giovedì, aprile 24, 2008
Salasso
lunedì, aprile 21, 2008
Mille modi per dirti ti amo
Prima accompagna la figlia grande a scuola. 4 chilometri di macchina andare e quattro a tornare. Poi ritorna su, fa colazione e va in ufficio. 40 chilometri andare e 40 a tornare.
Queste parole sono per lui.
Lo so, lo so che non abbiamo i soldi per arrivare alla terza settimana, e siamo già con l'acqua alla gola alla seconda.
Lo so che ti stai arrovellando a come festeggiare degnamente il primo compleanno di tua figlia.
Lo so che eri arrabbiatissimo stamattina quando ti ho telefonato perché comprassi un succo di frutta a tua figlia che doveva andare a teatro a vedere i burattini di pinocchio con una merenda mappazza e non aveva niente da bere e tu eri chiaramente in ritardo per il tuo appuntamento in ufficio.
Lo so che sei fuori di te per il fatto che tutte le tue camicie siano irrimediabilmente macchiate da una lavatrice vecchia e mezza rotta e soprattutto che io non sia in grado di fare niente.
Lo so che sei furente lo so.
Ma ti prego, non smettere di comprarmi il cornetto quando ti salta in mente, anche se tornerai a casa ed io avrò già fatto colazione.
Ho bisogno di sentirmi amata!
venerdì, aprile 18, 2008
martedì, aprile 15, 2008
La nostra passione durerà dodici anni. E senza sconti.
GRAZIE. Grazie a tutti quelli di sinistra che non hanno votato per PROTESTA.
E ora, BECCATEVI 5 ANNI DI NANO MALEFICO.
Più 7 da presidente della repubblica.
Quando non avrete più nemmeno il telefonino per chiamare i vostri cari, o le mutande per coprire i vostri orrori, non venite a dire che non ve l'avevamo detto.
giovedì, aprile 10, 2008
7 italiani su 100 saranno così?
Ché il mio pomeriggio era già andato a schifìo quando mia figlia si è scaracollata giù per terra dalla tazza del cesso sbattendo il naso al suolo mentre io davo da mangiare all'altra.
Mi sono costretta a tavola, dicevo, per guardare la conferenza stampa di Ferrara su raidue, se chiamarla conferenza stampa non è un'offesa all'ordine dei giornalisti, nel senso di "fila" dei giornalisti seduti dall'altra parte del tavolo.
Non voglio commentare, perché sarebbe fin troppo facile dargli del mitomane, del ciccione sudato e fondamentalmente dell'illuso (cioè lui pensa che il 7% degli italiani gli darà il suo voto. E per farlo capire al restante 93% ha usato l'espressione 7 italiani su 100. O' miracolo!).
Però desidero far partecipe di 2 chicche 2 chi non avesse avuto l'enorme fortuna di godere della visione, che da sole valgono un seggio in parlamento:
"Voterò Berlusconi perché penso che abbia diritto al suo lieto fine". Io già mi vedevo i funerali di stato per il nano malefico. Ci toccherebbe pagargli anche le pompe funebri. E tutto questo perché Ferrara vuole esercitare il diritto all'eutanasia degli italiani. Solo lui. Lo impedisce a chiunque altro.
"Un momento che mi devo tamponare perché sudo troppo". Ai giornalisti, increduli. Il cameraman non ha fatto in tempo a cambiare subito l'inquadratura e io sono andata al cesso a vomitare la mia colomba pasquale.
lunedì, aprile 07, 2008
Lo farò
Non è piuttosto, intrinsecamente, una NON scelta?
venerdì, aprile 04, 2008
Detesto
Detesto coloro che usano "piuttosto che" per dire "o". Recentemente ci deve essere stata un'epidemia, perché è molto in voga.
Detesto le donne che non sanno invecchiare e si rifanno la faccia.
Oggi ho guardato bene da vicino le mie mani.
Si stanno decomponendo.
Devo assolutamente fare qualcosa.
Ma non andrò mai fino a rifarmi gli zigomi solo perché le mie mani stanno cadendo a pezzi.
Detesto le finte discussioni nella sala d'aspetto della pediatra.
Detesto le finte discussioni che imbastisco dalla pediatra per non essere costretta ad ascoltare il rumore del ciuccio di mia figlia che dorme.
Detesto il casino della mia capoccia.
Che non mi consente nemmeno un attimo di stare in pace con i quattro neuroni che mi restano.
giovedì, aprile 03, 2008
Gad-dami tutta
Questa la frase clou, urlata dal nostro infedele ad un gruppo di ospiti donne, perlopiù parlamentari:
"Vi ho già pregate prima di evitare il cicaleccio".
Cioè ma come ti permetti?
mercoledì, aprile 02, 2008
Blogaction day
Questa lettera nasce da uno sforzo collettivo di cittadini italiani della Rete, che si sono confrontati in maniera concreta e proficua usando i mezzi offerti dal social network e partendo da un approccio comune e condiviso, al di là dell’appartenenza politica di ciascuno, per agire attivamente nell’attuale contesto politico e socioculturale.Vogliamo richiamare l’attenzione di chi ci governa, degli organi d’informazione e delle istituzioni verso quelli che dovrebbero essere i principali obiettivi di una politica civile, etica e basata sul bene comune.
La tutela dei valori costituzionali del nostro Paese: laicità dello Stato; diritto al lavoro e alla sicurezza sul lavoro; diritto di scelta per la propria salute e tutela della stessa, per tutti; informazione libera, pluralista e basata sulle interazioni.
L’adempimento del mandato elettorale per il quale si viene eletti e del quale i cittadini elettori sono costantemente giudici. Tale adempimento dovrebbe rappresentare una condizione minima, senza la quale “fare politica” diventa semplicemente un modo per raggiungere obiettivi personali e di potere.
La risoluzione di emergenze sociali, tra cui (ne citiamo solo alcune): impatto ambientale dei rifiuti; sistema della Sanità; aiuti alle famiglie e tutela della maternità, attraverso sussidi e asili nido in numero sufficiente; sistema dell’Istruzione e della scuola e scollamento tra questo e il mondo del lavoro; precarietà diffusa e formalizzazione del salario minimo legale.
L’attuazione di riforme politiche non più procrastinabili, quali: l’immediata risoluzione del conflitto d’interessi; una seria riforma del sistema elettorale che impedisca le nomine dall’alto dei parlamentari attraverso l’indicazione della propria preferenza sulla scheda; la decisione sulla non eleggibilità di cittadini, se condannati in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale.
Crediamo che fare politica, nel senso etimologico e più nobile del termine, comporti soprattutto fornire un esempio etico, culturale e di serietà ai cittadini che si governano, e che costituisca un ruolo da non sperperare in inutili e volgari liti, dichiarazioni razziste, aggressioni fisiche; questi comportamenti impoveriscono tutti, sia in un contesto interno alla nazione, sia rispetto all’immagine che essa deve offrire al resto del mondo.
Dal momento che Voi siete chiamati a rappresentarci, dovreste porvi come portavoce di coloro che vivono la realtà quotidiana e trasmettono le sue problematiche concrete.
Pretendiamo che la politica torni a essere un servizio alla collettività e che nel fare questo rispetti alcuni precisi standard di correttezza, buona educazione civica, coerenza e chiarezza.
Noi non siamo solo numeri.
Non vogliamo assistere impotenti alla banalizzazione delle parole che non si trasformano in fatti coerenti e responsabili.
Noi siamo quelli che votano. Quelli che scelgono. Quelli che criticano. Quelli che domandano. Quelli che giudicano.
Noi siamo coloro a cui dovete rispondere del Vostro operato, ogni giorno, in qualsiasi momento.
Attueremo un controllo serrato sulle azioni della prossima legislatura e daremo ampio risalto sui nostri blog di ciò che di buono e di cattivo verrà fatto.
Siamo in grado di criticare l’informazione, di valutare l’attuazione del programma elettorale, di giudicare sui fatti e non sulle promesse e sulle favole.
lunedì, marzo 31, 2008
Domenica al mare
I cui effetti hanno gravato su di noi tutta la giornata.
A svegliarsi presto, ieri, manco con le bombe.
E partiamo, come ogni famiglia brambilla che si rispetti, con due ore di ritardo sulla tabella di marcia, aggravate dal fatto che son dovuta tornare su a casa a prendere le chiavi della casa al mare.
Nessuna delle due pupe ha chiuso occhio in un'ora di macchina.
Per il resto la giornata è scorsa senza niente di incredibile da segnalare.
E questo perché il meglio doveva ancora arrivare.
Mai hiusband decide, in uno slancio di signorilità di andare a mangiare il pesce al ristorante.
Dio, penso, come sono fortunata oggi.
Per farla breve: alle sette di sera nemmeno un ristorante era aperto. Ripieghiamo su una squallida pizzeria i cui cessi erano impraticabili. Non so come, e non lo voglio sapere, mio marito ha fatto fare pipì alla bimba grande. Io non ho coraggio nemmeno di metterci piede, al bagno.
