martedì, giugno 25, 2013

Gli scoppiati

Avevo poco meno di trent'anni. Rientrai a casa dei miei nel cuore della notte, dopo aver lasciato il mio fidanzato storico. Pandemonio dentro casa. Talmente pandemonio che si svegliò perfino mio padre. Arrivò nella mia stanza e mi chiese cosa era successo. Io gli risposi che non ero più innamorata. Lui mi guardò un attimo e poi disse: "Ah beh. Se non c'è più l'amore!". Si girò e tornò nel suo letto a dormire. 
Oggi la donna Letizia che è in me desidera approfondire un argomento assai interessante e gettonato, prendendo spunto da un post di qualche giorno fa su un blog molto seguito, La 27a ora, a proposito delle coppie che scoppiano (necessario leggerlo, anche se ciò che segue è chiaramente spoiler!).
Sebbene l'autrice lasci parecchi interrogativi aperti, sul canovaccio che traccia ognuno di noi può sicuramente aggiungere il proprio pezzo di vita vissuta.
Il nodo della questione è: che si fa quando finisce l'amore nella coppia?
Alcuni saranno portati a dire - magari a ragione - che l'amore, se l'hai scelto una volta, non finisce.
Altri diranno invece che - come tutte le cose - ci si può stancare, si può averne fin sopra i capelli, si può semplicemente desiderare di dormire a fianco ad un altro uomo/un'altra donna perché ci sono delle cose che non vanno, che non si sopportano più o ancor più semplicemente queste cose che non vanno o non si sopportano sono la spia del fatto che nella coppia non c'è più amore. Io, in linea di massima, come idea, apparterrei a questa seconda categoria. O almeno tutte le volte che mi sono accorta che era finito l'amore era perché c'erano un sacco di cose dell'altro che non sopportavo più. In realtà erano cose che in genere nessun umano avrebbe sopportato di un altro (tipo la puzza di topo morto la mattina appena sveglio, il russare incessante tutta la notte, il tappo del dentifricio sbavato sul lavandino, e in generale tutta una serie di cose relative agli umani umori, dei quali l'amore accecante nasconde o cela perfettamente l'orrore), e che però - dopo essere state ignorate durante l'apice del rapporto amoroso-, rifacevano insistentemente capolino durante il suo declino.
Quindi rappresenterei l'amore come una maschera. Una maschera di bellezza. Una maschera di novità. In cui ognuno si costruisce la sua personalità. Ma che come tutti i trucchi, quando vengono smascherati, non sono più credibili.
E qui s'innesta l'interrogativo principe della nostra autrice: "E noi? Qual è la lezione che vogliamo trasmettere ai figli?".
Ma che c'entrano i figli in tutto ciò? - diranno i più attenti lettori.
Ecco. C'entrano come il cacio sui maccheroni.
La nostra autrice parla di "malinteso bene dei figli". E non avrei saputo dirlo meglio.
I figli - non sembra! -, ma vedono tutto. Capiscono anche quando tra i genitori non c'è più amore, spesso non c'è più stima e quando non c'è più amore e non c'è più stima è il peggio del peggio che possa accadere, perché la maschera va giù che è una bellezza e si vedono tutte le rughe, tutte le smagliature, tutta la buccia d'arancia che rovina forme perfette. E non c'è niente da fare. Foss'anche in controluce, coi prosciutti sugli occhi e con i tappi nelle orecchie, si vede e si sente quando due genitori non si amano più.
Ma certo questa - questo amore scemato tra i due componenti della coppia - sarebbe la situazione migliore, quella più desiderabile, nel caso di un futuro scoppiamento.
Purtroppo non è quella più frequente.
Poiché molto più spesso - e lasciatevelo dire da chi ha ricevuto le confidenze di svariate e variegate coppie scoppiantesi -, è solo uno dei due che smette di ammantare di rosa confetto gli effluvi che fuoriescono dall'umana essenza dell'altro componente della coppia, di cui parlavo sopra. E qui sopraggiunge il problema. Qui casca l'asino. Casca dal pero, come la maggior parte di coloro che non si rendono conto che l'altro ha smesso di vederli attraverso una maschera e ha scoperto il vero volto della loro umana essenza. Loro continuano imperterriti, come asini - appunto - a tirare e tirare senza vedere. E quindi la strada finisce e cascano giù dal burrone per non aver voluto vedere. Se toglievano un attimino prima i paraocchi, magari avrebbero evitato lo sprofondo. Quindi a nulla serve piangere sul latte d'asina versato.
Ma tutto ciò vi sembrerà vagamente cinico.
Di fatto è così. Facciamocene una ragione.
Ma io ho avuto un'ottima scuola, e nulla mi spaventa. Nemmeno la fine. Nemmeno quella annunciata. Nemmeno quella sommessa e strisciante dei non detti.
Perché se non c'è più l'amore, come diceva mio padre...

