giovedì, febbraio 04, 2010

Panic rum


Il panico.
Si sta scatenando nella stanza delle bambine.
In questo preciso momento.
Lui sta urlando. Fuori dai gangheri.
Loro strillano e strepitano.
Piangono anche.
E' l'effetto del nuovo letto senza sbarre.
Dell'ipotetica caduta che stanotte ci potrebbe far alzare.
Mio marito cerca di spaventare la piccola perché si spiaccichi addosso al muro e non si muova punto.
Io sto valutando che forse abbiamo fatto una stupidaggine a comprare un letto alto più di un metro perché potesse contenere un altro letto sotto.
Pensa il volo.
Quanto può fare male.

lunedì, febbraio 01, 2010

Rivangare

Ieri, in uno di quei pomeriggi deliranti passati a casa di mia sorella, abbiamo rivangato il giorno in cui mio padre è morto. Ma quelle cose che si fanno nei dettagli. Meticolosamente. Il classico lavoro certosino.
C'è da premettere che quel giorno io non c'ero. Ero a Parigi ed ero reduce da una serata di follie, a riprendermi dalla sbornia. Una di quelle serate di cui ogni attimo ti rimane fissato nella memoria per sempre e lì per lì non capisci perché.
Nell'ordine: alla festa di fine anno della mia società un mio dipendente mi aveva massaggiato i piedi, avevo dimenato le mie chiappe sulla pista come una matta, avevo cantato dal palco, con occhio di bue puntato, "Nessuno mi può giudicare" della Caselli, puntando il dito sulla mia capa (non sulla mia testa, ma sulla persona della mia diretta responsabile, verso la quale all'epoca avevo molte recriminazioni), e bevuto di conseguenza. Ricordo ancora che la mia società aveva affittato una sala nel ristorante "La Coupole" uno dei più noti di Parigi. Alle tre di notte ed ogni ora a seguire, poi, mi aveva chiamato la moglie del mio collega scapestrato, per sapere se avevo sue notizie visto che non tornato a casa né rispondeva al cellulare. La mattina dopo io avevo il giorno libero. Il mio collega non si presenta in ufficio e la moglie continua a bersagliarmi di telefonate. Poi ho scoperto che era andato a dormire da un'altra collega e aveva deciso di lasciare la moglie. Diciamo quindi una serata coi fiocchi.
Quel giorno, quindi, ero piuttosto malconcia. Per non dire assolutamente ko.
E quando mia sorella mi ha chiamato per dirmi che mio padre aveva avuto un infarto, forse né lei, né tantomeno io, avevamo realizzato la gravità della situazione.
Poi, ieri, come altre ducento volte nel corso di questi 9 anni, ho fatto ripetere a mia sorella per filo e per segno cosa ha fatto quel giorno, cosa diceva papà, cosa diceva mamma, cosa dicevano i medici. Ma tanto so che la prossima volta le chiederò la stessa identica cosa. Perché ogni volta sembra chiaro, ma sempre incomprensibile. E ogni volta si aggiunge un piccolo dettaglio. Questa volta era l'autocritica di mia sorella. Che non si è accorta che la situazione era grave e quindi non mi ha detto di prendere subito l'aereo. Ha detto che faceva autocritica. Io l'ho fatta anche un po' sentire in colpa: eh certo se tu mi avessi detto chiaramente come stavano le cose io avrei preso il primo aereo e forse sarei arrivata a Roma in tempo almeno per dirgli addio.
Tanto so che non ce l'avrei fatta. Papà è morto velocemente, per non essere di peso a nessuno. Imprevedibile come mai lo era stato nella sua vita.
Allora - dicevo - noi siamo una famiglia di rivangatori. Noi rivanghiamo e rivanghiamo il passato nelle sue mille sfaccettature. Ci piace rimestare, farci un piantarello, ridere tra le lacrime.
Ma, dico io, non è molto più sano ed efficace questo di una psicanalisi?

martedì, gennaio 26, 2010

Throw it away

La mia questione di oggi è questa: come fa un medico (che si presume persona competente in materia delle cure di prossimità ad un neonato, e se non lui, chi?) a consigliare ad una puerpera, che ha partorito da quattro giorni - solo perché ha la febbre, i capezzoli doloranti, il seno gonfio ed è sotto antibiotici (dati da lui, ovviamente) - di tirarsi il latte e buttarlo? Oltre, ovviamente, a cominciare a dare alla figlia latte artificiale.
Il latte materno è preziosissimo! Con quale coscienza e fedeltà al giuramento d'Ippocrate si può scientemente invitare una donna a buttarlo?
E comincio a pensare che sia un complotto che inizia dall'ospedale. Nessuno ti insegna ad allattare o a cambiare un pannolino o a non far scambiare al bimbo il giorno con la notte (e ci sono le puericultrici all'uopo in ogni ospedale, in grado di dare consigli che spesso per pigrizia, per mancanza di tempo o di strutture adatte, non vengono dati). E allora, finché sei in ospedale, se hai la fortuna di aver scelto il rooming in, puoi sperare che tuo/a figlio/a si attacchi al seno come meglio crede e nella maniera giusta, prendendoti tutto il tempo per sperimentare, senza che il neonato sia nutrito nella nursery a glucosio o latte in polvere. Poi, quando torni a casa e vai dal pediatra, spesso, alla prima difficoltà (e di difficoltà ce ne sono, questo è certo: perdita di peso, inappetenza soprattutto) ti viene suggerita l'aggiunta di latte in polvere. E poi, dopo l'aggiunta di latte, ti viene consigliato di smettere e cominciare lo svezzamento a tre mesi. E se una madre si oppone, è durissimo andare avanti. Allora devi avere delle certezze incrollabili. Una grossa fiducia in te stessa e nella tua missione in quel momento. Perché - poche storie! - allattare un figlio è una missione, spesso accidentata. Diventa una cosa piacevole dopo che tutto è rientrato nella norma, si sono creati dei ritmi e fisicamente ci si è riprese dal parto. Ma per i ritmi c'è bisogno di tempo e pazienza. Tantissime sono le cose da imparare quando nasce un figlio. Ma poche sono le persone disposte ad insegnare, pur avendone tutte le qualifiche. E allora, in questo limbo che è il primo periodo di vita di un bimbo, le scelte di una madre e dell'ambiente circostante che la supporta sono importantissime per il benessere del bambino. Non dimentichiamolo. Uno scatto di palle si può avere di fronte ad un medico che ci chiede di smettere di allattare perché prendiamo antibiotici. E soprattutto ci consiglia di buttarlo, quel latte.

venerdì, gennaio 22, 2010

Sbriciolamenti

L'implosione della mia casa ha rimestato nel torbido delle mie pulsioni omicide.
In questo periodo le mie figlie fanno lo sciopero della colazione. Cioè possono stare anche un'ora e mezza con la tazza di latte davanti, traccheggiare (come dicono a Roma) non bevendo nemmeno un goccino e quando sono fortunata non rovesciandola, ma sbriciolando sistematicamente qualsiasi cosa edibile alla portata delle loro dolci manine: corn flakes, fette biscottate, pane, biscotti.
Quando tutti e tre, la grande, la piccola e il loro papà, escono da quella porta io mi ritrovo sola con un tappeto di briciole.
Ecco, questa storia delle briciole proprio non si riesce a risolvere. Non si riesce a sensibilizzare la prole su questo punto. A loro scivola (appunto!) addosso. A me invece la briciola mi rimesta il sangue. Farà parte di quella stupida fobia che avevo da piccola, riguardo le cose piccolissime simili ad insettini (che magari erano solo acari giganti oppure io ero già cecata ed era semplicemente il mondo intorno a me), ma queste briciole dovunque mi stressano assai.
Ma il peggio sapete qual è? E' che mia madre, l'altro giorno, osservando col suo occhio critico la situazione, lei che non si ricorda nulla di quando eravamo piccole per una sorta di rimozione cosmica, proprio lei sentenziava: "Anche tu eri così. E c'hai beccato un sacco di botte!".

martedì, gennaio 19, 2010

Inibitorio

Sono una donna fortunata.
Ieri sono stata la prima ad entrare in sala operatoria, il che ha i suoi vantaggi.
Primo: i medici sono freschi e non hanno mani tremolanti, sono simpatici, hanno appena fatto colazione e rimane loro dentro quel cucchiaino di zucchero di cui noi pazienti affidati alle loro cure abbiamo tanto bisogno.
Secondo: il personale paramedico ha appena attaccato il turno, tutti hanno delle cuffiette che rischiano di farli passare per medici e ciò li riempie di felicità e dà un senso più alto al loro lavoro. Essere scambiati per anestesista è comunque lusinghiero. Foss'anche da una mezza cecata come me che senza occhiali non vede (ovviamente!) ma non capisce neanche nulla degli eventi che si dipanano intorno a lei.
Terzo: devi essere operata tu perché abbiano inizio le danze. E questa, signori miei resta una verità incontrovertibile.
Però può anche capitare che l'anestesista sia malato e che tutto l'ospedale si attivi a cercarne uno disponibile. Può anche capitare che il chirurgo debba aspettare l'anestesista e per non saper che fare ti legga tutte le clausole della privacy discutendole amabilmente, così, tanto per passare il tempo.
E poi, dopo tutto ciò, è chiaro che tu ti risvegli dall'anestesia urlando che il medico è bellissimo e cantando tutto il repertorio di Baglioni tipo: "E' domenica mattiiina si è svegliaaato già il mercatooo!".
Se rinasco faccio l'anestesista.
La questione della caduta dei freni inibitori mi attira un sacco.

giovedì, gennaio 14, 2010

Hospital in a winter day.

