giovedì, ottobre 22, 2009

Le piccole cose

Potrà sembrare anodino, ma anch'io ho una famiglia di provenienza e non solo quella di cui parlo abitualmente. Famiglia di provenienza variegata, mio padre era un paesano, figlio di un ricco commerciante di carni e di cavalli e di una madre sempre poco nominata, probabilmente molto alle prese con i suoi sette figli. Mio padre non ha mai sofferto la fame durante la guerra. Ma mio padre ha anche rinunciato a tutta la sua eredità per non dover litigare con i fratelli. E' l'unico ad aver studiato nella sua famiglia, il dottore, lo chiamavano quando arrivava al paese. Prete mancato, raccontava sempre lui. Una memoria elefantiaca per qualsiasi nozione avesse mai sfiorato i suoi neuroni. Con lui non c'era storia. La Divina Commedia a memoria. Tutta. E non si dimenticava mai di niente. Mi perseguitava se mi scordavo di prendere una medicina, se non gli davo subito lo statino dopo aver sostenuto un esame all'università, se non mettevo le mie chiavi di casa nello svuotatasche all'ingresso un secondo dopo essere entrata. Teneva tutto sotto controllo. Praticamente un segugio.
Mia madre è figlia di un funzionario dell'aeronautica e di una madre molto presente. Ha cominciato a lavorare all'età di 17 anni, e già da tempo infilava perline. Orfana con tre sorelle, si è rimboccata le maniche da giovanissima. Una con le palle. Una che ha visto tante cose nella vita, una di quelle che non la freghi, che ha un'opinione (spesso giusta) su tutto. La guerra in povertà e stenti, una sorella malata di sclerosi a placche per 23 anni, per cui assistenza, preoccupazioni ma anche gioia nella malattia, due sorelle morte di tumore a due mesi di distanza l'una dall'altra, una famiglia di base sterminata. Tutto quello che la mia famiglia ha avuto se l'è guadagnato. Mia madre adesso fa una vita da signora benestante. Ma io credo che se la sia profondamente e giustamente meritata. Mio padre si è goduto qualche anno di pensione e poi ci ha lasciato in punta di piedi, senza disturbare, con la classe di sempre, in una sera di quasi estate. Senza avere la fortuna di vedere i suoi nipoti, di godere del giusto coronamento di un'esistenza, di un'esistenza normale, senza sgarri, morigerata ma al tempo stesso consapevole della ricchezza della vita e della fortuna di esserci, qui ed ora. Mio padre non ha mai lasciato niente nel piatto. Anche se non ha mai sofferto la fame. Erano altri tempi. Altre tempre.
Una vita è fatta così. Di cose semplici ma gustose, di incidenti e gloria, di sofferenza e stupore. Lo stupore di vedere l'allegria negli occhi di una persona costretta su una sedia a rotelle. Lo stupore del giornalaio nel vedere mio padre che la domenica comprava "Il Tempo" e "Lotta continua", perché alla cognata comunista portava il giornale insieme alla colazione, nei giorni di festa. Lo stupore attenuato della sigla del TG delle venti, tutti zitti per ordine superiore e guai a chi respirava perché lì si faceva la storia. Mio padre chiamava mia madre "tutto in fretta e fatto bene". Mia madre usava mio padre come un bastone per sorreggersi. Queste piccole cose fanno una famiglia. Fanno quello che noi siamo. Nella famiglia che poi creiamo. Con i nostri mariti che vengono da un'altra famiglia. In cui ci sono altre piccole cose. E la vita va avanti. Così. Con tante piccole cose piene di significato.

giovedì, ottobre 08, 2009

Un'offesa val bene, anzi troppo.

Donne tirate fuori le palle quelle palle che c'avete dentro né più né meno di un maschio cacciatele fuori e non permettete che questi machi della domenica che per eccitarsi hanno bisogno di donne giovani e turgide altrimenti non gli si rizza manco morti dediti a pratiche sessuali che li giustificherebbero a disprezzare qualsiasi donna non corrisponda al loro bieco ideale non permettete che vi offendano sessualmente tirate fuori le palle donne e difendete il vostro onore difendete il fatto che si deve poter discutere senza tirare in ballo la bellezza senza essere top model e invece usando solo ed esclusivamente il cervello anche se in questo mondo di ladri di identità di figa di soldi di futuro il cervello non conta un'emerita cippa allora tirate fuori le palle se non conta il cervello a colpi di palle li butterete giù quei sepolccri imbiancati che non hanno argomenti oltre l'insulto dichiaratamente sessuale per sminuire talenti che loro non si sognano nemmeno lontanamente di avere.

Tiriamo fuori le palle e vediamo chi ce l'ha più grosse.

giovedì, settembre 24, 2009

Le rughe del tempo solcheranno anche la vostra fronte, e allora saranno cavoli

Venticinque minuti di culi, tette e labbra riassumono egregiamente la condizione della donna postmoderna così come è attualmente concepita, veicolata e mostrata dai media.
Ci vogliono far credere che le donne hanno paura di invecchiare, hanno paura che il tempo passi, hanno paura di non essere all'altezza. E allora giù col silicone per mostrare che turgida e soda è meglio di quella ruga che mi spunta agli angoli della bocca, il cui solco si ingrandisce giorno dopo giorno.
E non se ne abbiano a male le donne potenti, loro che pensano di potersi lasciare andare alle ingiurie del tempo. E' solo un gioco, chiediamo scusa se fate schifo da vecchie e abbiamo deciso di farvelo notare. Lo sappiamo, non è politically correct, ma in fondo bastano due scuse e tutto torna come prima. Fino alla prossima ruga.

martedì, settembre 22, 2009

Cose di famiglia

IO (a telefono con mio cugino): "Senti, non prendermi per matta eh, ma io volevo chiederti una cosa, sai tu sei più grande, ti ricordi più cose...non è che per caso sai dirmi la data esatta della morte di nostro nonno, sai, sto ricostruendo il nostro albero genealogico e da qualche parte devo cominciare..."
MIO CUGINO (visibilmente sorpreso): "Mah, veramente io non saprei...."
IO: "Dai, prova a sforzarti la memoria, devo ricostruire gli eventi importanti della nostra famiglia per fare il nostro genosociogramma, sai una roba che serve per vedere se le malattie importanti vengono alle persone in occasione di ricorrenze o anniversari di altre morti in famiglia".
MIO CUGINO (pensando sicuramente questa è matta e probabilmente toccandosi): "La prossima volta che vado al cimitero ti ci guardo eh."

martedì, settembre 15, 2009

Educazione civica

Io canto:

"O che bel castello, marcondirondirondello
o che bel castello marcondirondirondà

E' più bello il nostro marcondirondirondello
E' più bello il nostro marcondirondirondà

Noi lo bruceremo marcondirondirondello
Noi lo bruceremo marcondirondirondà"

Mia figlia (5 anni): "Ammazza che cattivi!".

martedì, settembre 08, 2009

Serendip

Il libro che sto traducendo parla di serendipità, parla di cure per il cancro o altre malattie allo stadio terminale, parla di blinis e caviale rosso.
Cosa c'è in comune tra tutte queste cose?
Non lo so. Non lo voglio sapere. Non mi pagano per questo.
So solo che mi piacerebbe avere qualche serendipitoso numero da giocare al lotto.
Così, tanto per lasciare un po' le cose al caso.

sabato, settembre 05, 2009

Paura??????

E usatela quell'immaginazione, invece di stare sempre a guardare tette e culi delle veline e allora immaginate un essere superiore, superiore nel senso che misura un metro e ottantatre per dieci chili di meno dell'ultima volta ma sempre anta chili con un fettone numero quarantatre e incidentalmente questo essere si trova ad essere donna lo si deduce principalmente dal suo sederone insomma quest'essere (che molto casualmente sono IO) immaginatelo alle prese con un volatile sporco e puzzolente che risponde al nome di "piccione delle abitazioni" quel simpatico amico che tutti abbiamo al piano di sopra, che stende veli (matasse) di defecazioni sul NOSTRO territorio che si fa beffa dei nostri divieti dei nostri paletti delle nostre grida orbene mentre ieri rifacevo le sponde del talamo nuziale alzo la capocciona e ti vedo un esemplare di suddetta specie tutto intento a gironzolare nella mia stanza l'effetto su di me è devastante comincio ad urlare come un'oca impazzita dimenando le braccia le coscione e tutto il resto e quando mi rendo conto dell'impossibilità di far uscire codesto animale dalla finestra a causa di una fastidiosissima (in questo caso) zanzariera decido di scappare io per ricorrere all'aiuto del mio coniuge intento a sbranare la sua colazione ma questa corsa troppo mi costa perché il piedone mi si inciampa nella mia stessa ciabatta srotolandola via dal mio arto e lasciandomi scalza e dolorante per il frazionamento del mio dito in mille particole che durante la giornata di ieri ha passato tutti i colori dell'arcobaleno e ora si è fermato su un nero pece poco confortante e soprattutto molto doloroso ma la cosa più impressionante è che l'oca impazzita ha talmente fatto impaurire il piccione cagatore che esso si era sistemato tra il mio comodino e il muro impossibile farlo spostare di un centimetro il resto non so, mio marito si è fatto carico del respingimento all'aria pura mentre la mia figlia piccola urlava impazzita: "Cione...pura!" (Piccione, paura) e io nascosta in angolo fiottavo lacrime dagli oculi.

venerdì, agosto 28, 2009

Fisico tonico in mente obnubilata

Funziona tutto.
Tutto al posto giusto.
Tornare a farsi la doccia nel proprio bagno, come dice mio marito, è la cosa migliore (avendo il tempo per farsela, la doccia - dico io).
Sto lavorando alla traduzione di un libro dal francese.
E meno male che c'è internet. Perché se dovesse bastarmi il mio vecchio dizionario Boch avrei parecchie gatte da pelare.
E vorrei lasciarvi con la teoria principe del libro, che secondo me vale come un tesoro, lapalissianamente parlando - intendo:

La vita vale la pena di essere vissuta bene.

Concetto diffusamente argomentato lungo tutta l'opera, che però mi lascia un che di sapore amaro in bocca per come la mia sta inesorabilmente passando senza che io abbia mai pensato troppo a farmi felice, farmi le coccole, darmi i bacetti, amarmi, insomma.

Per cui, da domani, addominali!

giovedì, agosto 06, 2009

Profuma di rosa, ma rosa non è.

Cercherò di restare calma e di non profondermi in stupidaggini. Concisa, insomma.
Tipo che sono dimagrita almeno otto chili ma che non ho tempo di comprarmi un paio di pantaloni che non mi facciano sembrare un sacco, non ho tempo per pensare che non ho veramente tempo, il mare rincoglionisce anche gli adulti oltre ai bambini e con la protezione 50 tornerò a casa bianca come prima, e nonostante predetta protezione mi ritrovo con il classico eritema ai polpaccioni, mia figlia piccola - dopo un mese di mare - ancora non si è decisa a farsi un bagno contribuendo non poco alla mia depressione di madre incapace mentre invece mia figlia più grande mi rimprovera che sto troppo con la piccola e lei non me la filo punto, mia sorella mi dice che sono comunque grassa quando la mia ombra invece entra perfettamente nella sua, mio marito mi rimprovera perché trovo il tempo di chiamarlo solo alle 15 del pomeriggio dopo aver messo a dormire le piattole, insomma le cose vanno piuttosto bene considerato la media di due quotidiani che girano per casa di cui riesco a leggere si e no i titoli, considerato che riesco a stare ferma su una poltrona due ore a settimana il lunedì sera durante la quinta serie di Lost mentre non ho materialmente il tempo di addormentare le piattole che quindi mi scavano una cuccia addosso entrambe nello stesso punto del mio corpicione proprio durante le mie due ore di tregua macchissenefrega basta che ve state zitte, considerato che ho vinto 10 euro al superenalotto la seconda volta che ci ho giocato, considerato anche tanto altro che non vi sto qui a dire, ecco, sono proprio una donna fortunata!