Allora dopo mangiato andiamo a prendere il caffè in un bar lussuoso, quello avrà sicuramente un cesso praticabile. Ma una signora esce urlando, giusto prima che fosse il mio turno e il cameriere comincia a pulire il bagno. Nessuna speranza che finisca ad un'ora decente. Sto per mettermi a piangere. La piccola ha fatto la cacca e sarà pure per questo che ha mangiato solo tre cucchiai di pappa. La possiamo cambiare solo in macchina. Io devo assolutamente fare pipì. Mi abbasso tra due macchine mentre mio marito si spezza le reni a cambiare la piccola. Proprio mentre mi rialzo, dopo ovviamente essermi bagnata tutti i pantaloni giustamente e all'uopo a zampa d'elefante, mi accorgo che sta passando, probabilmente ignaro, un signore. Grandi sorrisi.
La grande, nel frattempo si è addormentata sul passeggino; si fa trasportare faticosamete in macchina, legare le cinture del seggiolino e appena seduti tutti finalmente, ognuno al posto suo, si risveglia e non si riaddormenta più per tutto il viaggio. L'arrivo a casa è dei più catastrofici perché non c'è verso di addormentare nessuna delle due.
Quando la missione è compiuta, io e mai hiusband, mervellus hiusband, ci guardiamo in faccia ed entrambi, con la stessa foga ci diciamo: "Stasera non c'è trippa per gatti. A letto. Senza fare domande".
giovedì, marzo 27, 2008
Videocommunity
Qualcuno l'ha sicuramente notato.
E si tratta di una community, nata di recente, che si occupa di molti aspetti della maternità, aggregando le mamme più disparate, con leloro storie.
E lo fa richiedendo ai suoi iscritti un tipo di collaborazione definita user-generated. Cioè fatta in casa, per capirci, con telecamerina o macchinetta digitale o telefonino.
Io faccio un video, te lo consegno a te community e chiunque può guardarlo, apprezzarlo, criticarlo, sganasciarsi dalle risate o anche piangerci sopra, perché no.
Come molti di voi avranno notato, non è certo la timidezza che contraddistingue il mio carattere.
Allora, qualcuno della community di mammenellarete mi ha contattato e mi ha chiesto di cavar fuori qualche pillola di saggezza sulla mia concezione di maternità. Io sono per natura scettica agli assembramenti, sono un cane sciolto. Ma la tentazione è stata forte. Diciamo che ho detto sì perché in palio c'era la partecipazione ad un programma televisivo sulla maternità. E sono stata tentata soprattutto dal poter diffondere il mio verbo sul disincantamento che deve essere proprio di questo mestiere, la maternità, perché altrimenti non se ne viene fuori.
Ma io ci ho provato, arrangiando il tutto con primi piani mostruosamente ravvicinati e testi imbevuti di ironia e - sono sicura non abbiate difficoltà a crederlo - di modestia. E sembra che i risultati delle mie fatiche si potranno vedere addirittura su Discovery Real Time ogni sabato alle 22, a partire dal 12 aprile.
Venite a trovarci numerose/i, se non altro per divertirvi un po' o - perché no - per dire la vostra!
Annetto qui una mia pillolina inedita di saggezza. Tanto per farvi un idea!
lunedì, marzo 24, 2008
Sbagli
Il classico incisivo superiore.
Poi, piano piano si è aperta con me e mi ha detto, con occhi tristi e in un italiano che definire stentato sarebbe un complimento, che il marito la sera prima le aveva detto che l'anno prossimo avrebbero dovuto riportare la figlia di quattro anni in Romania, dalla nonna. Perché lei avrebbe dovuto lavorare di più. Non bastavano le mattine e i pomeriggi, sabato compreso, a servizio. La figlia era un impedimento.
Io le ho detto che secondo me era uno sbaglio.
"Capisci sbaglio?" - le ho detto.
"No, no capire".
"Sbaglio significa errore, fare una cosa sbagliata. Difficile tornare indietro. Secondo me fai uno sbaglio se accetti. Perché gli anni passati lontano da un figlio piccolo nessuno glieli ridà. Nessuno te li ridà.".
Mi ha guardato che sembrava un cane bastonato.
E nessuno mi toglie dalla mente che quell'incisivo non sia saltato da solo.
lunedì, marzo 17, 2008
Pulp-eggiamenti
Parlare di un film* pulp è come sparare sulla Croce Rossa.
Non c'è storia.
Allora vi dirò che Javier Bardem
Sopra tutti, ovviamente, staglia il buon Tommy Lee Jones
A dispetto delle sparate, delle bombole, dei vagolanti proiettili ad aria compressa, l'ho trovato un film statico, nella sua ineluttabile tragicità.
Non è bastata l'autoreferenzialità di Woody Harrelson
Però i Cohen sono splatter più che mai e mio marito ha osato dire che prendono molto da Tarantino.
I Cohen l'hanno creato a Tarantino.
Che ora se ne gode i frutti.
* Non è un paese per vecchi di Ethan e Joel Cohen
sabato, marzo 15, 2008
Il terrore corre sul filo della parannanza
Io sono una persona coraggiosa ne ho passate tante nella vita sempre a testa alta soprattutto nei momenti difficili sono una che non si tira indietro davanti alle difficoltà una lavoratrice indefessa quando c'è da fare e negli ultimi anni mi risulta anche difficile stare con le mani in mano forse ho la sindrome della casalinga sai di quelle che ti tolgono da sotto il piatto appena hai finito di mangiare e che stirano anche le mutande no! non voglio finire così ma insomma dicevo sono una che non si lascia menare facilmente per il naso una con le palle insomma.
Ma allora perché quando ho trovato la cucina infestata dagli animaletti dei carciofi marci mi si è raggelato il sangue e irrigiditi completamente gli arti per non parlare del cuore che per un nanosecondo ha trascurato di battere?
venerdì, marzo 14, 2008
Elogio notturno
Dio come adoro la notte.
Mio marito stravaccato sul divano con le bolle al naso, che non lo svegliano nemmeno le donnine nude.
Le mie figlie che russano entrambe nella stessa stanza al calduccio delle loro trapunte.
Ed io, qui, alle prese con una traduzione dal francese del verbo di un fisico epistemologo (ritratto nel disegno qui accanto, non da me, ovviamente e mi saluta pure, forse è anche l'ora delle allucinazioni!) che cerca di spiegare al mondo che la fisica e l'epistemologia hanno molto in comune.
Per me, a quest'ora, l'unica cosa che hanno in comune fisica ed epistemologia è il significato della posizione orizzontale.
I love you all.
Da domani si cambia vita.
giovedì, marzo 13, 2008
Requiem
Mio marito sembra peggiorare ogni momento che passa.
La poppante ha vomitato la pappa tipo poltergeist.
E io son qui, all'una di notte, ancora a lavorare dopo aver messo tutti a letto, lavato i piatti e sistemato i giochi. E tralascio i restanti 61200 secondi della mia lunghissima giornata.
E' andata nettamente peggio di quanto pensassi.
mercoledì, marzo 12, 2008
Sopravvivere
martedì, marzo 11, 2008
Loffe da loft
IO: "Ma senti, ma quel tuo amico lì, quello sbruffone che si fa bello con tutti? A me quelli così mi stanno antipatici, quelli che devono per forza dissertare su tutto."
LEI: " Mmh..."
IO: "Oddio, ma che state insieme?"
LEI: "Mmh..."
lunedì, marzo 10, 2008
Bocca mia fatti capanna!
Vi ho anticipato la mia recensione culinaria.
Parto dalla fine.
Sono tornata a casa con due strudel di mezzo metro ciascuno.
E con l'equivalente in più sulle cosce (ma questi son fatti tuoii - direte voi...).
A parte la foto che Maurice mi ha costretto a fare [quella sua risatina è lo sforzo di tenermi la pistola puntata contro, e la mia faccia da ebete è la mia faccia da ebete] l'incontro è stato folgorante: io a telefono con lui e lui che parlava con me da dietro le mie spalle.
Avrei voluto essere sola per godermelo tutto, ma avevo le pupe a carico. Una per fortuna dormiva come anestetizzata dall'arietta di montagna, e l'altra, degna figlia della madre pacco postale, era venuta senza nemeno un giochino e sarebbe presto divenuta insopportabile. Sicché la nostra birra è stata fugace e ho dovuto pure ingurgitarmi il gelato di mia figlia che si sbafava la ia pastarella. Ma son quisquilie.
Rispetto all'accoglienza che Maurice ha riservato nel suo ristorante a me e al mio gruppone con bambini urlanti al seguito.
Io ho fatto la parte della scassamaroni e istigato tutti a ordinare alla carta.
Banale dire che ne è valsa la pena. Vero dire che persino la palla di gelato finale dei pupi era succulenta.
Mi profonderò in lodi sui ravioli di castagne al sugo di lepre e broccoli romani. Finché campo ne conserverò l'aroma.