Allora oggi, per non saper che fare, mi sono recata in ospedale a fare tutta una serie di esami propedeutici per un'operazioncina da nulla che lunedì la mia gamba sinistra sosterrà in "day surgery" come chiamano adesso gli interventi ambulatoriali. Allora rispetto all'anno scorso che avevo fatto la gamba destra la location è cambiata non poco poiché l'ospedalozzo si è rinfrescato i connotati i dirigenti hanno voluto fare manifestamente gli sboroni costruendo un C.U.P. nuovo di zecca che funziona che non bisogna più aspettare ore per pagare (cioè ma vi rendete conto della distorsione? aspettare ore per pagare soldi ad un ente pubblico?) che c'ha dei posaceneri nel cortile grossi come il leone di pelouche di mia figlia o che comunque ne occupano sicuramente la stessa cubatura che c'ha luci sgargianti e che anche il nome del reparto di day hospital hanno cambiato che assona molto col "sor pampurio" d'infantile mia memoria e che sembra bello e divertente poi però ti rendi conto che il sor pampurio ti lascia aspettare ore di fronte alla porta d'uscita sul freddo gelido che si apre ogni 5 secondi e che non è una di quelle porte scorrevoli che si aprono a peso ed ho scoperto che vanno a peso perché una volta la mia povera figliola è rimasta chiusa nello spazio tra le due porte scorrevoli dell'uscita perché era troppo leggera per fare aprire la seconda e io non sapevo cosa fare per attirare l'attenzione di qualche addetto del negozio perché incidentalmente l'avevo preceduta e mi trovavo fuori del negozio peraltro sotto un diluvio universale senza ombrello e senza tettoia sbracciandomi all'indirizzo della cassiera tutta intenta al suo lavoro e non potevo nemmeno entrare nel negozio con la paura che poi qualcuno uscisse e mi portasse via la mia figlioletta insomma una situazione da incubo che mi ha fatto scoprire che le porte scorrevoli funzionano a peso (e non è bene accetta la battuta che coi miei chili si apre per forza) dicevo insomma che al sor pampurio la porta è quella dell'uscita di emergenza con maniglione antipanico utilizzata come accesso principale al C.U.P. con un viavai di gente incredibile e peraltro ho visto in quattro ore una varietà di umanità indescrivibile brutti bellissimi vecchi stravecchi mamme con neonati e padri isterici con in testa un cappello con la piuma e un bambino in una carrozzina imbacuccato che peggio di un eschimese fuori dalla porta del suo igloo zoppi ingessati bambini con arti rotti e stampelle fare quattro volte lo stesso percorso gente che usciva a fumare utilizzando il posacenere grande come l'orso di mia figlia che poi mi sono sempre chiesta come fanno a svuotarli quei posaceneri con tutta la sabbia dentro ci sta forse una paletta speciale? e poi oggi l'ho scoperto: fanno il vaso profondissimo e portano via sabbia e sigarette poco per volta svuotando e poi riempiendo di nuovo senza soluzione di continuità e oggi era al livello più basso per cui mi sono dovuta abbassare praticamente a 135 gradi per riuscire a spegnere la sigaretta ho poi parlato con un'infinità di persone ho riempito moduli con le malattie pregresse ad almeno quattro vecchi perché il day hospital è un po' come il fai da te ti danno dei moduli da riempire e se non hai penna e occhiali e magari hai qualche annetto di troppo come è il caso della maggior parte delle persone a chirurgia vascolare allora sei proprio fregato e come fai se non c'è la martello che ti riempie il modulo tipo ce l'ha mai avuta la gotta? l'ipertensione? l'arteriosclerosi? dorme bene? tachicardia? si sveglia con l'affanno? quanti cuscini usa per dormire? usa i preservativi oppure ogino? (quest'ultima era una battuta ma il livello era veramente personalissimo e imbarazzante a trattare con emeriti estranei) tanto che un tizio dopo la mezz'ora che ci abbiamo impiegato a riempire la sua cartella mi voleva pure offrire un caffè, nella fattispecie lui (presumo ultrasessantenne) mi aveva appena risposto a delle domande riguardanti l'intimità di suo fratello ottantenne insomma praticamente il delirio ma io ho vissuto anche il mio momento di gloria durante il colloquio con l'anestesista che mi ha accolto stringendomi la mano (cosa assolutamente singolare) e dicendomi che la mia personale cartella era stata da me riempita superbene, in maniera assolutamente accurata e che forse potevasi dare il caso che ero una collega medico no mi spiace caro sono solo una con un'intelligenza media anche per certi versi sotto la media che ha risposto accuratamente a tutte le domande e che si trova a ricordare il nome esatto dei tre interventi da lei subiti (tra cui 2 cesarei) sicché voglio dire non è che sia proprio un merito straordinario....ma tant'è, mi becco i complimenti e per lunedì mi devo presentare con le pudenda depilate, integralmente mi raccomando! - mi ha detto l'infermiera. Topa al vento, come si suol dire.

lunedì, gennaio 11, 2010

NotiziONE

Oggi al TG dell'ora di pranzo Mister B. snocciolava barzellette su statuette in faccia. Il succo era che se le prendono cani e porci (oh, l'ha detto lui!). E giù a ridere (sempre lui).
Poi veniva data così, en passant, la notizia che Englaro era stato prosciolto da tutte le accuse di omicidio colposo. E non un giornalista (o un politico, perché no?) che abbia sentito il bisogno di fare una dichiarazione di scuse per il massacro mediatico cui quest'uomo e la sua famiglia sono stati sottoposti.
Gli stessi giornalisti che ci vogliono far credere che a qualcuno importi che i braccianti africani siano andati via da Rosarno. E poi, tutte quelle arance a marcire sugli alberi. E nessuno dice che i coltivatori guadagnano di più a tenerle a marcire che a raccoglierle e rivenderle.
E intanto noi, al mercato, possiamo comprare "arance non trattate" rigorosamente provenienti dalla Calabria oppure "arance" che non si sa cosa abbiano sopra.
Poi ieri è morto Mano Solo e oggi Eric Rohmer.
Ma in compenso su Raidue stasera Craxi è un eroe.
A rischio di sembrare oscena, datemi una lametta che mi taglio una vena.

sabato, gennaio 09, 2010

Qualcuno abbia pietà del pianeta Italia

Adesso mettiamo anche un tetto alla presenza degli stranieri nelle classi italiane, ma non per razzismo, no, per favorire l'integrazione.
S'è rivoltato lo munno.
Veramente.
Così si evitano le classi ghetto.
Che razza di concetto è codesto?
Classi ghetto per gli italiani invasi da stranieri, o per gli stranieri emarginati dagli italiani?
Non si capisce ghetto per chi.
E come diceva una preside al Tg, chi sono gli stranieri?
Anche gli adottati?
O solo quelli col colore della pelle diverso o che provengono da paesi europei desinenti in -IA?

giovedì, gennaio 07, 2010

Couples

Lei è bella, perfetta in tutto e per tutto, adorabile e adorata dai suoi figli, cucina divinamente, si veste ancora meglio; lui è belloccio, sempre superimpegnato sul lavoro, dedica alla moglie e i figli i giorni comandati.
Lei è una donna burrosa, capelli rossi, lineamenti antichi, restauratrice, spiritosa e autoironica quanto basta per non soccombere a lui, uomo maturo, navigato, onniscente ed anche un po' sfuggente, con un non so che di solitario che non guasta.
Lei è atletica ma non eccessivamente magra, simpatica, ironica, presa dai suoi tre figli il giusto e non troppo, vagamente ossessionata dai soldi nel senso che cerca in tutti i modi di risparmiare ma sempre con l'idea positiva del riciclo; lui è un compositore, svagato quel tanto che basta per mantenere un'aria chic-trasandata, ma più perché si è veramente dimenticato di pettinarsi che non per questione di look.
Lei è simpatica, iperattiva, ha sempre una soluzione per tutto, lei è la problem solving per eccellenza, autorevole donna in carriera ma con un solido interesse per la famiglia che segue e comanda a bacchetta, anche a distanza; lui è schivo, orso, ascolta molto la radio, meglio se parlano gli altri, ma quando apre bocca son cavoli, pregno di senso, una parola è poca due son troppe, ha le mani d'oro, è il bricoleur per eccellenza, il re mida del fai da te, trasforma in gioiello anche la merda di vacca, e con estrema modestia.
Lei è ironica, a volte troppo, mantiene sempre una sorta di distacco super partes, adora però essere al centro dell'attenzione, avere l'ultima parola su tutto, manifesta spesso e volentieri desiderio di evasione; lui adora la musica, più psichedelica è meglio è, è molto preso dal suo lavoro ma è anche molto coinvolto dalla vita familiare, adorato dai bambini piace molto anche alle mamme.
Lei è intraprendente, solare, salutista e salutare, fa sempre molti progetti; lui è il classico uomo affidabile, spalle grosse, idee produttive, porta sempre a termine ciò che inizia.

Queste sono le coppie che mi circondano.
Ci sono anch'io là in mezzo
. Questa varietà mi piace. Mi solletica l'immaginazione.

martedì, gennaio 05, 2010

Regalatevi a natale

Secondo voi, quando vi regalano il vero ciaffo, quel regalo orrendo che giacerà inevitabilmente nel fondo dei vostri armadi perché la persona che ve l'ha regalato è troppo vicina per avere il coraggio di gettarlo direttamente nella spazzatura, nella fattispecie un vaso di materiale non meglio identificato (mio marito sostiene di legno, e bisogna dargli credito perché nel sangue ha grossomodo gli stessi geni del donatore), vaso enorme, in forma ovoidale schiacciata, nero dorato marrone, secondo voi - dicevo - si è obbligati a tirarlo fuori nel caso il donatore si presenti a casa vostra con un mazzo di fiori?
Non è forse legittimo questo interrogativo?
Cosa vince?
Educazione o disgusto?
Gentilezza o raccapriccio?

domenica, gennaio 03, 2010

Scordarella

Non faccio propositi per il 2010.
Tanto quando è dicembre me li sono dimenticati.

mercoledì, dicembre 30, 2009

zero dieci

E poi un giorno ti svegli e devi cominciare da zero.
Costretta a citare Bennato. E' tutto dire.
Sai quel giorno, quello della resa dei conti, quello che in qualche modo in fondo al tuo cuore hai sempre sperato arrivasse perché la sospensione del giudizio non è di questo mondo e chi di caldarrostate in faccia ferisce di caldarrostate in faccia perisce, quel giorno che hai anche sperato non arrivasse mai perché meglio che il fuoco resti sotto la sua cenere, quel giorno che avevi cancellato dal calendario con la certezza che nessuno l'avrebbe stampato mai più.
Tutto torna, siore e siori.
Tutti i nodi vengono al pettine e tutti i parquet hanno bisogno delle loro pattine.
Ed il mio augurio per questo 2010 che arranca è che i capelli siano ben spicciati. I miei capelli sono ricci. I capelli delle mie figlie sono ricci. E ogni riccio è un capriccio, ma anche un nodo.
Io nel 2010 snodo.
E tu?

mercoledì, dicembre 16, 2009

Questioni di stilettate, ma sempre con classe.

E' stato terribile accorgersi di aver messo il sale invece dello zucchero sulla torta di compleanno di my husband.
Ma io non mi butto mica giù. Mercoledì vado in una SPA (per chi non sapesse cos'è, ha perso un'occasione). Perché ho un'urgenza.
La mia consuocera (la mamma del fidanzato di mia figlia) è troppo perfetta. Lei ha sempre lo smalto rosso. E non è mai sbeccato. Lei è sempre fresca di trucco e parrucco. Sempre con scarpe vestiti borse all'ultima moda. Lei corre quattro chilometri al giorno per potersi mangiare un godurioso tramezzino da almeno mille calorie. Lei non si può non notarla. Certo anche a me non si può non notarmi. Infatti la mamma di un compagnuccio che ci aveva invitato al suo compleanno sabato pomeriggio mi ha fatto notare come la mia splendida collana nuova dei quarant'anni oggettino esclusivo niente male da me indossato con completo di vestitino nero e stivalone con la non chalance di una gattina in calore, quella collana - insomma - non l'avrebbe mai vista su di me. Ma come caxxo ti permetti IO che sono la statuarietà fatta persona un metro e ottantatre di morbidezza solo perché non mi trucco per andare fuori scuola a prendere mia figlia non significa che non sappia come rendere il mio corpicione allettante seppure ad una festicciola della scuola materna! Certo mai al pari della mia consuocera, ma ad ognuno i suoi talenti.
E per vendicarmi dirò: mamma del festeggiato, si vedeva la panciera sotto il tuo vestito attillato!

giovedì, dicembre 10, 2009

Qui babbo natale, rispondete terra.

Sono indubitabilmente presa da mille cosette natalizie. Nonostante la mia idiosincrasia per codesta festa.
Ma con due figlie non scampi.
Alle 2 recite.
Al mercatino di natale.
Alle letterine per babbo natale.
Al panico di inadeguatezza a far fronte a tutte le richieste che possono venire da una testolina di bimba.
Cioè secondo loro babbo natale porta tutto.
E l'altro danno che il digitale ha fatto è stato presentare al popolo infantile il mondo della pubblicità. Dal quale ero riuscita finora a tenere lontane le mie figlie e che ora, sotto strenne natalizie, esce fuori in tutta la sua virulenza.
E' vero che i bambini hanno sicuramente più neuroni di noi e tutta la vita davanti. Ma perché sprecarli a ricordare tutti i testi delle pubblicità?
E' solo colpa TUA, direte voi.
In parte sarà sicuramente così.
Ma credo che il processo di (AN)alfabetizzazione pubblicitaria sia, nel mondo contemporaneo, praticamente inarrestabile.
Io mi posso pure opporrre a tante cose, come all'uso del computer, come all'esposizione eccessiva alla televisione, ma presto io stessa (come pure le mie figlie) sarò sommersa da quintali di materiali "tossici" per cui la mia lotta attuale non sarà servita a nulla. E andare a vendere giochi usati nella piazza del paese in cui vivo sarà ritenuto un lavoro da vecchi babbioni. Se esisterà ancora il mercato. Semplicemente i giocattoli usati saranno risucchiati da un tubo nero o non ci saranno proprio più giocattoli, ma solo la loro idea. E non "platonicamente" parlando.

