Ora, sembra che io sia sempre qui a parlare di sfiga.
Ma vogliamo dire dello sciopero dei mezzi pubblici a Roma domani, il giorno in cui io ho fissato due visite da pediatri diversi nonché il primo té tra amiche da cinque mesi a questa parte e ovviamente mio marito deve prendere la macchina per andare a lavorare, ché se no come lo pago il tè?
Ma vogliamo dire della torta rustica che si brucia nel forno due minuti due dopo che l'ho guardata?
Ma vogliamo pure dire di mia figlia che si addormenta para para sul pavimento perché mi sono imposta di non forzarla ad andare a letto il pomeriggio?
E vogliamo pure aggiungere la stessa pupa che sporca il famigerato grembiulino nell'istante esatto in cui io premo il tasto della lavatrice mezza vuota?
A mitigare il tutto, però, ci si mette lo svezzamento della nuova nata.
Che pare essere estremamente vorace almeno rispetto alla prima.
Ma non mi preoccupo.
C'è sempre tempo perché le cose vadano peggio!
giovedì, settembre 27, 2007
mercoledì, settembre 26, 2007
Meringa smontata
C'è sempre un motivo per cui le cose succedono.
C'è sempre un motivo per cui si resta imbambolati alle 23h30 di fronte ad uno Jeremy Irons sfolgorante.
Lo ammetto.
Le mie fantasie erotiche comprendono senza dubbio una scampanellata fatta dal dito di Jeremy, vestito esattamente con la stessa martingala con cui si tromba (possiamo dire tromba?) la giovanissima Juliette Binoche, una volta entrato nel suo appartamento.
Ecco, peccato che da me non ci sia il citofono....
martedì, settembre 25, 2007
Prugne atomiche
Ieri al mercato ho comperato prugne rosse grosse come tette.
Ve lo giuro. Non credevo ai miei occhi.
Si presentavano proprio come tette. E giganti pure.
E io non ho saputo resistere alla fragranza. A quell'impercettibile tremolìo che mi solleticava.
E ancora una volta io, che in questo periodo ho un gran da fare con le tette, mi rendo sempre più conto di quanto sia perfetta la natura.
Dalle prugne, infatti, sebbene a forma di tette, non esce il latte!
La foto è di Deborah Brown Penrose
venerdì, settembre 21, 2007
A perenne MEMOria
MEMEnto mori!
Questo è il riassunto della mia vita.
E questo è il mio massimo sforzo.
E non passo il testimone perché sono sempre stata un'egoista.
Voglio tenere tutto per me.
Questo è il riassunto della mia vita.
E questo è il mio massimo sforzo.
E non passo il testimone perché sono sempre stata un'egoista.
Voglio tenere tutto per me.
mercoledì, settembre 19, 2007
Il terrore ha in mano uno strumentopolo
Immaginate una stanza buia.
Immaginate un orco con uno strumentopolo in mano animato da una flebile lucina.
Immaginate un caldo infernale.
Immaginate un'immagine di strani animali proiettata sul muro.
E poi, sinceramente però, immaginate di essere una tesorina di tre anni che si affaccia sul mondo, con una manciata di boccoli biondi, su un'adorabile faccetta, con in mano una gustosissima merendina.
Voi, se foste lei, con tutti gli sforzi di immedesimazione del caso, se foste lei appunto, vi fareste visitare dall'OCULISTA????????????????
Risposta esatta.
Immaginate un orco con uno strumentopolo in mano animato da una flebile lucina.
Immaginate un caldo infernale.
Immaginate un'immagine di strani animali proiettata sul muro.
E poi, sinceramente però, immaginate di essere una tesorina di tre anni che si affaccia sul mondo, con una manciata di boccoli biondi, su un'adorabile faccetta, con in mano una gustosissima merendina.
Voi, se foste lei, con tutti gli sforzi di immedesimazione del caso, se foste lei appunto, vi fareste visitare dall'OCULISTA????????????????
Risposta esatta.
martedì, settembre 18, 2007
Siamo tutti ragionieri
Chi può dire, in buona fede, di non avere il suo angoletto da ragioniere?
Non me ne voglia la categoria e non vuole essere niunamente un'offesa.
E' solo una constatazione, e più precisamente di una configurazione caratteriale che rispecchia certa precisione d'atti e ancor più d'animo.
E son sicura, altresì, che ogni ragioniere ha il suo angoletto di follia.
Come Belluca. Di pirandelliana memoria. Che trascrive trascrive trascrive fino a che ad un certo punto corre via. Dove non si sa. Perché anche lui un sogno nel cassetto ce l'aveva.
Non me ne voglia la categoria e non vuole essere niunamente un'offesa.
E' solo una constatazione, e più precisamente di una configurazione caratteriale che rispecchia certa precisione d'atti e ancor più d'animo.
E son sicura, altresì, che ogni ragioniere ha il suo angoletto di follia.
Come Belluca. Di pirandelliana memoria. Che trascrive trascrive trascrive fino a che ad un certo punto corre via. Dove non si sa. Perché anche lui un sogno nel cassetto ce l'aveva.
lunedì, settembre 17, 2007
I fatti degli immigrati
Oggi riunione per il famoso quanto fantomatico doposcuola per pupi fornito dal comune in cui risiedo.
Abbiamo assistito alla solita mascherata riunione di condominio.
Ma quel che è più imbarazzante è che una povera mamma rumena è stata pubblicamente derisa dall'impiegato comunale perché non aveva dato l'indirizzo giusto alla scuola. La voleva obbligare a dirlo davanti a tutti con minaccia di denuncia perché sembrava irregolare in Italia secondo la legge stacippa.
Però, però. C'è da dire che dopo essersi resi conto di cosa stava succedendo, perché ci vuole un po' per rendersi conto che un tizio vestito da pubblico ufficiale sta sbarellando, molti genitori sono intervenuti in difesa di quella poveraccia, che magari avrà pensato che in Italia è normale che qualcuno racconti i fatti degli immigrati in pubblico. Perché, parliamoci chiaramente, se fosse stata una mamma italiana il tizio vestito da pubblico ufficiale non si sarebbe mai permesso.
Abbiamo assistito alla solita mascherata riunione di condominio.
Ma quel che è più imbarazzante è che una povera mamma rumena è stata pubblicamente derisa dall'impiegato comunale perché non aveva dato l'indirizzo giusto alla scuola. La voleva obbligare a dirlo davanti a tutti con minaccia di denuncia perché sembrava irregolare in Italia secondo la legge stacippa.
Però, però. C'è da dire che dopo essersi resi conto di cosa stava succedendo, perché ci vuole un po' per rendersi conto che un tizio vestito da pubblico ufficiale sta sbarellando, molti genitori sono intervenuti in difesa di quella poveraccia, che magari avrà pensato che in Italia è normale che qualcuno racconti i fatti degli immigrati in pubblico. Perché, parliamoci chiaramente, se fosse stata una mamma italiana il tizio vestito da pubblico ufficiale non si sarebbe mai permesso.
Inquiete questioni
Mi domandavo se l'architetto d'interni ci capisse di pentole a pressione per cucinare alimenti così come l'architetto di costruzioni ci capisce di pannelli solari per cucinare umani.
Facciamoci del male
Io, seria: "Cugino, ti trovo dimagrito!"
La moglie di mio cugino, seria: "Non è dimagrito, è invecchiato!".
La moglie di mio cugino, seria: "Non è dimagrito, è invecchiato!".
mercoledì, settembre 12, 2007
Minuti in libertà
Ora che mia figlia fa pipì e cacca nel posto giusto, ora che abbiamo comperato il grembiulino che la segnerà per sempre come parte del mucchio, ora che ho fatto un passo indietro enorme rispetto a che cosa non è dato saperlo (e forse nemmeno a me...), ora che con mia madre il rapporto è a dir poco idilliaco e che non vedo l'ora di sentirla a telefono per raccontarle con fervore un'altra delle mie mirabolanti giornate, ora che mio marito si è privato della sua macchina per attraversare l'immensa (rispetto a che?) metropoli e raggiungere il suo posto di lavoro, ora che stiamo per avere l'ultima finestra nuova che ci consentirà di passare l'inverno al calduccio senza diseurarci eccessivamente per le spese del gas, ora che tutto, ma proprio tutto sembra essere sotto controllo, sono riuscita ad andare finalmente dal parrucchiere.
Ed ovviamente sono uscita fuori che era meglio che non c'andavo.
E poi no, il confronto con le capellone insoddisfatte è troppo frustrante.
E con le strafighe capellone insoddisfatte, poi, è ancora peggio.
Io, nella mia prima ora di libertà da miliardi di minuti a questa parte, mi sono sentita la solita merda secca. Ed in più ho sacrificato pure la mia chioma per una bellezza che nessuno specchio mi ha rimandato.
Ma perché dicono sempre che quando le donne sono depresse vanno dal parrucchiere per sentirsi meglio?
Comunque, ci tenevo particolarmente a lasciarvi con la definizione di massa che da' il buon David Grossman in un articolo pubblicato da Repubblica il 5 settembre 2007.
E' troppo pregna di significato per passare inosservata, anche per la mia allergia alle citazioni:
"Ho l'impressione che ci trasformiamo in "massa" nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettato da altri. Io mi trasformo in "massa" quando cesso di formulare con le mie parole compromessi e scelte morali che sono disposto a compiere".
Signori e signore, su questa frase c'è da meditare e anche parecchio. Cristallina nella sua lineare spiegazione.
E perché già dall'asilo i bambini devono portare i grembiulini tutti uguali?
Ed ovviamente sono uscita fuori che era meglio che non c'andavo.
E poi no, il confronto con le capellone insoddisfatte è troppo frustrante.
E con le strafighe capellone insoddisfatte, poi, è ancora peggio.
Io, nella mia prima ora di libertà da miliardi di minuti a questa parte, mi sono sentita la solita merda secca. Ed in più ho sacrificato pure la mia chioma per una bellezza che nessuno specchio mi ha rimandato.
Ma perché dicono sempre che quando le donne sono depresse vanno dal parrucchiere per sentirsi meglio?
Comunque, ci tenevo particolarmente a lasciarvi con la definizione di massa che da' il buon David Grossman in un articolo pubblicato da Repubblica il 5 settembre 2007.
E' troppo pregna di significato per passare inosservata, anche per la mia allergia alle citazioni:
"Ho l'impressione che ci trasformiamo in "massa" nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettato da altri. Io mi trasformo in "massa" quando cesso di formulare con le mie parole compromessi e scelte morali che sono disposto a compiere".
Signori e signore, su questa frase c'è da meditare e anche parecchio. Cristallina nella sua lineare spiegazione.
E perché già dall'asilo i bambini devono portare i grembiulini tutti uguali?
martedì, settembre 11, 2007
Coordinazione
Devo fare un passo indietro così lungo che saranno oscurati tutti i gamberi del mondo!
lunedì, settembre 10, 2007
Uso privato di mezzo pubblico
Oggi era il gran giorno.
L'inizio della vita in società.
Quello sancito ufficialmente dall'entrata all'asilo per la mia figlia più grande.
Levataccia alle 6.30 per andare alla "scuola dei grandi".
C'è una buona notizia: la maestra mi ha fatto un'ottima impressione. Molto new age, fautrice di esperienze tattili e teatrali. Ma vi saprò dire più in là. Sui genitori stendiamo un velo pietoso. Un po' fac-simil riunione di condominio. Io ero quella trasparente.
Epperò in tutto questo frangente mi sono scordata di fare gli auguri a mia sorella, l'avvocato scassamaroni. Che da vera signora qual è non se n'è nemmeno lamentata.
Solo dopo che ci avevano sbattuto fuori dalla classe per lasciar piangere in pace i nostri figli, lei mi ha sussurrato: "tanti auguri, eh".
E anche lì ho impiegato diversi secondi per focalizzare....
Tanti auguri vecchia ragana! (dove "ragana" sta per ranocchia e non è "ragazza scritto male!).
L'inizio della vita in società.
Quello sancito ufficialmente dall'entrata all'asilo per la mia figlia più grande.
Levataccia alle 6.30 per andare alla "scuola dei grandi".
C'è una buona notizia: la maestra mi ha fatto un'ottima impressione. Molto new age, fautrice di esperienze tattili e teatrali. Ma vi saprò dire più in là. Sui genitori stendiamo un velo pietoso. Un po' fac-simil riunione di condominio. Io ero quella trasparente.
Epperò in tutto questo frangente mi sono scordata di fare gli auguri a mia sorella, l'avvocato scassamaroni. Che da vera signora qual è non se n'è nemmeno lamentata.
Solo dopo che ci avevano sbattuto fuori dalla classe per lasciar piangere in pace i nostri figli, lei mi ha sussurrato: "tanti auguri, eh".
E anche lì ho impiegato diversi secondi per focalizzare....
Tanti auguri vecchia ragana! (dove "ragana" sta per ranocchia e non è "ragazza scritto male!).
venerdì, settembre 07, 2007
Senza parole
Il tg 1 ha deciso di commemorare insieme big luciano e big gigi.
Giorgino ha dedicato a loro un interessantissimo servizio: Gigi Sabani che faceva l'imitazione di Pavarotti.
La fantascienza non si è spinta mai così oltre.
Giorgino ha dedicato a loro un interessantissimo servizio: Gigi Sabani che faceva l'imitazione di Pavarotti.
La fantascienza non si è spinta mai così oltre.
giovedì, settembre 06, 2007
Considerazioni sbiadite
Ognuno è chiamato in un momento della sua esistenza a fare qualcosa di grande per sé e per gli altri.
Ognuno ha la sua parte di responsabilità.
Peccato che spesso quell'attimo svanisca in uno sbiadito ricordo e con la stessa rapidità con la quale digeriamo un piatto di carboidrati.
Ognuno ha la sua parte di responsabilità.
Peccato che spesso quell'attimo svanisca in uno sbiadito ricordo e con la stessa rapidità con la quale digeriamo un piatto di carboidrati.
martedì, settembre 04, 2007
Caccia all'errore
Ecco, non è che io voglia in qualche surrettizio modo lamentarmi di non avere tempo perché comunque avere due figli è stata una scelta mia e non posso incolpare nessuno se mia figlia a tre anni non è ancora completamente indipendente se non si addormenta da sola se mangia solo quando lo ritiene fisiologicamente necessario se sveglia regolarmente la neonata non appena ella si addormenta così come non posso incolpare nessuno se non ho nemmeno il tempo di farmi la doccia e lo devo ritagliare tra un pannolino e una minestrina se ho una pila di panni da stirare che non accenna a muoversi se continuo a non avere un mezzo di locomozione alternativo alla defunta y 10 se la mia laurea giace in un cassetto impolverato e oggi ho anche scoperto che esiste la laurea breve in antropologia dopo che io mi sono fatta un culo così per cinque stramaledetti lunghi anni e infatti s'è visto il risultato ché tanto è finita in un cassetto però posso sempre dire che il mio titolo di studio è la laurea - uh che fortuna! - e infatti al centro per l'impiego mi hanno chiaramente detto che mi ci posso nettare le terga con quel pezzo di carta bisunto visto che non interessa niente a nessuno ma tutto sommato potrei anche mentire e dire che sono laureata in economia e commercio e andare a fare il broker alla ricerca della felicità procuratami dai verdi bigliettoni (perché, ditemi, chi non è felice con tanti soldi?) oppure in quell'altra stramaledetta scienza delle comunicazioni che fa tanto scic e andare a frequentare gli ambienti più fesciòn che ci siano mollando la poppante ad una bebisitter ben pagata e se possibile più di me per ritrovarmela svezzata a diciotto anni.
Non ho lo stramaledetto controllo del tempo. Ma questo tempo passa anche senza passaggio a livello. Ed io aspetto che passi.
Questa era la versione pessimistica.
Quella ottimistica è:
sono strafelice di fare la mamma a tempo pieno sono anche dimagrita sette chili adoro mangiare frutta e verdura antiossidanti cosicché la mia forma fisica si mantenga smagliante per quel figaccione di mio marito e per dare il buon esempio alle mie figlie ché crescano belle e di sani principi.
Caccia all'errore.
Non ho lo stramaledetto controllo del tempo. Ma questo tempo passa anche senza passaggio a livello. Ed io aspetto che passi.
Questa era la versione pessimistica.
Quella ottimistica è:
sono strafelice di fare la mamma a tempo pieno sono anche dimagrita sette chili adoro mangiare frutta e verdura antiossidanti cosicché la mia forma fisica si mantenga smagliante per quel figaccione di mio marito e per dare il buon esempio alle mie figlie ché crescano belle e di sani principi.
Caccia all'errore.
domenica, settembre 02, 2007
La bomba
venerdì, agosto 31, 2007
Lezioni di vita
Devo trovare un regalo da fare a mia figlia.
Il padre gliel'ha promesso se faceva la cacca nel water.
Ha fatto la cacca nel water.
Ogni promessa è debito.
Ai bambini si insegna così a non mentire.
Il padre gliel'ha promesso se faceva la cacca nel water.
Ha fatto la cacca nel water.
Ogni promessa è debito.
Ai bambini si insegna così a non mentire.
giovedì, agosto 30, 2007
I'm coming back
Tutti abbiamo bisogno di essere al centro dell'attenzione di qualcuno.
E parimenti abbiamo bisogno dell'approvazione delle persone cui vogliamo bene.
Ognuno è star a suo modo.
A tutte le età.
Così va la vita.
Da questa riflessione si capisce come le mie vacanze siano andate benissimo.
Sfido chiunque a smentirmi.
Come fanno a non andare bene delle vacanze in cui c'è un cognato che sparecchia la tavola più veloce di nembo kid; una madre che fa la spesa, cucina e fa baby sitter alle pupe lasciando dietro di sé una scia di caramelle e zuccheri vari; una sorella che arriva alla lavatrice sempre quei trenta secondi prima di te; un nipotino adorabile che si sveglia alle 6h30 per la maggior parte dei giorni della settimana e teneramente sente il bisogno di comunicarlo al mondo intero; una figlia che compie per la prima volta tre anni e non ringrazia nessuno dei copiosi regali ricevuti distruggendoli poi sistematicamente; una poppante dolce e silenziosa nel suo cantuccio che non proferisce verbo se non per mangiare e dulcis in fundo un marito premuroso che rientra tutte le sere dal lavoro fresco come una rosa e non pago della leggera giornata alle spalle mi invita regolarmente a fare una passeggiata post prandiale di chilometri, visto che io non sono stanca per nulla.
