martedì, dicembre 27, 2011
Mondi meravigliosi
Stasera ho rivisto Amélie Poulain con le mie figlie. Dieci anni fa, quando lo vidi per la prima e unica volta feci la superiore, figurarsi se mi emozionavo davanti a tutti quei luoghi comuni, quella naiveté messa in piazza pretestuosamente, quel pensare prima agli altri senza essere in grado di badare a se stessi, quegli stereotipi di buono e cattivo, di giustiziere dei derelitti, di deus ex-machina nell'impossibilità assoluta di determinare alcunché. Oggi sono molto più scossa di allora. Oggi penso che nella vita si dovrebbe osare di più. Oggi penso che il primo bacio dovrebbe essere all'angolo della bocca e non lingua a lingua. Oggi penso che vorrei che qualcuno si occupasse di me come Amélie fa con i derelitti che incontra. Non perché io mi senta bisognosa. Ma perché avere qualcuno che si preoccupa per te e di te si occupa ti fa sentire vivo, ti fa smuovere dal torpore, ti fa agire e reagire improvvisamente di più. Perché poi la quotidianità ci fa perdere la meraviglia, ci fa perdere lo slancio e ci ingrigisce molto più di quanto desidereremmo. E vedere mia figlia che urlava "lo sapevo, ora si baciano, che schifo!" mi ha fatto pensare a quante cose deve ancora vivere e come vorrei che le vivesse con la meraviglia che le ho visto oggi negli occhi e che ho ritrovato - forse si, forse ho solo trovato, visto che me l'ero persa - negli occhi di Amélie.
sabato, dicembre 17, 2011
Quattro casalinghe
Tutte ci svegliamo spesso già stanche, il sonno non ci ristora sempre. Tutte viviamo a volte una quotidianità schiacciante nella sua routine e tutte abbiamo pensato almeno una volta (per quanto mi riguarda sicuramente più di una volta!!!) di strangolare il nostro uomo con le nostre dolci manine, magari appena smaltate. Tutte abbiamo desiderato, almeno una volta, di sbattere via il moccioso che avevamo fra le braccia, per stanchezza, insofferenza, disgusto o fatica. Ma pochi/e hanno realizzato veramente uno di questi desideri. La solitudine, quella vera, quella in mezzo alla gente, è la chiave di tutto. Allora si può essere soli anche indossando l'ultimo tailleur alla moda con le labbra laccate di rosso dior; persino con due bambini piccoli e un marito; si può essere soli perché da anni non si parla con il proprio figlio perché il suo cuore e le sue labbre sono chiusi oppure con il proprio marito che ha scelto di non dormire più con noi perché non ha più niente da dirci; si può essere soli perché si hanno suocera, figlia e nipotino da accudire e nessun uomo a scaldare le nostre notti. Ma si può essere soli anche da proprietari di night club e bische clandestine, soli perché una notte di tanti anni prima abbiamo ucciso una donna infilandole le nostre mani nelle viscere e quello è stato l'unico momento di assoluta estasi della nostra vita. Soli perché abbiamo creduto nel miraggio del ricco Giappone abbandonando una terra povera ma ospitale per ritrovarci a dormire su un letto a castello facendo i turni di notte in una fabbrica di confezioni di alimenti. E quando tutte queste solitudini si incontrano è anche il momento di fare i conti con se stessi. Anche se spesso i conti non tornano. E infatti tutte queste vite finiscono a carte quarantotto tra scene splatter di sangue schizzato dovunque, cadaveri di persone ignote dissezionati in vasche da bagno casalinghe, miraggi di guadagni insperati, laddove si crede che i soldi risolvano tutti i problemi. Quando invece è inevitabilmente la morte che tira un tratto di penna su vite inutili e prive di significato perché irrimediabilmente incentrate su se stesse. La cosa veramente impressionante, nella storia di questo libro, è che nessuno agisce per un interesse superiore. Ognuno coltiva il proprio orticello e a questo scopo vive e muore.
Si potrebbe pensare che sia un libro sulla condizione femminile.
Ma io credo che sia un libro sulla condizione umana. Ormai poco attenta ai sentimenti e sempre più ancorata all'apparenza e al profitto. In una cornice culturale tipicamente giapponese si ritrovano quegli universali che ci fanno così umani e così mortali. E tutti maledettamente simili.
Si potrebbe pensare che sia un libro sulla condizione femminile.
Ma io credo che sia un libro sulla condizione umana. Ormai poco attenta ai sentimenti e sempre più ancorata all'apparenza e al profitto. In una cornice culturale tipicamente giapponese si ritrovano quegli universali che ci fanno così umani e così mortali. E tutti maledettamente simili.
lunedì, dicembre 05, 2011
Lacrime sul Belpaese
A me è capitato di piangere a lavoro. Ricordo una volta in particolare, mi trovavo a gestire una situazione estremamente stressante, con obiettivi stringenti da raggiungere, con un cliente cui rendere conto anche dello spostamento dell'aria in ufficio, con una serie di riunioni molto impegnative e anche discretamente formali e poi, come se non bastasse ero anche incinta. Quindi forse, la goccia che fece traboccare il vaso non era nemmeno estremamente rilevante. Ma rilevava per me. Certo non reggevo sulle mie spalle le sorti dell'azienda, ma insomma ero comunque in una posizione in cui piangere non sarebbe stato ritenuto all'altezza della situazione. E infatti mi trattenni e mi tratteni fino a che mi scappò da piangere durante la pausa caffè, assolutamente off topic rispetto all'evento in sé. Ed il mio capo dell'epoca, del tutto scevro da ogni sentimentalismo, maschio in carriera con femmina a casa che badava ai rampanti pargoli perfetti, invece di biasimarmi, mi fece una carezza sulla gota. Credo che con quel gesto volesse comunicarmi la sua comprensione, forse anche l'invidia di non potersi mettere a piangere lui, mentre forse gli avrebbe fatto anche bene. E quel gesto taumaturgico ebbe su di me effetto guarigione immediata, un po' per la catarsi delle lacrime, un po' perché mi sentivo compresa nella situazione e nei sentimenti. Credo che sia giusto riflettere sul perché gli uomini non piangano in pubblico, o si sforzino di non farlo. Perché invece - a mio parere - mostrare la propria sensibilità non è una diminutio, è carattere proprio dell'umanità, è la prima cosa che si fa quando si nasce, tanto che se un neonato non piange è giudicato un brutto segno. E il piangere in pubblico della ministra, il pubblico totale globale del nostro Belpaese, è stato da molti giudicato sconveniente, ma io penso che sia grande segno di umanità e di sensibilità, per stra-abusate che siano codeste parole. In un paese in cui soldi e fica sono stati in primo piano per decenni, forse è il momento di piangere. Ed il fatto che sia una donna a farlo, indica quanto le donne siano più sicure della propria personalità per permettersi di fare una cosa così intima in pubblico.
