Lui ha una certa età, forse sui sessanta, si aggira silenzioso per il campo dove mi alleno, i suoi capelli bianchi sono lunghi e arrotolati su un collo un po' torto e di carnagione scura, indiano forse, non parla bene l'italiano, tiene in ordine il campo, tiene tutto sott'occhio, ogni tanto beve una birra e raccoglie le bottiglie vuote dal campo, ci tiene lontani dalla parte in cui le giovani promesse si allenano, ci guarda, forse non ci vede veramente, sembra un cane da guardia, commovente per la sua fedeltà ad un padrone a volte ingrato.
Lui ha quarant'anni, imbolsito rispetto alla giovane bellezza che era, affaticato e sofferente nello sguardo e nel cuore, crede ancora nel suo amore ma non lo può più avere, crede ancora nella vita anche se gli sfugge tra le dita, avrebbe mille cose da dire ma non gli esce niente di più sensato, avrebbe mille cose di cui scusarsi anche se ora è troppo tardi, avrebbe tanto amore da dare anche se adesso non si vede, è triste come i suoi occhi, incurvato nella sua giacca troppo pesante e nel suo mondo crollato.
Lui è bello anche se non sa di esserlo, lavora sempre troppo, fa fioretti perché crede nei miracoli, è delicato come un fiore raro, è semplice e lineare come un pensiero, è chiuso in un mondo scelto forse senza troppo valutare le conseguenze, aggrappato ad un pensiero lontano, che oggi fa sembrare tutto più bello.
Lui è felice, sa che l'avrà per sempre, sa che lei è l'unica la sola l'imprescindibile donna della sua vita, sa che dall'attimo esatto in cui le loro labbra si sono fuse in un umido bacio non avrebbe mai più desiderato nient'altro, è certo del suo amore e che niente potrà ostacolarlo perché così è scritto nel libro della vita e del suo cuore.
Lui non sa fare altro che annegare, nell'alcol tutte le sere, con gli occhi vacui e pieni di dolore annegato anch'esso per sempre in quel liquido amarognolo, il cuore scoppia di questa fatica di vivere scoppia di non riuscire ad aggrapparsi a niente scoppia e nessuno se ne accorge fino ad un freddo mattino d'inverno in cui crolla inesorabile sotto il peso dell'acqua.
Lui è più che bello è un adone un fotomodello uno degli uomini più belli ch'io abbia mai visto e il suo cuore è gonfio di rimpianti è gonfio di se di perché di obiezioni e di paure, è un uomo che sa che capisce che pesa le parole che al limite non le dice ma parla lo stesso sono i suoi occhi che parlano che dicono di quel dolore antico che porta il suo cuore di quando la sorella gli è morta accanto e lui bambino ha gridato perché non io e perché non io ha continuato a gridare fino a quella notte in cui è stato più lieve ingollare pasticche una dietro l'altra e lasciarsi morire sul divano di casa di fronte ad una madre assente troppo impegnata a rispettare le convenienze per chiamare ancora una volta un'ambulanza che forse lo avrebbe tenuto ancora qui e un altro libro un altro amore un'altra casa lo avrebbero magari ancora affascinato. Ancora. Qui. Ancora un po'.
