sabato, gennaio 31, 2009

Il tempo passa, impietoso. E non solo con noi.

Gli anni passano.
Noi invecchiamo.
Perché alzi la mano chi di vuoi può - onestamente - sostenere il contrario.
E allora ieri sera mi sono messa per la entesima volta davanti alla prima puntata dell'ultima serie di ER, nella speranza - vana, come potrete immaginare - di avere un guizzo, un frizzo di novità. E invece mi ripiglio i miei medici caciaroni che se mi trovassi nelle loro mani al pronto soccorso di un ospedale piuttosto mi farei prestare la pistola dall'agente di guardia.
E poi per quale motivo il capo reparto deve sempre essere quello più brutale coi pazienti, quello che non media mai le notizie tragiche con un po' di cuore? Eppure quello che domandano ai manager è proprio la mediazione, la possibilità di tirare fuori qualcosa di positivo da ogni disfatta...
Certo che non esiste il mondo del medico perfetto, ma sinceramente lo stereotipo del capo che sostiene di volerti bene trattandoti da minus habens m'ha proprio stancato.

giovedì, gennaio 22, 2009

Ricerca ossessiva di una ragione

Mentre mio marito ascolta beato nelle sue cuffie "Three of a perfect pair" convinto che io non senta nulla e invece mi fa due palle così che non capisco che ci trova ad ascoltare ossessivamente sempre la stessa canzone, penso alla giornata che sta finendo: si è spaccata la zampa della testiera del letto, nel senso che in un ossessivo desiderio di pulizia dei battiscopa, ho tirato il letto ed essa ha fatto stock; poi la colf mi ha rubato 70 € dal portafoglio che mi ha anche restituito su mio esplicito suggerimento (tralascio i dettagli sulla scena da film melodrammatico); ho fatto un rapido inventario dei gioielli tanto per stare tranquilla: mancherebbe un bracciale all'appello, quello che mia madre mi ha regalato quando mi sono sposata, ora però non sono del tutto sicura che l'abbia preso la colf (rubato? qualcuno mi darà della razzista se la chiamo ladra?), nel senso che sono sicura al 99% che stesse insieme alle altre cose, ma un 1% di possibilità che io l'abbia messo altrove mi farà desistere - già lo so - dal richiederglielo indietro; la torta rustica che ho fatto per cena con patate e piselli faceva schifo, ma mio marito che è un signore ha detto che era buonissima, a me continua a tornare su ora che saranno tre ore che abbiamo finito di mangiare. La giornata è quasi finita. Io sono rimasta senza colf e devo ancora andare a testare la mia nuova testata. Un bel telo africano, molto decorativo. Spero che non mi soffochi stanotte.
Non trovate che sarebbe una degna conclusione?

martedì, gennaio 20, 2009

Il feticcio posticcio

Però però.
Non si può biasimare uno perché vuole essere calpestato dal tuo 43 di piedi che te lo porti appresso come una sciagura fin da quando adolescente cercavi un paio di scarpe da donna senza successo e ancora adesso ti propongono quasi sempre solo scarpe da travelloni incalliti stupendo si anche che tu non desideri calzare stivaloni con tacco a spillo per andare ad accompagnare a scuola tua figlia di quelli che anche la battona più incallita definirebbe osés e perché allora dovrei stupirmi che il primo venuto mi chieda di calpestarlo anche se non ho la minima idea da dove codesto tizio abbia avuto informazioni si private sulla mia persona ché in fondo ci serviamo di internet come uno schermo a tutte le nostre frustrazioni ambizioni desideri e quant'altro ci possa far sentire diversi da quello che realmente siamo anche se siamo in fondo soddifatti del nostro metro e ottantatre per quarantatre di piedi e anta chili di morbidezza al posto giusto come direbbe mio marito che perfino lui l'ho conosciuto su internet in questa vita per procura che ci mette un secondo a sfondare la barriera del suono ucciderti o redimerti fai un po' tu ma certo non si può biasimare uno che l'ho fatto sognare non so come né dove sulla mia esagerata calzata in fondo il fetish mi ha sempre un po' attirato come tutte le persone esageratamente normali (!) io sogno spesso falli giganti che soddisfano le mie voglie e chi mi conosce da vecchia data sa che in gioventù mi aggiravo per le città europee cercando avidamente obelischi torri campanili che mi potessero far dissertare sulla maschilità della società occidentale ma in fondo in fondo desideravo esserne vittima per appropriarmi delle armi del carnefice io e tutti gli studi del cazzo che mi hanno portato a questi pensieri per lo meno inconsueti sulla sessualità della nostra civiltà che se non avessi incontrato Ida Magli vent'anni fa forse adesso mi sarei fatta suora senza folgorazioni sulla via di Damasco ma insomma certo anche la Ida non era proprio un esempio da seguire prima suora poi moglie poi ancora casta per sempre e poi con Berlusconi che razza di esempio è per i giovani che hanno creduto anche solo un attimo che la civiltà occidentale è il frutto dell'estroflessione del maschio da sé per tramite del suo fallo stratosferico creatore di civiltà ma io che conosco adesso sono immune dalle considerazioni sul fallo e mi contento di quello che ho trovato ché mi basta e mi avanza anche se il calpestìo sul corpo fragile di un feticista - lo ammetto - per un attimo mi ha tentata.

