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lunedì, ottobre 12, 2015

Il cesso della Meringa

Dal parrucchiere siamo tutte capiscione. 
Poi torniamo a casa e ci troviamo con una cofana in testa.
Non sono convinta di averla decisa io quella cofana.
Nei prossimi giorni mi dovrò ingegnare su come fare per tirarmi i capelli troppo corti che, su una riccia, sembrano ancora più corti.
Ma più di tutto mi dice lo sguardo delle mie figlie, che equivale a dire "mamma stai un cesso".
Non lo dicono chiaramente, ma sfuggono.
E questa fuga la dice tutta, come quando non hai coraggio di dire una scomoda verità in faccia ad una persona cui vuoi bene, tipo hai uno sfincione tra i denti, ma ti sei guardata il culone allo specchio etc etc.
Ecco. Le mie figlie ieri erano proprio così.
Ed è una sofferenza massima, poiché anch'io penso esattamente la stessa cosa: Meringa sei un cesso.
Quindi vabbè, sono diversa dalle altre donne anche in questo: a me il parrucchiere non mi fa per nulla bene all'umore.
Mentre sono lì seduta che aspetto, per giunta, comincio ad odiare sistematicamente tutte le donne presenti. Soprattutto quelle che hanno tanti capelli, lisci, domabilissimi e per le quali la messa in piega dura 150 ore, e sono 150 ore di goduria per loro. Io quelle le odio. odio quelle che vanno dal parrucchiere ed in cambio hanno un orgasmo assicurato.
Io, invece, esco fuori scontenta, imbruttita e sicuramente più povera.
Per quello sono sempre più convinta che almeno dalla psicanalista mi sfogo, senza pensare di aver perso un orgasmo.

venerdì, settembre 26, 2014

Sull'orlo delle lacrime di felicità

Il luogo è un matrimonio. Quello di mia madre e mio padre. Il tempo è quarantotto anni fa. Il fatto è una foto. Di quelle con una minuscola cornice bianca, 23x18 cm, lucida, perfettamente a fuoco in ogni suo dettaglio. Di quelle che sono perse nella marea di foto. Che non meritano una pagina dell'album. Che non sono fatte con gente in posa. Quelle foto che il fotografo sicuramente considerava bucate. Oggi non le stamperebbero nemmeno. Cinquant'anni fa invece devono averla messa nel mucchio. Io l'ho ritrovata del tutto casualmente. I suoi colori erano sgargianti, in contrasto col b/n di tutte le altre, brillanti i colori dei vestiti, della tovaglia rosa, lo sbrilluccichìo dei bicchieri. Ed il soggetto era incredibilmente prezioso. Era il tavolo della famiglia della sposa. Mia madre e mio padre erano in piedi. Papà con il cesto dei confetti in mano. Mia madre china alle spalle di mia zia. Sorella tanto amata. Ho fatto un calcolo che in quella foto aveva 31 anni. Da già quasi dieci era malata di sclerosi multipla. Era in carrozzina al tavolo. Aveva perso l'uso delle gambe. Ma era al matrimonio della sorella. Con un raffinatissimo tailleur di shantung celeste e la spilla di turchesi e oro. L'immancabile spilla delle donne di casa mia. Ma tutto questo, l'esserci al matrimonio di una sorella e l'essere elegante, per chiunque potrebbe essere una cosa ovvia e banale. Io so che dietro a quella presenza c'era l'amore di una famiglia che non si è fatta annichilire da una malattia così invalidante e ha costruito la sua quotidianità e la sua routine su di essa senza esitare un attimo. Per essere lì quel giorno del '66, mia zia aveva dovuto essere portata a spalla per le scale dal 5° piano, probabilmente caricata in macchina almeno un paio di volte per andare in chiesa e poi al ricevimento. E nella foto è seduta al tavolo. Mia madre la cinge da dietro. Lei ha la testa leggermente reclinata all'indietro, come per appoggiarsi al braccio di mamma cercando di guardarla. E lo scatto immortala il momento in cui a mia zia sale il singhiozzo della commozione, quello che scatenerebbe il fiume di lacrime se non fosse trattenuto. E mia madre sorride a consolarla, facendosi prendere la mano. Un sorriso dolcissimo. E sorride mio padre col cesto di confetti. E sorride l'altra sorella, che le carezza l'avambraccio come a sostenerla. E' come l'istantanea di tanto amore. Che c'è stato intorno a questa persona così speciale, in un periodo in cui una malattia del genere non aveva le speranze di confort, palliazione e durata che ha oggi. Capitata ad una ragazza di 23 anni che aveva tutta la vita davanti. Ad una famiglia di donne che avevano perso padre e marito prestissimo. Che si sono rimboccate le maniche di fronte alla vita. Perché la sofferenza e il dolore, se condivisi, li fanno più sostenibili e li trasformano in energia positiva. E quel sorriso di mia madre nella foto era il sorriso che lei aveva sempre, la sua forza. Il sorriso con cui la sua vita e quella della sua famiglia sono state vissute. Quello che ha trasmesso a mio padre. Un sorriso denso di vita. Quello che ha insegnato a noi. Quello che io mi prendo come eredità. E oggi questa foto sull'orlo delle lacrime di felicità me la tengo nel cuore. Fuori da tutti gli stereotipi delle foto di matrimoni.

mercoledì, febbraio 05, 2014

All you can eat is happyness, papparapapa.