"Io e quelli come me aspettiamo miracoli" (Ivano Fossati)
lunedì, aprile 18, 2011
domenica, aprile 10, 2011
Simpaticamente glamour
La mia amica D. fa sempre cose molto glamour l'ultima in ordine di tempo è stata stasera che sono andata con lei a casa di un'amica obiettivo baratto di vestiti con altre donne si presupponeva più o meno della stessa stazza che io e la mia amica D. più o meno condividiamo dico più o meno perché io comunque batto tutte e allora mi aspettavo di avere davanti un tappeto di vestiti ma non vestiti qualunque vestiti molto glamour perché la mia amica D. è sempre molto glamour stasera aveva una camicia verde pistacchio di Bronte e un paio di ballerine senza calze che le mettevano in rilievo una graziosissima caviglia allora arrivo leggermente in ritardo dopo aver passato la domenica pomeriggio a scofanarmi di pasticcini e golosità varie alla solita festa di bambini quindi diciamo ancora più rotonda del solito se possibile e mi ritrovo in un consesso in cui il totale del volume delle donne presenti era uguale se non minore alla somma del mio, di quello della mia amica D. e della sua amica M. erano tutte magre esponevano vestiti magri cose che nemmeno se avessi trattenuto il fiato all'infinito mi sarebbero entrate anche solo su una coscia io che ero andata lì piena di belle speranze di potermi rifare il guardaroba e avevo preso due o tre cosette dal mio armadio le prime che mi erano capitate sottomano per la precisione un boa di struzzo rosa, una camicia da notte di seta rossa completa di vestaglia rossa da tenutaria di bordello, un reggicalze ghepardato e un grazioso paio di mutandine che mi salcicciavano i fianchi in maniera orrenda beh queste cosette hanno avuto un successone sono andate a ruba l'amica M. si è anche fatta fotografare in posa discinta per pochi intimi essendo lei supremamente dotata in paraurti anteriori con vestaglia da tenutaria e boa insomma però io nel baratto mi son beccata vestito golf e camicia invernali e però niente spazio per microgonne e micropull che la padrona di casa provava e barattava a tutto andare eh certo che lei non ha pancia fa palestra hanno detto tutti alla mia obiezione che le stava bene tutto e pure io faccio palestra e corro tre volte a settimana cazzo ho urlato eppure non fa lo stesso effetto allora si sono girati tutti verso di me e ho avuto la certezza che la simpatia ti ripaga di tutte le sofferenze di tutti i centimetri non persi di tutti i pasticcini ingollati in un pomeriggio di quasi estate.
lunedì, aprile 04, 2011
Sempre più io
Inizio di canzone di Ligabue: Ci sono giorni come questi, in cui non va bene un cazzo, in cui comincia male, si svolge male e finisce pure male. Ci sono giorni in cui correre per quattro chilometri ti stronca e ti fa vedere tutto nero, perché di certo avresti avuto meno fiatone cominciando a fare sport a vent'anni invece che a quaranta. Ci sono giorni in cui il pianto di un bambino è insopportabile. In cui chiunque ti si avvicina è insopportabile.
Ci sono giorni in cui vorresti stare da sola a leccarti le ferite, ché il sangue potrebbe avere un sapore meno amaro della tua giornata. Ci sono giorni in cui nessuno ti capisce e nemmeno tu.
Certo che potresti almeno fare uno sforzo.
Ci sono giorni in cui vorresti stare da sola a leccarti le ferite, ché il sangue potrebbe avere un sapore meno amaro della tua giornata. Ci sono giorni in cui nessuno ti capisce e nemmeno tu.
Certo che potresti almeno fare uno sforzo.
giovedì, marzo 24, 2011
L'innominato
Chi mi conosce sa che sono una donna di poche pretese, nonostante quello che possa sembrare.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
Sono una che si accontenta di poco.
Attualmente la mia massima felicità è ritagliarmi tre quarti d'ora per fare jogging.
Quindi, voglio dire, proprio robetta.
Mi interessano le piccole cose. Penso che siano quelle il sale della vita. Oggi siamo qui domani chissà, come diceva un mio fidanzato: sono solo cose. E' vero e saggio. E oggi è la seconda volta che ripeto questa frase. Però, ecco, a me le piccole cose piacciono, le piccole attenzioni, i semini che servono a far stare bene chi ci circonda.
Tutta questa insistenza perché le mie poche pretese non se le inframmenta nessuno. E quando dico nessuno intendo il nessuno che chiunque di voi può intendere. Quel nessuno lì.
Dico e che diamine, pretendere di avere delle belle foto, un caffè a letto ogni tanto e un mazzo di fiori freschi all'anno magari due o tre, non mi pare assurdo!
E invece no! io sono viziata perché quella santa di mia madre mi ha sempre portato il caffè a letto, perché penso che l'amore per me non emerga per nulla dalle foto orrende che mi rimangono (perché nonostante quello che dirà mia sorella, non sono un cesso! e che cavolo!), perché credo che, dopo aver espresso un desiderio milioni di volte (e si tratta di un mazzo di fiori, mica di un brillante), forse una sorpresa me la merito. Insomma, la catastrofe familiare si sta per abbattere su di me.