lunedì, gennaio 19, 2009

Pedate

Anonimo corrispondente su Facebook, indirizzato a me medesima: "Wow hai dei piedoni incredibili quanto mi piacerebbe farmi calpestare da te".

Me medesima: "Ho già calpestato tutto ciò che era possibile e ora ho trovato il mio prato.
Ritenta e sarai più fortunato."

giovedì, gennaio 15, 2009

L'entropia è un isola. E nessuno lo sa.

Il percorso per arrivare a teatro non è stato dei più facili.
Ho cambiato tre volte strada e sono arrivata facendo quella più lunga nel più breve tempo che un essere umano possa concepire.
Il mio amico Murphy mi fa un baffo.
Il teatro mi ha accolto in platea con l'altoparlante che gracchiava "Comincia lo spettacolo".
E la figuraccia di entrare per ultimi al teatro Argentina con tutte le luci accese e Paolini* già in scena ve la lascio immaginare.
Mi son seduta senza fiatare, imbacuccata ancora nel mio cappotto delle feste e con la sciarpa fru fru attaccata al collo a dare un tono alla mia umiliazione.
E arriva una valanga di parole a sommergere qualsiasi spiraglio di ottimismo che poteva ancora essermi rimasto dopo la traversata tiberina.
Paolini è in gran forma.
Bislacco assai nel suo modo di sgambare su un palco anche troppo piccolo.
Accompagnato da una band molto acustica e assai intonata.
Lui pure canta.
Molto atteggione.
Ha detto tanto, troppo forse.
Troppe teorie, informazioni, dettagli che alla mente di una donna stanca della sua giornata sono sfuggiti per la maggior parte.
Tre su tutti restano nella mia mente a sancire l'importanza dell'evento.
Il 1979 è l'anno dell'inizio ufficiale delle lotta tra Oriente e Occidente. Anche se nessuno di noi lo sa.
Khomeini e la Thatcher ne sono i responsabili. Sono loro che ci hanno portato allo scatafascio in cui viviamo.
Dovrò approfondire. Io i danni della Thatcher li avevo subodorati solo dai film di Ken Loach, visto che nel '79 ero poco più che una bambina.
A noi resta un paese di miserabili. Un quadretto poco idilliaco della nostra condizione postmoderna. L'unica soluzione è partecipare, accorgerci dell'altro, degli altri piuttosto che rimanere arroccati nel nostro castello.
E il terzo punto, fondamentale per comprendere il paese in cui viviamo, è che nessuno tra i presenti in teatro aveva idea di quale fosse il secondo principio della termodinamica. E, pace all'anima sua, il mio professore di fisica si sarebbe vergognato anche di me, che ho fatto tabula rasa dei suoi insegnamenti. Finché qualcuno del pubblico si mette a biascicare "entropia" a bassissima voce. E in ultimo, un tizio dalla più infima balconata del loggione si permette di alzarsi in piedi e dire che forse lui ha qualche reminiscenza degli insegnamenti universitari e si lancia in una spiegazione del secondo principio della termodinamica ovviamente incomprensibile ai più e forse anche a lui stesso. Per dirla in altre parole, nessuno ha capito una cippa. Paolini incluso, che gli ha anche fatto capire come il metodo del professore fosse alquanto astruso. E poi il Paolini ha tirato fuori l'asso dalla manica, una chicca che quel fisicaccio di mio marito quando gliel'ho raccontata ha fatto spallucce perché lui sa tutto e non gli era affatto nuova che se fosse stato con me ieri sera a teatro gli avrebbe fatto un culo così a quello spocchioso del Paolini, e questa chicca era la seguente:
Se hai un acquario e vuoi una frittura mista (di pesce s'intende!) non è detto che poi tu riesca ad avere indietro l'acquario.
E certo che, spiegato così, il secondo principio della termodinamica sembra avere un certo senso.