P.S.: E non vi parlerò di quella cosa che si fa in un talamo in due o più di due, visto che mi ha generato commenti a go-go e non voglio certo far salire il mio blog nella classifica dei blog più spammati dell'emisfero.

mercoledì, luglio 15, 2009

Out

Per chi non l'avesse ancora capito sono in vacanza.
Tra rane che gracidano tutta la notte, bambine frignolanti, niente riposo e soprattutto niente sesso.
Questa è la vacanza all'avanguardia.
Quella del ventiduesimo secolo.
Sono troooppo oltre.

sabato, luglio 04, 2009

la meringa is watching you

Vi lascio all'impeto del nostro spremier.
Vi lascio al bunker dove prenderanno posto i potenti, guardati a vista da poveri cristi nelle tendopoli.
Vi lascio alle vostre elucubrazioni estivali, mentre io vado a portare le mie terga, le mie figlie e le mie quattro carabattole verso il litorale pontino.
Ma attenzione, la meringa is watching you.

lunedì, giugno 29, 2009

Mutuo scambio di tenerezze

Più di tre anni fa quando iniziavo a scrivere questo blog ero a uno stadio di dieta perenne c'avevo tutta ciccia e brufoli c'avevo una figlia marmocchia appiccicata al sedere un lavoro più che dignitoso per il re del web un futuro radioso e tutto sommato quattro soldi di più che non fanno mai male e che poi voglio dire pensare ad un secondo figlio ti sembra una cosa normale quando raggiungi una certa stabilità economica hai un tetto sopra la testa e le cose sembrano andare per il verso giusto poi invece guardandomi indietro in questi tre anni mi ritrovo senza lavoro con una figlia in più e tanti soldi di meno ma non è che di per sé sia un dramma avere un figlio in più anzi a me questa cosa tutto sommato piace ché le pupe crescono insieme si fanno i dispetti si strappano anche i capelli quando non si spaccano giochi in testa sono così dolci nella quotidianità fatta di amore tesoro salsiccia e pomodoro però ecco tutto questo per dire che il blog m'è servito come sfogo uno psicanalista di fiducia a costo zero e m'ha fatto anche parzialmente trovare lavoro anche se è durato poco ma soprattutto m'ha fatto conoscere un sacco di persone sentire voci diverse il mio amico supplì mi accusa di avere tutti lettori pecore che concordano sempre con tutto quello che dico ma non è vero per nulla si sbaglia di grosso e poi se anche fosse vorrà dire che io dico sempre cose giuste e questo i miei lettori lo sanno ed è per questo che continuano a seguirmi così numerosi perché sanno che io dico cose vere magari in malo modo ma sempre con quel fondo di rettitudine e moralità che contraddistingue la meringa come filosofia di vita come resistenza all'umana deriva e di questo il supplì me ne deve rendere atto perché lui che mi conosce anche fisicamente da più di un ventennio e ha tastato più volte la ciccia del mio corpicione e mi ha anche fatto da testimone di nozze tingendosi per l'occasione i capelli di giallo paglierino per non dire color piscia di gatto ma va bè tanto guardavano più lui che me e per fortuna che mi ero vestita di rosso se no passavo totalmente inosservata per colpa di quel megalomane platinato proprio lui insomma dovrebbe capire quanto sia bello avere un posto dove scaricare le proprie frustrazioni i propri patemi d'animo le proprie angosce senza sborsare una lira e sapere che c'è comunque sempre qualcuno che dall'altra parte prenderà la palla al balzo per raccontarti le sue e questo scambio fa crescere la meringa e tutta la sua chiara.

giovedì, giugno 25, 2009

La vera ricetta

Mi preme una piccola riflessione sulla genialata del decoder, articolata come segue:

1) ora non bastano più tre telecomandi (televisioone, dvd, videoregistratore), ma è necessario anche il telecomando del decoder.

2) telecomando della televisione e del decoder non sono per nulla intercambiabili, ma semplicemente complementari. Il che assume le proporzioni di dramma quando il decoder è acceso (perché la sera prima hai scordato di spegnerlo) e il telecomando della tele è scomparso magari preso in ostaggio da una delle figlie. Io ho il 50 per cento di possibilità in meno di poter vedere la televisione.

3) i canali si vedono di merda. Posso dirlo. L'ho detto.

4) il televideo non è più quello di una volta. Impossibile vedere in un batter d'occhio cosa fanno stasera su raidue senza conoscere a menadito il telecomando del decoder.

5) su tutti i decoder, in un modo o nell'altro c'è la scritta "Mediaset Premium". Bell'affare.

6) Mi domando come farà un vecchio settantenne abituato ad un telecomando di base a capirci qualcosa. Ed ho trovato la risposta: dovrà comprare per forza una televisione nuova, con decoder inserito. Per avere un solo telecomando. E tutto senza finanziamenti. Che genialata. Perché questa idea non è venuta a me? Vendere milioni di decoder per poi buttarli al secchio e comprare un milione di televisori.

Questa è la VERA RICETTA per far ripartire l'economia!!

lunedì, giugno 22, 2009

La marcia è femmina

Io c'ero al concerto allo stadio Olimpico sabato sera.
Una bufala.
Un flop.
Come l'hanno definito in molti.
E non è falso.
Le donne del concerto di Milano hanno vinto.
Non c'è storia.
I maschi capeggiati da Renatone hanno dimostrato quanto si può sbagliare senza un'adeguata direzione artistica.
Mi spiace perché io c'ero.
Ma invitare Luca Barbarossa il cui unico merito è aver scritto una canzone su Roma, o Minghi che fa cantare al pubblico canzoni troppo vecchie perché lui non ce la fa! Queste scelte discutibili appannano persino l'ottima performance di un Baglioni tuttofare e tre splendidi brani di Fossati, che non ha saputo (o qualcuno non ha voluto?) approfittare dell'occasione per fomentare il pubblico con i suoi brani più conosciuti.
Le donne hanno una marcia in più.
Tenetevelo per detto.

martedì, giugno 09, 2009

L'importante è vincere

Tranvate su tranvate la nostra politica ci riserva.
Ma io oggi vedo chiaro.
Vedo pulito.
La mia vita ha un senso.
Il senso più compiuto che possa avere la vita per un genitore.
Oggi mia figlia è stata nominata campionessa.
Prima classificata del corso di minibaseball che abbiamo tanto faticosamente frequentato quest'anno, dalle 18 alle 19 di ogni martedì sera, senza mai un'assenza, senza mai una défaillance, lottando coi denti per quelle stellette che hanno fatto di mia figlia una vincitrice per MERITO.

(ovviamente tralascerò, in questo giorno di festa, tutte le arrabbiature che mi sono presa durante l'anno, tutti i pianti di mia figlia isterica di stanchezza, tutti i capricci fatti perché non aveva ogni volta il suo regalo, tutti gli sfracassamenti di zebedei che mi ha procurato l'altra figlia mentre assisteva al suddetto corso senza poterlo frequentare. Per me è stata un'ora settimanale di calvario, ma ora posso dire che ne è valsa la pena. Se non vinceva mi buttavo al tevere, come minimo).

Diciamo cosa ormai praticamente impossibile in questo paese. Vincere per merito, intendo.
E vederla con la sua coppa, assolutamente sorpresa di quel risultato meraviglioso, con gli occhi luccicanti di felicità, mi ha fatto stringere il cuore di quell'emozione che si dovrebbe provare tutti i giorni con un figlio, ma che i casi della vita, la fretta, la noncuranza e la fatica ci fanno dimenticare di avere e soprattutto di godere.
Ho goduto di quest'emozione.
Perché mia figlia oggi ha imparato che vincere è bello.
E' un sentimento impagabile se si è duramente faticato per raggiungere quell'obiettivo.
E ancora più belli sono stati i complimenti dei suoi compagni. Ancora puri e sinceri.
C'è tempo per l'invidia. Ancora tanto.
Ti auguro di starne alla larga il più possibile. Figlia mia.

giovedì, giugno 04, 2009

Questioni di polli in volo

Papi papi me lo dai un passaggio?

Sali pure, pupa.
Ho assicurato a Vespa di aver già stanziato i fondi per i precari ma soprattutto che a settembre gli abruzzesi avrebbero avuto le case nuove e che io avrei vagliato personalmente le offerte del bando.
Si fregava le mani, quel pollo.
Dio come sono intelligente.
Sono come Superman.
So fare tutto io!

Papi papi, l'aereo si sta schiantando!
Perché ora non tiri fuori il mantellooooooooooooooooooooo??????????

lunedì, maggio 25, 2009

Non me lo dire

NON ME LO DIRE.
Dico davvero.
Non me lo dire perché NON CI SENTO da un orecchio.
Ed è come non sentirci per nulla.
E' tutto così ovattato.
Tutto così etereo.
TUTTO COSI' POSSIBILE.
E allora dai, mi dico.
Firma.
Firma per restare sempre così.
Firma per fregartene di tutti.
Dei rumori.
Della tazza del cesso che perde.
Della lavatrice che continua a caricare acqua.
Delle bambine che si stanno sgozzando di là.
Dello scatarro di tuo marito allergico al polline.
Assurgi a Venere della sordità.
Nell'Olimpo dell'attutito, dove nulla vale più di qualcos'altro.
Dove tutti parlano sottovoce.

Ma io sono una DONNA DI MONDO, anche discretamente urlatrice e ho fondamentalmente bisogno del mio orecchio per SENTIRE ALMENO IO quello che dico.
E allora chiamo il mio medico di base.
Mi scusi - dico anche un po' brutalmente - ma LEI STURA ORECCHIE?

Ah ah ah ah. (Risate del luminare).

Non sia mai.

Prenditi, cara, una sgargamellata di cerulisina a sera per quattro giorni, e poi sfiammati la recchia con un bel conone di cera d'api. Attenta ai capelli, non sia mai t'andassero in fumo, fatti aiutare da qualcuno a cui faccia piacere vedere lo schifo che esce dal tuo orecchio più che a me. E il gioco è fatto. (Non si commenta, ma va da sé che io una soluzione DEVO trovarla).

Ora, io non ho contratto matrimonio nel bene e nel male, perché - se non ricordo male - nella formula del rito civile non c'era questa postilla, ma se non me lo fa MIO MARITO, il cono, chi me lo vorrà mai fare?

lunedì, maggio 18, 2009

Di alta tecnologia e sue conseguenze

LUI: il vero homo tecnologicus, quello che non deve chiedere mai niente a nessuno perché la sua mente conosce già di suo i perversi meccanismi della tecnologia e guai a contraddirlo.
LEI: costretta a sopportare le sue angherie tecnologiche, tenta di sopravvivere con quel poco di accessibile che le è rimasto a portata di mano.

Ora, quest'uomo le ha tolto anche il suo bene primario, quello più caro e coccolato: il telefono.
In vena di grandi cambiamenti, a costo zero, ovviamente, LUI annuncia che da oggi abbiamo una nuova linea telefonica con un operatore che si chiama come una medicina omeopatica (ma non sia mai io gli renda servigio facendogli pubblicità). Ma che in realtà questa nuova linea telefonica è solo ed esclusivamente per motivi di lavoro (suoi, di LUI).
Allora le (alla nuova linea telefonica) riserva l'amato (e unico) apparecchio fisso. Per chiamare e ricevere. Passa un'ora a fare test e alla domanda di LEI se tutto funziona risponde, da buon tecnologicus: "Mmh, non riesco a chiamare i cellulari, mi dice carta non abilitata". "Mmh - pensa LEI - mi sembrava fondamentale che funzionasse coi cellulari, visto che è una roba di lavoro!"