Solidarietà accettasi. Anche eventualmente foto, caffè e fiori.
mercoledì, marzo 23, 2011
Quello che conta
Allora è arrivato col suo zaino, il mio amico francese. Con il suo sacco a pelo militare, ché all'inizio mi dispiaceva pure non dargli lenzuola e trapunta, poi alla fine ho capito che per lui era come una casa, coi suoi occhiali sulla fronte a reggere capelli troppo lunghi, con le sue scarpe da trekking, le sue sigarette roulées e il suo PC sempre acceso e insomma abbiamo passato 9 giorni in simpatia, lui prevalentemente chiuso in casa, io girando come una trottola tra famiglia lavoro casa cucina e meno male che mio marito, nelle pause di consulenza informatica al cittadino oltralpino, andava a fare qualche spesuccia culinaria a riempire il frigo altrimenti non so cosa avrei fatto, e il francese ha boicottato Roma, la città più bella del mondo, preferendo variegate escursioni montane nella campagna laziale, ma insomma chissene frega, abbiamo mangiato, bevuto, parlato, concluso in bellezza con tre bicchieri di gin e mi ha fatto riflettere sull'amicizia, sul fatto che si può rinunciare a tante cose ma all'amicizia no, l'amicizia ti serve, l'amicizia ti tempra, l'amicizia ti soccorre, ti confida, si confida, l'amicizia ti bastona, ti prende e ti porta per mano, l'amicizia ti rigenera, ti comprende, ti giustifica e ti attacca, l'amicizia è forte è unica, è umana. Il pezzo forte della vita.
martedì, marzo 08, 2011
Disambiguare
Mamma perché non c'è anche la festa degli uomini??
Perché loro festeggiano, tesoro, tutti i giorni.
Perché loro festeggiano, tesoro, tutti i giorni.
venerdì, marzo 04, 2011
Settimana contro il razzismo
Parlo poco del mio lavoro.
Ma questa volta è importante.
Inizia la settimana contro il razzismo con una ricca conferenza internazionale di cui trovate il programma qui!
Ma questa volta è importante.
Inizia la settimana contro il razzismo con una ricca conferenza internazionale di cui trovate il programma qui!
giovedì, febbraio 24, 2011
M'è cascato l'occhio
M'è cascato l'occhio sul calendario.
Domani sono 5 anni che ho iniziato a scrivere il mio blog.
Un lustro.
E non mi viene niente di originale da dire, se non che, rileggendo i primi post, in cinque anni non sono cambiata di una virgola. Caratterialmente. Sul resto stendiamo un velo pietoso. E poi non è nemmeno del tutto vero.
Stamattina un camionista mi ha strombazzato per la strada.
Domani sono 5 anni che ho iniziato a scrivere il mio blog.
Un lustro.
E non mi viene niente di originale da dire, se non che, rileggendo i primi post, in cinque anni non sono cambiata di una virgola. Caratterialmente. Sul resto stendiamo un velo pietoso. E poi non è nemmeno del tutto vero.
Stamattina un camionista mi ha strombazzato per la strada.
mercoledì, febbraio 23, 2011
Migliore
Ma che mondo è quello in cui, invece di deplorare la violenza, si inneggia al nuovo vento di libertà, invece di interrogarsi sull'enorme carico di esseri umani martoriati dalla dittatura di cui l'occidente dovrà occuparsi e che presto invaderanno i nostri mari, si grida al pericolo del fondamentalismo; ma che mondo è quello in cui il TG1, invece di scandalizzarsi dell'amicizia tra il premier italiano e il dittatore libico, manda in onda una vecchia intervista di Minoli a Gheddafi, in cui si racconta della sua amicizia con Prodi e poi, già che c'è, manda in onda il leader della Lega - con tanto di sigaro tra i denti - che batte il cinque ad un giornalista biascicando parole incomprensibili; che diavolo di mondo è questo che finirà quando il Medioriente non consegnerà più il suo petrolio all'Occidente, quel mondo in cui gli Stati Uniti hanno perso controllo e potere causando il reflusso di questa ribellione - incontrollata e incontrollabile - alle dittature, invece di agire in maniera diplomatica; quel mondo che non ha energie alternative da offrire ai suoi abitanti; quel mondo che si prepara alla dittatura del danaro ribellandosi a quella del potere; quel mondo che potrebbe ucciderci come uno stillicidio, togliendoci a poco a poco tutte le sue deperibili risorse; quel mondo che non ci prepara un futuro migliore, ma prospetta solo violenza e povertà per miliardi dei suoi abitanti.
