giovedì, febbraio 11, 2010

Progettualità

Dai, si, andiamo alla riunione di classe, con tutti i genitori a sentire cosa c'è di nuovo per questi pupi che l'anno prossimo affronteranno il primo anno di elementari.
Ora i bambini di 5 anni fanno, pre-lettura, pre-scrittura, pre-calcolo, pre-tutto.
Sanno disegnare insiemi maggiori, minori, equivalenti o equipotenti. Mentre io sono talmente vecchia che gli insiemi non li avevano ancora scoperti.
Hanno una perfetta consapevolezza della loro identità, del loro posto nel mondo, nella famiglia, nella scuola. Sono miniature di ominidi perfettamente funzionanti. Si baciano anche sulla bocca.
Allora insomma ci troviamo con tutti questi genitori, tutti grossomodo ansiosi nei confronti della nuova scuola che i figli si troveranno ad affrontare, tutti ugualmente protesi verso le maestre nel tentativo di carpire qualche segreto sulla futura composizione delle classi. Ma il momento clou si raggiunge durante l'esposizione del cosiddetto "progetto di continuità", che sarebbe un progetto comune alla materna, alla primaria e alle medie dello stesso plesso scolastico. Ora, di per sé non ci sarebbe nulla di strano. Codesto progetto dura due anni. Uno era l'anno scorso: favole del mondo. Quest'anno tocca ai giochi del mondo. Il libro che i nostri pupi si troveranno ad analizzare è il rinomato "Libro della giungla" noto ai più come un testo in cui si esplica il gioco in tutte le sue molteplici sfaccettature, nevvero? Ma tutto questo solo dopo aver esaminato il gioco in tutti i continenti. Epperò, siccome l'è dura fare un gioco per ogni continente, ne prenderemo uno italiano (o guarda caso!) e i bambini lo costruiranno con le loro manine. Molto casualmente lo scheletro di codesto gioco (un elefante alla cui proboscide si infilano anelli colorati) è già stato fatto dal volenteroso marito di una delle insegnanti. Sicché i nostri bimbi, oltre ad imparare tutti i segreti della giungla, avranno solo da colorare l'elefante e la sua protrusione, esprimendo al meglio il loro talento creativo. A me, sinceramente, come progetto, pare un po' tirato per i capelli. Cioè mi dà più l'aria di un progetto cui servirebbero cinque anni per essere sviscerato e correttamente realizzato...ma insomma, visto che abbiamo di fronte ominidi quasi perfetti...

venerdì, febbraio 05, 2010

In love

"...o forse si stava avvicinando a quella condizione di vulnerabilità del cuore in cui anche i dettagli più minuti e banali assumono un carattere luminoso, trasfigurante." [Jonathan Coe, La casa del sonno]

Questa frase riassume appieno il fragile eppur così fondamentale percorso dell'innamoramento. Quell'attimo che abbiamo conosciuto mille volte (io un milione, continuo ancora adesso che sono sposata ad innamorarmi delle persone, uomini e donne, poco importa). La "vulnerabilità del cuore", che tante altre volte teniamo chiuso in una teca, gelosamente custodito per non farlo vedere a nessuno, nel caso dell'innamoramento si spalanca al mondo, alla persona che abbiamo di fronte rendendoci nudi all'altro e in fondo indifesi.
Ed è poi quella cosa che tutto sommato scompare in una relazione lunga, perché si tirano su tanti muri, pareti più o meno solide a delimitare il territorio. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è tuo. E non ci lasciamo più andare all'osservazione stupita di quelle banalità che prima costituivano l'essenza pura del nostro avvicinamento all'altro.
La scoperta dell'altro, di un altro che ci attira, amico o amore.
Perché, secondo me, il meccanismo dell'amicizia è lo stesso: passa per la meraviglia, per lo stupore della novità della differenza, del particolare insignificante che però ci fa diversi l'uno dall'altra e ci fa piacere quella cosa che noi non abbiamo.
Io me li ricordo così, tutti i miei innamoramenti.
Ché poi l'amore è un'altra cosa.
E' più di viscere e meno di cuore. E' più fatica che leggerezza. E' più costruzione che osservazione.