Passerò ad argomenti più futili sempre con uno sguardo al sociale, tipo la crisi che in questo momento ci sega i portafogli, e mi soffermo volentieri sulla nuova espressione utilizzata da un caro amico colto e viveur che con non-chalance ieri sera a telefono mentre mi aspettava a Piazza Bologna ché io ero sotto il fuoco nemico del tappo automobilistico ad anta chilometri lontano da lui mentre avrei dovuto invece essere a farmi coccolare tra le sue braccione, il mio amico viveur - dicevo - a telefono, per accelerare il mio arrivo, ha snocciolato quattro paroline magiche che mi hanno aperto un mondo e fatto realizzare in un batter baleno che ciò che io avevo sempre pensato essere un low cost del cibo era invece molto più trendymente la moda attuale della magnata, dello scofanamento assoluto, il paradiso per noi insaziabili editori umani e mi ha portato altresì a tutta una serie di considerazioni culi-socio-psico-narie che hanno fatto di me una donna più ricca intellettualmente, più erudita, più consapevole e soprattutto più grassa nello spazio di due ore; più grassa di così si muore e no! se posso enunciare il principio primo dell'eat all you can - queste sono le quattro paroline magiche delle quali io conoscevo il principio pur non avendo mai sentito questo termine così ben descrittivo - è esattamente quello per cui mangiando tutto quello che ti entra nella pancia senza che possa penetrarvi più nemmeno uno spillo pagando sempre la stessa cifra (relativamente poco e comunque sempre immensamente di meno che pagare una per una tutte le portate ingerite), quel principio è che con lo EAYC non si muore, siore e siori sono ancora qui per dimostrarvelo infatti stamattina direi che dopo non aver fatto colazione ho addirittura un leggero gorgoglìo di stomaco al quale sto cercando di non pensare ma che persiste nonostante ieri sera io abbia fagocitato l'equivalente di una cena per dieci commensali ed altrettanto ha fatto il mio amico il quale peraltro alla fine aveva come un senso di spossatezza leggera, mentre io qualche altra cosetta avrei sicuramente ingollato; il secondo principio è che all'udire che si può ordinare qualsiasi cosa, la parola tutto diventa la nostra bibbia, la nostra nuova religione che per un ateo equivale ad un redde rationem immediato sul campo ebbene da ieri io ho una nuova religione quella del mangio tutto; il terzo principio è quello che le possibilità umane sono e restano completamente sconosciute fino al giorno in cui ti siedi all'EAYC della tua tipologia di ristorante preferito (per me il giapponese), e mentre sei lì raggiungi parecchi gradi di felicità inversamente proporzionale al prezzo pagato per averla, il che traduce il nostro principio con all'EAYC puoi acquistare a due lire la felicità perché non traslocare lì dentro per sempre? tutti sarebbero più rilassati, il tempo non passerebbe più così velocemente, saremmo tutti più sorridenti complici anche due bottiglie di birra da 75cl, diciamo che la filosofia di questo EAYC mi sembra un po' la metafora di quello che tutti desidereremmo dalla nostra società, pagare il giusto per avere tantissimo, quel tantissimo giusto che ci faccia dire oh come sono felice, infatti l'amico mio mi diceva: "ma io pensavo che stessi una chiavica - lui pur essendo di formazione aulica parla così - e invece sei in gran forma" e certo che sono in gran forma sono nel mio ristorante preferito e posso mangiare tutto quello che mi passa per lo- schiribizzo-del-cervello-e-oltre, sono in gran forma, sì in gran forma rotonda!

*nda: i neologismi creati in questo post sono di proprietà assoluta di me medesima. Qualora voleste appropriarvene dovrete commisurare l'equivalente di almeno un EAYC a me stessa medesima. Grazie.

giovedì, gennaio 23, 2014

Metaforicamente parlando, forse è tutto lì dove dovrebbe essere

Oggi ho perso l'anello di mia madre col rubino, quello con la fascia in maglia d'oro, quello che più che essere prezioso mi ricordava lei, che lo portava al mignolo e allora il sangue mi ha dato alla testa non c'ho capito più niente perché è vero che sono solo cose ma certe volte le cose evocano molto più del bene che sono e ho cominciato a cercare, a frugare dovunque a mettere a soqquadro tutte le mie cose, a cercare di ricordare dove diavolo potessi averlo messo con questa testa piena di pensieri vorticosi su tutto e su tutte le cose che mi stanno accadendo talmente piena che vedo un segno in ogni avvenimento che avrei strangolato a mani nude l'usciere del comune quando stamattina non mi ha fatto entrare a fare la dichiarazione che non avevo ricevuto la tarsu da pagare che scadrebbe domani e che siccome ho una coscienza civica voglio pagare prima che scada ma qui gli uffici pubblici quando sono aperti il pomeriggio non lo sono la mattina e intanto il pensiero dell'anello mi tagliava il respiro e ho inveito contro tutta la gerarchia comunale per quegli stupidi turni e volevo fare come fece mio padre quando gli impedirono di parlare col direttore della banca, mio padre - un metro e 90 stazza parecchio robusta - si sedette su una sedia all'ora di chiusura dicendo che non si spostava fino a che non gli avessero fatto arrivare davanti il direttore in persona e nessun altro e veramente non  si spostò e questo episodio diventò mitologico nella fenomenologia di casa mia, mio padre e la sua epica occupazione assursero a paradigma di come si fanno rispettare i propri diritti pur non essendo certo mio padre un rivoluzionario ma giusto un onesto borghese di origine contadina, ecco io volevo imitarlo occupando il comune del mio stupido paese fino a che non mi si fosse presentato davanti il sindaco in persona che in realtà non sono certa sia ancora a piede libero quindi l'azione non avrebbe sicuramente avuto il giusto rilievo indi per cui ho rapidamente calcolato di uscire semplicemente sbattendo la porta sulla faccia dell'usciere, che vita grama e soprattutto quanto umore condizionato tutto sommato da una stupidaggine come perdere un anello ma in quel momento quell'anello era tutta la mia vita, quella che ho smarrito quella che non riesco a ritrovare quel bandolo che mi sfugge via senza che io possa fare niente per recuperarla se non cercare di sviscerarne le ragioni cercare di mettere su un piatto quello che c'è, quello che non va, i pezzi che si possono mettere insieme e quelli irrecuperabili, l'anello è diventato per un paio d'ore il simbolo di tutte le mie frustrazioni del mio sangue che ribolle del mio umore fumino delle mie speranze deluse e poi tutto d'un tratto ricompare come se avesse voluto mettermi alla prova come se avesse voluto farmi uno scherzo quegli stessi scherzi che io faccio alle mie figlie ma dove avrete messo le figurine cui tenete tanto? oddio mamma le abbiamo perse ecco la disperazione nei loro occhi proprio come la mia, durante la frenetica ricerca, lo sproloquio, l'imprecazione assoluta...ho ritrovato l'anello e ho avuto un guizzo al cuore, era dove doveva essere forse metafora di tutto il resto.

