Ieri ho fatto un ciambellone.
Mio marito mi ha detto: "Ti sei rimessa in pista!".
Cosa mi dirà quando mi rimetterò sul mercato???
venerdì, maggio 11, 2007
mercoledì, maggio 09, 2007
L'entropia a casa mia
Perché io pulisco e il giorno dopo, se non quello stesso, è tutto com'era prima?
Sarà perché l'entropia dell'universo è costante?
Cioè il costante disordine è ingovernabile?
Oppure siamo sempre alla superattinenteaqualsiasieventodellavitaquotidiana legge di Murphy, secondo la quale se hai appena passato lo straccio in cucina, ci sarà qualcuno che con le sue scarpette belle piene di fanga entrerà per farsi un panino? O ancora, nostra figlia, ormai creduta autonoma nel lavaggio delle mani, inonderà l'immacolato bagno con i suoi scherzetti acquatici.....
A Palermo dicono: "Arisù Santa Rosa" (o qualcosa di simile).
E allora anch'io ricomincio.
In un costante moto perpetuo che, in confronto, non solo i tre princìpi della dinamica, ma persino le tre leggi della termodinamica, sono una pallida dimostrazione del caos ingovernabile in cui versa il genere umano!
Sarà perché l'entropia dell'universo è costante?
Cioè il costante disordine è ingovernabile?
Oppure siamo sempre alla superattinenteaqualsiasieventodellavitaquotidiana legge di Murphy, secondo la quale se hai appena passato lo straccio in cucina, ci sarà qualcuno che con le sue scarpette belle piene di fanga entrerà per farsi un panino? O ancora, nostra figlia, ormai creduta autonoma nel lavaggio delle mani, inonderà l'immacolato bagno con i suoi scherzetti acquatici.....
A Palermo dicono: "Arisù Santa Rosa" (o qualcosa di simile).
E allora anch'io ricomincio.
In un costante moto perpetuo che, in confronto, non solo i tre princìpi della dinamica, ma persino le tre leggi della termodinamica, sono una pallida dimostrazione del caos ingovernabile in cui versa il genere umano!
domenica, maggio 06, 2007
mercoledì, maggio 02, 2007
27/04/07
Il mio corpicione è squartato in due sotto una lampada operatoria.
"Ma tu, quanto porti di piede?" - dice il chirurgo, dopo aver osservato il mio arto per alcuni secondi.
Io l'avevo già vista la mia nuova figlia. Grigia come un topolino.
Anche lei con due piedi enormi.
Allora mi sono rilassata.
I freni sono caduti.
Simpatico luogo, la sala operatoria.
Ci potrebbe essere qualsiasi volto dietro quelle mascherine.
Dotati di mani e di occhi. Solidamente attaccati al cervello, sono questi medici.
Dietro quelle mascherine potrebbero esserci svolazzanti capelli brizzolati, eleganti tratti animati dal sacro fuoco del taglia e cuci, giovani professioniste maternamente protettive con quegli ameni copricapi in foggia di bandana.
E scopro che l'anestesia mi lascia ancora la logorrea. Mi escono parole su parole. L'assemblea è basita, forse a tratti infastidita.
Di sicuro alcuni ridono di cuore.
Mi minacciano anche per non farmi rivelare sul blog di segrete abitudini bulbo-capillari.
Ma siete voi che detenete il comando!
Siete voi che avete in mano il mio corpicione e la vita ulteriore in esso contenuta!
Siete voi che mi frugate le interiora strappandomi di dentro questo nuovo esserino!
Siete voi che mi ricucite ordinando di nuovo i pezzi al giusto posto!
Il mio è un punto di vista del tutto nuovo.
Sono fuori partita.
Ma sono anche l'oggetto del contendere.
Sento tutto.
Anche se non dovrei sentire niente.
Mi proteggono la vista dietro un telo.
Buttano le mie gambe a destra e a manca, dopo averle accuratamente indormite.
E fanno polpette delle mie budella.
Come se bastassero un telo e un'anestesia per non sentire.
Ora, l'udito non me lo tappa nessuno.
Quindi non vedo, non sento, ma sento tutto.
Sento che un paio di mani si affaccendano a tagliare il mio utero.
Prima fuori e poi dentro.
Sento la mano della mitica ostetrica che carezza la mia testa e mi descrive gli accadimenti per filo e per segno.
Sento lo stock che fa mia figlia quando la estraggono da me.
Allora la mano mi alza la testa.
Mi dice "puoi guardarla".
Vedo un piede enorme.
Color grigio topo.
Cerco di capire com'è il resto.
E' tutto grigio topo. Lucido.
E vedo in primissimo piano il cordone rosa.
Sembra una roba da signore degli anelli.
Abbasso la testa.
Mi fa un po' impressione.
La mia prima figlia l'avevo vista già lavata e vestita.
Ora tocca al novello papà. Lavarla e vestirla.
Poi le si aprirà tutto un mondo nuovo.
Il mondo della tetta.
Tutta tetta a te, allora, piccola mia!
"Ma tu, quanto porti di piede?" - dice il chirurgo, dopo aver osservato il mio arto per alcuni secondi.
Io l'avevo già vista la mia nuova figlia. Grigia come un topolino.
Anche lei con due piedi enormi.
Allora mi sono rilassata.
I freni sono caduti.
Simpatico luogo, la sala operatoria.
Ci potrebbe essere qualsiasi volto dietro quelle mascherine.
Dotati di mani e di occhi. Solidamente attaccati al cervello, sono questi medici.
Dietro quelle mascherine potrebbero esserci svolazzanti capelli brizzolati, eleganti tratti animati dal sacro fuoco del taglia e cuci, giovani professioniste maternamente protettive con quegli ameni copricapi in foggia di bandana.
E scopro che l'anestesia mi lascia ancora la logorrea. Mi escono parole su parole. L'assemblea è basita, forse a tratti infastidita.
Di sicuro alcuni ridono di cuore.
Mi minacciano anche per non farmi rivelare sul blog di segrete abitudini bulbo-capillari.
Ma siete voi che detenete il comando!
Siete voi che avete in mano il mio corpicione e la vita ulteriore in esso contenuta!
Siete voi che mi frugate le interiora strappandomi di dentro questo nuovo esserino!
Siete voi che mi ricucite ordinando di nuovo i pezzi al giusto posto!
Il mio è un punto di vista del tutto nuovo.
Sono fuori partita.
Ma sono anche l'oggetto del contendere.
Sento tutto.
Anche se non dovrei sentire niente.
Mi proteggono la vista dietro un telo.
Buttano le mie gambe a destra e a manca, dopo averle accuratamente indormite.
E fanno polpette delle mie budella.
Come se bastassero un telo e un'anestesia per non sentire.
Ora, l'udito non me lo tappa nessuno.
Quindi non vedo, non sento, ma sento tutto.
Sento che un paio di mani si affaccendano a tagliare il mio utero.
Prima fuori e poi dentro.
Sento la mano della mitica ostetrica che carezza la mia testa e mi descrive gli accadimenti per filo e per segno.
Sento lo stock che fa mia figlia quando la estraggono da me.
Allora la mano mi alza la testa.
Mi dice "puoi guardarla".
Vedo un piede enorme.
Color grigio topo.
Cerco di capire com'è il resto.
E' tutto grigio topo. Lucido.
E vedo in primissimo piano il cordone rosa.
Sembra una roba da signore degli anelli.
Abbasso la testa.
Mi fa un po' impressione.
La mia prima figlia l'avevo vista già lavata e vestita.
Ora tocca al novello papà. Lavarla e vestirla.
Poi le si aprirà tutto un mondo nuovo.
Il mondo della tetta.
Tutta tetta a te, allora, piccola mia!
giovedì, aprile 26, 2007
Mai abbassare la guardia
Non bisogna mai abbassare la guardia.
Mai dare nulla di scontato.