E poi finisce a Gaber.
Nel senso che Paolini prende "La libertà" di Gaber, e la fa a modo suo e del suo gruppo.
E io, che Gaber l'ho visto tante volte dal vivo, per un attimo, ho immaginato che fosse lì tra noi.
Sicuramente anche lui avrebbe avuto dei dubbi sulla termodinamica.
Ma si sarebbe divertito con quel fondo di ruvida amarezza. Almeno quanto noi.


*Marco Paolini. Miserabili. Io e Margareth Thatcher.

martedì, gennaio 13, 2009

La dignità spezzata o dell'infanzia scatologica.

La tazza del cesso è l'appendice preferita di mia figlia.
Ci sta con piacere, più volte al giorno.
Immagino che anche all'asilo sia così.
E fa così anche quando siamo a casa di amici a trascorrere il pomeriggio, allegramente - s'intende.
E poi urla "E' troppo dura!".
E io dico: "Allora non la fare, ci pensiamo a casa". Cercando di mantenere un po' di contegno.
L'ultima volta è successo che si è trattenuta.
Poi siamo tornate a casa, parcheggiato, salito quei due piani di scale che ci separano dalla porta di casa. Con estrema lentezza visto che mia figlia piccola è una lumaca.
E, arrivata in cima, la passerotta di mamma comincia ad urlare come una matta, avete presente l'urlo dei maiali che vanno al macello? Ecco, arricchito dall'eco delle scale.
"Cacca, cacca!".
E più se la faceva addosso e più urlava. Suppongo per la vergogna.
"Aspetta, aspetta un attimo che finisco le scale e arrivo, ti apro la porta così andiamo subito al bagno!"
"noooooooooooo, caaaaaaccaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!".
Allora entriamo precipitosamente (laddove precipitosamente è un eufemismo vista la concentrazione di figlie e di spesa in un solo metro quadro), tento invano di tirare giù la cerniera della giacca, e dopo tre tentativi falliti la porto sulla tazza del cesso così com'è.
Con tutte le conseguenze del caso.
Ma non volevo fare un post scatologico, bensì sulla dignità profonda che ha un bambino anche a quattro anni e mezzo.
Dignità spezzata da un banale incidente di percorso.
Ma pur sempre ben radicata.
Se non son soddisfazioni queste....

venerdì, gennaio 09, 2009

Un tantinello depressa

Ma come fai, quando la tua figlia più piccola è un terremoto e semplicemente rivolta tutta casa senza che tu riesca minimamente a seguire il suo ritmo;
ma come fai, quando sull'onda della demenza senile, lasci commenti a una blogger venuta a visitarti per la prima volta, dicendo che la sua visione della maternità è troppo ottimistica;
ma come fai, quando entrambe le bambine piombano nel tuo letto nel cuore della notte e tu sei obbligata a tenercele perché un sonno malvagio ti tiene serrate le palpebre in un abbraccio mortifero;
ma come fai, quando gli unici cinque minuti di pioggia battente sono quelli in cui tu esci dalla macchina per prendere la figlia grande a scuola con quell'altra incollata al collo che non molla l'ombrello e ti trascina in un vortice di follia bagnata, assolutamente grondante;
ma come fai, quando è la quarta volta che passi lo straccio in cucina perché tuo marito, sempre con l'occhio serrato dal sonno - poveraccio! - ha rovesciato incidentalmente la bottiglia del latte e il pavimento è talmente appiccicoso che la carta moschicida in confronto è acqua fresca e la situazione non accenna a migliorare;


Come fai, insomma, a non essere un tantinello depressa?

giovedì, gennaio 01, 2009

Lo yogurt mi fa un baffo.

