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venerdì, marzo 12, 2010

Sana

Sono sana come un pesce. Non ho praticamente niente se non una discreta anemia.
Ho speso una quantità di soldi e di ansia non indifferente, ma alla fine il risultato è il migliore che si potesse sperare.
Certo noi femmine dobbiamo attrezzarci dopo i quaranta a fare tutta una serie di analisi che ci decretino il buon funzionamento delle nostre protuberanze interne ed esterne, ma questa è poca cosa di fronte alla mia soddisfazione alle parole del mio ginecologo:
"Ecco, guarda, hai un utero perfetto"!

venerdì, febbraio 26, 2010

Sala d'aspetto

Nella solita sala d'aspetto del solito medico di base dove aspetti per ore il tuo turno, disciplinatamente come ti hanno insegnato i tuoi genitori e non come tutti quelli che tendono a passarti avanti per il solo fatto che magari stanno per morire oppure sono rappresentanti del farmaco oppure ancora stanno per perdere l'autobus, disciplinatamente aspetti il tuo turno - dicevo - ed in quel mentre ti casca l'occhio sulla dodicenne di fronte tutta ciccia brufoli e apparecchio ai denti che con sorriso bovino si diverte - evidentemente in maniera assai sadica - a spiegazzare e poi riallisciare le pagine del suo libro di scienze e non sei solo tu a sobbalzare accorgendotene, ma anche un congruo numero di persone e una volta tanto non c'è discussione c'è solo quell'unanimità cui tutti sospiriamo durante le pallose e lunghissime riunioni di condominio, l'unanimità della condanna per l'oscenità di quel gesto, di quel disprezzo per un oggetto - e l'idea che c'è dietro di esso - che sicuramente con gli anni aumenterà trasferendosi - perché no - sulle persone, ma che tutto sommato è già disprezzo per le persone, è veicolo di disprezzo, è messaggio lanciato al mondo; e a lei, che interrogata risponde che la maestra di scienze le ha già detto di non fare quel lavoro in classe e quindi lei per sfregio lo fa fuori, sembra invece totalmente normale una simile operazione; a quel punto io mi vorrei alzare e dire a questa presuntuosetta devastatrice ma dove diavolo sono i tuoi genitori? ma tua madre e tuo padre l'hanno visto il libro di scienze ridotto così? E non ti hanno detto niente oppure chessò dato quattro sonore bussolate in volto tanto per schiarirti le idee o per trasmetterti l'importanza di qualche - e dico almeno qualche - valoretto nella vita che non sia il tuo stramaledetto cellulare e quel ridicolo apparecchio che porti ai denti? (io l'ho portato l'apparecchio ai denti all'età sua e mai e poi mai mio padre che mi accompagnava tutte le settimane dal dentista mi avrebbe permesso un comportamento simile); io ovviamente non ho avuto coraggio di fare una simile scenata davanti a tutti; però appena la dodicenne è entrata dal dentista l'unanimità è stata raggiunta di nuovo: nonostante la sua faccia da schiaffi - la colpa era inequivocabilmente dei genitori (e non so cosa mi abbia trattenuto dal tirare in ballo ancora una volta il nome del nostro esimio Pres.Cons, che comunque c'entra sempre anche lui).

giovedì, febbraio 25, 2010

Ce l'ho, mi manca

Il mio medico: "Lo vede quello zerbino?"
"Si", rispondo io.
Il mio medico: "Bene, con i risultati delle sue analisi lei dovrebbe essere come quello lì. Sono un po' preoccupata".

A voi ve l'hanno mai detta una cosa del genere?
E' vero che i valori del mio emocromo erano più sballati di Morgan, però cavolo sentirsi dire che è stupefacente vedermi in piedi, mi pare un po' forte come affermazione.
E ovviamente, appena uscita da lì mi sono sentita tutti i sintomi di tutte le più impronunciabili anemie.
Ma io sono forte. Sono in piedi, dopotutto. Nella mia vita sono sopravvissuta a 5000 piastrine, praticamente alla disintegrazione del corpo umano. Col mio metro e ottantatre troverò anche stavolta il bandolo della matassa.
Alla grande. Sì sì, alla grande.
Non sono per nulla tesa.
Per nulla.

martedì, gennaio 26, 2010

Throw it away

La mia questione di oggi è questa: come fa un medico (che si presume persona competente in materia delle cure di prossimità ad un neonato, e se non lui, chi?) a consigliare ad una puerpera, che ha partorito da quattro giorni - solo perché ha la febbre, i capezzoli doloranti, il seno gonfio ed è sotto antibiotici (dati da lui, ovviamente) - di tirarsi il latte e buttarlo? Oltre, ovviamente, a cominciare a dare alla figlia latte artificiale.
Il latte materno è preziosissimo! Con quale coscienza e fedeltà al giuramento d'Ippocrate si può scientemente invitare una donna a buttarlo?
E comincio a pensare che sia un complotto che inizia dall'ospedale. Nessuno ti insegna ad allattare o a cambiare un pannolino o a non far scambiare al bimbo il giorno con la notte (e ci sono le puericultrici all'uopo in ogni ospedale, in grado di dare consigli che spesso per pigrizia, per mancanza di tempo o di strutture adatte, non vengono dati). E allora, finché sei in ospedale, se hai la fortuna di aver scelto il rooming in, puoi sperare che tuo/a figlio/a si attacchi al seno come meglio crede e nella maniera giusta, prendendoti tutto il tempo per sperimentare, senza che il neonato sia nutrito nella nursery a glucosio o latte in polvere. Poi, quando torni a casa e vai dal pediatra, spesso, alla prima difficoltà (e di difficoltà ce ne sono, questo è certo: perdita di peso, inappetenza soprattutto) ti viene suggerita l'aggiunta di latte in polvere. E poi, dopo l'aggiunta di latte, ti viene consigliato di smettere e cominciare lo svezzamento a tre mesi. E se una madre si oppone, è durissimo andare avanti. Allora devi avere delle certezze incrollabili. Una grossa fiducia in te stessa e nella tua missione in quel momento. Perché - poche storie! - allattare un figlio è una missione, spesso accidentata. Diventa una cosa piacevole dopo che tutto è rientrato nella norma, si sono creati dei ritmi e fisicamente ci si è riprese dal parto. Ma per i ritmi c'è bisogno di tempo e pazienza. Tantissime sono le cose da imparare quando nasce un figlio. Ma poche sono le persone disposte ad insegnare, pur avendone tutte le qualifiche. E allora, in questo limbo che è il primo periodo di vita di un bimbo, le scelte di una madre e dell'ambiente circostante che la supporta sono importantissime per il benessere del bambino. Non dimentichiamolo. Uno scatto di palle si può avere di fronte ad un medico che ci chiede di smettere di allattare perché prendiamo antibiotici. E soprattutto ci consiglia di buttarlo, quel latte.