E come secondo abbiamo puntato un tenerissimo spezzatino con polenta, ché poteva fondere in bocca come un burro.
E poi, siccome lo chef mi aveva personalmente omaggiato dei due strudel di cui sopra - realizzati dalla di lui signora -, mi sono gettata a capofitto nella degustazione della sua mousse di nutella e cioccolato bianco, che non è stata per nulla consolante, perché mi ha lasciato in bocca il desiderio di sorbettarmene altre venti. Ma insomma, bisogna accontentarsi.
E a cena: strudel!
venerdì, marzo 07, 2008
Pacco postale
Senza sapere dove mi portano.
Ma arrivo sempre ad una meta di una bellezza insospettabile.
Perché mi lascio trasportare.
Certo lasciarsi trasportare guidando per sette ore con due bimbe al seguito, panni invaligiati buoni per ogni stagione, pannolini, ricambi vari, cibi più o meno proteici, creme, passeggini, fazzoletti di carta che chissà perché scompaiono quando servono anche se sai che ne hai venti pacchetti, bagnoschiuma shampo per varie età, asciugamani e lenzuola, lasciarsi trasportare - dicevo - è una boutade.
Ma io sono pacco postale inside. E me ne vanto.
Penso che le mie figlie saranno come me.
E passare un pomeriggio a chiacchierare con il mio amico Maurice, nel bar più squallido del paese, è la cosa più bella che ci sia in quel paese, se di fronte hai cime innevate e una fredda birra in mano.
Scarpinarsi su per la neve con un passeggino e una bimba urlante non è poi così male se a fare la discesa col bob è tuo cognato che si carica la prole in vece tua.
Seguire le indicazioni dell'ufficio del turismo per trovarsi in un parco divertimenti per bimbi, completamente deserto di bimbi e di divertimenti, ha il suo risvolto positivo se nel rifugio trovi una strabordante fetta di torta della foresta nera, anche se tua figlia se ne pappa la metà.
Caricarsi sul treno tre bambini urlanti più la poppante nel passeggino per andare a fare una gita, ma soprattutto per farli contenti, anche se tu trasudi fatica da tutti i pori, può tramutarsi in felicità pura quando addenti, anche maldestramente - ma che fa! - un raviolo di castagne con sugo di lepre e broccoli cucinato dall'amico Maurice (recensirò, a tempo debito, per la rabbia di molti di voi, la sua culinaria abilità).
Non dormire la notte per almeno tre notti perché l'urlante figlio della proprietaria di casa non si degna di prender sonno, fa senz'altro vedere con occhio ammirato la bontà delle proprie figlie che fin dalla prima notte non hanno esitato a prendere sonno.
Il pacco postale non sa dove va.
Ma dove va, va bene!
lunedì, febbraio 25, 2008
Scende lieve lieve
Saluti a tutti e arrisentirci.
P.S. Ovviamente non sono diventata ricca tutto d'un tratto. Ho solo sfruttato bene le mie conoscenze....non ho mai messo i piedi sulla neve prima d'ora e non comincerò certo a lanciarmi sulle piste nere, ma nemmeno sulle piste in genere. Diciamo che anelo a stare un po' al sole in panciolle, sperando che mia figlia non si sfracelli sul bob.
giovedì, febbraio 21, 2008
Brigitte
Nei corsi di formazione manageriale si parla di bisogni piramidali, laddove il piu' infimo e basico da soddisfare è il bisogno alimentare e quello piu' nobile è la realizzazione personale nella professione, passando per il bisogno di sicurezza e di considerazione. Questo significa, in poche parole, che finché i bisogni alimentari non sono soddisfatti, il collaboratore non potrà dare di piu'. Sarà sempre impegnato a pensare a cosa potrà comprare per cena, a cosa dovrà rinunciare. Una volta sicuro da questo punto di vista, dovrà trovare un alloggio dove ospitare lui e la sua famiglia, la possibilità di un contratto a durata indeterminata, vacanze dignitose. E via cosi, laddove l'essenza stessa del lavoro, quella che sembrerebbe delinearsi attraverso i corsi manageriali, verrà sempre piu' a coincidere non tanto con i beni da esso prodotti ma piuttosto con il grado di realizzazione della persona che lo produce. In poche parole, piu' si sale nella scala gerarchica e meno materiali saranno i bisogni. Al Top non c'è spazio per i crampi di fame allo stomaco.
Altro dettagli importantissimo che appare (non si capisce bene da dove: statistiche, inchieste di soddisfazione o altri sistemi inquisitori?) ben chiaro è che i soldi non sono un fattore di motivazione per i dipendenti. Piu' si ha e piu' si desidera. Detto in soldoni, si parte dal principio che non si è comunque mai soddisfatti del proprio stipendio. Per cui, voi, ô Managers, non pensate di cedere a richieste di aumento di salario, ché - tanto - non migliora la produttività dell'impresa.
Interessanti i seminari di management. Si esce pensando di essere persino fortunati a fare un lavoro di soddisfazione ed essere pagati una miseria.
Davanti ad Annachiara c'era una donna un po' austera, caschetto biondo, giovane e di poche parole.
Brigitte sa delegare, questa è la sua nomèa, di quel tipo di delega che non implica il controllo sul lavoro fatto. Ha sempre la soluzione, che Annachiara applicherà, e sempre la risposta giustamente acida, che Annachiara ingoierà.
Diciamo che il rapporto tra le due è buono. Annachiara lavora tanto, forse all'inizio non sempre benissimo, vista la sua inesperienza, ma cerca di palliare a cio' con tanta, tanta buona volontà. Potremmo parlare qui di zelo. Non eccessivo, perché rimane sempre vigile la capacità critica, ma senza dubbio la nostra eroina si abnega niente male nel lavoro. Il problema è, pero', che Annachiara lavora troppo. Troppe sono le domande che fa. Troppe volte richiede l'intervento della sua capa, per risolvere problemi. E questo è mal visto. Bisognerebbe piuttosto fare finta di niente. Far finta che va tutto bene. Il problema è pero' che nella Società tutto funziona gerarchicamente. Si rompe una lampadina, il tuo capo domanderà al suo capo che domanderà al suo capo e cosi via. Una volta, l'amministratore delegato ispeziono' le toilettes per verificare se veramente non ci fosse la carta igienica (il personale si era lamentato di non avere da parecchio tempo di che servirsi). Dopo questa visita, l'amministratore delegato in persona informo' Annachiara, interessatasi del fastidioso affare, che il contratto con la ditta di manutenzione era, da tanti anni, per soli 40 rotoli al mese, e che, sebbene l'organico della Società fosse ultimamente aumentato, nessuno aveva mai pensato ad aumentare la quantità prevista. La prosperità beffata dal bisogno primordiale.
Diciamo che questi interventi di Annachiara, oltre a perorare cause perse, tipo abbassare il livello di riscaldamento in estate, erano indirizzati spesso a questioni di fondo, come la formazione sul servizio reclami per persone prive di esperienza che si trovavano a trattare reclami telefonici, il corretto direzionamento delle chiamate entranti, il problema spinoso dell'assenteismo. Tutte questioncine che si risolvono da sole se ignorate completamente.
Ma che dire del rapporto tra le due? Brigitte teme la sagacia della nostra eroina, tenta di fermarla, soprattutto quando riceve dall'alto rimproveri del tipo che ognuno deve fare il suo lavoro. Allora si scatenano tempeste: tu devi rimandare il Cliente verso di me e non trattarlo tu, non devi prendere decisioni, non devi fare il mio lavoro. Ecco lo sbaglio: l'assenza di Brigitte nella produzione, provoca pericolose ingerenze. Che ognuno si occupi del suo lavoro. Se sa.
Il principio che regge l'impegno della nostra eroina è che le cose devono essere fatte, ad ogni costo. Ma l'eterno dilemma è se chi deve fare le cose non c'è, o non è capace, o non sa di doverle fare, a chi tocca? Certo, se si parte dal principio che la capacità principale del manager è quella di saper delegare, tocca sempre a qualcun altro. Per Brigitte, delegare significa delegare non solo i compiti, ma anche le responsabilità. Per cui tutto diventa responsabilità di qualcun altro. E questo principio funziona di fronte a qualsiasi interlocutore, che sia la contabilità, il dipartimento di qualità, il Cliente (!), i collaboratori. Molto spesso, tutto diventa responsabilità di Annachiara. Onori e gloria, polvere e umiliazione.
Ma Brigitte sa essere una capa giusta. Dà a Cesare quel che è di Cesare e ad Annachiara quel che si merita. Piu' volte le propone anticipati avanzamenti di carriera, succulente proposte di posti che si libereranno o che, con un po' di fortuna, non saranno soppressi, o che prevedono persino un distaccamento nella ridente periferia parigina. Annachiara a volte declina la preziosa offerta (per ovvi motivi), a volte si trova in altri modi beffata.