Ma siccome tutti abbiamo bisogno dell'approvazione delle persone cui vogliamo bene - ed ovviamente anch'io -, e che queste persone in fondo sono poche rispetto ai miliardi di esseri umani là fuori, ci lasciamo trasportare dall'immenso affetto che ci circonda passando sopra a quisquilie che ci rivoltano lo stomaco in nome del quieto vivere e della conciliazione.
Non è una svolta buonista la mia.
Chi mi legge saprà cogliere le sfumature.
Chi non mi legge ciccia.
E sto anche meditando di cambiare il nome del mio blog.
Fa tanto star.
I love you all.
mercoledì, luglio 04, 2007
Invidia
A sentire gli amici di vecchia data, quelli che t'hanno vista crescere (anche troppo!), t'hanno sopportata per anni, che conoscono tutte le sfumature del tuo lunatico carattere, che ti seguono perché ti amano anche se non ti sopportano, che puoi chiamare alle 3 di notte perché alla peggio ti dicono che stavano dormendo, a sentire quegli amici, insomma, il mio blog ha due difetti fondamentali: parlo troppo bene di mio marito e parlo troppo delle mie figlie.
Bene.
Con questo post intendo sovvertire la loro impressione. Tanto qualsiasi cosa io dica so che a loro andrà bene. Perché sono peggio dei miei più affezionati lettori. Consenzienti a tutto. Ma io li fregherò!
Mio marito ieri è stato al concerto di Peter Gabriel.
Lo odio. Avrei voluto andarci io.
E che lui restasse a casa a sopportare una figlia isterica che chiedeva di lui e allattare un'altra che non si saziava mai.
Lo odio e con lui odio tutti i maschi che non hanno le tette (casomai ce ne fossero che le hanno).
E lo odio anche perché dopo il concerto si è fermato a farsi una birretta con gli amici. Quella birretta che avrei voluto farmi io. Per rinfrescarmi le meningi.
E lo odio anche perché lui ha un lavoro dopo il quale poter andare al concerto di Peter Gabriel.
E lo odio anche perché esistono i cellulari. E ha avuto anche il coraggio di farmi vedere le foto scattate con l'arnese durante il concerto. E come se non bastasse ha fatto anche il filmino: "E qui è l'inizio e qui c'è lui che salta di qua, e peccato che ormai c'ha una certa età e non attaversa più il palco a grandi falcate e certo che non si capisce perché si tenga quella Melanie come corista", senza dubbio è perché è sua figlia - ribatto io, che vorrei essere nata da una costola di Peter.
Parlo per invidia ovviamente. Ma che si capisca una volta per tutte che mio marito non è uno stinco di santo, che è un uomo come tanti altri, e che per il super mega concertone visto almeno altre quattro volte è capace di abbandonare la giovane (!) moglie al suo tristo destino.
E quanto alle mie figlie, argomento chiuso!
E in questo post è consentito l'insulto libero.
Bene.
Con questo post intendo sovvertire la loro impressione. Tanto qualsiasi cosa io dica so che a loro andrà bene. Perché sono peggio dei miei più affezionati lettori. Consenzienti a tutto. Ma io li fregherò!
Mio marito ieri è stato al concerto di Peter Gabriel.
Lo odio. Avrei voluto andarci io.
E che lui restasse a casa a sopportare una figlia isterica che chiedeva di lui e allattare un'altra che non si saziava mai.
Lo odio e con lui odio tutti i maschi che non hanno le tette (casomai ce ne fossero che le hanno).
E lo odio anche perché dopo il concerto si è fermato a farsi una birretta con gli amici. Quella birretta che avrei voluto farmi io. Per rinfrescarmi le meningi.
E lo odio anche perché lui ha un lavoro dopo il quale poter andare al concerto di Peter Gabriel.
E lo odio anche perché esistono i cellulari. E ha avuto anche il coraggio di farmi vedere le foto scattate con l'arnese durante il concerto. E come se non bastasse ha fatto anche il filmino: "E qui è l'inizio e qui c'è lui che salta di qua, e peccato che ormai c'ha una certa età e non attaversa più il palco a grandi falcate e certo che non si capisce perché si tenga quella Melanie come corista", senza dubbio è perché è sua figlia - ribatto io, che vorrei essere nata da una costola di Peter.
Parlo per invidia ovviamente. Ma che si capisca una volta per tutte che mio marito non è uno stinco di santo, che è un uomo come tanti altri, e che per il super mega concertone visto almeno altre quattro volte è capace di abbandonare la giovane (!) moglie al suo tristo destino.
E quanto alle mie figlie, argomento chiuso!
E in questo post è consentito l'insulto libero.
martedì, luglio 03, 2007
E' sempre una questione di tuorli
Si parlava dunque di sfiga.
Abbiamo i seguenti elementi:
- Casa al mare, dove si passeranno lunghissime vacanze gratis.
- Macchina regalata in arrivo per raggiungere la suddetta casa al mare e utilizzarla per gli spostamenti con le bambine.
- Mio marito che andrà al concerto di Peter Gabriel e in cambio mi regala tre serate libere (senza data di scadenza = non le sfrutterò mai. Ma questa è un'altra storia).
Come potrete notare, non corrispondono propriamente a sfiga. Anzi.
Schekerati a dovere potrebbero anche offrire ottimi momenti di svago.
Ma c'è un ma.
Lo schekeramento può produrre anche danni irreparabili.
Far venire a galla l'imponderabile.
Far andare a male la maionese.
E come volevasi dimostrare, è sempre una questione di tuorli.
Come lo chiamate voi un fermo amministrativo per la macchina regalata in questione, dovuto a multe mai pagate?
lunedì, luglio 02, 2007
Occhiali postmoderni
giovedì, giugno 28, 2007
Mai husband foll in lave
Mai simpatic hiusband ieri sera facendo zapping da una catastrofe naturale ad una mostruosa betty, incappa accidentalmente su un numero di circonvoluzioni acrobatico-contorsionistiche di femmine simil-lesbo, che mi costringe a sbirciare.
Ora, io non conosco le fantasie erotiche di voialtri.
Certo so che lui sbava su queste contorsioniste slegacciate che strombazzano a tutti i venti che loro riescono a mordersi le unghie dei piedi col mento.
E' chiaro che io non sono nemmeno in concorso.
Con i miei prosciutti e la mia pancia indolenzita post partum.
E quelle roteano, si dimenano, non un filo di grasso fuori posto, con due stelline a coprire i minuscoli capezzoli....
E io, incapace anche di flettermi a gambe tese, con dei seni lattiginosi che invadono quasi l'atmosfera, come posso competere?
Ma lo chiedo a voi, maschi in calore estivo: che cosa hanno - di grazia! - loro più di me che già sono così tanta, così piena, così invadente?
martedì, giugno 26, 2007
Una bella giornata
Ogni tanto la fortuna gira bene.
Anche per chi, come me, è dotato di un inguaribile pessimismo.
Tutto si illumina di luce diversa.
Le cose difficili sembrano a portata di mano.
Avrò il coraggio di togliermi la palandrana sulla spiaggia.
In fondo quante quasi quarantenni con due figli hanno la mia prestanza fisica?
Forse la mitica y10 prenderà la strada per lo sfasciacarrozze.
Ho avuto un regalo.
Un'erede sta per entrare nella mia vita.
La coccolerò come se l'avessi fatta io.
E lei mi porterà lontano.
E non m'importa niente se ho zero sul conto, se non ho un lavoro, se mi hanno sospeso la disoccupazione per darmi la maternità che non arriva, se non avrò mai la pensione.
Tutto questo oggi non importa.
Perché oggi è una bella giornata.
Anche per chi, come me, è dotato di un inguaribile pessimismo.
Tutto si illumina di luce diversa.
Le cose difficili sembrano a portata di mano.
Avrò il coraggio di togliermi la palandrana sulla spiaggia.
In fondo quante quasi quarantenni con due figli hanno la mia prestanza fisica?
Forse la mitica y10 prenderà la strada per lo sfasciacarrozze.
Ho avuto un regalo.
Un'erede sta per entrare nella mia vita.
La coccolerò come se l'avessi fatta io.
E lei mi porterà lontano.
E non m'importa niente se ho zero sul conto, se non ho un lavoro, se mi hanno sospeso la disoccupazione per darmi la maternità che non arriva, se non avrò mai la pensione.
Tutto questo oggi non importa.
Perché oggi è una bella giornata.
giovedì, giugno 21, 2007
I bimbi sfigati
Oggi riunione con i genitori dei bimbi sfigati. Quelli che sono stati rifiutati alla materna a tempo pieno e saranno presi solo per mezza giornata.
La simpatica preside annuncia un rutilante pacchetto di attività formative per i pupi, che però il comune non può permettersi di pagare e ci annuncia che grossomodo la cifra per tenerli a scuola anche il pomeriggio si aggirerà intorno ai 130 euro mensili cadacranio. E già questo basta per metterci tutti ko.
Come se non bastasse, si attivano tutte - e dico tutte nessuna esclusa-, le dinamiche della ben nota assemblea di condominio, dove nessuno ha un'opinione su niente, ma tutti vogliono avere ragione su tutto. Stendiamo un velo pietoso sui prossimi quindici anni di riunioni con i genitori.....
La simpatica preside annuncia un rutilante pacchetto di attività formative per i pupi, che però il comune non può permettersi di pagare e ci annuncia che grossomodo la cifra per tenerli a scuola anche il pomeriggio si aggirerà intorno ai 130 euro mensili cadacranio. E già questo basta per metterci tutti ko.
Come se non bastasse, si attivano tutte - e dico tutte nessuna esclusa-, le dinamiche della ben nota assemblea di condominio, dove nessuno ha un'opinione su niente, ma tutti vogliono avere ragione su tutto. Stendiamo un velo pietoso sui prossimi quindici anni di riunioni con i genitori.....
mercoledì, giugno 20, 2007
Vorrei avere un trespolo anch'io
Adesso Fassino candida Veltroni alla segreteria del PD.
Rutelli non si candida ancora. Ma prevedo che lo farà. Tanto per incasinare la situazione.
D'alema monopolizza Ballarò dicendo che non c'è niente da dire sulle sue intercettazioni. E zittisce Belpietro, detto scucchionibus per via del suo antipatico cavo orale. Che però lo zittisce a sua volta. Quello non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, con quel velenoso sorrisetto.
E dulcis in fundo, la simpatica casa delle libertà decide di "salire al colle". E perché, di grazia?
Qualcuno di loro conosce la costituzione italiana?
Pensano di essere in una repubblica presidenziale?
Qui mica siamo in Francia. Il presidente della repubblica non può mica sciogliere il parlamento a suo piacimento!
E chi c'è nella delegazione?
Rotondi (ma chi diavolo è costui che sta dovunque come il prezzemolo e che i giornalisti sono costretti intervistare inutilmente ogni volta per rispettare le regole di par condicio).
Berlusconi, che doveva salire al colle (come gli piace dire) già una settimana fa e che non l'ha fatto perché i giornalisti della rai erano in sciopero e non avrebbero potuto presenziare in massa al suo sciò.
Maroni, che sicuramente si aggiunge al novero degli scucchionibus e che per l'occasione ha fatto una visitina al suo ottico di fiducia.
E forse, ma ancora solo forse, Fini. Dipenderà se Berlusca gli offre o no il pranzo.
Quest'Italia sembra sempre più un circo a due piste, dove gli spettatori non sanno dove guardare il miglior equilibrista. A turno tutti osano qualcosa di sconvolgente oppure si tengono stretti stretti al trespolo.
lunedì, giugno 18, 2007
Lotta per la sopravvivenza
Ho notato in voi lettori una certa predilezione per letture che sfruttano le disgrazie ma anche le grazie di personaggi vip, più che le mie sfighe personali.
E allora continuerò con un altro capitolo della saga della famigliola felice. Tanto per deliziarvi.
Esterno giorno assolato. Mare.
Siamo partiti per un week end al mare, dopo diverse ore di preparativi, nelle quali la mia figlia maggiore ci ha dilettato con il primo, lunghissimo, capitolo del capriccio libero.
Come si argina il capriccio?
Come si reagisce in maniera costruttiva senza per questo cedere?
Non c'è nessun maledetto manuale che spieghi decentemente qualcosa in proposito. Nessuna tassonomica casistica raccolta da qualche diligente psicologo.
Dobbiamo inventarci tutto noi poveri genitori.
E soprattutto non dobbiamo piangere e disperarci, come invece spesso ci andrebbe di fare.
Molti dicono che non bisogna cedere.
Ma, se la controparte è più testarda di te, succede il diavolo a quattro.
Se io non cedo, decido allora di mettere mia figlia in punizione. Che si risolve con un "In punizione e pensa a quello che hai fatto" (ho sentito dire così all'asilo e sembra che funzioni...almeno lì).
Il problema è che lei comincia a piangere così forte che stacca le orecchie a chiunque si trovi a meno di venti metri da lei. E se questa medesima scena avviene, chessò, in una pizzeria o sulla spiaggia, ti attiri immediatamente gli sguardi di rimprovero degli astanti. E soprattutto il pianto isterico rompe loro pesantemente le scatole.
Cioè voglio dire, io non posso mica imporre il mio metodo educativo a venti persone in vacanza che vanno al ristorante per rilassarsi, come del resto ho fatto mille volte io in tempi non sospetti e odiando i ragazzini urlanti. Pare che si debba lascirli urlare fino a che si stufano e obbediscono...o fino a che si sfiatano e muoiono - dico io.
Che cosa posso fare io se mia figlia, dalla mattina alla sera, mangia una tazza di latte e cinque ciliegie? A chiunque si stringerebbe il cuore se anche la sera a cena non mangia niente.
E' giusto punirla per questo? Urla "pizza pizza" e poi quando la pizza arriva ne mangia un pezzettino e poi basta. E non c'è verso o moina per farla mangiare. Credo anche che lei abbia capito che questo è il punto debole di noi genitori e lo faccia anche apposta. Ma poi mi dico: ma non avrà fame? Come fa a resistere senza mangiare niente?
Di una cosa sola resto sicura, e cioè che non bisogna passare da un'offerta all'altra. Se c'è la pizza si mangia la pizza e non il prosciutto o la pasta o il latte.
E' così complicato, però, decidere cosa è meglio fare....
E allora continuerò con un altro capitolo della saga della famigliola felice. Tanto per deliziarvi.
Esterno giorno assolato. Mare.
Siamo partiti per un week end al mare, dopo diverse ore di preparativi, nelle quali la mia figlia maggiore ci ha dilettato con il primo, lunghissimo, capitolo del capriccio libero.
Come si argina il capriccio?
Come si reagisce in maniera costruttiva senza per questo cedere?
Non c'è nessun maledetto manuale che spieghi decentemente qualcosa in proposito. Nessuna tassonomica casistica raccolta da qualche diligente psicologo.
Dobbiamo inventarci tutto noi poveri genitori.
E soprattutto non dobbiamo piangere e disperarci, come invece spesso ci andrebbe di fare.
Molti dicono che non bisogna cedere.
Ma, se la controparte è più testarda di te, succede il diavolo a quattro.
Se io non cedo, decido allora di mettere mia figlia in punizione. Che si risolve con un "In punizione e pensa a quello che hai fatto" (ho sentito dire così all'asilo e sembra che funzioni...almeno lì).
Il problema è che lei comincia a piangere così forte che stacca le orecchie a chiunque si trovi a meno di venti metri da lei. E se questa medesima scena avviene, chessò, in una pizzeria o sulla spiaggia, ti attiri immediatamente gli sguardi di rimprovero degli astanti. E soprattutto il pianto isterico rompe loro pesantemente le scatole.
Cioè voglio dire, io non posso mica imporre il mio metodo educativo a venti persone in vacanza che vanno al ristorante per rilassarsi, come del resto ho fatto mille volte io in tempi non sospetti e odiando i ragazzini urlanti. Pare che si debba lascirli urlare fino a che si stufano e obbediscono...o fino a che si sfiatano e muoiono - dico io.
Che cosa posso fare io se mia figlia, dalla mattina alla sera, mangia una tazza di latte e cinque ciliegie? A chiunque si stringerebbe il cuore se anche la sera a cena non mangia niente.
E' giusto punirla per questo? Urla "pizza pizza" e poi quando la pizza arriva ne mangia un pezzettino e poi basta. E non c'è verso o moina per farla mangiare. Credo anche che lei abbia capito che questo è il punto debole di noi genitori e lo faccia anche apposta. Ma poi mi dico: ma non avrà fame? Come fa a resistere senza mangiare niente?
Di una cosa sola resto sicura, e cioè che non bisogna passare da un'offerta all'altra. Se c'è la pizza si mangia la pizza e non il prosciutto o la pasta o il latte.
E' così complicato, però, decidere cosa è meglio fare....
venerdì, giugno 15, 2007
giovedì, giugno 14, 2007
Sconti per voraci lettori
Se avete voglia di leggere, se vi mancano quattro o cinque volumi per terminare l'opera omnia di Dosto o quella di Welsh, se vi mancano quei quattro soldi per raggiungere il totale e soprattutto se abitate a Roma e dintorni:
15, 16 e 17 giugno
Le librerie Arion fanno uno sconto del 25% (avete letto bene!) cioè di un quarto del prezzo di copertina!
'O miracolo!
Qui trovate tutti gli indirizzi
Buona lettura!
mercoledì, giugno 13, 2007
Questione di punti di vista
Ieri c'era Ballarò.
Mentre io stiravo caterve di panni, con una certa soddisfazione solo quando trattavasi di teneri pannetti per infante, il mio occhio tremulo di stanchezza viene irrimediabilmente carpito, per non dire turbato, per non dire annichilito, per non dire orrificato, dal faccino del nostro ex-ministro leghista Maroni.
Ma onorevole Maroni: tutti quei discorsetti di plastiche agli zigomi ai doppi menti alle borse sotto gli occhi o depilazione definitiva che a tutte l'ore siamo obbligati a sorbirci in televisione, lei, così, in un momento di rinsavimento mattutino davanti al suo specchio personale o a quello di uno dei 365 alberghi che lei frequenterà annualmente, non potrebbe farli anche lei?
O almeno cambiare ottico, perché quell'occhiale così trasgressivo proprio non le dona.
Se lo lasci dire.
martedì, giugno 12, 2007
Diventare grandi
Ecco un'altra delle fantastiche storie che diventeranno leggende metropolitane di casa mia.