Che mondo è questo in cui io vorrei con tutte le mie forze continuare a vivere e a far vivere i miei figli?
Che mondo è questo in cui io vorrei con tutte le mie forze continuare a vivere e a far vivere i miei figli?
martedì, febbraio 15, 2011
Io me lo riprendo
In questa giornata che lascia presagire che la parola libertà tornerà presto a riprendersi il suo senso, in cui prendiamo coscienza che se la rivoluzione si fa strada - e IN strada - in Iran forse il suo vento può spirare fino a qui, in questa giornata in cui raccogliamo i frutti di una domenica in piazza, in cui noi donne italiane - e i nostri uomini - siamo scese in piazza per riprenderci quello che ci hanno tolto, qualcosa che non si compra che non si paga che non si vende ma che solo si ruba, in questa giornata in cui tre donne giudicheranno il rappresentante della decandenza dei costumi italiani, il detentore della pompetta più potente del mondo, per reati legati allo sfruttamento del genere femminile (chiamatelo come volete, ma questo è), spettacolare nemesi, contrappasso sadico e rigenerante, in questa giornata che segna il passo ad un domani incerto ma sicuramente nuovo, ecco, io mi addormento felice. Felice di essere donna, felice di essere qui e ora, insieme a tutte/i voi, pronta a tutto per riprendermi il senso.
venerdì, febbraio 11, 2011
Uomini che amano le donne
Oggi che parliamo di donne, io vorrei parlare di uomini.
Vorrei parlare di quegli uomini, come mio marito, che amano le donne.
Quegli uomini che mettono al primo posto la donna, il suo piacere, il suo sguardo, i suoi desideri, le sue aspirazioni.
Quegli uomini che tornano a casa la sera col sorriso.
Quegli uomini che si dispiacciono di lasciarci sole, anche solo raramente.
Quegli uomini che amano i loro figli, che li considerano, li stimano, li spronano, li appoggiano.
Quegli uomini che dividono e condividono, che patiscono e compatiscono.
Quegli uomini che non mentono, che ti guardano negli occhi, che capiscono la stanchezza.
Quegli uomini che amano le donne.
Che le amano davvero.
La manifestazione di domenica 13 febbraio è anche per voi.
Vorrei parlare di quegli uomini, come mio marito, che amano le donne.
Quegli uomini che mettono al primo posto la donna, il suo piacere, il suo sguardo, i suoi desideri, le sue aspirazioni.
Quegli uomini che tornano a casa la sera col sorriso.
Quegli uomini che si dispiacciono di lasciarci sole, anche solo raramente.
Quegli uomini che amano i loro figli, che li considerano, li stimano, li spronano, li appoggiano.
Quegli uomini che dividono e condividono, che patiscono e compatiscono.
Quegli uomini che non mentono, che ti guardano negli occhi, che capiscono la stanchezza.
Quegli uomini che amano le donne.
Che le amano davvero.
La manifestazione di domenica 13 febbraio è anche per voi.
lunedì, gennaio 24, 2011
Alcuni li vedo così.
Sono affaticata dagli uomini ingordi di potere.
Sui luoghi di lavoro se ne trovano a non finire.
Sono affaticata dall'uomo che non deve chiedere mai anche quando non sa.
Sono affaticata dall'uomo presuntuoso, dall'uomo narciso, dall'uomo uomo.
Sono affaticata dall'uomo che ti cede il passo per metterti una mano sul culo.
Sono affaticata dall'uomo che si giustifica
Dall'uomo che si insospettisce, che si vendica, che si struscia, che fa finta di niente, che sta in piedi e ti guarda fare, che pretende che tu sappia fare tutto e ti disprezza se sbagli, che non fa, che non parla, che non apprezza, che non ammira, che non venera.