giovedì, febbraio 04, 2010

Panic rum


Il panico.
Si sta scatenando nella stanza delle bambine.
In questo preciso momento.
Lui sta urlando. Fuori dai gangheri.
Loro strillano e strepitano.
Piangono anche.
E' l'effetto del nuovo letto senza sbarre.
Dell'ipotetica caduta che stanotte ci potrebbe far alzare.
Mio marito cerca di spaventare la piccola perché si spiaccichi addosso al muro e non si muova punto.
Io sto valutando che forse abbiamo fatto una stupidaggine a comprare un letto alto più di un metro perché potesse contenere un altro letto sotto.
Pensa il volo.
Quanto può fare male.

lunedì, febbraio 01, 2010

Rivangare

Ieri, in uno di quei pomeriggi deliranti passati a casa di mia sorella, abbiamo rivangato il giorno in cui mio padre è morto. Ma quelle cose che si fanno nei dettagli. Meticolosamente. Il classico lavoro certosino.
C'è da premettere che quel giorno io non c'ero. Ero a Parigi ed ero reduce da una serata di follie, a riprendermi dalla sbornia. Una di quelle serate di cui ogni attimo ti rimane fissato nella memoria per sempre e lì per lì non capisci perché.
Nell'ordine: alla festa di fine anno della mia società un mio dipendente mi aveva massaggiato i piedi, avevo dimenato le mie chiappe sulla pista come una matta, avevo cantato dal palco, con occhio di bue puntato, "Nessuno mi può giudicare" della Caselli, puntando il dito sulla mia capa (non sulla mia testa, ma sulla persona della mia diretta responsabile, verso la quale all'epoca avevo molte recriminazioni), e bevuto di conseguenza. Ricordo ancora che la mia società aveva affittato una sala nel ristorante "La Coupole" uno dei più noti di Parigi. Alle tre di notte ed ogni ora a seguire, poi, mi aveva chiamato la moglie del mio collega scapestrato, per sapere se avevo sue notizie visto che non tornato a casa né rispondeva al cellulare. La mattina dopo io avevo il giorno libero. Il mio collega non si presenta in ufficio e la moglie continua a bersagliarmi di telefonate. Poi ho scoperto che era andato a dormire da un'altra collega e aveva deciso di lasciare la moglie. Diciamo quindi una serata coi fiocchi.
Quel giorno, quindi, ero piuttosto malconcia. Per non dire assolutamente ko.
E quando mia sorella mi ha chiamato per dirmi che mio padre aveva avuto un infarto, forse né lei, né tantomeno io, avevamo realizzato la gravità della situazione.
Poi, ieri, come altre ducento volte nel corso di questi 9 anni, ho fatto ripetere a mia sorella per filo e per segno cosa ha fatto quel giorno, cosa diceva papà, cosa diceva mamma, cosa dicevano i medici. Ma tanto so che la prossima volta le chiederò la stessa identica cosa. Perché ogni volta sembra chiaro, ma sempre incomprensibile. E ogni volta si aggiunge un piccolo dettaglio. Questa volta era l'autocritica di mia sorella. Che non si è accorta che la situazione era grave e quindi non mi ha detto di prendere subito l'aereo. Ha detto che faceva autocritica. Io l'ho fatta anche un po' sentire in colpa: eh certo se tu mi avessi detto chiaramente come stavano le cose io avrei preso il primo aereo e forse sarei arrivata a Roma in tempo almeno per dirgli addio.
Tanto so che non ce l'avrei fatta. Papà è morto velocemente, per non essere di peso a nessuno. Imprevedibile come mai lo era stato nella sua vita.
Allora - dicevo - noi siamo una famiglia di rivangatori. Noi rivanghiamo e rivanghiamo il passato nelle sue mille sfaccettature. Ci piace rimestare, farci un piantarello, ridere tra le lacrime.
Ma, dico io, non è molto più sano ed efficace questo di una psicanalisi?