All'uso domestico rimane un misero cordless. L'homo tecnologicus si pone il problema della corrente, da bravo professionista. Se va via la corrente non funziona più il telefono di casa. Eccellente osservazione.
Ma questo può succedere una volta ogni tanto, non tutti i giorni.
Cosa invece può succedere tutti i giorni di fortemente invalidante per un cordless che non abbia un rimpiazzo col filo?
TIC TAC, TIC TAC, TIC TAC.
Esatto.
Il cordless si scarica.
E quando si scarica non si può più utilizzare, perché il cordless, o mio homo tecnologicus, non è come un cellulare che ci puoi parlare anche attaccato al caricatore.
E allora via! L'homo tecnologicus, sopraffatto da una zaffata di realismo, stacca il fisso dalla presa lavorativa e con scatto oserei dire felino l'attacca alla presa di casa. E finalmente si potrà stare al telefono fino a che il cordless non si sarà ricaricato. E così via in loop. A rincorrere le prese di casa. Fino a che l'homo tecnologicus, sopraffatto dalla solita zaffata di realismo, non deciderà di osare un gesto ancora più tecnologico di tutti. Comprarsi un cordless per la sua linea di lavoro e ficcarselo a ricaricare quanto più ritenga opportuno!

sabato, maggio 16, 2009

Solo un po' inalberata

Ecco, ieri sera mi sono pure beccata il rimprovero di mio marito secondo il quale io strillo troppo le bambine, in particolare quella grande, che la strillo anche quando non c'è motivo, che lei non capisce, che io le dovrei sempre spiegare perché la sto strillando (certo, la prossima volta faccio un bando con tanto di valletto reale) perché tanto io non ho nient'altro da fare che stare a spiegare a mia figlia i dettagli della mia incazzatura, che peraltro - detto tra noi - lei conosce benissimo.
Ma lui non sa, o non vuole sapere, che cosa significa riprendere una bambina da scuola che comincia a piagnucolare da quando ti vede perché non hai previsto un'attività interessante il pomeriggio, o interessante secondo i suoi canoni, che insomma la mascherata da ape pare non la faccia impazzire attualmente, e per interessante lei intende andare a casa di qualcuno, oppure ad un parco, oppure dal cugino.
Ma non è che io ci posso sempre autoinvitare a casa dei suoi compagni di scuola, perché - e anche questo mio marito non lo sa - quando invitiamo qualcuno qui lei si mette in un cantuccio a disegnare e non si fila assolutamente nessuno. Né posso andare a ogni giorno Roma per trovare un parco disponibile visto che nel nostro paesino la priorità è il cemento e non i bambini. Quanto al cugino, è anche imbarazzante stare sempre piazzate nel suo giardino. Allora, così, ogni tanto decido che potrebbe essere il caso di restare a casa, a giocare con i miliardi di giochi che mia figlia possiede. Così, tanto per togliere loro la polvere. Ma questo causa un malumore e un'indisponenza unici, che probabilmente non infastidiscono mio marito, sempre disposto al dialogo, ma che a me fanno girare gli zebedei a ventola, velocità 3.
Per questo, e solo per questo, ieri sera ho sbattuto la scatola di legno sul tavolo.
E tu hai alzato gli occhi pensando fossi fuori di testa a fare quel botto.
Effettivamente ero un po' inalberata.
Però alla fine ha funzionato, tua figlia mi ha chiesto scusa, anche se poco dopo ha ricominciato.
E siamo da capo a tredici...
Ma con i bambini è sempre così no?

venerdì, maggio 15, 2009

L'ape di dentro

C'ho una cosa che mi ronza in testa.

E tutto quello che c'è intorno, fa da contorno.

mercoledì, maggio 13, 2009

Stretto al cuore

Volevo scrivere un post triste.
Perché triste in questo momento è il percorso della mia famiglia.
Ma mi vengono in mente solo cose allegre.
Quando l'ho conosciuto la prima volta, il sor Umberto, manco seduta a tavola mi aveva già chiesto quando gli avrei dato un nipotino, maschio ovviamente.
Non sapendo che io sono atta a fare solo femmine.
Due manone grandi come palanche, vocione stentoreo e appetito pantagruelico.
Questa fu la prima impressione che ebbi di lui.
Oltre ad un innato senso del gioco e dello scherzo, che lo faceva sempre stare al centro dell'attenzione.
Amava la terra, il sor Umberto.

O dovrei dire ama. Ancora. Da quel letto che contiene ormai solo il suo involucro.

Ma questo non è un post triste.
Questo è il post dell'amore per la natura.
Questo è il post dell'amore per la natura del sor Umberto.
Due settimane fa era qui da noi in campagna a raccogliere la vitabbia.
L'ultima delle erbe rampicanti, sconosciuta ai più.
Per farcisi una frittata.
E' andato via col suo fascio enorme e rigoglioso.
Questa è l'immagine che voglio tenere di lui.
Stretta al cuore.

giovedì, maggio 07, 2009

Condizionali ipotetici

Vorrei essere come la Veronica.

Mica quella del Vangelo, che avete pensato!
Per vedere che effetto fa avere un futuro roseo, come quello che sicuramente avrà lei davanti.

Vorrei essere anche una piccola pasticca di Viagra ammuffita per essere ingoiata da un uomo sicumeroso e pieno di sé e di viagra.
Per vedere l'effetto che fa.

E per di più vorrei essere la mosca che si godrà la scena dall'esterno.

giovedì, aprile 16, 2009

In colpa

In barba alla Montessori che si rivolterà nella sua tomba e insieme a lei tutte le mamme modello che per carità non alzano un dito sui loro figli monelli indifesi dai pericoli del mondo io a me mi viene un diavolo per capello se mia figlia comincia a giocare con la carne che io ho amorevolmente posto nel suo piatto tirandola addosso a muri sul pavimento e spalmandosela sulla faccia quella stessa carne che ha trangugiato più e più volte senza indugio a me consentitemelo mi girano ampiamente gli zebedei e sempre alla faccia di quel genio della Montessori e di tutte le sapientone che parlano con consapevolezza e non di quello che lei sosteneva alla sua faccia insomma io ho mollato sonori ceffoni su chiappe protette da pannolino e urlato come un'ossessa che non si gioca con la roba da mangiare che c'è qualcuno la sottoscritta nella fattispecie che s'è fatta un culo così che l'ha comprata l'ha cucinata l'ha amorevolmente servita e sperato in cuor suo che quel cibo fosse gradito e non ultimo ci sono un sacco di bambini che muoiono di fame ebbene sì ho cominciato ad instillare in mia figlia il senso di colpa quel senso di colpa che ho tanto vituperato nella religione cattolica e che ora mi ritorna addosso vomitato da una triste e inesorabile realtà che non riesco a dominare con la mia ratio.

E fino a cena niente pappa. Tanto per capire chi comanda.

martedì, aprile 14, 2009

Qui - squilie

Ritrovato imprenditore in un pozzo del siracusano. Aveva "alcuni" massi legati all'addome. Chissà chi ce li avrà messi.

Tutti hanno da dire qualcosa su Santoro. E tutti per sentito dire.

La storia dei pirati è così romantica. Quasi quasi noleggio un cargo.

Su FB c'è qualcuno che ha scritto un' argomentata lettera sul perché non darà un euro ai terremotati abruzzesi. Perché l'Italia forse non è più un paese libero. Dobbiamo per forza avere il dito incollato ai tasti del nostro telefonino se vogliamo far valere le nostre opinioni. Dissentire dal senso comune è diventato comunemente senza senso.

mercoledì, aprile 08, 2009

Siamo tutti aquilani

A qualcosa deve pur servire un blog.
Io credo nell'informazione libera e nei liberi informatori.
L'orrore che questi giorni ci trasmette la televisione sembra essere solo una minima parte.
Detto da chi ci sta dentro fino al collo.

giovedì, aprile 02, 2009

La condottiera

Mi aggiro per la campagna romana con la patente scaduta. Ciò può significare solo che ho passato l'età giovanile da un multiplo di dieci anni. Ho chiesto al centralino del PRA cosa mi poteva capitare se mi fermavano. In fondo abito in una landa desolata e con le mie pupe non mi ha mai fermato nessuno.
Ritiro della patente (ecchissene, al limite) e soprattutto del veicolo.
Cioè, ve lo immaginate io con le pupe in mezzo al rettilineo, dove in genere s'appostano i carabinieri, a dover scendere dalla macchina solo perché ho dimenticato che sto per compiere quarant'anni?
Non si può approfittare così della buona fede della gente. Ora poi non potrò nemmeno farmi più un cesso sul pianerottolo perché non ho la villa né la villètta bifamiliare. Mi resta la mia macchinuccia, unico collegamento tra me e il mondo civilizzato. Come potrò andare a riprendere mia figlia a scuola, a comprare la verdurina dal contadino che mi solletica l'ormone, oppure semplicemente fare rotta verso Roma se mi ritirano quella fottutissima macchina francese?
Mi toccherà far visitare i miei occhioni da un medico della ASL, che senza nemmeno constatare che sono ormai prossima alla cecità, mi confermerà idonea per riprendere la mia conduzione familiare.
Ho un culo pazzesco che ancora non si debba farsi visitare da uno psichiatra.
Non avrei passato il test alcolemico.

Dignitosamente mi arrovello

Ma perché? Lavare, stirare, cucinare, fare i letti, pulire culi è meno dignitoso di un lavoro alla scrivania?
La risposta unanime e concorde sarà SI.
Ed infatti è così.
Sarebbe dignitoso se fosse un lavoro pagato, e di conseguenza riconosciuto.
Sarebbe dignitoso se fosse un lavoro a contratto, ancorché a tempo indeterminato e senza pause.
Sarebbe dignitoso se occorressero degli studi per farlo. E non aver fatto degli studi per ridursi a fare questo. (è sottile, lo so è sottile...)
Sarebbe dignitoso se avendo fatto studi che non c'entrano nulla non si dovesse aver vergogna a dire cosa fai nella vita.
Sarebbe dignitoso se contasse qualcosa nel calcolo del PIL.
Sarebbe dignitoso se avesse un tempo di inizio e un tempo di fine.
Sarebbe dignitoso se non inducesse tendenze maniacali all'ordine per non saper che fare.
Sarebbe dignitoso se a farlo fosse un maschio.
Sarebbe dignitoso se fosse il frutto di una libera scelta.

Ma la dignità, si sa, è come una meringa.
Alla prima spruzzata di saliva si scioglie.

mercoledì, aprile 01, 2009

Senza soldi

Devo controllare il tubo del gas.
Pare che anche quello scada.
Che vita in prestito!

martedì, marzo 31, 2009

Invaghitevi

Sono morta.
Stare SENZA INTERNET per una settimana equivale a MORIRE.
E vi posso dire che era come in un lungo tunnel.
Un vago chiarore si percepiva da molto lontano.
Una roba tipo "Vaghe stelle dell'orsa".
Ho scoperto solo alla fine che era VAGO perché COPERTO da tutte le parolacce che ho urlato agli operatori di infoSTRONIA.....
Perché, malgrado LORO, internet non muore mai.

lunedì, marzo 23, 2009

Pieducoli

Ne ho fin sopra i capelli di svegliarmi con un piede di mia figlia puntato in una qualsiasi parte del mio corpicione così bisognoso di riposo.
Che colpa ne ho io se quando dormo non sento nulla e quel santo di mio marito, che si alza puntualmente tutte le notti, dopo venti volte porta la pupa nel lettone?
E non statemi a dire che i bimbi nel lettone non si portano e che uno deve avere la pazienza di stare lì accanto al lettino finché non sprofondano di nuovo nel sonno!
Eh no, cari miei. Questo funziona quando ce n'hai uno, e forse.
Perché quando sono due, che dormono pure nella stessa stanza, il risveglio notturno rischia di trasformarsi in una mattanza!
Certo è che delle volte avrei voglia di mettermi a piangere anch'io...

venerdì, marzo 20, 2009

Straniero è bello, se è straniato è ancora meglio

Il nostro paese è ufficialmente invitato a "migliorare, nella pubblica opinione, la conoscenza e la consapevolezza della discriminazione, facendo accettare i migranti e le loro famiglie come membri della società a tutti gli effetti".
Avete voluto l'Europa (con tutti i suoi enti di controllo)? E mo' pedalate.