La donna che partorisce e allatta in pubblico non può non piangere in pubblico.
Forse un futuro diverso per il paese passa anche da qui.
martedì, novembre 29, 2011
Tecnocrazia
mmm papa agd gj tw pta gmpegmamdm agjg gtajgamg a papgtdpd?????
E' chiaro ed evidente che sì. Che nessuno fa più errori, che chiunque - anche solo con licenza media - è in grado di intavolare lunghe discussioni con chiunque. Mia figlia di base lo fa già alle elementari. E allora come fare a distinguersi dalla massa? Chi mi conosce sa che questo è il mio chiodo fisso. Ma, come direbbe mio marito, quello di cui vorrei parlare oggi è invece uno strumento assolutamente democratico. Chiunque è in grado di utilizzarlo, senza particolari formazioni. Livellatore verso il basso - direi io. Ma comunque ormai fondamentale nella quotidianità di pressoché tutta l'umanità.
Quello che sto tentando di dire è:
non sarà che il T9 sta insegnando agli italiani a scrivere?
No, perché se fosse così, io abolirei immediatamente le scuole di ogni ordine e grado e procederei all'immediato conferimento di titolo dottorale a tutta la popolazione maggiorenne in Italia. Quelli minorenni no. Perché hanno tempo fino a 150 anni, tanto sarà l'innalzamento della speranza di vita nel nostro paese dopo la riforma sulle pensioni.
lunedì, novembre 28, 2011
Le lunghe trecce e gli occhi azzurri e poi....
Stamattina ho sciolto la lunghissima treccia di mia figlia.
I capelli erano ondulati come acqua del mare.
Lei era felice. La notte aveva portato una piacevole novità.
Io, mentre ritornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro, mi prefiguravo di abbracciarla e chiederle come era andata a scuola, se qualcuno si fosse accorto delle sue onde. Una scena quasi bucolica, insomma. Ovviamente la realtà supera sempre e di molto la fantasia.
Me la ritrovo isterica e senza un briciolo di ragionevolezza in corpo.
Ebbene, la pupa è finita a letto senza cena. Non si sfida così l'autorità materna. E se c'è una cosa che non sopporto è quando le mie figlie giocano col cibo. Avete presente una iena? Ecco. Per non parlare di quando mi prendono in giro, che si vede che stanno per scoppiare a ridere. Goccia che fa traboccare il vaso.
Ho capito perché mia madre mi faceva sempre tenere i capelli corti da piccola.
Tutto torna.
I capelli erano ondulati come acqua del mare.
Lei era felice. La notte aveva portato una piacevole novità.
Io, mentre ritornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro, mi prefiguravo di abbracciarla e chiederle come era andata a scuola, se qualcuno si fosse accorto delle sue onde. Una scena quasi bucolica, insomma. Ovviamente la realtà supera sempre e di molto la fantasia.
Me la ritrovo isterica e senza un briciolo di ragionevolezza in corpo.
Ebbene, la pupa è finita a letto senza cena. Non si sfida così l'autorità materna. E se c'è una cosa che non sopporto è quando le mie figlie giocano col cibo. Avete presente una iena? Ecco. Per non parlare di quando mi prendono in giro, che si vede che stanno per scoppiare a ridere. Goccia che fa traboccare il vaso.
Ho capito perché mia madre mi faceva sempre tenere i capelli corti da piccola.
Tutto torna.
giovedì, novembre 24, 2011
It Blocks
C'ho il blocco.
Mi si è bloccato qualcosa nel cervello.
Per un sacco di motivi che non sto qua a specificare e che probabilmente non ho nemmeno io del tutto chiari nella capoccia.
Mi si è bloccato perfino il cesso, oggi. Mio cognato, che si è occupato personalmente, come tecnico altamente qualificato, di sbloccare la matassa del merdolone, mi ha detto - testuali parole - che se comincia una volta, non la smette più. E' come aver acquisito una dipendenza. La dipendenza da cesso rotto.
E questo apre nuovi e assai inquietanti scenari per il mio futuro.
Anche perché il mio oroscopo sbandiera oggi l'assoluta necessità per i nati nel sagittario di tuffarsi a piè pari nella nuova vita che desiderano.
Ed è anche troppo facile capire che - viste le premesse - non sarà una vita tutta rose e fiori.
Mi si è bloccato qualcosa nel cervello.
Per un sacco di motivi che non sto qua a specificare e che probabilmente non ho nemmeno io del tutto chiari nella capoccia.
Mi si è bloccato perfino il cesso, oggi. Mio cognato, che si è occupato personalmente, come tecnico altamente qualificato, di sbloccare la matassa del merdolone, mi ha detto - testuali parole - che se comincia una volta, non la smette più. E' come aver acquisito una dipendenza. La dipendenza da cesso rotto.
E questo apre nuovi e assai inquietanti scenari per il mio futuro.
Anche perché il mio oroscopo sbandiera oggi l'assoluta necessità per i nati nel sagittario di tuffarsi a piè pari nella nuova vita che desiderano.
Ed è anche troppo facile capire che - viste le premesse - non sarà una vita tutta rose e fiori.
martedì, novembre 15, 2011
L'insostenibile fascino del fare
Il fatto è che io ci avrei un sacco di cose da dire sul mondo che ci circonda sulle persone che si trovano del tutto casualmente in situazioni che le oltrepassano e non saranno mai in grado di fare fronte alla massa di informazioni che cadono loro addosso avrei molte cose da dire su giovani che non fanno altro che dire "sono così stanco" anche solo dopo aver digitato una password su schermo di pc questi giovani che non sanno cosa significa guadagnarsi il pane farsi il culo per avere uno stipendio alla fine del mese che spesso è impegnato ancora prima di essere incassato questi giovani che hanno problemi di identità e si vede da come NON ti guardano negli occhi quando entrano in una stanza, questi giovani che sono capaci di dire cose tipo: "quando sarò in grado di farla, questa cosa, la saprò fare perfettamente" gente che non sa fare niente ma niente che è niente e quando dico niente intendo proprio niente tipo zero carbonella approssimato allo zero assoluto per difetto e perché sono generosa, gente che si riempie la bocca di "sbaglia solo chi fa" ma anche chi non sa fare, aggiungo io, sbaglia soprattutto chi non sa fare un emerito zero e sono tanti ma talmente tanti che pervadono l'aria che respiriamo ci sbafano l'ossigeno nostro, ci rubano lo stipendio, ci impediscono di vedere il sole che sta fuori dalla finestra, ci otturano le orecchie con le loro sparate insignificanti che pretendono significative dio solo sa come fa una persona a non vergognarsi a dire davanti ad altri che è stanca di essere stata seduta su una sedia a fissare nevroticamente uno schermo per un totale di mezz'ora al massimo schiccherandosi via dalle spalle quei quattro grani di forfora prodotti nel mentre, come fa una persona a sbagliare a fare somme su excel, come fa una persona così a pensare che io abbia piacere a che mi rivolga la parola? Io sono una persona nobile d'animo che raramente perdo le staffe e no, non mi sta crescendo il naso perché chi mi conosce sa anche che non sono per nulla bugiarda e in ambito lavorativo oltreché nella vita privata sono estremamente disponibile verso chi mi mostra rispetto e verso chi rispetto ma essere presa in giro provoca in me un'onda d'urto che col mio metro e ottantatre ti seppellirà. E non riuscirai a nasconderti da nessuna parte.