domenica, febbraio 24, 2013

In-folla

Io non sono certo perfetta ma in questo particolare periodo della mia vita sto facendo un bagno di folla non scelto in un certo senso quasi obbligato un po' la stessa differenza che c'è tra un coniuge e la famiglia del coniuge lui te lo scegli e la famiglia che ti porta in dote te la cucchi ecco io mi sto cuccando una quantità di varia umanità che farebbe invidia all'ex alto prelato vaticano e faccio delle sedute di osservazione partecipante che fanno invidia agli psicologi delle dive o anche solo ai gggiornalisti di "Casta e donna" la gggente perde il lume della ragione così facilmente che mantenere la calma è diventato molto più della virtù dei forti diventa uno stile di vita farsi scivolare addosso la follia mantenere quel grano di sanità mentale che si è insinuato chissà come in te al momento del concepimento e che si accanisce a sopravvivere nonostante tutto e tutti remino contro ecco io posso dire di essere molto soddisfatta della mia personale sanità mentale in un momento in cui i punti di riferimento mi difettano in un momento in cui avrei bisogno di una stampella e invece sono stampella credo che ci sia un momento nella vita in cui non sei più solamente figlio ma diventi in un certo senso genitore del tuo genitore è una strana nemesi per chi come me ha sempre avuto conflitti chiamiamoli generazionali o semplicemente adolescenziali procrastinati fino ai 43 anni e mi auguro ancora tanto oltre una nemesi che sto vivendo assai dignitosamente lo so che non dovrei dirmelo da sola ma chissene in fondo questo posto è mio e ci comando io una nemesi che mi causa questo flusso continuo di pensieri tra il se e il ma tra l'inizio e la fine tra il buio e la luce e si vede chiaramente che c'è qualcosa in mezzo qualcosa di tanto grande quanto sfuggente qualcosa che chiamano vita inarrivabile e straordinaria vita dove le sorprese sono all'ordine del giorno come le mazzate dove nonostante la preparazione non si capisce un cazzo lo stesso dove tutto quello che ami può svanire in un secondo ma può durare per sempre. Vita in balìa oggi va così.

venerdì, settembre 14, 2012

Fuori luogo

Io sono così. Quando ero piccola, tutti mi scherzavano (cit.). Come sei alta! La notte ti innaffiano? 
E non è facile adattarsi ad una vita da gigantessa. Purtroppo e con grande rammarico - e lo ammetterò solo incidentalmente - gigante solo fisicamente. E' che ci sono tanti scogli. Si rema contro corrente in ogni cosa della vita. Per non parlare dei possibili fidanzati. Io quelli li ho quasi sempre scelti alla mia altezza. Con quelli che non lo erano, mi ci sono confrontata solo in orizzontale, senza una parola di troppo. Io sono così. La mia statura eccezionale mi ha abituato a confrontarmi in maniera abnorme con le cose e le persone della vita. Tutto bianco o tutto nero. Spesso solo parole di troppo, trovate nel fondo dell'anima, affaticata da tante sfide. Conta sempre almeno fino a dieci - mi diceva sempre la professoressa d'italiano alle medie. Mi ricordo che una volta mi censurò perché avevo detto la parola "sesso", riferita al sesso femminile, non alla copula in sé. I ragazzi mi hanno sempre scherzato. O sembravo un maschio e facevo tutti i giochi da maschio, oppure mi prendevano come confidente, anche se io avrei desiderato che mi prendessero da qualche altra parte. Poi con gli anni, i miei uomini mi hanno preso come una super donna. Grande grossa femminona. Tipo venere steatopigia. Che in parole povere vuol dire col bacino largo, atta a figliare. Perché non bastava l'altezza, no. Ho avuto diritto anche alla "mole". Avrei potuto uscire fuori come uno stecco di fotomodella alta 1m83! Ma invece no. E' venuta fuori una venere steatopigia. E che ci si deve fare, ci si adatta. On fait avec - come dicono i francesi. E ho fatto con, piuttosto che senza. Mi sono confrontata con l'essere gigantesco che avevo davanti allo specchio. Ho imparato ad amarlo, a coccolarlo. Fino a che persino io sono uscita dalla crisalide e mi sono trasformata in una farfalla (a forma di elefante, ma questo è un inutile dettaglio). Ma perché tutta 'sta discussione? - dirà il mio attento lettore. Perché ieri mi sono venute le paturnie mentre mi preparavo per il concerto di uno dei miei gruppi preferiti attualmente, concerto di norma frequentato da pischelli accannati in cerca di affermazione di identità collettiva. E mi sono sentita vecchia, fuori luogo e soprattutto inappropriata. Poi sono andata al concerto e ho pogato più e meglio di loro. Loro a cui il frontman del gruppo ha detto "Battete le mani, cazzo. Se no la prossima volta andate al cinema". E io che mi ero consumata le palme, la voce e i piedi mi sono sentita, per una volta, al posto giusto, nel momento giusto e con tutto, finalmente, al posto giusto.

lunedì, giugno 04, 2012

Il menarca del 2000.