Allora noi si abita in campagna. Quella campagna che anche solo per comprare il latte devi prendere la macchina.
E spesso il pomeriggio noi si fa una bella passeggiata.
Attualmente io e mia sorella siamo munite ciascuna di un pargolo che l'anno prossimo dovrà affrontare la prima importantissima e formativa esperienza di vita: la scuola materna.
E per ciò fare, è strettamente necessario togliere il pannolino.
Cioè apprendere a servirsi di un aggeggio chiamato water (lo giuro è così che lo chiama mia figlia).
Pare che le femminucce siano più "pulite", nel senso che imparano prima a capire quando devono andare al bagno.
Ma mia figlia è speedy gonzales.
Allora ieri, durante la nostra passeggiatina, dopo che avevamo detto ai bambini di andare a fare pipì prima di uscire di casa e nessuno dei due aveva voluto farla, nel vialetto vicino casa si sente l'urlo di speedy gonzales: "pipìììììììììììììììì". Allora io, in salita e col passeggino dell'altra pupa, ho l'idea geniale di chiedere a mia sorella di tirare giù le mutandine di mia figlia e fargliela fare in strada. Mia sorella, che i suoi neuroni li usa solo per discettare sulla legalità o meno di pubblicare la faccia di Taor.... sul mio blog, mette mia figlia controvento, cioè mia figlia fa pipì esattamente sulle sue proprie scarpe e dulcis in fundo lascia anche il sigillo finale con la velocità della luce, che non sto qui a spiegarvi in cosa consistesse....
E sempre perché le disgrazie non vengono mai sole, il figlio suo anche decide che è ora di fare pipì, e anche il luogo ovviamente. E lei ripete esattamente la stessa cosa, cioè fa fare pipì al figlio controvento. Il tutto condito da grasse risate per l'assurdità della situazione.
E poi, santa innocenza, tutti e due i bimbi cominciano a ridere come pazzi e a urlare "pipì, cacca" all'impazzata. E questo è solo l'inizio....
Allora noi si abita in campagna. Quella campagna che anche solo per comprare il latte devi prendere la macchina.
E spesso il pomeriggio noi si fa una bella passeggiata.
Attualmente io e mia sorella siamo munite ciascuna di un pargolo che l'anno prossimo dovrà affrontare la prima importantissima e formativa esperienza di vita: la scuola materna.
E per ciò fare, è strettamente necessario togliere il pannolino.
Cioè apprendere a servirsi di un aggeggio chiamato water (lo giuro è così che lo chiama mia figlia).
Pare che le femminucce siano più "pulite", nel senso che imparano prima a capire quando devono andare al bagno.
Ma mia figlia è speedy gonzales.
Allora ieri, durante la nostra passeggiatina, dopo che avevamo detto ai bambini di andare a fare pipì prima di uscire di casa e nessuno dei due aveva voluto farla, nel vialetto vicino casa si sente l'urlo di speedy gonzales: "pipìììììììììììììììì". Allora io, in salita e col passeggino dell'altra pupa, ho l'idea geniale di chiedere a mia sorella di tirare giù le mutandine di mia figlia e fargliela fare in strada. Mia sorella, che i suoi neuroni li usa solo per discettare sulla legalità o meno di pubblicare la faccia di Taor.... sul mio blog, mette mia figlia controvento, cioè mia figlia fa pipì esattamente sulle sue proprie scarpe e dulcis in fundo lascia anche il sigillo finale con la velocità della luce, che non sto qui a spiegarvi in cosa consistesse....
E sempre perché le disgrazie non vengono mai sole, il figlio suo anche decide che è ora di fare pipì, e anche il luogo ovviamente. E lei ripete esattamente la stessa cosa, cioè fa fare pipì al figlio controvento. Il tutto condito da grasse risate per l'assurdità della situazione.
E poi, santa innocenza, tutti e due i bimbi cominciano a ridere come pazzi e a urlare "pipì, cacca" all'impazzata. E questo è solo l'inizio....
venerdì, giugno 08, 2007
Questione di eleganza
Ho visto Vespa con una giacca color merdina secca.
Esattamente identica allo sfondo del mio blog.
Dovrò cambiare sarto?
Utilizzo l'immagine di Taormina in guisa di sineddoche, trovandosi che quest'ultimo agisce come il braccio armato del dio vespa. E ora mi troverò pure i linguisti alle calcagna. Ma mi sembrava gustoso.
martedì, giugno 05, 2007
Questione di stile
Lei, bionda platino, capelli a spazzola, aria da tossica e sigaretta in mano, al volante della sua utiitaria, apre l'orifizio superiore detto altresì bocca, con classe che sembrerebbe innata:"Aò, ma che cazzo fai, nun ce lo sai che ce so' due corsie? M'hai fatto scatta' tre semafori! Te voi toglie dalle palle. Ao' ma quanto sei stronzo?"
Io e mio marito, con le pupe dietro, posizionati in religiosa fila da traffico festivo, forzati a mirabolanti gimcane per raggiungere la nostra destinazione, rimaniamo muti oggetti di tanta finezza.
Il mutismo deve averla poi fatta desistere dal rincarare la dose.
A me, per farla secca, sarebbe bastato estroflettere il mio gancio destro dal finestrino.
Non l'ho fatto.
E, lo ammetto, mi sono sentita migliore di lei.
Io e mio marito, con le pupe dietro, posizionati in religiosa fila da traffico festivo, forzati a mirabolanti gimcane per raggiungere la nostra destinazione, rimaniamo muti oggetti di tanta finezza.
Il mutismo deve averla poi fatta desistere dal rincarare la dose.
A me, per farla secca, sarebbe bastato estroflettere il mio gancio destro dal finestrino.
Non l'ho fatto.
E, lo ammetto, mi sono sentita migliore di lei.
lunedì, giugno 04, 2007
Mezz'ora d'aria
Diciamo che ieri ho avuto la mia mezz'ora d'aria.
Dopo che mi è stato brutalmente impedito di vedere il maggiolino tutto matto così come gli sproloqui di Troisi, in cambio di simpatiche annichilenti chiacchierate in famiglia; dopo che Pino Scaccia aveva postato risposte al mio insulso post, oh me ignara; dopo che entrambe le mie figlie avevano scagazzato a destra e a manca rendendo, con il loro afrore, sempre più festante il nostro pomeriggio; solo dopo tutta questa sfilza di domenicali avvenimenti, io ho avuto diritto alla mia mezz'ora d'aria.
Evviva, evviva! - direte voi.
Ma non quando saprete che la mia mezz'ora lontana da tutto e da tutti, senza sbrodolamenti lattici, svomitazzi e cacche, senza capricci e canzoncine da inventare, senza principi educativi da impartire IO L'HO PASSATA AL MEGA SUPERMERCATO PANORAMA.
Eh! Bel colpo!
Soprattutto quando 7 minuti sono dedicati a rintracciare un carrello, senza successo. Altri cinque a cercare pannolini in promozione, senza successo. Altri cinque a litigarsi un cestino per riporre le quaranta buste di frutta e verdura che ti stanno spaccando l'avambraccio. E fanno 17. Poi, siccome ogni altro reparto di beni edibili è inesorabilmente vuoto la domenica pomeriggio, i restanti 13 minuti li passo in fila alla cassa. Contenta di avere speso meno di trenta euro.
Cazzarola - penso - chissà che mestiere avrei dovuto fare per beccarmi 60 leuri all'ora!
Dopo che mi è stato brutalmente impedito di vedere il maggiolino tutto matto così come gli sproloqui di Troisi, in cambio di simpatiche annichilenti chiacchierate in famiglia; dopo che Pino Scaccia aveva postato risposte al mio insulso post, oh me ignara; dopo che entrambe le mie figlie avevano scagazzato a destra e a manca rendendo, con il loro afrore, sempre più festante il nostro pomeriggio; solo dopo tutta questa sfilza di domenicali avvenimenti, io ho avuto diritto alla mia mezz'ora d'aria.
Evviva, evviva! - direte voi.
Ma non quando saprete che la mia mezz'ora lontana da tutto e da tutti, senza sbrodolamenti lattici, svomitazzi e cacche, senza capricci e canzoncine da inventare, senza principi educativi da impartire IO L'HO PASSATA AL MEGA SUPERMERCATO PANORAMA.
Eh! Bel colpo!
Soprattutto quando 7 minuti sono dedicati a rintracciare un carrello, senza successo. Altri cinque a cercare pannolini in promozione, senza successo. Altri cinque a litigarsi un cestino per riporre le quaranta buste di frutta e verdura che ti stanno spaccando l'avambraccio. E fanno 17. Poi, siccome ogni altro reparto di beni edibili è inesorabilmente vuoto la domenica pomeriggio, i restanti 13 minuti li passo in fila alla cassa. Contenta di avere speso meno di trenta euro.
Cazzarola - penso - chissà che mestiere avrei dovuto fare per beccarmi 60 leuri all'ora!
venerdì, giugno 01, 2007
Sonno profondo
E' possibile che io mi sia addormentata con la testa sulla tavola durante il documentario sui preti pedofili trasmesso da Annozero?
Ma proprio addormentata che non mi sono nemmeno accorta quando mio marito mi ha tolto la tovaglia da sotto la tempia!
Devo ricordarmi di chiedergli come è finito.
Ma proprio addormentata che non mi sono nemmeno accorta quando mio marito mi ha tolto la tovaglia da sotto la tempia!
Devo ricordarmi di chiedergli come è finito.
Storie di nidi
Questa ve la devo raccontare.
Mentre andavo ad un controllo della mia nuova piccina, arriva la super strappona di turno. Infagottata in vestitucci griffati alla moda, abbronzatissima, capello fatto fresco di parrucchiere. Io, in confronto, ero un ciaffo brutto piazzato lì. E soprattutto perché i miei capelli non vedono parrucchiere da mesi e le griffe le guardo piucchealtro in foto. Anche se ero dignitosamente vestita e con la mia altezza faccio comunque la mia porca figura, lei era comunque il ritratto della florida felicità di mamma, e andrò a spiegarvi come mai.
C'è da chiarire che ci si trovava tutte nel nido dell'ospedale dove partorimmo, io un mese fa, lei presumo molto meno, tipo una settimana fa.
Si presenta con il passeggino, cui in genere è fatto divieto d'ingresso, trovandosi il nido allo stesso piano della sala parto e comunque per una questione d'igiene. Lei è riuscita sicuramente a sgattaiolare senza farsi vedere dal portiere.
Oltre al suddetto passeggino, aveva con sé - udite udite - una filippina. Che agiva come fosse la sua ombra. Quasi puliva gli schizzetti di sputo della sua bocca. Cade uno straccetto e la filippina raccoglie. C'è da spostare il passeggino, e la filippina sposta.
"Devo assolutamente sapere se è normale che questo bambino (il suo!) abbia già le colichette".
"Signora, deve parlarne con il pediatra".
"No, perché sa, io mangio tante verdure, si ricorda?"
Si ricorda??? Passeranno centinaia di persone al mese e secondo lei la puericultrice poteva ricordarsi che lei mangiava tante verdure? E poi chissene sbatte una benemerita se lei mangia le verdure, visto che la puericultrice si occupa notoriamente dei pargoli.
"No, perché sa, io non vorrei smettere di mangiare verdure (comprate, pulite e cotte dalla mia filippina)".
La signora ha probabilmente un grosso problema di stitichezza. Incoffessabile ad una puericultrice, e per giunta davanti alla filippina.
Passa poi casualmente il primario pediatra e lei lo assale con le sue assurde pretese del si ricorda che mangio tante verdure. Mentre la filippina sembra un tasto di pianoforte, su e giù, cade, raccoglie, agli ordini.
Il pediatra la guarda - voglio credere io - attonito e le risponde che la verdura non c'entra assolutamente niente e che semmai deve togliere latticini e derivati, anche il cappuccino che sicuramente lei prende ogni mattina fatto dalla filippina. La signora tace perplessa, o forse semplicemente tace. Anche se non credo che la semplicità sia una sua virtù.
E' così che va il mondo.
C'è chi c'ha la filippina per farsi pulire un culo che non funziona, e chi c'ha un culo troppo grande perché possa bastargli una sola filippina, quindi è meglio niente!
Mentre andavo ad un controllo della mia nuova piccina, arriva la super strappona di turno. Infagottata in vestitucci griffati alla moda, abbronzatissima, capello fatto fresco di parrucchiere. Io, in confronto, ero un ciaffo brutto piazzato lì. E soprattutto perché i miei capelli non vedono parrucchiere da mesi e le griffe le guardo piucchealtro in foto. Anche se ero dignitosamente vestita e con la mia altezza faccio comunque la mia porca figura, lei era comunque il ritratto della florida felicità di mamma, e andrò a spiegarvi come mai.
C'è da chiarire che ci si trovava tutte nel nido dell'ospedale dove partorimmo, io un mese fa, lei presumo molto meno, tipo una settimana fa.
Si presenta con il passeggino, cui in genere è fatto divieto d'ingresso, trovandosi il nido allo stesso piano della sala parto e comunque per una questione d'igiene. Lei è riuscita sicuramente a sgattaiolare senza farsi vedere dal portiere.
Oltre al suddetto passeggino, aveva con sé - udite udite - una filippina. Che agiva come fosse la sua ombra. Quasi puliva gli schizzetti di sputo della sua bocca. Cade uno straccetto e la filippina raccoglie. C'è da spostare il passeggino, e la filippina sposta.
"Devo assolutamente sapere se è normale che questo bambino (il suo!) abbia già le colichette".
"Signora, deve parlarne con il pediatra".
"No, perché sa, io mangio tante verdure, si ricorda?"
Si ricorda??? Passeranno centinaia di persone al mese e secondo lei la puericultrice poteva ricordarsi che lei mangiava tante verdure? E poi chissene sbatte una benemerita se lei mangia le verdure, visto che la puericultrice si occupa notoriamente dei pargoli.
"No, perché sa, io non vorrei smettere di mangiare verdure (comprate, pulite e cotte dalla mia filippina)".
La signora ha probabilmente un grosso problema di stitichezza. Incoffessabile ad una puericultrice, e per giunta davanti alla filippina.
Passa poi casualmente il primario pediatra e lei lo assale con le sue assurde pretese del si ricorda che mangio tante verdure. Mentre la filippina sembra un tasto di pianoforte, su e giù, cade, raccoglie, agli ordini.
Il pediatra la guarda - voglio credere io - attonito e le risponde che la verdura non c'entra assolutamente niente e che semmai deve togliere latticini e derivati, anche il cappuccino che sicuramente lei prende ogni mattina fatto dalla filippina. La signora tace perplessa, o forse semplicemente tace. Anche se non credo che la semplicità sia una sua virtù.
E' così che va il mondo.
C'è chi c'ha la filippina per farsi pulire un culo che non funziona, e chi c'ha un culo troppo grande perché possa bastargli una sola filippina, quindi è meglio niente!
Non vivere su questa terra come un inquilino
Quel giorno cercavamo tra le tue cose.
Cercavamo qualcosa di te.
Dove si erano posati i tuoi occhi prima di chiudersi per sempre.
Dove aveva vagato il tuo pensiero, prima di spegnersi.
Era imbarazzante frugare, ma non eri più lì per impedircelo.
Una poesia tra tutte ci si è stagliata sul cuore, a perenne ricordo della tua presenza.
Te la voglio dedicare ancora, come quel giorno al tuo funerale. Papà.
Non vivere su questa terra come un inquilino di Nazim Hikmet
Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto
all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell'uomo.
Cercavamo qualcosa di te.
Dove si erano posati i tuoi occhi prima di chiudersi per sempre.
Dove aveva vagato il tuo pensiero, prima di spegnersi.
Era imbarazzante frugare, ma non eri più lì per impedircelo.
Una poesia tra tutte ci si è stagliata sul cuore, a perenne ricordo della tua presenza.
Te la voglio dedicare ancora, come quel giorno al tuo funerale. Papà.
Non vivere su questa terra come un inquilino di Nazim Hikmet
Ragazzo mio,
io non ho paura di morire.
Tuttavia, ogni tanto
mentre lavoro
nella solitudine della notte,
ho un sussulto nel cuore,
saziarsi della vita vita, figlio mio,
è impossibile.
Non vivere su questa terra come un inquilino,
o come un villeggiante stagionale.
Ricorda:
in questo mondo devi vivere saldo,
vivere
come nella casa paterna.
Credi al grano,
alla terra,
al mare
ma prima di tutto
all'uomo.
Ama la nuvola,
il libro
la macchina,
ma prima di tutto
l'uomo.
Senti in fondo al tuo cuore
il dolore del ramo che secca,
della stella che si spegne,
della bestia ferita,
ma prima di tutto
il dolore dell'uomo.
Godi di tutti i beni terrestri,
del sole,
della pioggia
e della neve,
dell'inverno e dell'estate,
del buio e della luce,
ma prima di tutto
godi dell'uomo.
martedì, maggio 29, 2007
TG1 vergogna
Perché Pino Scaccia, uno dei più autorevoli e impegnati inviati di guerra, è costretto a fare corrispondenze di cronaca nera per il TG1?
lunedì, maggio 28, 2007
Poteva anche succedere a me
Mia sorella [l'avvocato scassamaroni] entra in un noto negozio di biancheria intima petecchia [a poco prezzo] per cercare la classica mutanda che non segna il sedere, invece di fare una drastica dieta che le consentirebbe di non dover sottostare alla gogna di cui racconterò.
MS [sta per Mia Sorella]: "Ehm, buongiorno, cercavo un paio di mutandine da portare sotto pantaloni aderenti..."
CS [sta per Commessa Stronza alta un cazzo e un barattolo]: " Ma chi? Pe' lei? [ pe' = "per"]"
MS [che di solito ha la risposta pronta o comunque si inventa cose del tipo che il capo d'abbigliamento non è per lei, ma è per una alta come lei e grossa come lei - tanto per non incassare direttamente le offese, aggiungo io] rimane di stucco e risponde:"Si, per me", con sottotitolo "non è che avete taglie XXL?".
Poi lo sguardo di MS cade su una mutandina proprio ok, di quelle tutte pizzo senza cuciture che qualcuno deve aver anche tessuto con un solo filo dall'inizio alla fine, proprio modello "se tiro via il filo viene via tutto".
Le indica alla CS, la quale, sempre con fare sorpreso, ripete: "Ma chi? pe' lei?"