martedì, gennaio 26, 2010

Throw it away

La mia questione di oggi è questa: come fa un medico (che si presume persona competente in materia delle cure di prossimità ad un neonato, e se non lui, chi?) a consigliare ad una puerpera, che ha partorito da quattro giorni - solo perché ha la febbre, i capezzoli doloranti, il seno gonfio ed è sotto antibiotici (dati da lui, ovviamente) - di tirarsi il latte e buttarlo? Oltre, ovviamente, a cominciare a dare alla figlia latte artificiale.
Il latte materno è preziosissimo! Con quale coscienza e fedeltà al giuramento d'Ippocrate si può scientemente invitare una donna a buttarlo?
E comincio a pensare che sia un complotto che inizia dall'ospedale. Nessuno ti insegna ad allattare o a cambiare un pannolino o a non far scambiare al bimbo il giorno con la notte (e ci sono le puericultrici all'uopo in ogni ospedale, in grado di dare consigli che spesso per pigrizia, per mancanza di tempo o di strutture adatte, non vengono dati). E allora, finché sei in ospedale, se hai la fortuna di aver scelto il rooming in, puoi sperare che tuo/a figlio/a si attacchi al seno come meglio crede e nella maniera giusta, prendendoti tutto il tempo per sperimentare, senza che il neonato sia nutrito nella nursery a glucosio o latte in polvere. Poi, quando torni a casa e vai dal pediatra, spesso, alla prima difficoltà (e di difficoltà ce ne sono, questo è certo: perdita di peso, inappetenza soprattutto) ti viene suggerita l'aggiunta di latte in polvere. E poi, dopo l'aggiunta di latte, ti viene consigliato di smettere e cominciare lo svezzamento a tre mesi. E se una madre si oppone, è durissimo andare avanti. Allora devi avere delle certezze incrollabili. Una grossa fiducia in te stessa e nella tua missione in quel momento. Perché - poche storie! - allattare un figlio è una missione, spesso accidentata. Diventa una cosa piacevole dopo che tutto è rientrato nella norma, si sono creati dei ritmi e fisicamente ci si è riprese dal parto. Ma per i ritmi c'è bisogno di tempo e pazienza. Tantissime sono le cose da imparare quando nasce un figlio. Ma poche sono le persone disposte ad insegnare, pur avendone tutte le qualifiche. E allora, in questo limbo che è il primo periodo di vita di un bimbo, le scelte di una madre e dell'ambiente circostante che la supporta sono importantissime per il benessere del bambino. Non dimentichiamolo. Uno scatto di palle si può avere di fronte ad un medico che ci chiede di smettere di allattare perché prendiamo antibiotici. E soprattutto ci consiglia di buttarlo, quel latte.

venerdì, gennaio 22, 2010

Sbriciolamenti

L'implosione della mia casa ha rimestato nel torbido delle mie pulsioni omicide.
In questo periodo le mie figlie fanno lo sciopero della colazione. Cioè possono stare anche un'ora e mezza con la tazza di latte davanti, traccheggiare (come dicono a Roma) non bevendo nemmeno un goccino e quando sono fortunata non rovesciandola, ma sbriciolando sistematicamente qualsiasi cosa edibile alla portata delle loro dolci manine: corn flakes, fette biscottate, pane, biscotti.
Quando tutti e tre, la grande, la piccola e il loro papà, escono da quella porta io mi ritrovo sola con un tappeto di briciole.
Ecco, questa storia delle briciole proprio non si riesce a risolvere. Non si riesce a sensibilizzare la prole su questo punto. A loro scivola (appunto!) addosso. A me invece la briciola mi rimesta il sangue. Farà parte di quella stupida fobia che avevo da piccola, riguardo le cose piccolissime simili ad insettini (che magari erano solo acari giganti oppure io ero già cecata ed era semplicemente il mondo intorno a me), ma queste briciole dovunque mi stressano assai.
Ma il peggio sapete qual è? E' che mia madre, l'altro giorno, osservando col suo occhio critico la situazione, lei che non si ricorda nulla di quando eravamo piccole per una sorta di rimozione cosmica, proprio lei sentenziava: "Anche tu eri così. E c'hai beccato un sacco di botte!".