Dare ai nostri figli sempre il massimo dell'attenzione.
E domani vado a partorirne un'altra.
E veramente vorrei che nascesse nel migliore dei mondi possibili.
Oggi un mio amico mi ha detto che non crede nell'astrologia. Ma nel destino scritto nei mesi sì.
Non ho ben capito cosa volesse dire.
Ma d'istinto è carina come cosa.
Insomma, aprile è il mese della primavera. Il mese del rigoglìo della natura.
Quello in cui le api nidificano negli antri delle mie finestre.
Che compaiono gli insetti campagnoli.
Che ti rendi conto che non hai ancora messo a posto le zanzariere.
Che il termosifone continua a perdere anche se è ormai spento.
Che l'erba del giardino cresce precipitevolissimevolmente.
Che tutto sembra vivere di vita propria.
E una vita sta proprio per nascere. Nuova.
Quella nuova vita per cui non dovremo mai abbassare la guardia.
Anche se sai che non sono poi così romantica, promettimi che lo faremo insieme, amore mio!
Mai dare nulla di scontato.
Dare ai nostri figli sempre il massimo dell'attenzione.
E domani vado a partorirne un'altra.
E veramente vorrei che nascesse nel migliore dei mondi possibili.
Oggi un mio amico mi ha detto che non crede nell'astrologia. Ma nel destino scritto nei mesi sì.
Non ho ben capito cosa volesse dire.
Ma d'istinto è carina come cosa.
Insomma, aprile è il mese della primavera. Il mese del rigoglìo della natura.
Quello in cui le api nidificano negli antri delle mie finestre.
Che compaiono gli insetti campagnoli.
Che ti rendi conto che non hai ancora messo a posto le zanzariere.
Che il termosifone continua a perdere anche se è ormai spento.
Che l'erba del giardino cresce precipitevolissimevolmente.
Che tutto sembra vivere di vita propria.
E una vita sta proprio per nascere. Nuova.
Quella nuova vita per cui non dovremo mai abbassare la guardia.
Anche se sai che non sono poi così romantica, promettimi che lo faremo insieme, amore mio!
martedì, aprile 24, 2007
E siamo tutti qui a cercare di cantare braccobaldosciò!
Bene, signore e signori.
Come previsto bisognerà passare al piano B.
Ieri sera entro in cucina.
Lei si era appena prodigata nello sciacquare finocchi e nell'offrirli a me e alla sua nipotina estasiata.
Entro in cucina appunto.
Guardo casualmente ai piedi del lavandino e un groppo mi prende la gola. La cucina è letteralmente inondata d'acqua. Lei ha talmente con foga agito sul risciacquo finocchi, che l'acqua è finita dovunque. Mezzo centimetro almeno.
Allora cerco di stare calma.
Esco dalla cucina e glielo comunico.
Cioè io non so se vi rendete conto di come una come me ha potuto mantenere la calma in questo modo esemplare.
"Mamma, la cucina è piena d'acqua!"
"Fammi vedere" - dice camminando sulle acque.
Io ho voglia di piangere.
Mi precipito a prendere il mocho.
Lei me lo strappa di mano e dice ci penso io.
Passa lo straccio mentre io trattengo le lacrime e guardo da un'altra parte. Sarà ancora l'effetto degli ormoni, che vi devo dire.
Stamattina.
Si offre di pulire il bagno.
La istruisco a dovere su quali pezze e detersivi usare.
"Ah, ma come fai ad usare questa. Io non la sopporto."
"Eh, ma i tuoi guanti sono uno diverso dall'altro".
Com'è, come non è, pulisce il bagno.
"Ti lavo per terra?" - dice praticamente al mocho che avevo sapientemente appostato fuori della porta.
"Uh, te ne sarei grata" - faccio io tremebonda.
E comincia il vortice "La rapida".
Passa lo straccio in tutta casa. Però lei va dietro lo straccio.
Non ridete, vi prego.
Cioè mi spiego. Lei passa lo straccio e cammina subito sopra.
Io sono confinata davanti al PC. In questo stesso momento sto pensando se piangere o ridere.
Apprezzo lo sforzo.
Guardo controluce e le impronte sono dovunque.
Ma partorirò presto.
E qui lo giuro!
Come previsto bisognerà passare al piano B.
Ieri sera entro in cucina.
Lei si era appena prodigata nello sciacquare finocchi e nell'offrirli a me e alla sua nipotina estasiata.
Entro in cucina appunto.
Guardo casualmente ai piedi del lavandino e un groppo mi prende la gola. La cucina è letteralmente inondata d'acqua. Lei ha talmente con foga agito sul risciacquo finocchi, che l'acqua è finita dovunque. Mezzo centimetro almeno.
Allora cerco di stare calma.
Esco dalla cucina e glielo comunico.
Cioè io non so se vi rendete conto di come una come me ha potuto mantenere la calma in questo modo esemplare.
"Mamma, la cucina è piena d'acqua!"
"Fammi vedere" - dice camminando sulle acque.
Io ho voglia di piangere.
Mi precipito a prendere il mocho.
Lei me lo strappa di mano e dice ci penso io.
Passa lo straccio mentre io trattengo le lacrime e guardo da un'altra parte. Sarà ancora l'effetto degli ormoni, che vi devo dire.
Stamattina.
Si offre di pulire il bagno.
La istruisco a dovere su quali pezze e detersivi usare.
"Ah, ma come fai ad usare questa. Io non la sopporto."
"Eh, ma i tuoi guanti sono uno diverso dall'altro".
Com'è, come non è, pulisce il bagno.
"Ti lavo per terra?" - dice praticamente al mocho che avevo sapientemente appostato fuori della porta.
"Uh, te ne sarei grata" - faccio io tremebonda.
E comincia il vortice "La rapida".
Passa lo straccio in tutta casa. Però lei va dietro lo straccio.
Non ridete, vi prego.
Cioè mi spiego. Lei passa lo straccio e cammina subito sopra.
Io sono confinata davanti al PC. In questo stesso momento sto pensando se piangere o ridere.
Apprezzo lo sforzo.
Guardo controluce e le impronte sono dovunque.
Ma partorirò presto.
E qui lo giuro!
lunedì, aprile 23, 2007
E' tutto vero!
Queste sono alcune chicche dispensate dalla mia genitrice nel corso di un peraltro velocissmo pranzo:
"Certo però che questa verza è proprio tagliata male!" - riferendosi al mio impegno culinario di stamane, frutto di lunghissima preparazione tra lavaggio, condimento e riposo della summenzionata verdura. Quando dovrei stare a riposo assoluto.
"Buono questo arrostino" - portato e cucinato da lei. "Sono dovuta scendere dall'autobus e andarlo a comprare appena fatto dal macellaio".
Rigorosamente in quest'ordine:
Io: "Mamma non c'è acqua".
Mamma: "Mi posso lavare le mani?".
Io: "E' tornata l'acqua, vado a farmi la doccia!".
Mamma: "Non farti la doccia mentre sei a casa da sola. Può essere pericoloso."
Mamma: "Con quella pancia grossa che hai, la bambina non può essere piccola!"
Mamma, prima di procedere ad ulteriore sferruzzamento di pargoleschi completini di varie e amene taglie, di vari e ameni filati: "Aspetto di vederla questa bambina. Così mi farò un'idea più precisa".
Mamma, dopo che le ho messo "Incantesimo" in 16/9 che si vedeva che era una favola a tutto schermo gigante: "Non lo puoi rimettere come prima. E' troooppo grosso!".
Ecco, questa è tutta lei.
E questo è solo l'inizio della settimana!
"Certo però che questa verza è proprio tagliata male!" - riferendosi al mio impegno culinario di stamane, frutto di lunghissima preparazione tra lavaggio, condimento e riposo della summenzionata verdura. Quando dovrei stare a riposo assoluto.