MS a questo punto se ne fa una questione di principio e dice: "Si, sono sicura che queste andranno benissimo" - figurandosi già i suoi salsicciotti uscire da quel filo unico.
Però, e questo è il bello di MS, ha poi raccontato la storia a mezzo mondo, il giorno che indossava il prezioso filo unico!
P.S. Sorella, non me ne volere, ma era imperdibile!
venerdì, maggio 25, 2007
Sono in bolletta
A me non frega niente di non avere i soldi per pagarmi un bacio di George Clooney.
Io c'ho a mio marito!
giovedì, maggio 24, 2007
Banali incidenti di percorso
La patata bisunta di olio mi cade sulla tovaglia pulita.
Gli schizzi di olio di pollo hanno inondato la cucina, pavimento compreso e le tracce delle mie pantofole hanno riempito il pavimento di tutta casa.
Il filtro della camomilla, precedentemente scolato nel fondo tazza del caffè e di esso ben impregnato, mi insozza il vestito appena messo mentre lo getto nella spazzatura.
Ho un dito completamente maciullato dalla dermatite e tutte le cose vengono a sbattere contro il mio indice destro, facendomi regolarmente urlare di dolore.
Mia figlia rifà regolarmente la cacca appena dopo che l'ho cambiata.
Mi sono data alla folle spesa di una crema per il corpo e quando ho provato a mettermela mi sono accorta che era impazzita come la crema pasticcera. Andata a male, insomma.
Ho dimenticato a casa i documenti dell'INPS e me ne sono accorta quando ero già in macchina con la neonata inserita nell'apposito contenitore.
Mia figlia più grande si è addormentata con la forchetta a mezz'aria mentre facevo il bagnetto alla neonata.
Ho chiuso gli occhi appena ho poggiato la testa sul cuscino, ieri sera.
Gli schizzi di olio di pollo hanno inondato la cucina, pavimento compreso e le tracce delle mie pantofole hanno riempito il pavimento di tutta casa.
Il filtro della camomilla, precedentemente scolato nel fondo tazza del caffè e di esso ben impregnato, mi insozza il vestito appena messo mentre lo getto nella spazzatura.
Ho un dito completamente maciullato dalla dermatite e tutte le cose vengono a sbattere contro il mio indice destro, facendomi regolarmente urlare di dolore.
Mia figlia rifà regolarmente la cacca appena dopo che l'ho cambiata.
Mi sono data alla folle spesa di una crema per il corpo e quando ho provato a mettermela mi sono accorta che era impazzita come la crema pasticcera. Andata a male, insomma.
Ho dimenticato a casa i documenti dell'INPS e me ne sono accorta quando ero già in macchina con la neonata inserita nell'apposito contenitore.
Mia figlia più grande si è addormentata con la forchetta a mezz'aria mentre facevo il bagnetto alla neonata.
Ho chiuso gli occhi appena ho poggiato la testa sul cuscino, ieri sera.
mercoledì, maggio 23, 2007
Questione di culi
Nell'animo mio c'è un coacervo di acari urlanti che mi fomentano allergie mondiali all'aria che respiro.
S'anche imparassi a soffiare nel cestino del caffè invece che sbatterlo, darebbe lo stesso risultato di una canna al vento in tempo di tempesta.
Peraltro mia figlia si fa le domande e ad esse si risponde.
Che culo - direte voi! - ha superato indenne la fase dei perché, questa mamma!
Eh sì, c'ho un culo enorme fatto di perché.
martedì, maggio 22, 2007
Polvere di caffè
La nostra caffettiera non filtra più il caffè.
Lascia passare la polvere e quindi il caffè fa schifo.
Vi dico solo che mio marito incolpa me.
Dice che non bisognerebbe sbattere il cestino del caffè per togliere il caffè vecchio quando si rifà.
Cioè secondo lui non è colpa - chessò - del filtro troppo piccolo o del gommino consumato.
Ma è colpa di come io pulisco la caffettiera.
Lascia passare la polvere e quindi il caffè fa schifo.
Vi dico solo che mio marito incolpa me.
Dice che non bisognerebbe sbattere il cestino del caffè per togliere il caffè vecchio quando si rifà.
Cioè secondo lui non è colpa - chessò - del filtro troppo piccolo o del gommino consumato.
Ma è colpa di come io pulisco la caffettiera.
domenica, maggio 20, 2007
Misteri della rete
Bene.
Eccomi qui.
Nulla è più come prima.
E tutto lo sarà per sempre.
Questo è il mistero della rete.
Cioè io potrei non essere più io.
Mentre tutto va avanti lo stesso.
E quindi passiamo oltre.
Potrei dirvi che ho passato la settimana a piangere, a strapparmi la mia folta chioma, a mordermi le pellicine delle unghie.
E invece no.
Il tempo è volato.
Il computer è recuperato.
E, insomma, siam sempre tutti qui a cantare braccobaldosciò.
E sempre con lo stesso sfondo color merdina secca.
Tenetevelo per detto.
Eccomi qui.
Nulla è più come prima.
E tutto lo sarà per sempre.
Questo è il mistero della rete.
Cioè io potrei non essere più io.
Mentre tutto va avanti lo stesso.
E quindi passiamo oltre.
Potrei dirvi che ho passato la settimana a piangere, a strapparmi la mia folta chioma, a mordermi le pellicine delle unghie.
E invece no.
Il tempo è volato.
Il computer è recuperato.
E, insomma, siam sempre tutti qui a cantare braccobaldosciò.
E sempre con lo stesso sfondo color merdina secca.
Tenetevelo per detto.
mercoledì, maggio 16, 2007
Requiem
Signore, signori
è con estremo rammarico che porto alla vostra attenzione un ormai ineludibile problema tecnico del PC in bella mostra nel mio salone.
Preparatevi a giorni di silenzio, di cecità e solitudine.
Tornerò più nuova, più bella e senza quei fastidiosi inestetismi degli anni.
Mio marito ha molti capelli bianchi e farà Seamus l'intenditore in un negozio di informatica.
Mi domando: ma non sarà vietato vendere pezzi di computer a canuti vecchi quarantenni? Ora che il parco pischelli intenditori di computer è estremamente più vasto di venti anni fa?
è con estremo rammarico che porto alla vostra attenzione un ormai ineludibile problema tecnico del PC in bella mostra nel mio salone.
Preparatevi a giorni di silenzio, di cecità e solitudine.
Tornerò più nuova, più bella e senza quei fastidiosi inestetismi degli anni.
Mio marito ha molti capelli bianchi e farà Seamus l'intenditore in un negozio di informatica.
Mi domando: ma non sarà vietato vendere pezzi di computer a canuti vecchi quarantenni? Ora che il parco pischelli intenditori di computer è estremamente più vasto di venti anni fa?
lunedì, maggio 14, 2007
Libertà e perline colorate
Ecco quello che io ti darò
E la sensualità delle vite disperate
ecco il dono che io ti farò.
Questa la dedico tutta all'amica D.
Che non se ne rende sicuramente conto, ma ha la fortuna di passare la domenica pomeriggio ad infilare perline colorate.
Cosa per cui tra l'altro lei ha un grande talento.
Mentre io ho passato la domenica pomeriggio a lamentarmi di fastidiose placche in gola che hanno fatto tutto il giro del collo fino a provocare un dolorosissimo mal di testa, a pulire un seggiolone pieno di svomitazzamenti stantii, ad allattare e cambiare pannolini.
Certo, direte tutti in coro, te lo sei voluto.
Oh, sì, non c'è dubbio.
Ma la leggerezza di una canzone di Paolo Conte vale sempre la candela.
E non vi dirò dell'appostamento che feci una ventina d'anni fa sotto al suo studio ad Asti per vedere se per caso scendeva. Insieme ad un mio amico che per l'occasione era basito a vedere con quanto accanimento mi dedicassi a tale impresa.
Allora, come ora, nessuna traccia di Paolo Conte.
Solo perline colorate dovunque.
E la sensualità delle vite disperate
ecco il dono che io ti farò.
Questa la dedico tutta all'amica D.
Che non se ne rende sicuramente conto, ma ha la fortuna di passare la domenica pomeriggio ad infilare perline colorate.
Cosa per cui tra l'altro lei ha un grande talento.
Mentre io ho passato la domenica pomeriggio a lamentarmi di fastidiose placche in gola che hanno fatto tutto il giro del collo fino a provocare un dolorosissimo mal di testa, a pulire un seggiolone pieno di svomitazzamenti stantii, ad allattare e cambiare pannolini.
Certo, direte tutti in coro, te lo sei voluto.
Oh, sì, non c'è dubbio.
Ma la leggerezza di una canzone di Paolo Conte vale sempre la candela.
E non vi dirò dell'appostamento che feci una ventina d'anni fa sotto al suo studio ad Asti per vedere se per caso scendeva. Insieme ad un mio amico che per l'occasione era basito a vedere con quanto accanimento mi dedicassi a tale impresa.
Allora, come ora, nessuna traccia di Paolo Conte.
Solo perline colorate dovunque.
sabato, maggio 12, 2007
IF
If I were a swan, I'd be gone.
If I were a train, I'd be late.
And if I were a good man,
I'd talk to you
More often than I do.
If I were to sleep, I could dream.
If I were afraid, I could hide.
If I go insane, please don't put
Your wires in my brain.
If I were the moon, I'd be cool.
If I were to rule, I would bend.
If I were a good man, I'd understand
The spaces between friends.
If I were alone, I would cry.
And if I were with you, I'd be home and dry.
And if I go insane,
Will you still let me join in the game?
If I were a swan, I'd be gone.
If I were a train, I'd be late again.
If I were a good man,
I'd talk with you
More often than I do.
Pink Floyd - If
Mi hanno suggerito di pubblicare un testo dei Pink Floyd.
Fa stagionato. E anche figo.
In questo mondo di ignoranti.
Pare che un quasi quarantenne non possa esimersi dall'evangelizzare il mondo con l'epopea Floydiana.
E allora scelgo questo.
Che mi ricorda un amore lontano.
Così mio marito avrà modo di ingelosirsi per non avermi ispirato lui.
I più esperti diranno che questo non è certo il testo che rappresenta la summa del pensiero del nostro gruppo.
Io dico che rappresenta la summa di quello che volevo dire in questo momento, e non ho trovato altre parole per farlo.
If I were a train, I'd be late.
And if I were a good man,
I'd talk to you
More often than I do.
If I were to sleep, I could dream.
If I were afraid, I could hide.
If I go insane, please don't put
Your wires in my brain.
If I were the moon, I'd be cool.
If I were to rule, I would bend.
If I were a good man, I'd understand
The spaces between friends.
If I were alone, I would cry.
And if I were with you, I'd be home and dry.
And if I go insane,
Will you still let me join in the game?
If I were a swan, I'd be gone.
If I were a train, I'd be late again.
If I were a good man,
I'd talk with you
More often than I do.
Pink Floyd - If
Mi hanno suggerito di pubblicare un testo dei Pink Floyd.
Fa stagionato. E anche figo.
In questo mondo di ignoranti.
Pare che un quasi quarantenne non possa esimersi dall'evangelizzare il mondo con l'epopea Floydiana.
E allora scelgo questo.
Che mi ricorda un amore lontano.
Così mio marito avrà modo di ingelosirsi per non avermi ispirato lui.
I più esperti diranno che questo non è certo il testo che rappresenta la summa del pensiero del nostro gruppo.
Io dico che rappresenta la summa di quello che volevo dire in questo momento, e non ho trovato altre parole per farlo.
venerdì, maggio 11, 2007
Torte per tutti
Ieri ho fatto un ciambellone.
Mio marito mi ha detto: "Ti sei rimessa in pista!".
Cosa mi dirà quando mi rimetterò sul mercato???
Mio marito mi ha detto: "Ti sei rimessa in pista!".
Cosa mi dirà quando mi rimetterò sul mercato???
mercoledì, maggio 09, 2007
L'entropia a casa mia
Perché io pulisco e il giorno dopo, se non quello stesso, è tutto com'era prima?
Sarà perché l'entropia dell'universo è costante?
Cioè il costante disordine è ingovernabile?
Oppure siamo sempre alla superattinenteaqualsiasieventodellavitaquotidiana legge di Murphy, secondo la quale se hai appena passato lo straccio in cucina, ci sarà qualcuno che con le sue scarpette belle piene di fanga entrerà per farsi un panino? O ancora, nostra figlia, ormai creduta autonoma nel lavaggio delle mani, inonderà l'immacolato bagno con i suoi scherzetti acquatici.....
A Palermo dicono: "Arisù Santa Rosa" (o qualcosa di simile).
E allora anch'io ricomincio.
In un costante moto perpetuo che, in confronto, non solo i tre princìpi della dinamica, ma persino le tre leggi della termodinamica, sono una pallida dimostrazione del caos ingovernabile in cui versa il genere umano!
Sarà perché l'entropia dell'universo è costante?
Cioè il costante disordine è ingovernabile?
Oppure siamo sempre alla superattinenteaqualsiasieventodellavitaquotidiana legge di Murphy, secondo la quale se hai appena passato lo straccio in cucina, ci sarà qualcuno che con le sue scarpette belle piene di fanga entrerà per farsi un panino? O ancora, nostra figlia, ormai creduta autonoma nel lavaggio delle mani, inonderà l'immacolato bagno con i suoi scherzetti acquatici.....
A Palermo dicono: "Arisù Santa Rosa" (o qualcosa di simile).
E allora anch'io ricomincio.
In un costante moto perpetuo che, in confronto, non solo i tre princìpi della dinamica, ma persino le tre leggi della termodinamica, sono una pallida dimostrazione del caos ingovernabile in cui versa il genere umano!
domenica, maggio 06, 2007
mercoledì, maggio 02, 2007
27/04/07
Il mio corpicione è squartato in due sotto una lampada operatoria.
"Ma tu, quanto porti di piede?" - dice il chirurgo, dopo aver osservato il mio arto per alcuni secondi.
Io l'avevo già vista la mia nuova figlia. Grigia come un topolino.
Anche lei con due piedi enormi.
Allora mi sono rilassata.
I freni sono caduti.
Simpatico luogo, la sala operatoria.
Ci potrebbe essere qualsiasi volto dietro quelle mascherine.
Dotati di mani e di occhi. Solidamente attaccati al cervello, sono questi medici.
Dietro quelle mascherine potrebbero esserci svolazzanti capelli brizzolati, eleganti tratti animati dal sacro fuoco del taglia e cuci, giovani professioniste maternamente protettive con quegli ameni copricapi in foggia di bandana.
E scopro che l'anestesia mi lascia ancora la logorrea. Mi escono parole su parole. L'assemblea è basita, forse a tratti infastidita.
Di sicuro alcuni ridono di cuore.
Mi minacciano anche per non farmi rivelare sul blog di segrete abitudini bulbo-capillari.
Ma siete voi che detenete il comando!
Siete voi che avete in mano il mio corpicione e la vita ulteriore in esso contenuta!
Siete voi che mi frugate le interiora strappandomi di dentro questo nuovo esserino!
Siete voi che mi ricucite ordinando di nuovo i pezzi al giusto posto!
Il mio è un punto di vista del tutto nuovo.
Sono fuori partita.
Ma sono anche l'oggetto del contendere.
Sento tutto.
Anche se non dovrei sentire niente.
Mi proteggono la vista dietro un telo.
Buttano le mie gambe a destra e a manca, dopo averle accuratamente indormite.
E fanno polpette delle mie budella.
Come se bastassero un telo e un'anestesia per non sentire.
Ora, l'udito non me lo tappa nessuno.
Quindi non vedo, non sento, ma sento tutto.
Sento che un paio di mani si affaccendano a tagliare il mio utero.
Prima fuori e poi dentro.
Sento la mano della mitica ostetrica che carezza la mia testa e mi descrive gli accadimenti per filo e per segno.
Sento lo stock che fa mia figlia quando la estraggono da me.
Allora la mano mi alza la testa.
Mi dice "puoi guardarla".
Vedo un piede enorme.
Color grigio topo.
Cerco di capire com'è il resto.
E' tutto grigio topo. Lucido.
E vedo in primissimo piano il cordone rosa.
Sembra una roba da signore degli anelli.
Abbasso la testa.
Mi fa un po' impressione.
La mia prima figlia l'avevo vista già lavata e vestita.
Ora tocca al novello papà. Lavarla e vestirla.
Poi le si aprirà tutto un mondo nuovo.
Il mondo della tetta.
Tutta tetta a te, allora, piccola mia!
"Ma tu, quanto porti di piede?" - dice il chirurgo, dopo aver osservato il mio arto per alcuni secondi.
Io l'avevo già vista la mia nuova figlia. Grigia come un topolino.
Anche lei con due piedi enormi.
Allora mi sono rilassata.
I freni sono caduti.
Simpatico luogo, la sala operatoria.
Ci potrebbe essere qualsiasi volto dietro quelle mascherine.
Dotati di mani e di occhi. Solidamente attaccati al cervello, sono questi medici.
Dietro quelle mascherine potrebbero esserci svolazzanti capelli brizzolati, eleganti tratti animati dal sacro fuoco del taglia e cuci, giovani professioniste maternamente protettive con quegli ameni copricapi in foggia di bandana.
E scopro che l'anestesia mi lascia ancora la logorrea. Mi escono parole su parole. L'assemblea è basita, forse a tratti infastidita.
Di sicuro alcuni ridono di cuore.
Mi minacciano anche per non farmi rivelare sul blog di segrete abitudini bulbo-capillari.
Ma siete voi che detenete il comando!
Siete voi che avete in mano il mio corpicione e la vita ulteriore in esso contenuta!
Siete voi che mi frugate le interiora strappandomi di dentro questo nuovo esserino!
Siete voi che mi ricucite ordinando di nuovo i pezzi al giusto posto!
Il mio è un punto di vista del tutto nuovo.
Sono fuori partita.
Ma sono anche l'oggetto del contendere.
Sento tutto.
Anche se non dovrei sentire niente.
Mi proteggono la vista dietro un telo.
Buttano le mie gambe a destra e a manca, dopo averle accuratamente indormite.
E fanno polpette delle mie budella.
Come se bastassero un telo e un'anestesia per non sentire.
Ora, l'udito non me lo tappa nessuno.
Quindi non vedo, non sento, ma sento tutto.
Sento che un paio di mani si affaccendano a tagliare il mio utero.
Prima fuori e poi dentro.
