martedì, maggio 17, 2011
Passa di qua la solidarietà elettorale.
Ma siamo lo stesso vincitori!
Giusto una questione: quanto ci si metterà a spazzare via anche Piercasinando?
No perché la quantità di espressioni prive di senso e luoghi comuni che ha infilato stasera a Ballarò uno dietro l'altro superano ogni immaginazione!
martedì, febbraio 15, 2011
Io me lo riprendo
venerdì, aprile 16, 2010
La morte fa paura
Oggi mi è capitato di leggere un post di Gilioli sul suo blog "Piovono Rane". Riguarda la morte di Vianello. E mi è sembrato particolarmente impietoso e accanito.
Riporto qui il mio commento:
"Non capisco, Gilioli, cosa c’entri il tabù della morte. E cosa poi ci sia di male a parlare rispettosamente della morte. Non lo facciamo forse (noi che ci diciamo di sinistra) nei confronti dei morti afghani e del lavoro che, per esempio, Emergency compie tutti i giorni? La morte è morte.
E non mi pare che lei abbia fatto della satira, con questo post, come magari ha fatto Staino dopo l’incidente aereo che ha coinvolto gran parte della gerarchia polacca.
Lei si ostina a rispondere che ci si “scaglia” qui contro un monumento mediatico eretto post mortem. Ma perché? Se fosse morto – mettiamo – Berlinguer oggi, lei non avrebbe tentato un post di lodi post mortem? E sicuramente, essendo stata molto mediatizzata la sua morte all’epoca, lo sarebbe stata ancora di più oggi.
E’ come se, il giorno della sua morte, Gilioli, qualcuno scrivesse un post del tipo: quest’uomo non merita compassione perché in morte di Raimondo Vianello ha scritto un post privo di compassione e anche pervaso di inutile disprezzo.
Lei pensa che il senso di una vita si riduca a questo?
La morte è il senso di una vita, che lo vogliamo o no.
Ed il senso di una vita è quello che lasciamo.
E io credo che Vianello abbia fatto sorridere e ridere molti di noi.
Secondo me lei farebbe cosa buona e giusta a fare un passo indietro.
Perché, a volte, ci si fa più bella figura."
venerdì, novembre 28, 2008
Meno di niente
Il lavoro esiste grazie a loro. Ma non contano più.
Quattro managers decidono del destino dei poveri cristi, managers che non sono necessariamente i padroni - ribadisco - , facendo credere loro che è colpa della crisi.
E per queste decisioni si attribuiscono fior di premi.
Non ha più nemmeno senso andare a protestare fuori da una fabbrica.
Perché non è più il padrone che decide.
Io li ho seguiti i corsi per managers.
Sono robe dell'altro mondo, dove ti insegnano che i bisogni primari devono essere ampiamente soddisfatti prima di poter passare ad altro, chessò, ad una BMW.
Corsi in cui ti mettono in un gruppo per vedere se sei in grado di mettere tutti d'accordo.
Corsi in cui, se stai da parte ad osservare e poi lanci una stoccata finale che demolisce tutto l'impianto, passi per l'anarchico di turno.
Ma il manager non è altro che qualcuno che ha avuto la fortuna di avere una barca con vele forti in un mare in tempesta. E' andato avanti nonostante le intemperie e non ha nessuna intenzione di mollare il suo primato. Anche se questa vittoria ha lasciato per mare mozzi e timonieri.
Al povero marinaio va la sua riconoscenza nella misura in cui mors tua vita mea.
Il lavoro non conta più nulla.
Non produce più nulla.
Solo è ricco chi semina morte.
Giocando con la vita degli altri.
Proletari di tutto il mondo unitevi. Ma veramente questa volta.
Perché siete in tanti a non avere più niente.
Ed avere un figlio, oggi, può essere ancor meno di niente.
lunedì, gennaio 28, 2008
Utopie
Sì, lo so, lo so che non ci riesce nessuno.
Ma si nega a qualcuno una possibilità in questo paese?