"Buono questo arrostino" - portato e cucinato da lei. "Sono dovuta scendere dall'autobus e andarlo a comprare appena fatto dal macellaio".
Rigorosamente in quest'ordine:
Io: "Mamma non c'è acqua".
Mamma: "Mi posso lavare le mani?".
Io: "E' tornata l'acqua, vado a farmi la doccia!".
Mamma: "Non farti la doccia mentre sei a casa da sola. Può essere pericoloso."
Mamma: "Con quella pancia grossa che hai, la bambina non può essere piccola!"
Mamma, prima di procedere ad ulteriore sferruzzamento di pargoleschi completini di varie e amene taglie, di vari e ameni filati: "Aspetto di vederla questa bambina. Così mi farò un'idea più precisa".
Mamma, dopo che le ho messo "Incantesimo" in 16/9 che si vedeva che era una favola a tutto schermo gigante: "Non lo puoi rimettere come prima. E' troooppo grosso!".
Ecco, questa è tutta lei.
E questo è solo l'inizio della settimana!
Arresti domiciliari
Tutto qui.
A riposo fino a venerdì.
Poi vai in clinica. E ti faranno il tuo bel cesareo.
Meno male che c'è mio marito santo subito.
Oggi pomeriggio planerà anche la mamma tornado.
E si ricomincerà con i soliti meccanismi madre-figlia. Che rimangono anche quando diventi genitore.
Evviva il caffè a letto!
Meglio della colazione.
Meglio di un buon libro.
Meglio del grattino alla schiena che nessun uomo sa fare come si deve.
La mamma è sempre la mamma.
A riposo fino a venerdì.
Poi vai in clinica. E ti faranno il tuo bel cesareo.
Meno male che c'è mio marito santo subito.
Oggi pomeriggio planerà anche la mamma tornado.
E si ricomincerà con i soliti meccanismi madre-figlia. Che rimangono anche quando diventi genitore.
Evviva il caffè a letto!
Meglio della colazione.
Meglio di un buon libro.
Meglio del grattino alla schiena che nessun uomo sa fare come si deve.
La mamma è sempre la mamma.
mercoledì, aprile 18, 2007
Sull'utilizzo delle tasse
Io lo sapevo che finiva così.
Lo sapevo che noi donne laureate casalinghe che paghiamo l'ICI in un paesino del cazzo in provincia di Roma, che ci accingiamo ad aumentare il tasso italiano di natalità, a costo di enormi sacrifici, che contiamo gli euri per arrivare alla fine del mese e che siamo nel circolo vizioso del no baby sitter no lavoro, lo sapevo che non avevamo diritto alla scuola materna a tempo pieno per la nostra figlia primogenita.
Io lo sapevo che non serve a niente pagare le tasse.
Fa bene Previti a dichiararlo pubblicamente. Lui che ce li ha di sicuro i soldi per una baby sitter.
Se io smettessi di pagare l'ICI e l'immondizia, forse potrei mandare mia figlia allo Chateaubriand, nel cuore di Villa Borghese, ad imparare degnamente almeno la lingua francese ed emigrare al più presto in quel paese che a me ha insegnato tanto.
Se io continuo a pagare, invece, a cosa ho diritto?
Ho diritto a che qualcuno passi a prendere la mia spazzatura differenziata. E basta.
Quali sono i servizi che mi offre il mio comune?
Nulla. Zero carbonella. Non pulisce manco la mia strada, che pare sia una strada privata.
Almeno l'asilo a tempo pieno per mia figlia pensavo di meritarlo.
Ma pare che la scuola sia dell'obblico solo a partire dalle elementari.
E uno PRIMA che fa?
Smette per SEI anni di lavorare?
E se sì, ovviamente sono io che devo smettere di lavorare per sei anni.
E dopo, che cosa mi ritrovo?
Una figlia di 6 anni a scuola e una di tre ancora a casa, fino a che anch'ella compia 6 anni.
In tutto fa 9 anni.
Allora io smetterò di lavorare per 9 anni.
Diciamo che me ne restano 6.
Tra sei anni ne avrò 43.
Nessuno mi vorrà più.
Non sarò concorrenziale sul mercato.
Non sarò più aggiornata.
Il mio curriculum lo potrò buttare al cesso.
E tirare lo sciacquone.
Lo sapevo che noi donne laureate casalinghe che paghiamo l'ICI in un paesino del cazzo in provincia di Roma, che ci accingiamo ad aumentare il tasso italiano di natalità, a costo di enormi sacrifici, che contiamo gli euri per arrivare alla fine del mese e che siamo nel circolo vizioso del no baby sitter no lavoro, lo sapevo che non avevamo diritto alla scuola materna a tempo pieno per la nostra figlia primogenita.
Io lo sapevo che non serve a niente pagare le tasse.
Fa bene Previti a dichiararlo pubblicamente. Lui che ce li ha di sicuro i soldi per una baby sitter.
Se io smettessi di pagare l'ICI e l'immondizia, forse potrei mandare mia figlia allo Chateaubriand, nel cuore di Villa Borghese, ad imparare degnamente almeno la lingua francese ed emigrare al più presto in quel paese che a me ha insegnato tanto.
Se io continuo a pagare, invece, a cosa ho diritto?
Ho diritto a che qualcuno passi a prendere la mia spazzatura differenziata. E basta.
Quali sono i servizi che mi offre il mio comune?
Nulla. Zero carbonella. Non pulisce manco la mia strada, che pare sia una strada privata.
Almeno l'asilo a tempo pieno per mia figlia pensavo di meritarlo.
Ma pare che la scuola sia dell'obblico solo a partire dalle elementari.
E uno PRIMA che fa?
Smette per SEI anni di lavorare?
E se sì, ovviamente sono io che devo smettere di lavorare per sei anni.
E dopo, che cosa mi ritrovo?
Una figlia di 6 anni a scuola e una di tre ancora a casa, fino a che anch'ella compia 6 anni.
In tutto fa 9 anni.
Allora io smetterò di lavorare per 9 anni.
Diciamo che me ne restano 6.
Tra sei anni ne avrò 43.
Nessuno mi vorrà più.
Non sarò concorrenziale sul mercato.
Non sarò più aggiornata.
Il mio curriculum lo potrò buttare al cesso.
E tirare lo sciacquone.
martedì, aprile 17, 2007
Ho paura
Signore e signori, lo ammetto qui pubblicamente e senza tema di smentita.
Ho paura.
E di che, cielo! - direte voi.
Di che mai può aver paura questa ragazzona bella paffuta e rotonda, nel pieno della sua giòvinezza, con centinaia di centimetri a disposizione, ché alla dietologa non le basta più il metro da sarta per circondurla tutta?
Di che mai può aver paura questa casalinga modello, che non perde di polvere granello, che sta dietro al suo fornello per non scuocere il girello?
Di che mai può aver paura questa mamma tutta cure, bacetti e premure, la cena è pronta, mangia orsù un po' di prosciutto, preferisci le fragole o la pera?
Ho paura del doppio.
Ho paura di non riuscire a comportarmi correttamente con la mia seconda figlia.
Ma anche con la prima.
Ho paura di lasciarne una mentre l'altra piange.
Ho paura di scegliere e di non saper rinunciare.
Ho paura dell'anestesia.
Del testamento che non ho fatto.
Della firma che dovrò mettere in calce al foglio che esonera tutti dalle responsabilità.
Io non sono come un medico. A me nessuno mi esonererà più dalle mie responsabilità.
Ho paura delle ingiustizie.
Dei disequilibri.
Delle indecisioni.
Degli inevitabili errori.
Ho paura dei disaccordi con mio marito.
Di fronte ai figli un genitore non deve chiedere mai.
Ma noi siamo donne. E uomini.
E fatti di carne. E ossa. E cuore. E budella.
E io lo so che cadrò. Con la paura di non rialzarmi.
Cerca di non avere dubbi tu, che mi leggi!