Le mie riflessioni sulla maternità rischiano di essere muffite vista la frequenza con cui ne scrivo attualmente sul blog. Dopo inizi scintillanti - all'epoca faceva tanto figo parlare di gestione dissennata di pargoli - adesso mi ritrovo con una quasi ottenne già in crisi preadolescenziale e una gigantessa di 5 anni che piange per qualsiasi affermazione possa sentire come anche solo vagamente lesiva della sua dignità. C'è da fare una premessa, il cui contenuto mi si è fatto sempre più lucido davanti agli occhi, e cioè che pare che io sia come una gatta, nel senso che mi faccio i cavoli miei e ogni tanto torno a riscuotere qualche coccola. Di base una su cui non si può contare. E se è vero che i bambini percepiscono tutto, le mie avranno chiara in mente questa cosa e sapranno cavarsela in ogni momento. Visto che mamma gatta ha insegnato loro a leccarsi ben bene le ferite. 
Detto questo, ritornerei a bomba su riflessioni più attinenti all'essere madre in questo decadente inizio di XXI secolo. E' evidente che noi quarantenni del secolo scorso, che abbiamo sviluppato a undici anni, ci troviamo di  fronte, dopo trent'anni, bambine assai più sveglie di come eravamo noi, senza peli sulla lingua, senza freni e assai disinibite. Quindi, secondo me, potremmo pure essere di fronte ad un comportamento preadolescenziale di bambina di otto anni che proietta sui genitori - e in particolare sulla madre - le insoddisfazioni e le frustrazioni di un corpo da bambina in una mente da quasi adulta. Obiettivamente non mi sono ancora documentata sulle crisi preadolescenziali, pensavo di dover aspettare ancora un po'. Ma certo è che i tempi sembrano accelerati ed io, che ancora sto godendo di non dover più cambiare pannolini, dovrò forse presto cominciare a comprarne di altro tipo per la mia pargoletta. E  soprattutto mi viene in mente la mia crisi preadolescenziale, che si è prolungata nell'adolescenza e poi nella giovinezza e poi nell'adultità e di cui ancora oggi sento il peso (si lo so, magari qualche capatina da un bravo psy non sarebbe male, ma continuo a rimandare, e ora questa storia della gatta mi ha convinto che non serve più). Devo assolutamente correre ai ripari, prima che anche la frignona di cinque anni cominci a piantarmi cartelli in giardino con rivendicazioni identitarie che non potrò più arginare. 
Un consiglio, bambine mie: siate gatte come la mamma. Lei ci ha messo tanto a capire che questa era la formula ideale mentre voi potreste trarne già da adesso tutti i benefici possibili.

lunedì, maggio 14, 2012

Sullo sradicamento

Certo il titolo può ingannare, magari penserete a roba forte sulla depauperizzazione dell'individuo oppure sulla perdita delle radici nella fretta del mondo moderno. E invece è tutto molto più terra terra. Dicevo nel post precedente che avevo desiderio e urgenza di esternare un certo numero di riflessioni. La prima e più urgente di tutte è quella sul potere taumaturgico della depilazione. Sradicare da sé estroflessioni pungiformi. Ecco. Mi pare un buon punto di partenza.  Ecco, io da un po' di tempo mi sto accanendo contro tali difformita della umana cute, in maniera sicuramente più accurata e proterva del solito. E mi sono interrogata chiaramente su cosa potesse significare a livello del mio subconscio più profondo, perché nulla, delle azioni che fuoriescono dal nostro essere, può essere lasciato al caso. La mia conclusione, dopo molti e approfonditi ragionamenti, è che l'appianamento del bulbo pilifero è necessario alla fuoriuscita dell'identità femminea e in particolare, evidentemente, della mia. Quanto più è sterminata la distruzione della foresta, tanto più emerge la femminona che è in me. Mi sembra un'ottima proporzione. Certo poco ecologica, messa così, ma senza dubbio rappresentativa del mio stato attuale. Non do tregua al pelo che mi insegue.

martedì, dicembre 27, 2011

Mondi meravigliosi

Stasera ho rivisto Amélie Poulain con le mie figlie. Dieci anni fa, quando lo vidi per la prima e unica volta feci la superiore, figurarsi se mi emozionavo davanti a tutti quei luoghi comuni, quella naiveté messa in piazza pretestuosamente, quel pensare prima agli altri senza essere in grado di badare a se stessi, quegli stereotipi di buono e cattivo, di giustiziere dei derelitti, di deus ex-machina nell'impossibilità assoluta di determinare alcunché. Oggi sono molto più scossa di allora. Oggi penso che nella vita si dovrebbe osare di più. Oggi penso che il primo bacio dovrebbe essere all'angolo della bocca e non lingua a lingua. Oggi penso che vorrei che qualcuno si occupasse di me come Amélie fa con i derelitti che incontra. Non perché io mi senta bisognosa. Ma perché avere qualcuno che si preoccupa per te e di te si occupa ti fa sentire vivo, ti fa smuovere dal torpore, ti fa agire e reagire improvvisamente di più. Perché poi la quotidianità ci fa perdere la meraviglia, ci fa perdere lo slancio e ci ingrigisce molto più di quanto desidereremmo. E vedere mia figlia che urlava "lo sapevo, ora si baciano, che schifo!" mi ha fatto pensare a quante cose deve ancora vivere e come vorrei che le vivesse con la meraviglia che le ho visto oggi negli occhi e che ho ritrovato - forse si, forse ho solo trovato, visto che me l'ero persa - negli occhi di Amélie.