BrunettO verrà presto affogato dall'Onda. Basteranno pochi centimetri.

Obama si dà all'agricoltura biologica. Fatta in casa. E pensare che, qui in Italia, un nero spesso non ha nemmeno i documenti quando va a raccogliere i pomodori.

Io questo week end festeggio.
La cartella esattoriale arrivata a mio marito è stata dimezzata dopo attente verifiche.
E aspetto il prossimo condono.

mercoledì, marzo 18, 2009

Felicità è un attimo....dividila!

E' bello vedere lo sguardo di felicità di mia figlia quando la lascio all'asilo.
Finalmente si libera di me.

Sarei una madre tanto snaturata se dicessi che la soddisfazione è reciproca?

lunedì, marzo 16, 2009

Economicamente invano

C'avete fatto caso a come è facile snocciolare numeri in Euro?
Uno tira l'altro.
E sembrano sempre pochi.
Per salvare la bancarotta catanese dobbiamo cacciare fuori solo 140 milioni di euro.
E ho anche dimenticato quanto fa in lire, per come suona bene!
Che fortuna essere entrati nell'euro, questa entità metafisica che risolve tutti i nostri problemi nel far di conto.
Perché fate conto che tutto è rimasto come prima, solo con molti zero di meno.

martedì, marzo 10, 2009

Piccoli risparmiatori crescono

Siamo in tempo di guerra. Cominciate a fare le scorte. Presto il mercato nero salverà l'Italia.Anche i razzisti.

Liberalizzeranno l'edilizia. E' tempo di costruire cessi sul pianerottolo. Salveremo l'economia defecando.

I neolaureati pagano la recessione. Invece le casalinghe disperate a quarant'anni pagano i debiti, dopo aver già pagato la recessione.

La super modella si prepara alla prova costume. Io mi preparo alla prova.

lunedì, marzo 02, 2009

Io e il mio ES

Ho finalmente capito perché mi si distruggono sistematicamente le mani.
Screpolandosi come carne al sole.
E senza sole, perché - e siamo tutti d'accordo - ora è inverno.
Si distruggono perché non vogliono fare quello che io faccio fare loro.
Non vogliono capare verdure, cucinare, lavare piatti, pulire culi, pulire cessi, fare docce, lavare capelli, passare spugne ovunque.
Il mio ES entra in sciopero così.
Sregolatamente.

mercoledì, febbraio 25, 2009

Scureggette

No, io non sono un pedofilo. Però ve l'ho messo in culo a tutti. Sborone.

Un aereo si è spezzato in tre parti. I morti sono tenuti segreti. Pulcinella.

Una che si chiama Annachiara ha preso il mio posto al grande fratello. Millantatrice.

La cristoterapia guarisce dall'omosessualità. cristo chi?

giovedì, febbraio 19, 2009

Farneticazioni post sbornia

La Marcegaglia non è un corvo. Pettegola.
La Patty canta divinamente. Glamourissima.
Parisi si sta cagando sotto. Ironico.
Il gelo frusta l'Italia. Sadico.
Intercettano anche skype. Risparmiatori.
I desaparecidos erano solo armoniosi tuffatori. Le bugie hanno le gambe corte. Figuriamoci 1m59 quanto c'ha corte le gambe!
Ferrari e Moretti hanno trombato veramente sul set. Mi si sta rizzando.
We are only humans.

martedì, febbraio 17, 2009

Scoglionamento a mille

Questo è il giorno in cui ho scordato mia figlia in palestra, portando via l'altra per mano, come se nulla fosse. Madri malefiche.
Questo è il giorno in cui il sogno di milioni di italiani s'infrange contro un muro di maledetti soldi. Coglioni.
Questo è il giorno in cui anche un po' il mio sogno, che non è di per nulla quello che pensate voi, s'infrange. Un sottile filo lega il sogno mio e quello degli italiani.
Cogliona.

martedì, febbraio 10, 2009

Animali umani

Io ho vissuto 9 anni in casa con una persona malata di sclerosi a placche.
9 anni su 23 totali di malattia.
Potrei definirlo un calvario. Se non per il fatto che è durato molto di più.
Ma, e sembra paradossale dirlo, è stato un calvario felice.
Perché è rimasta la testa, vigile fino all'ultimo.
Ed un sorriso bello da far piangere.
Lei viveva in un mondo tutto suo.
Un mondo fantastico eppure assolutamente reale.
Inventava avvenimenti, raccontava assurde bugie a chiunque interagisse con lei.
Ed erano le bugie più sincere che un umano potesse ascoltare.
Perché erano dette da una sedia a rotelle.
Da una donna che non poteva mangiare, bere, evacuare, lavarsi, vestirsi, camminare da sola.
Ma le rimaneva l'immaginazione. La forza suprema del pensiero.
Quell'immaginazione che l'ha tenuta in vita così a lungo.
Fino al giorno in cui silenziosamente gli occhi le sono scivolati all'indietro.

Cosa ci fa essere umani?
E' la comunicazione, perdio.
Poter comunicare il proprio stato d'animo, i propri desideri, i propri bisogni. In qualsiasi modo sia possibile.
Questa è vita.
Tutto il resto è il nulla.
E nulla servirà mai a farlo essere diversamente.

giovedì, febbraio 05, 2009

La mejo gioventù

Hai presente la poetica del fanciullino e tutte le banalità che sono sempre state dette (o che almeno io ho sempre giudicato tali) sull'ingenuità dell'infanzia, sulla purezza d'animo dei bimbi, sul candore dei loro atteggiamenti e sulla sacralità di quel dorato periodo?
Ecco, io adesso che ho due figlie e in particolare una di 4 anni e mezzo che sembra già una piccola donna, adesso e solo adesso mi rendo conto del miracolo dell'infanzia, che detto da un'atea suona pure male.
L'atteggiamento dei bambini è quello di andare incontro agli altri, anche se sono brutti goffi puzzolenti e sporchi. L'ALTRO è un arricchimento, una novità, un prezioso tesoro. IL tesoro.

E poi ci sono i genitori la società i familiari gli amici dei genitori la scuola che riportano tutto all'ANTAGONISMO. Perché è sempre meglio essere MEGLIO di qualcuno.
Vorrei non riportarla da nessuna parte mia figlia. Vorrei che trovasse lei stessa gli strumenti per leggere la realtà, per leggere il cuore della persona che ha di fronte. Senza la mediazione della realtà di qualcun altro. Con la purezza dei suoi occhi nuovi. Con la luce senza filtri di una fotografia scattata da un principiante, magari anche sfocata ma autentica.

mercoledì, febbraio 04, 2009

Logorrea

La scatologia regna sovrana nel mondo della mia infante più piccola.
E' tempo di imparare a parlare.
E quale dominio è più fecondo della produzione corporale?

E allora tutto prende un solo ed unico nome.

"Mamma, cacco". Ed è ovviamente un gatto.
E perché no: "Mamma, cacca", per dire giacca.
E ancora: "Cacche", che non è una super produzione, ma semplicemente le adorate calzature.
Ecco.
Questo è il suo mondo.
A parte "mamma" e "cacca" nulla ha un senso.

sabato, gennaio 31, 2009

Il tempo passa, impietoso. E non solo con noi.

Gli anni passano.
Noi invecchiamo.
Perché alzi la mano chi di vuoi può - onestamente - sostenere il contrario.
E allora ieri sera mi sono messa per la entesima volta davanti alla prima puntata dell'ultima serie di ER, nella speranza - vana, come potrete immaginare - di avere un guizzo, un frizzo di novità. E invece mi ripiglio i miei medici caciaroni che se mi trovassi nelle loro mani al pronto soccorso di un ospedale piuttosto mi farei prestare la pistola dall'agente di guardia.
E poi per quale motivo il capo reparto deve sempre essere quello più brutale coi pazienti, quello che non media mai le notizie tragiche con un po' di cuore? Eppure quello che domandano ai manager è proprio la mediazione, la possibilità di tirare fuori qualcosa di positivo da ogni disfatta...
Certo che non esiste il mondo del medico perfetto, ma sinceramente lo stereotipo del capo che sostiene di volerti bene trattandoti da minus habens m'ha proprio stancato.

giovedì, gennaio 22, 2009

Ricerca ossessiva di una ragione

Mentre mio marito ascolta beato nelle sue cuffie "Three of a perfect pair" convinto che io non senta nulla e invece mi fa due palle così che non capisco che ci trova ad ascoltare ossessivamente sempre la stessa canzone, penso alla giornata che sta finendo: si è spaccata la zampa della testiera del letto, nel senso che in un ossessivo desiderio di pulizia dei battiscopa, ho tirato il letto ed essa ha fatto stock; poi la colf mi ha rubato 70 € dal portafoglio che mi ha anche restituito su mio esplicito suggerimento (tralascio i dettagli sulla scena da film melodrammatico); ho fatto un rapido inventario dei gioielli tanto per stare tranquilla: mancherebbe un bracciale all'appello, quello che mia madre mi ha regalato quando mi sono sposata, ora però non sono del tutto sicura che l'abbia preso la colf (rubato? qualcuno mi darà della razzista se la chiamo ladra?), nel senso che sono sicura al 99% che stesse insieme alle altre cose, ma un 1% di possibilità che io l'abbia messo altrove mi farà desistere - già lo so - dal richiederglielo indietro; la torta rustica che ho fatto per cena con patate e piselli faceva schifo, ma mio marito che è un signore ha detto che era buonissima, a me continua a tornare su ora che saranno tre ore che abbiamo finito di mangiare. La giornata è quasi finita. Io sono rimasta senza colf e devo ancora andare a testare la mia nuova testata. Un bel telo africano, molto decorativo. Spero che non mi soffochi stanotte.
Non trovate che sarebbe una degna conclusione?

martedì, gennaio 20, 2009

Il feticcio posticcio

Però però.
Non si può biasimare uno perché vuole essere calpestato dal tuo 43 di piedi che te lo porti appresso come una sciagura fin da quando adolescente cercavi un paio di scarpe da donna senza successo e ancora adesso ti propongono quasi sempre solo scarpe da travelloni incalliti stupendo si anche che tu non desideri calzare stivaloni con tacco a spillo per andare ad accompagnare a scuola tua figlia di quelli che anche la battona più incallita definirebbe osés e perché allora dovrei stupirmi che il primo venuto mi chieda di calpestarlo anche se non ho la minima idea da dove codesto tizio abbia avuto informazioni si private sulla mia persona ché in fondo ci serviamo di internet come uno schermo a tutte le nostre frustrazioni ambizioni desideri e quant'altro ci possa far sentire diversi da quello che realmente siamo anche se siamo in fondo soddifatti del nostro metro e ottantatre per quarantatre di piedi e anta chili di morbidezza al posto giusto come direbbe mio marito che perfino lui l'ho conosciuto su internet in questa vita per procura che ci mette un secondo a sfondare la barriera del suono ucciderti o redimerti fai un po' tu ma certo non si può biasimare uno che l'ho fatto sognare non so come né dove sulla mia esagerata calzata in fondo il fetish mi ha sempre un po' attirato come tutte le persone esageratamente normali (!) io sogno spesso falli giganti che soddisfano le mie voglie e chi mi conosce da vecchia data sa che in gioventù mi aggiravo per le città europee cercando avidamente obelischi torri campanili che mi potessero far dissertare sulla maschilità della società occidentale ma in fondo in fondo desideravo esserne vittima per appropriarmi delle armi del carnefice io e tutti gli studi del cazzo che mi hanno portato a questi pensieri per lo meno inconsueti sulla sessualità della nostra civiltà che se non avessi incontrato Ida Magli vent'anni fa forse adesso mi sarei fatta suora senza folgorazioni sulla via di Damasco ma insomma certo anche la Ida non era proprio un esempio da seguire prima suora poi moglie poi ancora casta per sempre e poi con Berlusconi che razza di esempio è per i giovani che hanno creduto anche solo un attimo che la civiltà occidentale è il frutto dell'estroflessione del maschio da sé per tramite del suo fallo stratosferico creatore di civiltà ma io che conosco adesso sono immune dalle considerazioni sul fallo e mi contento di quello che ho trovato ché mi basta e mi avanza anche se il calpestìo sul corpo fragile di un feticista - lo ammetto - per un attimo mi ha tentata.

lunedì, gennaio 19, 2009

Pedate

Anonimo corrispondente su Facebook, indirizzato a me medesima: "Wow hai dei piedoni incredibili quanto mi piacerebbe farmi calpestare da te".