Dimmi come si fa ad essere sempre all'altezza.
Dimmi come si fa a non dover chiedere mai niente a nessuno.
A non spezzare il mito che questi bimbi hanno di noi.
A non far loro del male.
Come si fa?
Ho paura.
E di che, cielo! - direte voi.
Di che mai può aver paura questa ragazzona bella paffuta e rotonda, nel pieno della sua giòvinezza, con centinaia di centimetri a disposizione, ché alla dietologa non le basta più il metro da sarta per circondurla tutta?
Di che mai può aver paura questa casalinga modello, che non perde di polvere granello, che sta dietro al suo fornello per non scuocere il girello?
Di che mai può aver paura questa mamma tutta cure, bacetti e premure, la cena è pronta, mangia orsù un po' di prosciutto, preferisci le fragole o la pera?
Ho paura del doppio.
Ho paura di non riuscire a comportarmi correttamente con la mia seconda figlia.
Ma anche con la prima.
Ho paura di lasciarne una mentre l'altra piange.
Ho paura di scegliere e di non saper rinunciare.
Ho paura dell'anestesia.
Del testamento che non ho fatto.
Della firma che dovrò mettere in calce al foglio che esonera tutti dalle responsabilità.
Io non sono come un medico. A me nessuno mi esonererà più dalle mie responsabilità.
Ho paura delle ingiustizie.
Dei disequilibri.
Delle indecisioni.
Degli inevitabili errori.
Ho paura dei disaccordi con mio marito.
Di fronte ai figli un genitore non deve chiedere mai.
Ma noi siamo donne. E uomini.
E fatti di carne. E ossa. E cuore. E budella.
E io lo so che cadrò. Con la paura di non rialzarmi.
Cerca di non avere dubbi tu, che mi leggi!
Dimmi come si fa ad essere sempre all'altezza.
Dimmi come si fa a non dover chiedere mai niente a nessuno.
A non spezzare il mito che questi bimbi hanno di noi.
A non far loro del male.
Come si fa?
lunedì, aprile 16, 2007
Notti magiche e ripensamenti
Stanotte e anche sabato notte volevo morire.
Ma per sul serio.
Mi sono detta, se muoio adesso, non farò un soldo di danno e non soffrirò più.
E la mia soglia del dolore è alta. Credo. O almeno così ho sempre pensato.
La pizza col lievito fatta in casa non la mangerò mai più. Da domani solo in pizzeria, e solo rigorosamente bassissima e croccante, come la fanno qui a Roma.
Giuro, inoltre, che masticherò ogni boccone almeno settanta volte, come faceva mia zia, magra come un chiodo.
Giuro che non mi strafogherò mai più di cornetti salati con formaggio e prosciutto alle feste dei bimbi. E di salatini e tramezzini e mignon e torte.
Giuro che proverò a non andarci nemmeno più, alle feste dei bimbi.
Ci manderò quel sant'uomo di mio marito, che non ha mai problemi digestivi, che riesce sempre a fermarsi al momento giusto e una fetta di dolce di 45° non gli scalfisce minimamente lo stomaco.
E quando torna a casa, dopo cotal magnata, ha anche il coraggio di ingerire una fetta di torta salata, anche vagamente rancida perché ricordo culinario pasquale.
E (tra parentesi) pesa sempre uguale.
Ma per sul serio.
Mi sono detta, se muoio adesso, non farò un soldo di danno e non soffrirò più.
E la mia soglia del dolore è alta. Credo. O almeno così ho sempre pensato.
La pizza col lievito fatta in casa non la mangerò mai più. Da domani solo in pizzeria, e solo rigorosamente bassissima e croccante, come la fanno qui a Roma.
Giuro, inoltre, che masticherò ogni boccone almeno settanta volte, come faceva mia zia, magra come un chiodo.
Giuro che non mi strafogherò mai più di cornetti salati con formaggio e prosciutto alle feste dei bimbi. E di salatini e tramezzini e mignon e torte.
Giuro che proverò a non andarci nemmeno più, alle feste dei bimbi.
Ci manderò quel sant'uomo di mio marito, che non ha mai problemi digestivi, che riesce sempre a fermarsi al momento giusto e una fetta di dolce di 45° non gli scalfisce minimamente lo stomaco.
E quando torna a casa, dopo cotal magnata, ha anche il coraggio di ingerire una fetta di torta salata, anche vagamente rancida perché ricordo culinario pasquale.
E (tra parentesi) pesa sempre uguale.
giovedì, aprile 12, 2007
Dopo di me, non rimarrà più nulla da mangiare
Mi sono un po' rotta di parlare sempre di pupi e menate gravidazionali.
Allora parliamo di cose serie.
L'avvocato scassamaroni c'ha il portafoglio d'oro.
A lei si rompe la moto e se la ricompra illico presto.
A me mi si muore la y10 e continuo ad usarla senza la terza almeno per andare a comprare il pane.
L'avvocato scassamaroni oggi ha fatto pasta e lenticchie.
Le succosissime lenticchie di Castelluccio. Quelle che costano un'oncia a bulbo.
Quelle che eh, signora mia, sono sempre una garanzia. E l'avvocato scassamaroni è in sé una garanzia.
E io me le so' strangugiate quasi come l'ovone.
Ecchédiamine, ieri pomeriggio mi sono ingollata un ottimo gelato pistacchio e banana. Tralasciamo spicciole analisi psicological-sessuali. Tenetevele per voi.
Oh, e se poi non bastasse, dopo che stamane una simpatica dottoressa mi ha staffilato la vena dell'interno gomito destro con la sua manina elefantiaca, mi sono introitata un cornetto e un cappuccino in un nanosecondo, seguiti da un etticello di bianca pizza di fornaio appena sfornata.
Un giorno tornerò come n(uova).
Un giorno i miei ormoni daranno il comando giusto al cervello attualmente scollegato.
E tutto sarà diverso.
Allora parliamo di cose serie.
L'avvocato scassamaroni c'ha il portafoglio d'oro.
A lei si rompe la moto e se la ricompra illico presto.
A me mi si muore la y10 e continuo ad usarla senza la terza almeno per andare a comprare il pane.
L'avvocato scassamaroni oggi ha fatto pasta e lenticchie.
Le succosissime lenticchie di Castelluccio. Quelle che costano un'oncia a bulbo.
Quelle che eh, signora mia, sono sempre una garanzia. E l'avvocato scassamaroni è in sé una garanzia.
E io me le so' strangugiate quasi come l'ovone.
Ecchédiamine, ieri pomeriggio mi sono ingollata un ottimo gelato pistacchio e banana. Tralasciamo spicciole analisi psicological-sessuali. Tenetevele per voi.
Oh, e se poi non bastasse, dopo che stamane una simpatica dottoressa mi ha staffilato la vena dell'interno gomito destro con la sua manina elefantiaca, mi sono introitata un cornetto e un cappuccino in un nanosecondo, seguiti da un etticello di bianca pizza di fornaio appena sfornata.
Un giorno tornerò come n(uova).
Un giorno i miei ormoni daranno il comando giusto al cervello attualmente scollegato.
E tutto sarà diverso.
martedì, aprile 10, 2007
Quel filo lungo lungo
Senti, dico, ma tu l'hai mai sentita quella del feto lungo 45 cm e che pesa un chilo e 600 gr?
Non sembra un mostro?
Un filo lungo lungo?
No, dico, ma ti rendi conto che pare che in pancia io abbia cotal mostriciattolo?
Cioè, ma tu, ecografista, non ti rendi conto, quando sortisci il tuo regolo, che le tue misurazioni sono acquoooose almeno quanto le tue parole??
Mi trattengo perché mi sono già sfogata.
Mi trattengo perché per ora sembra tutto sotto controllo.
Mi trattengo perché ecografista maggiormente esperta ha fatto valutazione ben più credibile.
O diciamo comunque che a me sembra più credibile qualcosa di 45 cm per 2kg450.
