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mercoledì, maggio 14, 2014

Taglio netto. E preciso.

Il mio cervello attualmente è impegnato in una serie di riflessioni sul virtuale. Quello stesso virtuale che si interseca con il reale. Con la vita di tutti i giorni. Quel virtuale che, grazie alla presenza di un pollice opponibile, ti consente di essere in collegamento con centinaia di persone che non vedi, non vedresti e non vedrai nella tua realtà di tutti i giorni. Con quelle informazioni mordi e fuggi che contraddicono in toto la tua passione per gli studi, per l'approfondimento, per le migliaia di libri che hai letto. Quelle informazioni che remano contro i cinque libri che hai sul comodino. Quelli che hai iniziato e da un po' di tempo non riesci più a terminare. Quel mordi e fuggi che provoca gelosia per un like sul post di qualcuno. Che ti fa sentire più o meno importante a seconda della popolarità che hai. E questo lo dico pur essendo io una persona "popular" nella vita reale. Una che ama stare al centro dell'attenzione. Una che sa sempre cosa dire quando è in mezzo alla gente, pur amando follemente il silenzio. Questa schizofrenia della presenza, questo sapere tutto di tutto/tutti, perché con un click googli chiunque, diventa sempre più assenza di vita. Nella mia testa almeno. Non conta più quello che sei, quello che vuoi, quello che sogni. Ma è tutto trasposto in una vita parallela. Dove raggiungi qualsiasi cosa e diventi sicuro di essa in cinque secondi. Quando per studiare Platone io ci ho messo tre anni, il primo che arriva ne sa immediatamente più di me; mentre quando fai un commento articolato senza citare siti, ma scrivendo solo parole che derivano dai tuoi studi, dalle tue conoscenze, che hai elaborato nel corso degli anni e fatto tue e sono diventate parte del tuo modo di pensare, di guardare il mondo, di analizzare e affrontare gli eventi, quel commento articolato viene immediatamente riportato al livello di saccenteria, del che cazzo ne sai tu su wikipedia c'è scritto altro. Nella vita reale una persona così io non la guardo più nemmeno. Nel virtuale queste persone si possono ignorare, si possono defolloware, si possono bannare. Ma rimane un senso di impotenza, una mancanza di riconoscimento, una ferita (virtuale anch'essa?) che rende questa schizofrenia dei rapporti portatrice di infelicità e inadeguatezza. Parlo per me ovviamente, e per il momento storico che sto vivendo. E' come se questo livellamento di conoscenze rendesse inutile tutto il percorso che ho fatto finora. 
Forse, per risolvere la questione, dovrei tagliarmi il pollice opponibile. 

lunedì, settembre 24, 2012

Cosa c'è in palEo?

Beh non c'è che dire. Il programma di storia delle elementari è inquietante assai. Praticamente in terza elementare si studia la preistoria. Si inizia con la preistoria, a Natale circa si dovrebbe fare la preistoria in maniera approfondita, per attraversare la primavera su un florilegio di preistoria fino ad approdare a giugno infarciti di preistoria. Ora, certo, abbiamo a che fare con almeno due milioni di anni se non di più. Vuoi che non serva almeno un anno di elementari per studiarli? Certo che sì! Giusto per mettere un punto chiaro su da dove veniamo chi siamo un fiorino. Nei due anni a venire si studieranno poi gli antichi, fino ad arrivare in quinta a Greci e Romani. Effettivamente l'invenzione della scrittura cambia tutto. Il mio professore di Storia delle religioni all'università ha scritto fior di libri enunciando che la storia diventa tale quando l'uomo comincia a fare una cronologia consapevole degli eventi. Eventi macroscopici tipo successioni di re o faraoni. Mica la lista della spesa. Il momento in cui l'uomo decide di mettere nero su bianco il trascorrere del tempo, ecco là che comincia la storia. E prima c'è la preistoria, quel limbo di cui abbiamo sparse testimonianze di varie tipologie, attraverso le quali si ricostruisce, anche mediante sofisticati sistemi, la cosiddetta "cultura" umana. Cioè in buona sostanza cosa mangiavano come si vestivano con chi scopavano i primi abitanti del globo terraqueo. Compresa una minima digressione sui dinosauri e le ere geologiche che piace sempre tanto ai bambini.
E noi genitori ci guardavamo tutti uno con l'altro, ah interessante la preistoria, ma il medioevo? No, il medioevo se va bene lo faranno alle medie. Così hanno il tempo di approfondire bene tutto. Alla faccia del tempo. Per me, come minimo, devono uscire dalle elementari che sanno fare correttamente una datazione col C14 altrimenti rivoglio indietro il biglietto. Solo così non sarà stato tempo sprecato! Un anno importante, questo della terza elementare. Passato a capire chi siamo e da dove veniamo. Nessuno ha avuto coraggio di chiedere informazioni sul programma di geografia, che, ipotizzo, tratterà vulcani, placche e terremoti. Intanto, in classe, risulto essere l'unico genitore in possesso delle Fiabe italiane di Calvino, nobile libro che lessi all'età di dieci anni. Che ha assunto un'aria di vissuto come pochi e rappresenta per me l'amore per la lettura, che mi ha fatto nascere con le sue meraviglie. Domani lo presto alla maestra. Le ho detto che vale come la mia vita. Deve aver cura di lui come  avrà cura dei nostri figli. Rappresenta la preistoria della mia cultura e - alla luce del programma di storia della terza elementare - forse può valere ancora qualcosa.