Sento la mano della mitica ostetrica che carezza la mia testa e mi descrive gli accadimenti per filo e per segno.
Sento lo stock che fa mia figlia quando la estraggono da me.
Allora la mano mi alza la testa.
Mi dice "puoi guardarla".
Vedo un piede enorme.
Color grigio topo.
Cerco di capire com'è il resto.
E' tutto grigio topo. Lucido.
E vedo in primissimo piano il cordone rosa.
Sembra una roba da signore degli anelli.
Abbasso la testa.
Mi fa un po' impressione.
La mia prima figlia l'avevo vista già lavata e vestita.
Ora tocca al novello papà. Lavarla e vestirla.
Poi le si aprirà tutto un mondo nuovo.
Il mondo della tetta.
Tutta tetta a te, allora, piccola mia!
giovedì, aprile 26, 2007
Mai abbassare la guardia
Non bisogna mai abbassare la guardia.
Mai dare nulla di scontato.
Dare ai nostri figli sempre il massimo dell'attenzione.
E domani vado a partorirne un'altra.
E veramente vorrei che nascesse nel migliore dei mondi possibili.
Oggi un mio amico mi ha detto che non crede nell'astrologia. Ma nel destino scritto nei mesi sì.
Non ho ben capito cosa volesse dire.
Ma d'istinto è carina come cosa.
Insomma, aprile è il mese della primavera. Il mese del rigoglìo della natura.
Quello in cui le api nidificano negli antri delle mie finestre.
Che compaiono gli insetti campagnoli.
Che ti rendi conto che non hai ancora messo a posto le zanzariere.
Che il termosifone continua a perdere anche se è ormai spento.
Che l'erba del giardino cresce precipitevolissimevolmente.
Che tutto sembra vivere di vita propria.
E una vita sta proprio per nascere. Nuova.
Quella nuova vita per cui non dovremo mai abbassare la guardia.
Anche se sai che non sono poi così romantica, promettimi che lo faremo insieme, amore mio!
Mai dare nulla di scontato.
Dare ai nostri figli sempre il massimo dell'attenzione.
E domani vado a partorirne un'altra.
E veramente vorrei che nascesse nel migliore dei mondi possibili.
Oggi un mio amico mi ha detto che non crede nell'astrologia. Ma nel destino scritto nei mesi sì.
Non ho ben capito cosa volesse dire.
Ma d'istinto è carina come cosa.
Insomma, aprile è il mese della primavera. Il mese del rigoglìo della natura.
Quello in cui le api nidificano negli antri delle mie finestre.
Che compaiono gli insetti campagnoli.
Che ti rendi conto che non hai ancora messo a posto le zanzariere.
Che il termosifone continua a perdere anche se è ormai spento.
Che l'erba del giardino cresce precipitevolissimevolmente.
Che tutto sembra vivere di vita propria.
E una vita sta proprio per nascere. Nuova.
Quella nuova vita per cui non dovremo mai abbassare la guardia.
Anche se sai che non sono poi così romantica, promettimi che lo faremo insieme, amore mio!
martedì, aprile 24, 2007
E siamo tutti qui a cercare di cantare braccobaldosciò!
Bene, signore e signori.
Come previsto bisognerà passare al piano B.
Ieri sera entro in cucina.
Lei si era appena prodigata nello sciacquare finocchi e nell'offrirli a me e alla sua nipotina estasiata.
Entro in cucina appunto.
Guardo casualmente ai piedi del lavandino e un groppo mi prende la gola. La cucina è letteralmente inondata d'acqua. Lei ha talmente con foga agito sul risciacquo finocchi, che l'acqua è finita dovunque. Mezzo centimetro almeno.
Allora cerco di stare calma.
Esco dalla cucina e glielo comunico.
Cioè io non so se vi rendete conto di come una come me ha potuto mantenere la calma in questo modo esemplare.
"Mamma, la cucina è piena d'acqua!"
"Fammi vedere" - dice camminando sulle acque.
Io ho voglia di piangere.
Mi precipito a prendere il mocho.
Lei me lo strappa di mano e dice ci penso io.
Passa lo straccio mentre io trattengo le lacrime e guardo da un'altra parte. Sarà ancora l'effetto degli ormoni, che vi devo dire.
Stamattina.
Si offre di pulire il bagno.
La istruisco a dovere su quali pezze e detersivi usare.
"Ah, ma come fai ad usare questa. Io non la sopporto."
"Eh, ma i tuoi guanti sono uno diverso dall'altro".
Com'è, come non è, pulisce il bagno.
"Ti lavo per terra?" - dice praticamente al mocho che avevo sapientemente appostato fuori della porta.
"Uh, te ne sarei grata" - faccio io tremebonda.
E comincia il vortice "La rapida".
Passa lo straccio in tutta casa. Però lei va dietro lo straccio.
Non ridete, vi prego.
Cioè mi spiego. Lei passa lo straccio e cammina subito sopra.
Io sono confinata davanti al PC. In questo stesso momento sto pensando se piangere o ridere.
Apprezzo lo sforzo.
Guardo controluce e le impronte sono dovunque.
Ma partorirò presto.
E qui lo giuro!
Come previsto bisognerà passare al piano B.
Ieri sera entro in cucina.
Lei si era appena prodigata nello sciacquare finocchi e nell'offrirli a me e alla sua nipotina estasiata.
Entro in cucina appunto.
Guardo casualmente ai piedi del lavandino e un groppo mi prende la gola. La cucina è letteralmente inondata d'acqua. Lei ha talmente con foga agito sul risciacquo finocchi, che l'acqua è finita dovunque. Mezzo centimetro almeno.
Allora cerco di stare calma.
Esco dalla cucina e glielo comunico.
Cioè io non so se vi rendete conto di come una come me ha potuto mantenere la calma in questo modo esemplare.
"Mamma, la cucina è piena d'acqua!"
"Fammi vedere" - dice camminando sulle acque.
Io ho voglia di piangere.
Mi precipito a prendere il mocho.
Lei me lo strappa di mano e dice ci penso io.
Passa lo straccio mentre io trattengo le lacrime e guardo da un'altra parte. Sarà ancora l'effetto degli ormoni, che vi devo dire.
Stamattina.
Si offre di pulire il bagno.
La istruisco a dovere su quali pezze e detersivi usare.
"Ah, ma come fai ad usare questa. Io non la sopporto."
"Eh, ma i tuoi guanti sono uno diverso dall'altro".
Com'è, come non è, pulisce il bagno.
"Ti lavo per terra?" - dice praticamente al mocho che avevo sapientemente appostato fuori della porta.
"Uh, te ne sarei grata" - faccio io tremebonda.
E comincia il vortice "La rapida".
Passa lo straccio in tutta casa. Però lei va dietro lo straccio.
Non ridete, vi prego.
Cioè mi spiego. Lei passa lo straccio e cammina subito sopra.
Io sono confinata davanti al PC. In questo stesso momento sto pensando se piangere o ridere.
Apprezzo lo sforzo.
Guardo controluce e le impronte sono dovunque.
Ma partorirò presto.
E qui lo giuro!
lunedì, aprile 23, 2007
E' tutto vero!
Queste sono alcune chicche dispensate dalla mia genitrice nel corso di un peraltro velocissmo pranzo:
"Certo però che questa verza è proprio tagliata male!" - riferendosi al mio impegno culinario di stamane, frutto di lunghissima preparazione tra lavaggio, condimento e riposo della summenzionata verdura. Quando dovrei stare a riposo assoluto.
"Buono questo arrostino" - portato e cucinato da lei. "Sono dovuta scendere dall'autobus e andarlo a comprare appena fatto dal macellaio".
Rigorosamente in quest'ordine:
Io: "Mamma non c'è acqua".
Mamma: "Mi posso lavare le mani?".
Io: "E' tornata l'acqua, vado a farmi la doccia!".
Mamma: "Non farti la doccia mentre sei a casa da sola. Può essere pericoloso."
Mamma: "Con quella pancia grossa che hai, la bambina non può essere piccola!"
Mamma, prima di procedere ad ulteriore sferruzzamento di pargoleschi completini di varie e amene taglie, di vari e ameni filati: "Aspetto di vederla questa bambina. Così mi farò un'idea più precisa".
Mamma, dopo che le ho messo "Incantesimo" in 16/9 che si vedeva che era una favola a tutto schermo gigante: "Non lo puoi rimettere come prima. E' troooppo grosso!".
Ecco, questa è tutta lei.
E questo è solo l'inizio della settimana!
"Certo però che questa verza è proprio tagliata male!" - riferendosi al mio impegno culinario di stamane, frutto di lunghissima preparazione tra lavaggio, condimento e riposo della summenzionata verdura. Quando dovrei stare a riposo assoluto.
"Buono questo arrostino" - portato e cucinato da lei. "Sono dovuta scendere dall'autobus e andarlo a comprare appena fatto dal macellaio".
Rigorosamente in quest'ordine:
Io: "Mamma non c'è acqua".
Mamma: "Mi posso lavare le mani?".
Io: "E' tornata l'acqua, vado a farmi la doccia!".
Mamma: "Non farti la doccia mentre sei a casa da sola. Può essere pericoloso."
Mamma: "Con quella pancia grossa che hai, la bambina non può essere piccola!"
Mamma, prima di procedere ad ulteriore sferruzzamento di pargoleschi completini di varie e amene taglie, di vari e ameni filati: "Aspetto di vederla questa bambina. Così mi farò un'idea più precisa".
Mamma, dopo che le ho messo "Incantesimo" in 16/9 che si vedeva che era una favola a tutto schermo gigante: "Non lo puoi rimettere come prima. E' troooppo grosso!".
Ecco, questa è tutta lei.
E questo è solo l'inizio della settimana!
Arresti domiciliari
Tutto qui.
A riposo fino a venerdì.
Poi vai in clinica. E ti faranno il tuo bel cesareo.
Meno male che c'è mio marito santo subito.
Oggi pomeriggio planerà anche la mamma tornado.
E si ricomincerà con i soliti meccanismi madre-figlia. Che rimangono anche quando diventi genitore.
Evviva il caffè a letto!
Meglio della colazione.
Meglio di un buon libro.
Meglio del grattino alla schiena che nessun uomo sa fare come si deve.
La mamma è sempre la mamma.
A riposo fino a venerdì.
Poi vai in clinica. E ti faranno il tuo bel cesareo.
Meno male che c'è mio marito santo subito.
Oggi pomeriggio planerà anche la mamma tornado.
E si ricomincerà con i soliti meccanismi madre-figlia. Che rimangono anche quando diventi genitore.
Evviva il caffè a letto!
Meglio della colazione.
Meglio di un buon libro.
Meglio del grattino alla schiena che nessun uomo sa fare come si deve.
La mamma è sempre la mamma.
mercoledì, aprile 18, 2007
Sull'utilizzo delle tasse
Io lo sapevo che finiva così.
Lo sapevo che noi donne laureate casalinghe che paghiamo l'ICI in un paesino del cazzo in provincia di Roma, che ci accingiamo ad aumentare il tasso italiano di natalità, a costo di enormi sacrifici, che contiamo gli euri per arrivare alla fine del mese e che siamo nel circolo vizioso del no baby sitter no lavoro, lo sapevo che non avevamo diritto alla scuola materna a tempo pieno per la nostra figlia primogenita.
Io lo sapevo che non serve a niente pagare le tasse.
Fa bene Previti a dichiararlo pubblicamente. Lui che ce li ha di sicuro i soldi per una baby sitter.
Se io smettessi di pagare l'ICI e l'immondizia, forse potrei mandare mia figlia allo Chateaubriand, nel cuore di Villa Borghese, ad imparare degnamente almeno la lingua francese ed emigrare al più presto in quel paese che a me ha insegnato tanto.
Se io continuo a pagare, invece, a cosa ho diritto?
Ho diritto a che qualcuno passi a prendere la mia spazzatura differenziata. E basta.
Quali sono i servizi che mi offre il mio comune?
Nulla. Zero carbonella. Non pulisce manco la mia strada, che pare sia una strada privata.
Almeno l'asilo a tempo pieno per mia figlia pensavo di meritarlo.
Ma pare che la scuola sia dell'obblico solo a partire dalle elementari.
E uno PRIMA che fa?
Smette per SEI anni di lavorare?
E se sì, ovviamente sono io che devo smettere di lavorare per sei anni.
E dopo, che cosa mi ritrovo?
Una figlia di 6 anni a scuola e una di tre ancora a casa, fino a che anch'ella compia 6 anni.
In tutto fa 9 anni.
Allora io smetterò di lavorare per 9 anni.
Diciamo che me ne restano 6.
Tra sei anni ne avrò 43.
Nessuno mi vorrà più.
Non sarò concorrenziale sul mercato.
Non sarò più aggiornata.
Il mio curriculum lo potrò buttare al cesso.
E tirare lo sciacquone.
Lo sapevo che noi donne laureate casalinghe che paghiamo l'ICI in un paesino del cazzo in provincia di Roma, che ci accingiamo ad aumentare il tasso italiano di natalità, a costo di enormi sacrifici, che contiamo gli euri per arrivare alla fine del mese e che siamo nel circolo vizioso del no baby sitter no lavoro, lo sapevo che non avevamo diritto alla scuola materna a tempo pieno per la nostra figlia primogenita.
Io lo sapevo che non serve a niente pagare le tasse.
Fa bene Previti a dichiararlo pubblicamente. Lui che ce li ha di sicuro i soldi per una baby sitter.
Se io smettessi di pagare l'ICI e l'immondizia, forse potrei mandare mia figlia allo Chateaubriand, nel cuore di Villa Borghese, ad imparare degnamente almeno la lingua francese ed emigrare al più presto in quel paese che a me ha insegnato tanto.
Se io continuo a pagare, invece, a cosa ho diritto?
Ho diritto a che qualcuno passi a prendere la mia spazzatura differenziata. E basta.
Quali sono i servizi che mi offre il mio comune?
Nulla. Zero carbonella. Non pulisce manco la mia strada, che pare sia una strada privata.
Almeno l'asilo a tempo pieno per mia figlia pensavo di meritarlo.
Ma pare che la scuola sia dell'obblico solo a partire dalle elementari.
E uno PRIMA che fa?
Smette per SEI anni di lavorare?
E se sì, ovviamente sono io che devo smettere di lavorare per sei anni.
E dopo, che cosa mi ritrovo?
Una figlia di 6 anni a scuola e una di tre ancora a casa, fino a che anch'ella compia 6 anni.
In tutto fa 9 anni.
Allora io smetterò di lavorare per 9 anni.
Diciamo che me ne restano 6.
Tra sei anni ne avrò 43.
Nessuno mi vorrà più.
Non sarò concorrenziale sul mercato.
Non sarò più aggiornata.
Il mio curriculum lo potrò buttare al cesso.
E tirare lo sciacquone.
martedì, aprile 17, 2007
Ho paura
Signore e signori, lo ammetto qui pubblicamente e senza tema di smentita.
Ho paura.
E di che, cielo! - direte voi.
Di che mai può aver paura questa ragazzona bella paffuta e rotonda, nel pieno della sua giòvinezza, con centinaia di centimetri a disposizione, ché alla dietologa non le basta più il metro da sarta per circondurla tutta?
Di che mai può aver paura questa casalinga modello, che non perde di polvere granello, che sta dietro al suo fornello per non scuocere il girello?
Di che mai può aver paura questa mamma tutta cure, bacetti e premure, la cena è pronta, mangia orsù un po' di prosciutto, preferisci le fragole o la pera?
Ho paura del doppio.
Ho paura di non riuscire a comportarmi correttamente con la mia seconda figlia.
Ma anche con la prima.
Ho paura di lasciarne una mentre l'altra piange.
Ho paura di scegliere e di non saper rinunciare.
Ho paura dell'anestesia.
Del testamento che non ho fatto.
Della firma che dovrò mettere in calce al foglio che esonera tutti dalle responsabilità.
Io non sono come un medico. A me nessuno mi esonererà più dalle mie responsabilità.
Ho paura delle ingiustizie.
Dei disequilibri.
Delle indecisioni.
Degli inevitabili errori.
Ho paura dei disaccordi con mio marito.
Di fronte ai figli un genitore non deve chiedere mai.
Ma noi siamo donne. E uomini.
E fatti di carne. E ossa. E cuore. E budella.
E io lo so che cadrò. Con la paura di non rialzarmi.
Cerca di non avere dubbi tu, che mi leggi!
Dimmi come si fa ad essere sempre all'altezza.
Dimmi come si fa a non dover chiedere mai niente a nessuno.
A non spezzare il mito che questi bimbi hanno di noi.
A non far loro del male.
Come si fa?
Ho paura.
E di che, cielo! - direte voi.
Di che mai può aver paura questa ragazzona bella paffuta e rotonda, nel pieno della sua giòvinezza, con centinaia di centimetri a disposizione, ché alla dietologa non le basta più il metro da sarta per circondurla tutta?
Di che mai può aver paura questa casalinga modello, che non perde di polvere granello, che sta dietro al suo fornello per non scuocere il girello?
Di che mai può aver paura questa mamma tutta cure, bacetti e premure, la cena è pronta, mangia orsù un po' di prosciutto, preferisci le fragole o la pera?
Ho paura del doppio.
Ho paura di non riuscire a comportarmi correttamente con la mia seconda figlia.
Ma anche con la prima.
Ho paura di lasciarne una mentre l'altra piange.
Ho paura di scegliere e di non saper rinunciare.
Ho paura dell'anestesia.
Del testamento che non ho fatto.
Della firma che dovrò mettere in calce al foglio che esonera tutti dalle responsabilità.
Io non sono come un medico. A me nessuno mi esonererà più dalle mie responsabilità.
Ho paura delle ingiustizie.
Dei disequilibri.
Delle indecisioni.
Degli inevitabili errori.
Ho paura dei disaccordi con mio marito.
Di fronte ai figli un genitore non deve chiedere mai.
Ma noi siamo donne. E uomini.
E fatti di carne. E ossa. E cuore. E budella.
E io lo so che cadrò. Con la paura di non rialzarmi.
Cerca di non avere dubbi tu, che mi leggi!
Dimmi come si fa ad essere sempre all'altezza.
Dimmi come si fa a non dover chiedere mai niente a nessuno.
A non spezzare il mito che questi bimbi hanno di noi.
A non far loro del male.
Come si fa?
lunedì, aprile 16, 2007
Notti magiche e ripensamenti
Stanotte e anche sabato notte volevo morire.