Perché se solo colui che fa sbaglia, chi fa bene non sbaglia un colpo.
Perché se solo colui che fa sbaglia, chi fa bene non sbaglia un colpo.
lunedì, novembre 07, 2011
I bambini: il nostro futuro
Allora mia figlia mi guarda mentre sto mettendo a posto i suoi vestiti.
Sono reduce da una giornata di intenso lavoro. Visto che era sciopero dei trasporti ho pensato bene di andare in ufficio e di non muovermi fino a fine sciopero. Ovviamente ero da sola ed ho potuto lavorare con estrema tranquillità. Poi mi sono avventurata in una città deserta. Erano tutti concentrati alla stazione del mio treno e in particolare tutti nel mio stesso vagone, mamme con passeggini, zoppi con le stampelle, operai al rientro dal cantiere, pendolari generici tipo me. Un afrore considerevole, e io mi sentivo molto fortunata di aver acchiappato un posto in piedi appiccicata alla porta del treno che non si apre. Poi mi aspettava un percorso in macchina a passo d'uomo. Quaranta minuti per fare dieci chilometri. Riprendo le bambine dagli amichetti tra strilli e urla perché è automatico che appena arriva mamma si comincia ad avanzare assurde pretese. Poi torno a casa, preparo la cena, mangiamo e poi subito bimbe a letto. E mentre - per ritornare all'inizio - rimettevo a posto i vestiti di mia figlia, ella mi guarda, col fare ingenuo dei bimbi, e mi dice: "Mamma, c'hai un sederone, proprio un culo grosso. Bello!". Ho deciso di non offendermi. Questa bambina ha il senso delle dimensioni sballato e soprattutto un discreto gusto dell'horror. Ci sta pure che fosse un complimento.
Sono reduce da una giornata di intenso lavoro. Visto che era sciopero dei trasporti ho pensato bene di andare in ufficio e di non muovermi fino a fine sciopero. Ovviamente ero da sola ed ho potuto lavorare con estrema tranquillità. Poi mi sono avventurata in una città deserta. Erano tutti concentrati alla stazione del mio treno e in particolare tutti nel mio stesso vagone, mamme con passeggini, zoppi con le stampelle, operai al rientro dal cantiere, pendolari generici tipo me. Un afrore considerevole, e io mi sentivo molto fortunata di aver acchiappato un posto in piedi appiccicata alla porta del treno che non si apre. Poi mi aspettava un percorso in macchina a passo d'uomo. Quaranta minuti per fare dieci chilometri. Riprendo le bambine dagli amichetti tra strilli e urla perché è automatico che appena arriva mamma si comincia ad avanzare assurde pretese. Poi torno a casa, preparo la cena, mangiamo e poi subito bimbe a letto. E mentre - per ritornare all'inizio - rimettevo a posto i vestiti di mia figlia, ella mi guarda, col fare ingenuo dei bimbi, e mi dice: "Mamma, c'hai un sederone, proprio un culo grosso. Bello!". Ho deciso di non offendermi. Questa bambina ha il senso delle dimensioni sballato e soprattutto un discreto gusto dell'horror. Ci sta pure che fosse un complimento.
martedì, novembre 01, 2011
Splatter
Forte no?
Mi domando però come tutto questo gonfiore resisterà alla naturale decomposizione post mortem. Effetto ago su palloncino?
mercoledì, ottobre 19, 2011
La perfetta madre
La giornata di oggi è una giornata strana di donne urlanti cattiverie contro donne urlate.
Sto leggendo l'ultimo libro di Elisabeth Badinter, filosofa e femminista francese, di quelle degli anni '70-'80-'90-'00. Quella che le ha viste tutte le tappe della liberazione della donna. E scrive un interessante saggio-studio sulla percezione della maternità nella nostra contemporanea società di donne in carriera o madri casalinghe frustrate. Codesto libro si chiama, tanto per dare a tutte noi una sana botta di autostima, Mamme cattivissime? con tanto di punto interrogativo incorporato a significare tempesta di dubbi. Ma non voglio parlare del libro oggi, se non come di lettura interessante da segnalare a mamme che si mettono in discussione, ma anche a donne che non sono e non vorranno essere mai mamme. Per le mamme talebane, come le chiama la mia amica Panzallaria, non c'è trippa per gatti. Voglio parlare invece della tristezza di insultarsi tra donne, quando basterebbe un po' di attenzione, quell'attenzione che noi donne dedichiamo ad un sacco di dettagli della vita quotidiana, ma che a volte sembra perdiamo in momenti pubblici in cui invece sarebbe auspicabile. Per riassumere brevemente: le maestre della scuola materna di mia figlia hanno detto alla rappresentante di classe che non avrebbe dovuto fare più la rappresentante perché loro volevano una persona sempre presente. E non una che, con tre figli un marito e un lavoro (e questo argomento è rimasto uno strisciante sottotitolo) non aveva molto tempo da dedicare a questa importante missione umanitaria. Ora sappiamo tutti come sia difficile trovare un'anima santa che voglia fare la rappresentante di classe, che non è certo un divertimento o un ruolo privilegiato in una classe, ma più una rottura di palle. E le maestre praticamente la supplicano di non fare più la rappresentante, tacciandola di incapacità a raccogliere i soldi e poca presenza (ovviamente sono tutte paranoie, non c'è nessun ritardo nei pagamenti delle attività extracurriculari, nè ammanchi nella cassa). Ma solo quest'assurda fissazione per cui la rappresentante di classe deve essere a disposizione delle maestre per tutto il tempo che vogliono. E perché associo questa scena surreale e veramente poco edificante per il genere femminile adulto ad un libro della Badinter? Per quello che la filosofa dice a proposito della rappresentazione della maternità ancora esclusiva nella società italiana. Una madre deve fare solo la madre e quindi la perfetta madre e nel nostro caso perfetta rappresentante di classe. Troppi impegni non le faranno assolvere correttamente al suo compito e quindi fuori. E la cosa più triste è che spesso sono le stesse donne a perpetrare questo modello così poco attuale, perché - parliamoci chiaro -, conciliare tutto è molto difficile, un maschio arriva a fare un decimo si e no delle cose che facciamo noi in una giornata tipo. Però avere troppe cose da fare è visto come togliere tempo ai figli e quindi NO BUONO. Abbiamo ancora tanta strada davanti a noi....ma non bisogna mai mollare la presa, mai dare nulla per scontato, difendere quello che abbiamo conquistato con le unghie e con i denti, perché nessuno ha diritto di esprimere giudizi sul modo in cui abbiamo deciso di vivere la nostra vita, la nostra maternità, il nostro amore, il nostro lavoro, il nostro tempo libero. Nessuno.
