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martedì, gennaio 20, 2009

Il feticcio posticcio

Però però.
Non si può biasimare uno perché vuole essere calpestato dal tuo 43 di piedi che te lo porti appresso come una sciagura fin da quando adolescente cercavi un paio di scarpe da donna senza successo e ancora adesso ti propongono quasi sempre solo scarpe da travelloni incalliti stupendo si anche che tu non desideri calzare stivaloni con tacco a spillo per andare ad accompagnare a scuola tua figlia di quelli che anche la battona più incallita definirebbe osés e perché allora dovrei stupirmi che il primo venuto mi chieda di calpestarlo anche se non ho la minima idea da dove codesto tizio abbia avuto informazioni si private sulla mia persona ché in fondo ci serviamo di internet come uno schermo a tutte le nostre frustrazioni ambizioni desideri e quant'altro ci possa far sentire diversi da quello che realmente siamo anche se siamo in fondo soddifatti del nostro metro e ottantatre per quarantatre di piedi e anta chili di morbidezza al posto giusto come direbbe mio marito che perfino lui l'ho conosciuto su internet in questa vita per procura che ci mette un secondo a sfondare la barriera del suono ucciderti o redimerti fai un po' tu ma certo non si può biasimare uno che l'ho fatto sognare non so come né dove sulla mia esagerata calzata in fondo il fetish mi ha sempre un po' attirato come tutte le persone esageratamente normali (!) io sogno spesso falli giganti che soddisfano le mie voglie e chi mi conosce da vecchia data sa che in gioventù mi aggiravo per le città europee cercando avidamente obelischi torri campanili che mi potessero far dissertare sulla maschilità della società occidentale ma in fondo in fondo desideravo esserne vittima per appropriarmi delle armi del carnefice io e tutti gli studi del cazzo che mi hanno portato a questi pensieri per lo meno inconsueti sulla sessualità della nostra civiltà che se non avessi incontrato Ida Magli vent'anni fa forse adesso mi sarei fatta suora senza folgorazioni sulla via di Damasco ma insomma certo anche la Ida non era proprio un esempio da seguire prima suora poi moglie poi ancora casta per sempre e poi con Berlusconi che razza di esempio è per i giovani che hanno creduto anche solo un attimo che la civiltà occidentale è il frutto dell'estroflessione del maschio da sé per tramite del suo fallo stratosferico creatore di civiltà ma io che conosco adesso sono immune dalle considerazioni sul fallo e mi contento di quello che ho trovato ché mi basta e mi avanza anche se il calpestìo sul corpo fragile di un feticista - lo ammetto - per un attimo mi ha tentata.

lunedì, dicembre 15, 2008

Scelte difficili

Ho fatto qualcosa, qualcosa di cui non vado fierissima, ma che mi ha consentito di rivedere il sorriso sulle labbra di mia figlia.
Vale lo stesso?

L'emarginazione comincia sui banchi di scuola.
Questo l'abbiamo più o meno sperimentato tutti, chi più chi meno.
Chi dalla parte dell'emarginato, chi dall'altra.

Ma a volte arriva quando meno te lo aspetti.

La recita di natale, per esempio.

La maestra di mia figlia ha deciso di fare una recita natalizia con tutti i crismi, tipo pastorelli gesù maria l'angelo e giuseppe.

E tutto questo NON durante l'ora di religione da cui mia figlia è esonerata.
Ma durante le ore di normale lezione.
Per cui mia figlia, insieme all'altra compagnuccia esonerata, è stata tenuta per parecchi giorni seduta ad un tavolo a disegnare, mentre tutti gli altri bimbi facevano le prove. Ovviamente a mia insaputa.

Quando un bel giorno è tornata a casa cantando canzoncine su un viaggio a betlemme e poi piangendo a calde lacrime che lei voleva fare la recita, mi sono accorta che qualcosa non andava.

Vi passo i miei sensi di colpa, i miei stringimenti, le critiche di tutte le mamme della classe nonché di mia sorella l'avvocato scassamaroni che tutto sa e discerne.
Ho preso la situazione in mano e sono andata a parlare con la maestra. Ho tagliato la testa al toro, signore e signori.
Mia figlia farà la recita perché la sa tutta a memoria e perché non me l'avrebbe mai perdonato e forse non me lo sarei perdonato mai anch'io.
Farà la recita sulla natività vestita da pastorella e per un attimo, mentre mi cercherà tra la gente, i suoi occhi sprizzeranno gioia. Per un attimo basterà anche a me.

"Poi" - ho detto alla maestra - "cerchi per cortesia di non fare recite religiose in classe, ché mia figlia continua ad essere esonerata".
Ma la cosa più impressionante è che non c'era la consapevolezza da parte della mia interlocutrice che il natale avrebbe potuto essere affrontato e presentato ai bambini in maniera diversa.
Come si fa a cambiare le cose se non partendo dall'iniziativa delle persone?
La legge parla di scuola laica, di rispetto di tutti, ma quando "la maggioranza crede" (questo era il punto forse della sua argomentazione) non si può fare altrimenti.

In fondo siamo in un paese cattolico, no?

Mi perplimo.



mercoledì, dicembre 03, 2008

L'impronunciabile inesistenza di dio

Signori, ho bisogno di voi, della vostra saggezza, della vostra indiscussa esperienza.

Lo so, lo so che in genere la sapientona sono io.
Ma stavolta son senza argomenti.

Mia figlia, esonerata dall'ora di religione alla scuola materna, mi ha chiesto:

"Mamma, perché io non faccio religione e tutti gli altri bambini sì?"

Certo non mi posso mettere a farle una lezione di ateismo, non ora almeno.

E soprattutto mi sempra improbabile, affrontando l'argomento, esordire con un "Lo so che molti ci credono, ma dio non esiste".

Ora mi trovo però in un vicolo cieco.

Agghiutatemi!