martedì, gennaio 19, 2010

Inibitorio

Sono una donna fortunata.
Ieri sono stata la prima ad entrare in sala operatoria, il che ha i suoi vantaggi.
Primo: i medici sono freschi e non hanno mani tremolanti, sono simpatici, hanno appena fatto colazione e rimane loro dentro quel cucchiaino di zucchero di cui noi pazienti affidati alle loro cure abbiamo tanto bisogno.
Secondo: il personale paramedico ha appena attaccato il turno, tutti hanno delle cuffiette che rischiano di farli passare per medici e ciò li riempie di felicità e dà un senso più alto al loro lavoro. Essere scambiati per anestesista è comunque lusinghiero. Foss'anche da una mezza cecata come me che senza occhiali non vede (ovviamente!) ma non capisce neanche nulla degli eventi che si dipanano intorno a lei.
Terzo: devi essere operata tu perché abbiano inizio le danze. E questa, signori miei resta una verità incontrovertibile.
Però può anche capitare che l'anestesista sia malato e che tutto l'ospedale si attivi a cercarne uno disponibile. Può anche capitare che il chirurgo debba aspettare l'anestesista e per non saper che fare ti legga tutte le clausole della privacy discutendole amabilmente, così, tanto per passare il tempo.
E poi, dopo tutto ciò, è chiaro che tu ti risvegli dall'anestesia urlando che il medico è bellissimo e cantando tutto il repertorio di Baglioni tipo: "E' domenica mattiiina si è svegliaaato già il mercatooo!".
Se rinasco faccio l'anestesista.
La questione della caduta dei freni inibitori mi attira un sacco.

giovedì, gennaio 14, 2010

Hospital in a winter day.

Allora oggi, per non saper che fare, mi sono recata in ospedale a fare tutta una serie di esami propedeutici per un'operazioncina da nulla che lunedì la mia gamba sinistra sosterrà in "day surgery" come chiamano adesso gli interventi ambulatoriali. Allora rispetto all'anno scorso che avevo fatto la gamba destra la location è cambiata non poco poiché l'ospedalozzo si è rinfrescato i connotati i dirigenti hanno voluto fare manifestamente gli sboroni costruendo un C.U.P. nuovo di zecca che funziona che non bisogna più aspettare ore per pagare (cioè ma vi rendete conto della distorsione? aspettare ore per pagare soldi ad un ente pubblico?) che c'ha dei posaceneri nel cortile grossi come il leone di pelouche di mia figlia o che comunque ne occupano sicuramente la stessa cubatura che c'ha luci sgargianti e che anche il nome del reparto di day hospital hanno cambiato che assona molto col "sor pampurio" d'infantile mia memoria e che sembra bello e divertente poi però ti rendi conto che il sor pampurio ti lascia aspettare ore di fronte alla porta d'uscita sul freddo gelido che si apre ogni 5 secondi e che non è una di quelle porte scorrevoli che si aprono a peso ed ho scoperto che vanno a peso perché una volta la mia povera figliola è rimasta chiusa nello spazio tra le due porte scorrevoli dell'uscita perché era troppo leggera per fare aprire la seconda e io non sapevo cosa fare per attirare l'attenzione di qualche addetto del negozio perché incidentalmente l'avevo preceduta e mi trovavo fuori del negozio peraltro sotto un diluvio universale senza ombrello e senza tettoia sbracciandomi all'indirizzo della cassiera tutta intenta al suo lavoro e non potevo nemmeno entrare nel negozio con la paura che poi qualcuno uscisse e mi portasse via la mia figlioletta insomma una situazione da incubo che mi ha fatto scoprire che le porte scorrevoli funzionano a peso (e non è bene accetta la battuta che coi miei chili si apre per forza) dicevo insomma che al sor pampurio la porta è quella dell'uscita di emergenza con maniglione antipanico utilizzata come accesso principale al C.U.P. con un viavai di gente incredibile e peraltro ho visto in quattro ore una varietà di umanità indescrivibile brutti bellissimi vecchi stravecchi mamme con neonati e padri isterici con in testa un cappello con la piuma e un bambino in una carrozzina imbacuccato che peggio di un eschimese fuori dalla porta del suo igloo zoppi ingessati bambini con arti rotti e stampelle fare quattro volte lo stesso percorso gente che usciva a fumare utilizzando il posacenere grande come l'orso di mia figlia che poi mi sono sempre chiesta come fanno a svuotarli quei posaceneri con tutta la sabbia dentro ci sta forse una paletta speciale? e poi oggi l'ho scoperto: fanno il vaso profondissimo e portano via sabbia e sigarette poco per volta svuotando e poi riempiendo di nuovo senza soluzione di continuità e oggi era al livello più basso per cui mi sono dovuta abbassare praticamente a 135 gradi per riuscire a spegnere la sigaretta ho poi parlato con un'infinità di persone ho riempito moduli con le malattie pregresse ad almeno quattro vecchi perché il day hospital è un po' come il fai da te ti danno dei moduli da riempire e se non hai penna e occhiali e magari hai qualche annetto di troppo come è il caso della maggior parte delle persone a chirurgia vascolare allora sei proprio fregato e come fai se non c'è la martello che ti riempie il modulo tipo ce l'ha mai avuta la gotta? l'ipertensione? l'arteriosclerosi? dorme bene? tachicardia? si sveglia con l'affanno? quanti cuscini usa per dormire? usa i preservativi oppure ogino? (quest'ultima era una battuta ma il livello era veramente personalissimo e imbarazzante a trattare con emeriti estranei) tanto che un tizio dopo la mezz'ora che ci abbiamo impiegato a riempire la sua cartella mi voleva pure offrire un caffè, nella fattispecie lui (presumo ultrasessantenne) mi aveva appena risposto a delle domande riguardanti l'intimità di suo fratello ottantenne insomma praticamente il delirio ma io ho vissuto anche il mio momento di gloria durante il colloquio con l'anestesista che mi ha accolto stringendomi la mano (cosa assolutamente singolare) e dicendomi che la mia personale cartella era stata da me riempita superbene, in maniera assolutamente accurata e che forse potevasi dare il caso che ero una collega medico no mi spiace caro sono solo una con un'intelligenza media anche per certi versi sotto la media che ha risposto accuratamente a tutte le domande e che si trova a ricordare il nome esatto dei tre interventi da lei subiti (tra cui 2 cesarei) sicché voglio dire non è che sia proprio un merito straordinario....ma tant'è, mi becco i complimenti e per lunedì mi devo presentare con le pudenda depilate, integralmente mi raccomando! - mi ha detto l'infermiera. Topa al vento, come si suol dire.