lunedì, novembre 28, 2011

Le lunghe trecce e gli occhi azzurri e poi....

Stamattina ho sciolto la lunghissima treccia di mia figlia.
I capelli erano ondulati come acqua del mare.
Lei era felice. La notte aveva portato una piacevole novità.
Io, mentre ritornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro, mi prefiguravo di abbracciarla e chiederle come era andata a scuola, se qualcuno si fosse accorto delle sue onde. Una scena quasi bucolica, insomma. Ovviamente la realtà supera sempre e di molto la fantasia. 
Me la ritrovo isterica e senza un briciolo di ragionevolezza in corpo.
Ebbene, la pupa è finita a letto senza cena.  Non si sfida così l'autorità materna. E se c'è una cosa che non sopporto è quando le mie figlie giocano col cibo. Avete presente una iena? Ecco. Per non parlare di quando mi prendono in giro, che si vede che stanno per scoppiare a ridere. Goccia che fa traboccare il vaso.
Ho capito perché mia madre mi faceva sempre tenere i capelli corti da piccola.
Tutto torna.

martedì, novembre 15, 2011

L'insostenibile fascino del fare

Il fatto è che io ci avrei un sacco di cose da dire sul mondo che ci circonda sulle persone che si trovano del tutto casualmente in situazioni che le oltrepassano e non saranno mai in grado di fare fronte alla massa di informazioni che cadono loro addosso avrei molte cose da dire su giovani che non fanno altro che dire "sono così stanco" anche solo dopo aver digitato una password su schermo di pc questi giovani che non sanno cosa significa guadagnarsi il pane farsi il culo per avere uno stipendio alla fine del mese che spesso è impegnato ancora prima di essere incassato questi giovani che hanno problemi di identità e si vede da come NON ti guardano negli occhi quando entrano in una stanza, questi giovani che sono capaci di dire cose tipo: "quando sarò in grado di farla, questa cosa, la saprò fare perfettamente" gente che non sa fare niente ma niente che è niente e quando dico niente intendo proprio niente tipo zero carbonella approssimato allo zero assoluto per difetto e perché sono generosa, gente che si riempie la bocca di "sbaglia solo chi fa" ma anche chi non sa fare, aggiungo io, sbaglia soprattutto chi non sa fare un emerito zero e sono tanti ma talmente tanti che pervadono l'aria che respiriamo ci sbafano l'ossigeno nostro, ci rubano lo stipendio, ci impediscono di vedere il sole che sta fuori dalla finestra, ci otturano le orecchie con le loro sparate insignificanti che pretendono significative dio solo sa come fa una persona a non vergognarsi a dire davanti ad altri che è stanca di essere stata seduta su una sedia a fissare nevroticamente uno schermo per un totale di mezz'ora al massimo schiccherandosi via dalle spalle quei quattro grani di forfora prodotti nel mentre, come fa una persona a sbagliare a fare somme su excel, come fa una persona così a pensare che io abbia piacere a che mi rivolga la parola? Io sono una persona nobile d'animo che raramente perdo le staffe e no, non mi sta crescendo il naso perché chi mi conosce sa anche che non sono per nulla bugiarda e in ambito lavorativo oltreché nella vita privata sono estremamente disponibile verso chi mi mostra rispetto e verso chi rispetto ma essere presa in giro provoca in me un'onda d'urto che col mio metro e ottantatre ti seppellirà. E non riuscirai a nasconderti da nessuna parte.
Perché se solo colui che fa sbaglia, chi fa bene non sbaglia un colpo.

lunedì, novembre 07, 2011

I bambini: il nostro futuro

Allora mia figlia mi guarda mentre sto mettendo a posto i suoi vestiti.
Sono reduce da una giornata di intenso lavoro. Visto che era sciopero dei trasporti ho pensato bene di andare in ufficio e di non muovermi fino a fine sciopero. Ovviamente ero da sola ed ho potuto lavorare con estrema tranquillità. Poi mi sono avventurata in una città deserta. Erano tutti concentrati alla stazione del mio treno e in particolare tutti nel mio stesso vagone, mamme con passeggini, zoppi con le stampelle, operai al rientro dal cantiere, pendolari generici tipo me. Un afrore considerevole, e io mi sentivo molto fortunata di aver acchiappato un posto in piedi appiccicata alla porta del treno che non si apre. Poi mi aspettava un percorso in macchina a passo d'uomo. Quaranta minuti per fare dieci chilometri. Riprendo le bambine dagli amichetti tra strilli e urla perché è automatico che appena arriva mamma si comincia ad avanzare assurde pretese. Poi torno a casa, preparo la cena, mangiamo e poi subito bimbe a letto. E mentre - per ritornare all'inizio - rimettevo a posto i vestiti di mia figlia, ella mi guarda, col fare ingenuo dei bimbi, e mi dice: "Mamma, c'hai un sederone, proprio un culo grosso. Bello!". Ho deciso di non offendermi. Questa bambina ha il senso delle dimensioni sballato e soprattutto un discreto gusto dell'horror. Ci sta pure che fosse un complimento.

martedì, settembre 06, 2011

Tanto per puntualizzare.