Per non saper né leggere né scrivere mi sono mangiata integralmente un ovone kinder da svariate centinaia di grammi. Seamus racconta tutto in maniera più credibile della mia.
Anche se l'ovo permane solo nel mio stomaco (e nelle mie cosce), quest'avventura l'abbiamo vissuta insieme.....
Non sembra un mostro?
Un filo lungo lungo?
No, dico, ma ti rendi conto che pare che in pancia io abbia cotal mostriciattolo?
Cioè, ma tu, ecografista, non ti rendi conto, quando sortisci il tuo regolo, che le tue misurazioni sono acquoooose almeno quanto le tue parole??
Mi trattengo perché mi sono già sfogata.
Mi trattengo perché per ora sembra tutto sotto controllo.
Mi trattengo perché ecografista maggiormente esperta ha fatto valutazione ben più credibile.
O diciamo comunque che a me sembra più credibile qualcosa di 45 cm per 2kg450.
Per non saper né leggere né scrivere mi sono mangiata integralmente un ovone kinder da svariate centinaia di grammi. Seamus racconta tutto in maniera più credibile della mia.
Anche se l'ovo permane solo nel mio stomaco (e nelle mie cosce), quest'avventura l'abbiamo vissuta insieme.....
martedì, aprile 03, 2007
La comprensione dello stato gassoso
Tanti cavoli.
Spuntano come funghi all'improvviso.
Un po' come quei porcini di sabato che mi si sono rinfacciati per tutta la notte. Ho sperimentato la comprensione dello stato gassoso.
Eppurtuttavia confermo la mia prestigiosa teoria del raviolo, col suo corollario:
Il piatto di ravioli ordinato al ristorante ne conterrà irrimediabilmente non più di cinque
Corollario: mai ordinare lo stesso piatto di un altro commensale. Esso arriverà sul desco dimezzato (il che, come potrete immaginare, per la proprietà transitiva, vale anche per i ravioli).
Certo c'è gente che al ristorante prende sempre la cosa giusta.
A mia figlia avanza sempre qualcosa nel piatto, qualcosa che assomiglia all'intero contenuto del piatto.
Popale, ad esempio, mangia anche il piatto, Lemoni lo divide, Labelladdormentata mangia solo roba di verdurine, Seamus mangia solo ravioli e dolci.
Io mangio tutto. Anche quello che non è nel mio piatto.
Quando ero molto giòvane, detestavo che mi si infilasse la forchetta nel piatto e non lo facevo nemmeno io. Hai presente quella storia degli assaggini, dài prendiamo tutti cose diverse che così ci assaggiamo a vicenda (inconfessato modo di sperimentare il sesso di gruppo)? Ora la mia forchetta infilzerebbe il piatto di chiunque. E ho finalmente capito che era solo un modo di sperimentare i gusti di chiunque.
Ma, tornando ai cavoli, mio marito li odia e io ne ho uno di riserva in frigo. Da cucinare quando lui non c'è.
Ma ora c'è spesso. Qualcuno ha scoperto che potrebbe avere tutta una serie di malattie e che per questo bisognerà spendere pacchi e pacchi di tempo e danaro. Fino a scoprire che un hombre de quaranta agnos sarebbe il caso che si controllasse ogni tanto anche se pensa di essere bello come eric clapton o come il sosia di adrian belew che in ufficio rimorchia basta che passi la chiavetta del caffè alle colleghe sbavanti ma potrebbe avere il terrore del camice bianco oppure semplicemente la paura di diventare bis-papà ma non devi avere paura amore pensa a me che c'ho una panza tanta che quasi rotolo anche se la simpatica belladdormentata dice che sono magra....
Peraltro, detesto le sdolcinatezze. Sono una persona concreta. Anche troppo.
Anche se la maternità ha probabilmente un po' smussato le asperità del mio carattere.
Per cui non dirò null'altro. Se non che vorrei che nel mio piatto ce ne fossero almeno dieci di ravioli.
P.S. per gente che non capisce le iperboli letterarie (seamus): Lo stato gassoso di cui sopra è relativo allo sprigionamento del fungo porcino, che probabilmente mescolato con succhi gastrici e anche altro fa l'effetto di uno choc e perciò canto cosìììììì, oh oh oh oh oh oh oh il mio bacioooooooooooo èèèèèèè cooooomeeeeeeeeeeeee un roooooooock!
Spuntano come funghi all'improvviso.
Un po' come quei porcini di sabato che mi si sono rinfacciati per tutta la notte. Ho sperimentato la comprensione dello stato gassoso.
Eppurtuttavia confermo la mia prestigiosa teoria del raviolo, col suo corollario:
Il piatto di ravioli ordinato al ristorante ne conterrà irrimediabilmente non più di cinque
Corollario: mai ordinare lo stesso piatto di un altro commensale. Esso arriverà sul desco dimezzato (il che, come potrete immaginare, per la proprietà transitiva, vale anche per i ravioli).
Certo c'è gente che al ristorante prende sempre la cosa giusta.
A mia figlia avanza sempre qualcosa nel piatto, qualcosa che assomiglia all'intero contenuto del piatto.
Popale, ad esempio, mangia anche il piatto, Lemoni lo divide, Labelladdormentata mangia solo roba di verdurine, Seamus mangia solo ravioli e dolci.
Io mangio tutto. Anche quello che non è nel mio piatto.
Quando ero molto giòvane, detestavo che mi si infilasse la forchetta nel piatto e non lo facevo nemmeno io. Hai presente quella storia degli assaggini, dài prendiamo tutti cose diverse che così ci assaggiamo a vicenda (inconfessato modo di sperimentare il sesso di gruppo)? Ora la mia forchetta infilzerebbe il piatto di chiunque. E ho finalmente capito che era solo un modo di sperimentare i gusti di chiunque.
Ma, tornando ai cavoli, mio marito li odia e io ne ho uno di riserva in frigo. Da cucinare quando lui non c'è.
Ma ora c'è spesso. Qualcuno ha scoperto che potrebbe avere tutta una serie di malattie e che per questo bisognerà spendere pacchi e pacchi di tempo e danaro. Fino a scoprire che un hombre de quaranta agnos sarebbe il caso che si controllasse ogni tanto anche se pensa di essere bello come eric clapton o come il sosia di adrian belew che in ufficio rimorchia basta che passi la chiavetta del caffè alle colleghe sbavanti ma potrebbe avere il terrore del camice bianco oppure semplicemente la paura di diventare bis-papà ma non devi avere paura amore pensa a me che c'ho una panza tanta che quasi rotolo anche se la simpatica belladdormentata dice che sono magra....
Peraltro, detesto le sdolcinatezze. Sono una persona concreta. Anche troppo.
Anche se la maternità ha probabilmente un po' smussato le asperità del mio carattere.
Per cui non dirò null'altro. Se non che vorrei che nel mio piatto ce ne fossero almeno dieci di ravioli.
P.S. per gente che non capisce le iperboli letterarie (seamus): Lo stato gassoso di cui sopra è relativo allo sprigionamento del fungo porcino, che probabilmente mescolato con succhi gastrici e anche altro fa l'effetto di uno choc e perciò canto cosìììììì, oh oh oh oh oh oh oh il mio bacioooooooooooo èèèèèèè cooooomeeeeeeeeeeeee un roooooooock!
giovedì, marzo 29, 2007
Son soddisfazioni
Certo certo.
La vita è bella.
Stai per partorire.
In fondo è andato tutto bene.
Ma chi glielo spiega che oggi il meccanico, oltre a metterci 45 minuti 45 a cambiare la lampadina dei fari della macchina del mio basito consorte, mi ha anche diagnosticato una malattia pressoché mortale della mia amata y 10? Questioni di cambio. Di cambio macchina - chioso io.