L'ultimo dialogo con la sua capa - e tralasciamo qui i complimenti ricevuti nel corso degli anni, i numerosi colloqui di valutazione personale superati con ottimi risultati, le speranze di carriera alimentate a torto o a ragione - data di ieri. La capa desidera sapere quali sono le sue intenzioni, visto che non esiste attualmente nulla di possibile per un'evoluzione di carriera.
Quali vuoi che siano, B., le mie intenzioni. Cosa vuoi che faccia? Che deponga sul tuo tavolo la mia purulenta lettera di dimissioni? Che la riempia di tutti i piu' orribili insulti e esempi di incapacità che si possano immaginare? Oppure preferisci che tutto avvenga in maniera indolore. Che io scivoli via senza dare fastidio? Sciolta come una meringa bagnata di saliva?
mercoledì, febbraio 20, 2008
Sdentata
Una pipì scappa a tutti la notte.
A me scappa la pipì col botto.
Nel senso che stramazzo a terra facendo il botto sul parquet.
Il botto con l'incisivo destro.
Il dente più bello. Più prezioso.
Spezzettato sul parquet.
Io una vecchia di ottant'anni. Tutto d'un colpo.
Arranco fino allo specchio.
Non una goccia di sangue.
Solo l'irrimediabile danno al frutto dei miei sette anni di apparecchio.
Tre giorni di vergogna in ufficio.
Io, sempre loquace, ridotta ad una mummia silente.
Poi, un dentista fa il miracolo.
Riattacca il moncone che però si ristacca, ovviamente, dopo qualche giorno.
Allora comincia la trafila della ricerca del miglior dentista all'uopo.
Compreso uno che mi ficca le mani in bocca senza nemmeno i guanti dopo avermi stretto calorosamente la mano che veniva da almeno tre cambi di metro parigino.
Quisquilie.
Sappiate che questa donna sdentata ha conosciuto il suo attuale marito in quelle condizioni di menomazione, ché nessuno si sarebbe nemmeno fermato a rimirarla. Il resto, quindi, non deve essere tanto male!
Ed ora, a distanza di sei anni, dopo diverse protesi e rappezzamenti vari, sta per arrivare il dentone definitivo, quello che non si staccherà mai più. Quello che mi porterò fino alla tomba.
Vi prometto un accurato primo piano della parte ad attaccamento avvenuto.
lunedì, febbraio 18, 2008
Come nessun'altra. Mai.
Un medico che le aveva predetto che si stava sbagliando.
Lei non volle seguire i suoi consigli.
E ora stava morendo.
Io amavo molto questa donna speciale.
Era la mia a volte prima mamma.
E' grazie a lei se io sono come sono.
Grazie a lei se ho letto tutto quello che ho letto, se ho conosciuto il cinema, le manifestazioni, la politica, la razionalità e il sentimento, la rabbia per le ingiustizie, l'amore per l'arte e per la scrittura.
Grazie a lei se ho sempre voluto fare tutto di testa mia.
Non è nessuna ricorrenza oggi.
E' solo che febbraio è il suo mese.
Il mese della donna che ho amato più smisuratamente nella mia vita.
Che mi ha lasciato orfana senza essere mia madre.
Che mi ha amato come una figlia senza avermi partorito.
Che mi ha insegnato tanto senza averlo preteso.
Retta, solare, incrollabile, solitaria, cocciuta, amara, triste, acida e ironica come nessun'altra mai.
mercoledì, febbraio 13, 2008
La viretica della meringa
ma quello fuori dai luoghi comuni, quello costruito nelle piccole cose, quello della semplicità che fa grandezza, quello dell'ironia che fa vita, quello della valorizzazione per se stesse piuttosto che il disprezzo degli altri, quello del coraggio della diversità, quello della partecipazione come arma, quello della condivisione suprema: la vita.
Chi non avesse capito niente, continuerà a non farlo, quindi è inutile che legga il seguito [ho fatto una battuta].
Sono stata accusata di essere troppo ironica e che, per troppa ironia, quando si parla sul serio si rischia di non essere creduti.
Bene. Io sono fiera di questo e vorrei servirmene per mostrare che la realtà può e deve sempre essere demistificata. E ognuno ha la sua arma per farlo.
La mia è l'ironia.
Ma nessuno mi chieda di farla sul serio.
martedì, febbraio 12, 2008
Diffidate gente
il Matriarcato non è mai esistito.
In nessuna delle società al mondo.
Diffidate delle imitazioni.
lunedì, febbraio 11, 2008
Patemi d'animo
Non scombussolatemi l'ordine mentale, ecco.
Ché poi è peggio.
venerdì, febbraio 08, 2008
L'ultimo bacio
proveniente dalla cucina.
Non gli abbiamo dato peso.
A torto.
Era il frigo.
Era il suo modo di dirci addio.
L'Araba Fenice
Di quelli da convincere, insomma.
Di quelli di cui i politici hanno paura.
Di quelli che i sondaggi li fanno campare.
Non è che io sia indecisa per vocazione. Tutt'altro.
Sono indecisa perché delusa, annoiata e senza prospettive.
Diciamo, quindi, che alla mia indecisione c'è rimedio.
Ora io non mi aspetto di pranzare con Veltroni, come invece vuole fare mio cugino, ché Veltroni gli ha pure risposto "vedremo, perché no!" anche se mi sembra che tutto dipenda da quanta gente c'è e soprattutto da chi cucina.
Non mi da' nemmeno particolare affidamento lui, come persona.
Ma il politico deve scindersi dalla persona, mi rendo conto.
Sono indecisa.
Ma una cosa l'ho ben chiara: vorrei che il boomerang del proporzionale tornasse al collo di chi l'ha voluto. Che tranciasse partitini che aspirano solo al compromesso e alla rissa. Che fosse rispettato il volere degli italiani che approvarono il maggioritario anni orsono sebbene una vil legge dannata l'abbia rubato.
E Veltroni sembra reagire a questa impasse.
Sono d'accordo che non è il meglio che ci poteva capitare.
Ma sarebbe veramente la vittoria fenomenale, il riscatto di quella parte di sinistra riformista che si è dovuta attaccare alle promesse prodiane senza purtroppo cavarne un ragno dal buco a causa del vociare indistinto, ma contro, durante tutte le sedute di Camera e Senato.
Persino Caronte avrebbe dovuto cambiar mestiere, in quelle condizioni.
E lui ha avuto l'idea geniale, quella che tutti noi avevamo sulla punta della lingua.
L'ha espressa. E adesso sembra tutto più possibile.
Chissà che attaccandoci alle ceneri dell'Araba Fenice non riusciamo a risorgere per sempre...
mercoledì, febbraio 06, 2008
Il piatto è sempre caldo
Nel senso che proprio non mangia.
Io ho deciso che non mi ci arrabbierò.
E che, se vuole, il piatto è caldo in tavola.
Altrimenti mi viene l'ulcera e siccome ho già le vene varicose, sarebbe troppo.
martedì, febbraio 05, 2008
Carnevale
E questa cinesina è per tutti voi!
Questa è la foto del capolavoro di maschera che io ho fatto a mia figlia. Tenetevelo per detto!
lunedì, febbraio 04, 2008
Cose da supermercato
Il matto: "Ma quanto mi diverto a giocare al computer tutto il pomeriggio! A lei non piace?".
Io: "Sa, io il pomeriggio sono parecchio impegnata, con due bambine...".
Il matto, parlando con la mia neonata: "E tu, come ti chiami?"
Io: "Sofia".
Il matto, con una strana luce negli occi: "Che bel nome!".
Io, sorriso di circostanza.
Il matto: "E poi, ad un certo punto, dai videogiochi saltano fuori le donnine nude, e bingo!"
Io: [...]
Il matto: "Ma a lei non piace proprio giocare al computer? Io non lo conoscevo, me l'hanno regalato a Natale e ora ci passo tutti i pomeriggi. Come fa lei a non passare tutti i pomeriggi al computer?".
E intanto mi frega il turno alla bilancia pesatrice.
venerdì, febbraio 01, 2008
Caramel
Ogni donna ama a modo suo.
E ci sono incredibilmente tante donne per dimostrarlo.
Tra tradimenti, speranze deluse, amori agognati si svolge una delizia di film che ti avvolge nell'atmosfera mediorientale della sconquassata città di Beirut.
Volti di una bellezza abbagliante su corpi tonici e vogliosi.
Quella bellezza curata da antichi rimedi, che nella società orientale sono coltivati e mantenuti con talento e grazia innati.
Quella bellezza pura che noi, con i nostri orpelli, abbiamo dimenticato.
E poi, il calore dell'amicizia e della famiglia chiudono la cornice, in cui situazioni al limite del grottesco, ma forse per questo assolutamente possibili, ritmano la danza dell'amore.
La bellezza mi ha invaso. Quella che è tale agli occhi di chi la guarda.
E che fa miracoli perché non sa che è tale.
mercoledì, gennaio 30, 2008
Perché ndringhete ndringhete ndrà
Ieri, in televisione, una madre isterica gridava ossessivamente al figlio che faceva sciocchezze, bischerate, piccole cazzate insomma, gridava ossessivamente - dicevo -: "Perché?".