Questo sarà innanzitutto l'anno dei miei quarant'anni.
E io, non so perché, non riesco troppo a sorridere.

Sarà l'invasione dei pidocchi, sarà il diluvio che ben presto diventerà universale; sarà che già mi sto armando per combattere contro la recita di pasqua alla materna; sarà che le prospettive lavorative si riducono - manco tanto impercettibilmente - a percentuali pressoché rasenti lo zero; sarà che presto verrà carnevale e mi dovrò inventare non una ma due maschere originalissime per le mie figlie, io che la mia vena creativa è pari al mio bicchiere vuoto all'una di notte della notte scorsa; sarà che mi preparo a cambiare un qualcosa come 365 moltiplicato 5 pannolini al giorno nonché a spendere grossomodo la bella cifra di 500 euro per comprarli quando potrei con essa andare almeno 15 volte dal parrucchiere; sarà che mia figlia piccola non mangia da almeno 15 giorni e questo fatto mi tortura l'esistenza; sarà che oggi ho parlato col mio amico francese a 1400 chilometri di distanza e mi è venuto un magone allo stomaco da stare male; sarà che dovrei comprarmi il letto nuovo ma non ho i soldi e lui cade lo stesso a pezzi durante le mie circonvoluzioni amorose che passerebbe la voglia a chiunque; saranno tutte queste cose insieme, ma non mi viene per nulla da ridere.
E se volevate gli auguri, li avrete in occasione più consona, alla quando viene viene.
Perché io odio fare i regali.
Figuriamoci gli auguri.

venerdì, dicembre 26, 2008

Pediculus humanus capitis


Così, tanto per la cronaca:
mio marito ha passato il natale a spidocchiare mia figlia.
Io l'ho passato ad imprecare perché sono ridicolmente e patologicamente ossessionata da quegli insetti minuscoli e il pensiero che stavano sulla testa di mia figlia, nonché potenzialmente anche in ogni centimetro di casa mia, mi faceva stare malissimo.
E non c'è niente da ridere.
Non avevo preparato un pranzo di natale.
Non avevo nemmeno un pranzo qualsiasi.
Il pidocchio mi ha colta di sorpresa mentre mi accingevo a vestirmi per le feste.
Fortuna che c'era mia sorella.
Sono andata come una ladra a prelevare il pranzo che avremmo dovuto strafogarci da lei.
E come appestati, io e la mia famiglia ci siamo ingurgitati tutto.
E ora son qui che mi gratto.
Anche se ufficialmente non ho nulla.
Ma è come se fossero tutti lì appostati, pronti a saltarmi addosso appena distraggo un attimo lo sguardo.

Bisogna che mi ricordi di comprare il disinfettante per i panni.
L'ho consumato tutto a forza di fare lavatrici per eliminare le tracce del pediculus.

E ora buon anno, ragazzi.
La festa sta per cominciare.
Dicono sia l'anno del sagittario.
Intanto mi gratto, eh.

domenica, dicembre 21, 2008

Impressionatevi

Io, che a quasi quarant'anni ho una forma smagliante; che non sono ancora ricorsa al chirurgo plastico come la stragrande maggioranza delle mie coetanee ( ma questo - e non lo dite in giro - solo perché nessun chirurgo plastico potrebbe mai accettare la sfida); io che non vado dal parrucchiere perché non ho bisogno di tinta e i miei capelli sono naturalmente e splendidamente ricci; che posso indossare qualsiasi cosa, anche la tuta dei vostri peggiori incubi, tanto non passo sicuramente inosservata visto il mio metro e ottantatre; io che non sono un travellone anche se calzo quarantatrè di piedi e che, nonostante tutti questi ostacoli obiettivamente difficili da superare e senza aver nemmeno mai giocato in una squadra di pallacanestro - dove avrei eventualmente potuto attingere a materiale umano alla mia altezza -, ho comunque trovato un marito più alto di me, ecco io ieri sera dopo la toilette serale mi apprestavo a rimirare la mia beltà nello specchio e mira che ti rimira vedo un ricciolino che fuoriesce spiccatamente dal mio cuoio capelluto frontale, che di ricci effettivamente ne ha già tanti. Ma che cippa ce ne potrà fregare a noi di tutte queste premesse nonché di suddetto ricciolino - direte voi.