L'uomo che urla, l'uomo che vuole avere sempre ragione, l'uomo che se non se le tromba tutte si sente un po' meno uomo, l'uomo che ama le trasparenze, che si eccita solo col pizzo (oltre ad una mezza pasticca di viagra), l'uomo che ti guarda le tette e dopo che sei passata il culo, quello stesso uomo che con la moglie non gli si rizza e che però il vincolo del matrimonio è sacro, l'uomo che tace perplesso, l'uomo che pontifica su tutto, umarello insoddisfatto e guardone di una vita per procura.
Sui luoghi di lavoro se ne trovano a non finire.
Sono affaticata dall'uomo che non deve chiedere mai anche quando non sa.
Sono affaticata dall'uomo presuntuoso, dall'uomo narciso, dall'uomo uomo.
Sono affaticata dall'uomo che ti cede il passo per metterti una mano sul culo.
Sono affaticata dall'uomo che si giustifica
Dall'uomo che si insospettisce, che si vendica, che si struscia, che fa finta di niente, che sta in piedi e ti guarda fare, che pretende che tu sappia fare tutto e ti disprezza se sbagli, che non fa, che non parla, che non apprezza, che non ammira, che non venera.
L'uomo che urla, l'uomo che vuole avere sempre ragione, l'uomo che se non se le tromba tutte si sente un po' meno uomo, l'uomo che ama le trasparenze, che si eccita solo col pizzo (oltre ad una mezza pasticca di viagra), l'uomo che ti guarda le tette e dopo che sei passata il culo, quello stesso uomo che con la moglie non gli si rizza e che però il vincolo del matrimonio è sacro, l'uomo che tace perplesso, l'uomo che pontifica su tutto, umarello insoddisfatto e guardone di una vita per procura.
venerdì, gennaio 14, 2011
Friendship
L'uscita con le amiche è sempre un'incognita gigante.
Non sai mai se riuscirai a sistemare bimbi e marito prima d'uscire, se la macchina non ti morirà all'accensione, se avrai abbastanza fegato da finire gli antipasti, se la pizza con l'aglio divisa in quattro parti alla fine riuscirai a digerirla, se avrai l'occasione di raccontare dell'ultimo gingillo di tuo marito, una roba che evoca l'hula hop, se pur di chiacchierare riuscirai a fumare solo una sigaretta, se alla fine saremo tutte uguali, tutte sorridenti, tutte felici di godere di quell'attimo di libertà.
Non lo sai mai questo. Prima.
Ma sai che se torni a casa e ti fanno male le gote, la serata è stata sicuramente da morire. Dal ridere.
E ognuna è tornata a casa più felice, più rilassata, più bendisposta verso l'argomento di conversazione preferito: il maschio con cui abbiamo deciso di dividere la vita.
Ignaro lui. Ma certo meno solo di ieri.
Non sai mai se riuscirai a sistemare bimbi e marito prima d'uscire, se la macchina non ti morirà all'accensione, se avrai abbastanza fegato da finire gli antipasti, se la pizza con l'aglio divisa in quattro parti alla fine riuscirai a digerirla, se avrai l'occasione di raccontare dell'ultimo gingillo di tuo marito, una roba che evoca l'hula hop, se pur di chiacchierare riuscirai a fumare solo una sigaretta, se alla fine saremo tutte uguali, tutte sorridenti, tutte felici di godere di quell'attimo di libertà.
Non lo sai mai questo. Prima.
Ma sai che se torni a casa e ti fanno male le gote, la serata è stata sicuramente da morire. Dal ridere.
E ognuna è tornata a casa più felice, più rilassata, più bendisposta verso l'argomento di conversazione preferito: il maschio con cui abbiamo deciso di dividere la vita.
Ignaro lui. Ma certo meno solo di ieri.
mercoledì, dicembre 29, 2010
Sull'orlo del 2010
E' che questo mestiere di genitori ti prosciuga l'anima. Per me che già ne ho poca è proprio una rarefazione dell'io profondo.
Vacanze scolastiche fino al 10 gennaio non si può.
Capisco che gli insegnanti abbiano bisogno di riposo, ma noi genitori non abbiamo mai il diritto di staccare un po'? Vabbè che a noi nessuno ci paga, però...