Ma per sul serio.
Mi sono detta, se muoio adesso, non farò un soldo di danno e non soffrirò più.
E la mia soglia del dolore è alta. Credo. O almeno così ho sempre pensato.
La pizza col lievito fatta in casa non la mangerò mai più. Da domani solo in pizzeria, e solo rigorosamente bassissima e croccante, come la fanno qui a Roma.
Giuro, inoltre, che masticherò ogni boccone almeno settanta volte, come faceva mia zia, magra come un chiodo.
Giuro che non mi strafogherò mai più di cornetti salati con formaggio e prosciutto alle feste dei bimbi. E di salatini e tramezzini e mignon e torte.
Giuro che proverò a non andarci nemmeno più, alle feste dei bimbi.
Ci manderò quel sant'uomo di mio marito, che non ha mai problemi digestivi, che riesce sempre a fermarsi al momento giusto e una fetta di dolce di 45° non gli scalfisce minimamente lo stomaco.
E quando torna a casa, dopo cotal magnata, ha anche il coraggio di ingerire una fetta di torta salata, anche vagamente rancida perché ricordo culinario pasquale.
E (tra parentesi) pesa sempre uguale.
Ma per sul serio.
Mi sono detta, se muoio adesso, non farò un soldo di danno e non soffrirò più.
E la mia soglia del dolore è alta. Credo. O almeno così ho sempre pensato.
La pizza col lievito fatta in casa non la mangerò mai più. Da domani solo in pizzeria, e solo rigorosamente bassissima e croccante, come la fanno qui a Roma.
Giuro, inoltre, che masticherò ogni boccone almeno settanta volte, come faceva mia zia, magra come un chiodo.
Giuro che non mi strafogherò mai più di cornetti salati con formaggio e prosciutto alle feste dei bimbi. E di salatini e tramezzini e mignon e torte.
Giuro che proverò a non andarci nemmeno più, alle feste dei bimbi.
Ci manderò quel sant'uomo di mio marito, che non ha mai problemi digestivi, che riesce sempre a fermarsi al momento giusto e una fetta di dolce di 45° non gli scalfisce minimamente lo stomaco.
E quando torna a casa, dopo cotal magnata, ha anche il coraggio di ingerire una fetta di torta salata, anche vagamente rancida perché ricordo culinario pasquale.
E (tra parentesi) pesa sempre uguale.
giovedì, aprile 12, 2007
Dopo di me, non rimarrà più nulla da mangiare
Mi sono un po' rotta di parlare sempre di pupi e menate gravidazionali.
Allora parliamo di cose serie.
L'avvocato scassamaroni c'ha il portafoglio d'oro.
A lei si rompe la moto e se la ricompra illico presto.
A me mi si muore la y10 e continuo ad usarla senza la terza almeno per andare a comprare il pane.
L'avvocato scassamaroni oggi ha fatto pasta e lenticchie.
Le succosissime lenticchie di Castelluccio. Quelle che costano un'oncia a bulbo.
Quelle che eh, signora mia, sono sempre una garanzia. E l'avvocato scassamaroni è in sé una garanzia.
E io me le so' strangugiate quasi come l'ovone.
Ecchédiamine, ieri pomeriggio mi sono ingollata un ottimo gelato pistacchio e banana. Tralasciamo spicciole analisi psicological-sessuali. Tenetevele per voi.
Oh, e se poi non bastasse, dopo che stamane una simpatica dottoressa mi ha staffilato la vena dell'interno gomito destro con la sua manina elefantiaca, mi sono introitata un cornetto e un cappuccino in un nanosecondo, seguiti da un etticello di bianca pizza di fornaio appena sfornata.
Un giorno tornerò come n(uova).
Un giorno i miei ormoni daranno il comando giusto al cervello attualmente scollegato.
E tutto sarà diverso.
Allora parliamo di cose serie.
L'avvocato scassamaroni c'ha il portafoglio d'oro.
A lei si rompe la moto e se la ricompra illico presto.
A me mi si muore la y10 e continuo ad usarla senza la terza almeno per andare a comprare il pane.
L'avvocato scassamaroni oggi ha fatto pasta e lenticchie.
Le succosissime lenticchie di Castelluccio. Quelle che costano un'oncia a bulbo.
Quelle che eh, signora mia, sono sempre una garanzia. E l'avvocato scassamaroni è in sé una garanzia.
E io me le so' strangugiate quasi come l'ovone.
Ecchédiamine, ieri pomeriggio mi sono ingollata un ottimo gelato pistacchio e banana. Tralasciamo spicciole analisi psicological-sessuali. Tenetevele per voi.
Oh, e se poi non bastasse, dopo che stamane una simpatica dottoressa mi ha staffilato la vena dell'interno gomito destro con la sua manina elefantiaca, mi sono introitata un cornetto e un cappuccino in un nanosecondo, seguiti da un etticello di bianca pizza di fornaio appena sfornata.
Un giorno tornerò come n(uova).
Un giorno i miei ormoni daranno il comando giusto al cervello attualmente scollegato.
E tutto sarà diverso.
martedì, aprile 10, 2007
Quel filo lungo lungo
Senti, dico, ma tu l'hai mai sentita quella del feto lungo 45 cm e che pesa un chilo e 600 gr?
Non sembra un mostro?
Un filo lungo lungo?
No, dico, ma ti rendi conto che pare che in pancia io abbia cotal mostriciattolo?
Cioè, ma tu, ecografista, non ti rendi conto, quando sortisci il tuo regolo, che le tue misurazioni sono acquoooose almeno quanto le tue parole??
Mi trattengo perché mi sono già sfogata.
Mi trattengo perché per ora sembra tutto sotto controllo.
Mi trattengo perché ecografista maggiormente esperta ha fatto valutazione ben più credibile.
O diciamo comunque che a me sembra più credibile qualcosa di 45 cm per 2kg450.
Per non saper né leggere né scrivere mi sono mangiata integralmente un ovone kinder da svariate centinaia di grammi. Seamus racconta tutto in maniera più credibile della mia.
Anche se l'ovo permane solo nel mio stomaco (e nelle mie cosce), quest'avventura l'abbiamo vissuta insieme.....
Non sembra un mostro?
Un filo lungo lungo?
No, dico, ma ti rendi conto che pare che in pancia io abbia cotal mostriciattolo?
Cioè, ma tu, ecografista, non ti rendi conto, quando sortisci il tuo regolo, che le tue misurazioni sono acquoooose almeno quanto le tue parole??
Mi trattengo perché mi sono già sfogata.
Mi trattengo perché per ora sembra tutto sotto controllo.
Mi trattengo perché ecografista maggiormente esperta ha fatto valutazione ben più credibile.
O diciamo comunque che a me sembra più credibile qualcosa di 45 cm per 2kg450.
Per non saper né leggere né scrivere mi sono mangiata integralmente un ovone kinder da svariate centinaia di grammi. Seamus racconta tutto in maniera più credibile della mia.
Anche se l'ovo permane solo nel mio stomaco (e nelle mie cosce), quest'avventura l'abbiamo vissuta insieme.....
martedì, aprile 03, 2007
La comprensione dello stato gassoso
Tanti cavoli.
Spuntano come funghi all'improvviso.
Un po' come quei porcini di sabato che mi si sono rinfacciati per tutta la notte. Ho sperimentato la comprensione dello stato gassoso.
Eppurtuttavia confermo la mia prestigiosa teoria del raviolo, col suo corollario:
Il piatto di ravioli ordinato al ristorante ne conterrà irrimediabilmente non più di cinque
Corollario: mai ordinare lo stesso piatto di un altro commensale. Esso arriverà sul desco dimezzato (il che, come potrete immaginare, per la proprietà transitiva, vale anche per i ravioli).
Certo c'è gente che al ristorante prende sempre la cosa giusta.
A mia figlia avanza sempre qualcosa nel piatto, qualcosa che assomiglia all'intero contenuto del piatto.
Popale, ad esempio, mangia anche il piatto, Lemoni lo divide, Labelladdormentata mangia solo roba di verdurine, Seamus mangia solo ravioli e dolci.
Io mangio tutto. Anche quello che non è nel mio piatto.
Quando ero molto giòvane, detestavo che mi si infilasse la forchetta nel piatto e non lo facevo nemmeno io. Hai presente quella storia degli assaggini, dài prendiamo tutti cose diverse che così ci assaggiamo a vicenda (inconfessato modo di sperimentare il sesso di gruppo)? Ora la mia forchetta infilzerebbe il piatto di chiunque. E ho finalmente capito che era solo un modo di sperimentare i gusti di chiunque.
Ma, tornando ai cavoli, mio marito li odia e io ne ho uno di riserva in frigo. Da cucinare quando lui non c'è.
Ma ora c'è spesso. Qualcuno ha scoperto che potrebbe avere tutta una serie di malattie e che per questo bisognerà spendere pacchi e pacchi di tempo e danaro. Fino a scoprire che un hombre de quaranta agnos sarebbe il caso che si controllasse ogni tanto anche se pensa di essere bello come eric clapton o come il sosia di adrian belew che in ufficio rimorchia basta che passi la chiavetta del caffè alle colleghe sbavanti ma potrebbe avere il terrore del camice bianco oppure semplicemente la paura di diventare bis-papà ma non devi avere paura amore pensa a me che c'ho una panza tanta che quasi rotolo anche se la simpatica belladdormentata dice che sono magra....
Peraltro, detesto le sdolcinatezze. Sono una persona concreta. Anche troppo.
Anche se la maternità ha probabilmente un po' smussato le asperità del mio carattere.
Per cui non dirò null'altro. Se non che vorrei che nel mio piatto ce ne fossero almeno dieci di ravioli.
P.S. per gente che non capisce le iperboli letterarie (seamus): Lo stato gassoso di cui sopra è relativo allo sprigionamento del fungo porcino, che probabilmente mescolato con succhi gastrici e anche altro fa l'effetto di uno choc e perciò canto cosìììììì, oh oh oh oh oh oh oh il mio bacioooooooooooo èèèèèèè cooooomeeeeeeeeeeeee un roooooooock!
Spuntano come funghi all'improvviso.
Un po' come quei porcini di sabato che mi si sono rinfacciati per tutta la notte. Ho sperimentato la comprensione dello stato gassoso.
Eppurtuttavia confermo la mia prestigiosa teoria del raviolo, col suo corollario:
Il piatto di ravioli ordinato al ristorante ne conterrà irrimediabilmente non più di cinque
Corollario: mai ordinare lo stesso piatto di un altro commensale. Esso arriverà sul desco dimezzato (il che, come potrete immaginare, per la proprietà transitiva, vale anche per i ravioli).
Certo c'è gente che al ristorante prende sempre la cosa giusta.
A mia figlia avanza sempre qualcosa nel piatto, qualcosa che assomiglia all'intero contenuto del piatto.
Popale, ad esempio, mangia anche il piatto, Lemoni lo divide, Labelladdormentata mangia solo roba di verdurine, Seamus mangia solo ravioli e dolci.
Io mangio tutto. Anche quello che non è nel mio piatto.
Quando ero molto giòvane, detestavo che mi si infilasse la forchetta nel piatto e non lo facevo nemmeno io. Hai presente quella storia degli assaggini, dài prendiamo tutti cose diverse che così ci assaggiamo a vicenda (inconfessato modo di sperimentare il sesso di gruppo)? Ora la mia forchetta infilzerebbe il piatto di chiunque. E ho finalmente capito che era solo un modo di sperimentare i gusti di chiunque.
Ma, tornando ai cavoli, mio marito li odia e io ne ho uno di riserva in frigo. Da cucinare quando lui non c'è.
Ma ora c'è spesso. Qualcuno ha scoperto che potrebbe avere tutta una serie di malattie e che per questo bisognerà spendere pacchi e pacchi di tempo e danaro. Fino a scoprire che un hombre de quaranta agnos sarebbe il caso che si controllasse ogni tanto anche se pensa di essere bello come eric clapton o come il sosia di adrian belew che in ufficio rimorchia basta che passi la chiavetta del caffè alle colleghe sbavanti ma potrebbe avere il terrore del camice bianco oppure semplicemente la paura di diventare bis-papà ma non devi avere paura amore pensa a me che c'ho una panza tanta che quasi rotolo anche se la simpatica belladdormentata dice che sono magra....
Peraltro, detesto le sdolcinatezze. Sono una persona concreta. Anche troppo.
Anche se la maternità ha probabilmente un po' smussato le asperità del mio carattere.
Per cui non dirò null'altro. Se non che vorrei che nel mio piatto ce ne fossero almeno dieci di ravioli.
P.S. per gente che non capisce le iperboli letterarie (seamus): Lo stato gassoso di cui sopra è relativo allo sprigionamento del fungo porcino, che probabilmente mescolato con succhi gastrici e anche altro fa l'effetto di uno choc e perciò canto cosìììììì, oh oh oh oh oh oh oh il mio bacioooooooooooo èèèèèèè cooooomeeeeeeeeeeeee un roooooooock!
giovedì, marzo 29, 2007
Son soddisfazioni
Certo certo.
La vita è bella.
Stai per partorire.
In fondo è andato tutto bene.
Ma chi glielo spiega che oggi il meccanico, oltre a metterci 45 minuti 45 a cambiare la lampadina dei fari della macchina del mio basito consorte, mi ha anche diagnosticato una malattia pressoché mortale della mia amata y 10? Questioni di cambio. Di cambio macchina - chioso io.
E come se non bastasse, mai hiusband si gratta da diversi giorni, è tutto pieno di bolle sotto le ascelle (si, lo so, la praivasi, ma chissene). E allora forse sono addirittura le processionarie che si sono infilate nel suo tessuto squamoso. Macché! Sarà l'allergia. Ieri sera non riuscivo nemmeno a vedergli l'ugola, tanto la sua lingua era gonfia. Mi ci son messa lì, con cucchiaio e torcia. Ma niente da fare. Un mistero.
E stanotte, sono beatamente rimasta sveglia per paura che si soffocasse. O anche che mia figlia si raffreddasse restando scoperta. E mi alzo di qui, e mi riallungo di là. Finché alle cinque incappo in rai news e in un impapiglionato giornalista sveglio come un picchio che dà lettura di tutti i quotidiani. Beh, son soddisfazioni.
E allora stamane - dopo il meccanico - siamo andati alla postazione del 118 del paesello. E c'era il medico che dormiva. E un portantino zelante che fumava alla finestra l'ha svegliato e il medico ha fatto spogliare mio marito nel corridoio e dire che la scena era grottesca è esprimersi finemente e mio marito non ha fatto una grinza con estrema grazia si è sfilato il maglione e la camicia che allora io ho dovuto chiedere al medico di chiudere la porta che dava verso l'esterno che se no questo pover'uomo non avrebbe mai conosciuto la sua novella figlia così tutto nudo verminaceo in mezzo alle correnti e comunque la gola sta bene e potrebbe essere una questione di allergia si imbottisca di cortisone io non ho mai visto un medico del 118 così coscienzioso siamo rimasti quasi quanto col meccanico a parlare nel corridoio e alla fine ci ha stretto la mano a tutti e due è arrivato anche ad ipotizzare che fosse un problema psicosomatico dovuto al (MIO) imminente parto ma che mi devo sentir dire che la polvere di calendula lenitiva del prurito sotto l'ascella non serve ad una benemerita quando ieri ho pure speso sette leuri sette per acquistarne un prezioso barattolino perché lui potesse avere un po' di sollievo e scopriamo anche sempre per merito dello zelante medico che il medico di base di mio marito, del quale non si hanno più tracce, era talmente vecchio che poteva essere anche morto nel frattempo e son soddisfazioni soprattutto quando uno ne avrebbe bisogno del medico di base ma meno male che c'è il presidio del 118 santo subito che ci rende fieri di pagare l'ici in questo piccolo comune romano. Ecco ho finito. Posso espirare.
La vita è bella.
Stai per partorire.
In fondo è andato tutto bene.
Ma chi glielo spiega che oggi il meccanico, oltre a metterci 45 minuti 45 a cambiare la lampadina dei fari della macchina del mio basito consorte, mi ha anche diagnosticato una malattia pressoché mortale della mia amata y 10? Questioni di cambio. Di cambio macchina - chioso io.
E come se non bastasse, mai hiusband si gratta da diversi giorni, è tutto pieno di bolle sotto le ascelle (si, lo so, la praivasi, ma chissene). E allora forse sono addirittura le processionarie che si sono infilate nel suo tessuto squamoso. Macché! Sarà l'allergia. Ieri sera non riuscivo nemmeno a vedergli l'ugola, tanto la sua lingua era gonfia. Mi ci son messa lì, con cucchiaio e torcia. Ma niente da fare. Un mistero.
E stanotte, sono beatamente rimasta sveglia per paura che si soffocasse. O anche che mia figlia si raffreddasse restando scoperta. E mi alzo di qui, e mi riallungo di là. Finché alle cinque incappo in rai news e in un impapiglionato giornalista sveglio come un picchio che dà lettura di tutti i quotidiani. Beh, son soddisfazioni.
E allora stamane - dopo il meccanico - siamo andati alla postazione del 118 del paesello. E c'era il medico che dormiva. E un portantino zelante che fumava alla finestra l'ha svegliato e il medico ha fatto spogliare mio marito nel corridoio e dire che la scena era grottesca è esprimersi finemente e mio marito non ha fatto una grinza con estrema grazia si è sfilato il maglione e la camicia che allora io ho dovuto chiedere al medico di chiudere la porta che dava verso l'esterno che se no questo pover'uomo non avrebbe mai conosciuto la sua novella figlia così tutto nudo verminaceo in mezzo alle correnti e comunque la gola sta bene e potrebbe essere una questione di allergia si imbottisca di cortisone io non ho mai visto un medico del 118 così coscienzioso siamo rimasti quasi quanto col meccanico a parlare nel corridoio e alla fine ci ha stretto la mano a tutti e due è arrivato anche ad ipotizzare che fosse un problema psicosomatico dovuto al (MIO) imminente parto ma che mi devo sentir dire che la polvere di calendula lenitiva del prurito sotto l'ascella non serve ad una benemerita quando ieri ho pure speso sette leuri sette per acquistarne un prezioso barattolino perché lui potesse avere un po' di sollievo e scopriamo anche sempre per merito dello zelante medico che il medico di base di mio marito, del quale non si hanno più tracce, era talmente vecchio che poteva essere anche morto nel frattempo e son soddisfazioni soprattutto quando uno ne avrebbe bisogno del medico di base ma meno male che c'è il presidio del 118 santo subito che ci rende fieri di pagare l'ici in questo piccolo comune romano. Ecco ho finito. Posso espirare.
mercoledì, marzo 28, 2007
Parigi
Partii, quel marzo del '99, lontano dalla mia città, dal mio amore fallito, dalla mia famiglia iperpresente. In cerca di cosa ancora non so. Ma in una splendida città che già conoscevo bene. Per abitare nel quartiere di Pennac, fare la spesa al mercato di boulevard de Belleville, ubriacarmi nei bar di Oberkampf, lavorare in uno di quei posti che oggi chiamano call center e che all'epoca era un efficientissimo "servizio clienti".