Mi sono riletta.
Non si capisce una mazza. Ne convengo.

lunedì, novembre 30, 2009

Anni Sessanta

Noi che siamo gli ultimi nati degli anni sessanta
noi che abbiamo ancora foto in bianco e nero, per non parlare dei ricordi
noi che i quattro telecomandi della televisione in questo momento ci ricordano l'interruttore unico del primo schermo che entrò in casa e ci creano un senso di incazzatura senza fine
noi che abbiamo fatto figli tardi perché prima ce la siamo spassata
noi che quando ce la spassavamo i figli non ci sono mai passati nemmeno per l'anticamera del cervello
noi che ci sentiamo vecchi quando parliamo con qualcuno di trent'anni, imbiancati con qualcuno di venti e chiaramente matusa con qualcuno di quindici
noi che chiudiamo la luce quando usciamo da una stanza perché i nostri genitori hanno fatto la guerra
noi che sappiamo a memoria le canzoni di Guccini ed ognuna è una fitta al cuore
noi che ci emozioniamo davanti al Gattopardo
noi che ancora piangiamo per amore, per dolore, per felicità
noi che la moralità è ancora una parola di senso compiuto
noi che sappiamo che la meringa non si fa col tuorlo, ma non per questo è meno buona
noi che domani, tra meno di due ore, avremo quarant'anni
noi siamo ancora e sempre qui a cantare braccobaldosciò.

martedì, novembre 17, 2009

Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore....

Sono sotto choc. Certo, direte voi, a quarant'anni si comincia a vedere tutto nero. Ma in realtà io sono sotto choc perché, durante la raccolta delle olive, il ventitreenne ormonale palestrato si è lasciato andare a confidenze oltremodo inquietanti per la vita ormai monastica che conduco da alcuni anni. Lui sostiene che moltissime ragazze universitarie per arrotondare - diciamo così - il loro bilancio, concedono i loro corpi a pagamento agli ormonali studenti riccastri, che vedono nel sesso a pagamento (con studentesse prostitute o trans, a loro piacimento, e con il complemento di droga e alcol) la soluzione (finale) ai problemi della coppia. Grossomodo le cose stanno così: sai quanti soldi ti costerà una donna solo se la paghi per avere rapporti con lei. Altrimenti son legnate. Come se non bastasse, mi ha chiesto se avevo qualche amica quarantenne che volesse pagare per avere rapporti sessuali con lui. Questa è la filosofia degli anni duemila, signori e signore! Mica come noi che ci innamoravamo di uno sguardo che magari non era nemmeno diretto a noi. Noi che siamo cresciute con l'idea del principe azzurro che ci avrebbe preso tra le sue braccia, noi che in cinque giorni abbiamo deciso di rivoluzionare la nostra vita per amore, noi che ricordiamo tutti i dettagli delle nostre storie importanti, che li serbiamo nel nostro cuore e che non ci sogneremmo mai di andare a spifferarli ad un semisconosciuto mentre incidentalmente ci troviamo sotto lo stesso ulivo, noi che ci hanno insegnato a rispettare il nostro corpo, noi che ci siamo sballate finché è stato il tempo e poi abbiamo messo la testa a posto, noi che sappiamo darci un limite, noi che conosciamo il valore dei soldi e sappiamo che non è facile averne e se è facile c'è il trucco, noi che siamo donne con le palle dove glieli mettiamo i soldi a quelli così?

giovedì, novembre 12, 2009

Cosa non si fa per la cultura

Vedi, voglio dire, che a quarant'anni si può essere molto più riflessivi che a ventitre e che ieri mentre facevo le olive nei campi di mio cognato, il suo nipotino ventitreenne pischello fighetto con la fissa degli addominali in balia dei suoi ormoni è praticamente precipitato dalla cintola in giù dentro ad una buca di rovi urlando ahia il culo le spine nel culo! e lo vedi che la quarantenne alle prime armi con le olive non ci è caduta dentro al rovo e sono fiera di me che con la schiena dolorante al mattino mi son detta io ci vado lo stesso a fare le olive, peggio di così non potrei stare e la sera indubbiamente con la schiena stavo meglio ma mi faceva male tutto il resto e mi sono anche stirata tre lavatrici di vestiti piccoli così, operazione del tutto inutile visto il tempo che questi vestiti vengono indossati dalle mie figlie - il tempo di una sbrodolata per capirci - cioè ha senso stirare le camicie i pantaloni i golf le lenzuola, che tutto sommato hanno una durata ragionevole sul corpo umano o sul nostro talamo, ma i vestiti delle bambine è un suicidio nonché una follia dopo una giornata di olive e non contenta oggi pomeriggio mi sono ficcata in un ginepraio ancor più irto di pericoli perché mi sono messa in casa sei ragazzini urlanti più due madri più mio marito che ormai staziona incollato al suo pc inossidabile presenza e me li sono messi in casa per cominciare a preparare le palle dell'albero di natale da vendere al mercatino di natale organizzato dalla classe della mia figliuola più grande palle che dovrebbero essere dei lavoretti fatti dai nostri figli la cui base è fatta da un palloncino gonfiato e chiuso e ricoperto d'infinite pennellate di collllla vinilica, sì proprio quella, su foglietti di carta velina, il tutto dovrebbe seccare e indurire e consentire ai nostri figli di attaccarci sopra infiniti brillantini, la pace della massaia felice insomma e dovranno pure ritornare perché l'indurimento non è istantaneo ma può durare dei giorni, e non contenta ho offerto loro oltre ad una succulenta merenda anche una lauta cena serale...ecco allora dopo due giorni così penso di essermi proprio guadagnata la pagnotta anche se più che la pagnotta mi piacerebbe guadagnarmi una serata in pace al cinema. Da sola.

sabato, novembre 07, 2009

Time goes by

Tra meno di un mese avrò quarant'anni.
E ho detto tutto.
Poi la mia compagna di liceo mi ha detto che ne dimostro almeno cinque di meno.
La mia schiena mi dice che ne dimostro almeno cinque di più.
Il mio cervello che ormai sono vecchia decrepita.
E il mio specchio sragiona quando mi vede.

giovedì, ottobre 22, 2009

Le piccole cose

Potrà sembrare anodino, ma anch'io ho una famiglia di provenienza e non solo quella di cui parlo abitualmente. Famiglia di provenienza variegata, mio padre era un paesano, figlio di un ricco commerciante di carni e di cavalli e di una madre sempre poco nominata, probabilmente molto alle prese con i suoi sette figli. Mio padre non ha mai sofferto la fame durante la guerra. Ma mio padre ha anche rinunciato a tutta la sua eredità per non dover litigare con i fratelli. E' l'unico ad aver studiato nella sua famiglia, il dottore, lo chiamavano quando arrivava al paese. Prete mancato, raccontava sempre lui. Una memoria elefantiaca per qualsiasi nozione avesse mai sfiorato i suoi neuroni. Con lui non c'era storia. La Divina Commedia a memoria. Tutta. E non si dimenticava mai di niente. Mi perseguitava se mi scordavo di prendere una medicina, se non gli davo subito lo statino dopo aver sostenuto un esame all'università, se non mettevo le mie chiavi di casa nello svuotatasche all'ingresso un secondo dopo essere entrata. Teneva tutto sotto controllo. Praticamente un segugio.
Mia madre è figlia di un funzionario dell'aeronautica e di una madre molto presente. Ha cominciato a lavorare all'età di 17 anni, e già da tempo infilava perline. Orfana con tre sorelle, si è rimboccata le maniche da giovanissima. Una con le palle. Una che ha visto tante cose nella vita, una di quelle che non la freghi, che ha un'opinione (spesso giusta) su tutto. La guerra in povertà e stenti, una sorella malata di sclerosi a placche per 23 anni, per cui assistenza, preoccupazioni ma anche gioia nella malattia, due sorelle morte di tumore a due mesi di distanza l'una dall'altra, una famiglia di base sterminata. Tutto quello che la mia famiglia ha avuto se l'è guadagnato. Mia madre adesso fa una vita da signora benestante. Ma io credo che se la sia profondamente e giustamente meritata. Mio padre si è goduto qualche anno di pensione e poi ci ha lasciato in punta di piedi, senza disturbare, con la classe di sempre, in una sera di quasi estate. Senza avere la fortuna di vedere i suoi nipoti, di godere del giusto coronamento di un'esistenza, di un'esistenza normale, senza sgarri, morigerata ma al tempo stesso consapevole della ricchezza della vita e della fortuna di esserci, qui ed ora. Mio padre non ha mai lasciato niente nel piatto. Anche se non ha mai sofferto la fame. Erano altri tempi. Altre tempre.
Una vita è fatta così. Di cose semplici ma gustose, di incidenti e gloria, di sofferenza e stupore. Lo stupore di vedere l'allegria negli occhi di una persona costretta su una sedia a rotelle. Lo stupore del giornalaio nel vedere mio padre che la domenica comprava "Il Tempo" e "Lotta continua", perché alla cognata comunista portava il giornale insieme alla colazione, nei giorni di festa. Lo stupore attenuato della sigla del TG delle venti, tutti zitti per ordine superiore e guai a chi respirava perché lì si faceva la storia. Mio padre chiamava mia madre "tutto in fretta e fatto bene". Mia madre usava mio padre come un bastone per sorreggersi. Queste piccole cose fanno una famiglia. Fanno quello che noi siamo. Nella famiglia che poi creiamo. Con i nostri mariti che vengono da un'altra famiglia. In cui ci sono altre piccole cose. E la vita va avanti. Così. Con tante piccole cose piene di significato.

giovedì, ottobre 08, 2009

Un'offesa val bene, anzi troppo.

Donne tirate fuori le palle quelle palle che c'avete dentro né più né meno di un maschio cacciatele fuori e non permettete che questi machi della domenica che per eccitarsi hanno bisogno di donne giovani e turgide altrimenti non gli si rizza manco morti dediti a pratiche sessuali che li giustificherebbero a disprezzare qualsiasi donna non corrisponda al loro bieco ideale non permettete che vi offendano sessualmente tirate fuori le palle donne e difendete il vostro onore difendete il fatto che si deve poter discutere senza tirare in ballo la bellezza senza essere top model e invece usando solo ed esclusivamente il cervello anche se in questo mondo di ladri di identità di figa di soldi di futuro il cervello non conta un'emerita cippa allora tirate fuori le palle se non conta il cervello a colpi di palle li butterete giù quei sepolccri imbiancati che non hanno argomenti oltre l'insulto dichiaratamente sessuale per sminuire talenti che loro non si sognano nemmeno lontanamente di avere.