Ma poi uno cosa dovrebbe fare per tenere i figli se lavora? Spendere un patrimonio in baby sitter? Chi non ha i nonni a disposizione e figli sufficientemente poco grandi da necessitare di un occhio vigile costante che fa???
E le separazioni, i matrimoni sfasciati grazie a queste prove della vita che sono venti giorni a casa con i propri figli???
Li ho voluti, certo, ma questo non significa soccombere.
Cioè, io penso di essere una donna normale, a parte i miei deliri da wonder woman, il mio raffreddore, il mio ciclo, la mia sessualità, la mia fame atavica e le mie fisime sulla pulizia. Certo fisicamente sono possente, ma questo mica mi toglie i piaceri della vita. I figli, invece, certe volte mi tolgono il lume dagli occhi, come si suol dire. Sono esasperata, esausta, ho voglia di scappare, andare ad ubriacarmi fino al mattino, perdere la cognizione del tempo e dello spazio, non ricordare più cosa sono le lancette di un orologio, anzi proprio l'orologio, diventare sorda a qualsiasi vocabolo-sillaba-verso provenga da bocca di terrestre minore di anni 18, anzi visto che ci siamo minore di anni 30, pigiare l'acceleratore a tavoletta e trovarmi in terra straniera circondata da mare da cui incidentalmente non si può più tornare indietro.
Ecco, questo sono io oggi.
Alla fine di questo bizzarro 2010, che si conclude in sordina, mentre poi alcune cose belle sono addirittura successe, mi sento come una sardina oleosa e maleodorante che cerca disperatamente qualcuno che richiuda il bordo della scatoletta.
Giusto per non farsi inglobare da stomaco altrui.
Vacanze scolastiche fino al 10 gennaio non si può.
Capisco che gli insegnanti abbiano bisogno di riposo, ma noi genitori non abbiamo mai il diritto di staccare un po'? Vabbè che a noi nessuno ci paga, però...
Ma poi uno cosa dovrebbe fare per tenere i figli se lavora? Spendere un patrimonio in baby sitter? Chi non ha i nonni a disposizione e figli sufficientemente poco grandi da necessitare di un occhio vigile costante che fa???
E le separazioni, i matrimoni sfasciati grazie a queste prove della vita che sono venti giorni a casa con i propri figli???
Li ho voluti, certo, ma questo non significa soccombere.
Cioè, io penso di essere una donna normale, a parte i miei deliri da wonder woman, il mio raffreddore, il mio ciclo, la mia sessualità, la mia fame atavica e le mie fisime sulla pulizia. Certo fisicamente sono possente, ma questo mica mi toglie i piaceri della vita. I figli, invece, certe volte mi tolgono il lume dagli occhi, come si suol dire. Sono esasperata, esausta, ho voglia di scappare, andare ad ubriacarmi fino al mattino, perdere la cognizione del tempo e dello spazio, non ricordare più cosa sono le lancette di un orologio, anzi proprio l'orologio, diventare sorda a qualsiasi vocabolo-sillaba-verso provenga da bocca di terrestre minore di anni 18, anzi visto che ci siamo minore di anni 30, pigiare l'acceleratore a tavoletta e trovarmi in terra straniera circondata da mare da cui incidentalmente non si può più tornare indietro.
Ecco, questo sono io oggi.
Alla fine di questo bizzarro 2010, che si conclude in sordina, mentre poi alcune cose belle sono addirittura successe, mi sento come una sardina oleosa e maleodorante che cerca disperatamente qualcuno che richiuda il bordo della scatoletta.
Giusto per non farsi inglobare da stomaco altrui.
mercoledì, dicembre 22, 2010
Wonder Woman
La faccia allibita di mio marito non ha prezzo (vorrei dire di merda, ma poi dopo sembra che parlo sempre male di lui, quando, poverino, in fondo non ha fatto nulla di male, non è mica colpa sua se è sposato con una wonder woman!).
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
Insomma - dicevo - mi tiro dietro la porta di casa senza togliere le chiavi all'interno e soprattutto senza nessuno all'interno.
Che deficiente! potrebbe dire qualcuno di poco accorto.
Ma non mi perdo d'animo.