Cioè lei pensava, in buona fede, forse - penso io, per darle una minima giustificazione -, che il figlio avesse intenzione di mettersi a dissertare con lei dei massimi sistemi in un momento in cui il fratello gli aveva appena morso il polpaccio e ficcato un dito in un occhio, oppure sputato sulla sua mano.
C'è un solo motivo per cui un bimbo di due anni e mezzo, che pure ha il torto di essere gemello e quindi magari la madre ripete ossessivamente perché proprio perché è convinta di farlo con due persone diverse (che - giusto per inciso - non troveranno mai la loro identità se lei continua così), dovrebbe saper rispondere ad una simile domanda?
martedì, gennaio 29, 2008
Tradimenti cybernetici
E di per sé questo è già un evento.
Io ho aggiornato poco questi giorni perché ero di lato lì a piangere.
Un po' per il rovinoso sfracellamento del paese.
Un po' perché mio marito vuole tradirmi.
E lo scopro dal post.
Gli scatenerò contro tutta la blogosfera.
Così i suoi bollenti spiriti si placheranno.
Fate quello che potete, oh miei prodi....ops....
lunedì, gennaio 28, 2008
Utopie
Sì, lo so, lo so che non ci riesce nessuno.
Ma si nega a qualcuno una possibilità in questo paese?
mercoledì, gennaio 23, 2008
Strategicamente
lunedì, gennaio 21, 2008
Notizie a saldo
Però ho fatto i saldi, con le bambine al seguito. Io e loro.
Lascio a voi immaginare i risultati.
La piccolina s'attaccava a tutti gli stand tirandosi dietro pile di vestiti.
La grande scappava a destra e a manca.
Ad un certo punto ho dovuto tirar fuori le maniere forti.
L'ho minacciata che se non stava attaccata al passeggino della sorella qualcuno l'avrebbe presa e portata via e lei non avrebbe più visto la sua buonissima (!) mamma.
Ha funzionato.
Certo, però, si è anche permessa di rifiutare graziose cosine che avevo intenzione di comprarle perché non erano di suo gusto.
Ma per cinque euro mi sono impossessata di una maschera di carnevale che farà di noi la perfetta famiglia globalizzata: un vestito da cinesina, al quale dovrò abbinare, fabbricandolo con le mie manine, un grazioso copricapo.
Per il resto, la scuola materna ha organizzato la venuta di un mago carnascialesco per la modica cifra di 3 euro a bambino io costerei meno e di magie ne so fare parecchie ma nessuno mi ha consultato però potrei sempre organizzare uno spettacolino per i genitori all'entrata della scuola.
Con un po' di fortuna tiro su qualche spiccio!
giovedì, gennaio 17, 2008
Il friccico dell'eleganza
Premetto che è il primo libro* che ho letto nel 2008 e nel frattempo ne ho letti altri due, sicché è bello stazzonato nella memoria.
Premetto che ho vissuto cinque anni a Parigi, di cui uno proprio nel 15ème arrondissement di cui si parla nel libro - io vivevo nella parte povera, s'intende - e conosco perfettamente la via in questione.
Premetto che il titolo, sebbene tradotto in italiano, mi ha evocato piaceri remoti della mia seconda lingua.
Premetto che ho studiato nell'università francese e ho la prova che il francese medio-alto-acculturato non ne sa quanto l'italiano liceale.
Detto tutto ciò, a me lo sfoggio di cultura non piace. Non ve lo vengo mica a dire che ho letto quasi tutta la letteratura russa, che sono perfettamente padrona della letteratura francese, che io e la madeleine di Proust siamo un tutt'uno.
Credo fermamente che la cultura, intesa come cumulo di nozioni, si vada ad iscrivere nel DNA e lì operi a costruzione di personalità. Certo, la mia affermazione non è supportata da nessuna prova certa, si può addirittura sostenere senza tema di smentita che non sia punto scientifica.
Credo anche che l'abito non faccia il monaco. Nel caso mio diventa addirittura il postulato base, visto che, vedendomi adesso, non si immagina nemmeno lontanamente il mio glorioso passato.
Ma veniamo al dunque.
Ed il dunque è che, in questo libro, una portinaia ha una sovrumana cultura nozionistica da lei anche ben elaborata - assurgendo così al ruolo di Cultura con la C maiuscola -, ma nessuno lo deve sapere nel circondario, e questo perché ella deve recitare il ruolo della portinaia tipo - grassa, rozza, teledipendente - nel palazzo borghese tipo del quartiere più borghese della città borghese per eccellenza: Parigi.
Come scusa mi sembra un po' pochina.
Poi abbiamo la bimba secchiona per eccellenza.
Quella che sa tutto di tutto. E con la sua sapienza si eleva a giudice del comportamento altrui, decidendo di farla finita con la sua giovane vita per punire persone (genitori, sorella) che ha giudicato futili e inutili, annientandole col suo gesto. Per poi, però, scoprire i piaceri della vita e che il mondo non si riduce a quello scolastico o domestico. Con inevitabili conseguenze sulle sue decisioni.
Come scusa mi puzza proprio.
Sicché, insomma assistiamo a scambi di botte di super-nozioni, amori che nascono grazie ad una citazione (che nemmeno l'autore avrebbe capito, ma questa è un'altra storia), scampoli di vita condominiale raccontati anche con singolare maestria, ma che non giustificano, a mio parere, la storia.
I francesi, però, hanno adoré.
E quindi per me è diventato un must leggerlo.
Giusto per continuare le mie ricerche antropologiche.
* L'eleganza del riccio di Muriel Barbery
lunedì, gennaio 14, 2008
Sfacelus
Si accorge di ogni dettaglio, di ogni piccolo cambiamento (e vi assicuro che co' sti chiari di luna son veramente pochi). Mi squadra, mi commenta persino gli anelli, le collane, per non parlare della pettinatura e del rossetto. Un'imbarazzante lente riducente che mi accompagna tutta la giornata.
Bene, questa zelante pulzella, l'altro giorno, guardando una foto di più o meno tre anni fa, dove io ero stranamente in forma, con gli indomiti capelli allisciati e anche piuttosto in tiro perché trattavasi di ricorrenza familiare, l'altro giorno - dicevo - guarda la foto e dice: "Questa è Dora?".
Si, amica D., è proprio così, mia figlia mi ha scambiato per te e non oso pensare come abbia fatto e forse è proprio il caso che la porti da un oculista.
Non che mi dispiaccia il paragone, anzi. L'amica D. è una donna piacente piena di sorprese, ma non credo che abbiamo nulla in comune fisicamente, se non il fatto che andiamo dalla stessa dietologa... certo sicuramente qualche affinità intellettuale nonché spettegolativa, ma proprio non riesco a capire che cosa abbia fatto propendere mia figlia per cotanta comparazione. E ciò mi induce ad essere pericolosamente gelosa... Cioè questo significa che mia figlia la vede più figa e coi capelli più belli? Ricordatemi che devo rompere un'amicizia. Io non vorrei, ma mi ci vedo costretta....
Per il resto, l'altra pupetta fa bolle col naso. Sì, come nei fumetti.
Non credevo esistessero davvero.
Sono ingestibili.
Nel senso che io passo più tempo a dire: oddio poveretta, ma guarda! invece che pensare a pulirla. Sono una madre snaturata e farò lo sfacelo di queste nuove generazioni.
Soprattutto se continuo a dedicarmi con questo zelo alla ricerca del riciclatore misterioso....
venerdì, gennaio 11, 2008
CACCIA AL RICICLATORE MISTERIOSO.
Io vorrei scovarlo con le mani nel sacco e senza senso metaforico, il riciclatore misterioso.
Colui/colei che mette mano ai nostri rifiuti differenziati e li monda di tutte le impurità per ritornarli a nuova vita.
Il ministro della reincarnazione, il braccio armato dell'utilità, il nostro gran rifiutatore.
Dove sei, o mitico attore!
O colui che si lorda le mani per purificare le nostre sozzure e risorgerle a nova vita!
Io te vorrei cognoscere profondamente.
Per capire se ogni tanto non rimescoli le carte o ti fanno semplicemente fare banco, o anche tana liberatutti.
Io te vorrei spiare da apposito pertugio.
Per capire se sempre vien fatto ciò che da te si attende.
Per saper, se non sei macchina, che cuore hai.
Un cuor che differenzia tra gli affetti resta puro.
Non come quello che di tutto fa purée.
mercoledì, gennaio 09, 2008
Semplici accorgimenti
Semplici accorgimenti faranno di tutti noi dei risparmiatori oculati di energia e dei riciclatori modello.
Questa è la frontiera del nuovo eldorado.
E intanto si punta su termovalorizzatori desueti, macchine vecchie che promettono pulizia e donano morte.
I rifiuti dei rifiuti ci seppelliranno se non guardiamo oltre i luoghi comuni. E non sarà un bel morire.