E come se non bastasse, mai hiusband si gratta da diversi giorni, è tutto pieno di bolle sotto le ascelle (si, lo so, la praivasi, ma chissene). E allora forse sono addirittura le processionarie che si sono infilate nel suo tessuto squamoso. Macché! Sarà l'allergia. Ieri sera non riuscivo nemmeno a vedergli l'ugola, tanto la sua lingua era gonfia. Mi ci son messa lì, con cucchiaio e torcia. Ma niente da fare. Un mistero.
E stanotte, sono beatamente rimasta sveglia per paura che si soffocasse. O anche che mia figlia si raffreddasse restando scoperta. E mi alzo di qui, e mi riallungo di là. Finché alle cinque incappo in rai news e in un impapiglionato giornalista sveglio come un picchio che dà lettura di tutti i quotidiani. Beh, son soddisfazioni.
E allora stamane - dopo il meccanico - siamo andati alla postazione del 118 del paesello. E c'era il medico che dormiva. E un portantino zelante che fumava alla finestra l'ha svegliato e il medico ha fatto spogliare mio marito nel corridoio e dire che la scena era grottesca è esprimersi finemente e mio marito non ha fatto una grinza con estrema grazia si è sfilato il maglione e la camicia che allora io ho dovuto chiedere al medico di chiudere la porta che dava verso l'esterno che se no questo pover'uomo non avrebbe mai conosciuto la sua novella figlia così tutto nudo verminaceo in mezzo alle correnti e comunque la gola sta bene e potrebbe essere una questione di allergia si imbottisca di cortisone io non ho mai visto un medico del 118 così coscienzioso siamo rimasti quasi quanto col meccanico a parlare nel corridoio e alla fine ci ha stretto la mano a tutti e due è arrivato anche ad ipotizzare che fosse un problema psicosomatico dovuto al (MIO) imminente parto ma che mi devo sentir dire che la polvere di calendula lenitiva del prurito sotto l'ascella non serve ad una benemerita quando ieri ho pure speso sette leuri sette per acquistarne un prezioso barattolino perché lui potesse avere un po' di sollievo e scopriamo anche sempre per merito dello zelante medico che il medico di base di mio marito, del quale non si hanno più tracce, era talmente vecchio che poteva essere anche morto nel frattempo e son soddisfazioni soprattutto quando uno ne avrebbe bisogno del medico di base ma meno male che c'è il presidio del 118 santo subito che ci rende fieri di pagare l'ici in questo piccolo comune romano. Ecco ho finito. Posso espirare.
La vita è bella.
Stai per partorire.
In fondo è andato tutto bene.
Ma chi glielo spiega che oggi il meccanico, oltre a metterci 45 minuti 45 a cambiare la lampadina dei fari della macchina del mio basito consorte, mi ha anche diagnosticato una malattia pressoché mortale della mia amata y 10? Questioni di cambio. Di cambio macchina - chioso io.
E come se non bastasse, mai hiusband si gratta da diversi giorni, è tutto pieno di bolle sotto le ascelle (si, lo so, la praivasi, ma chissene). E allora forse sono addirittura le processionarie che si sono infilate nel suo tessuto squamoso. Macché! Sarà l'allergia. Ieri sera non riuscivo nemmeno a vedergli l'ugola, tanto la sua lingua era gonfia. Mi ci son messa lì, con cucchiaio e torcia. Ma niente da fare. Un mistero.
E stanotte, sono beatamente rimasta sveglia per paura che si soffocasse. O anche che mia figlia si raffreddasse restando scoperta. E mi alzo di qui, e mi riallungo di là. Finché alle cinque incappo in rai news e in un impapiglionato giornalista sveglio come un picchio che dà lettura di tutti i quotidiani. Beh, son soddisfazioni.
E allora stamane - dopo il meccanico - siamo andati alla postazione del 118 del paesello. E c'era il medico che dormiva. E un portantino zelante che fumava alla finestra l'ha svegliato e il medico ha fatto spogliare mio marito nel corridoio e dire che la scena era grottesca è esprimersi finemente e mio marito non ha fatto una grinza con estrema grazia si è sfilato il maglione e la camicia che allora io ho dovuto chiedere al medico di chiudere la porta che dava verso l'esterno che se no questo pover'uomo non avrebbe mai conosciuto la sua novella figlia così tutto nudo verminaceo in mezzo alle correnti e comunque la gola sta bene e potrebbe essere una questione di allergia si imbottisca di cortisone io non ho mai visto un medico del 118 così coscienzioso siamo rimasti quasi quanto col meccanico a parlare nel corridoio e alla fine ci ha stretto la mano a tutti e due è arrivato anche ad ipotizzare che fosse un problema psicosomatico dovuto al (MIO) imminente parto ma che mi devo sentir dire che la polvere di calendula lenitiva del prurito sotto l'ascella non serve ad una benemerita quando ieri ho pure speso sette leuri sette per acquistarne un prezioso barattolino perché lui potesse avere un po' di sollievo e scopriamo anche sempre per merito dello zelante medico che il medico di base di mio marito, del quale non si hanno più tracce, era talmente vecchio che poteva essere anche morto nel frattempo e son soddisfazioni soprattutto quando uno ne avrebbe bisogno del medico di base ma meno male che c'è il presidio del 118 santo subito che ci rende fieri di pagare l'ici in questo piccolo comune romano. Ecco ho finito. Posso espirare.
mercoledì, marzo 28, 2007
Parigi
Partii, quel marzo del '99, lontano dalla mia città, dal mio amore fallito, dalla mia famiglia iperpresente. In cerca di cosa ancora non so. Ma in una splendida città che già conoscevo bene. Per abitare nel quartiere di Pennac, fare la spesa al mercato di boulevard de Belleville, ubriacarmi nei bar di Oberkampf, lavorare in uno di quei posti che oggi chiamano call center e che all'epoca era un efficientissimo "servizio clienti".
Parigi per me simboleggia la libertà.
Esplorazione d'innumerevoli possibilità.
Il misterioso panorama dell'orizzonte infinito.
A trent'anni sei giovane.
Pensi che invitare alla tua festa 50 amici sia un gran punto d'arrivo.
Pensi che lavorare 12 ore al giorno sia l'unica cosa che conta.
Pensi che sia indispensabile cominciare a comprare una valida crema antirughe.
Pensi che un uomo che ti fa credere che ti ama, non abbia bisogno di dirtelo.
E soprattutto pensi che quel momento magico durerà per sempre.
E poi non è tutto come sembra.
Ognuno va per la sua strada.
Anche se i ricordi non si cancellano.
Anche se le parole non si dimenticano.
Anche se i luoghi nella memoria non appassiscono.
Amici fondamentalmente per sempre. Anche se qualcuno non c'è più.
Ti ricordi C. di quella sera al London? Miravamo lo stesso uomo. Che ha scelto te.
Ti ricordi C. dell'impresa della regina delle torte rustiche? Mi hai insegnato tanto, per non pretendere niente in cambio.
Ti ricordi JF di quando mi hai mollata dentro un cinema scavalcando il sedile? E non ti ho inseguito.
Ti ricordi C. di quella notte di fine maggio quando non sei tornato a casa? E della corsa a 200 all'ora in moto verso Etretat?
Ti ricordi P. dei tuoi occhi umidi persi nel vuoto? Per me furono unici.
Mi ricordo B. dei tuoi azzurri occhi tristi che hai voluto portare via per sempre. Mi hai detto che ero per te come una sorella. E mi hai lasciato senza un addio.
Il mio addio a Parigi l'ho dato ancora una volta per amore.
Con l'aiuto di una malattia dalla quale mi sono ripresa per un pelo.
Ma c'è una parte del mio cuore qui t'appartiendra à jamais.
Parigi per me simboleggia la libertà.
Esplorazione d'innumerevoli possibilità.
Il misterioso panorama dell'orizzonte infinito.
A trent'anni sei giovane.
