telefono fino a che il cordless non si sarà ricaricato. E così via in loop. A rincorrere le prese di casa. Fino a che l'homo tecnologicus, sopraffatto dalla solita zaffata di realismo, non deciderà di osare un gesto ancora più tecnologico di tutti. Comprarsi un cordless per la sua linea di lavoro e ficcarselo a ricaricare quanto più ritenga opportuno!
LEI: costretta a sopportare le sue angherie tecnologiche, tenta di sopravvivere con quel poco di accessibile che le è rimasto a portata di mano.
Ora, quest'uomo le ha tolto anche il suo bene primario, quello più caro e coccolato: il telefono.
In vena di grandi cambiamenti, a costo zero, ovviamente, LUI annuncia che da oggi abbiamo una nuova linea telefonica con un operatore che si chiama come una medicina omeopatica (ma non sia mai io gli renda servigio facendogli pubblicità). Ma che in realtà questa nuova linea telefonica è solo ed esclusivamente per motivi di lavoro (suoi, di LUI).
Allora le (alla nuova linea telefonica) riserva l'amato (e unico) apparecchio fisso. Per chiamare e ricevere. Passa un'ora a fare test e alla domanda di LEI se tutto funziona risponde, da buon tecnologicus: "Mmh, non riesco a chiamare i cellulari, mi dice carta non abilitata". "Mmh - pensa LEI - mi sembrava fondamentale che funzionasse coi cellulari, visto che è una roba di lavoro!"
All'uso domestico rimane un misero cordless. L'homo tecnologicus si pone il problema della corrente, da bravo professionista. Se va via la corrente non funziona più il telefono di casa. Eccellente osservazione.
Ma questo può succedere una volta ogni tanto, non tutti i giorni.
Cosa invece può succedere tutti i giorni di fortemente invalidante per un cordless che non abbia un rimpiazzo col filo?
TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC.
Esatto.
Il cordless si scarica.
E quando si scarica non si può più utilizzare, perché il cordless, o mio homo tecnologicus, non è come un cellulare che ci puoi parlare anche attaccato al caricatore.
E allora via! L'homo tecnologicus, sopraffatto da una zaffata di realismo, stacca il fisso dalla presa lavorativa e con scatto oserei dire felino l'attacca alla presa di casa. E finalmente si potrà stare al telefono fino a che il cordless non si sarà ricaricato. E così via in loop. A rincorrere le prese di casa. Fino a che l'homo tecnologicus, sopraffatto dalla solita zaffata di realismo, non deciderà di osare un gesto ancora più tecnologico di tutti. Comprarsi un cordless per la sua linea di lavoro e ficcarselo a ricaricare quanto più ritenga opportuno!
lunedì, marzo 23, 2009
Pieducoli
Ne ho fin sopra i capelli di svegliarmi con un piede di mia figlia puntato in una qualsiasi parte del mio corpicione così bisognoso di riposo.
Che colpa ne ho io se quando dormo non sento nulla e quel santo di mio marito, che si alza puntualmente tutte le notti, dopo venti volte porta la pupa nel lettone?
E non statemi a dire che i bimbi nel lettone non si portano e che uno deve avere la pazienza di stare lì accanto al lettino finché non sprofondano di nuovo nel sonno!
Eh no, cari miei. Questo funziona quando ce n'hai uno, e forse.
Perché quando sono due, che dormono pure nella stessa stanza, il risveglio notturno rischia di trasformarsi in una mattanza!
Certo è che delle volte avrei voglia di mettermi a piangere anch'io...
Che colpa ne ho io se quando dormo non sento nulla e quel santo di mio marito, che si alza puntualmente tutte le notti, dopo venti volte porta la pupa nel lettone?
E non statemi a dire che i bimbi nel lettone non si portano e che uno deve avere la pazienza di stare lì accanto al lettino finché non sprofondano di nuovo nel sonno!
Eh no, cari miei. Questo funziona quando ce n'hai uno, e forse.
Perché quando sono due, che dormono pure nella stessa stanza, il risveglio notturno rischia di trasformarsi in una mattanza!
Certo è che delle volte avrei voglia di mettermi a piangere anch'io...
martedì, gennaio 29, 2008
Tradimenti cybernetici
Mio marito ha scritto un post.
E di per sé questo è già un evento.
Io ho aggiornato poco questi giorni perché ero di lato lì a piangere.
Un po' per il rovinoso sfracellamento del paese.
Un po' perché mio marito vuole tradirmi.
E lo scopro dal post.
Gli scatenerò contro tutta la blogosfera.
Così i suoi bollenti spiriti si placheranno.
Fate quello che potete, oh miei prodi....ops....
E di per sé questo è già un evento.
Io ho aggiornato poco questi giorni perché ero di lato lì a piangere.
Un po' per il rovinoso sfracellamento del paese.
Un po' perché mio marito vuole tradirmi.
E lo scopro dal post.
Gli scatenerò contro tutta la blogosfera.
Così i suoi bollenti spiriti si placheranno.
Fate quello che potete, oh miei prodi....ops....
Iscriviti a:
Post (Atom)