Tiriamo fuori le palle e vediamo chi ce l'ha più grosse.

giovedì, settembre 24, 2009

Le rughe del tempo solcheranno anche la vostra fronte, e allora saranno cavoli

Venticinque minuti di culi, tette e labbra riassumono egregiamente la condizione della donna postmoderna così come è attualmente concepita, veicolata e mostrata dai media.
Ci vogliono far credere che le donne hanno paura di invecchiare, hanno paura che il tempo passi, hanno paura di non essere all'altezza. E allora giù col silicone per mostrare che turgida e soda è meglio di quella ruga che mi spunta agli angoli della bocca, il cui solco si ingrandisce giorno dopo giorno.
E non se ne abbiano a male le donne potenti, loro che pensano di potersi lasciare andare alle ingiurie del tempo. E' solo un gioco, chiediamo scusa se fate schifo da vecchie e abbiamo deciso di farvelo notare. Lo sappiamo, non è politically correct, ma in fondo bastano due scuse e tutto torna come prima. Fino alla prossima ruga.

martedì, settembre 22, 2009

Cose di famiglia

IO (a telefono con mio cugino): "Senti, non prendermi per matta eh, ma io volevo chiederti una cosa, sai tu sei più grande, ti ricordi più cose...non è che per caso sai dirmi la data esatta della morte di nostro nonno, sai, sto ricostruendo il nostro albero genealogico e da qualche parte devo cominciare..."
MIO CUGINO (visibilmente sorpreso): "Mah, veramente io non saprei...."
IO: "Dai, prova a sforzarti la memoria, devo ricostruire gli eventi importanti della nostra famiglia per fare il nostro genosociogramma, sai una roba che serve per vedere se le malattie importanti vengono alle persone in occasione di ricorrenze o anniversari di altre morti in famiglia".
MIO CUGINO (pensando sicuramente questa è matta e probabilmente toccandosi): "La prossima volta che vado al cimitero ti ci guardo eh."

martedì, settembre 15, 2009

Educazione civica

Io canto:

"O che bel castello, marcondirondirondello
o che bel castello marcondirondirondà

E' più bello il nostro marcondirondirondello
E' più bello il nostro marcondirondirondà

Noi lo bruceremo marcondirondirondello
Noi lo bruceremo marcondirondirondà"

Mia figlia (5 anni): "Ammazza che cattivi!".

martedì, settembre 08, 2009

Serendip

Il libro che sto traducendo parla di serendipità, parla di cure per il cancro o altre malattie allo stadio terminale, parla di blinis e caviale rosso.
Cosa c'è in comune tra tutte queste cose?
Non lo so. Non lo voglio sapere. Non mi pagano per questo.
So solo che mi piacerebbe avere qualche serendipitoso numero da giocare al lotto.
Così, tanto per lasciare un po' le cose al caso.

sabato, settembre 05, 2009

Paura??????

E usatela quell'immaginazione, invece di stare sempre a guardare tette e culi delle veline e allora immaginate un essere superiore, superiore nel senso che misura un metro e ottantatre per dieci chili di meno dell'ultima volta ma sempre anta chili con un fettone numero quarantatre e incidentalmente questo essere si trova ad essere donna lo si deduce principalmente dal suo sederone insomma quest'essere (che molto casualmente sono IO) immaginatelo alle prese con un volatile sporco e puzzolente che risponde al nome di "piccione delle abitazioni" quel simpatico amico che tutti abbiamo al piano di sopra, che stende veli (matasse) di defecazioni sul NOSTRO territorio che si fa beffa dei nostri divieti dei nostri paletti delle nostre grida orbene mentre ieri rifacevo le sponde del talamo nuziale alzo la capocciona e ti vedo un esemplare di suddetta specie tutto intento a gironzolare nella mia stanza l'effetto su di me è devastante comincio ad urlare come un'oca impazzita dimenando le braccia le coscione e tutto il resto e quando mi rendo conto dell'impossibilità di far uscire codesto animale dalla finestra a causa di una fastidiosissima (in questo caso) zanzariera decido di scappare io per ricorrere all'aiuto del mio coniuge intento a sbranare la sua colazione ma questa corsa troppo mi costa perché il piedone mi si inciampa nella mia stessa ciabatta srotolandola via dal mio arto e lasciandomi scalza e dolorante per il frazionamento del mio dito in mille particole che durante la giornata di ieri ha passato tutti i colori dell'arcobaleno e ora si è fermato su un nero pece poco confortante e soprattutto molto doloroso ma la cosa più impressionante è che l'oca impazzita ha talmente fatto impaurire il piccione cagatore che esso si era sistemato tra il mio comodino e il muro impossibile farlo spostare di un centimetro il resto non so, mio marito si è fatto carico del respingimento all'aria pura mentre la mia figlia piccola urlava impazzita: "Cione...pura!" (Piccione, paura) e io nascosta in angolo fiottavo lacrime dagli oculi.

venerdì, agosto 28, 2009

Fisico tonico in mente obnubilata

Funziona tutto.
Tutto al posto giusto.
Tornare a farsi la doccia nel proprio bagno, come dice mio marito, è la cosa migliore (avendo il tempo per farsela, la doccia - dico io).
Sto lavorando alla traduzione di un libro dal francese.
E meno male che c'è internet. Perché se dovesse bastarmi il mio vecchio dizionario Boch avrei parecchie gatte da pelare.
E vorrei lasciarvi con la teoria principe del libro, che secondo me vale come un tesoro, lapalissianamente parlando - intendo:

La vita vale la pena di essere vissuta bene.

Concetto diffusamente argomentato lungo tutta l'opera, che però mi lascia un che di sapore amaro in bocca per come la mia sta inesorabilmente passando senza che io abbia mai pensato troppo a farmi felice, farmi le coccole, darmi i bacetti, amarmi, insomma.

Per cui, da domani, addominali!

giovedì, agosto 06, 2009

Profuma di rosa, ma rosa non è.

Cercherò di restare calma e di non profondermi in stupidaggini. Concisa, insomma.
Tipo che sono dimagrita almeno otto chili ma che non ho tempo di comprarmi un paio di pantaloni che non mi facciano sembrare un sacco, non ho tempo per pensare che non ho veramente tempo, il mare rincoglionisce anche gli adulti oltre ai bambini e con la protezione 50 tornerò a casa bianca come prima, e nonostante predetta protezione mi ritrovo con il classico eritema ai polpaccioni, mia figlia piccola - dopo un mese di mare - ancora non si è decisa a farsi un bagno contribuendo non poco alla mia depressione di madre incapace mentre invece mia figlia più grande mi rimprovera che sto troppo con la piccola e lei non me la filo punto, mia sorella mi dice che sono comunque grassa quando la mia ombra invece entra perfettamente nella sua, mio marito mi rimprovera perché trovo il tempo di chiamarlo solo alle 15 del pomeriggio dopo aver messo a dormire le piattole, insomma le cose vanno piuttosto bene considerato la media di due quotidiani che girano per casa di cui riesco a leggere si e no i titoli, considerato che riesco a stare ferma su una poltrona due ore a settimana il lunedì sera durante la quinta serie di Lost mentre non ho materialmente il tempo di addormentare le piattole che quindi mi scavano una cuccia addosso entrambe nello stesso punto del mio corpicione proprio durante le mie due ore di tregua macchissenefrega basta che ve state zitte, considerato che ho vinto 10 euro al superenalotto la seconda volta che ci ho giocato, considerato anche tanto altro che non vi sto qui a dire, ecco, sono proprio una donna fortunata!

P.S.: E non vi parlerò di quella cosa che si fa in un talamo in due o più di due, visto che mi ha generato commenti a go-go e non voglio certo far salire il mio blog nella classifica dei blog più spammati dell'emisfero.

mercoledì, luglio 15, 2009

Out

Per chi non l'avesse ancora capito sono in vacanza.
Tra rane che gracidano tutta la notte, bambine frignolanti, niente riposo e soprattutto niente sesso.
Questa è la vacanza all'avanguardia.
Quella del ventiduesimo secolo.
Sono troooppo oltre.

sabato, luglio 04, 2009

la meringa is watching you

Vi lascio all'impeto del nostro spremier.
Vi lascio al bunker dove prenderanno posto i potenti, guardati a vista da poveri cristi nelle tendopoli.
Vi lascio alle vostre elucubrazioni estivali, mentre io vado a portare le mie terga, le mie figlie e le mie quattro carabattole verso il litorale pontino.
Ma attenzione, la meringa is watching you.

lunedì, giugno 29, 2009

Mutuo scambio di tenerezze

Più di tre anni fa quando iniziavo a scrivere questo blog ero a uno stadio di dieta perenne c'avevo tutta ciccia e brufoli c'avevo una figlia marmocchia appiccicata al sedere un lavoro più che dignitoso per il re del web un futuro radioso e tutto sommato quattro soldi di più che non fanno mai male e che poi voglio dire pensare ad un secondo figlio ti sembra una cosa normale quando raggiungi una certa stabilità economica hai un tetto sopra la testa e le cose sembrano andare per il verso giusto poi invece guardandomi indietro in questi tre anni mi ritrovo senza lavoro con una figlia in più e tanti soldi di meno ma non è che di per sé sia un dramma avere un figlio in più anzi a me questa cosa tutto sommato piace ché le pupe crescono insieme si fanno i dispetti si strappano anche i capelli quando non si spaccano giochi in testa sono così dolci nella quotidianità fatta di amore tesoro salsiccia e pomodoro però ecco tutto questo per dire che il blog m'è servito come sfogo uno psicanalista di fiducia a costo zero e m'ha fatto anche parzialmente trovare lavoro anche se è durato poco ma soprattutto m'ha fatto conoscere un sacco di persone sentire voci diverse il mio amico supplì mi accusa di avere tutti lettori pecore che concordano sempre con tutto quello che dico ma non è vero per nulla si sbaglia di grosso e poi se anche fosse vorrà dire che io dico sempre cose giuste e questo i miei lettori lo sanno ed è per questo che continuano a seguirmi così numerosi perché sanno che io dico cose vere magari in malo modo ma sempre con quel fondo di rettitudine e moralità che contraddistingue la meringa come filosofia di vita come resistenza all'umana deriva e di questo il supplì me ne deve rendere atto perché lui che mi conosce anche fisicamente da più di un ventennio e ha tastato più volte la ciccia del mio corpicione e mi ha anche fatto da testimone di nozze tingendosi per l'occasione i capelli di giallo paglierino per non dire color piscia di gatto ma va bè tanto guardavano più lui che me e per fortuna che mi ero vestita di rosso se no passavo totalmente inosservata per colpa di quel megalomane platinato proprio lui insomma dovrebbe capire quanto sia bello avere un posto dove scaricare le proprie frustrazioni i propri patemi d'animo le proprie angosce senza sborsare una lira e sapere che c'è comunque sempre qualcuno che dall'altra parte prenderà la palla al balzo per raccontarti le sue e questo scambio fa crescere la meringa e tutta la sua chiara.

giovedì, giugno 25, 2009

La vera ricetta

Mi preme una piccola riflessione sulla genialata del decoder, articolata come segue:

1) ora non bastano più tre telecomandi (televisioone, dvd, videoregistratore), ma è necessario anche il telecomando del decoder.

2) telecomando della televisione e del decoder non sono per nulla intercambiabili, ma semplicemente complementari. Il che assume le proporzioni di dramma quando il decoder è acceso (perché la sera prima hai scordato di spegnerlo) e il telecomando della tele è scomparso magari preso in ostaggio da una delle figlie. Io ho il 50 per cento di possibilità in meno di poter vedere la televisione.

3) i canali si vedono di merda. Posso dirlo. L'ho detto.

4) il televideo non è più quello di una volta. Impossibile vedere in un batter d'occhio cosa fanno stasera su raidue senza conoscere a menadito il telecomando del decoder.

5) su tutti i decoder, in un modo o nell'altro c'è la scritta "Mediaset Premium". Bell'affare.

6) Mi domando come farà un vecchio settantenne abituato ad un telecomando di base a capirci qualcosa. Ed ho trovato la risposta: dovrà comprare per forza una televisione nuova, con decoder inserito. Per avere un solo telecomando. E tutto senza finanziamenti. Che genialata. Perché questa idea non è venuta a me? Vendere milioni di decoder per poi buttarli al secchio e comprare un milione di televisori.