Pensi che invitare alla tua festa 50 amici sia un gran punto d'arrivo.
Pensi che lavorare 12 ore al giorno sia l'unica cosa che conta.
Pensi che sia indispensabile cominciare a comprare una valida crema antirughe.
Pensi che un uomo che ti fa credere che ti ama, non abbia bisogno di dirtelo.
E soprattutto pensi che quel momento magico durerà per sempre.
E poi non è tutto come sembra.
Ognuno va per la sua strada.
Anche se i ricordi non si cancellano.
Anche se le parole non si dimenticano.
Anche se i luoghi nella memoria non appassiscono.
Amici fondamentalmente per sempre. Anche se qualcuno non c'è più.
Ti ricordi C. di quella sera al London? Miravamo lo stesso uomo. Che ha scelto te.
Ti ricordi C. dell'impresa della regina delle torte rustiche? Mi hai insegnato tanto, per non pretendere niente in cambio.
Ti ricordi JF di quando mi hai mollata dentro un cinema scavalcando il sedile? E non ti ho inseguito.
Ti ricordi C. di quella notte di fine maggio quando non sei tornato a casa? E della corsa a 200 all'ora in moto verso Etretat?
Ti ricordi P. dei tuoi occhi umidi persi nel vuoto? Per me furono unici.
Mi ricordo B. dei tuoi azzurri occhi tristi che hai voluto portare via per sempre. Mi hai detto che ero per te come una sorella. E mi hai lasciato senza un addio.
Il mio addio a Parigi l'ho dato ancora una volta per amore.
Con l'aiuto di una malattia dalla quale mi sono ripresa per un pelo.
Ma c'è una parte del mio cuore qui t'appartiendra à jamais.
lunedì, marzo 26, 2007
A perenne memoria
Lo schizzo di apertura della bottiglia di Brachetto ha la stessa potenza di un' eiaculatio.
Peccato che si infranga impietosamente sul muro del mio salone.
Appena dipinto.
E sul golf di mia figlia.
Appena comprato.
La contrizione dell' amico ciccione (dài, non te la prendere, è il minimo sfogo da parte mia!!! E poi l'hai detto tu che viaggi sui 107 kg...) è pari solo al mio sollievo quando le macchie sul golfino vanno via dopo una bella strofinata col sapone.
Per amor di cronaca: il tappo si sfrange prima sulla parete, svaricellandola di spermatozoi rossi (sì, sì, le macchie sembrano veramente piccoli vermicoli spermatozoidali), sbalza poi sul soffitto, tingendolo d'irrimediabile rosso per atterrare infine gioiosamente sulla mia pancia.
Non riesco a capire come mai io sia macchiata di rosso persino dietro le spalle.
E non è sangue.
Non è pennarello lavabile di bimbo.
E' indelebile vino rosso.
A perenne memoria.
Peccato che si infranga impietosamente sul muro del mio salone.
Appena dipinto.
E sul golf di mia figlia.
Appena comprato.
La contrizione dell' amico ciccione (dài, non te la prendere, è il minimo sfogo da parte mia!!! E poi l'hai detto tu che viaggi sui 107 kg...) è pari solo al mio sollievo quando le macchie sul golfino vanno via dopo una bella strofinata col sapone.
Per amor di cronaca: il tappo si sfrange prima sulla parete, svaricellandola di spermatozoi rossi (sì, sì, le macchie sembrano veramente piccoli vermicoli spermatozoidali), sbalza poi sul soffitto, tingendolo d'irrimediabile rosso per atterrare infine gioiosamente sulla mia pancia.
Non riesco a capire come mai io sia macchiata di rosso persino dietro le spalle.
E non è sangue.
Non è pennarello lavabile di bimbo.
E' indelebile vino rosso.
A perenne memoria.
giovedì, marzo 22, 2007
Mia figlia
Mia figlia è ricciolina.
E allora tutti quando la vedono: "Uh che bei ricciolini".
Mia figlia ha bisogno di punti di riferimento.
E allora vai con le ripetizioni: tutti i nomi dei sette nani venti volte al giorno; il gioco dei contrari una decina di volte (e solo perché sono molti di più dei sette nani); e cosa hai fatto a scuola: "ho messo a posto". E io pago perché tu metta a posto?. "Ho fatto la ninna". Mmh che programma interessante questi asili nido. "Ho fatto la pappa". "Ma che brava e cosa hai mangiato?". "Pappa".
Mia figlia picchia duro.
Quando non è contenta giù pugni.
Quando è contenta giù bacetti.
Peccato che è contenta in maniera inversamente proporzionale alla mia, di contentezza.
Con lei è sempre tutto molto all'incontrario.
Mia figlia non parla ancora correttamente.
Risponde alle domande, ma difficilmente si lancia in frasi complesse.
Vorrebbe restare al telefono coi nonni per lunghissimi minuti, in silenzio. Con la cornetta appoggiata all'orecchio. Allora i nonni non capiscono che per farla parlare devono fare delle domande. E allora le domande le faccio io, e poi le ripetono i nonni e lei, se si sente, se le va, accenna ad un mugugno di risposta.
Mia figlia adora il padre.
E papi qui e papi lì.
E papi bello e mamma brutta.
Di notte si sveglia e chiama papi.
E il bagnetto solo con papi.
E la nanna solo con papi.
E io mi deprimo sempre di più.
E quasi meno male che non mangia con nessuno dei due. O meglio che mangia solo se ha voglia.
E allora faccio dei progetti per la bimba che verrà.
Penso che non rifarò gli stessi errori.
Se vuole mangiare, mangerà e io non la forzerò.
Poi mi dico che certi errori si possono fare anche per il troppo amore, per la paura che il proprio bambino soffra, che stia male.
E allora mi torna la certezza che di errori ne farò ancora tanti.
Con la figlia che ho e con quella che verrà.
E allora tutti quando la vedono: "Uh che bei ricciolini".
Mia figlia ha bisogno di punti di riferimento.
E allora vai con le ripetizioni: tutti i nomi dei sette nani venti volte al giorno; il gioco dei contrari una decina di volte (e solo perché sono molti di più dei sette nani); e cosa hai fatto a scuola: "ho messo a posto". E io pago perché tu metta a posto?. "Ho fatto la ninna". Mmh che programma interessante questi asili nido. "Ho fatto la pappa". "Ma che brava e cosa hai mangiato?". "Pappa".
Mia figlia picchia duro.
Quando non è contenta giù pugni.
Quando è contenta giù bacetti.
Peccato che è contenta in maniera inversamente proporzionale alla mia, di contentezza.
Con lei è sempre tutto molto all'incontrario.
Mia figlia non parla ancora correttamente.
Risponde alle domande, ma difficilmente si lancia in frasi complesse.
Vorrebbe restare al telefono coi nonni per lunghissimi minuti, in silenzio. Con la cornetta appoggiata all'orecchio. Allora i nonni non capiscono che per farla parlare devono fare delle domande. E allora le domande le faccio io, e poi le ripetono i nonni e lei, se si sente, se le va, accenna ad un mugugno di risposta.
Mia figlia adora il padre.
E papi qui e papi lì.
E papi bello e mamma brutta.
Di notte si sveglia e chiama papi.
E il bagnetto solo con papi.
E la nanna solo con papi.
E io mi deprimo sempre di più.
E quasi meno male che non mangia con nessuno dei due. O meglio che mangia solo se ha voglia.
E allora faccio dei progetti per la bimba che verrà.
Penso che non rifarò gli stessi errori.
Se vuole mangiare, mangerà e io non la forzerò.
Poi mi dico che certi errori si possono fare anche per il troppo amore, per la paura che il proprio bambino soffra, che stia male.
E allora mi torna la certezza che di errori ne farò ancora tanti.
Con la figlia che ho e con quella che verrà.
martedì, marzo 20, 2007
Fornitura a vita
E non è un eufemismo.