lunedì, gennaio 11, 2010

NotiziONE

Oggi al TG dell'ora di pranzo Mister B. snocciolava barzellette su statuette in faccia. Il succo era che se le prendono cani e porci (oh, l'ha detto lui!). E giù a ridere (sempre lui).
Poi veniva data così, en passant, la notizia che Englaro era stato prosciolto da tutte le accuse di omicidio colposo. E non un giornalista (o un politico, perché no?) che abbia sentito il bisogno di fare una dichiarazione di scuse per il massacro mediatico cui quest'uomo e la sua famiglia sono stati sottoposti.
Gli stessi giornalisti che ci vogliono far credere che a qualcuno importi che i braccianti africani siano andati via da Rosarno. E poi, tutte quelle arance a marcire sugli alberi. E nessuno dice che i coltivatori guadagnano di più a tenerle a marcire che a raccoglierle e rivenderle.
E intanto noi, al mercato, possiamo comprare "arance non trattate" rigorosamente provenienti dalla Calabria oppure "arance" che non si sa cosa abbiano sopra.
Poi ieri è morto Mano Solo e oggi Eric Rohmer.
Ma in compenso su Raidue stasera Craxi è un eroe.
A rischio di sembrare oscena, datemi una lametta che mi taglio una vena.

sabato, gennaio 09, 2010

Qualcuno abbia pietà del pianeta Italia

Adesso mettiamo anche un tetto alla presenza degli stranieri nelle classi italiane, ma non per razzismo, no, per favorire l'integrazione.
S'è rivoltato lo munno.
Veramente.
Così si evitano le classi ghetto.
Che razza di concetto è codesto?
Classi ghetto per gli italiani invasi da stranieri, o per gli stranieri emarginati dagli italiani?
Non si capisce ghetto per chi.
E come diceva una preside al Tg, chi sono gli stranieri?
Anche gli adottati?
O solo quelli col colore della pelle diverso o che provengono da paesi europei desinenti in -IA?