Parigi per me simboleggia la libertà.
Esplorazione d'innumerevoli possibilità.
Il misterioso panorama dell'orizzonte infinito.
A trent'anni sei giovane.
Pensi che invitare alla tua festa 50 amici sia un gran punto d'arrivo.
Pensi che lavorare 12 ore al giorno sia l'unica cosa che conta.
Pensi che sia indispensabile cominciare a comprare una valida crema antirughe.
Pensi che un uomo che ti fa credere che ti ama, non abbia bisogno di dirtelo.
E soprattutto pensi che quel momento magico durerà per sempre.
E poi non è tutto come sembra.
Ognuno va per la sua strada.
Anche se i ricordi non si cancellano.
Anche se le parole non si dimenticano.
Anche se i luoghi nella memoria non appassiscono.
Amici fondamentalmente per sempre. Anche se qualcuno non c'è più.
Ti ricordi C. di quella sera al London? Miravamo lo stesso uomo. Che ha scelto te.
Ti ricordi C. dell'impresa della regina delle torte rustiche? Mi hai insegnato tanto, per non pretendere niente in cambio.
Ti ricordi JF di quando mi hai mollata dentro un cinema scavalcando il sedile? E non ti ho inseguito.
Ti ricordi C. di quella notte di fine maggio quando non sei tornato a casa? E della corsa a 200 all'ora in moto verso Etretat?
Ti ricordi P. dei tuoi occhi umidi persi nel vuoto? Per me furono unici.
Mi ricordo B. dei tuoi azzurri occhi tristi che hai voluto portare via per sempre. Mi hai detto che ero per te come una sorella. E mi hai lasciato senza un addio.
Il mio addio a Parigi l'ho dato ancora una volta per amore.
Con l'aiuto di una malattia dalla quale mi sono ripresa per un pelo.
Ma c'è una parte del mio cuore qui t'appartiendra à jamais.
Parigi per me simboleggia la libertà.
Esplorazione d'innumerevoli possibilità.
Il misterioso panorama dell'orizzonte infinito.
A trent'anni sei giovane.
Pensi che invitare alla tua festa 50 amici sia un gran punto d'arrivo.
Pensi che lavorare 12 ore al giorno sia l'unica cosa che conta.
Pensi che sia indispensabile cominciare a comprare una valida crema antirughe.
Pensi che un uomo che ti fa credere che ti ama, non abbia bisogno di dirtelo.
E soprattutto pensi che quel momento magico durerà per sempre.
E poi non è tutto come sembra.
Ognuno va per la sua strada.
Anche se i ricordi non si cancellano.
Anche se le parole non si dimenticano.
Anche se i luoghi nella memoria non appassiscono.
Amici fondamentalmente per sempre. Anche se qualcuno non c'è più.
Ti ricordi C. di quella sera al London? Miravamo lo stesso uomo. Che ha scelto te.
Ti ricordi C. dell'impresa della regina delle torte rustiche? Mi hai insegnato tanto, per non pretendere niente in cambio.
Ti ricordi JF di quando mi hai mollata dentro un cinema scavalcando il sedile? E non ti ho inseguito.
Ti ricordi C. di quella notte di fine maggio quando non sei tornato a casa? E della corsa a 200 all'ora in moto verso Etretat?
Ti ricordi P. dei tuoi occhi umidi persi nel vuoto? Per me furono unici.
Mi ricordo B. dei tuoi azzurri occhi tristi che hai voluto portare via per sempre. Mi hai detto che ero per te come una sorella. E mi hai lasciato senza un addio.
Il mio addio a Parigi l'ho dato ancora una volta per amore.
Con l'aiuto di una malattia dalla quale mi sono ripresa per un pelo.
Ma c'è una parte del mio cuore qui t'appartiendra à jamais.
lunedì, marzo 26, 2007
A perenne memoria
Lo schizzo di apertura della bottiglia di Brachetto ha la stessa potenza di un' eiaculatio.
Peccato che si infranga impietosamente sul muro del mio salone.
Appena dipinto.
E sul golf di mia figlia.
Appena comprato.
La contrizione dell' amico ciccione (dài, non te la prendere, è il minimo sfogo da parte mia!!! E poi l'hai detto tu che viaggi sui 107 kg...) è pari solo al mio sollievo quando le macchie sul golfino vanno via dopo una bella strofinata col sapone.
Per amor di cronaca: il tappo si sfrange prima sulla parete, svaricellandola di spermatozoi rossi (sì, sì, le macchie sembrano veramente piccoli vermicoli spermatozoidali), sbalza poi sul soffitto, tingendolo d'irrimediabile rosso per atterrare infine gioiosamente sulla mia pancia.
Non riesco a capire come mai io sia macchiata di rosso persino dietro le spalle.
E non è sangue.
Non è pennarello lavabile di bimbo.
E' indelebile vino rosso.
A perenne memoria.
Peccato che si infranga impietosamente sul muro del mio salone.
Appena dipinto.
E sul golf di mia figlia.
Appena comprato.
La contrizione dell' amico ciccione (dài, non te la prendere, è il minimo sfogo da parte mia!!! E poi l'hai detto tu che viaggi sui 107 kg...) è pari solo al mio sollievo quando le macchie sul golfino vanno via dopo una bella strofinata col sapone.
Per amor di cronaca: il tappo si sfrange prima sulla parete, svaricellandola di spermatozoi rossi (sì, sì, le macchie sembrano veramente piccoli vermicoli spermatozoidali), sbalza poi sul soffitto, tingendolo d'irrimediabile rosso per atterrare infine gioiosamente sulla mia pancia.
Non riesco a capire come mai io sia macchiata di rosso persino dietro le spalle.
E non è sangue.
Non è pennarello lavabile di bimbo.
E' indelebile vino rosso.
A perenne memoria.
giovedì, marzo 22, 2007
Mia figlia
Mia figlia è ricciolina.
E allora tutti quando la vedono: "Uh che bei ricciolini".
Mia figlia ha bisogno di punti di riferimento.
E allora vai con le ripetizioni: tutti i nomi dei sette nani venti volte al giorno; il gioco dei contrari una decina di volte (e solo perché sono molti di più dei sette nani); e cosa hai fatto a scuola: "ho messo a posto". E io pago perché tu metta a posto?. "Ho fatto la ninna". Mmh che programma interessante questi asili nido. "Ho fatto la pappa". "Ma che brava e cosa hai mangiato?". "Pappa".
Mia figlia picchia duro.
Quando non è contenta giù pugni.
Quando è contenta giù bacetti.
Peccato che è contenta in maniera inversamente proporzionale alla mia, di contentezza.
Con lei è sempre tutto molto all'incontrario.
Mia figlia non parla ancora correttamente.
Risponde alle domande, ma difficilmente si lancia in frasi complesse.
Vorrebbe restare al telefono coi nonni per lunghissimi minuti, in silenzio. Con la cornetta appoggiata all'orecchio. Allora i nonni non capiscono che per farla parlare devono fare delle domande. E allora le domande le faccio io, e poi le ripetono i nonni e lei, se si sente, se le va, accenna ad un mugugno di risposta.
Mia figlia adora il padre.
E papi qui e papi lì.
E papi bello e mamma brutta.
Di notte si sveglia e chiama papi.
E il bagnetto solo con papi.
E la nanna solo con papi.
E io mi deprimo sempre di più.
E quasi meno male che non mangia con nessuno dei due. O meglio che mangia solo se ha voglia.
E allora faccio dei progetti per la bimba che verrà.
Penso che non rifarò gli stessi errori.
Se vuole mangiare, mangerà e io non la forzerò.
Poi mi dico che certi errori si possono fare anche per il troppo amore, per la paura che il proprio bambino soffra, che stia male.
E allora mi torna la certezza che di errori ne farò ancora tanti.
Con la figlia che ho e con quella che verrà.
E allora tutti quando la vedono: "Uh che bei ricciolini".
Mia figlia ha bisogno di punti di riferimento.
E allora vai con le ripetizioni: tutti i nomi dei sette nani venti volte al giorno; il gioco dei contrari una decina di volte (e solo perché sono molti di più dei sette nani); e cosa hai fatto a scuola: "ho messo a posto". E io pago perché tu metta a posto?. "Ho fatto la ninna". Mmh che programma interessante questi asili nido. "Ho fatto la pappa". "Ma che brava e cosa hai mangiato?". "Pappa".
Mia figlia picchia duro.
Quando non è contenta giù pugni.
Quando è contenta giù bacetti.
Peccato che è contenta in maniera inversamente proporzionale alla mia, di contentezza.
Con lei è sempre tutto molto all'incontrario.
Mia figlia non parla ancora correttamente.
Risponde alle domande, ma difficilmente si lancia in frasi complesse.
Vorrebbe restare al telefono coi nonni per lunghissimi minuti, in silenzio. Con la cornetta appoggiata all'orecchio. Allora i nonni non capiscono che per farla parlare devono fare delle domande. E allora le domande le faccio io, e poi le ripetono i nonni e lei, se si sente, se le va, accenna ad un mugugno di risposta.
Mia figlia adora il padre.
E papi qui e papi lì.
E papi bello e mamma brutta.
Di notte si sveglia e chiama papi.
E il bagnetto solo con papi.
E la nanna solo con papi.
E io mi deprimo sempre di più.
E quasi meno male che non mangia con nessuno dei due. O meglio che mangia solo se ha voglia.
E allora faccio dei progetti per la bimba che verrà.
Penso che non rifarò gli stessi errori.
Se vuole mangiare, mangerà e io non la forzerò.
Poi mi dico che certi errori si possono fare anche per il troppo amore, per la paura che il proprio bambino soffra, che stia male.
E allora mi torna la certezza che di errori ne farò ancora tanti.
Con la figlia che ho e con quella che verrà.
martedì, marzo 20, 2007
Fornitura a vita
E non è un eufemismo.
E con questo trucchetto vinse la scommessa più importante che un uomo goloso possa vincere.
Mia madre non è esattamente un'alice. E' sempre stata piuttosto corpulenta, anche se lei sostiene - e senza tema di smentita visto che né io né mia sorella c'eravamo - che quando era signorina era un figurino. Mah!
Però mia madre ha un pregio. Conosce i migliori pasticceri di Roma. Ma non "conosce" nel senso che ci va regolarmente a scofanarsi di dolci. No, lei li conosce nel senso che c'ha un rapporto d'amicizia, ci va a cena, ci fa cose insieme. Rapporti cultural-gastronomici, potremmo chiamarli.
Mio padre non era certo un amante del gioco d'azzardo. Ma era sicuramente un uomo sicuro di sé e delle sue conoscenze.
La questione si sviluppò con un'amica pasticcera di mia madre. Ella - beata incoscienza! - osò sostenere con mio padre l'esattezza della sua blanda versione di un versetto della Commedia. Il mio genitore, anche stupito da tanta temerarietà, sosteneva l'esattezza della sua.
Noi muti. Tipo "l'assemblea tace perplessa". E ancora più muti, quando la coraggiosa pasticcera scommise sull'esattezza della sua terzina.
E non scommise - chessò - cinquanta lirette, un tortellino sbruciacchiato, un caffè di seconda mano.
No. Lei scommise una FORNITURA DI BIGNE' DI SAN GIUSEPPE A VITA.
Per mio padre s'intende.
Non saprei dire cosa avrebbe dovuto fornire a vita mio padre se avesse perso. Ma ovviamente così non fu. Tanta di lei temerarietà non fu premiata. E la pasticcera, onorando il suo vitalizio, puntualmente ogni 19 marzo, faceva consegnare un mega vassoio di bigné e zeppole a casa nostra.
E non potrò mai dimenticare la faccia di mio padre ogni volta che li addentava con foga: "Lei ha sbagliato, e deve onorare il suo debito!". Gnam!
lunedì, marzo 19, 2007
Su come azzannare la pizza.
Tu stai lì, no.
Dopo le analisi del sangue, dopo i 70 euri di spesa settimanale trasportata con immane fatica al secondo piano senza ascensore, che ti pregusti quel quadratone di bella pizza romana infarcita di prosciutto cotto e cubetti di groviera olandese, che accuratamenti vorresti preparare e gustare, e al contempo pensi, mentre metti a posto la spesa, ecco, qui ci manca solo che telefoni qualcuno, in fondo è solo l'una e mezza, è solo l'ora di pranzo e ogni poveraccio ha diritto di mangiare ma anche di essere telefonato, chissà che anche oggi non tocchi ancora a me, speriamo di no perché io devo azzannare la pizza devo riempire il mio stomacone ché tanto sangue m'hanno preso e non è bastato il cornettazzo e il cappuccino di stamane a ripristinare l'equilibrio e poi con tutte quelle calorie che ho buttato via dimenando le mie chiappe sabato sera sulla pista da ballo c'ho pure diritto a sbranare un quadrato di pizza manco enorme che sarà 12x12 (l'unità di misura è aleatoria).
E mentre pensi in ordine sparso tutto questo ecco che - e non possiamo manco dire "inopinatamente" - suona quello stramaledetto aggeggio. Niente presentazione del numero niente presagi ma una sola inevitabile certezza. Solo lei può chiamare all'esatta ora di pranzo così come all'esatta ora di cena, proprio quando la tua acquolina ha raggiunto livelli indomabili. Solo lei ti conosce così bene da prevedere e stroncare ogni tua mossa. E' lei, la mamma. Quella a cui non si può sbattere il telefono in faccia perché sono due giorni che non ci sentiamo che poi perché secondo voi uno va ad abitare scientemente a 1400 chilometri di distanza se non per diradare questi pseudoappuntamenti telefonici? Io l'ho anche fatto, e anche per diversi anni. Pensavo di essere guarita e invece mi ritrovo con un pugno di mosche in mano e col telefono sempre in funzione. E allora cerchi di non spazientirti. Racconto con calma tutto il week end, nei minimi dettagli, perché così forse, senza domande superflue, ti lascerà prima in pace, e intanto chili di pizza ti scorrono davanti agli occhi, tutta quella pizza dal panettiere e tu con la tua sleppa davanti che non la puoi nemmeno mangiare perché al telefono si sentirebbe mentre fai i tuoi apprezzatissimi racconti chilometrici.
E a questo punto, un'idea: chiedere a lei come è andato il suo favoloso week-end!
Ebbene, funziona! Comincia a parlare e tu, con le poche forze rimaste, addenti il malloppo, senza che lei si accorga di nulla e sbrani quel quadratino, ché tale ti sembra ora, anche se ben rigofio d'ognibbene!
Lei non lo saprà mai. E la puoi sempre salutare ad un certo punto dicendo: "Ora ti lascio mamma ché vado a mangiare, sai ho fame......"
E tutto sembrerà incredibilmente naturale!
Dopo le analisi del sangue, dopo i 70 euri di spesa settimanale trasportata con immane fatica al secondo piano senza ascensore, che ti pregusti quel quadratone di bella pizza romana infarcita di prosciutto cotto e cubetti di groviera olandese, che accuratamenti vorresti preparare e gustare, e al contempo pensi, mentre metti a posto la spesa, ecco, qui ci manca solo che telefoni qualcuno, in fondo è solo l'una e mezza, è solo l'ora di pranzo e ogni poveraccio ha diritto di mangiare ma anche di essere telefonato, chissà che anche oggi non tocchi ancora a me, speriamo di no perché io devo azzannare la pizza devo riempire il mio stomacone ché tanto sangue m'hanno preso e non è bastato il cornettazzo e il cappuccino di stamane a ripristinare l'equilibrio e poi con tutte quelle calorie che ho buttato via dimenando le mie chiappe sabato sera sulla pista da ballo c'ho pure diritto a sbranare un quadrato di pizza manco enorme che sarà 12x12 (l'unità di misura è aleatoria).
E mentre pensi in ordine sparso tutto questo ecco che - e non possiamo manco dire "inopinatamente" - suona quello stramaledetto aggeggio. Niente presentazione del numero niente presagi ma una sola inevitabile certezza. Solo lei può chiamare all'esatta ora di pranzo così come all'esatta ora di cena, proprio quando la tua acquolina ha raggiunto livelli indomabili. Solo lei ti conosce così bene da prevedere e stroncare ogni tua mossa. E' lei, la mamma. Quella a cui non si può sbattere il telefono in faccia perché sono due giorni che non ci sentiamo che poi perché secondo voi uno va ad abitare scientemente a 1400 chilometri di distanza se non per diradare questi pseudoappuntamenti telefonici? Io l'ho anche fatto, e anche per diversi anni. Pensavo di essere guarita e invece mi ritrovo con un pugno di mosche in mano e col telefono sempre in funzione. E allora cerchi di non spazientirti. Racconto con calma tutto il week end, nei minimi dettagli, perché così forse, senza domande superflue, ti lascerà prima in pace, e intanto chili di pizza ti scorrono davanti agli occhi, tutta quella pizza dal panettiere e tu con la tua sleppa davanti che non la puoi nemmeno mangiare perché al telefono si sentirebbe mentre fai i tuoi apprezzatissimi racconti chilometrici.
E a questo punto, un'idea: chiedere a lei come è andato il suo favoloso week-end!
Ebbene, funziona! Comincia a parlare e tu, con le poche forze rimaste, addenti il malloppo, senza che lei si accorga di nulla e sbrani quel quadratino, ché tale ti sembra ora, anche se ben rigofio d'ognibbene!
Lei non lo saprà mai. E la puoi sempre salutare ad un certo punto dicendo: "Ora ti lascio mamma ché vado a mangiare, sai ho fame......"
E tutto sembrerà incredibilmente naturale!
La pancia e il gomito.
Tutti mi dicono ma che pancia piccola.
Oggi, la sanguisuga del centro prelievi ha anche messo in dubbio che io fossi incinta.