E con questo trucchetto vinse la scommessa più importante che un uomo goloso possa vincere.
Mia madre non è esattamente un'alice. E' sempre stata piuttosto corpulenta, anche se lei sostiene - e senza tema di smentita visto che né io né mia sorella c'eravamo - che quando era signorina era un figurino. Mah!
Però mia madre ha un pregio. Conosce i migliori pasticceri di Roma. Ma non "conosce" nel senso che ci va regolarmente a scofanarsi di dolci. No, lei li conosce nel senso che c'ha un rapporto d'amicizia, ci va a cena, ci fa cose insieme. Rapporti cultural-gastronomici, potremmo chiamarli.
Mio padre non era certo un amante del gioco d'azzardo. Ma era sicuramente un uomo sicuro di sé e delle sue conoscenze.
La questione si sviluppò con un'amica pasticcera di mia madre. Ella - beata incoscienza! - osò sostenere con mio padre l'esattezza della sua blanda versione di un versetto della Commedia. Il mio genitore, anche stupito da tanta temerarietà, sosteneva l'esattezza della sua.
Noi muti. Tipo "l'assemblea tace perplessa". E ancora più muti, quando la coraggiosa pasticcera scommise sull'esattezza della sua terzina.
E non scommise - chessò - cinquanta lirette, un tortellino sbruciacchiato, un caffè di seconda mano.
No. Lei scommise una FORNITURA DI BIGNE' DI SAN GIUSEPPE A VITA.
Per mio padre s'intende.
Non saprei dire cosa avrebbe dovuto fornire a vita mio padre se avesse perso. Ma ovviamente così non fu. Tanta di lei temerarietà non fu premiata. E la pasticcera, onorando il suo vitalizio, puntualmente ogni 19 marzo, faceva consegnare un mega vassoio di bigné e zeppole a casa nostra.
E non potrò mai dimenticare la faccia di mio padre ogni volta che li addentava con foga: "Lei ha sbagliato, e deve onorare il suo debito!". Gnam!
lunedì, marzo 19, 2007
Su come azzannare la pizza.
Tu stai lì, no.
Dopo le analisi del sangue, dopo i 70 euri di spesa settimanale trasportata con immane fatica al secondo piano senza ascensore, che ti pregusti quel quadratone di bella pizza romana infarcita di prosciutto cotto e cubetti di groviera olandese, che accuratamenti vorresti preparare e gustare, e al contempo pensi, mentre metti a posto la spesa, ecco, qui ci manca solo che telefoni qualcuno, in fondo è solo l'una e mezza, è solo l'ora di pranzo e ogni poveraccio ha diritto di mangiare ma anche di essere telefonato, chissà che anche oggi non tocchi ancora a me, speriamo di no perché io devo azzannare la pizza devo riempire il mio stomacone ché tanto sangue m'hanno preso e non è bastato il cornettazzo e il cappuccino di stamane a ripristinare l'equilibrio e poi con tutte quelle calorie che ho buttato via dimenando le mie chiappe sabato sera sulla pista da ballo c'ho pure diritto a sbranare un quadrato di pizza manco enorme che sarà 12x12 (l'unità di misura è aleatoria).
E mentre pensi in ordine sparso tutto questo ecco che - e non possiamo manco dire "inopinatamente" - suona quello stramaledetto aggeggio. Niente presentazione del numero niente presagi ma una sola inevitabile certezza. Solo lei può chiamare all'esatta ora di pranzo così come all'esatta ora di cena, proprio quando la tua acquolina ha raggiunto livelli indomabili. Solo lei ti conosce così bene da prevedere e stroncare ogni tua mossa. E' lei, la mamma. Quella a cui non si può sbattere il telefono in faccia perché sono due giorni che non ci sentiamo che poi perché secondo voi uno va ad abitare scientemente a 1400 chilometri di distanza se non per diradare questi pseudoappuntamenti telefonici? Io l'ho anche fatto, e anche per diversi anni. Pensavo di essere guarita e invece mi ritrovo con un pugno di mosche in mano e col telefono sempre in funzione. E allora cerchi di non spazientirti. Racconto con calma tutto il week end, nei minimi dettagli, perché così forse, senza domande superflue, ti lascerà prima in pace, e intanto chili di pizza ti scorrono davanti agli occhi, tutta quella pizza dal panettiere e tu con la tua sleppa davanti che non la puoi nemmeno mangiare perché al telefono si sentirebbe mentre fai i tuoi apprezzatissimi racconti chilometrici.
E a questo punto, un'idea: chiedere a lei come è andato il suo favoloso week-end!
Ebbene, funziona! Comincia a parlare e tu, con le poche forze rimaste, addenti il malloppo, senza che lei si accorga di nulla e sbrani quel quadratino, ché tale ti sembra ora, anche se ben rigofio d'ognibbene!
Lei non lo saprà mai. E la puoi sempre salutare ad un certo punto dicendo: "Ora ti lascio mamma ché vado a mangiare, sai ho fame......"
E tutto sembrerà incredibilmente naturale!
Dopo le analisi del sangue, dopo i 70 euri di spesa settimanale trasportata con immane fatica al secondo piano senza ascensore, che ti pregusti quel quadratone di bella pizza romana infarcita di prosciutto cotto e cubetti di groviera olandese, che accuratamenti vorresti preparare e gustare, e al contempo pensi, mentre metti a posto la spesa, ecco, qui ci manca solo che telefoni qualcuno, in fondo è solo l'una e mezza, è solo l'ora di pranzo e ogni poveraccio ha diritto di mangiare ma anche di essere telefonato, chissà che anche oggi non tocchi ancora a me, speriamo di no perché io devo azzannare la pizza devo riempire il mio stomacone ché tanto sangue m'hanno preso e non è bastato il cornettazzo e il cappuccino di stamane a ripristinare l'equilibrio e poi con tutte quelle calorie che ho buttato via dimenando le mie chiappe sabato sera sulla pista da ballo c'ho pure diritto a sbranare un quadrato di pizza manco enorme che sarà 12x12 (l'unità di misura è aleatoria).
E mentre pensi in ordine sparso tutto questo ecco che - e non possiamo manco dire "inopinatamente" - suona quello stramaledetto aggeggio. Niente presentazione del numero niente presagi ma una sola inevitabile certezza. Solo lei può chiamare all'esatta ora di pranzo così come all'esatta ora di cena, proprio quando la tua acquolina ha raggiunto livelli indomabili. Solo lei ti conosce così bene da prevedere e stroncare ogni tua mossa. E' lei, la mamma. Quella a cui non si può sbattere il telefono in faccia perché sono due giorni che non ci sentiamo che poi perché secondo voi uno va ad abitare scientemente a 1400 chilometri di distanza se non per diradare questi pseudoappuntamenti telefonici? Io l'ho anche fatto, e anche per diversi anni. Pensavo di essere guarita e invece mi ritrovo con un pugno di mosche in mano e col telefono sempre in funzione. E allora cerchi di non spazientirti. Racconto con calma tutto il week end, nei minimi dettagli, perché così forse, senza domande superflue, ti lascerà prima in pace, e intanto chili di pizza ti scorrono davanti agli occhi, tutta quella pizza dal panettiere e tu con la tua sleppa davanti che non la puoi nemmeno mangiare perché al telefono si sentirebbe mentre fai i tuoi apprezzatissimi racconti chilometrici.
E a questo punto, un'idea: chiedere a lei come è andato il suo favoloso week-end!
Ebbene, funziona! Comincia a parlare e tu, con le poche forze rimaste, addenti il malloppo, senza che lei si accorga di nulla e sbrani quel quadratino, ché tale ti sembra ora, anche se ben rigofio d'ognibbene!
Lei non lo saprà mai. E la puoi sempre salutare ad un certo punto dicendo: "Ora ti lascio mamma ché vado a mangiare, sai ho fame......"
E tutto sembrerà incredibilmente naturale!
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