giovedì, gennaio 07, 2010

Couples

Lei è bella, perfetta in tutto e per tutto, adorabile e adorata dai suoi figli, cucina divinamente, si veste ancora meglio; lui è belloccio, sempre superimpegnato sul lavoro, dedica alla moglie e i figli i giorni comandati.
Lei è una donna burrosa, capelli rossi, lineamenti antichi, restauratrice, spiritosa e autoironica quanto basta per non soccombere a lui, uomo maturo, navigato, onniscente ed anche un po' sfuggente, con un non so che di solitario che non guasta.
Lei è atletica ma non eccessivamente magra, simpatica, ironica, presa dai suoi tre figli il giusto e non troppo, vagamente ossessionata dai soldi nel senso che cerca in tutti i modi di risparmiare ma sempre con l'idea positiva del riciclo; lui è un compositore, svagato quel tanto che basta per mantenere un'aria chic-trasandata, ma più perché si è veramente dimenticato di pettinarsi che non per questione di look.
Lei è simpatica, iperattiva, ha sempre una soluzione per tutto, lei è la problem solving per eccellenza, autorevole donna in carriera ma con un solido interesse per la famiglia che segue e comanda a bacchetta, anche a distanza; lui è schivo, orso, ascolta molto la radio, meglio se parlano gli altri, ma quando apre bocca son cavoli, pregno di senso, una parola è poca due son troppe, ha le mani d'oro, è il bricoleur per eccellenza, il re mida del fai da te, trasforma in gioiello anche la merda di vacca, e con estrema modestia.
Lei è ironica, a volte troppo, mantiene sempre una sorta di distacco super partes, adora però essere al centro dell'attenzione, avere l'ultima parola su tutto, manifesta spesso e volentieri desiderio di evasione; lui adora la musica, più psichedelica è meglio è, è molto preso dal suo lavoro ma è anche molto coinvolto dalla vita familiare, adorato dai bambini piace molto anche alle mamme.
Lei è intraprendente, solare, salutista e salutare, fa sempre molti progetti; lui è il classico uomo affidabile, spalle grosse, idee produttive, porta sempre a termine ciò che inizia.

Queste sono le coppie che mi circondano.
Ci sono anch'io là in mezzo
. Questa varietà mi piace. Mi solletica l'immaginazione.

martedì, gennaio 05, 2010

Regalatevi a natale

Secondo voi, quando vi regalano il vero ciaffo, quel regalo orrendo che giacerà inevitabilmente nel fondo dei vostri armadi perché la persona che ve l'ha regalato è troppo vicina per avere il coraggio di gettarlo direttamente nella spazzatura, nella fattispecie un vaso di materiale non meglio identificato (mio marito sostiene di legno, e bisogna dargli credito perché nel sangue ha grossomodo gli stessi geni del donatore), vaso enorme, in forma ovoidale schiacciata, nero dorato marrone, secondo voi - dicevo - si è obbligati a tirarlo fuori nel caso il donatore si presenti a casa vostra con un mazzo di fiori?
Non è forse legittimo questo interrogativo?
Cosa vince?
Educazione o disgusto?
Gentilezza o raccapriccio?

domenica, gennaio 03, 2010

Scordarella

Non faccio propositi per il 2010.
Tanto quando è dicembre me li sono dimenticati.

mercoledì, dicembre 30, 2009

zero dieci

E poi un giorno ti svegli e devi cominciare da zero.
Costretta a citare Bennato. E' tutto dire.
Sai quel giorno, quello della resa dei conti, quello che in qualche modo in fondo al tuo cuore hai sempre sperato arrivasse perché la sospensione del giudizio non è di questo mondo e chi di caldarrostate in faccia ferisce di caldarrostate in faccia perisce, quel giorno che hai anche sperato non arrivasse mai perché meglio che il fuoco resti sotto la sua cenere, quel giorno che avevi cancellato dal calendario con la certezza che nessuno l'avrebbe stampato mai più.
Tutto torna, siore e siori.
Tutti i nodi vengono al pettine e tutti i parquet hanno bisogno delle loro pattine.
Ed il mio augurio per questo 2010 che arranca è che i capelli siano ben spicciati. I miei capelli sono ricci. I capelli delle mie figlie sono ricci. E ogni riccio è un capriccio, ma anche un nodo.
Io nel 2010 snodo.
E tu?

mercoledì, dicembre 16, 2009

Questioni di stilettate, ma sempre con classe.