Me medesima: "Ho già calpestato tutto ciò che era possibile e ora ho trovato il mio prato.
Ritenta e sarai più fortunato."

giovedì, gennaio 15, 2009

L'entropia è un isola. E nessuno lo sa.

Il percorso per arrivare a teatro non è stato dei più facili.
Ho cambiato tre volte strada e sono arrivata facendo quella più lunga nel più breve tempo che un essere umano possa concepire.
Il mio amico Murphy mi fa un baffo.
Il teatro mi ha accolto in platea con l'altoparlante che gracchiava "Comincia lo spettacolo".
E la figuraccia di entrare per ultimi al teatro Argentina con tutte le luci accese e Paolini* già in scena ve la lascio immaginare.
Mi son seduta senza fiatare, imbacuccata ancora nel mio cappotto delle feste e con la sciarpa fru fru attaccata al collo a dare un tono alla mia umiliazione.
E arriva una valanga di parole a sommergere qualsiasi spiraglio di ottimismo che poteva ancora essermi rimasto dopo la traversata tiberina.
Paolini è in gran forma.
Bislacco assai nel suo modo di sgambare su un palco anche troppo piccolo.
Accompagnato da una band molto acustica e assai intonata.
Lui pure canta.
Molto atteggione.
Ha detto tanto, troppo forse.
Troppe teorie, informazioni, dettagli che alla mente di una donna stanca della sua giornata sono sfuggiti per la maggior parte.
Tre su tutti restano nella mia mente a sancire l'importanza dell'evento.
Il 1979 è l'anno dell'inizio ufficiale delle lotta tra Oriente e Occidente. Anche se nessuno di noi lo sa.
Khomeini e la Thatcher ne sono i responsabili. Sono loro che ci hanno portato allo scatafascio in cui viviamo.
Dovrò approfondire. Io i danni della Thatcher li avevo subodorati solo dai film di Ken Loach, visto che nel '79 ero poco più che una bambina.
A noi resta un paese di miserabili. Un quadretto poco idilliaco della nostra condizione postmoderna. L'unica soluzione è partecipare, accorgerci dell'altro, degli altri piuttosto che rimanere arroccati nel nostro castello.
E il terzo punto, fondamentale per comprendere il paese in cui viviamo, è che nessuno tra i presenti in teatro aveva idea di quale fosse il secondo principio della termodinamica. E, pace all'anima sua, il mio professore di fisica si sarebbe vergognato anche di me, che ho fatto tabula rasa dei suoi insegnamenti. Finché qualcuno del pubblico si mette a biascicare "entropia" a bassissima voce. E in ultimo, un tizio dalla più infima balconata del loggione si permette di alzarsi in piedi e dire che forse lui ha qualche reminiscenza degli insegnamenti universitari e si lancia in una spiegazione del secondo principio della termodinamica ovviamente incomprensibile ai più e forse anche a lui stesso. Per dirla in altre parole, nessuno ha capito una cippa. Paolini incluso, che gli ha anche fatto capire come il metodo del professore fosse alquanto astruso. E poi il Paolini ha tirato fuori l'asso dalla manica, una chicca che quel fisicaccio di mio marito quando gliel'ho raccontata ha fatto spallucce perché lui sa tutto e non gli era affatto nuova che se fosse stato con me ieri sera a teatro gli avrebbe fatto un culo così a quello spocchioso del Paolini, e questa chicca era la seguente:
Se hai un acquario e vuoi una frittura mista (di pesce s'intende!) non è detto che poi tu riesca ad avere indietro l'acquario.
E certo che, spiegato così, il secondo principio della termodinamica sembra avere un certo senso.

E poi finisce a Gaber.
Nel senso che Paolini prende "La libertà" di Gaber, e la fa a modo suo e del suo gruppo.
E io, che Gaber l'ho visto tante volte dal vivo, per un attimo, ho immaginato che fosse lì tra noi.
Sicuramente anche lui avrebbe avuto dei dubbi sulla termodinamica.
Ma si sarebbe divertito con quel fondo di ruvida amarezza. Almeno quanto noi.


*Marco Paolini. Miserabili. Io e Margareth Thatcher.

martedì, gennaio 13, 2009

La dignità spezzata o dell'infanzia scatologica.

La tazza del cesso è l'appendice preferita di mia figlia.
Ci sta con piacere, più volte al giorno.
Immagino che anche all'asilo sia così.
E fa così anche quando siamo a casa di amici a trascorrere il pomeriggio, allegramente - s'intende.
E poi urla "E' troppo dura!".
E io dico: "Allora non la fare, ci pensiamo a casa". Cercando di mantenere un po' di contegno.
L'ultima volta è successo che si è trattenuta.
Poi siamo tornate a casa, parcheggiato, salito quei due piani di scale che ci separano dalla porta di casa. Con estrema lentezza visto che mia figlia piccola è una lumaca.
E, arrivata in cima, la passerotta di mamma comincia ad urlare come una matta, avete presente l'urlo dei maiali che vanno al macello? Ecco, arricchito dall'eco delle scale.
"Cacca, cacca!".
E più se la faceva addosso e più urlava. Suppongo per la vergogna.
"Aspetta, aspetta un attimo che finisco le scale e arrivo, ti apro la porta così andiamo subito al bagno!"
"noooooooooooo, caaaaaaccaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!".
Allora entriamo precipitosamente (laddove precipitosamente è un eufemismo vista la concentrazione di figlie e di spesa in un solo metro quadro), tento invano di tirare giù la cerniera della giacca, e dopo tre tentativi falliti la porto sulla tazza del cesso così com'è.
Con tutte le conseguenze del caso.
Ma non volevo fare un post scatologico, bensì sulla dignità profonda che ha un bambino anche a quattro anni e mezzo.
Dignità spezzata da un banale incidente di percorso.
Ma pur sempre ben radicata.
Se non son soddisfazioni queste....

venerdì, gennaio 09, 2009

Un tantinello depressa

Ma come fai, quando la tua figlia più piccola è un terremoto e semplicemente rivolta tutta casa senza che tu riesca minimamente a seguire il suo ritmo;
ma come fai, quando sull'onda della demenza senile, lasci commenti a una blogger venuta a visitarti per la prima volta, dicendo che la sua visione della maternità è troppo ottimistica;
ma come fai, quando entrambe le bambine piombano nel tuo letto nel cuore della notte e tu sei obbligata a tenercele perché un sonno malvagio ti tiene serrate le palpebre in un abbraccio mortifero;
ma come fai, quando gli unici cinque minuti di pioggia battente sono quelli in cui tu esci dalla macchina per prendere la figlia grande a scuola con quell'altra incollata al collo che non molla l'ombrello e ti trascina in un vortice di follia bagnata, assolutamente grondante;
ma come fai, quando è la quarta volta che passi lo straccio in cucina perché tuo marito, sempre con l'occhio serrato dal sonno - poveraccio! - ha rovesciato incidentalmente la bottiglia del latte e il pavimento è talmente appiccicoso che la carta moschicida in confronto è acqua fresca e la situazione non accenna a migliorare;


Come fai, insomma, a non essere un tantinello depressa?

giovedì, gennaio 01, 2009

Lo yogurt mi fa un baffo.

Questo sarà innanzitutto l'anno dei miei quarant'anni.
E io, non so perché, non riesco troppo a sorridere.

Sarà l'invasione dei pidocchi, sarà il diluvio che ben presto diventerà universale; sarà che già mi sto armando per combattere contro la recita di pasqua alla materna; sarà che le prospettive lavorative si riducono - manco tanto impercettibilmente - a percentuali pressoché rasenti lo zero; sarà che presto verrà carnevale e mi dovrò inventare non una ma due maschere originalissime per le mie figlie, io che la mia vena creativa è pari al mio bicchiere vuoto all'una di notte della notte scorsa; sarà che mi preparo a cambiare un qualcosa come 365 moltiplicato 5 pannolini al giorno nonché a spendere grossomodo la bella cifra di 500 euro per comprarli quando potrei con essa andare almeno 15 volte dal parrucchiere; sarà che mia figlia piccola non mangia da almeno 15 giorni e questo fatto mi tortura l'esistenza; sarà che oggi ho parlato col mio amico francese a 1400 chilometri di distanza e mi è venuto un magone allo stomaco da stare male; sarà che dovrei comprarmi il letto nuovo ma non ho i soldi e lui cade lo stesso a pezzi durante le mie circonvoluzioni amorose che passerebbe la voglia a chiunque; saranno tutte queste cose insieme, ma non mi viene per nulla da ridere.
E se volevate gli auguri, li avrete in occasione più consona, alla quando viene viene.
Perché io odio fare i regali.
Figuriamoci gli auguri.

venerdì, dicembre 26, 2008

Pediculus humanus capitis


Così, tanto per la cronaca:
mio marito ha passato il natale a spidocchiare mia figlia.
Io l'ho passato ad imprecare perché sono ridicolmente e patologicamente ossessionata da quegli insetti minuscoli e il pensiero che stavano sulla testa di mia figlia, nonché potenzialmente anche in ogni centimetro di casa mia, mi faceva stare malissimo.
E non c'è niente da ridere.
Non avevo preparato un pranzo di natale.
Non avevo nemmeno un pranzo qualsiasi.
Il pidocchio mi ha colta di sorpresa mentre mi accingevo a vestirmi per le feste.
Fortuna che c'era mia sorella.
Sono andata come una ladra a prelevare il pranzo che avremmo dovuto strafogarci da lei.
E come appestati, io e la mia famiglia ci siamo ingurgitati tutto.
E ora son qui che mi gratto.
Anche se ufficialmente non ho nulla.
Ma è come se fossero tutti lì appostati, pronti a saltarmi addosso appena distraggo un attimo lo sguardo.

Bisogna che mi ricordi di comprare il disinfettante per i panni.
L'ho consumato tutto a forza di fare lavatrici per eliminare le tracce del pediculus.

E ora buon anno, ragazzi.
La festa sta per cominciare.
Dicono sia l'anno del sagittario.
Intanto mi gratto, eh.

domenica, dicembre 21, 2008

Impressionatevi

Io, che a quasi quarant'anni ho una forma smagliante; che non sono ancora ricorsa al chirurgo plastico come la stragrande maggioranza delle mie coetanee ( ma questo - e non lo dite in giro - solo perché nessun chirurgo plastico potrebbe mai accettare la sfida); io che non vado dal parrucchiere perché non ho bisogno di tinta e i miei capelli sono naturalmente e splendidamente ricci; che posso indossare qualsiasi cosa, anche la tuta dei vostri peggiori incubi, tanto non passo sicuramente inosservata visto il mio metro e ottantatre; io che non sono un travellone anche se calzo quarantatrè di piedi e che, nonostante tutti questi ostacoli obiettivamente difficili da superare e senza aver nemmeno mai giocato in una squadra di pallacanestro - dove avrei eventualmente potuto attingere a materiale umano alla mia altezza -, ho comunque trovato un marito più alto di me, ecco io ieri sera dopo la toilette serale mi apprestavo a rimirare la mia beltà nello specchio e mira che ti rimira vedo un ricciolino che fuoriesce spiccatamente dal mio cuoio capelluto frontale, che di ricci effettivamente ne ha già tanti. Ma che cippa ce ne potrà fregare a noi di tutte queste premesse nonché di suddetto ricciolino - direte voi.