Ritorno Meringa che si interroga su concetti base della umana specie tipo che se amiamo troppo rischiamo di bruciarci. Io penso che se cerchiamo a tutti i costi di non deludere la persona amata non saremo mai soddisfatti né noi, né la persona amata. Questo amare troppo, che sembra essere la chiave di un sacco di interpretazioni dell'umano disagio e che a me ha sempre lasciato perplessa perché francamente di "troppo" amore ne vedo pochissimo in questa società, questo amare troppo - dicevo - non sarà un po' una scusa? Cioè allora io che non mi dichiaro quasi mai, che prima di dire ti amo agli uomini cui l'ho detto ho impiegato un discreto tempo e ancora di più per sentirlo veramente vero come sentimento, che quando voglio veramente bene a qualcuno preferisco "esserci" piuttosto che sbandierare le mie intenzioni ai quattro venti, che niente mi sembra dovuto e che quello che ho avuto me lo sono conquistato, che mi prendo le mie responsabilità, che mi viene da piangere se il mio amico piange e da ridere subito dopo per sdrammatizzare, io che credo nell'amicizia sopra ogni altra cosa pur con tutte le inculate prese, io che adoro stare da sola ma non so fare a meno degli altri, io che mi odio per non aver fatto certe scelte e me ne prendo però le responsabilità, io che ho odiato altri per le loro scelte, io che mi sbatto mi penso mi attanaglio mi sfruguglio l'anima ogni giorno, mi scoccio assai a sentire che ci sono persone che danno sempre la colpa a qualcun altro se le cose non vanno, se non riescono, se non funzionano. Ognuno è responsabile di se stesso. Ci si assume la responsabilità dei figli, eventualmente, ma non di altri adulti. Così, tanto per mettere un punto.

mercoledì, agosto 17, 2011

Sfasciabidet

Doveva succedere. E' successo. Sono diventata lo zimbello di tutta la famiglia e - perché no - di tutto il circondario. Ero semplicemente appena sveglia, ancora con le caccole negli angoli degli occhi, intenta a farmi il bidet, operazione che svariati milioni di mortali compiono la mattina. E mentre ero lì, tutta insaponata, scrac, un rumore sinistro viene prodotto dal bidet, che si stacca dal suolo. Io, per non saper che fare continuo a sciacquettarmi, quando vedo uscire da sotto un rivolo d'acqua che in breve allaga tutto il bagno. Vi passo i dettagli dell'asciugatura. Insomma, questo simpatico episodio è presto salito sulla bocca di tutti, in primis di quella brava donna di mia sorella che ha illico immantinente creato anche una canzoncina, sulla zia sfasciabidet. Ometto in questa sede il testo perché poco consono a questo luogo di personcine a modo. Posso solo dire che le mie figlie e i miei nipoti si aggirano per la ridente località marittima canticchiando la canzoncina in questione. Ed io, probabilmente, verrò ricordata ai posteri solo per questo ameno evento, che, precisiamolo, poteva anche avvenire ad opera di qualsiasi altra augusta chiappa, visto lo stato in cui versava la struttura.

venerdì, agosto 05, 2011

Specchio riflesso a chi???

Oggi a casa della MerINCHIA grandi discussioni. Dove ognuno ha detto la sua. Fulcro era la necessità - oggi sempre più manifesta - di andare tutti dallo psicologo (non me ne vogliano eventuali lettori adusi e dipendenti da tale pratica): bimbi, adolescenti, adulti, vecchi, tutti a confessarsi visto che nessuno più è religioso o comunque la tendenza è quella di demandare le soluzioni a qualcun altro.
Allora anch'io dico la mia al gineceo di ascoltatrici postprandiali, mentre mio cognato lava i piatti, perché quello è il momento unico e insindacabile di grandi voli pindarici e accese discussioni a tema. Io dico la mia: io, care mie, la psicologa ce l'ho già, ho fatto tutto quello che c'era da fare e sono apposto con la mia coscenza e oltretutto sana come un pesce! "E chi è di grazia?" - fa mia sorella incredula. "Ma sono io! La mia psicologa sono io! Io mi parlo, io mi ascolto, io mi confesso, io mi suggerisco, io mi perdono, io mi consiglio! Sono del tutto autonoma e soprattutto sono efficace! Vedete come sto bene, che pelle liscia, che testa pimpante, che pensieri unici e originali!"
Mia sorella si trattiene, si mette la mano davanti alla bocca, diventa tutta rossa, sta per scoppiare, scoppia in una risata fragorosa....
"Tu stai beeeeneeee???" E giù a sganasciarsi come una matta. "Guarda ti concedo giusto che ti guardi allo specchio, ti sputi, vedi che non ritorna indietro e sai di avere ragione!"
Non ho voluto piangere per non rovinare il pranzo, ma qualcosa dentro di me si è rotto per sempre, al pensero di tutte quelle serate passate a guardarmi negli occhi, senza che nessuno mi ricambiasse.