Vado a recuperare lastre per scassinare la porta, come quella volta che vennero i vigili del fuoco dopo sole tre ore di attesa e con un "flap" di lastra al torace aprirono la serratura di casa nostra.
Stamattina ero preparata.
Allora poi lascio fare mio marito perché non bisogna mai contraddire un maschio in azione, che punta i piedi sul tappetino, si toglie gli occhiali perché non vede le fessure da vicino, sbuffa, sniffa, sgrinfia con tutte le sue forze. Potremmo usare la carta bancomat - gli dico - per scassinare la porta, visto che questa lastra non va ne avanti né indietro. E lui ah ma che cavolo dici, la lastra può fare il giro (secondo lui la lastra doveva fare a zigo zago c'era un mago) mentre il bancomat è semplicemente troppo corto. E continua con la lastra, con gli occhiali, con gli sbuffi. Fino a che con vocina angelica gli dico: Mi fai provare?
Agile come una pantera, mi appropinquo alla porta e con nonchalance tiro fuori una carta dal portafoglio. Con la padronanza tipica del ladro navigato, la ficco nella fessura e con gesto deciso faccio "stock" e apro la porta.
La faccia (da rosicone!) di mio marito in quel momento non ha prezzo.
Per tutto il resto, ovviamente, c'è il bancomat!
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mercoledì, dicembre 15, 2010
To the big
Ho ritrovato l'ispirazione.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
Giornata di merda.
Poi sono pure stata un mostro con mio marito che oggi era anche il suo compleanno.
E poi gli occhiali mi si sono spaccati proprio nel mezzo, mentre uscivo grondante dalla doccia
oggi che avevo una formazione
e ci ho messo due ore per arrivare
ed ho pure imboccato un chilometro di strada a piedi in direzione ostinatamente contraria alla meta
carico a spalla di PC e borsa da Eta Beta e le mani mi sanguinano ancora dal freddo
quasi finita con un'ora e mezza di traffico a passo d'uomo
e una cena in pizzeria dove quei mostri delle mie figlie non hanno mangiato niente e il cameriere non distingueva un fiore di zucca da un supplì.
Ora spero di avere almeno diritto ad una trombata.
Vado, altrimenti - come ciliegina sulla torta - perdo anche il momento buono.
sabato, novembre 13, 2010
Vado al massimo
Mi sembra come se nella vita corriamo tutti uno verso l'altra con un anelito unico ed irripetibile.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
E che poi finisce come Raimondo e Sandra, che uno dei due si sposta e l'altro si sfracella contro un albero.
giovedì, novembre 04, 2010
Che dio la benedica
In questa rutilante vita politica italiana, tutti si conoscono casualmente al ristorante o sui cubi della discoteca. Le femmine sono tutte strafighe pagatissime e possibilmente giovanissime (massima goduria per una minorenne) e i maschi tutti vecchi impotenti e ricchissimi. Ed è evidente chi paga in questo do ut des estremamente proficuo da ambo le parti.
Ma io non potrei mai fare l'intrattenitrice d'altobordo.
Ho un cervello troppo pesante anche se posizionato nelle nuvole del mio metro e ottantatre, difetto ritenuto altamente sconcio e oltremodo sconveniente.....
Ciò non toglie che con i miei nuovi stivali neri alla coscia e una minigonna faccio ancora la mia porca figura, sul cubo del salotto mio.
Ma io non potrei mai fare l'intrattenitrice d'altobordo.
Ho un cervello troppo pesante anche se posizionato nelle nuvole del mio metro e ottantatre, difetto ritenuto altamente sconcio e oltremodo sconveniente.....
Ciò non toglie che con i miei nuovi stivali neri alla coscia e una minigonna faccio ancora la mia porca figura, sul cubo del salotto mio.
lunedì, novembre 01, 2010
I've got engaged
Interno giorno prestigioso ambiente lavorativo.
Personaggi: prestigiosi lavoratori, anche se, come spesso succede, non sono sempre tutti baciati dalla dea bendata.
Si discute di casi di lavoro, in maniera molto approfondita, ognuno dice la sua, espone il frutto del proprio lavoro. Alla fine il capo, quasi per cortesia dice: "C'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere?".