venerdì, maggio 03, 2013

Sconnessa-mente

La mente sconnessa dalla realtà ti porta a fare un sacco di cose che tu veramente non pensavi a pensare cose che non avresti pensato o voluto pensare mai un vortice di pensieri che ti perseguita in ogni momento anche quando pensi di avere un attimo di tregua ché te lo sei guadagnato che hai lavorato a quel fine tutto il giorno anche in quell'unico momento succede qualcosa che ti riporta nel vortice le righe non sono più dritte come dovrebbero ma tutto è ondulato niente ha una direzione precisa è tutto storto e cerchi il bandolo perché sei stat* educat* a questo ritrovare sempre il bandolo della matassa perché la vita è un matassone e chi c'ha pazienza riesce piano piano a dipanare svariati gomitoli li mette in ordine in una teca e ogni tanto se li guarda e si dice Oh che bei gomitoli che ho!  hanno due gambe due braccia due occhi e tanti capelli sono proprio fier* dei miei gomitoli ma ora non voglio perdere troppo tempo ho altri gomitoli da dipanare e da stipare ché poi li devo guardare ammirare controllare che sia tutto a posto ma chi non c'ha pazienza chi non vede la linearità del filo ma solo il gran casino del matassone lo sfalda taglia pezzetti che si impicciano mozzica coi denti nodi complessi si rompe le unghie per cercare di trovare una fine ma la conclusione più evidente e logica è che la fine non c'è è tutto un gran casino niente ha un posto niente si ferma niente e nessuno aspetta e così si viene risucchiati nel vortice dell'inconsistenza dell'impossibilità dell'inutilità in un vortice che ha un miliardo di spire che non potranno mai essere infilate in una teca perché spirano e rinascono in un circolo vizioso ed irrefrenabile e allora il mio pensiero oggi va a tutti coloro che non hanno la loro teca il loro spazio da coltivare il loro momento per stare il loro desiderio da sognare il loro futuro da plasmare e voglio pensare che ci vuole tanta forza e tanto coraggio ad essere così molto più che ad arrotolare un gomitolo e stiparlo in una teca e guardarlo stare.

sabato, marzo 30, 2013

Il senso fa senso

Ma chi l'ha detto che la coerenza è un valore in assoluto se come ci voltiamo vediamo gente che si riempie la bocca di assoluti per poi scantonare quando qualcuno viene a farle i conti in tasca a questa gente che ha bisogno di dèi da adorare di cose da possedere di peccati da farsi perdonare e non è in grado di commuoversi davanti ad un cranio sfracassato davanti alla violenza gratuitamente subita davanti ad una donna ammazzata per "amore" davanti ad una madre che piange un figlio offesa e vilipesa da chi indossa un abito che dovrebbe proteggere invece di insultare ma che razza di mondo è diventato questo in cui prima di discutere si insulta prima di confrontarsi si sputano sentenze prima di sapere si giudica un mondo in cui non esiste più la mediazione il confronto il dialogo un mondo in cui nessuno è più d'accordo anzi "in accordo" con nessuno laddove "accordo" viene dal latino cor-cordis che significa cuore quindi nessuno è più "nel cuore" di nessun altro siamo tutti contro in nome di assoluti che spesso non abbiamo nemmeno formulato da noi stessi ma mutuati da altri scientemente o addirittura ci sono stati appioppati surrettiziamente attraverso furbissimi quanto efficaci influencer e con una sicumera senza pari molti pensano che il confronto passi attraverso l'insulto il dispregio lo svilimento del parere di chiunque non la pensi come loro è evidente che ci sono punti di vista inconciliabili ma l'intolleranza per il gusto di non tollerare è diventata una pratica fine a se stessa che porta dietro un'enorme distruzione di tessuto umano e sociale di relazioni di discorsi io non credo che ci meritiamo questa fine o perlomeno io non credo di meritarla perché credo ancora nel potere e nel valore delle parole taumaturgico e catartico ma anche ristoratore e consolatorio come pure costruttivo e virulento ci credo ancora anzi è tra le poche cose in cui credo insieme a quelli - come me - che non pensano che qualcosa che trascende la vita debba darle per forza un senso il senso è qui e ora bello orrendo sottile terrificante ma lo posso toccare ed eventualmente cambiare se ha un senso farlo.