Son sicura, tuttavia, che avrete un moto di compassione per me, quando vi dirò che codesto ricciolino a ben guardare e ben da vicino si è dimostrato senza l'ombra di dubbio essere un ricciolino BIANCO.

giovedì, dicembre 18, 2008

Un culo enorme invaderà il vostro spazio vitale ed in parole povere vi seppellirà

Basta parlare di cose serie che fanno pensare quando non c'è assolutamente nulla che valga la pena di essere pensato.
Diamoci alla pazza gioia.
Stanno per arrivare le feste di natale.
Quelle dove ognuno di voi - culoni! - alle prese con una tastiera dieci ore al giorno ingrasserà di almeno tre chili tre in un giorno, che per scomparire avranno bisogno di mesi e mesi di duro allenamento.
Dai, parliamo delle feste.

Parliamo
delle
feste.


Bene. Fatto.
Per quest'anno mi sono tolta il pensiero.

lunedì, dicembre 15, 2008

Scelte difficili

Ho fatto qualcosa, qualcosa di cui non vado fierissima, ma che mi ha consentito di rivedere il sorriso sulle labbra di mia figlia.
Vale lo stesso?

L'emarginazione comincia sui banchi di scuola.
Questo l'abbiamo più o meno sperimentato tutti, chi più chi meno.
Chi dalla parte dell'emarginato, chi dall'altra.

Ma a volte arriva quando meno te lo aspetti.

La recita di natale, per esempio.

La maestra di mia figlia ha deciso di fare una recita natalizia con tutti i crismi, tipo pastorelli gesù maria l'angelo e giuseppe.

E tutto questo NON durante l'ora di religione da cui mia figlia è esonerata.
Ma durante le ore di normale lezione.
Per cui mia figlia, insieme all'altra compagnuccia esonerata, è stata tenuta per parecchi giorni seduta ad un tavolo a disegnare, mentre tutti gli altri bimbi facevano le prove. Ovviamente a mia insaputa.

Quando un bel giorno è tornata a casa cantando canzoncine su un viaggio a betlemme e poi piangendo a calde lacrime che lei voleva fare la recita, mi sono accorta che qualcosa non andava.

Vi passo i miei sensi di colpa, i miei stringimenti, le critiche di tutte le mamme della classe nonché di mia sorella l'avvocato scassamaroni che tutto sa e discerne.
Ho preso la situazione in mano e sono andata a parlare con la maestra. Ho tagliato la testa al toro, signore e signori.
Mia figlia farà la recita perché la sa tutta a memoria e perché non me l'avrebbe mai perdonato e forse non me lo sarei perdonato mai anch'io.
Farà la recita sulla natività vestita da pastorella e per un attimo, mentre mi cercherà tra la gente, i suoi occhi sprizzeranno gioia. Per un attimo basterà anche a me.

"Poi" - ho detto alla maestra - "cerchi per cortesia di non fare recite religiose in classe, ché mia figlia continua ad essere esonerata".
Ma la cosa più impressionante è che non c'era la consapevolezza da parte della mia interlocutrice che il natale avrebbe potuto essere affrontato e presentato ai bambini in maniera diversa.
Come si fa a cambiare le cose se non partendo dall'iniziativa delle persone?
La legge parla di scuola laica, di rispetto di tutti, ma quando "la maggioranza crede" (questo era il punto forse della sua argomentazione) non si può fare altrimenti.

In fondo siamo in un paese cattolico, no?

Mi perplimo.



giovedì, dicembre 11, 2008

Avanti tutta

Io non sono una pura di cuore,
non sono una che sa raccontare storie ai bambini,
una con la mente libera da pregiudizi ed aperta alla speranza.
Non sono una che ama dare spiegazioni,
né una che ha amato troppo.
Non sono una che ha fatto figli per loro, ma forse solo per se stessa.
Non sono una che dimentica facilmente,
né so perdonare un torto subito.
Sono un animale che ama la solitudine,
come mi viene rimproverato spesso da chi mi ama,
anche se adoro essere circondata dai miei amici.
Non sono una persona lineare
ma stortignaccola, arcigna e acida quanto basta a repellere il mondo.
Non sono brava a trovare scuse quando ho torto
semplicemente perché non potrei mai ammettere di avere torto.
Non sono sicura di aver trovato un motivo per vivere
anche se sono sicura che la vita non abbia bisogno di essere trovata.
Non sono sicura di tante cose, non amo tante cose, non mi interessano tante cose, ma una cosa so per certo: oggi ho fatto la cosa giusta,
alla faccia dei puri degli intelligenti dei retti e dei sapienti.
Io oggi ho avuto coraggio.

martedì, dicembre 09, 2008

Leggete. E sarete più ricchi.

Da oggi scrivo anche qui.
Leggetemi.
Ad ogni lettore in più riserverò un dono speciale! ;-)

mercoledì, dicembre 03, 2008

L'impronunciabile inesistenza di dio

Signori, ho bisogno di voi, della vostra saggezza, della vostra indiscussa esperienza.

Lo so, lo so che in genere la sapientona sono io.
Ma stavolta son senza argomenti.

Mia figlia, esonerata dall'ora di religione alla scuola materna, mi ha chiesto:

"Mamma, perché io non faccio religione e tutti gli altri bambini sì?"

Certo non mi posso mettere a farle una lezione di ateismo, non ora almeno.

E soprattutto mi sempra improbabile, affrontando l'argomento, esordire con un "Lo so che molti ci credono, ma dio non esiste".

Ora mi trovo però in un vicolo cieco.

Agghiutatemi!

venerdì, novembre 28, 2008

Meno di niente

I padroni non contano più.
Il lavoro esiste grazie a loro. Ma non contano più.
Quattro managers decidono del destino dei poveri cristi, managers che non sono necessariamente i padroni - ribadisco - , facendo credere loro che è colpa della crisi.
E per queste decisioni si attribuiscono fior di premi.
Non ha più nemmeno senso andare a protestare fuori da una fabbrica.
Perché non è più il padrone che decide.

Io li ho seguiti i corsi per managers.
Sono robe dell'altro mondo, dove ti insegnano che i bisogni primari devono essere ampiamente soddisfatti prima di poter passare ad altro, chessò, ad una BMW.
Corsi in cui ti mettono in un gruppo per vedere se sei in grado di mettere tutti d'accordo.
Corsi in cui, se stai da parte ad osservare e poi lanci una stoccata finale che demolisce tutto l'impianto, passi per l'anarchico di turno.

Ma il manager non è altro che qualcuno che ha avuto la fortuna di avere una barca con vele forti in un mare in tempesta. E' andato avanti nonostante le intemperie e non ha nessuna intenzione di mollare il suo primato. Anche se questa vittoria ha lasciato per mare mozzi e timonieri.

Al povero marinaio va la sua riconoscenza nella misura in cui mors tua vita mea.
Il lavoro non conta più nulla.
Non produce più nulla.
Solo è ricco chi semina morte.
Giocando con la vita degli altri.

Proletari di tutto il mondo unitevi. Ma veramente questa volta.
Perché siete in tanti a non avere più niente.
Ed avere un figlio, oggi, può essere ancor meno di niente.

martedì, novembre 25, 2008

La morte del riciclatore misterioso

Confesso che mi sono addormentata durante l'ultima puntata di Report sulla monnezza di Roma.
Eppure io, come unica ufficiale ricercatrice del riciclatore misterioso, avrei dovuto restar desta fino all'ultimo sospiro.
Non ho retto.
E' stato come confessare a me stessa che gli sforzi sovrumani che faccio da anni, per star dietro al riciclo della famiglia e perorare quello del mondo intero, non sono serviti a un cazzo.

giovedì, novembre 20, 2008

Insostenibile

Oggi mi sento una fogna, pensavo.
Mia sorella si è accorta del mio repentino cambio d'umore e mi ha chiesto a cosa stessi pensando.
Che ho uno schifo di vita e uno schifo di casa, ho risposto.
In realtà, come potrete immaginare, non è esattamente così.

Ma poco importa.

Quando entri in una casa con una cucina splendida con il lavello più grande del mondo, il termocamino che riscalda tutti gli ambienti senza muovere nulla se non un ciocco di legno, quando fuori a perdita d'occhio si vedono ulivi, viti, orti, quando il salone è grande come tutta casa tua e forse anche qualche metro quadrato in più e la padrona di casa, nonché (come te!) madre di due bimbi, è semplicemente perfetta nel corpo, nell'anima e nella dolcezza di porsi al mondo quella dolcezza che la mia ruvida capoccia non ha mai conosciuto né mai conoscerà, quando tutto questo irrompe nella tua esistenza, un attimo di sconforto è consentito, o no?

giovedì, novembre 13, 2008

In quel mentre

Mentre quei veri giornalisti del TG1 mandano in onda l'ultima recensione del più prestigioso film di natale accattatevi la fidanzata di papà che sicuramente interesserà la maggior parte degli italiani senza nemmeno corrispondere al primo principio aristotelico della catarsi perché tanto non c'è nulla di purificatore nelle tette della ventura anzi tutto inquinamento in più quando lei si farà polvere e rimarranno quelle due pallette in silicone con tempo di riduzione in rifiuto non inquinante di almeno tutta la vita dei bisnipoti delle mie figlie; mentre non si capisce perché continuino a fare pubblicità di carte di credito quando chiaramente il sistema creditizio ha una falla al suo interno anche abbastanza potente e me lo chiedevo io già in tempi non sospetti quando la mia amica che abitava in Inghilterra si comprava l'ultimo PC uscito senza cacciare una sterlina e l'avrebbe pagato quando voleva e come voleva perché era a credito e io strabuzzavo gli occhi perché anche all'inizio degli anni novanta una bottiglia di vino a Londra in un ristorante medio quando ancora noi italiani eravamo ricchi e io mi facevo tre settimane di vacanze col milione di lire che mi dava mio padre che ora manco per tre giorni basterebbe una bottiglia di vino dicevo costava già 20 sterline e però si poteva fare la vita del beato porco che prima o poi avresti pagato a credito un po' per volta ma dico io e quelli che invece i soldi li devono cacciare subito come cavolo la mettiamo?; mentre mia figlia sta piangendo dalle ore 8h30 di questa mattina e appena addormentata è arrivato un tuono da stendere un supereroe che l'ha svegliata il tuono non il supereroe perché sappiamo tutti che i supereroi non esistono e che non vale la pena nemmeno crederci se poi ci fanno passare per catartica la fidanzata di papà; mentre sto facendo un rapido calcolo che non possiedo un ombrello funzionante che è uno e l'unico che ho sta steso ad asciugare ma c'ha tutti gli spunzoni rotti che spenzolano fuori da tutte le parti e mi domando come ancora non abbiano cecato un occhio mio o di mia figlia che porto in braccio teneramente quando piove solo raramente bestemmiando in tutte le lingue che conosco per avermi fatto venire a vivere in campagna che c'è una melma per terra che ti rimane incrostata sotto le scarpe per mesi a volte anche fino alla stagione successiva; mentre mi dovrei preparare per la serata di stasera dove incontrerò molti ex compagni di liceo grazie alla faccia libro che ci perseguita i ricordi e dovrei ricorrere ad un restauro per sembrare anche solo vagamente sotto la quarantina e a poco serve la giustificazione dei due figli vacca ero e vacca sono; mentre tutto intorno è solamente pioggia mentre vorrei che fosse Francia

mentre è tutto questo io MI STO ATTREZZANDO con la BARCA che mi porterà alla scuola materna a prendere mia figlia
.

martedì, novembre 11, 2008

Una vita in stallo o le stalle della vita

Io e mio marito abbiamo in comune una certa pigrizia, un'indolenza cronica. Un ostinato rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi.
Salvo che io vivo nel rimorso per questa vita in stallo.
Mentre lui per nulla.