E' stato terribile accorgersi di aver messo il sale invece dello zucchero sulla torta di compleanno di my husband.
Ma io non mi butto mica giù. Mercoledì vado in una SPA (per chi non sapesse cos'è, ha perso un'occasione). Perché ho un'urgenza.
La mia consuocera (la mamma del fidanzato di mia figlia) è troppo perfetta. Lei ha sempre lo smalto rosso. E non è mai sbeccato. Lei è sempre fresca di trucco e parrucco. Sempre con scarpe vestiti borse all'ultima moda. Lei corre quattro chilometri al giorno per potersi mangiare un godurioso tramezzino da almeno mille calorie. Lei non si può non notarla. Certo anche a me non si può non notarmi. Infatti la mamma di un compagnuccio che ci aveva invitato al suo compleanno sabato pomeriggio mi ha fatto notare come la mia splendida collana nuova dei quarant'anni oggettino esclusivo niente male da me indossato con completo di vestitino nero e stivalone con la non chalance di una gattina in calore, quella collana - insomma - non l'avrebbe mai vista su di me. Ma come caxxo ti permetti IO che sono la statuarietà fatta persona un metro e ottantatre di morbidezza solo perché non mi trucco per andare fuori scuola a prendere mia figlia non significa che non sappia come rendere il mio corpicione allettante seppure ad una festicciola della scuola materna! Certo mai al pari della mia consuocera, ma ad ognuno i suoi talenti.
E per vendicarmi dirò: mamma del festeggiato, si vedeva la panciera sotto il tuo vestito attillato!

giovedì, dicembre 10, 2009

Qui babbo natale, rispondete terra.

Sono indubitabilmente presa da mille cosette natalizie. Nonostante la mia idiosincrasia per codesta festa.
Ma con due figlie non scampi.
Alle 2 recite.
Al mercatino di natale.
Alle letterine per babbo natale.
Al panico di inadeguatezza a far fronte a tutte le richieste che possono venire da una testolina di bimba.
Cioè secondo loro babbo natale porta tutto.
E l'altro danno che il digitale ha fatto è stato presentare al popolo infantile il mondo della pubblicità. Dal quale ero riuscita finora a tenere lontane le mie figlie e che ora, sotto strenne natalizie, esce fuori in tutta la sua virulenza.
E' vero che i bambini hanno sicuramente più neuroni di noi e tutta la vita davanti. Ma perché sprecarli a ricordare tutti i testi delle pubblicità?
E' solo colpa TUA, direte voi.
In parte sarà sicuramente così.
Ma credo che il processo di (AN)alfabetizzazione pubblicitaria sia, nel mondo contemporaneo, praticamente inarrestabile.
Io mi posso pure opporrre a tante cose, come all'uso del computer, come all'esposizione eccessiva alla televisione, ma presto io stessa (come pure le mie figlie) sarò sommersa da quintali di materiali "tossici" per cui la mia lotta attuale non sarà servita a nulla. E andare a vendere giochi usati nella piazza del paese in cui vivo sarà ritenuto un lavoro da vecchi babbioni. Se esisterà ancora il mercato. Semplicemente i giocattoli usati saranno risucchiati da un tubo nero o non ci saranno proprio più giocattoli, ma solo la loro idea. E non "platonicamente" parlando.

Mi sono riletta.
Non si capisce una mazza. Ne convengo.

lunedì, novembre 30, 2009

Anni Sessanta

Noi che siamo gli ultimi nati degli anni sessanta
noi che abbiamo ancora foto in bianco e nero, per non parlare dei ricordi
noi che i quattro telecomandi della televisione in questo momento ci ricordano l'interruttore unico del primo schermo che entrò in casa e ci creano un senso di incazzatura senza fine
noi che abbiamo fatto figli tardi perché prima ce la siamo spassata
noi che quando ce la spassavamo i figli non ci sono mai passati nemmeno per l'anticamera del cervello
noi che ci sentiamo vecchi quando parliamo con qualcuno di trent'anni, imbiancati con qualcuno di venti e chiaramente matusa con qualcuno di quindici
noi che chiudiamo la luce quando usciamo da una stanza perché i nostri genitori hanno fatto la guerra
noi che sappiamo a memoria le canzoni di Guccini ed ognuna è una fitta al cuore
noi che ci emozioniamo davanti al Gattopardo
noi che ancora piangiamo per amore, per dolore, per felicità
noi che la moralità è ancora una parola di senso compiuto
noi che sappiamo che la meringa non si fa col tuorlo, ma non per questo è meno buona
noi che domani, tra meno di due ore, avremo quarant'anni
noi siamo ancora e sempre qui a cantare braccobaldosciò.

martedì, novembre 17, 2009

Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore....