Dico, va bè che faccio un metro e ottantatre e che tutto sommato - viste le mie giunoniche proporzioni - la pancia possa passare in secondo piano, ma cavolo, tra poco più di un mese partorisco, non sarà certo una pancia invisibile!
"Ah, no, ma sa, certe volte le persone mettono su un po' di pancetta, allora ho pensato....."
Pensi di meno e agisca di più, avrebbe detto mio padre.
Soprattutto a vedere il livido che mi ha lasciato all'interno del gomito!
Oggi, la sanguisuga del centro prelievi ha anche messo in dubbio che io fossi incinta.
Dico, va bè che faccio un metro e ottantatre e che tutto sommato - viste le mie giunoniche proporzioni - la pancia possa passare in secondo piano, ma cavolo, tra poco più di un mese partorisco, non sarà certo una pancia invisibile!
"Ah, no, ma sa, certe volte le persone mettono su un po' di pancetta, allora ho pensato....."
Pensi di meno e agisca di più, avrebbe detto mio padre.
Soprattutto a vedere il livido che mi ha lasciato all'interno del gomito!
venerdì, marzo 16, 2007
Delirio
L'ispirazione l'ho tratta da un grazioso post di una mia nuova fiamma, The punisher.
Trovo che il bianco e il nero mi donino.
Donino ai miei tratti delicati. Risate.
Trovo che diano una spruzzata di vita a questo blog color cacarella smorta.
Purtroppo i miei passi avanti rispetto all'apprendimento dell'html nonché dei CSS (e alla ciribicchiola con doppio scappellamento a destra) si stanno miseramente arenando.
Quindi mi vedo costretta a palliare con queste misere trovate ad effetto.
Sapendo benissimo che una meringa in bianco funziona, mentre in bianco e nero forse stucca un po'.
Perché i dettagli si vedono meglio.
mercoledì, marzo 14, 2007
L'incredibile e triste storia della bambola nella bara
Il culto degli americani per la morte è quanto di più sorprendentemente morboso mi sia capitato di vedere nel corso dei miei studi antropologici. E' stupefacente la cura del corpo e soprattutto del viso e delle mani che mettono nell'agghindare il morto. Mia madre aveva un'amica che aveva una funeral home in ammerica e raccontava cose incredibili. Comunque per loro "guardare" in faccia il morto ripulito è un'esperienza normalissima. La morte fa tutti gli americani bellissimi.
Ora, ecco, invece, da noi le cose stanno in maniera leggermente diversa. Il morto puzza anche abbastanza da subito, è spesso deforme, gonfio e privo di colore. E si è pressati di chiuderlo nel suo sacello. Siamo ormai poco abituati a vedere umani morti e ricomposti in una abbondantemente coreografica scenografia. Forse usa ancora in qualche paese.
E allora perché, spiegatemi perché al todis sotto casa di mia madre vendono bambole nella bara?
Perché allenare le donne di domani a questa visione macabra?
Hanno il trucco, rossetto e bistro sugli occhi, ciglia lunghissime, vestiti poco mortuari, ma abbastanza brutti da giustificare immediata cremazione. E sempre l'inevitabile biberon di latte in mano o sfuso nella bara.
Essa si presenta come un sacello composto da due elementi: 1) il contenitore vero e proprio, detto anche "costrutto bara", che può essere di varie fattezze: tipo culletta, tipo cestino del supermercato, tipo cestino di vimini, nel quale è riposta la bambola distesa; 2) l'involucro plastificato, in cui è contenuto il "costrutto bara", detto anche "il costrutto simil vetro con tanto di chiusura lampo", esso sempre identico in ogni confezione, con funzione di consentire la visione della bambola nella sua intera bruttezza.
Da tener presente che la bambola, in posizione orizzontale, chiude gli occhi. Proprio come una morta. E ovviamente non respira.
Ecco, mia figlia è completamente affascinata da tal tipo di giocattolo, di cui la nonna sfodera esemplari sempre nuovi ad ogni nostra visita. La tira fuori dalla bara, la sveste e la riveste e la rimette dentro. E soprattutto non separa mai, per nessuna ragione al mondo, i due costrutti.
Io la guardo basita. In primo luogo dall'estrema bruttezza della bambola, che per decenza io stessa dovrei togliere dalla circolazione; ed in secondo luogo dalla macabra procedura che inconsapevolmente la creatura compie, ma che - sono sicura! - non le faciliterà il rapporto con l'umana condizione mortale. O forse - chissà - a pensarci bene potrebbe renderglielo semplicissimo....In bara dormo, fuori da bara son sveglio!
Ora, ecco, invece, da noi le cose stanno in maniera leggermente diversa. Il morto puzza anche abbastanza da subito, è spesso deforme, gonfio e privo di colore. E si è pressati di chiuderlo nel suo sacello. Siamo ormai poco abituati a vedere umani morti e ricomposti in una abbondantemente coreografica scenografia. Forse usa ancora in qualche paese.
E allora perché, spiegatemi perché al todis sotto casa di mia madre vendono bambole nella bara?
Perché allenare le donne di domani a questa visione macabra?
Hanno il trucco, rossetto e bistro sugli occhi, ciglia lunghissime, vestiti poco mortuari, ma abbastanza brutti da giustificare immediata cremazione. E sempre l'inevitabile biberon di latte in mano o sfuso nella bara.
Essa si presenta come un sacello composto da due elementi: 1) il contenitore vero e proprio, detto anche "costrutto bara", che può essere di varie fattezze: tipo culletta, tipo cestino del supermercato, tipo cestino di vimini, nel quale è riposta la bambola distesa; 2) l'involucro plastificato, in cui è contenuto il "costrutto bara", detto anche "il costrutto simil vetro con tanto di chiusura lampo", esso sempre identico in ogni confezione, con funzione di consentire la visione della bambola nella sua intera bruttezza.
Da tener presente che la bambola, in posizione orizzontale, chiude gli occhi. Proprio come una morta. E ovviamente non respira.
Ecco, mia figlia è completamente affascinata da tal tipo di giocattolo, di cui la nonna sfodera esemplari sempre nuovi ad ogni nostra visita. La tira fuori dalla bara, la sveste e la riveste e la rimette dentro. E soprattutto non separa mai, per nessuna ragione al mondo, i due costrutti.
Io la guardo basita. In primo luogo dall'estrema bruttezza della bambola, che per decenza io stessa dovrei togliere dalla circolazione; ed in secondo luogo dalla macabra procedura che inconsapevolmente la creatura compie, ma che - sono sicura! - non le faciliterà il rapporto con l'umana condizione mortale. O forse - chissà - a pensarci bene potrebbe renderglielo semplicissimo....In bara dormo, fuori da bara son sveglio!
lunedì, marzo 12, 2007
Io sono fashion just inside
Location completamente bianca (sì, sì, la mia virata english è assolutamente voluta!).
Porte a filo.
Cucina a vista completamente bianca anch'essa. Ma di quel bianco che si pulisce con agio perché è anche un bell'agio costato.
Terrazzo a doghe flottanti. Completamente esposto a sud.
Megalibreria lungo tutta una parete (che faranno più o meno 5 metri moltiplicati per cinque scaffali, per un totale di 25 metri di libri, tutti ultra design).
Rassegna stampa su tavolo da lavoro: ogni quotidiano possibile e immaginabile, settimanali politici e (udite udite!) angolo gossip!
E tutta una serie di oggetti assolutamente fashion design: libri di fiabe in cartone a grandezza umana, sedia e cavalluccio per adulti e bambini, sedie in polistirolo, capaci di reggere un adulto mediamente robusto, cera speciale per scrivere sui vetri a piacimento che poi si toglie come una patina, palle, aggeggi, ninnoli, fiori ovunque.
Buffet assolutamente godurioso: polpettine a tutti i gusti (una su tutte quella di melanzane filanti), torte di scarola e olive, dolcissime frittate di asparagi e zucchine, superba ricotta condita a piacere, mozzarella di bufala croccante al morso, taleggio con variegate mostarde e dolci a profusione: zuccotti, budino fait maison, torta di mele pinoli noci uva passa paradiso del palato, nonché sceltissima pasticceria mignon.
Non è il mio sogno di stanotte. No.
E' la descrizione del mio fashion brunch di ieri.
Al quale ho partecipato con i miei familiari, con la mia panza e i miei vestiti inadeguati.
Ma ho pur sempre goduto.
Sarò fashion almeno un po' inside?
Porte a filo.
Cucina a vista completamente bianca anch'essa. Ma di quel bianco che si pulisce con agio perché è anche un bell'agio costato.
Terrazzo a doghe flottanti. Completamente esposto a sud.
Megalibreria lungo tutta una parete (che faranno più o meno 5 metri moltiplicati per cinque scaffali, per un totale di 25 metri di libri, tutti ultra design).
Rassegna stampa su tavolo da lavoro: ogni quotidiano possibile e immaginabile, settimanali politici e (udite udite!) angolo gossip!
E tutta una serie di oggetti assolutamente fashion design: libri di fiabe in cartone a grandezza umana, sedia e cavalluccio per adulti e bambini, sedie in polistirolo, capaci di reggere un adulto mediamente robusto, cera speciale per scrivere sui vetri a piacimento che poi si toglie come una patina, palle, aggeggi, ninnoli, fiori ovunque.
Buffet assolutamente godurioso: polpettine a tutti i gusti (una su tutte quella di melanzane filanti), torte di scarola e olive, dolcissime frittate di asparagi e zucchine, superba ricotta condita a piacere, mozzarella di bufala croccante al morso, taleggio con variegate mostarde e dolci a profusione: zuccotti, budino fait maison, torta di mele pinoli noci uva passa paradiso del palato, nonché sceltissima pasticceria mignon.
Non è il mio sogno di stanotte. No.
E' la descrizione del mio fashion brunch di ieri.
Al quale ho partecipato con i miei familiari, con la mia panza e i miei vestiti inadeguati.
Ma ho pur sempre goduto.
Sarò fashion almeno un po' inside?
venerdì, marzo 09, 2007
Bruno spoiler la Vespa: come ti ammazzo il finale
Stravaccati sul divano.
Dopo cena. La pupa debitamente addormentata.
La pubblicità del film ci aveva martellato tutta la settimana, oscar su oscar, fior di attori, cazzarola, bisogna che ci piantiamo lì davanti a vedere col super mega schermo che fa tutti più belli.
E il film si svolge. A dir la verità senza troppa infamia e senza lode. Il buon Clint è monofaccia, anche se tenta battute ad effetto. La non proprio giovanissima Swank riesce più o meno a dare l'idea di una che mena pugni. Fa finta di dare retta a Clint, anche se si capisce che lei capisce che lui spara cazzate a go-go, e quindi fa un po' tutto di testa sua. Anche lui lo capisce. Con buona pace di tutti.
Io, lo giuro, potrà sembrare strano, non sapevo assolutamente nulla di questo film. Anche il fatto che fosse stato oscarato mi aveva lasciato indifferente. Sarà l'argomento.
Quando si avvicinano le 23.00 e io penso che il film stia per finire, e sembra che lei diventerà la campionessa del mondo, brava, fighissima e con tutti i denti sani, scatta l'ultima pubblicità.
E chi arriva a dilettarci?
Il buon vecchio pannocchione brufoloso con le mani (gi) unte.
Con un'enorme scritta dietro: "A million dollar baby".
Che diavolo c'entra - penso io - la Vespa col film di Clint?
Non c'è nesso alcuno!
E invece per la Vespa il nesso c'è, e pure grosso: ci rivela esattamente tutto il finale del film, in un momento in cui non si intuiva nemmeno lontanamente come potesse andare a finire.
[Ora, chi non vuole sapere, non prosegua la lettura, perché non voglio essere tacciata di spoiler assassino anch'io]
Cioè, si parlerà d'eutanasia. Ma checcazzo c'entra l'eutanasia con una che fa la boxe? - penso ingenuamente io. Ancora credo nell'innocenza dello spoiler la Vespa. Ma poi no. Non ha sparato a cazzo quelle paroline. No, ribadisce che adesso, che proprio dopo la fine della pubblicità, nell'ultima parte del film, quella che manca ancora da vedere (per voi poveri squattrinati spettatori che non avete i soldi per andare a vedere al cinema le prime visioni), ribadisce insomma che avverrà qualcosa di inatteso e che Clint si troverà di fronte all'incredibile dilemma di decidere se praticare o meno l'eutanasia. A chi? - ti domandi ingenuamente in un primo momento, quando ancora non hai capito la gravità della situazione. Ma acchiccazzo vuoi che la debba praticare, simpatico e squattrinato spettatore, se non alla protagonista che è stata inquadrata a 360 gradi per 2 ore di film insieme a lui?
Ma chi? Quella che stava diventando campionessa mondiale prima della pubblicità?
E qui capisci. Capisci l'aggressione subita. Capisci che quello spoiler la Vespa gode incredibilmente (gi) ungendo le mani e sfregandosele con debita perizia, mentre porta a compimento la sua vendetta nei confronti dello sprovveduto spettatore che spingerà impietosamente il tasto rosso al comparire del suo faccione in seconda serata.
Ah si? Tu non mi vuoi? E io ti faccio rimporre tutta la serata che hai osato passare senza di me.
In francese si usa un'espressione secondo me intraducibile, ma che rende perfettamente l'idea di come mi sono sentita: Je n'en revenais pas. Più o meno "Non riuscivo a riprendermi dallo choc".
E ora, vendetta tremenda vendetta.
Farò scattare una denuncia da parte dell'avvocato scassamaroni che per il momento se ne sta beatamente a prendere il sole su una montagna senza neve, ma che quando tornerà sono sicura saprà darmi man forte.
Lo denuncerò come assassino di finale. Oh, questa va sul penale. Roba da galera.
mercoledì, marzo 07, 2007
Mai hiusband insults mai ego
Il titolo dice già tutto.
Voi, splendida figliuola di un metro e ottantatre centimetri (183 cm) per un qualche po' di panza, gambe di novantatre centimetri (e dico 93), fluente chioma riccia (vera!), tette, beh, quelle ve le potete immaginare da soli, affascinanti occhi neri, voi, insomma, proprietarie di questo perenne stato di grazia, come reagireste ad essere paragonate ad un barattolo di un metro e cinquanta (grasso che cola), caratura secchione dell'immondizia, faccia gonfia d'alcool e anfetamine, occhioni da cerbiatta brasata ancorché facile pressione su grilletto di pistola, e per di più piatta come una pialla?
Essa (scrivere ella non le gioverebbe) è la nuova eroina della seconda serie di Lost, tale Ana Lucia.
E lui, mio marito, uomo che reputavo di una certa intelligenza e gusto, dotato di senso del discernimento, giù a riempirla di complimenti: "Ma è un tipetto, ha un visino carino, si muove bene."
Ecco, signore e signori, volevo sottoporre al vostro implacabile giudizio codesto comportamento per capire se sogno o son desta. La foto che pubblico è persino la migliore in circolazione. Quella che rende più giustizia a questa vampira mal riuscita. Perché vi potevo anche pubblicare questa. Ma avrei avuto vittoria sicura.
venerdì, marzo 02, 2007
La storia delle mutande
Mio marito critica le mie mutande.
Che dovrei fare io?
No, diciamolo!
Ma che deve fare una povera donna incinta, che scova il più piccolo dolce nascosto in casa (anche perché ce lo ha nascosto lei...)? Che nemmeno per un attimo smette di pensare al cibi? E per l'esattezza al cibo dolce?
Il mio amico A., un paio di settimane fa, mi aveva riempito due bei tovaglioloni di confetti del figlio. Quelli classici bianchi alla mandorla. Quelli che in genere uno mangia solo in confezioni ben inguainate e in porzioni dispari. Bene. Io non li ho contati esattamente. Potevano essere pari o dispari, ma erano senza dubbio molti.
Allora li ho nascosti.
In uno di quei posti dove devi andare solo se sai che c'è qualcosa. Così me li dimentico - ho pensato -, ché a buttarli non è bene. A mangiarli tutti mio marito non è giusto e la piccina col cagotto non è proprio il caso.
Io, non ne ho diritto, ma potrei maturarlo un giorno. Per ora, dopo tutto il pan brioche, i frittini e i dolci che mi sono mangiata al ricevimento, è proprio il caso che me ne stia calmina. E' comunque bene che solo io sappia dove sono.
E certo che però questi confetti sono in diminuzione. A due a due. Se ne vanno che è una bellezza. Dolcissimi. Con quell'umorino stucchevole che viene prodotto dall'attività di salivazione.
No, non lo dirò a nessuno di questa mia attività sovversiva. E alla dietologa, quando martedì mi farà salire sulla bilancia, darò la colpa alla troppa pasta che mi ha fatto aumentare i centimetri di coscia.
Ma certo, mio marito con la storia delle mutande, ha stufato!
Che dovrei fare io?
No, diciamolo!
Ma che deve fare una povera donna incinta, che scova il più piccolo dolce nascosto in casa (anche perché ce lo ha nascosto lei...)? Che nemmeno per un attimo smette di pensare al cibi? E per l'esattezza al cibo dolce?
Il mio amico A., un paio di settimane fa, mi aveva riempito due bei tovaglioloni di confetti del figlio. Quelli classici bianchi alla mandorla. Quelli che in genere uno mangia solo in confezioni ben inguainate e in porzioni dispari. Bene. Io non li ho contati esattamente. Potevano essere pari o dispari, ma erano senza dubbio molti.
Allora li ho nascosti.
In uno di quei posti dove devi andare solo se sai che c'è qualcosa. Così me li dimentico - ho pensato -, ché a buttarli non è bene. A mangiarli tutti mio marito non è giusto e la piccina col cagotto non è proprio il caso.
Io, non ne ho diritto, ma potrei maturarlo un giorno. Per ora, dopo tutto il pan brioche, i frittini e i dolci che mi sono mangiata al ricevimento, è proprio il caso che me ne stia calmina. E' comunque bene che solo io sappia dove sono.
E certo che però questi confetti sono in diminuzione. A due a due. Se ne vanno che è una bellezza. Dolcissimi. Con quell'umorino stucchevole che viene prodotto dall'attività di salivazione.
No, non lo dirò a nessuno di questa mia attività sovversiva. E alla dietologa, quando martedì mi farà salire sulla bilancia, darò la colpa alla troppa pasta che mi ha fatto aumentare i centimetri di coscia.
Ma certo, mio marito con la storia delle mutande, ha stufato!
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