Ma c'è un però.
Il pigro certe volte non lo è.
Perché anche il pigro ha delle cose sacre e intoccabili alle quali solo lui sa badare e che nessuno deve permettersi neanche solo di sfiorare.
Questa solerzia riguarda però solo cose esclusivamente di SUA proprietà.

Sarà per questo che mio marito dimentica la custodia dell'auricolare del mio nuovo cellulare in balìa dei grassi saturi della cucina, quando ancora tiene gelosamente custodito il gancetto del filo del caricatore del SUO telefono?

lunedì, novembre 10, 2008

Sconciamente cheer

Se rinasco, faccio la cheerleader, così mi scoprono le foto sconce su Facebook e mi cacciano via.

Anche questo è un modo per riciclare.

Io non posso buttar via nulla.
Mi devono eliminare, piuttosto!

venerdì, novembre 07, 2008

giovedì, novembre 06, 2008

Come se piovesse

Roma. Esterno notte. Lungotevere. Ore 0.30.

Esco dalla mia serata glamour settimanale.
Il laboratorio di scrittura creativa al quale ci dedichiamo io e la mia amica S.
Io e lei. Intendo. Da sole. Scriviamo creativamente. E mangiamo. Ah, se mangiamo.
Insomma esco abbastanza precipitosamente, vista l'ora tarda.
E quando arrivo a lungotevere sento
il cinguettìo felice degli uccelli cagatori.
Quelli che hanno un posto in prima fila sui platani armoniosamente piantati sulle rive del biondo Tevere.
E questo cinguettìo aveva la potenza di mille braccia.
Ho dovuto correre per raggiungere la macchina e quando son giunta l'ho trovata completamente ricoperta dei gentili doni, tanto che è stato difficile trovare la maniglia.
Con l'incubo della cagata in testa.
Credo di essere sopravvissuta.
E anche la macchina.
In fondo era quella di mio marito.
Felice stamane.
Di quelle mattine che giustificherebbero un uxoricidio.

mercoledì, novembre 05, 2008

L'Italia che vogliamo

Persino noi, pseudointellettuali cazzaroni che leggiamo più di un libro l'anno, abbiamo bisogno di un sogno in cui credere.

Dio che voglia di quelle serate glamour che passa la mia compagna delle elementari ritrovata su Facebook!

Ma ora viene su Obama e me le toglie lui tutte le voglie!

lunedì, novembre 03, 2008

Tira e molla

Mia figlia è fissata con le mollette.
Se le mette e se le toglie circa un milione di volte al giorno.
E altrettante lo chiede a me.
Se rinasco faccio la parrucchiera.

martedì, ottobre 28, 2008

Di ortaggi ed altre amenità festaiole

Già a questa povera bimba non faccio fare religione, anche se lei è contenta e dice che passa il tempo da sola con la maestra (cosa per cui io mi sparerei un colpo sulle palle, se fossi in lei).
Già lei stessa dice agli amichetti che i suoi giocattoli sono brutti. E io confermo che è vero. Noi non gliene compriamo praticamente e la strapoverina è nata il 22 agosto, sicché non c'è nemmeno il pericolo che qualcuno glieli regali.
Già ha praticamente solo tre paia di scarpe invece delle 450 che hanno la maggior parte dei bambini e solo due grembiulini che sono pure dell'anno scorso ma le vanno ancora per cui non vedo che necessità ci sia di comprarne dei nuovi anche se tutti i suoi compagni sono cresciuti e quindi ce l'hanno tutti nuovo, il grembiulino.
Insomma, già tutte queste cose messe insieme fanno di mia figlia una potenziale disadattata.
Ma la scuola, cavolo, proprio oggi mi doveva dire che venerdì (Halloween, per i non-figli-muniti) i bimbi possono andare mascherati?

E io, come posso negare questa cosa a mia figlia?

Dopo tutto questo credo che mi toccherà soprassedere ai miei principi e inventarmi una maschera da melanzana.
Perché da strega viola quella no, proprio non posso.

lunedì, ottobre 27, 2008

Smaltimento comportamentale

E tu ti danni l'anima per cercare di instillare un minimo di educazione in quelle tabule rase che sono le tue figlie. Cerchi di far capire loro che certe cose si possono fare e altre meno o per nulla.
E mentre tu ti adoperi per farne delle personcine a modo, quel vaccaro di tuo marito (sì, vaccaro!) che fa?

Egli fa la scarpetta col pane e pulisce il piatto con la lingua.


Sì, con la lingua. E con gusto.
Davanti al mio sguardo basito e davanti ai milioni di neuroni vergini della mia pargola, che in quattro e quattr'otto hanno assimilato il prezioso insegnamento.

E questi comportamenti, che tempo hanno di smaltimento?
Ora trovatemelo un tempo giusto in cui mia figlia capirà che il piatto, oltreché col pane, non si pulisce con nient'altro. Men che meno con la lingua!

E non mi basteranno i tre anni che mi separano dal divorzio!

venerdì, ottobre 24, 2008

Pubblicità progresso - Smentite


C'ho il cazzo duro.
Mah, veramente avevo detto che ero stanco.

C'ho un polpettone in forno.
E' pronto in tavola! Eccovi le uova strapazzate!

Per nulla al mondo verrò al mare con mia suocera.
Però, bella arietta qui sulla spiaggia.

Che figona la tua amica.
Vista da vicino sei molto meglio tu, amore.

Smentire le proprie parole è uno sgarbo che si fa alle persone che ci amano.
Smentire le proprie parole è smettere di giocare e scoprire le carte.
Smentire le proprie parole è come continuare a fumare dopo aver detto a tutti che si smetteva.
Da cazzaroni.

Per tutto il resto c'è mastercard.
E io mi tengo le mie sigarette.

giovedì, ottobre 23, 2008

Pensieri. In libertà forzata.

Certo, voglio dire, i soldi per rimpinguare le casse stremate delle banche si trovano.
Mentre quelli per rispettare i patti per l'ambiente molto meno.
In fondo il nostro presidente del consiglio ha di già 73 primavere e di quello che verrà dopo di lui, foss'anche il diluvio, se ne straciccia.

Le palle di Sarko, quelle, lui, se le sogna.
D'altronde sono ben umettate dalla consorte.

No, macchissenefrega se noi quarantenni abbiamo ereditato un mondo di merda dai nostri genitori che hanno fatto la guerra o partecipatovi da vicino.
Chissenefrega se non avremo mai una pensione e dovremo lavorare finché morte non ci separi.

Quando ero giovane, in tempi tutto sommato insospettabili, pensavo che fosse un delitto mettere al mondo figli in un mondo così.
Ora che ho messo al mondo figli in un mondo ancora più così che così non si può, penso che più così di così non si può e che quindi potrebbe solo essere meglio.
Diciamo che oggi mi piace pensare ad un futuro mezzo pieno.
Perché, certo, 73 è molto vicino alla fine.

martedì, ottobre 21, 2008

Mummie e altri animali

Ho speso 36 euro e qualche briciola.
E mi hanno rimandato a casa in 12 ore.
Con una gamba impacchettata e glabra come una bimbetta.
A chi dice poi che la sanità italiana non funziona, gli cieco un occhio!

venerdì, ottobre 17, 2008

Strane malattie

Vorrei dedicare questo post ad un'amica che sta passando un momento difficile a causa di una strana malattia.
Si tratta di una mail che scrissi ai miei amici nel luglio 2002, dopo la mia strana malattia, quando vivevo a Parigi.

Cari amici,
Vi stavate domandando dove fossi ? Ebbene, avrete tutte le spiegazioni del caso. Che sono molte.
Ho passato delle bellissime vacanze. Forse le più belle della mia vita. Avevo un po' di torcicollo e mal di testa, ma con lo scirocco che tirava in Sicilia, ho considerato che la cosa fosse normale. Ero comunque molto stanca. Ma non ho dato eccessivo peso alla cosa. Ho approfittato di tutto ciò che quella terra ricca di cultura, di cibi e di tradizioni mi offriva, godendone appieno. Certe panelle di farina di ceci a Palermo, che non dimenticherò facilmente, cosi come gli oleandri fioriti sull'autostrada, che solo a vederli emanavano profumo ! E l'odore del sale sulla pelle, forte e aspro! L'accoglienza dei siciliani, ospitali e generosi! La presenza di Marco, il mio compagno, che ha illuminato tutto di una luce speciale! L'incontro con Peppuccio, il mio amico di mail da anni, con la testa pelata e i lacrimoni di gioia! La sua pasta al nero di seppia, cucinata la mattina espressamente per noi!

Il ritorno è stato molto più duro del previsto. Ho avuto diversi problemi sul lavoro. In due settimane di assenza, le cose non erano avanzate di un millimetro. Sébastien era sull'orlo di una crisi di nervi, e io mi sentivo stanca, malgrado le mie vacanze, ed effettivamente mal disposta. Una improvvisa mail di censura sul nostro lavoro, scritta di Audrey, mi ha fatto saltare i nervi in capo a tre giorni. Sono andata da un medico, e gli ho chiesto se mi poteva dare un periodo di malattia, perché il lavoro mi stressava troppo. Il medico ha acconsentito, e mi ha firmato un foglio per ben 17 giorni di malattia. Al colmo della felicità, preparo già il mio viaggio in Italia. Prenoto il biglietto, mando i fogli di malattia all'ufficio, aspetto pazientemente che il week-end termini per prendere l'aereo per Roma il martedi mattina. Il venerdi sera mi guardo le gambe, e noto una quantità spropositata di grumetti di sangue al posto dei pori. la mia pelle era cosparsa di lividi. La mattina di sabato mi esce sangue dal naso, dalla bocca e dalle orecchie. Non so cosa fare. Resto attonita a guardare la mia metamorfosi. Penso subito che siano i ricostituenti che mi aveva dato il medico e che io diligentemente avevo cominciato a prendere. Certo - mi dico - è strano che mi decompongano piuttosto che rimettermi insieme!
Il sabato sera sono stanchissima. Mi dico che la prima cosa da fare lunedi mattina è ritornare dal medico.
Lunedi il medico mi visita. Mi dice subito che devo immediatamente andare al Pronto Soccorso perché bisogna fare delle analisi. Pare si tratti di una malattia chiamata 'Porpora' - il nome di per suo sarebbe carino e per nulla terrorizzante. Non mi dice nulla di piu', anche dopo aver consultato tutti i suoi libroni di controindicazioni delle medicine. Mi fa una lettera di presentazione, esatto proprio una lettera manuscritta di presentazione, per il Pronto Soccorso, con l'invito di recarmici immediatamente.

Stordita, esco dallo studio e mi avvio verso l'ospedale, raggiungibile a piedi.
Nata il 1 dicembre 1969, nessun antecedente, mai operata, nessuna allergia conosciuta, intolleranza all'aspirina. Signorina, lei è solo una di piu' con una lettera cosi, chissà quanti se le scrivono da soli. Voglia di stampare un bicipite sulla sua faccia.

Aspetto che mi chiamino. Mi misurano la pressione e la temperatura. Sembra tutto normale. Cerco di chiedere informazioni su quando potrò vedere un medico. C'è un cartello che dice : ' Non possiamo garantire il rispetto dell'orario di arrivo. L'attesa media è dalle 4 alle 6 ore'.
Mi metto l'anima in pace. Sono nel posto piu' sicuro per me al mondo in questo momento. Qualsiasi cosa mi succeda, ci sarà qualcuno che penserà a me.