Nessun giornalista della televisione pubblica, cioè da noi retribuito, ha il coraggio di dire e raccontare i danni che può fare una particella PM2.
E intanto, alla radio, la presidenza del consiglio fa pubblicità su alcuni piccoli accorgimenti che permetteranno al popolo bue di risparmiare energia.
venerdì, gennaio 04, 2008
Metamorfosi
mercoledì, gennaio 02, 2008
Tutto può succedere
Allora io vorrei che il 2008 mi portasse solo buone notizie.
Che non mi portasse altri figli, ché mi bastano quelli che ho.
Vorrei che mi portasse un lavoro e una baby sitter per poter permettermi di lavorare.
Vorrei che non mi portasse lacrime, ma tanti soldi, visto tutto quello che ho mangiato per propiziarli. E non vi nasconderò che l'oroscopo prevede sagittari miliardari per quest'anno.
Vorrei che le mie bambine non si prendessero malattie infettive, e se lo dovessero fare, che non me le attacchino.
Vorrei un po' di serenità per le persone che mi sono intorno e per il nipotino/a che nascerà. Siccome deve nascere il 7 di luglio, mia sorella ha promesso che se è femmina si chiamerà ubabaluba e se è maschio zigozago. E nel 2008 vorrei che ogni promessa fosse debito.
Vorrei anche essere semplice come il cappellino indossato da Prodi in settimana bianca.
Complicata come gli interventi chirurgici sul Berlusca.
Sbarazzina come gli occhiali del Maroni e - perché no - generosa come il ministro Ferrero a regalare calendari.
In fondo è un anno bisestile. Tutto può succedere.
giovedì, dicembre 27, 2007
Smaltimenti
Vorrei far soffermare
Tralascio in questa sede il discorso sui giocattoli (non) prodotti a norma che si conclude in un nulla di fatto, almeno per quanto riguarda la grande distribuzione.
Quello che mi interessa è focalizzarmi sulla quantità di batterie utilizzate nei giocattoli per neonati e bambini. Senza le quali, spesso, il giocattolo non funziona correttamente e la sua presenza in casa si riduce all'utilità di un soprammobile. Dette batterie si trovano spesso nella pancia del giocattolo in numero di tre o più, che il genitore deve avere in casa o comprare alla bisogna. Quel che è più sconcertante è che ormai la quasi totalità delle bambole, addirittura, sono munite di pancia batterica. Perché esse piangono, fanno la cacca o la pipì, sbavicciano lacrime e saliva, ma questo solo se munite di batterie. Altrimenti questi poveri bimbi si ritrovano con una pupa panzona di difficile trasporto e somigliante sempre più ad un automa per tratti somatici inquietanti.
Ma questi banali discorsi sono nulla in confronto alla difficoltà oggettiva di smaltimento di detti giocattoli. Di per sé, con le pile interne sono un rifiuto urbano pericoloso. E spesso coloro che li gettano nei rifiuti nemmeno lo sospettano o comunque non pensano ad estrarre le pile. Per non parlare del costo di tutte queste batterie. Se ogni gioco a pile ne possiede in media tre, e mettiamo che in Italia almeno un bambino su due abbia ricevuto almeno un gioco a pile, il conto diventa disastroso in termini di pericolosità e di costi di smaltimento.
Se l'Unione Europea intende conformarsi ad un'idea - anche vaga - di sviluppo sostenibile, certo oltre che agire sulle modalità di smaltimento dei rifiuti pericolosi dovrebbe agire presso le case che fabbricano i giocattoli in maniera da ridurre la pericolosità degli stessi. Ma qui si apre un altro, lunghissimo, discorso.
mercoledì, dicembre 26, 2007
Sconcezze
Oppure diventerà la casaling(u)a perfetta
Ha ricevuto nell'ordine:
una batteria di vere finte pentole lagostina
una vera finta macchina da cucire
un vero finto ferro da stiro
Ometto qui, deliberatamente, la caterva di regali paccottiglia da frullare illico presto dalla finestra.
E purtroppo dopo aver fatto lo sforzo di scartarli, reinserirli negli incarti e trasportarli anche per due piani a piedi.
Uno felice però c'è.
Pare che babbo natale abbia bevuto un goccetto di latte in cucina, prima di andarsene con molto fracasso.
Da dove era venuto.
E restarci.
giovedì, dicembre 20, 2007
Pensiero oltre
Bene.
Casa mia era così ieri sera, dopo che il camino si era spento pian piano.
Chi l'avrebbe mai detto.
Ho fatto il collegamento da mille punti: quello è il pungente odore della cenere.
Chissà se anche la mia cremazione darà lo stesso risultato.
mercoledì, dicembre 19, 2007
Vorrei due ali d'aliante
Mia figlia farà i biscottini di natale a scuola.
Ci vuole l'autorizzazione dei genitori perché i figli possano avere a che fare con la farina e il burro e perché la maestra li possa cuocere. I biscotti. Non i bambini.
Mia figlia a casa fa già le torte insieme a me. Mamma papera.
Pesa la farina, lo zucchero, aggiunge il lievito e apre le uova.
Spero riesca ad annotarsi la ricetta dei biscottini che mi toccherà mangiare domani.
Così poi magari li rifacciamo insieme.
Potrà essere lei a proporli a me, invece del solito stantìo ciambellone senza latte.
Dovrei sentirmi emozionata che, invece della recita, mi toccano i biscotti.
La verità è che vorrei evitare di scambiare strette di mano con tutti i genitori e congratularmi con la maestra per la bravura dei bambini.
Vorrei dormire mezz'ora in più tutte le mattine e vorrei che la colazione arrivasse a letto su un tappeto volante.
E soprattutto vorrei tenere il riscaldamento acceso tutto il giorno invece delle micragnose quattro/cinque ore. Alle ortiche il risparmio energetico. Qui fa un freddo cane.
venerdì, dicembre 14, 2007
Coppie scoppiate
Lei la conoscevo dai banchi del liceo.
Era la mia compagna di banco.
La mia amica più cara.
Una delle persone con cui avevo la maggiore confidenza.
Mi confidò che era innamorata di quel ragazzo non bellissimo. Che però le voleva molto bene. Le dava sicurezza. E decise così. Decise di sposarsi con lui.
E lui mi presentò quello che sarebbe diventato il mio fidanzato storico. Il suo amico del cuore.
Ci conoscemmo in un lungo viaggio estivo. Classico giro Monaco-Budapest-Praga.
Lui era molto diverso dalla massa dei ragazzi che avevo frequentato fino a quel momento. Già aveva 7 anni più di me. Pranzava al ristorante, invece che col panino all'autogrill. Gli piaceva bere il tè negli ombreggiati giardini di Monaco. E a me piaceva farmelo offrire quel tè. Come fanno i gentiluomini, quelli che ti cedono il passo o ti aprono la portiera della macchina.
E poi mi prestava sempre le infradito per fare la doccia in campeggio. Me le portava direttamente fuori dalla tenda. Era un modo molto tenero per far capire ad una donna di essere interessato a lei. Uomo di poche parole. E dopo sette anni è finita perché di parole ne erano rimaste poche. Ma la vita va avanti. Almeno così è stato per me.
Ora - mi direte - che c'entra questo con la storia della mia amica?
C'entra. Perché la coppia dei miei amici ha vissuto molto male la mia separazione.
Cioè, ecco. Non è che io l'abbia vissuta bene se ci ho poi messo tre anni a farmi un'altra storia seria. Ma loro l'hanno presa proprio ad un livello personale. Come se io avessi fatto un torto a loro, lasciando il mio compagno.
Poi hanno avuto fortuna che io mi sono eclissata per diversi anni a Parigi. Ma quanto ci dispiace che sei così lontana, ma che peccato.
Il giorno che io ritorno a Roma, torno per sposarmi. Ma che bello che sei tornata, così finalmente ci potremo vedere quanto vogliamo, etc.
Qualche mese dopo, il marito della mia amica compie 40 anni.
Considerate che, eccetto per gli anni a Parigi, io avevo partecipato ai suoi ultimi venti compleanni.
Ebbene, il mio amico non mi invita alla sua festa.
E non mi invita perché ci sarebbe stato il mio ex fidanzato con cui la storia era finita da almeno 4 anni ed eravamo per altro entrambi già sposati.
E non mi invita perché non avrebbe avuto cuore di vederci entrambi nella stessa stanza.
E non mi invita e non me lo dice nemmeno che non mi invita solo perché non ha cuore di vederci entrambi nella stessa stanza. Quando lo chiamo per fargli gli auguri mi dice che passerà una tranquilla serata a casa. E la mia amica, la mia amica del cuore, non mi dice niente. Nemmeno lei.
E mi invitano a cena qualche sera dopo. E sempre niente.
E io però, lo vengo a sapere.
Ho troncato la nostra amicizia. Di netto. Non ho più voluto sapere nulla. Di nessuno di loro.
E che c'entra questo, direte voi, a distanza di 4 anni?