Son sicura, tuttavia, che avrete un moto di compassione per me, quando vi dirò che codesto ricciolino a ben guardare e ben da vicino si è dimostrato senza l'ombra di dubbio essere un ricciolino BIANCO.

giovedì, dicembre 18, 2008

Un culo enorme invaderà il vostro spazio vitale ed in parole povere vi seppellirà

Basta parlare di cose serie che fanno pensare quando non c'è assolutamente nulla che valga la pena di essere pensato.
Diamoci alla pazza gioia.
Stanno per arrivare le feste di natale.
Quelle dove ognuno di voi - culoni! - alle prese con una tastiera dieci ore al giorno ingrasserà di almeno tre chili tre in un giorno, che per scomparire avranno bisogno di mesi e mesi di duro allenamento.
Dai, parliamo delle feste.

Parliamo
delle
feste.


Bene. Fatto.
Per quest'anno mi sono tolta il pensiero.

lunedì, dicembre 15, 2008

Scelte difficili

Ho fatto qualcosa, qualcosa di cui non vado fierissima, ma che mi ha consentito di rivedere il sorriso sulle labbra di mia figlia.
Vale lo stesso?

L'emarginazione comincia sui banchi di scuola.
Questo l'abbiamo più o meno sperimentato tutti, chi più chi meno.
Chi dalla parte dell'emarginato, chi dall'altra.

Ma a volte arriva quando meno te lo aspetti.

La recita di natale, per esempio.

La maestra di mia figlia ha deciso di fare una recita natalizia con tutti i crismi, tipo pastorelli gesù maria l'angelo e giuseppe.

E tutto questo NON durante l'ora di religione da cui mia figlia è esonerata.
Ma durante le ore di normale lezione.
Per cui mia figlia, insieme all'altra compagnuccia esonerata, è stata tenuta per parecchi giorni seduta ad un tavolo a disegnare, mentre tutti gli altri bimbi facevano le prove. Ovviamente a mia insaputa.

Quando un bel giorno è tornata a casa cantando canzoncine su un viaggio a betlemme e poi piangendo a calde lacrime che lei voleva fare la recita, mi sono accorta che qualcosa non andava.

Vi passo i miei sensi di colpa, i miei stringimenti, le critiche di tutte le mamme della classe nonché di mia sorella l'avvocato scassamaroni che tutto sa e discerne.
Ho preso la situazione in mano e sono andata a parlare con la maestra. Ho tagliato la testa al toro, signore e signori.
Mia figlia farà la recita perché la sa tutta a memoria e perché non me l'avrebbe mai perdonato e forse non me lo sarei perdonato mai anch'io.
Farà la recita sulla natività vestita da pastorella e per un attimo, mentre mi cercherà tra la gente, i suoi occhi sprizzeranno gioia. Per un attimo basterà anche a me.

"Poi" - ho detto alla maestra - "cerchi per cortesia di non fare recite religiose in classe, ché mia figlia continua ad essere esonerata".
Ma la cosa più impressionante è che non c'era la consapevolezza da parte della mia interlocutrice che il natale avrebbe potuto essere affrontato e presentato ai bambini in maniera diversa.
Come si fa a cambiare le cose se non partendo dall'iniziativa delle persone?
La legge parla di scuola laica, di rispetto di tutti, ma quando "la maggioranza crede" (questo era il punto forse della sua argomentazione) non si può fare altrimenti.

In fondo siamo in un paese cattolico, no?

Mi perplimo.



giovedì, dicembre 11, 2008

Avanti tutta

Io non sono una pura di cuore,
non sono una che sa raccontare storie ai bambini,
una con la mente libera da pregiudizi ed aperta alla speranza.
Non sono una che ama dare spiegazioni,
né una che ha amato troppo.
Non sono una che ha fatto figli per loro, ma forse solo per se stessa.
Non sono una che dimentica facilmente,
né so perdonare un torto subito.
Sono un animale che ama la solitudine,
come mi viene rimproverato spesso da chi mi ama,
anche se adoro essere circondata dai miei amici.
Non sono una persona lineare
ma stortignaccola, arcigna e acida quanto basta a repellere il mondo.
Non sono brava a trovare scuse quando ho torto
semplicemente perché non potrei mai ammettere di avere torto.
Non sono sicura di aver trovato un motivo per vivere
anche se sono sicura che la vita non abbia bisogno di essere trovata.
Non sono sicura di tante cose, non amo tante cose, non mi interessano tante cose, ma una cosa so per certo: oggi ho fatto la cosa giusta,
alla faccia dei puri degli intelligenti dei retti e dei sapienti.
Io oggi ho avuto coraggio.

martedì, dicembre 09, 2008

Leggete. E sarete più ricchi.