domenica, marzo 17, 2013

Senza rete

Qualcuno mi ha detto che sono come donna Letizia perché ravanando ravanando faccio uscire cose e però anche se non credo sia così penso che un fondo di verità ci sia perché qualcuno mi ha confidato i suoi segreti fidandosi di me non sapendo che c'ho veramente un fondo di donna Letizia nel fondo di me e quindi li andrò spiattellando al mondo così come mi riesce - lo ammetto - proprio bene e questo qualcuno che sta molto più nella merda di me che pure nella merda ci navigo a stretto giro da parecchio mi ha aperto il suo cuore parlandomi di errori di scelte sbagliate di porte erroneamente chiuse e certo che non è facile sbandolare una simile matassa se poi quando ti ritrovi da solo lotti per impedire a lacrimoni giganteschi di fuoriuscire dalle tue navigate pupille perché la stanchezza è traditrice tira colpi bassi quando meno te lo aspetti e ti fa pensare che i problemi siano irrisolvibili anche a ravanare profondamente nel fondo di te stesso la stanchezza - dicevo - è paradossalmente foriera di verità sotto di essa scopri cose che pensavi fossero - appunto - nascoste per non dire addirittura cancellate la stanchezza ci parla di noi ci dice cose che non avremmo mai o più voluto sentirci dire ci dice che le porte sbattute se sono sbattute troppo forte a volte il meccanismo funziona male e si riaprono lasciando uno spiraglio che basta un po' di correntella a spalancare di nuovo e che è più ricco e facile a volte scegliere il viaggio più pericoloso perché è quello che ci fa sentire veramente salvi dalla pericolosità del raschiare il barile io questa missione di donna Letizia in fondo l'ho sempre sentita mia e a questo qualcuno che mi ha aperto il suo cuore così come si può fare solo a chi ci ispira profonda fiducia - forse purtroppo malriposta nel mio caso ma vi assicuro che sento fortemente la responsabilità della dispensazione dei miei consigli - a questo qualcuno che si è trovato spalancata una porta che aveva chiuso con forza e veemenza mi sento di dire guarda cosa c'è dietro guarda cosa hai lasciato dietro quella porta e valuta se non sia stato l'impeto del momento oppure veramente la scelta giusta questo si può fare mantenendo il distacco che invece si perde varcando di nuovo la soglia ma se varchi la soglia poi sceglierai il viaggio più pericoloso quello che - e la mia esperienza di donna Letizia me lo dice - hai evitato sbattendo la porta. 
Perché scegliere veramente è il viaggio più pericoloso*.

*liberamente ispirato dai Marta sui Tubi, Senza rete.

domenica, febbraio 24, 2013

In-folla

Io non sono certo perfetta ma in questo particolare periodo della mia vita sto facendo un bagno di folla non scelto in un certo senso quasi obbligato un po' la stessa differenza che c'è tra un coniuge e la famiglia del coniuge lui te lo scegli e la famiglia che ti porta in dote te la cucchi ecco io mi sto cuccando una quantità di varia umanità che farebbe invidia all'ex alto prelato vaticano e faccio delle sedute di osservazione partecipante che fanno invidia agli psicologi delle dive o anche solo ai gggiornalisti di "Casta e donna" la gggente perde il lume della ragione così facilmente che mantenere la calma è diventato molto più della virtù dei forti diventa uno stile di vita farsi scivolare addosso la follia mantenere quel grano di sanità mentale che si è insinuato chissà come in te al momento del concepimento e che si accanisce a sopravvivere nonostante tutto e tutti remino contro ecco io posso dire di essere molto soddisfatta della mia personale sanità mentale in un momento in cui i punti di riferimento mi difettano in un momento in cui avrei bisogno di una stampella e invece sono stampella credo che ci sia un momento nella vita in cui non sei più solamente figlio ma diventi in un certo senso genitore del tuo genitore è una strana nemesi per chi come me ha sempre avuto conflitti chiamiamoli generazionali o semplicemente adolescenziali procrastinati fino ai 43 anni e mi auguro ancora tanto oltre una nemesi che sto vivendo assai dignitosamente lo so che non dovrei dirmelo da sola ma chissene in fondo questo posto è mio e ci comando io una nemesi che mi causa questo flusso continuo di pensieri tra il se e il ma tra l'inizio e la fine tra il buio e la luce e si vede chiaramente che c'è qualcosa in mezzo qualcosa di tanto grande quanto sfuggente qualcosa che chiamano vita inarrivabile e straordinaria vita dove le sorprese sono all'ordine del giorno come le mazzate dove nonostante la preparazione non si capisce un cazzo lo stesso dove tutto quello che ami può svanire in un secondo ma può durare per sempre. Vita in balìa oggi va così.

mercoledì, febbraio 20, 2013

In-flusso

In questi giorni mi interrogo parecchio sul benefico effetto della morfina che dà euforia quando ne abbiamo bisogno, fa vedere un mondo allucinato pieno di esagerazioni, fa venire a galla i nostri peggiori incubi, ma anche esalta le nostre passioni più recondite datemene un pochetto ne ho bisogno per affrontare i giorni a venire perché la mente umana segue percorsi astrusi ma che assecondano sempre una certa logica e la mia in questo momento ha un sacco di desideri che sembrano strampalati e slegati gli uni dagli altri ma non è affatto così hanno un minimo comune denominatore e vorrei che almeno l'illusione della loro realizzazione avesse un effetto amplificato esplodente e dirompende in questo posto che chiamano vita e nel flusso di questa mia coscienza irremovibile.