giovedì, agosto 04, 2011

S'è scassata la MerINCHIA

Ecco sì, avete presente quella sensazione che si procura in voi quando sapete esattamente cosa succederà in ogni attimo della giornata che state per vivere e non avete modo né opportunità si sottrarvi anzi ne siete ingranaggio fondamentale? Ecco questo succede a me quando sono al mare con la mia deliziosa famiglia, anche se per rispetto a mio marito non dovrei chiamarla così perché la "mia" famiglia dovrebbe essere quella che ho contrattualmente costituito con lui e le nostre figlie, ma io ho sempre avuto un senso allargato del concetto, la mia casa di provenienza è sempre stata aperta ai più ameni personaggi per i più svariati motivi e nelle festività più comandate. Sicché l'intimità familiare la lego anche molto a questo marittimo luogo di villeggiatura concepito come casa aperta in cui ci rechiamo amorevolmente dai lontani inizi degli anni '70, quando io non ero altro che un microbo puzzolente e incolto e intorno c'erano solo calcinacci. Nel corso degli anni codesto luogo è stato albergo e ricovero per amici (molti!) e parenti (pochi! - per fortuna). E' un luogo che ha un nonsocché di miracoloso, un luogo che ti trasmette per endovena la tranquillità post prandiale. Un luogo in cui tu pranzi o ceni e immediatamente dopo crolli nelle braccia di morfeo anche se non hai mai schiacciato un pisolino in vita tua. Un luogo in cui l'aria è più pura, in cui l'invasione degli Eucalipti si è fatta verbo 'respirare' in bocca alla mia ascendente più prossima, che ne venera l'effluvio. Un luogo in cui le cicale scandiscono l'evolversi della giornata e le rane quello della notte. Un luogo in cui l'unico rumore che può disturbare è il tagliaerba del vicino che taglia un'erba che però non sarà mai bella quanto quella del nostro giardino. Un luogo in cui un albero del pepe può diventare alto e fluente come un salice laddove un pesco non prese mai. Un luogo che nel corso degli anni ha risanato il corpo e lo spirito di molte persone, che saranno eternamente grate alla nostra famiglia di una salute ricostituita. Un luogo dalle virtù taumaturgiche. E come posso io, di grazia, non pensare di essere estremamente fortunata a passarvi le vacanze con le mie adorate figlie che mi riempiono di soddisfazioni, la mia cara madre e l'altrettanto amata famiglia di mia sorella, mentre il mio povero marito è a Roma a lavorare come un mulo, giorno e notte senza sosta, al caldo, senza aria condizionata e soprattutto senza nessuno che si prenda cura di lui? Senza una giornata scandita nei minimi dettagli: alle 7.30 mio nipote suona la trombetta e ci sveglia a tutti, da quando poi mia madre ha messo in testa ai bamini di rifare i loro e i nostri letti io sono praticamente buttata giù da quattro bambini urlanti che entrano come indiani nella mia stanza tirando su le lenzuola e dichiarando il loro compito assolto. E poi si cerca di far consumare le varie colazioni dai pargoli, si va al mare, si trattengono a forza dal tuffarsi in acqua fino a digestione avvenuta e poi si gonfiano braccioli si prendono schizzi prima di tuffarsi si danno corsi di nuoto si fa a fidarsi che i propri figli non affoghino sempre buttando un occhio a quelli degli altri, si costruiscono mirabolanti castelli e si scavano lunghissimi tunnel, poi si fa merenda, si fa la doccia, si torna a casa si mangia e si inizia quell'improbabile opera di convinzione alla nanna che è il pisolino pomeridiano (solo per i bambini, perché io già dormo alla fine del pasto) e poi è tutto un rutilante pomeriggio di attività, di parchetti per i bimbi dove ieri mia figlia ha pensato bene sull'altalena di stringersi la coda lasciandosi e rischiando di spaccarsi la testa cadendo all'indietro, o altre amene attività tipo gelato, merende varie, passeggiate a tema, e poi apparecchia cucina e cena e poi nanna e poi....
Vi siete annoiati? Rotti le palle a leggere? Tagliati le vene? Avete cambiato blog prima della fine della lettura? Beh ecco.....ANCH'IO! Ho cercato solo di rendere l'idea!
Con un pensiero a mio marito.

mercoledì, agosto 03, 2011

La ragione è di chi se la prende

La MerINCHIA si trova oggi di fronte ad un interrogativo inquietante postole dalla sua genitrice, anzi posto - per l'esattezza - all'onniscente cognato nonché genero della di cui sopra, come se fosse - diciamo così - la scoperta del sacro graal, o dell'acqua calda, se vogliamo buttarla sul prosaico come io - ma anche voi dopo aver saputo di che si tratta - avrei tendenza a fare. La genitrice si interrogava su quanto fosse più consistente, più voluminoso e soprattutto più pesante un chilo di fagiolini comprato dalla contadina di fiducia piuttosto che un chilo di fagiolini comprato da chiunque altro. PAUSA. Potete ridere a volontà.