E la madre perfetta non esiste.
Per fortuna.
Sto leggendo l'ultimo libro di Elisabeth Badinter, filosofa e femminista francese, di quelle degli anni '70-'80-'90-'00. Quella che le ha viste tutte le tappe della liberazione della donna. E scrive un interessante saggio-studio sulla percezione della maternità nella nostra contemporanea società di donne in carriera o madri casalinghe frustrate. Codesto libro si chiama, tanto per dare a tutte noi una sana botta di autostima, Mamme cattivissime? con tanto di punto interrogativo incorporato a significare tempesta di dubbi. Ma non voglio parlare del libro oggi, se non come di lettura interessante da segnalare a mamme che si mettono in discussione, ma anche a donne che non sono e non vorranno essere mai mamme. Per le mamme talebane, come le chiama la mia amica Panzallaria, non c'è trippa per gatti. Voglio parlare invece della tristezza di insultarsi tra donne, quando basterebbe un po' di attenzione, quell'attenzione che noi donne dedichiamo ad un sacco di dettagli della vita quotidiana, ma che a volte sembra perdiamo in momenti pubblici in cui invece sarebbe auspicabile. Per riassumere brevemente: le maestre della scuola materna di mia figlia hanno detto alla rappresentante di classe che non avrebbe dovuto fare più la rappresentante perché loro volevano una persona sempre presente. E non una che, con tre figli un marito e un lavoro (e questo argomento è rimasto uno strisciante sottotitolo) non aveva molto tempo da dedicare a questa importante missione umanitaria. Ora sappiamo tutti come sia difficile trovare un'anima santa che voglia fare la rappresentante di classe, che non è certo un divertimento o un ruolo privilegiato in una classe, ma più una rottura di palle. E le maestre praticamente la supplicano di non fare più la rappresentante, tacciandola di incapacità a raccogliere i soldi e poca presenza (ovviamente sono tutte paranoie, non c'è nessun ritardo nei pagamenti delle attività extracurriculari, nè ammanchi nella cassa). Ma solo quest'assurda fissazione per cui la rappresentante di classe deve essere a disposizione delle maestre per tutto il tempo che vogliono. E perché associo questa scena surreale e veramente poco edificante per il genere femminile adulto ad un libro della Badinter? Per quello che la filosofa dice a proposito della rappresentazione della maternità ancora esclusiva nella società italiana. Una madre deve fare solo la madre e quindi la perfetta madre e nel nostro caso perfetta rappresentante di classe. Troppi impegni non le faranno assolvere correttamente al suo compito e quindi fuori. E la cosa più triste è che spesso sono le stesse donne a perpetrare questo modello così poco attuale, perché - parliamoci chiaro -, conciliare tutto è molto difficile, un maschio arriva a fare un decimo si e no delle cose che facciamo noi in una giornata tipo. Però avere troppe cose da fare è visto come togliere tempo ai figli e quindi NO BUONO. Abbiamo ancora tanta strada davanti a noi....ma non bisogna mai mollare la presa, mai dare nulla per scontato, difendere quello che abbiamo conquistato con le unghie e con i denti, perché nessuno ha diritto di esprimere giudizi sul modo in cui abbiamo deciso di vivere la nostra vita, la nostra maternità, il nostro amore, il nostro lavoro, il nostro tempo libero. Nessuno.
E la madre perfetta non esiste.
Per fortuna.
mercoledì, ottobre 12, 2011
Massaggi e muscoli
Oggi voglio essere leggera, e parlerò quindi del massaggio prostatico.
Una pratica che pare favorisca una notevole intensità nell'orgasmo maschile, oltreché servire ad individuare tipiche malattie maschili. Allora sono andata a farmi un giretto su google per capire di cosa si tratta esattamente. Su google sono presenti tutorial per spiegare come si fa. Con estrema proprietà di linguaggio e discrezione si parla di manipolazione, drenaggio, di ampolla, di valvole e condotti. E' tutto molto impersonale e dà l'idea di grossa professionalità ed esperienza. Poi, se guardi bene, incappi anche in CHI realmente lo pratica, senza descrizioni auliche, anzi proprio detto in soldoni. E che soldoni: sedicenti massaggiatrici che tra i loro servizi offrono anche il massaggio prostatico e, per 100 euro, in mezz'ora avrete soddisfatto le vostre fantasie più spinte. Per 200 servizio completo. Ragazzi, per 100 euro avrete chi vi manipola nelle retrovie senza se e senza ma. Ritengo sia una tariffa più che adeguata per cotale impegno. E molti testi di riferimento assicurano che non dovete sentirvi lesi nella vostra virilità, ma anzi è proprio la zona erogena maschile per eccellenza. E poi, e questa è secondo me la vera scoperta, c'è chi dice che basta la contrazione del muscolo pubococcigeo per ottenere lo stesso effetto. Senza bisogno di ulteriori interventi. Io che sono sempre stata una sostenitrice dell'importanza vitale del muscolo pubococcigeo nella sessualità umana, ne trovo qui insindacabile conferma. E, come diceva Guccini nella sua Avvelenata, a culo tutto il resto!
Una pratica che pare favorisca una notevole intensità nell'orgasmo maschile, oltreché servire ad individuare tipiche malattie maschili. Allora sono andata a farmi un giretto su google per capire di cosa si tratta esattamente. Su google sono presenti tutorial per spiegare come si fa. Con estrema proprietà di linguaggio e discrezione si parla di manipolazione, drenaggio, di ampolla, di valvole e condotti. E' tutto molto impersonale e dà l'idea di grossa professionalità ed esperienza. Poi, se guardi bene, incappi anche in CHI realmente lo pratica, senza descrizioni auliche, anzi proprio detto in soldoni. E che soldoni: sedicenti massaggiatrici che tra i loro servizi offrono anche il massaggio prostatico e, per 100 euro, in mezz'ora avrete soddisfatto le vostre fantasie più spinte. Per 200 servizio completo. Ragazzi, per 100 euro avrete chi vi manipola nelle retrovie senza se e senza ma. Ritengo sia una tariffa più che adeguata per cotale impegno. E molti testi di riferimento assicurano che non dovete sentirvi lesi nella vostra virilità, ma anzi è proprio la zona erogena maschile per eccellenza. E poi, e questa è secondo me la vera scoperta, c'è chi dice che basta la contrazione del muscolo pubococcigeo per ottenere lo stesso effetto. Senza bisogno di ulteriori interventi. Io che sono sempre stata una sostenitrice dell'importanza vitale del muscolo pubococcigeo nella sessualità umana, ne trovo qui insindacabile conferma. E, come diceva Guccini nella sua Avvelenata, a culo tutto il resto!