lunedì, febbraio 18, 2013

Tutto in una parola

La comunicazione è tutto nella vita ci sono persone che devono comunicare cose orrende e lo fanno con grazia generosa e persone che per dire una stupidaggine tirano giù tutti i santi del paradiso ecco io sono tra quelle che dovrebbe pensare dieci volte prima di parlare prima di esprimere anche il concetto più semplice perché come del resto mi sembra chiaro dal flusso dei pensieri che mi escono dalle dita un certo scollegamento tra pensieri e azioni mi è peculiare però di fronte a qualcuno che usa le parole in maniera appropriata e consona al momento all'evento alla situazione rimango basita atterrita dalla potenza dell'intelligenza umana che chiaramente non mi è propria ma proprio per questo penso che ho sempre da imparare dalle meraviglie della psiche umana dalla sua naturale lucidità e potenza e che non devo abbandonare la speranza di arrivare ad esprimere un concetto paradisiaco con parole sante invece che grufolare nei rifiuti per tutto il tempo che mi do' da vivere.

giovedì, febbraio 07, 2013

Lèggere speculazioni sulla gerontofilia imperante.

Sono attualmente sotto lo shock di aver appena sentito l'intervista audio ad una giovane tizia che si candida per un anonimo partito del sud una roba da accaponare la pelle e i giornalisti (?) che tentano di parlare razionalmente con gente che di raziocinante non ha nemmeno una fastidiosa verruca sotto la pianta dei piedi a tutte queste aspiranti parlamentari chiedono se vogliono diventare le nuove fidanzate di bip e tutte a fare a gara a chi la dà via più facilmente e tutte che sono sincere e leggere e evanescenti quando con fare da santarelline affermano che certo che farebbe loro piacere essere le fidanzate o le amanti di bip e quindi mi dico che ormai il valore della sincerità viene equiparato al meretricio perché tutto assurge a pari merito a degno e utile e indispensabile di essere detto non appena compare una telecamera o il microfono di una radio e io mi domando come un giornalista possa ritenere certe persone degne di essere intervistate ma è proprio vero che chiunque è candidabile in Parlamento? no perché io me lo domando e mi dico che prima si dovrebbe fare un test per vedere se il QI di codesti eventuali rappresentanti del popolo italiano si attesti almeno alla sufficienza ma mi rendo conto di star parlando su roba ridicola perché in un paese normale, in periodo di campagna elettorale, non si discuterebbe mai del desiderio di giovani pulzelle - candidate in Parlamento - di trombare con un 76enne decrepito perché in un paese normale si candiderebbe in parlamento gente - magari a vario titolo - ma cui un giornalista non chiederebbe mai se sono gerontofile animate da desiderio di coitare con uno dei leader delle coalizioni in lizza per il governo del paese, semplicemente perché - magari - in un paese normale ci sarebbe qualcosa di importante di cui discutere in campagna elettorale invece che stare a fare l'elenco delle performance sessuali (!) di un 76enne in calore e io ho pure studiato antropologia e credo che sia importante il patrimonio che nelle società porta la saggezza della vecchiaia, l'esperienza e il giudizio di chi ha fatto un lungo cammino di vita e può tramandare raccontare e far rivivere alle nuove generazioni i fasti le avventure le conquiste importanti del passato ma in questo momento storico preciso desidererei non aver mai studiato antropologia né avere nozioni di psico-socio-storio quel che pare a voi e poter dire liberamente che sebbene si tenti di rialzare all'inverosimile l'età pensionabile, io non vorrei più vedere vecchi ciancianti che parlano di futuro fintanto che un solo giovane ma anche un solo quarantenne ma anche un solo cinquantenne avrà nient'altro da guardare che la propria sbiadita immagine nello specchio.  
Shame on me.

mercoledì, dicembre 12, 2012

Leggera

Leggera vorrei essere. 
Per volare ancora un po'. 
Leggera come un'impalpabile meringa. 
Dolce che si scioglie in bocca. 
Nella tua bocca.

lunedì, novembre 05, 2012

Errata

Tutti mi dicono che sono un libro aperto . Ma io oggi so che dentro questo libro ci sono un sacco di errori di stampa . Il correttore di bozze non ha fatto un buon lavoro con me .