Ora, la faccia di mio cognato era simile a quella di mia figlia di 7 anni quando la settimana scorsa ha visto per la prima volta la torre di Pisa. Cioè un misto di stupore e incredulità per lo sfidare la gravità
di quel solido cilindrico sbieco, e nel caso dei fagiolini ancor di più - quindi immaginate la faccia di mio cognato! La discussione insensatamente portata avanti si è snodata su considerazioni relative a peculiari proprietà della bilancia della contadina di venderci più fagiolini allo stesso prezzo (ma per quale motivo di grazia?), ma anche su vagolanti proprietà dei fagiolini della contadina di essere più leggeri e quindi in numero maggiore per fare un chilo di quelli che Giggetto il mercataro vende sul suo banco, per esempio. Ci siamo infognati nel cercare di capire se un fagiolino più leggero è più buono, noi che possediamo capacità organolettiche evolute rispetto a quelle dei comuni mortali (bah!).
Infine mio cognato ha pronunciato le sole uniche parole dotate di senso in quella delirante discussione, liquidandola per la MerINCHIATA che era: "Signora, parliamoci chiaro: è impossibile che il chilo di fagiolini della contadina sia di più di quelli di Giggetto. Al massimo so' più bbboni."

domenica, giugno 26, 2011

Delle mie ultime due settimane

E così mi sono guadagnata la pagnotta, queste ultime due settimane, il tour de force si avvia alla fine, le vacanze si avvicinano, il caldo ormai si è impadronito delle mie ghiandole sudorifere, nemmeno il fantastico olio per il corpo a forma di saponetta al cioccolato bianco che mi sono comprata riesce a palliare alle conseguenze, è inutile dire che il mio corpicione sente come non mai il richiamo della vacanza, ho superato indenne la conferenza organizzata dal mio ufficio la settimana scorsa, oltre che la due giorni unplugged con i colleghi in una ridente località tiberina, con i quali abbiamo fatto un po' di autoanalisi di gruppo e con l'occasione ho scoperto di avere almeno due psicoterapeuti nel mucchio, peccato che io sia una personcina di suo alquanto equilibrata perché altrimenti mi sarei fiondata a chiedere qualche seduta a gratis, ho subìto le intemperante di uomini ormai al di fuori di ogni ragionevole età lavorativa che necessitano ancora essere al centro dell'attenzione ma mi domando perché qualcuno che ha avuto già dalla sua professione le più alte soddisfazioni non si decida a lasciare le scene con dignità invece di pensare di essere sempre al centro del mondo - largo ai giovani di grazia! -, ora che a quarant'anni siamo tutti in ottima forma giovani nel corpo e supergiovani nell'anima, visto che dovremo arrivare a 70 ed essere ancora sulla cresta dell'onda in fondo abbiamo appena superato la metà, un po' come quando inizi il terzo liceo, tutto sommato anche l'anno più bello dello scientifico, pieno di challenge e di nuove scoperte, tutto questo per dire che questo week end ho avuto la consapevolezza di essere una persona sana, anche dopo una sonora ubriacatura, e questo perché io racconto i fatti miei per informare, per rendere noto e non per farmi compiangere e questo - penso -, mi fa vedere gli eventi serenamente e vorrei anche aggiungere in maniera equilibrata se non temessi che qualcuno, tipo una familiare stretta sangue del mio sangue, potrebbe eventualmente smentirmi, ma insomma almeno posso assicurare senza tema di smentita che il fatto di aver superato i settanta non attribuisce d'ufficio quel giudizio che tutti ci aspetteremmo e poi, per concludere, io non ho mai sopportato chi sbraita cercando di commuovere persone sulla propria sorte infelice.
Io sono una donna d'azione, tutto sommato le parole mi piacciono, ma preferisco i fatti.

domenica, aprile 10, 2011

Simpaticamente glamour

La mia amica D. fa sempre cose molto glamour l'ultima in ordine di tempo è stata stasera che sono andata con lei a casa di un'amica obiettivo baratto di vestiti con altre donne si presupponeva più o meno della stessa stazza che io e la mia amica D. più o meno condividiamo dico più o meno perché io comunque batto tutte e allora mi aspettavo di avere davanti un tappeto di vestiti ma non vestiti qualunque vestiti molto glamour perché la mia amica D. è sempre molto glamour stasera aveva una camicia verde pistacchio di Bronte e un paio di ballerine senza calze che le mettevano in rilievo una graziosissima caviglia allora arrivo leggermente in ritardo dopo aver passato la domenica pomeriggio a scofanarmi di pasticcini e golosità varie alla solita festa di bambini quindi diciamo ancora più rotonda del solito se possibile e mi ritrovo in un consesso in cui il totale del volume delle donne presenti era uguale se non minore alla somma del mio, di quello della mia amica D. e della sua amica M. erano tutte magre esponevano vestiti magri cose che nemmeno se avessi trattenuto il fiato all'infinito mi sarebbero entrate anche solo su una coscia io che ero andata lì piena di belle speranze di potermi rifare il guardaroba e avevo preso due o tre cosette dal mio armadio le prime che mi erano capitate sottomano per la precisione un boa di struzzo rosa, una camicia da notte di seta rossa completa di vestaglia rossa da tenutaria di bordello, un reggicalze ghepardato e un grazioso paio di mutandine che mi salcicciavano i fianchi in maniera orrenda beh queste cosette hanno avuto un successone sono andate a ruba l'amica M. si è anche fatta fotografare in posa discinta per pochi intimi essendo lei supremamente dotata in paraurti anteriori con vestaglia da tenutaria e boa insomma però io nel baratto mi son beccata vestito golf e camicia invernali e però niente spazio per microgonne e micropull che la padrona di casa provava e barattava a tutto andare eh certo che lei non ha pancia fa palestra hanno detto tutti alla mia obiezione che le stava bene tutto e pure io faccio palestra e corro tre volte a settimana cazzo ho urlato eppure non fa lo stesso effetto allora si sono girati tutti verso di me e ho avuto la certezza che la simpatia ti ripaga di tutte le sofferenze di tutti i centimetri non persi di tutti i pasticcini ingollati in un pomeriggio di quasi estate.

giovedì, marzo 24, 2011

L'innominato

Chi mi conosce sa che sono una donna di poche pretese, nonostante quello che possa sembrare.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi.
Anche eventualmente foto, caffè e fiori.