Questa è la VERA RICETTA per far ripartire l'economia!!

lunedì, giugno 22, 2009

La marcia è femmina

Io c'ero al concerto allo stadio Olimpico sabato sera.
Una bufala.
Un flop.
Come l'hanno definito in molti.
E non è falso.
Le donne del concerto di Milano hanno vinto.
Non c'è storia.
I maschi capeggiati da Renatone hanno dimostrato quanto si può sbagliare senza un'adeguata direzione artistica.
Mi spiace perché io c'ero.
Ma invitare Luca Barbarossa il cui unico merito è aver scritto una canzone su Roma, o Minghi che fa cantare al pubblico canzoni troppo vecchie perché lui non ce la fa! Queste scelte discutibili appannano persino l'ottima performance di un Baglioni tuttofare e tre splendidi brani di Fossati, che non ha saputo (o qualcuno non ha voluto?) approfittare dell'occasione per fomentare il pubblico con i suoi brani più conosciuti.
Le donne hanno una marcia in più.
Tenetevelo per detto.

martedì, giugno 09, 2009

L'importante è vincere

Tranvate su tranvate la nostra politica ci riserva.
Ma io oggi vedo chiaro.
Vedo pulito.
La mia vita ha un senso.
Il senso più compiuto che possa avere la vita per un genitore.
Oggi mia figlia è stata nominata campionessa.
Prima classificata del corso di minibaseball che abbiamo tanto faticosamente frequentato quest'anno, dalle 18 alle 19 di ogni martedì sera, senza mai un'assenza, senza mai una défaillance, lottando coi denti per quelle stellette che hanno fatto di mia figlia una vincitrice per MERITO.

(ovviamente tralascerò, in questo giorno di festa, tutte le arrabbiature che mi sono presa durante l'anno, tutti i pianti di mia figlia isterica di stanchezza, tutti i capricci fatti perché non aveva ogni volta il suo regalo, tutti gli sfracassamenti di zebedei che mi ha procurato l'altra figlia mentre assisteva al suddetto corso senza poterlo frequentare. Per me è stata un'ora settimanale di calvario, ma ora posso dire che ne è valsa la pena. Se non vinceva mi buttavo al tevere, come minimo).

Diciamo cosa ormai praticamente impossibile in questo paese. Vincere per merito, intendo.
E vederla con la sua coppa, assolutamente sorpresa di quel risultato meraviglioso, con gli occhi luccicanti di felicità, mi ha fatto stringere il cuore di quell'emozione che si dovrebbe provare tutti i giorni con un figlio, ma che i casi della vita, la fretta, la noncuranza e la fatica ci fanno dimenticare di avere e soprattutto di godere.
Ho goduto di quest'emozione.
Perché mia figlia oggi ha imparato che vincere è bello.
E' un sentimento impagabile se si è duramente faticato per raggiungere quell'obiettivo.
E ancora più belli sono stati i complimenti dei suoi compagni. Ancora puri e sinceri.
C'è tempo per l'invidia. Ancora tanto.
Ti auguro di starne alla larga il più possibile. Figlia mia.

giovedì, giugno 04, 2009

Questioni di polli in volo

Papi papi me lo dai un passaggio?

Sali pure, pupa.
Ho assicurato a Vespa di aver già stanziato i fondi per i precari ma soprattutto che a settembre gli abruzzesi avrebbero avuto le case nuove e che io avrei vagliato personalmente le offerte del bando.
Si fregava le mani, quel pollo.
Dio come sono intelligente.
Sono come Superman.
So fare tutto io!

Papi papi, l'aereo si sta schiantando!
Perché ora non tiri fuori il mantellooooooooooooooooooooo??????????

lunedì, maggio 25, 2009

Non me lo dire

NON ME LO DIRE.
Dico davvero.
Non me lo dire perché NON CI SENTO da un orecchio.
Ed è come non sentirci per nulla.
E' tutto così ovattato.
Tutto così etereo.
TUTTO COSI' POSSIBILE.
E allora dai, mi dico.
Firma.
Firma per restare sempre così.
Firma per fregartene di tutti.
Dei rumori.
Della tazza del cesso che perde.
Della lavatrice che continua a caricare acqua.
Delle bambine che si stanno sgozzando di là.
Dello scatarro di tuo marito allergico al polline.
Assurgi a Venere della sordità.
Nell'Olimpo dell'attutito, dove nulla vale più di qualcos'altro.
Dove tutti parlano sottovoce.

Ma io sono una DONNA DI MONDO, anche discretamente urlatrice e ho fondamentalmente bisogno del mio orecchio per SENTIRE ALMENO IO quello che dico.
E allora chiamo il mio medico di base.
Mi scusi - dico anche un po' brutalmente - ma LEI STURA ORECCHIE?

Ah ah ah ah. (Risate del luminare).

Non sia mai.

Prenditi, cara, una sgargamellata di cerulisina a sera per quattro giorni, e poi sfiammati la recchia con un bel conone di cera d'api. Attenta ai capelli, non sia mai t'andassero in fumo, fatti aiutare da qualcuno a cui faccia piacere vedere lo schifo che esce dal tuo orecchio più che a me. E il gioco è fatto. (Non si commenta, ma va da sé che io una soluzione DEVO trovarla).

Ora, io non ho contratto matrimonio nel bene e nel male, perché - se non ricordo male - nella formula del rito civile non c'era questa postilla, ma se non me lo fa MIO MARITO, il cono, chi me lo vorrà mai fare?

lunedì, maggio 18, 2009

Di alta tecnologia e sue conseguenze

LUI: il vero homo tecnologicus, quello che non deve chiedere mai niente a nessuno perché la sua mente conosce già di suo i perversi meccanismi della tecnologia e guai a contraddirlo.
LEI: costretta a sopportare le sue angherie tecnologiche, tenta di sopravvivere con quel poco di accessibile che le è rimasto a portata di mano.

Ora, quest'uomo le ha tolto anche il suo bene primario, quello più caro e coccolato: il telefono.
In vena di grandi cambiamenti, a costo zero, ovviamente, LUI annuncia che da oggi abbiamo una nuova linea telefonica con un operatore che si chiama come una medicina omeopatica (ma non sia mai io gli renda servigio facendogli pubblicità). Ma che in realtà questa nuova linea telefonica è solo ed esclusivamente per motivi di lavoro (suoi, di LUI).
Allora le (alla nuova linea telefonica) riserva l'amato (e unico) apparecchio fisso. Per chiamare e ricevere. Passa un'ora a fare test e alla domanda di LEI se tutto funziona risponde, da buon tecnologicus: "Mmh, non riesco a chiamare i cellulari, mi dice carta non abilitata". "Mmh - pensa LEI - mi sembrava fondamentale che funzionasse coi cellulari, visto che è una roba di lavoro!"

All'uso domestico rimane un misero cordless. L'homo tecnologicus si pone il problema della corrente, da bravo professionista. Se va via la corrente non funziona più il telefono di casa. Eccellente osservazione.
Ma questo può succedere una volta ogni tanto, non tutti i giorni.
Cosa invece può succedere tutti i giorni di fortemente invalidante per un cordless che non abbia un rimpiazzo col filo?
TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC.
Esatto.
Il cordless si scarica.
E quando si scarica non si può più utilizzare, perché il cordless, o mio homo tecnologicus, non è come un cellulare che ci puoi parlare anche attaccato al caricatore.
E allora via! L'homo tecnologicus, sopraffatto da una zaffata di realismo, stacca il fisso dalla presa lavorativa e con scatto oserei dire felino l'attacca alla presa di casa. E finalmente si potrà stare al telefono fino a che il cordless non si sarà ricaricato. E così via in loop. A rincorrere le prese di casa. Fino a che l'homo tecnologicus, sopraffatto dalla solita zaffata di realismo, non deciderà di osare un gesto ancora più tecnologico di tutti. Comprarsi un cordless per la sua linea di lavoro e ficcarselo a ricaricare quanto più ritenga opportuno!

sabato, maggio 16, 2009

Solo un po' inalberata

Ecco, ieri sera mi sono pure beccata il rimprovero di mio marito secondo il quale io strillo troppo le bambine, in particolare quella grande, che la strillo anche quando non c'è motivo, che lei non capisce, che io le dovrei sempre spiegare perché la sto strillando (certo, la prossima volta faccio un bando con tanto di valletto reale) perché tanto io non ho nient'altro da fare che stare a spiegare a mia figlia i dettagli della mia incazzatura, che peraltro - detto tra noi - lei conosce benissimo.
Ma lui non sa, o non vuole sapere, che cosa significa riprendere una bambina da scuola che comincia a piagnucolare da quando ti vede perché non hai previsto un'attività interessante il pomeriggio, o interessante secondo i suoi canoni, che insomma la mascherata da ape pare non la faccia impazzire attualmente, e per interessante lei intende andare a casa di qualcuno, oppure ad un parco, oppure dal cugino.
Ma non è che io ci posso sempre autoinvitare a casa dei suoi compagni di scuola, perché - e anche questo mio marito non lo sa - quando invitiamo qualcuno qui lei si mette in un cantuccio a disegnare e non si fila assolutamente nessuno. Né posso andare a ogni giorno Roma per trovare un parco disponibile visto che nel nostro paesino la priorità è il cemento e non i bambini. Quanto al cugino, è anche imbarazzante stare sempre piazzate nel suo giardino. Allora, così, ogni tanto decido che potrebbe essere il caso di restare a casa, a giocare con i miliardi di giochi che mia figlia possiede. Così, tanto per togliere loro la polvere. Ma questo causa un malumore e un'indisponenza unici, che probabilmente non infastidiscono mio marito, sempre disposto al dialogo, ma che a me fanno girare gli zebedei a ventola, velocità 3.
Per questo, e solo per questo, ieri sera ho sbattuto la scatola di legno sul tavolo.
E tu hai alzato gli occhi pensando fossi fuori di testa a fare quel botto.
Effettivamente ero un po' inalberata.
Però alla fine ha funzionato, tua figlia mi ha chiesto scusa, anche se poco dopo ha ricominciato.
E siamo da capo a tredici...
Ma con i bambini è sempre così no?

venerdì, maggio 15, 2009

L'ape di dentro

C'ho una cosa che mi ronza in testa.

E tutto quello che c'è intorno, fa da contorno.

mercoledì, maggio 13, 2009

Stretto al cuore

Volevo scrivere un post triste.
Perché triste in questo momento è il percorso della mia famiglia.
Ma mi vengono in mente solo cose allegre.
Quando l'ho conosciuto la prima volta, il sor Umberto, manco seduta a tavola mi aveva già chiesto quando gli avrei dato un nipotino, maschio ovviamente.
Non sapendo che io sono atta a fare solo femmine.
Due manone grandi come palanche, vocione stentoreo e appetito pantagruelico.
Questa fu la prima impressione che ebbi di lui.
Oltre ad un innato senso del gioco e dello scherzo, che lo faceva sempre stare al centro dell'attenzione.
Amava la terra, il sor Umberto.

O dovrei dire ama. Ancora. Da quel letto che contiene ormai solo il suo involucro.

Ma questo non è un post triste.
Questo è il post dell'amore per la natura.
Questo è il post dell'amore per la natura del sor Umberto.
Due settimane fa era qui da noi in campagna a raccogliere la vitabbia.
L'ultima delle erbe rampicanti, sconosciuta ai più.
Per farcisi una frittata.
E' andato via col suo fascio enorme e rigoglioso.
Questa è l'immagine che voglio tenere di lui.
Stretta al cuore.

giovedì, maggio 07, 2009

Condizionali ipotetici

Vorrei essere come la Veronica.

Mica quella del Vangelo, che avete pensato!
Per vedere che effetto fa avere un futuro roseo, come quello che sicuramente avrà lei davanti.

Vorrei essere anche una piccola pasticca di Viagra ammuffita per essere ingoiata da un uomo sicumeroso e pieno di sé e di viagra.
Per vedere l'effetto che fa.