giovedì, ottobre 25, 2012

Il côté pruriginoso delle foglie d'autunno

Oggi parliamo di sesso, ché l'autunno ha un suo côté pruriginoso. Mi trovo a raccogliere, per la mia vocazione a Donna Letizia, le confidenze sessuali di parecchi rappresentanti del sesso maschile. Diverse tipologie di esigenze, diverse soluzioni. Cominciamo col dire che voi, o uomini che riuscite a comunicare questioni relative alla vostra sessualità, io vi amo tutti. Di un amore viscerale. Incondizionato. Amo lo sforzo che fate per verbalizzare il vostro desiderio, la vostra passione, le vostre paure e a volte, perché no, la vostra inadeguatezza. Verbalizzare è un enorme passo avanti verso la comprensione del problema. Verbalizzare, rendere parola gli eventi, i sentimenti, le sensazioni, è un segno di ricerca e di desiderio di crescita.
E allora poco importa se c'è solo una donna, se ce ne sono troppe, se ci sono donne e uomini, se le vorreste tutte e non riuscite ad averne nessuna: l'importante è la consapevolezza che tutto è possibile. E bisogna tenere gli occhi spalancati e tutti i recettori massimamente attivi per non perderne neanche un segnale.
Il côté pruriginoso dell'autunno è lì dietro l'angolo, non è solo un presagio. 
Lo riconoscerete dalla foglia rossa che terrà in mano. Qualcuno ci vedrà un frustino, qualcuno una bandiera, qualcuno un mouchoir, qualcuno un dono, qualcuno una foglia. Tutti, indistintamente, sentiranno l'odore di cui sarà impregnata. Il mio consiglio di oggi è: seguite a tutti i costi quell'odore.

venerdì, settembre 28, 2012

Figli degli anni sessanta

Io: Sai, in questo momento che sono disoccupata mi domandavo se avessi qualcosa da farmi fare, anche bassa manovalanza, va bene qualsiasi cosa.
Lui: Ahahahahaha, stavo per chiederti la stessa cosa (non scherzo).

lunedì, settembre 24, 2012

Cosa c'è in palEo?

Beh non c'è che dire. Il programma di storia delle elementari è inquietante assai. Praticamente in terza elementare si studia la preistoria. Si inizia con la preistoria, a Natale circa si dovrebbe fare la preistoria in maniera approfondita, per attraversare la primavera su un florilegio di preistoria fino ad approdare a giugno infarciti di preistoria. Ora, certo, abbiamo a che fare con almeno due milioni di anni se non di più. Vuoi che non serva almeno un anno di elementari per studiarli? Certo che sì! Giusto per mettere un punto chiaro su da dove veniamo chi siamo un fiorino. Nei due anni a venire si studieranno poi gli antichi, fino ad arrivare in quinta a Greci e Romani. Effettivamente l'invenzione della scrittura cambia tutto. Il mio professore di Storia delle religioni all'università ha scritto fior di libri enunciando che la storia diventa tale quando l'uomo comincia a fare una cronologia consapevole degli eventi. Eventi macroscopici tipo successioni di re o faraoni. Mica la lista della spesa. Il momento in cui l'uomo decide di mettere nero su bianco il trascorrere del tempo, ecco là che comincia la storia. E prima c'è la preistoria, quel limbo di cui abbiamo sparse testimonianze di varie tipologie, attraverso le quali si ricostruisce, anche mediante sofisticati sistemi, la cosiddetta "cultura" umana. Cioè in buona sostanza cosa mangiavano come si vestivano con chi scopavano i primi abitanti del globo terraqueo. Compresa una minima digressione sui dinosauri e le ere geologiche che piace sempre tanto ai bambini.
E noi genitori ci guardavamo tutti uno con l'altro, ah interessante la preistoria, ma il medioevo? No, il medioevo se va bene lo faranno alle medie. Così hanno il tempo di approfondire bene tutto. Alla faccia del tempo. Per me, come minimo, devono uscire dalle elementari che sanno fare correttamente una datazione col C14 altrimenti rivoglio indietro il biglietto. Solo così non sarà stato tempo sprecato! Un anno importante, questo della terza elementare. Passato a capire chi siamo e da dove veniamo. Nessuno ha avuto coraggio di chiedere informazioni sul programma di geografia, che, ipotizzo, tratterà vulcani, placche e terremoti. Intanto, in classe, risulto essere l'unico genitore in possesso delle Fiabe italiane di Calvino, nobile libro che lessi all'età di dieci anni. Che ha assunto un'aria di vissuto come pochi e rappresenta per me l'amore per la lettura, che mi ha fatto nascere con le sue meraviglie. Domani lo presto alla maestra. Le ho detto che vale come la mia vita. Deve aver cura di lui come  avrà cura dei nostri figli. Rappresenta la preistoria della mia cultura e - alla luce del programma di storia della terza elementare - forse può valere ancora qualcosa.