Da oggi scrivo anche qui.
Leggetemi.
Ad ogni lettore in più riserverò un dono speciale! ;-)

mercoledì, dicembre 03, 2008

L'impronunciabile inesistenza di dio

Signori, ho bisogno di voi, della vostra saggezza, della vostra indiscussa esperienza.

Lo so, lo so che in genere la sapientona sono io.
Ma stavolta son senza argomenti.

Mia figlia, esonerata dall'ora di religione alla scuola materna, mi ha chiesto:

"Mamma, perché io non faccio religione e tutti gli altri bambini sì?"

Certo non mi posso mettere a farle una lezione di ateismo, non ora almeno.

E soprattutto mi sempra improbabile, affrontando l'argomento, esordire con un "Lo so che molti ci credono, ma dio non esiste".

Ora mi trovo però in un vicolo cieco.

Agghiutatemi!

venerdì, novembre 28, 2008

Meno di niente

I padroni non contano più.
Il lavoro esiste grazie a loro. Ma non contano più.
Quattro managers decidono del destino dei poveri cristi, managers che non sono necessariamente i padroni - ribadisco - , facendo credere loro che è colpa della crisi.
E per queste decisioni si attribuiscono fior di premi.
Non ha più nemmeno senso andare a protestare fuori da una fabbrica.
Perché non è più il padrone che decide.

Io li ho seguiti i corsi per managers.
Sono robe dell'altro mondo, dove ti insegnano che i bisogni primari devono essere ampiamente soddisfatti prima di poter passare ad altro, chessò, ad una BMW.
Corsi in cui ti mettono in un gruppo per vedere se sei in grado di mettere tutti d'accordo.
Corsi in cui, se stai da parte ad osservare e poi lanci una stoccata finale che demolisce tutto l'impianto, passi per l'anarchico di turno.

Ma il manager non è altro che qualcuno che ha avuto la fortuna di avere una barca con vele forti in un mare in tempesta. E' andato avanti nonostante le intemperie e non ha nessuna intenzione di mollare il suo primato. Anche se questa vittoria ha lasciato per mare mozzi e timonieri.

Al povero marinaio va la sua riconoscenza nella misura in cui mors tua vita mea.
Il lavoro non conta più nulla.
Non produce più nulla.
Solo è ricco chi semina morte.
Giocando con la vita degli altri.

Proletari di tutto il mondo unitevi. Ma veramente questa volta.
Perché siete in tanti a non avere più niente.
Ed avere un figlio, oggi, può essere ancor meno di niente.

martedì, novembre 25, 2008

La morte del riciclatore misterioso

Confesso che mi sono addormentata durante l'ultima puntata di Report sulla monnezza di Roma.
Eppure io, come unica ufficiale ricercatrice del riciclatore misterioso, avrei dovuto restar desta fino all'ultimo sospiro.
Non ho retto.
E' stato come confessare a me stessa che gli sforzi sovrumani che faccio da anni, per star dietro al riciclo della famiglia e perorare quello del mondo intero, non sono serviti a un cazzo.

giovedì, novembre 20, 2008

Insostenibile

Oggi mi sento una fogna, pensavo.
Mia sorella si è accorta del mio repentino cambio d'umore e mi ha chiesto a cosa stessi pensando.
Che ho uno schifo di vita e uno schifo di casa, ho risposto.
In realtà, come potrete immaginare, non è esattamente così.

Ma poco importa.

