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domenica, marzo 17, 2013

Senza rete

Qualcuno mi ha detto che sono come donna Letizia perché ravanando ravanando faccio uscire cose e però anche se non credo sia così penso che un fondo di verità ci sia perché qualcuno mi ha confidato i suoi segreti fidandosi di me non sapendo che c'ho veramente un fondo di donna Letizia nel fondo di me e quindi li andrò spiattellando al mondo così come mi riesce - lo ammetto - proprio bene e questo qualcuno che sta molto più nella merda di me che pure nella merda ci navigo a stretto giro da parecchio mi ha aperto il suo cuore parlandomi di errori di scelte sbagliate di porte erroneamente chiuse e certo che non è facile sbandolare una simile matassa se poi quando ti ritrovi da solo lotti per impedire a lacrimoni giganteschi di fuoriuscire dalle tue navigate pupille perché la stanchezza è traditrice tira colpi bassi quando meno te lo aspetti e ti fa pensare che i problemi siano irrisolvibili anche a ravanare profondamente nel fondo di te stesso la stanchezza - dicevo - è paradossalmente foriera di verità sotto di essa scopri cose che pensavi fossero - appunto - nascoste per non dire addirittura cancellate la stanchezza ci parla di noi ci dice cose che non avremmo mai o più voluto sentirci dire ci dice che le porte sbattute se sono sbattute troppo forte a volte il meccanismo funziona male e si riaprono lasciando uno spiraglio che basta un po' di correntella a spalancare di nuovo e che è più ricco e facile a volte scegliere il viaggio più pericoloso perché è quello che ci fa sentire veramente salvi dalla pericolosità del raschiare il barile io questa missione di donna Letizia in fondo l'ho sempre sentita mia e a questo qualcuno che mi ha aperto il suo cuore così come si può fare solo a chi ci ispira profonda fiducia - forse purtroppo malriposta nel mio caso ma vi assicuro che sento fortemente la responsabilità della dispensazione dei miei consigli - a questo qualcuno che si è trovato spalancata una porta che aveva chiuso con forza e veemenza mi sento di dire guarda cosa c'è dietro guarda cosa hai lasciato dietro quella porta e valuta se non sia stato l'impeto del momento oppure veramente la scelta giusta questo si può fare mantenendo il distacco che invece si perde varcando di nuovo la soglia ma se varchi la soglia poi sceglierai il viaggio più pericoloso quello che - e la mia esperienza di donna Letizia me lo dice - hai evitato sbattendo la porta. 
Perché scegliere veramente è il viaggio più pericoloso*.

*liberamente ispirato dai Marta sui Tubi, Senza rete.

lunedì, febbraio 06, 2012

Post concettuale abbastanza serio

Ho un problema di metodo. Chissà perché alcuni termini, di per loro densi di significato, vengono decontestualizzati e svuotati di ogni senso. In particolare mi riferisco a termini di per loro vaghi utilizzati da gruppi femministi, con pretesa di indicare realtà estremamente complesse e articolate. Un esempio tra tutti, che sicuramente è parlante per molte, il termine RETE. Fare rete è un'espressione densa di contenuti, ma anche volatile se non si riesce a focalizzare su modalità, strumenti e obiettivi. Molte utilizzano questa espressione,  privata di contenuti, come un viatico per dire tutto e niente. Il concetto di FARE RETE implica di per sé il valore dei contributi apportati da ogni componente della rete. Non dovrebbe esserci prevaricazione, dirigismo o assolutismo. La rete (di qualunque "cosa" essa sia composta) ha bisogno di confronto, di contributi teorici e pratici, di idee e di messa in comunione di esperienze pregresse che hanno già dato buoni risultati, quelle che vengono chiamate "buone prassi". Se non ci sono almeno alcuni di questi ingredienti la rete non esiste, rimane un contenitore vuoto di senso e di applicazione. Allora siccome in questo momento lavoro su un sistema di reti di associazioni ed enti locali che funziona e che avanza grazie al metodo, mi scoccia alquanto, quando mi capita di partecipare a progetti ideati da donne per le donne, che un progetto di rete tra donne e associazioni di donne non riesca a partire perché vengono a mancare i suoi presupposti fondamentali e cioè la condivisione di contributi, la sintesi, la diffusione di idee e soprattutto la sinergia tra le diverse componenti, che presuppongono tutta una serie di atteggiamenti a sorreggere ambiziosi obiettivi, come ad esempio rispetto dell'opinione dell'altra, inclusione delle nuove arrivate, capacità di considerare le novità emergenti da un dibattito in corso. Molte donne, purtroppo, non capiscono che si può avanzare solo se si accetta che i contributi di tutte siano sullo stesso piano. O si parte con un progetto più modesto, poche persone che lo pensano e cercano di proporlo a tante altre e realizzarlo, oppure se si chiama un progetto "La rete delle reti" (già di per sé assai pretenziosa come denominazione) e si coinvolgono centinaia di donne per costruirlo è necessario sapere che chiunque ha diritto di discutere sulle premesse in fase di fondazione e su eventuali documenti che si vogliano acquisire come manifesti. Ritorno all'incipit: è una questione di metodo. Rete non è una cosa che si produce per il solo fatto di nominarla.