venerdì, settembre 14, 2012

Fuori luogo

Io sono così. Quando ero piccola, tutti mi scherzavano (cit.). Come sei alta! La notte ti innaffiano? 
E non è facile adattarsi ad una vita da gigantessa. Purtroppo e con grande rammarico - e lo ammetterò solo incidentalmente - gigante solo fisicamente. E' che ci sono tanti scogli. Si rema contro corrente in ogni cosa della vita. Per non parlare dei possibili fidanzati. Io quelli li ho quasi sempre scelti alla mia altezza. Con quelli che non lo erano, mi ci sono confrontata solo in orizzontale, senza una parola di troppo. Io sono così. La mia statura eccezionale mi ha abituato a confrontarmi in maniera abnorme con le cose e le persone della vita. Tutto bianco o tutto nero. Spesso solo parole di troppo, trovate nel fondo dell'anima, affaticata da tante sfide. Conta sempre almeno fino a dieci - mi diceva sempre la professoressa d'italiano alle medie. Mi ricordo che una volta mi censurò perché avevo detto la parola "sesso", riferita al sesso femminile, non alla copula in sé. I ragazzi mi hanno sempre scherzato. O sembravo un maschio e facevo tutti i giochi da maschio, oppure mi prendevano come confidente, anche se io avrei desiderato che mi prendessero da qualche altra parte. Poi con gli anni, i miei uomini mi hanno preso come una super donna. Grande grossa femminona. Tipo venere steatopigia. Che in parole povere vuol dire col bacino largo, atta a figliare. Perché non bastava l'altezza, no. Ho avuto diritto anche alla "mole". Avrei potuto uscire fuori come uno stecco di fotomodella alta 1m83! Ma invece no. E' venuta fuori una venere steatopigia. E che ci si deve fare, ci si adatta. On fait avec - come dicono i francesi. E ho fatto con, piuttosto che senza. Mi sono confrontata con l'essere gigantesco che avevo davanti allo specchio. Ho imparato ad amarlo, a coccolarlo. Fino a che persino io sono uscita dalla crisalide e mi sono trasformata in una farfalla (a forma di elefante, ma questo è un inutile dettaglio). Ma perché tutta 'sta discussione? - dirà il mio attento lettore. Perché ieri mi sono venute le paturnie mentre mi preparavo per il concerto di uno dei miei gruppi preferiti attualmente, concerto di norma frequentato da pischelli accannati in cerca di affermazione di identità collettiva. E mi sono sentita vecchia, fuori luogo e soprattutto inappropriata. Poi sono andata al concerto e ho pogato più e meglio di loro. Loro a cui il frontman del gruppo ha detto "Battete le mani, cazzo. Se no la prossima volta andate al cinema". E io che mi ero consumata le palme, la voce e i piedi mi sono sentita, per una volta, al posto giusto, nel momento giusto e con tutto, finalmente, al posto giusto.

martedì, luglio 24, 2012

Breve sintesi dei progressi dell'umanità. Ma vi prego non pensate di trarne una pubblicazione di rilievo internazionale perché io non sono un'autorità in materia.

Mentre raccontavo a mia figlia la storia dell'umanità, partendo dai cacciatori-raccoglitori, cercando di dare un senso logico agli eventi, o almeno intellegibile alla sua giovane mente - e fors'anche alla mia che più giovane non è -, mi sono imbattuta in un pensiero folgorante. Di fatto stavo cercando di giustificare ai suoi occhi che gli uomini cercassero modi sempre più facili di procurarsi il cibo e per ciò fare avevano capito che sarebbe stato molto utile costruirsi una strumentazione più complessa con le mani che pure di per loro erano già assai evolute, tipo punte di lancia, ruota, fuoco. Da questo concetto sono passata a spiegarle come, vista la relativa facilità a procurarsi cibo per la sussistenza e il conseguente aumento della stanzialità [mi perdonino i paleoetnologi per l'estrema semplificazione], gli uomini iniziarono a vivere in gruppi, gruppi di persone conviventi sullo stesso territorio, che condividevano spesso le stesse abitazioni, per rudimentali che fossero, forse anche le stesse donne, sicuramente lo stesso lavoro e lo stesso cibo. E da lì - ho chiosato - iniziano tutti i problemi. [Questo era il pensiero folgorante].
Mia figlia, beata giovinezza, mi ha chiesto: "Ma problemi come quelli di matematica?" Ho riso e detto ma dai che dici. Poi ho riflettuto che sì, iniziano problemi quasi come quelli di matematica, algebra o geometria. Calcoli, divergenze, convergenze, archi, parabole ascendenti e discendenti. E, più dura tra tutte, la fatica della convivenza. Che di fatto giustifica la nascita, in tempi sicuramente tardi, delle scienze umane, della sociologia e della psicologia in particolar modo, che cercano di porre rimedio ai danni provocati sull'individuo dalla convivenza con gruppi di suoi apparentemente simili.
E poi, siccome la mia vena prosaica mi porta a buttare sempre tutto in caciara, come dicono a Roma, mi è venuto - mentalmente e non davanti a mia figlia, per fortuna - di fare il paragone con le convivenze familiari di oggi, quelle cui siamo abituati per un motivo o per un altro. Chi per scelta, chi per obbligo, chi per piacere si trova a dover condividere momenti privati con persone più o meno care e che anche incidentalmente abitano sotto lo stesso tetto. Non voglio sproloquiare su luoghi comuni tipo suocera e nuora, cognato o cognata, moglie e marito, madre e figlia. Sarebbe troppo facile. Non voglio fare nomi insomma. Mi premeva esprimere solo un concetto, a corollario del pensiero folgorante di cui sopra: ma chi minchia ce l'ha fatto fare a scoprire il fuoco?????