lunedì, ottobre 10, 2011
L'etica della meringa spappolata
Oggi è il giorno in cui l'etica della meringa riciccia fuori come un uovo marcio sulla giacca di un padrone della fabbrichetta, il giorno in cui sguscio giù come un giallo d'uovo smembrato dalla sua chiara, il giorno in cui mi accorgo che la Soddisfazione è un'illusione, che fare troppo equivale ad ammanettarsi e fare poco ad andare in galera, io, eroina della mia storia, indifesa dall'inesistenza dell'etica. Quest'etica della meringa che si sgretola ad ogni parola di troppo. Ad ogni boccone si scioglie di più, anche se quando la vedi sembra dura. La meringa è brava, la meringa riceve un sacco di complimenti. Proprio oggi, beffa delle beffe, ricevo non una, non due ma ben tre mail di ringraziamento per il mio lavoro. Il giorno in cui scopro che devo fare solo il mio lavoro. Ma la meringa non può. La meringa è fatta di chiara e la chiara è viscida, finisce dovunque anche dove meno te lo aspetti. La chiara si appiccica alle dita, sul bordo del piatto prima di essere montata, la chiara si trasforma in qualcosa di spumeggiante, e poi diventa dura, soda, tutta tonda. Per sciogliersi in un sol boccone. Una sòla, come dicono a Roma. Oggi la meringa è una sòla. E anche molto sola, senza accento. Senza parole, soprattutto.
Una prece.
Una prece.
giovedì, ottobre 06, 2011
Question time
Bene. Vediamo di utilizzare del materiale caldo, che interessa tutti, senz'altro e senza meno.
Si parlerà oggi di varie tipologie d'ammmòre.
Lo faremo in maniera estremamente succinta e il tutto prenderà la forma di un questionario:
a) preferisci (masochista che non sei altro) amare senza essere ricambiato o l'inverso, essere amato senza ricambiare (sadico che non sei altro). [e le due questioni non si possono scorporare in due punti come qualcuno di voi potrebbe astutamente osservare, e questo semplicemente perché il questionario lo decido io insindacabilmente.]
b) preferisci amare ed essere ricambiato (pusillanime).
c) In ogni caso ti tocchi (onanista).
P.S. La parte positiva non c'è. La sto ancora cercando.
Si parlerà oggi di varie tipologie d'ammmòre.
Lo faremo in maniera estremamente succinta e il tutto prenderà la forma di un questionario:
a) preferisci (masochista che non sei altro) amare senza essere ricambiato o l'inverso, essere amato senza ricambiare (sadico che non sei altro). [e le due questioni non si possono scorporare in due punti come qualcuno di voi potrebbe astutamente osservare, e questo semplicemente perché il questionario lo decido io insindacabilmente.]
b) preferisci amare ed essere ricambiato (pusillanime).
c) In ogni caso ti tocchi (onanista).
P.S. La parte positiva non c'è. La sto ancora cercando.
lunedì, ottobre 03, 2011
Ultimo in ogni senso
L'ultimo regalo che mi ha fatto mio padre è stato "La disciplina della terra". Un album di un'intensità che fa male al cuore. Un album che ho consumato in ogni suo solco. Un album che ha segnato alcuni momenti fondamentali della mia vita e che ancora, quando lo riascolto oggi, mi fa serrare lo stomaco, di un sentimento struggente, tenero e potente al tempo stesso. Aspetto domani, quando uscirà l'ultimo album di Ivano Fossati. Ultimo in ogni senso. E soprattutto nel senso più chiaro e cioè che non ne farà altri. Così desidera il poeta contadino. Chiude baracca e burattini. E mi lascia nella solita merda, con le solite quotidianità a chiedermi quanto ha segnato la mia vita, quanto mi ha accompagnato con la sua poesia, con le sue parole preziose, pesate e imprescindibili. Come se fosse il fidanzato che mi ha tenuto sempre per mano senza deludermi mai. Con quella parola giusta per ognuna delle occasioni dei sentimenti.
Le parole della poesia, le parole dell'arte. Quelle che per fortuna travalicano le umane miserie e vivono per sempre a raccontare "il motore del sentimento umano".
"E quali parole servono oggi
a chi non sa scrivere che lettere d'amore
quali passi di poeti e loro piogge e solitudini
piegherebbero il tuo sguardo e il tuo tempo ancora
verso me. "
Le parole della poesia, le parole dell'arte. Quelle che per fortuna travalicano le umane miserie e vivono per sempre a raccontare "il motore del sentimento umano".
"E quali parole servono oggi
a chi non sa scrivere che lettere d'amore
quali passi di poeti e loro piogge e solitudini
piegherebbero il tuo sguardo e il tuo tempo ancora
verso me. "
sabato, settembre 24, 2011
Que viva Espana
Ieri serata tra donne in very exclusive circolo romano, con tanto di vista sull'immensità, prosecchino d'ordinanza, aperitivo come si deve, insomma, per passare con la nonchalance di cinque matrone taglia XL (tranne una effettivamente troppo magra) in annessa pizzeria dove, tra le vecchie - in senso di PARECCHIO IN LA' CON GLI ANNI - clienti tutte rifatte del molto esclusivo circolo (e non mi sento di escludere che noi cinque ci siamo anche solo per un attimo, ognuna nel cantuccio dei suoi più intimi pensieri, paragonate a costoro) -, incede bello come un dio pagano, con un grembiule rigorosamente nero che gli fascia fianchi da atleta, con basettoni scolpiti sul viso perfettamente sbarbato, due mani splendide e passo felino, incede - dicevo - EL CAMMERERO ESPANOLO (non so se si scrive così, ma il modo in cui LUI pronuncia Espagna con tutta la "S" da serpente sibilante ci mette TUTTE subito in una disposizione estremamente MODE ON). Beh, rispetto alle babbione habituées che aveva come clienti di solito, cinque splendide quarantenni VERY ORIGINALS TUTTE TONDE fanno di certo la differenza. E soprattutto non c'è prezzo a vedere labbrone e zigomoni delle babbione NOT MORE ORIGINALS che si sollevano dal fiero pasto e fissano basite l'incedere di svariati metri e ottanta che attraversano spensierate (oddio spensierate è un modo di dire, dopo aver passato almeno un'ora a decidere cosa mettersi, a guardarsi nello specchio e decidere che no, il vestito attillato oggi non è il caso con tutta la panza che straborda fuori, ma insomma spensierate senza pensieri di esplosioni moleste di silicone) la sala per andare a prendere posto in un tavolo purtroppo stranamente minuscolo rispetto al loro numero e alla loro mole, ma chissene frega l'importante è stare insieme vicine vicine anche se il ristorante intorno a noi è semi vuoto di silicone.