Sono sotto choc. Certo, direte voi, a quarant'anni si comincia a vedere tutto nero. Ma in realtà io sono sotto choc perché, durante la raccolta delle olive, il ventitreenne ormonale palestrato si è lasciato andare a confidenze oltremodo inquietanti per la vita ormai monastica che conduco da alcuni anni. Lui sostiene che moltissime ragazze universitarie per arrotondare - diciamo così - il loro bilancio, concedono i loro corpi a pagamento agli ormonali studenti riccastri, che vedono nel sesso a pagamento (con studentesse prostitute o trans, a loro piacimento, e con il complemento di droga e alcol) la soluzione (finale) ai problemi della coppia. Grossomodo le cose stanno così: sai quanti soldi ti costerà una donna solo se la paghi per avere rapporti con lei. Altrimenti son legnate. Come se non bastasse, mi ha chiesto se avevo qualche amica quarantenne che volesse pagare per avere rapporti sessuali con lui. Questa è la filosofia degli anni duemila, signori e signore! Mica come noi che ci innamoravamo di uno sguardo che magari non era nemmeno diretto a noi. Noi che siamo cresciute con l'idea del principe azzurro che ci avrebbe preso tra le sue braccia, noi che in cinque giorni abbiamo deciso di rivoluzionare la nostra vita per amore, noi che ricordiamo tutti i dettagli delle nostre storie importanti, che li serbiamo nel nostro cuore e che non ci sogneremmo mai di andare a spifferarli ad un semisconosciuto mentre incidentalmente ci troviamo sotto lo stesso ulivo, noi che ci hanno insegnato a rispettare il nostro corpo, noi che ci siamo sballate finché è stato il tempo e poi abbiamo messo la testa a posto, noi che sappiamo darci un limite, noi che conosciamo il valore dei soldi e sappiamo che non è facile averne e se è facile c'è il trucco, noi che siamo donne con le palle dove glieli mettiamo i soldi a quelli così?

giovedì, novembre 12, 2009

Cosa non si fa per la cultura

Vedi, voglio dire, che a quarant'anni si può essere molto più riflessivi che a ventitre e che ieri mentre facevo le olive nei campi di mio cognato, il suo nipotino ventitreenne pischello fighetto con la fissa degli addominali in balia dei suoi ormoni è praticamente precipitato dalla cintola in giù dentro ad una buca di rovi urlando ahia il culo le spine nel culo! e lo vedi che la quarantenne alle prime armi con le olive non ci è caduta dentro al rovo e sono fiera di me che con la schiena dolorante al mattino mi son detta io ci vado lo stesso a fare le olive, peggio di così non potrei stare e la sera indubbiamente con la schiena stavo meglio ma mi faceva male tutto il resto e mi sono anche stirata tre lavatrici di vestiti piccoli così, operazione del tutto inutile visto il tempo che questi vestiti vengono indossati dalle mie figlie - il tempo di una sbrodolata per capirci - cioè ha senso stirare le camicie i pantaloni i golf le lenzuola, che tutto sommato hanno una durata ragionevole sul corpo umano o sul nostro talamo, ma i vestiti delle bambine è un suicidio nonché una follia dopo una giornata di olive e non contenta oggi pomeriggio mi sono ficcata in un ginepraio ancor più irto di pericoli perché mi sono messa in casa sei ragazzini urlanti più due madri più mio marito che ormai staziona incollato al suo pc inossidabile presenza e me li sono messi in casa per cominciare a preparare le palle dell'albero di natale da vendere al mercatino di natale organizzato dalla classe della mia figliuola più grande palle che dovrebbero essere dei lavoretti fatti dai nostri figli la cui base è fatta da un palloncino gonfiato e chiuso e ricoperto d'infinite pennellate di collllla vinilica, sì proprio quella, su foglietti di carta velina, il tutto dovrebbe seccare e indurire e consentire ai nostri figli di attaccarci sopra infiniti brillantini, la pace della massaia felice insomma e dovranno pure ritornare perché l'indurimento non è istantaneo ma può durare dei giorni, e non contenta ho offerto loro oltre ad una succulenta merenda anche una lauta cena serale...ecco allora dopo due giorni così penso di essermi proprio guadagnata la pagnotta anche se più che la pagnotta mi piacerebbe guadagnarmi una serata in pace al cinema. Da sola.

sabato, novembre 07, 2009

Time goes by

Tra meno di un mese avrò quarant'anni.
E ho detto tutto.
Poi la mia compagna di liceo mi ha detto che ne dimostro almeno cinque di meno.
La mia schiena mi dice che ne dimostro almeno cinque di più.
Il mio cervello che ormai sono vecchia decrepita.
E il mio specchio sragiona quando mi vede.