E per di più vorrei essere la mosca che si godrà la scena dall'esterno.

giovedì, aprile 16, 2009

In colpa

In barba alla Montessori che si rivolterà nella sua tomba e insieme a lei tutte le mamme modello che per carità non alzano un dito sui loro figli monelli indifesi dai pericoli del mondo io a me mi viene un diavolo per capello se mia figlia comincia a giocare con la carne che io ho amorevolmente posto nel suo piatto tirandola addosso a muri sul pavimento e spalmandosela sulla faccia quella stessa carne che ha trangugiato più e più volte senza indugio a me consentitemelo mi girano ampiamente gli zebedei e sempre alla faccia di quel genio della Montessori e di tutte le sapientone che parlano con consapevolezza e non di quello che lei sosteneva alla sua faccia insomma io ho mollato sonori ceffoni su chiappe protette da pannolino e urlato come un'ossessa che non si gioca con la roba da mangiare che c'è qualcuno la sottoscritta nella fattispecie che s'è fatta un culo così che l'ha comprata l'ha cucinata l'ha amorevolmente servita e sperato in cuor suo che quel cibo fosse gradito e non ultimo ci sono un sacco di bambini che muoiono di fame ebbene sì ho cominciato ad instillare in mia figlia il senso di colpa quel senso di colpa che ho tanto vituperato nella religione cattolica e che ora mi ritorna addosso vomitato da una triste e inesorabile realtà che non riesco a dominare con la mia ratio.

E fino a cena niente pappa. Tanto per capire chi comanda.

martedì, aprile 14, 2009

Qui - squilie

Ritrovato imprenditore in un pozzo del siracusano. Aveva "alcuni" massi legati all'addome. Chissà chi ce li avrà messi.

Tutti hanno da dire qualcosa su Santoro. E tutti per sentito dire.

La storia dei pirati è così romantica. Quasi quasi noleggio un cargo.

Su FB c'è qualcuno che ha scritto un' argomentata lettera sul perché non darà un euro ai terremotati abruzzesi. Perché l'Italia forse non è più un paese libero. Dobbiamo per forza avere il dito incollato ai tasti del nostro telefonino se vogliamo far valere le nostre opinioni. Dissentire dal senso comune è diventato comunemente senza senso.

mercoledì, aprile 08, 2009

Siamo tutti aquilani

A qualcosa deve pur servire un blog.
Io credo nell'informazione libera e nei liberi informatori.
L'orrore che questi giorni ci trasmette la televisione sembra essere solo una minima parte.
Detto da chi ci sta dentro fino al collo.

giovedì, aprile 02, 2009

La condottiera

Mi aggiro per la campagna romana con la patente scaduta. Ciò può significare solo che ho passato l'età giovanile da un multiplo di dieci anni. Ho chiesto al centralino del PRA cosa mi poteva capitare se mi fermavano. In fondo abito in una landa desolata e con le mie pupe non mi ha mai fermato nessuno.
Ritiro della patente (ecchissene, al limite) e soprattutto del veicolo.
Cioè, ve lo immaginate io con le pupe in mezzo al rettilineo, dove in genere s'appostano i carabinieri, a dover scendere dalla macchina solo perché ho dimenticato che sto per compiere quarant'anni?
Non si può approfittare così della buona fede della gente. Ora poi non potrò nemmeno farmi più un cesso sul pianerottolo perché non ho la villa né la villètta bifamiliare. Mi resta la mia macchinuccia, unico collegamento tra me e il mondo civilizzato. Come potrò andare a riprendere mia figlia a scuola, a comprare la verdurina dal contadino che mi solletica l'ormone, oppure semplicemente fare rotta verso Roma se mi ritirano quella fottutissima macchina francese?
Mi toccherà far visitare i miei occhioni da un medico della ASL, che senza nemmeno constatare che sono ormai prossima alla cecità, mi confermerà idonea per riprendere la mia conduzione familiare.
Ho un culo pazzesco che ancora non si debba farsi visitare da uno psichiatra.
Non avrei passato il test alcolemico.

Dignitosamente mi arrovello

Ma perché? Lavare, stirare, cucinare, fare i letti, pulire culi è meno dignitoso di un lavoro alla scrivania?
La risposta unanime e concorde sarà SI.
Ed infatti è così.
Sarebbe dignitoso se fosse un lavoro pagato, e di conseguenza riconosciuto.
Sarebbe dignitoso se fosse un lavoro a contratto, ancorché a tempo indeterminato e senza pause.
Sarebbe dignitoso se occorressero degli studi per farlo. E non aver fatto degli studi per ridursi a fare questo. (è sottile, lo so è sottile...)
Sarebbe dignitoso se avendo fatto studi che non c'entrano nulla non si dovesse aver vergogna a dire cosa fai nella vita.
Sarebbe dignitoso se contasse qualcosa nel calcolo del PIL.
Sarebbe dignitoso se avesse un tempo di inizio e un tempo di fine.
Sarebbe dignitoso se non inducesse tendenze maniacali all'ordine per non saper che fare.
Sarebbe dignitoso se a farlo fosse un maschio.
Sarebbe dignitoso se fosse il frutto di una libera scelta.

Ma la dignità, si sa, è come una meringa.
Alla prima spruzzata di saliva si scioglie.

mercoledì, aprile 01, 2009

Senza soldi

Devo controllare il tubo del gas.
Pare che anche quello scada.
Che vita in prestito!

martedì, marzo 31, 2009

Invaghitevi

Sono morta.
Stare SENZA INTERNET per una settimana equivale a MORIRE.
E vi posso dire che era come in un lungo tunnel.
Un vago chiarore si percepiva da molto lontano.
Una roba tipo "Vaghe stelle dell'orsa".
Ho scoperto solo alla fine che era VAGO perché COPERTO da tutte le parolacce che ho urlato agli operatori di infoSTRONIA.....
Perché, malgrado LORO, internet non muore mai.

lunedì, marzo 23, 2009

Pieducoli

Ne ho fin sopra i capelli di svegliarmi con un piede di mia figlia puntato in una qualsiasi parte del mio corpicione così bisognoso di riposo.
Che colpa ne ho io se quando dormo non sento nulla e quel santo di mio marito, che si alza puntualmente tutte le notti, dopo venti volte porta la pupa nel lettone?
E non statemi a dire che i bimbi nel lettone non si portano e che uno deve avere la pazienza di stare lì accanto al lettino finché non sprofondano di nuovo nel sonno!
Eh no, cari miei. Questo funziona quando ce n'hai uno, e forse.
Perché quando sono due, che dormono pure nella stessa stanza, il risveglio notturno rischia di trasformarsi in una mattanza!
Certo è che delle volte avrei voglia di mettermi a piangere anch'io...

venerdì, marzo 20, 2009

Straniero è bello, se è straniato è ancora meglio

Il nostro paese è ufficialmente invitato a "migliorare, nella pubblica opinione, la conoscenza e la consapevolezza della discriminazione, facendo accettare i migranti e le loro famiglie come membri della società a tutti gli effetti".
Avete voluto l'Europa (con tutti i suoi enti di controllo)? E mo' pedalate.

BrunettO verrà presto affogato dall'Onda. Basteranno pochi centimetri.

Obama si dà all'agricoltura biologica. Fatta in casa. E pensare che, qui in Italia, un nero spesso non ha nemmeno i documenti quando va a raccogliere i pomodori.

Io questo week end festeggio.
La cartella esattoriale arrivata a mio marito è stata dimezzata dopo attente verifiche.
E aspetto il prossimo condono.

mercoledì, marzo 18, 2009

Felicità è un attimo....dividila!

E' bello vedere lo sguardo di felicità di mia figlia quando la lascio all'asilo.
Finalmente si libera di me.

Sarei una madre tanto snaturata se dicessi che la soddisfazione è reciproca?

lunedì, marzo 16, 2009

Economicamente invano

C'avete fatto caso a come è facile snocciolare numeri in Euro?
Uno tira l'altro.
E sembrano sempre pochi.
Per salvare la bancarotta catanese dobbiamo cacciare fuori solo 140 milioni di euro.
E ho anche dimenticato quanto fa in lire, per come suona bene!
Che fortuna essere entrati nell'euro, questa entità metafisica che risolve tutti i nostri problemi nel far di conto.
Perché fate conto che tutto è rimasto come prima, solo con molti zero di meno.

martedì, marzo 10, 2009

Piccoli risparmiatori crescono

Siamo in tempo di guerra. Cominciate a fare le scorte. Presto il mercato nero salverà l'Italia.Anche i razzisti.

Liberalizzeranno l'edilizia. E' tempo di costruire cessi sul pianerottolo. Salveremo l'economia defecando.

I neolaureati pagano la recessione. Invece le casalinghe disperate a quarant'anni pagano i debiti, dopo aver già pagato la recessione.

La super modella si prepara alla prova costume. Io mi preparo alla prova.

lunedì, marzo 02, 2009

Io e il mio ES

Ho finalmente capito perché mi si distruggono sistematicamente le mani.
Screpolandosi come carne al sole.
E senza sole, perché - e siamo tutti d'accordo - ora è inverno.
Si distruggono perché non vogliono fare quello che io faccio fare loro.
Non vogliono capare verdure, cucinare, lavare piatti, pulire culi, pulire cessi, fare docce, lavare capelli, passare spugne ovunque.
Il mio ES entra in sciopero così.
Sregolatamente.

mercoledì, febbraio 25, 2009

Scureggette

No, io non sono un pedofilo. Però ve l'ho messo in culo a tutti. Sborone.

Un aereo si è spezzato in tre parti. I morti sono tenuti segreti. Pulcinella.

Una che si chiama Annachiara ha preso il mio posto al grande fratello. Millantatrice.

La cristoterapia guarisce dall'omosessualità. cristo chi?

giovedì, febbraio 19, 2009

Farneticazioni post sbornia

La Marcegaglia non è un corvo. Pettegola.
La Patty canta divinamente. Glamourissima.
Parisi si sta cagando sotto. Ironico.
Il gelo frusta l'Italia. Sadico.
Intercettano anche skype. Risparmiatori.
I desaparecidos erano solo armoniosi tuffatori. Le bugie hanno le gambe corte. Figuriamoci 1m59 quanto c'ha corte le gambe!
Ferrari e Moretti hanno trombato veramente sul set. Mi si sta rizzando.
We are only humans.

martedì, febbraio 17, 2009

Scoglionamento a mille

Questo è il giorno in cui ho scordato mia figlia in palestra, portando via l'altra per mano, come se nulla fosse. Madri malefiche.
Questo è il giorno in cui il sogno di milioni di italiani s'infrange contro un muro di maledetti soldi. Coglioni.
Questo è il giorno in cui anche un po' il mio sogno, che non è di per nulla quello che pensate voi, s'infrange. Un sottile filo lega il sogno mio e quello degli italiani.
Cogliona.

martedì, febbraio 10, 2009

Animali umani

Io ho vissuto 9 anni in casa con una persona malata di sclerosi a placche.
9 anni su 23 totali di malattia.
Potrei definirlo un calvario. Se non per il fatto che è durato molto di più.
Ma, e sembra paradossale dirlo, è stato un calvario felice.
Perché è rimasta la testa, vigile fino all'ultimo.
Ed un sorriso bello da far piangere.
Lei viveva in un mondo tutto suo.
Un mondo fantastico eppure assolutamente reale.
Inventava avvenimenti, raccontava assurde bugie a chiunque interagisse con lei.
Ed erano le bugie più sincere che un umano potesse ascoltare.
Perché erano dette da una sedia a rotelle.
Da una donna che non poteva mangiare, bere, evacuare, lavarsi, vestirsi, camminare da sola.
Ma le rimaneva l'immaginazione. La forza suprema del pensiero.
Quell'immaginazione che l'ha tenuta in vita così a lungo.
Fino al giorno in cui silenziosamente gli occhi le sono scivolati all'indietro.

Cosa ci fa essere umani?
E' la comunicazione, perdio.
Poter comunicare il proprio stato d'animo, i propri desideri, i propri bisogni. In qualsiasi modo sia possibile.
Questa è vita.
Tutto il resto è il nulla.
E nulla servirà mai a farlo essere diversamente.

giovedì, febbraio 05, 2009

La mejo gioventù

Hai presente la poetica del fanciullino e tutte le banalità che sono sempre state dette (o che almeno io ho sempre giudicato tali) sull'ingenuità dell'infanzia, sulla purezza d'animo dei bimbi, sul candore dei loro atteggiamenti e sulla sacralità di quel dorato periodo?
Ecco, io adesso che ho due figlie e in particolare una di 4 anni e mezzo che sembra già una piccola donna, adesso e solo adesso mi rendo conto del miracolo dell'infanzia, che detto da un'atea suona pure male.
L'atteggiamento dei bambini è quello di andare incontro agli altri, anche se sono brutti goffi puzzolenti e sporchi. L'ALTRO è un arricchimento, una novità, un prezioso tesoro. IL tesoro.