E in questo stato di super eccitazione da CAMMERERO ESPANOLO abbiamo affrontato un pasto ricco di sguardi, doppi sensi, battutine, perché il cammerero si divertiva almeno quanto noi. Purtuttavia il top della serata è stata la descrizione di come dormiva il marito di ognuna di noi. E abbiamo scoperto che ognuna delle nostre dolci metà aveva la stessa posizione standard, dovuta sicuramente alla genetica - perché non saprei spiegarla in altro modo - e cioè immobile supino e con mani incrociate sul petto (tipo morto, insomma). Tranne il marito di mia sorella che sembra dorma supino cosparso di vicsinex e con due cuscini sulla faccia. Voi capite tutti adesso l'interesse per il CAMMERERO ESPANOLO anche solo per fantasticare su una pennichella con lui, rigorosamente a pancia sotto!
E in questo stato di super eccitazione da CAMMERERO ESPANOLO abbiamo affrontato un pasto ricco di sguardi, doppi sensi, battutine, perché il cammerero si divertiva almeno quanto noi. Purtuttavia il top della serata è stata la descrizione di come dormiva il marito di ognuna di noi. E abbiamo scoperto che ognuna delle nostre dolci metà aveva la stessa posizione standard, dovuta sicuramente alla genetica - perché non saprei spiegarla in altro modo - e cioè immobile supino e con mani incrociate sul petto (tipo morto, insomma). Tranne il marito di mia sorella che sembra dorma supino cosparso di vicsinex e con due cuscini sulla faccia. Voi capite tutti adesso l'interesse per il CAMMERERO ESPANOLO anche solo per fantasticare su una pennichella con lui, rigorosamente a pancia sotto!
martedì, settembre 20, 2011
E sempre di fuffa si tratta
Sono fuori di me dall'indignazione. A me questi surrettizi articoli su repubblica.it, mascherati da studi scientifici, per asserire concetti che ribadiscono il disprezzo e la pretesa inferiorità del genere femminile mi fanno venire il sangue al cervello. La donna diventa madre e questo non glielo può togliere nessuno. E siccome, per quanti sforzi vengano fatti per sminuire l'importanza fondamentale dell'atto "maternità", per svilirlo, per svuotarlo di senso, questo atto continua e continuerà a ripetersi in maniera assolutamente identica ed immutabile nei secoli dei secoli, allora tiriamo fuori il corpo dei papà che si modifica dopo il parto (il parto della madre, no ma il solo pensiero di questo concetto aberrante è assurdo) perché l'istinto di paternità è diventato innato. E questo perché qualsiasi ricerca, anche assolutamente priva di credenziali, assurge a referenza sull'argomento. Siamo al punto che bestialità tipo che l'orgasmo della donna sarebbe di per sé "un fenomeno"inutile", un sottoprodotto accidentale dell'evoluzione maschile", si possono trovare in un articolo piazzato in bella vista nella categoria "Scienze" di Repubblica. Perché chiunque blatera di qualsiasi cosa su un media assurge a guru sull'argomento. E quel che fa più effetto è che questo meccanismo si mette in moto dovunque, su qualsiasi mezzo, di destra di sinistra, illuminato o meno. Allora io mi chiedo: ma la colpa è del giornalista che enfatizza la di per sé insignificante questione creando un caso pruriginoso; è del ricercatore che perde il suo tempo su minchiate colossali a causa di finanziamenti impazziti che vanno in direzioni assurde; oppure la colpa è della società/opinione pubblica/politica che innesca questi meccanismi per rassicurare il genere maschile che ha ancora una qualche utilità, ancora un qualche senso oltre a quello spermatozoo pur (e forse non per sempre) indispensabile? Siamo in un paese che discute tutto il santo giorno di fuffa, inteso come organo sessuale femminile. Mascherata dietro elucubrazioni moralistiche sulla condotta di un presidio governativo che semplicemente rispecchia l'andamento e la decadenza sociale e culturale del nostro paese. Fuffa per tutti sembra dire la prima pagina di repubblica.it. Fuffa per tutti i maschi che non sembrano avere molto altro per divertirsi. E fuffa anche per tutte le donne che la guardano con cupidigia, questa fuffa. Impazienti che qualcuno guardi presto anche la loro. Magari in eurovisione.
domenica, settembre 11, 2011
La rivoluzione dell'evoluzione: la coppia in tre stati oppure staticamente trina.
Un amico mi consiglia caldamente la lettura di un rivoluzionario saggio di psicologia*, rivoluzionario per il single e la coppia, che si presenta come un vademecum per sprovveduti. Io me lo compro, per la modica cifra di 6€90 e me lo leggo nello spazio di un dopo pranzo.
Quella che segue ne è la sintesi, che mi piacerebbe condividere con i miei lettori più attenti e curiosi, sintesi stile meringa, ovviamente. Astenersi deboli di cuore.
Allora, il comportamento di noi comuni mortali evolverebbe secondo un rigido e trino schema che dallo stato di bambino passa allo stato di adulto fino ad arrivare allo stato di genitore, laddove il bambino si caratterizza per non essere autosufficiente ed avere quindi bisogno di qualcuno che si occupi costantemente di lui; l'adulto invece brilla per menefreghismo e nombrilismo, non ha bisogno di nessuno, prende quello che gli pare e non dà niente a nessuno a meno che non gli torni utile; l'evoluzione allo stato di genitore implica una sicurezza di sé, attenzione e cura dell'altro.