A quel punto si alza in piedi lo sfigato di turno, quello tutto ciccia e brufoli, quello cui andresti solo a chiedere una consulenza professionale e anche con un moto di repulsione, quello con i capelli forforosi e con un abbigliamento lontano mille miglia da qualsiasi attributo che possa anche solo vagamente avvicinarsi alla parola "classe", quello che non è in grado di mettere due parole insieme che non siano riassunto di casi trattati, che non distingue un colore dall'altro, quello insomma da cui non ti aspetteresti mai un'uscita dal binario. Quello lì alza il ditino della sua mano sudata e dice le seguenti parole che lasciano la platea basita più che altro dal completo menefreghismo per l'evento: "I've got engaged!". Un mito. Io e l'amica che me l'ha raccontato abbiamo già in testa l'inizio e la fine di un film.
Il film inizia così. Poi nel suo corso succedono un sacco di cose alla protagonista che aveva assistito all'exploit dello sfigato. E alla fine lei stessa si alza in piedi alla riunione fotocopia di quella iniziale, dicendo: "I'm engaged, too". Fa molto Bridget Jones. Accettasi contenuto di copione. No perditempo.
Personaggi: prestigiosi lavoratori, anche se, come spesso succede, non sono sempre tutti baciati dalla dea bendata.
Si discute di casi di lavoro, in maniera molto approfondita, ognuno dice la sua, espone il frutto del proprio lavoro. Alla fine il capo, quasi per cortesia dice: "C'è qualcuno che ha qualcosa da aggiungere?".
A quel punto si alza in piedi lo sfigato di turno, quello tutto ciccia e brufoli, quello cui andresti solo a chiedere una consulenza professionale e anche con un moto di repulsione, quello con i capelli forforosi e con un abbigliamento lontano mille miglia da qualsiasi attributo che possa anche solo vagamente avvicinarsi alla parola "classe", quello che non è in grado di mettere due parole insieme che non siano riassunto di casi trattati, che non distingue un colore dall'altro, quello insomma da cui non ti aspetteresti mai un'uscita dal binario. Quello lì alza il ditino della sua mano sudata e dice le seguenti parole che lasciano la platea basita più che altro dal completo menefreghismo per l'evento: "I've got engaged!". Un mito. Io e l'amica che me l'ha raccontato abbiamo già in testa l'inizio e la fine di un film.
Il film inizia così. Poi nel suo corso succedono un sacco di cose alla protagonista che aveva assistito all'exploit dello sfigato. E alla fine lei stessa si alza in piedi alla riunione fotocopia di quella iniziale, dicendo: "I'm engaged, too". Fa molto Bridget Jones. Accettasi contenuto di copione. No perditempo.
giovedì, ottobre 21, 2010
Mi chiamo Wolf
Sono vagamente assente.
Anche con me stessa.
Non c'è da avere paura quando l'assenza porta riflessione.
Infatti io non ho paura.
In fondo l'immagine che vedo oggi riflessa nello specchio mi piace.
Ed ho soltanto quarant'anni.
Mi sembra tutto facile. Tutto raggiungibile.
Anche quando mia figlia fa scoppiare la busta delle patatine nel negozio mentre io parlo al telefono con il mio capo che mi intima di mettermi al più presto davanti ad un pc.
Altresì è stato bellissimo rendermi conto che nelle patatine c'era come sorpresa un anello contenente lucidalabbra, finito su tutta la giacca della pupa.
Tutto questo si risolve con una lavatrice.
E non è poco. Come soluzione.
Anche con me stessa.
Non c'è da avere paura quando l'assenza porta riflessione.
Infatti io non ho paura.
In fondo l'immagine che vedo oggi riflessa nello specchio mi piace.
Ed ho soltanto quarant'anni.
Mi sembra tutto facile. Tutto raggiungibile.
Anche quando mia figlia fa scoppiare la busta delle patatine nel negozio mentre io parlo al telefono con il mio capo che mi intima di mettermi al più presto davanti ad un pc.
Altresì è stato bellissimo rendermi conto che nelle patatine c'era come sorpresa un anello contenente lucidalabbra, finito su tutta la giacca della pupa.
Tutto questo si risolve con una lavatrice.
E non è poco. Come soluzione.
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