E poi ci sono i genitori la società i familiari gli amici dei genitori la scuola che riportano tutto all'ANTAGONISMO. Perché è sempre meglio essere MEGLIO di qualcuno.
Vorrei non riportarla da nessuna parte mia figlia. Vorrei che trovasse lei stessa gli strumenti per leggere la realtà, per leggere il cuore della persona che ha di fronte. Senza la mediazione della realtà di qualcun altro. Con la purezza dei suoi occhi nuovi. Con la luce senza filtri di una fotografia scattata da un principiante, magari anche sfocata ma autentica.

mercoledì, febbraio 04, 2009

Logorrea

La scatologia regna sovrana nel mondo della mia infante più piccola.
E' tempo di imparare a parlare.
E quale dominio è più fecondo della produzione corporale?

E allora tutto prende un solo ed unico nome.

"Mamma, cacco". Ed è ovviamente un gatto.
E perché no: "Mamma, cacca", per dire giacca.
E ancora: "Cacche", che non è una super produzione, ma semplicemente le adorate calzature.
Ecco.
Questo è il suo mondo.
A parte "mamma" e "cacca" nulla ha un senso.

sabato, gennaio 31, 2009

Il tempo passa, impietoso. E non solo con noi.

Gli anni passano.
Noi invecchiamo.
Perché alzi la mano chi di vuoi può - onestamente - sostenere il contrario.
E allora ieri sera mi sono messa per la entesima volta davanti alla prima puntata dell'ultima serie di ER, nella speranza - vana, come potrete immaginare - di avere un guizzo, un frizzo di novità. E invece mi ripiglio i miei medici caciaroni che se mi trovassi nelle loro mani al pronto soccorso di un ospedale piuttosto mi farei prestare la pistola dall'agente di guardia.
E poi per quale motivo il capo reparto deve sempre essere quello più brutale coi pazienti, quello che non media mai le notizie tragiche con un po' di cuore? Eppure quello che domandano ai manager è proprio la mediazione, la possibilità di tirare fuori qualcosa di positivo da ogni disfatta...
Certo che non esiste il mondo del medico perfetto, ma sinceramente lo stereotipo del capo che sostiene di volerti bene trattandoti da minus habens m'ha proprio stancato.

giovedì, gennaio 22, 2009

Ricerca ossessiva di una ragione

Mentre mio marito ascolta beato nelle sue cuffie "Three of a perfect pair" convinto che io non senta nulla e invece mi fa due palle così che non capisco che ci trova ad ascoltare ossessivamente sempre la stessa canzone, penso alla giornata che sta finendo: si è spaccata la zampa della testiera del letto, nel senso che in un ossessivo desiderio di pulizia dei battiscopa, ho tirato il letto ed essa ha fatto stock; poi la colf mi ha rubato 70 € dal portafoglio che mi ha anche restituito su mio esplicito suggerimento (tralascio i dettagli sulla scena da film melodrammatico); ho fatto un rapido inventario dei gioielli tanto per stare tranquilla: mancherebbe un bracciale all'appello, quello che mia madre mi ha regalato quando mi sono sposata, ora però non sono del tutto sicura che l'abbia preso la colf (rubato? qualcuno mi darà della razzista se la chiamo ladra?), nel senso che sono sicura al 99% che stesse insieme alle altre cose, ma un 1% di possibilità che io l'abbia messo altrove mi farà desistere - già lo so - dal richiederglielo indietro; la torta rustica che ho fatto per cena con patate e piselli faceva schifo, ma mio marito che è un signore ha detto che era buonissima, a me continua a tornare su ora che saranno tre ore che abbiamo finito di mangiare. La giornata è quasi finita. Io sono rimasta senza colf e devo ancora andare a testare la mia nuova testata. Un bel telo africano, molto decorativo. Spero che non mi soffochi stanotte.
Non trovate che sarebbe una degna conclusione?

martedì, gennaio 20, 2009

Il feticcio posticcio

Però però.
Non si può biasimare uno perché vuole essere calpestato dal tuo 43 di piedi che te lo porti appresso come una sciagura fin da quando adolescente cercavi un paio di scarpe da donna senza successo e ancora adesso ti propongono quasi sempre solo scarpe da travelloni incalliti stupendo si anche che tu non desideri calzare stivaloni con tacco a spillo per andare ad accompagnare a scuola tua figlia di quelli che anche la battona più incallita definirebbe osés e perché allora dovrei stupirmi che il primo venuto mi chieda di calpestarlo anche se non ho la minima idea da dove codesto tizio abbia avuto informazioni si private sulla mia persona ché in fondo ci serviamo di internet come uno schermo a tutte le nostre frustrazioni ambizioni desideri e quant'altro ci possa far sentire diversi da quello che realmente siamo anche se siamo in fondo soddifatti del nostro metro e ottantatre per quarantatre di piedi e anta chili di morbidezza al posto giusto come direbbe mio marito che perfino lui l'ho conosciuto su internet in questa vita per procura che ci mette un secondo a sfondare la barriera del suono ucciderti o redimerti fai un po' tu ma certo non si può biasimare uno che l'ho fatto sognare non so come né dove sulla mia esagerata calzata in fondo il fetish mi ha sempre un po' attirato come tutte le persone esageratamente normali (!) io sogno spesso falli giganti che soddisfano le mie voglie e chi mi conosce da vecchia data sa che in gioventù mi aggiravo per le città europee cercando avidamente obelischi torri campanili che mi potessero far dissertare sulla maschilità della società occidentale ma in fondo in fondo desideravo esserne vittima per appropriarmi delle armi del carnefice io e tutti gli studi del cazzo che mi hanno portato a questi pensieri per lo meno inconsueti sulla sessualità della nostra civiltà che se non avessi incontrato Ida Magli vent'anni fa forse adesso mi sarei fatta suora senza folgorazioni sulla via di Damasco ma insomma certo anche la Ida non era proprio un esempio da seguire prima suora poi moglie poi ancora casta per sempre e poi con Berlusconi che razza di esempio è per i giovani che hanno creduto anche solo un attimo che la civiltà occidentale è il frutto dell'estroflessione del maschio da sé per tramite del suo fallo stratosferico creatore di civiltà ma io che conosco adesso sono immune dalle considerazioni sul fallo e mi contento di quello che ho trovato ché mi basta e mi avanza anche se il calpestìo sul corpo fragile di un feticista - lo ammetto - per un attimo mi ha tentata.

lunedì, gennaio 19, 2009

Pedate

Anonimo corrispondente su Facebook, indirizzato a me medesima: "Wow hai dei piedoni incredibili quanto mi piacerebbe farmi calpestare da te".

Me medesima: "Ho già calpestato tutto ciò che era possibile e ora ho trovato il mio prato.
Ritenta e sarai più fortunato."

giovedì, gennaio 15, 2009

L'entropia è un isola. E nessuno lo sa.

Il percorso per arrivare a teatro non è stato dei più facili.
Ho cambiato tre volte strada e sono arrivata facendo quella più lunga nel più breve tempo che un essere umano possa concepire.
Il mio amico Murphy mi fa un baffo.
Il teatro mi ha accolto in platea con l'altoparlante che gracchiava "Comincia lo spettacolo".
E la figuraccia di entrare per ultimi al teatro Argentina con tutte le luci accese e Paolini* già in scena ve la lascio immaginare.
Mi son seduta senza fiatare, imbacuccata ancora nel mio cappotto delle feste e con la sciarpa fru fru attaccata al collo a dare un tono alla mia umiliazione.
E arriva una valanga di parole a sommergere qualsiasi spiraglio di ottimismo che poteva ancora essermi rimasto dopo la traversata tiberina.
Paolini è in gran forma.
Bislacco assai nel suo modo di sgambare su un palco anche troppo piccolo.
Accompagnato da una band molto acustica e assai intonata.
Lui pure canta.
Molto atteggione.
Ha detto tanto, troppo forse.
Troppe teorie, informazioni, dettagli che alla mente di una donna stanca della sua giornata sono sfuggiti per la maggior parte.
Tre su tutti restano nella mia mente a sancire l'importanza dell'evento.
Il 1979 è l'anno dell'inizio ufficiale delle lotta tra Oriente e Occidente. Anche se nessuno di noi lo sa.
Khomeini e la Thatcher ne sono i responsabili. Sono loro che ci hanno portato allo scatafascio in cui viviamo.
Dovrò approfondire. Io i danni della Thatcher li avevo subodorati solo dai film di Ken Loach, visto che nel '79 ero poco più che una bambina.
A noi resta un paese di miserabili. Un quadretto poco idilliaco della nostra condizione postmoderna. L'unica soluzione è partecipare, accorgerci dell'altro, degli altri piuttosto che rimanere arroccati nel nostro castello.
E il terzo punto, fondamentale per comprendere il paese in cui viviamo, è che nessuno tra i presenti in teatro aveva idea di quale fosse il secondo principio della termodinamica. E, pace all'anima sua, il mio professore di fisica si sarebbe vergognato anche di me, che ho fatto tabula rasa dei suoi insegnamenti. Finché qualcuno del pubblico si mette a biascicare "entropia" a bassissima voce. E in ultimo, un tizio dalla più infima balconata del loggione si permette di alzarsi in piedi e dire che forse lui ha qualche reminiscenza degli insegnamenti universitari e si lancia in una spiegazione del secondo principio della termodinamica ovviamente incomprensibile ai più e forse anche a lui stesso. Per dirla in altre parole, nessuno ha capito una cippa. Paolini incluso, che gli ha anche fatto capire come il metodo del professore fosse alquanto astruso. E poi il Paolini ha tirato fuori l'asso dalla manica, una chicca che quel fisicaccio di mio marito quando gliel'ho raccontata ha fatto spallucce perché lui sa tutto e non gli era affatto nuova che se fosse stato con me ieri sera a teatro gli avrebbe fatto un culo così a quello spocchioso del Paolini, e questa chicca era la seguente:
Se hai un acquario e vuoi una frittura mista (di pesce s'intende!) non è detto che poi tu riesca ad avere indietro l'acquario.
E certo che, spiegato così, il secondo principio della termodinamica sembra avere un certo senso.

E poi finisce a Gaber.
Nel senso che Paolini prende "La libertà" di Gaber, e la fa a modo suo e del suo gruppo.
E io, che Gaber l'ho visto tante volte dal vivo, per un attimo, ho immaginato che fosse lì tra noi.
Sicuramente anche lui avrebbe avuto dei dubbi sulla termodinamica.
Ma si sarebbe divertito con quel fondo di ruvida amarezza. Almeno quanto noi.


*Marco Paolini. Miserabili. Io e Margareth Thatcher.

martedì, gennaio 13, 2009

La dignità spezzata o dell'infanzia scatologica.