Il bello è che tutte queste tre personalità possono riscontrarsi in ognuno di quelli che convenzionalmente chiamiamo adulti, grazie alla capacità di adattamento dell'individuo alle diverse situazioni della vita. Oppure grazie a quelle che non ha, e in questo caso abbiamo un nevrotivo che dispone solo di una delle suddette tre personalità. Tipo che se la carta di credito non funziona dal benzinaio e io mi metto a piangere, mi comporto in maniera infantile invece di gestire da adulto questa situazione; oppure bussa alla porta il mio migliore amico che ha un problema con la fidanzata e vuole parlare, mentre io mi metto ad elencare tutti i miei malanni. Questi sono esempi di comportamenti nevrotici, secondo il nostro autore, cioè che non sono in grado di far fronte alla situazione e adattarsi alle sue conseguenze. E in buona sostanza, chi dovesse manifestare sempre una sola delle tre personalità descritte è definitively un/una nevrotico/a, anche se non ha avuto nessun trauma da bambino. Una questione di carattere, insomma. Poi c'è il gioco delle coppie: quali sono quelle che si assortiscono meglio. Dove la meringa si butta a pesce. Ovviamente la coppia perfetta è quella in cui entrambi sono alternativamente bambino/adulto/genitore, in cui i due si adattano e cambiano comportamento a seconda della situazione. Sono quelli sempre on topic, insomma. Poi, se sei particolarmente disgraziato appartieni alle altre tipologie, e quella in assoluto peggiore è la coppia bambino/bambino. Immaginate la catastrofe: nessuno dei due che sa prendere una decisione, nessuno che sa fare un passo in avanti, ma nemmeno indietro, bisogno di rassicurazione/impossibilità ad averla a go-go. Pare che finisca male. Generalmente con uno dei due che schiatta. La cosa strana di questa pubblicazione è che fa finire con la morte di uno dei due praticamente tutte le coppie tranne quella bambino-adulto-genitore....infatti è quello che succede anche nella coppia bambino-adulto, dove pare che di solito l'adulto finisca con l'ammazzare il bambino; o come in quella bambino-genitore, in cui generalmente il genitore si stufa di accudire il bambino e il bambino entra in una sindrome dell'abbandono che gli fa odiare a tal punto il genitore da volergli rovinare la vita per sempre; o la coppia adulto-adulto, che funziona finché ognuno si fa i fatti suoi, ma quando uno dei due finisce per limitare la libertà dell'altro il tutto pare possa finire sul modello della guerra dei Roses [per chi non sapesse di cosa si tratta, è la storia di una coppia che si sfrantuma tutti i suoi averi pur di non cedere un millimetro l'uno all'altro finché entrambi (SPOILER!!!) si sfracassano l'osso del collo cadendo da un lampadario. E muoiono.]; un po' meglio per la coppia adulto-genitore, in cui entrambi si illudono di lasciare libero l'altro, questo tipo di coppia finisce generalmente senza troppi danni; la coppia genitore-genitore, dove ognuno è una star ed entrambi si mettono sempre in scena e finché hanno pubblico la storia funziona, dopo si passa all'eliminazione fisica dell'altro che ci ruba la scena. Quello che viene sottolineato nel libro è che a seguito di questa suddivisione di stampo evoluzionistico del comportamento umano si possono spiegare tutta una serie di nevrosi o comportamenti nevrotici non riconducibili ad un trauma. Cioè sei nevrotico perché ti comporti da bambino in una situazione che richiede un comportamento da adulto o da genitore. Chiedi senza dare insomma, oppure ti prendi troppo sul serio e non sai tirare fuori la parte di bambino che c'è in te.
E dopo questa lettura, bando alle ciance, mi sono messa ad esaminare il mio rapporto di coppia per capire quanto ancora durerà! E vi esorto tutti a fare la stessa cosa! Come avrete capito, come professionista delle scienze sociali, mi esimo dal dare un giudizio scientifico sull'opera. E questo solo perché è fine estate e tempo di bilanci.
*Alla ricerca delle coccole perdute di Giulio Cesare Giacobbe, ed. Ponte alle Grazie, 2004
Quella che segue ne è la sintesi, che mi piacerebbe condividere con i miei lettori più attenti e curiosi, sintesi stile meringa, ovviamente. Astenersi deboli di cuore.
Allora, il comportamento di noi comuni mortali evolverebbe secondo un rigido e trino schema che dallo stato di bambino passa allo stato di adulto fino ad arrivare allo stato di genitore, laddove il bambino si caratterizza per non essere autosufficiente ed avere quindi bisogno di qualcuno che si occupi costantemente di lui; l'adulto invece brilla per menefreghismo e nombrilismo, non ha bisogno di nessuno, prende quello che gli pare e non dà niente a nessuno a meno che non gli torni utile; l'evoluzione allo stato di genitore implica una sicurezza di sé, attenzione e cura dell'altro.
Il bello è che tutte queste tre personalità possono riscontrarsi in ognuno di quelli che convenzionalmente chiamiamo adulti, grazie alla capacità di adattamento dell'individuo alle diverse situazioni della vita. Oppure grazie a quelle che non ha, e in questo caso abbiamo un nevrotivo che dispone solo di una delle suddette tre personalità. Tipo che se la carta di credito non funziona dal benzinaio e io mi metto a piangere, mi comporto in maniera infantile invece di gestire da adulto questa situazione; oppure bussa alla porta il mio migliore amico che ha un problema con la fidanzata e vuole parlare, mentre io mi metto ad elencare tutti i miei malanni. Questi sono esempi di comportamenti nevrotici, secondo il nostro autore, cioè che non sono in grado di far fronte alla situazione e adattarsi alle sue conseguenze. E in buona sostanza, chi dovesse manifestare sempre una sola delle tre personalità descritte è definitively un/una nevrotico/a, anche se non ha avuto nessun trauma da bambino. Una questione di carattere, insomma. Poi c'è il gioco delle coppie: quali sono quelle che si assortiscono meglio. Dove la meringa si butta a pesce. Ovviamente la coppia perfetta è quella in cui entrambi sono alternativamente bambino/adulto/genitore, in cui i due si adattano e cambiano comportamento a seconda della situazione. Sono quelli sempre on topic, insomma. Poi, se sei particolarmente disgraziato appartieni alle altre tipologie, e quella in assoluto peggiore è la coppia bambino/bambino. Immaginate la catastrofe: nessuno dei due che sa prendere una decisione, nessuno che sa fare un passo in avanti, ma nemmeno indietro, bisogno di rassicurazione/impossibilità ad averla a go-go. Pare che finisca male. Generalmente con uno dei due che schiatta. La cosa strana di questa pubblicazione è che fa finire con la morte di uno dei due praticamente tutte le coppie tranne quella bambino-adulto-genitore....infatti è quello che succede anche nella coppia bambino-adulto, dove pare che di solito l'adulto finisca con l'ammazzare il bambino; o come in quella bambino-genitore, in cui generalmente il genitore si stufa di accudire il bambino e il bambino entra in una sindrome dell'abbandono che gli fa odiare a tal punto il genitore da volergli rovinare la vita per sempre; o la coppia adulto-adulto, che funziona finché ognuno si fa i fatti suoi, ma quando uno dei due finisce per limitare la libertà dell'altro il tutto pare possa finire sul modello della guerra dei Roses [per chi non sapesse di cosa si tratta, è la storia di una coppia che si sfrantuma tutti i suoi averi pur di non cedere un millimetro l'uno all'altro finché entrambi (SPOILER!!!) si sfracassano l'osso del collo cadendo da un lampadario. E muoiono.]; un po' meglio per la coppia adulto-genitore, in cui entrambi si illudono di lasciare libero l'altro, questo tipo di coppia finisce generalmente senza troppi danni; la coppia genitore-genitore, dove ognuno è una star ed entrambi si mettono sempre in scena e finché hanno pubblico la storia funziona, dopo si passa all'eliminazione fisica dell'altro che ci ruba la scena. Quello che viene sottolineato nel libro è che a seguito di questa suddivisione di stampo evoluzionistico del comportamento umano si possono spiegare tutta una serie di nevrosi o comportamenti nevrotici non riconducibili ad un trauma. Cioè sei nevrotico perché ti comporti da bambino in una situazione che richiede un comportamento da adulto o da genitore. Chiedi senza dare insomma, oppure ti prendi troppo sul serio e non sai tirare fuori la parte di bambino che c'è in te.