mercoledì, luglio 04, 2012

Ciance su un addio

Bando alle ciance, riprendiamo argomenti fatui, ché cosa non si fa per andare avanti. E questo film merita la Palma d'oro del fatuo. Produzione Bollywood*, ricca, sicuramente, piena di giovani e belli attori indiani. Ambientazione indiani trapiantati in America, quindi assai lontano dalla tradizionale India, questo film parla di tradimento. Quel tradimento extraconiugale che non rimane una scappatella, ma si trasforma in amore e come tale fonte di guai. L'amore, come dice la voce fuori campo durante i titoli di coda (sono rapida, passo già al finale), è passione, rispetto e condivisione
Se manca tutto questo, la coppia si scoppia.
Il problema fondamentale è che nella vita di tutti i giorni siamo sommersi da talmente tante urgenze che queste tre cose rischiano di non andare di pari passo, magari una è predominante rispetto alle altre, oppure tutte e tre si attenuano in nome di un quieto  vivere.
Io credo che al di là della storia smielata sullo sfondo - la protagonista non smette di piangere un secondo dall'inizio del film, il senso di colpa la trafigge - il contenuto ha molto senso. Il rapporto di coppia rischia di diventare abitudinario e sterile senza la giusta alchimia dei tre elementi indicati. E due persone rimangono rinchiuse in un recinto che hanno creato, ognuno con le sue illusioni. Quando uno dei due incappa in un altro/a, che lo riporta a quei tre elementi in pari quantità, l'illusione scoppia. Si frantuma alla luce del sentimento, che da un lato non c'è più e dall'altro cresce inesorabilmente.
Che dire. Ognuno avrà sperimentato tradimenti più o meno sostanziali. Più o meno turbativi del rapporto di coppia "ufficiale". Ma è un'evidenza che la scappatella per chi tradisce non ha senso (lasciamo perdere la visione del tradito centro del mondo che prende tutto sul serio, non ho nessuna intenzione di compatirlo). Quello che invece ha senso - e tanto - è il tradimento che innesca l'innamoramento. E allora son guai. E non c'è santo che tenga. Ti conviene "Non dire mai addio".

*“Non Dire Mai Addio” di Karan Johar

domenica, giugno 24, 2012

Precaria anche la mente

In questo blog, che da molti anni accompagna la mia vita, mi sono trovata più volte a discutere di perdita del lavoro. Anche noi ultraquarantenni siamo una generazione di precari. Noi che non abbiamo vinto concorsi, noi che per i casi della vita abbiamo cambiato più volte lavoro, anche contenti di farlo per certi versi, noi che vorremmo essere trattati come professionisti, noi che abbiamo un sacco di competenze, perfino noi, che siamo così forti, abbiamo maturato un senso di smarrimento. Perché invece non siamo né carne né pesce. Ecco io oggi abbasso le armi. In un mondo che non considera il merito ma solo il tornaconto, una persona come me che lavora con competenza e passione viene fatta fuori perché la competenza e la passione non interessano a nessuno. Non fanno vincere, né guadagnare. Sono accessori pressoché inutili. Il prodotto non conta niente. E io - per quanto impalpabile sia quello che produco, poiché attiene più direttamente alla sfera dell'elaborazione concettuale che a quella di una roba che puoi tenere in mano -, il mio prodotto lo faccio con cura, competenza e passione. Diciamo che oggi mi sento come un operaio qualificato rimandato a casa ma non perché il suo lavoro non va bene, ma perché non serve più che lo faccia. Semplicemente. E il tutto condito da complimenti, tipo ah come hai lavorato bene, sei stata fondamentale, però grazie e arrivederci. E la filosofia del precario consapevole pare che sia diventata quella che bisogna lavorare bene e fino alla fine del contratto. Perché poi troverai qualcos'altro per altrettanto poco tempo che ti lascerà col culo per terra in meno tempo che non si dica e dovrai sempre avere l'orgoglio precario di dire sono un libero professionista, libero di andare e venire, più di andare che di venire. Io di questo cosiddetto orgoglio precario me ne frego. Io vorrei solo che funzionasse il principio che quando sei lavoratore precario, se lavori bene puoi continuare a lavorare. Che se anche non ti rinnovano il contratto nel posto in cui stai per x ragioni, appena esci fuori ne hai già un altro pronto. Allora e solo allora si potrà parlare di flessibilità. Non mi frega di avere un contratto per la vita. Io voglio poter lavorare. Voglio poter produrre. E questo, invece, mi pare che non interessi più a nessuno.

lunedì, giugno 04, 2012

Il menarca del 2000.