Dopo un'oretta di attesa, mi chiama un dottore. Mi fa spogliare mi visita, sintomi e tutto quanto. Sembra non abbia molti dubbi che si tratti di questa 'Porpora'. Bisogna fare le analisi del sangue. Aspetto mezz'ora l'infermiera. A mia grande sorpresa, non sento nemmeno l'ago. Mi rimandano in sala d'aspetto. Bisogna aspettare un'oretta per i risultati.
Aspetto, fumo, penso.
Un'ora dopo mi richiamano dentro. La dottoressa che mi aveva visitato mi presenta il medico di guardia, che mi spiega che ho un problema abbastanza serio, che richiede un ricovero ospedaliero d'urgenza. Praticamente ho 5000 piastrine invece di 150.000/250.000. Il mio sangue non coagula piu'.
Io non capisco molto. Mi lascio guidare. Sono molto bravi e professionali. Mi dicono che mi hanno trovato un posto in un ospedale che si occupa di ematologia, uno dei migliori. Tra tre quarti d'ora arriva l'ambulanza. Mi mettono sotto flebo. Poi, ora, tanto per toglierci ogni scrupolo, ti portiamo a fare uno scanner alla testa. Mi fanno montare su una sedia a rotelle. Mi diverto un mondo ad essere trasportata lungo i corridoi di quell'ospedale che avevo sempre visto da fuori tornando a casa. Il divertimento si crespa un po' quando mi lasciano da sola di fronte alla porta per fare lo scanner. Lo scanner sarebbe la Tac. Stavo per fare una TAC al cervello. Con tanto di flebo a carico. Mi è passata davanti tutta la vita mentre mi mettevano orizzontale. Ho pensato a mio padre, a tutte le persone che mi volevano bene e che si sarebbero commosse vedendomi così. Ho pensato a me, e a me sola, lo confesso, ché mi poteva restare ben poco da vivere e che diavolo! mi devo sposare, non puo' mica finire cosi! Però dovevo stare ferma e non potevo piangere. Così mi sono ringabbiata le lacrime fino a che non mi hanno tirato fuori, per sputarle in faccia al medico, insonore, lunghe, tirate. Ho cercato di dire grazie. Ma non è uscito nulla.

Mi hanno spinto fino all'ambulanza, dove mi aspettavano Cristina e Xavier. Siamo saliti tutti, destinazione ospedale. Reparto di immunologia. Io dovevo partire domani. Domattina potevo stare sull'aereo e dissolvermi nell'etere.
Il medico che mi visita all'arrivo in ospedale, mi dice subito che il prossimo passo poteva essere l'emorraggia interna. Niente paura ora è tutto sotto controllo. Formicolii alle mani - mi chiedono -, mal di testa? Questi punti rossi che ha dappertutto sulle gambe e sulle braccia si chiamano petecchie. Ma la petecchia non era un insetto? - penso io. E' la sola cosa sensata (?) che mi venga in mente in quel momento.
Mi fanno accomodare in una grande stanza, da sola, con il bagno, la televisione, il telefono. Cristina, donna pratica, chiede all'infermiera quanto potrà costare tutto questo. L'infermiera con non-chalance risponde 1500 al giorno. Io sarei caduta per terra se non fossi stata intubata sul letto. Ma come si puo' fare per sapere? Deve andare ai servizi sociali e farsi spiegare se puo' essere esonerata dal pagamento. Mando Xavier in avanscoperta, che mi tranquillizza, dicendomi che la diaria non è poi cosi elevata. Poi si vedrà.

Il giorno dopo, in seguito ad un prelievo di midollo osseo (il medico mi ha piantato un ago dritto dritto nello sterno, un dolore inaudito!), mi spiegano la diagnosi, in questa lingua ostica, dopo che già tutti tra Marco, Livia mia madre Cristina conoscevano a menadito la malattia per aver chiesto informazioni o letto su internet. "Porpora trombopenica". In poche parole, io produco queste graziose piastrine correttamente, ma produco anche degli agguerriti anticorpi che se le mangiano a quattro ganasce. La produzione di anticorpi in eccesso puo' effettivamente provocare fatica, questo mi sembra di aver capito. E quindi si spiegherebbe quella strana stanchezza che sentivo da tempo. Ma cos'è che ha scatenato tutto questo? Ebbene, non si sa. Potrebbe essere un virus rimasto nel mio corpo, anche solo per un raffreddore. Per ora la cura si chiama Cortisone e immunoglobuline per flebo. Il giorno stesso del prelievo di midollo osseo, si presenta il dietologo nella mia stanza. Sono venuto per dirle che sta per cominciare un regime alimentare senza sale e senza zuccheri, che si protrarrà per tutto il tempo in cui prenderà il cortisone. Cosa significa questo, scusi? Beh, semplicemente che dovrà eliminare completamente dalla sua dieta (dieta !?) sale e zucchero per tre motivi: rischi di ipertensione, di diabete e di diventare la donna cannone.
Ma stia tranquilla, si legga questo libricino che le dò, c'è scritto tutto dentro, poi se ha bisogno mi fa domande.
Sgrunt !, penso. Non potrò più mangiare nulla che non sia cucinato. Formaggi, caramelle, pasta, aperitivi, succhi di frutta, acqua minerale, un gelato, e per non parlare della cassata siciliana, dei dolcetti alle mandorle di Peppuccio o delle lasagne di mamma! Cerco di non agitarmi. Dormo che mi fa bene. Le infermiere non si curano molto di me. Pare che nel reparto io sia la meno grave. Questo, in un certo senso, mi rinfranca. C'è chi sta peggio. Scopro di non essere sieropositiva né leucemica, e di non avere nemmeno l'epatite. Anche queste informazioni, rubate qua e là, fanno piacere. Io bevo una media di 7/9 litri d'acqua al giorno. Sono ossessionata dal pericolo di diventare una mongolfiera. Faccio, ovviamente, altrettanta pipi riempiendo scrupolosamente numerose bottiglie, che un'infermiera viene a contare ogni mattina. Questa routine dà un senso alle mie giornate. Mi figuro di eliminare i miei anticorpi cosi. Non sarà vero, ma mi dà un enorme sollievo.

Il giovedi mattina mi tolgono la flebo. Vado dal medico a chiedere quando potrò uscire. Il medico mi risponde: 'Quando vuole lei!". Io dico: "No, scusi, non è quando voglio io, ma quando vuole lei piuttosto!". Il medico si stranisce. Io mi incazzo. Vado dall'assistente sociale ospedaliera. Le chiedo di spiegarmi il fatto del pagamento dell'ospedale, i monosillabi dei medici, i diritti che ho come paziente. Lei è molto esaustiva ed efficace. Consegnerà la mia pratica alla Cassa Malattia, chiedendo l'esenzione totale, che potrò facilmente ottenere in virtù della mia patologia . In più, dieci minuti dopo, il medico entra nella mia stanza e mi rispiega con pazienza quello che ho, cosa bisogna fare, le analisi che bisogna aspettare. Io gli chiedo di avere ancora più pazienza e prendo religiosamente nota di tutto quello che mi dice. In poche parole, avremo lunedi alcuni risultati importanti, per cui se mi tranquillizza posso restare fino a lunedi. Io rispondo che preferisco così. Effettivamente mi sembra la cosa migliore.

Venerdi mattina arriva Marco. Una sorpresa. La più bella. Finalmente. Si è fatto il viaggio in treno. Lo sapevano tutti tranne me. Me lo sono ritrovato tra le braccia nella mia camera d'ospedale e tutti e due con le lacrime agli occhi ci siamo abbracciati. Sono ancora viva. Ti sposerò amore mio. Dovessi sorreggere le mie 5000 piastrine con le stampelle!
Ora mi sento più tranquilla. Marco è calmo, controllato. Non perde mai la pazienza, anche se non parla una parola di francese. Mentre io sono isterica. Ci apprestiamo a passare questo tranquillo week-end all'ospedale. Giochiamo a carte, mangiamo senza sale e senza zucchero, qualche lettura, il telegiornale italiano (fortuna!) e qualche visita.
Lunedi mattina, tutti pronti. Io sono agitatissima, mi gira la testa, vedo strane strisce. Sarà la pressione. Niente. Nessuna notizia. nessuno mi dice niente, non capisco che cosa devo aspettare per poter uscire. Alla fine capisco che mi devono dare dei fogli firmati e che con essi devo andare a pagare. Mi fanno uscire alle 15h30. Chiedo al dottore se sul certificato medico mi puo' scrivere "Convalescenza all'estero". Lui non capisce. Fa finta di non sapere di cosa si tratta e mi scrive giusto che mi autorizza a uscire tra le 10h00 e le 12h00 e le 16h00 e le 18h00. Per il resto, nisba. Problema mio. Evviva l'Italia. Dovete sapere che questo medico aveva già inviato parte della mia cartella clinica in Italia, quindi era perfettamente al corrente che io sarei dovuta partire in convalescenza. Misteri della fede.
Sono isterica. Marco è sempre calmo. Allora mi calmo anch'io. La sera del mio rientro a casa lui riparte per Roma. Resto sola, con la mia dieta e la mia malattia. Avrò tempo per organizzarmi i pensieri.

Quando vado alla Cassa Malattia, per far autorizzare la mia partenza, mi dicono che il medico dell'ospedale avrebbe dovuto scrivere "Convalescenza all'estero" sul certificato, se no niente autorizzazione. Che faccio ora? Certo non ci torno da quello. Decido di armarmi di santa pazienza e vado dal mio medico curante, che mi fa un certificato medico buono e giusto e ritorno alla Cassa Malattia, dove mi fanno finalmente un foglio di via. Ma non è finita, perché devo portare questo foglio di via alla sede centrale, per farmi dare l'autorizzazione definitiva. La Francia, terra di libertà, sembra una prigione. Ma io non posso tornare in Italia se non sono coperta dall'assicurazione, perché nelle prossime tre settimane c'è pericolo di una ricaduta, e non posso trovarmi scoperta con l'assistenza.

Nel frattempo, sto cercando di organizzarmi una routine culinaria e quotidiana. Faccio la spesa e cucino verdure e proteine. In Francia non esiste il pane senza sale. Ho scoperto che se lo si vuole, bisogna ordinarlo alla boulangerie per il giorno dopo. Questi giorni faccio colazione con il pane azimo. Per ora mi stuzzica, ma non so quanto durerà. La cucina senza sale è complicata, ma molto depurante. Forse alla fine diventerò anche un figurino. Sono molto stanca, non riesco a concentrarmi su molte cose. Mi limito allo stretto indispensabile per sopravvivere.

Porto dunque il foglio di via alla sede centrale, distaccamento internazionale, dove sono tutti gentilissimi, e mi fanno immediatamente l'autorizzazione, dandomi anche molte spiegazioni. Sono assicurata anche in Italia ora, posso partire quando voglio, senza perdere altro tempo.
Mia sorella mi viene a prendere. Non me la sento di prendre l'aereo e ho paura a fare da sola il viaggio in treno. Pare che quando si prende il cortisone, bisogna evitare luoghi affollati. Stamattina ho fatto molta fatica a relazionarmi con gli impiegati che avevo davanti. Ho un senso di paura e di inadeguatezza che non mi appartiene, ma che non riesco a controllare. Faremo un lungo viaggio in treno. Avremo tempo di parlare delle paure che abbiamo avuto tutti negli ultimi giorni, e delle tante speranze che ci restano. Marco verrà a prenderci alla stazione di Roma. Torno a casa. Parigi me la lascio dietro le spalle, con i ricordi, le persone che ho conosciuto, le esperienze che mi ha regalato, le cose che mi ha insegnato, le delusioni e la fatica di vivere in una città di solitudini, la gratitudine per avermi permesso di conquistare un'indipendenza mentale ed economica che non avevo conosciuto in Italia.
Ma ora guardo al futuro, ché ho la fortuna di poterlo fare.
Annachiara

mercoledì, ottobre 15, 2008

Questioni di palle

Dio lo so che sono pallosa a parlare sempre di questi figli, ma come si fa a non considerarli, soprattutto ora che a quattro anni la mia prima figlia comincia veramente a scoprire il mondo e i bimbi maschi?
Mi ha comunicato che si sposerà con Filippo.
Io ho cercato di metterla in guardia, ma lei non desiste.
Nel frattempo
la sto mandando a lezione di Minibaseball.
Non mi chiedete.
Non conosco nemmeno una regola del baseball.
E per ora lei non ha ancora toccato una palla.
E soprattutto ancora non sa che è tutta una questione di palle.
La vita è così.
Solo una questione di palle.