La tazza del cesso è l'appendice preferita di mia figlia.
Ci sta con piacere, più volte al giorno.
Immagino che anche all'asilo sia così.
E fa così anche quando siamo a casa di amici a trascorrere il pomeriggio, allegramente - s'intende.
E poi urla "E' troppo dura!".
E io dico: "Allora non la fare, ci pensiamo a casa". Cercando di mantenere un po' di contegno.
L'ultima volta è successo che si è trattenuta.
Poi siamo tornate a casa, parcheggiato, salito quei due piani di scale che ci separano dalla porta di casa. Con estrema lentezza visto che mia figlia piccola è una lumaca.
E, arrivata in cima, la passerotta di mamma comincia ad urlare come una matta, avete presente l'urlo dei maiali che vanno al macello? Ecco, arricchito dall'eco delle scale.
"Cacca, cacca!".
E più se la faceva addosso e più urlava. Suppongo per la vergogna.
"Aspetta, aspetta un attimo che finisco le scale e arrivo, ti apro la porta così andiamo subito al bagno!"
"noooooooooooo, caaaaaaccaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!".
Allora entriamo precipitosamente (laddove precipitosamente è un eufemismo vista la concentrazione di figlie e di spesa in un solo metro quadro), tento invano di tirare giù la cerniera della giacca, e dopo tre tentativi falliti la porto sulla tazza del cesso così com'è.
Con tutte le conseguenze del caso.
Ma non volevo fare un post scatologico, bensì sulla dignità profonda che ha un bambino anche a quattro anni e mezzo.
Dignità spezzata da un banale incidente di percorso.
Ma pur sempre ben radicata.
Se non son soddisfazioni queste....

venerdì, gennaio 09, 2009

Un tantinello depressa

Ma come fai, quando la tua figlia più piccola è un terremoto e semplicemente rivolta tutta casa senza che tu riesca minimamente a seguire il suo ritmo;
ma come fai, quando sull'onda della demenza senile, lasci commenti a una blogger venuta a visitarti per la prima volta, dicendo che la sua visione della maternità è troppo ottimistica;
ma come fai, quando entrambe le bambine piombano nel tuo letto nel cuore della notte e tu sei obbligata a tenercele perché un sonno malvagio ti tiene serrate le palpebre in un abbraccio mortifero;
ma come fai, quando gli unici cinque minuti di pioggia battente sono quelli in cui tu esci dalla macchina per prendere la figlia grande a scuola con quell'altra incollata al collo che non molla l'ombrello e ti trascina in un vortice di follia bagnata, assolutamente grondante;
ma come fai, quando è la quarta volta che passi lo straccio in cucina perché tuo marito, sempre con l'occhio serrato dal sonno - poveraccio! - ha rovesciato incidentalmente la bottiglia del latte e il pavimento è talmente appiccicoso che la carta moschicida in confronto è acqua fresca e la situazione non accenna a migliorare;


Come fai, insomma, a non essere un tantinello depressa?

giovedì, gennaio 01, 2009

Lo yogurt mi fa un baffo.

Questo sarà innanzitutto l'anno dei miei quarant'anni.
E io, non so perché, non riesco troppo a sorridere.

Sarà l'invasione dei pidocchi, sarà il diluvio che ben presto diventerà universale; sarà che già mi sto armando per combattere contro la recita di pasqua alla materna; sarà che le prospettive lavorative si riducono - manco tanto impercettibilmente - a percentuali pressoché rasenti lo zero; sarà che presto verrà carnevale e mi dovrò inventare non una ma due maschere originalissime per le mie figlie, io che la mia vena creativa è pari al mio bicchiere vuoto all'una di notte della notte scorsa; sarà che mi preparo a cambiare un qualcosa come 365 moltiplicato 5 pannolini al giorno nonché a spendere grossomodo la bella cifra di 500 euro per comprarli quando potrei con essa andare almeno 15 volte dal parrucchiere; sarà che mia figlia piccola non mangia da almeno 15 giorni e questo fatto mi tortura l'esistenza; sarà che oggi ho parlato col mio amico francese a 1400 chilometri di distanza e mi è venuto un magone allo stomaco da stare male; sarà che dovrei comprarmi il letto nuovo ma non ho i soldi e lui cade lo stesso a pezzi durante le mie circonvoluzioni amorose che passerebbe la voglia a chiunque; saranno tutte queste cose insieme, ma non mi viene per nulla da ridere.
E se volevate gli auguri, li avrete in occasione più consona, alla quando viene viene.
Perché io odio fare i regali.
Figuriamoci gli auguri.

venerdì, dicembre 26, 2008

Pediculus humanus capitis


Così, tanto per la cronaca:
mio marito ha passato il natale a spidocchiare mia figlia.
Io l'ho passato ad imprecare perché sono ridicolmente e patologicamente ossessionata da quegli insetti minuscoli e il pensiero che stavano sulla testa di mia figlia, nonché potenzialmente anche in ogni centimetro di casa mia, mi faceva stare malissimo.
E non c'è niente da ridere.
Non avevo preparato un pranzo di natale.
Non avevo nemmeno un pranzo qualsiasi.
Il pidocchio mi ha colta di sorpresa mentre mi accingevo a vestirmi per le feste.
Fortuna che c'era mia sorella.
Sono andata come una ladra a prelevare il pranzo che avremmo dovuto strafogarci da lei.
E come appestati, io e la mia famiglia ci siamo ingurgitati tutto.
E ora son qui che mi gratto.
Anche se ufficialmente non ho nulla.
Ma è come se fossero tutti lì appostati, pronti a saltarmi addosso appena distraggo un attimo lo sguardo.

Bisogna che mi ricordi di comprare il disinfettante per i panni.
L'ho consumato tutto a forza di fare lavatrici per eliminare le tracce del pediculus.

E ora buon anno, ragazzi.
La festa sta per cominciare.
Dicono sia l'anno del sagittario.
Intanto mi gratto, eh.

domenica, dicembre 21, 2008

Impressionatevi

Io, che a quasi quarant'anni ho una forma smagliante; che non sono ancora ricorsa al chirurgo plastico come la stragrande maggioranza delle mie coetanee ( ma questo - e non lo dite in giro - solo perché nessun chirurgo plastico potrebbe mai accettare la sfida); io che non vado dal parrucchiere perché non ho bisogno di tinta e i miei capelli sono naturalmente e splendidamente ricci; che posso indossare qualsiasi cosa, anche la tuta dei vostri peggiori incubi, tanto non passo sicuramente inosservata visto il mio metro e ottantatre; io che non sono un travellone anche se calzo quarantatrè di piedi e che, nonostante tutti questi ostacoli obiettivamente difficili da superare e senza aver nemmeno mai giocato in una squadra di pallacanestro - dove avrei eventualmente potuto attingere a materiale umano alla mia altezza -, ho comunque trovato un marito più alto di me, ecco io ieri sera dopo la toilette serale mi apprestavo a rimirare la mia beltà nello specchio e mira che ti rimira vedo un ricciolino che fuoriesce spiccatamente dal mio cuoio capelluto frontale, che di ricci effettivamente ne ha già tanti. Ma che cippa ce ne potrà fregare a noi di tutte queste premesse nonché di suddetto ricciolino - direte voi.

Son sicura, tuttavia, che avrete un moto di compassione per me, quando vi dirò che codesto ricciolino a ben guardare e ben da vicino si è dimostrato senza l'ombra di dubbio essere un ricciolino BIANCO.

giovedì, dicembre 18, 2008

Un culo enorme invaderà il vostro spazio vitale ed in parole povere vi seppellirà

Basta parlare di cose serie che fanno pensare quando non c'è assolutamente nulla che valga la pena di essere pensato.
Diamoci alla pazza gioia.
Stanno per arrivare le feste di natale.
Quelle dove ognuno di voi - culoni! - alle prese con una tastiera dieci ore al giorno ingrasserà di almeno tre chili tre in un giorno, che per scomparire avranno bisogno di mesi e mesi di duro allenamento.
Dai, parliamo delle feste.

Parliamo
delle
feste.


Bene. Fatto.
Per quest'anno mi sono tolta il pensiero.

lunedì, dicembre 15, 2008

Scelte difficili

Ho fatto qualcosa, qualcosa di cui non vado fierissima, ma che mi ha consentito di rivedere il sorriso sulle labbra di mia figlia.
Vale lo stesso?

L'emarginazione comincia sui banchi di scuola.
Questo l'abbiamo più o meno sperimentato tutti, chi più chi meno.
Chi dalla parte dell'emarginato, chi dall'altra.

Ma a volte arriva quando meno te lo aspetti.

La recita di natale, per esempio.

La maestra di mia figlia ha deciso di fare una recita natalizia con tutti i crismi, tipo pastorelli gesù maria l'angelo e giuseppe.

E tutto questo NON durante l'ora di religione da cui mia figlia è esonerata.
Ma durante le ore di normale lezione.
Per cui mia figlia, insieme all'altra compagnuccia esonerata, è stata tenuta per parecchi giorni seduta ad un tavolo a disegnare, mentre tutti gli altri bimbi facevano le prove. Ovviamente a mia insaputa.

Quando un bel giorno è tornata a casa cantando canzoncine su un viaggio a betlemme e poi piangendo a calde lacrime che lei voleva fare la recita, mi sono accorta che qualcosa non andava.

Vi passo i miei sensi di colpa, i miei stringimenti, le critiche di tutte le mamme della classe nonché di mia sorella l'avvocato scassamaroni che tutto sa e discerne.
Ho preso la situazione in mano e sono andata a parlare con la maestra. Ho tagliato la testa al toro, signore e signori.
Mia figlia farà la recita perché la sa tutta a memoria e perché non me l'avrebbe mai perdonato e forse non me lo sarei perdonato mai anch'io.
Farà la recita sulla natività vestita da pastorella e per un attimo, mentre mi cercherà tra la gente, i suoi occhi sprizzeranno gioia. Per un attimo basterà anche a me.

"Poi" - ho detto alla maestra - "cerchi per cortesia di non fare recite religiose in classe, ché mia figlia continua ad essere esonerata".
Ma la cosa più impressionante è che non c'era la consapevolezza da parte della mia interlocutrice che il natale avrebbe potuto essere affrontato e presentato ai bambini in maniera diversa.
Come si fa a cambiare le cose se non partendo dall'iniziativa delle persone?
La legge parla di scuola laica, di rispetto di tutti, ma quando "la maggioranza crede" (questo era il punto forse della sua argomentazione) non si può fare altrimenti.

In fondo siamo in un paese cattolico, no?

Mi perplimo.



giovedì, dicembre 11, 2008

Avanti tutta

Io non sono una pura di cuore,
non sono una che sa raccontare storie ai bambini,
una con la mente libera da pregiudizi ed aperta alla speranza.
Non sono una che ama dare spiegazioni,
né una che ha amato troppo.
Non sono una che ha fatto figli per loro, ma forse solo per se stessa.
Non sono una che dimentica facilmente,
né so perdonare un torto subito.
Sono un animale che ama la solitudine,
come mi viene rimproverato spesso da chi mi ama,
anche se adoro essere circondata dai miei amici.
Non sono una persona lineare
ma stortignaccola, arcigna e acida quanto basta a repellere il mondo.
Non sono brava a trovare scuse quando ho torto
semplicemente perché non potrei mai ammettere di avere torto.
Non sono sicura di aver trovato un motivo per vivere
anche se sono sicura che la vita non abbia bisogno di essere trovata.
Non sono sicura di tante cose, non amo tante cose, non mi interessano tante cose, ma una cosa so per certo: oggi ho fatto la cosa giusta,
alla faccia dei puri degli intelligenti dei retti e dei sapienti.
Io oggi ho avuto coraggio.

martedì, dicembre 09, 2008

Leggete. E sarete più ricchi.

Da oggi scrivo anche qui.
Leggetemi.
Ad ogni lettore in più riserverò un dono speciale! ;-)

mercoledì, dicembre 03, 2008

L'impronunciabile inesistenza di dio

Signori, ho bisogno di voi, della vostra saggezza, della vostra indiscussa esperienza.

Lo so, lo so che in genere la sapientona sono io.
Ma stavolta son senza argomenti.

Mia figlia, esonerata dall'ora di religione alla scuola materna, mi ha chiesto:

"Mamma, perché io non faccio religione e tutti gli altri bambini sì?"

Certo non mi posso mettere a farle una lezione di ateismo, non ora almeno.

E soprattutto mi sempra improbabile, affrontando l'argomento, esordire con un "Lo so che molti ci credono, ma dio non esiste".

Ora mi trovo però in un vicolo cieco.

Agghiutatemi!