C'entra. Perché domani mio marito compie 40 anni.
Nel mirabolante mese di dicembre.
E mio marito ha invitato alla sua festa la coppia dei suoi migliori amici. Ormai ex coniugi.
Saranno loro a decidere, mi ha detto.
Io voglio bene a tutti e due.
Mi sono salite le lacrime agli occhi. Perché a me sarebbe piaciuto avere un amico come mio marito.
mercoledì, dicembre 12, 2007
Gratis
Quest'atmosfera patinata che ci propongono su tutti i fronti.
Questa cosa che si è degli sfigati se qualcuno non ti invita e se non porti un panettone (e di solito ce ne sono già altri cento) da mettere su un tavolo tutto cromato e dorato di stelle, lune e palle.
Questa cosa che è palese che a nessuno gliene frega niente ma tutti pensano che figura ci faccio se non porto un regalo ad ognuna delle 415 persone che ceneranno con me il 24 assera?
A me piacerebbe andarmene a letto presto, il 24 assera. Come non riesco a fare mai.
Vorrei anche non dover raccontare 'ste palle di babbo carnevale alle mie figlie. E soprattutto vorrei non doverlo fare perché se non lo faccio io lo farà sicuramente qualcun altro.
Vorrei non dover ricevere col sorriso sulle labbra dei regali fetecchia perché senza farsi regali non si può stare.
E soprattutto vorrei presentarmi a mani vuote, la sera del 24.
Per instaurare una nuova tradizione.
Il gusto di stare insieme. Che sia una volta all'anno. Che sia l'unica. Ma gratis.
martedì, dicembre 11, 2007
Me. And nobody else.
Ho riso come una matta, bevuto, scritto cose assurde, parlato come solo con le amiche si può fare.
E mi hanno fatto il più bel complimento che si possa fare ad una donna in preda a depressioni di vario genere: "Anna, ma tu sei uguale! Quand'è che ci siamo conosciute? Nel '91? Sei rimasta identica!"
Ragazzi, ragazze, vecchiacce e vecchiacci, udite udite: io sono uguale e sottolineo uguale a com'ero nel '91.
Sono successe un paio di cosette nel frattempo.
Ma io resto identica. Immarcescibilmente me stessa.
venerdì, dicembre 07, 2007
Five years
Cinque anni di cene preparate.
Cinque anni di panni stirati.
Cinque anni di non c'è mai tempo per.
Cinque anni di una casa incasinata.
Cinque anni di lotte per arrivare alla fine del mese.
Ma anche cinque anni di gioia, di sguardi d'intesa, di sorprese inattese, di figli che nascono, di nuove avventure, di risate a crepapelle di notte quando tutti dormono.
Lo chiamano amore, amore mio!
mercoledì, dicembre 05, 2007
Anche i ricchi.....
Vorrei parlare di clienti.
Quelli che oggi chiamano consumatori.
Di tutti, insomma.
Perché tutti siamo consumatori prima che persone.
E non provate a dire di no.
Se quando nascete per prima cosa vi mettono un pannolino sulle terga e vi danno in mano simpatici gadgets che vi indirizzano a comprarne di altri sempre più accessoriati, prima che persone siamo decisamente consumatori.
Io ho lavorato per anni nei servizi consumatori.
Ma non ha funzionato.
Perché io consideravo i consumatori prima di tutto persone e questo mi ha causato non pochi problemi. Un po' perché considerarle persone contravverrebbe al principio primo e sacro del commercio. Un po' perché, ormai, molte persone ci tengono proprio ad essere considerate come consumatori.
Cioè, mi spiego, se abbiamo clienti che corrono a frotte dopo la pubblicità di Nino Frassica che ci piglia pe'l culo a tutti, un po' se lo meritano. Si meritano che l'operatore dall'altra parte del filo riattacchi il telefono perché non gli va di rispondere visto che è pagato 6 euro lordi all'ora. Si meritano che il suo responsabile non voglia prendersi nessuna responsabilità, visto che è pagato 7. E si meritano pure una super moglie di un super calciatore vestita da biancaneve firmata.
Tanto per darci l'idea di globalizzazione.
Anche i ricchi raccontano le favole ai loro figli.
Solo un po' più patinate.
domenica, dicembre 02, 2007
Menu per pochi intimi
Paté di frutti rotondi, caduti dall'albero, messi sotto vetro su bruschettina di pane dantesco.
Fettine di melanzane sott'aceto con pezzetti d'aglio a decoro.
Quisquilie di latte vaccino rappreso.
Leguminacee ovali in salsa cipollosa.
Spezzatino fondente e la sua polenta.
Torta di radicchio e la sua provola.
Torta di funghi e le sue salsicce.
Gattone di patate e la sua teglia.
Trionfo di verdure al forno.
Gattone di crema pasticcera alla soja e la sua decorazione a forma di monociglione di elio e le storie tese.
giovedì, novembre 29, 2007
Chi lo vuole, lo vuole
L'ultima volta era il 2001.
Quest'anno è quindi quello buono.
Tenetevelo per detto!
giovedì, novembre 22, 2007
E poi parlo
Quelli che non ti fanno vivere, quelli che ti fanno sognare, quelli che ti fanno vivere sperando e quelli che non ti so dire.
Quelli della nonna, che ha sofferto la fame, l'alluvione, la perdita di due figli e poi di nuovo la vita. Lei ha paura di stare sola. Vuole vivere per sempre ma mai potrà dimenticare.
Quelli del figlio, che non ha avuto niente ma ha dato tutto. Hai ragione tu. Fino a quando si resta figli? Fino a quando bisogna ripagare quello che abbiamo avuto? Ma tutto ha un prezzo, certo. E questo è il prezzo che si paga. Che paghiamo tutti per essere vivi.
Quelli tuoi, di quella volta che sei stato per dire, che hai quasi parlato, ma che qualcosa te l'ha impedito. Ricordi di te che raffiorano ritrovando per caso un lenzuolo della tua infanzia. Ricordi che credevi di non avere, che hai sempre pensato ti fossero stati negati. I sette nani sono lì, su quel lenzuolo. A testimoniare che un'infanzia ce l'hai avuta.
Quelli di tuo padre, che giocava a fare il sagrestano, che ha fatto la scuola dai preti e che per fortuna prete non è diventato. Se no dove saresti tu. Di lui che guida col padre. Si parte in terza e si frena in terza. E forse è per questo che non hai mai più voluto guidare una macchina. Poi quando me l'hai comprata hai detto questa ti serve per "scozzonarti". Che non ho mai capito cosa volesse dire ma penso qualcosa circa il fare esperienza. E la mitica Renault 5 ha fatto il suo dovere, di strada ne ha macinata e non so come avrei potuto fare senza.
Quelli di tua madre, che si ricorda tutto perché non perdona. Tutto resta marchiato nella sua memoria ché non voglio nemmeno pensare come sarebbe per lei la vita con una malattia come l'Alzheimer. Quelli delle file per il pane in tempo di guerra, quelli che bisogna spegnere la luce perché c'è il coprifuoco, quelli di mio nonno che resta impettito sulla terrazza del quinto piano perché tanto se devo morire come un topo nel rifugio è meglio morire vedendo il nemico in faccia. Quelli di tua madre che è rimasta sola. Che non ha più nessuno della sua famiglia d'origine che ad una ad una ha seppellito tutte le sorelle, quella buona, quella intelligente, quella bella. Che forse si sente in colpa di non esserci lei sottoterra epperò almeno tu i tuoi nipoti li dovevi vedere.
E quelli miei, perché no.
Quelli almeno io me li ricordo.
Qualcuno dice, non mi ricordo proprio chi, che non si può vivere se non si lasciano indietro i ricordi. Io penso invece che sono i ricordi che ti fanno vivere. Siamo noi che decidiamo che peso dare loro. Noi SIAMO i nostri ricordi e con essi viviamo. Per quello siamo belli o brutti, buoni o cattivi, acidi o dolci.
La vita che vale tanti ricordi è la vita che vale la pena di essere vissuta.
lunedì, novembre 19, 2007
La vita, quella reale
Bando alle ciance, siori e siore.
Questa è la vita reale.
Non quella fatta di pippe mentali che voi bloggers praticate tanto volentieri.
Una riunione alla scuola materna sulla pediculosi (i micidiali pidocchi, per chi non fosse sul pezzo) è la vita reale.
Un pannolino zeppo di cacca proprio durante la riunione sulla pediculosi è la vita reale.
Dove, ed anche questa è la sfigatissima vita reale, di tutta la scuola c'è un solo genitore.
Meringa unica rappresentante del variegato mondo genitoriale con poppante al seguito e dottoressa della ASL che proietta addirittura lucide slide scritte a mano per impressionare la platea urlante.
Comprenderete come ad urlare sia stata solo la poppante.