Quando entri in una casa con una cucina splendida con il lavello più grande del mondo, il termocamino che riscalda tutti gli ambienti senza muovere nulla se non un ciocco di legno, quando fuori a perdita d'occhio si vedono ulivi, viti, orti, quando il salone è grande come tutta casa tua e forse anche qualche metro quadrato in più e la padrona di casa, nonché (come te!) madre di due bimbi, è semplicemente perfetta nel corpo, nell'anima e nella dolcezza di porsi al mondo quella dolcezza che la mia ruvida capoccia non ha mai conosciuto né mai conoscerà, quando tutto questo irrompe nella tua esistenza, un attimo di sconforto è consentito, o no?

giovedì, novembre 13, 2008

In quel mentre

Mentre quei veri giornalisti del TG1 mandano in onda l'ultima recensione del più prestigioso film di natale accattatevi la fidanzata di papà che sicuramente interesserà la maggior parte degli italiani senza nemmeno corrispondere al primo principio aristotelico della catarsi perché tanto non c'è nulla di purificatore nelle tette della ventura anzi tutto inquinamento in più quando lei si farà polvere e rimarranno quelle due pallette in silicone con tempo di riduzione in rifiuto non inquinante di almeno tutta la vita dei bisnipoti delle mie figlie; mentre non si capisce perché continuino a fare pubblicità di carte di credito quando chiaramente il sistema creditizio ha una falla al suo interno anche abbastanza potente e me lo chiedevo io già in tempi non sospetti quando la mia amica che abitava in Inghilterra si comprava l'ultimo PC uscito senza cacciare una sterlina e l'avrebbe pagato quando voleva e come voleva perché era a credito e io strabuzzavo gli occhi perché anche all'inizio degli anni novanta una bottiglia di vino a Londra in un ristorante medio quando ancora noi italiani eravamo ricchi e io mi facevo tre settimane di vacanze col milione di lire che mi dava mio padre che ora manco per tre giorni basterebbe una bottiglia di vino dicevo costava già 20 sterline e però si poteva fare la vita del beato porco che prima o poi avresti pagato a credito un po' per volta ma dico io e quelli che invece i soldi li devono cacciare subito come cavolo la mettiamo?; mentre mia figlia sta piangendo dalle ore 8h30 di questa mattina e appena addormentata è arrivato un tuono da stendere un supereroe che l'ha svegliata il tuono non il supereroe perché sappiamo tutti che i supereroi non esistono e che non vale la pena nemmeno crederci se poi ci fanno passare per catartica la fidanzata di papà; mentre sto facendo un rapido calcolo che non possiedo un ombrello funzionante che è uno e l'unico che ho sta steso ad asciugare ma c'ha tutti gli spunzoni rotti che spenzolano fuori da tutte le parti e mi domando come ancora non abbiano cecato un occhio mio o di mia figlia che porto in braccio teneramente quando piove solo raramente bestemmiando in tutte le lingue che conosco per avermi fatto venire a vivere in campagna che c'è una melma per terra che ti rimane incrostata sotto le scarpe per mesi a volte anche fino alla stagione successiva; mentre mi dovrei preparare per la serata di stasera dove incontrerò molti ex compagni di liceo grazie alla faccia libro che ci perseguita i ricordi e dovrei ricorrere ad un restauro per sembrare anche solo vagamente sotto la quarantina e a poco serve la giustificazione dei due figli vacca ero e vacca sono; mentre tutto intorno è solamente pioggia mentre vorrei che fosse Francia

mentre è tutto questo io MI STO ATTREZZANDO con la BARCA che mi porterà alla scuola materna a prendere mia figlia
.

martedì, novembre 11, 2008

Una vita in stallo o le stalle della vita

Io e mio marito abbiamo in comune una certa pigrizia, un'indolenza cronica. Un ostinato rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi.
Salvo che io vivo nel rimorso per questa vita in stallo.
Mentre lui per nulla.

Ma c'è un però.
Il pigro certe volte non lo è.
Perché anche il pigro ha delle cose sacre e intoccabili alle quali solo lui sa badare e che nessuno deve permettersi neanche solo di sfiorare.
Questa solerzia riguarda però solo cose esclusivamente di SUA proprietà.

Sarà per questo che mio marito dimentica la custodia dell'auricolare del mio nuovo cellulare in balìa dei grassi saturi della cucina, quando ancora tiene gelosamente custodito il gancetto del filo del caricatore del SUO telefono?