E dopo questa lettura, bando alle ciance, mi sono messa ad esaminare il mio rapporto di coppia per capire quanto ancora durerà! E vi esorto tutti a fare la stessa cosa! Come avrete capito, come professionista delle scienze sociali, mi esimo dal dare un giudizio scientifico sull'opera. E questo solo perché è fine estate e tempo di bilanci.
*Alla ricerca delle coccole perdute di Giulio Cesare Giacobbe, ed. Ponte alle Grazie, 2004
martedì, settembre 06, 2011
Tanto per puntualizzare.
Ritorno Meringa che si interroga su concetti base della umana specie tipo che se amiamo troppo rischiamo di bruciarci. Io penso che se cerchiamo a tutti i costi di non deludere la persona amata non saremo mai soddisfatti né noi, né la persona amata. Questo amare troppo, che sembra essere la chiave di un sacco di interpretazioni dell'umano disagio e che a me ha sempre lasciato perplessa perché francamente di "troppo" amore ne vedo pochissimo in questa società, questo amare troppo - dicevo - non sarà un po' una scusa? Cioè allora io che non mi dichiaro quasi mai, che prima di dire ti amo agli uomini cui l'ho detto ho impiegato un discreto tempo e ancora di più per sentirlo veramente vero come sentimento, che quando voglio veramente bene a qualcuno preferisco "esserci" piuttosto che sbandierare le mie intenzioni ai quattro venti, che niente mi sembra dovuto e che quello che ho avuto me lo sono conquistato, che mi prendo le mie responsabilità, che mi viene da piangere se il mio amico piange e da ridere subito dopo per sdrammatizzare, io che credo nell'amicizia sopra ogni altra cosa pur con tutte le inculate prese, io che adoro stare da sola ma non so fare a meno degli altri, io che mi odio per non aver fatto certe scelte e me ne prendo però le responsabilità, io che ho odiato altri per le loro scelte, io che mi sbatto mi penso mi attanaglio mi sfruguglio l'anima ogni giorno, mi scoccio assai a sentire che ci sono persone che danno sempre la colpa a qualcun altro se le cose non vanno, se non riescono, se non funzionano. Ognuno è responsabile di se stesso. Ci si assume la responsabilità dei figli, eventualmente, ma non di altri adulti. Così, tanto per mettere un punto.
venerdì, settembre 02, 2011
Filù filà
Immaginate una canzone, no, una canzone che vi frulla in testa, una canzone che conoscete a memoria, anche troppo, ma che per un motivo x continua a frullarvi nella capoccia da stamattina non si può impedire ad un motivo di entrarti nella pelle, a scorrerti nel sangue ed arrivare fino al cuore se non fosse che oggi mia madre ha usato questo esempio per spiegare a mia figlia, che si aggirava in giardino con un ago, cosa sarebbe successo se si fosse punta il sederino con quell'ago e cioè l'ago sarebbe entrato nel suo culetto e poi nelle sue venuzze e sarebbe salito su su fino al cuore e poi l'avrebbe punto e lei sarebbe morta alla faccia della truculenza io un altro po' stramazzavo al suolo comunque per riprendere l'esempio della canzone mi premeva ribadire un concetto e cioè che la canzone quella che ti si piazza nella pelle e tutto il giorno sale su fino al cuore - quella proprio quella! - è da bandire assolutamente dalla circolazione da estrarre dal cd non appena si presenta la mattina da eiettare dallo stereo della macchina non appena radio cippa lippa la trasmette quella canzone lì non si può e non si deve ascoltare perché fa male al cuore e il male al cuore fa notoriamente male soprattutto se ti punge come farebbe l'ago con il quale si trastullava mia figlia oggi pomeriggio ma io vaneggio perché sono molto stanca oggi stavo quasi per addormentarmi mentre guidavo una station wagon con mia madre e le mie due figlie dentro non un minuto di silenzio non un secondo di pausa per me per ascoltarmi a tutto volume la canzone che mi si trastullava nella mente da stamattina e avrei voluto scappare dai discorsi di circostanza che ti fanno riempire quattro ore di macchina due all'andata e due al ritorno per fare appena 160 km in tutto ed attraversare due volte tutta Roma io quella canzone me la sarei voluta ascoltare incerottando le bocche delle mie compagne di viaggio quella maledetta canzone che mi ronza in testa da stamattina e ora mi sta facendo male perché ora è l'ora che è arrivata al cuore.
martedì, agosto 23, 2011
I cavoli sono più buoni a merenda che sulla spiaggia
Ambientazione 1: mare esterno giorno, acqua bassa, dopo un'ora di bagno con madre e figli.
Madre della MerINCHIA (come i cavoli a merenda, assolutamente off topic rispetto alle discussioni fatte fino a quel momento) dice alla MerINCHIA: "Ti piacerebbe giocare a pallamano?"
MerINCHIA: "A me della pallamano non me ne frega niente".
Madre della MerINCHIA: "Ah già, dimenticavo, tu col mare non c'hai mai fatto molto". (che tradotto significa: a te il mare non è mai piaciuto).
Ambientazione 2: MerINCHIA come una sirena stesa sul materassino in acqua. Marito in piedi accanto a lei, deciso a fare un tuffo per saltarla. Salto della MerINCHIA.
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Lo fa. E si schianta miseramente sulla schiena della MerINCHIA.
Madre della MerINCHIA (come i cavoli a merenda, assolutamente off topic rispetto alle discussioni fatte fino a quel momento) dice alla MerINCHIA: "Ti piacerebbe giocare a pallamano?"
MerINCHIA: "A me della pallamano non me ne frega niente".
Madre della MerINCHIA: "Ah già, dimenticavo, tu col mare non c'hai mai fatto molto". (che tradotto significa: a te il mare non è mai piaciuto).
Ambientazione 2: MerINCHIA come una sirena stesa sul materassino in acqua. Marito in piedi accanto a lei, deciso a fare un tuffo per saltarla. Salto della MerINCHIA.
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Io: "Ti prego non lo fare"
Lui: "Si lo devo fare"
Lo fa. E si schianta miseramente sulla schiena della MerINCHIA.
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