Le mie riflessioni sulla maternità rischiano di essere muffite vista la frequenza con cui ne scrivo attualmente sul blog. Dopo inizi scintillanti - all'epoca faceva tanto figo parlare di gestione dissennata di pargoli - adesso mi ritrovo con una quasi ottenne già in crisi preadolescenziale e una gigantessa di 5 anni che piange per qualsiasi affermazione possa sentire come anche solo vagamente lesiva della sua dignità. C'è da fare una premessa, il cui contenuto mi si è fatto sempre più lucido davanti agli occhi, e cioè che pare che io sia come una gatta, nel senso che mi faccio i cavoli miei e ogni tanto torno a riscuotere qualche coccola. Di base una su cui non si può contare. E se è vero che i bambini percepiscono tutto, le mie avranno chiara in mente questa cosa e sapranno cavarsela in ogni momento. Visto che mamma gatta ha insegnato loro a leccarsi ben bene le ferite. 
Detto questo, ritornerei a bomba su riflessioni più attinenti all'essere madre in questo decadente inizio di XXI secolo. E' evidente che noi quarantenni del secolo scorso, che abbiamo sviluppato a undici anni, ci troviamo di  fronte, dopo trent'anni, bambine assai più sveglie di come eravamo noi, senza peli sulla lingua, senza freni e assai disinibite. Quindi, secondo me, potremmo pure essere di fronte ad un comportamento preadolescenziale di bambina di otto anni che proietta sui genitori - e in particolare sulla madre - le insoddisfazioni e le frustrazioni di un corpo da bambina in una mente da quasi adulta. Obiettivamente non mi sono ancora documentata sulle crisi preadolescenziali, pensavo di dover aspettare ancora un po'. Ma certo è che i tempi sembrano accelerati ed io, che ancora sto godendo di non dover più cambiare pannolini, dovrò forse presto cominciare a comprarne di altro tipo per la mia pargoletta. E  soprattutto mi viene in mente la mia crisi preadolescenziale, che si è prolungata nell'adolescenza e poi nella giovinezza e poi nell'adultità e di cui ancora oggi sento il peso (si lo so, magari qualche capatina da un bravo psy non sarebbe male, ma continuo a rimandare, e ora questa storia della gatta mi ha convinto che non serve più). Devo assolutamente correre ai ripari, prima che anche la frignona di cinque anni cominci a piantarmi cartelli in giardino con rivendicazioni identitarie che non potrò più arginare. 
Un consiglio, bambine mie: siate gatte come la mamma. Lei ci ha messo tanto a capire che questa era la formula ideale mentre voi potreste trarne già da adesso tutti i benefici possibili.

lunedì, maggio 14, 2012

Sullo sradicamento

Certo il titolo può ingannare, magari penserete a roba forte sulla depauperizzazione dell'individuo oppure sulla perdita delle radici nella fretta del mondo moderno. E invece è tutto molto più terra terra. Dicevo nel post precedente che avevo desiderio e urgenza di esternare un certo numero di riflessioni. La prima e più urgente di tutte è quella sul potere taumaturgico della depilazione. Sradicare da sé estroflessioni pungiformi. Ecco. Mi pare un buon punto di partenza.  Ecco, io da un po' di tempo mi sto accanendo contro tali difformita della umana cute, in maniera sicuramente più accurata e proterva del solito. E mi sono interrogata chiaramente su cosa potesse significare a livello del mio subconscio più profondo, perché nulla, delle azioni che fuoriescono dal nostro essere, può essere lasciato al caso. La mia conclusione, dopo molti e approfonditi ragionamenti, è che l'appianamento del bulbo pilifero è necessario alla fuoriuscita dell'identità femminea e in particolare, evidentemente, della mia. Quanto più è sterminata la distruzione della foresta, tanto più emerge la femminona che è in me. Mi sembra un'ottima proporzione. Certo poco ecologica, messa così, ma senza dubbio rappresentativa del mio stato attuale. Non do tregua al pelo che mi insegue.

domenica, maggio 13, 2012

Volevo dirtelo

Io ci avrei tutta una serie di riflessioni sulla depilazione, sulla maternità, sul tradimento, sul maschio medio italiano, sugli arti rotti, sulle malattie esantematiche, sulle persone che organizzano la vita degli altri senza che gli altri ne abbiano manifestato desiderio, sulle medicine omeopatiche e sull'ipocondria, ma soprattutto sulla necessità di mangiare almeno due verdure a pasto. E' tutta una questione di capire da quale punto di vista guardare. Devo urgentemente scrivere un libro. Vietato autofinanziarsi. Ne va dell'ego ipertrofico. Parola d'ordine: creare aspettative.