Io l'ho fatto quando sono tornata a casa. Conscia di avere sprecato la mattinata per leggere anche faticosamente, data la grafìa, parole che avrebbero potuto tranquillamente essere distribuite su un foglio ciclostilato.
martedì, novembre 13, 2007
Tutto contro
Avete presente quando il mondo intero congiura contro di voi che cercate invano di fare una cosa che farla ci vuole un secondo e che i prodigi della tecnologia la rendono anche fattibile in un decimo di secondo e che però se si rompe una rotelletta e poi un'altra e poi un'altra ancora i secondi si trasformano in minuti i minuti in ore le ore in giorni e nulla ha più importanza se non riuscire a mandare quello stramaledetto fax ché il fax e lo scanner non funzionano nemmeno a turno col cavetto intercambiabile e che quel genio informatico di tuo marito per non sborsare i soldi della licenza è costretto ad installare su quel cesso di computer persino open office che non so come funziona e mi ritrovo a dover anche rimettermi a studiare e tutto per mandare uno stupidissimo fax per l'assicurazione della macchina perché sì signori il mio post era per annunciare al mondo intero che habemus vettura bianca color taxi ma con 17 bei cavalloni che la trainano e che traineranno me e le mie pargole penso per tutto il resto della vita perché il pagamento della maternità se ne è andato per l'acquisto del bolide che mi farà fare la mia porca figura e farà rosicare non pochi perché la Martello se ne va in giro come una vera signora con la sua bella macchina tutta pulita che se ne prenderà cura le cambierà l'olio l'acqua e mai più nessuno le separerà.
La tecnologia è contro di me.
Ma io son di coccio e vincerò anche questa battaglia.
lunedì, novembre 12, 2007
Ho visto la luce
La mia mezza giornata d'aria.
Chi mi segue da qualche tempo saprà come io sia tutt'ora in credito di tre serate passate lontano dalla famiglia in cambio del concerto di Peter Gabriel di cui ebbe visione mio marito.
Ebbene, credo che questa mezza giornata possa valere una serata.
Anzitutto ho conosciuto il parrucchiere più simpatico del mondo. Quello che capisce cosa vuoi, che non ti tratta come una pretenziosa demente in cerca della pietra filosofale (mi è anche successo, non ridete!), che non tenta di trasformarti in una scodella ambulante. Io lo adòro già.
E poi ho trovato i pantaloni della taglia giusta provandone solo un paio (cosa che - per chi se ne intende - non è assolutamente da sottovalutare), i bicchieri più belli del mondo impacchettati nella confezione più securizzata possibile da regalare al mio vecchio amico ciccio, la spesa più veloce del secolo rispettando rigorosamente la lista.
E sono tornata a casa e tutto era a posto. Le bambine dormivano e il topone danzava sul net come un libellulone impazzito. Contento del pranzo en amoureux con la figliuola più grande.
E tutto, ma proprio tutto, quando hai avuto del tempo da dedicare a te, è illuminato da una luce diversa.
venerdì, novembre 09, 2007
Suonate la musica che amate
Sulla musica che più ci piace facendo all'amore.
Inviterà uomini e donne ad esprimersi sull'argomento.
Per uno che scrive un post ogni morte di papa è un bell'inizio.
Io taccio perplessa.
mercoledì, novembre 07, 2007
Eternit
Derogo questa volta perché Isabel Green è una ragazza il cui blog seguo da molto e scrive questo post col cuore di chi certe tragedie le ha vissute sulla propria pelle.
Leggete, se potete, la storia della sua città e della sua famiglia.
Ancora una volta un caso tutto italiano che, certo, si sarebbe potuto evitare.
martedì, novembre 06, 2007
il ritorno della famiglia Brambilla
Provate ora ad immaginare un posto dove no, proprio non è concesso fare un pic nic, ma non tanto per improbabili divieti quanto per cause di forza maggiore.
La vostra immaginazione non arriva a tanto. Lo so.
Allora provate ad immaginare ad un telo anni '70, di quelli con le pallone blu e rosse, rigorosamente simmetriche, di quelli che se li vedete in una vetrina pensate oh ma quelli c'hanno proprio roba vecchia esposta!
E poi pensate alla classica famigliola in gita domenicale. Coi due bambini, i panini, i vestiti casual, la palla etc.
E poi guardate, sempre con la vostra immaginazione, Roma dall'alto.
Vi apparirà imponente la cresta delle mura. Costeggiatele con lo sguardo, fino a giungere a quell'incredibile polmone verde che è villa Borghese. Ma villa Borghese è grande. Allora prendete come punto di riferimento la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, monumentale matrona, nella parte più a nord della Villa, datele le spalle e invece di salire la scalinata entrate a sinistra nella villa, come per andare al giardino zoologico. Lì di fronte vi si apre una sterminata vallata. E la sua peculiarità è il nome nonché l'uso: la valle dei cani. Ora andate con gli occhi proprio al centro di detta vallata. E lì, proprio lì nel mezzo, avrete la fortuna di vedere il telo anni '70 della famiglia più pazzerella della capitale. Quella che ha pensato di picniccare proprio al centro della valle dei cani di villa Borghese, sita in Roma.
Tutto quello che state immaginando in questo momento è successo.
Coronato dal furto, da parte di un cane goloso, di mezzo panino di mia figlia, dalle sue stesse mani. Con una grazia indescrivibile. E con pianto dirotto della piccina.
Taccio dei vari padroni dei cani, prima fra tutte una matta che col caldo che faceva si aggirava in giaccone di piuma tutta truccata e col sudore che le gocciolava negli occhi e, a detta sua, glieli bruciava anche. Taccio sul pazzesco numero di fuffi sprizzi cicci biffi anna giorgio giacomino che hanno pascolato sul nostro splendido telo. E odorato le nostre pietanze.
Dirò, invece, che visto l'andazzo, abbiamo tolto le tende in non più di mezz'ora.
Sperando che mia figlia non pensi che il cibo preferito dei cani siano i suoi panini!
venerdì, novembre 02, 2007
Il trenino
Non è periferia, signore e signori. E' la parte nord del quartiere più lussuoso, caro e pieno di pariolini di Roma.
Cioè qui si tratta di civiltà, di soldi, di macchine, ristoranti e negozi di lusso. Non lontano da quel buco dimenticato da tutti c'è il ristorante dove vanno spesso a cena politici, dove le macchine si parcheggiano in quarta fila e il parcheggiatore fa aspettare la tua vistosa carcassa per parcheggiare quei gioiellini appena usciti di fabbrica, fors'anche assemblati a mano.
Ai Campi sportivi vanno a muovere le loro chiappette i figli dei figli dei figli, c'è anche chi fa il cavallerizzo, chi fa rugby perché è uno sport d'azione. Ci sono prestigiosi circoli sportivi. C'è la sede del CONI. L'attività ferve, insomma.
Quella Roma lì ospita altresì, senza danni né alla circolazione né all'ordine pubblico, la grandissima moschea.
C'è talmente tanto spazio che hanno persino costruito un teatro tenda specializzato in musical. Proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Col prato sempre rasato di fresco.
La cosa più storta che si possa vedere sono le simpatiche vecchie prostitute, lì da anni, che il teatro ha un po' scalzato, ma che son pervicaci e ritornano sempre con le loro seggioline.
Poi guardi bene e, all'altezza del cavalcavia, trovi sempre mucchi di uomini in attesa. Con borse tracolla, sai quelle da uomo, i borselli, insomma, o più classici zainetti, tutti rigorosamente no marca. Costoro aspettano un caporale. Che deve arrivare o che è andato già via. Giocano a carte, bevono. I più furbi son da soli, ché si spiccerebbero prima a darsela a gambe o a montare col caporale. Questo avviene da anni a duecento metri, forse trecento, dalla caserma Palidoro.
Poi prendi il trenino della Roma Nord. E tutto quel benessere che trovi percorrendo le strade in macchina svanisce a mano a mano che passano i chilometri. Il trenino viaggia più in basso della carreggiata stradale, almeno in quel tratto urbano, nascosto da alberi e vegetazione rigogliosamente occultatrice. E il trenino fende questa vita di sottobosco per mostrarla ai suoi passeggeri con la stessa crudeltà con cui nei film mostrano operazioni a cuore aperto. La vita è completamente diversa vista dal trenino. Si vede il letto del fiume. Si vedono baraccopoli. Ammassi di rifiuti. Vaghi segni di vita. Macchine scassate. Carrelli. Tende e capanne. Fangosi panni stesi. Ma non c'è elettricità. Non c'è acqua corrente.
Possibile che nessuno se ne sia mai accorto? Possibile che questo cancro nella bocca del leone non abbia dato mai fastidio?
Possibile che ora sia colpa di Prodi?
Questi sono classici problemi del sindaco di una città, che sono stati fatti sedimentare per anni, che il fiore all'occhiello della Moschea ha vistosamente appannato, così da non farli più vedere tranne che dal treno.
Regolamentare significa anche far vivere le persone con dignità.
Io penso che regolamentare i flussi dell'immigrazione significhi anche non permettere che qualcuno si riduca a vivere nel nostro paese peggio di come viveva nel suo.